Una raccolta di poesie Rock — Vol. 1: Gli anni della Fenice
271 testi in nove parti, con dediche, prefazione, overture e note musicali/cinematografiche/bibliografiche finali. Le #scintille sono i testi chiusi da data e ora — scritti di getto, senza ripensamenti.
Parte 01 / 09
Le parole di un arcangelo nero
Disclaimer
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Era 1: Maggio 2003 - Settembre 2003{Il disco incompiuto:}
come già accennato, questa parte racchiude i primi venti testi, scritti per fare parte di un album con queste tracce, insieme al gruppo che avevo formato con Seba: gli Antares. L'ordine in cui sono riportati non è cronologico, ma vi è uno sfumato filo conduttore, nonostante i testi parlino di argomenti totalmente differenti. Purtroppo il progetto dell'album non è andato a buon fine, ma alla fine l'ordine dei testi è rimasto quello originale.
Era 2: Novembre 2003 - Gennaio 2004{La pura e semplice libertà artistica:}
rispetto alla prima parte non cambia molto: il periodo, e anche le relative fonti d'ispirazione sono le stesse, ma da qui in poi sono raccolti in ordine cronologico, prendendo come riferimento la data di compimento del testo. Oltre a questo, l'unica altra cosa che cambia, è il fatto che da qui iniziano i testi scritti per dar sfogo all'ispirazione e per la pura e semplice voglia di scrivere.
Era 3: Gennaio 2004 - Maggio 2004{L'epoca delle colonne di S. Lorenzo:}
questa parte racchiude i testi del periodo in cui ho iniziato a uscire alle colonne di S. Lorenzo a Milano ogni sabato pomeriggio: è il periodo in cui ho conosciuto Alessandra (La Zua) e Alessia (che consideravo come una sorella). Quel periodo ha risvegliato un lato di me assopito da molto tempo, e mi ha fatto risentire vivo dopo tanto tempo. Questa parte rimane però l'unica che non si conclude con la fine di un periodo della mia vita, ma con il mio primo grande blocco artistico, uno vuoto di significato che mi appariva evidente all'epoca e un'amarezza dilagante, tutte cose che mi portarono a decidere di smettere di scrivere, definitivamente, o almeno così pensavo all'epoca.
Era 4: Luglio 2004 - Ottobre 2005{Il rinascere dell'ispirazione:}
avevo smesso di scrivere, ma il finale di un film abbastanza mediocre che ero andato a vedere al cinema come The Day After Tomorrow mi fece scattare qualcosa, così senza pensarci troppo ripresi in mano la penna e scrissi di getto il primo testo di questa parte, pensando ad alcune frasi di quel film e ad altre di Terminator 2: Judgement Day. Molte cose sono cambiate in quei quasi 16 mesi, ma niente che creò una discontinuità riscontrabile nel mio approcciarmi alla scrittura, ma solo una lenta evoluzione.
Era 5: Ottobre 2005 - Gennaio 2008{L'epoca in cui i sogni potevano diventare realtà:}
il fenomeno che determina una disconinuità è l'inizio della storia con Martina (Black Star), nella quale tutto il mio mondo e modo di vedere e vivere è cambiato notevolmente, e tutto questo traspare dai testi di quel periodo, disconuità compresa, testimoniata dai primi due che aprono questa parte. È la parte che contiene più testi, oltre che la più lunga) e questo penso possa far capire quanto quel periodo vissuto insieme a lei per me sia stato importante, cruciale per la persona che ero prima, ovviamente che sono stato durante, ma anche per come sono ora, e forse per come diventerò.
Era 6: Gennaio 2008 - Novembre 2010{Il Risorgimento (o più precisamente “La ricostruzione delle macerie”:}
Alla fine di un'era della propria vita o di una storia bisogna fare i conti con la novità che sa di amarezza, di una vecchia condizione che si ripresenta con la prospettiva di un qualcosa che è stato e mai più sarà; parte un nuovo periodo nel quale bisogna ricostruirsi nuovi parametri, nuovi canoni, e ritrovare l'ispirazione. Il cambiamento, in questo caso, per me, ha determinato un diverso modo di concepire i testi: non dovevano essere figli della pura ispirazione, ma con qualche ragionamento, partendo dalla voglia di comunicare qualcosa. Ovviamente, in questa parte ci sono gli strascichi del periodo precedente, perchè ho completato i testi iniziati all'epoca, e quindi questo può essere visto come un periodo di transizione verso una nuova era.
Era 7: Novembre 2010 - Agosto 2013{La ricerca di significato}
prende una nuova forma dopo il cambio del sistema operativo che (a seguito di un problema nella formattazione) ha avuto come conseguenza la perdita di tutti i dati che avevo nel hard disk, compresi contenente tutti che avevo scritto fino a quel momento. Dopo molte ricerche tra amici e negli appunti cartacei sono riuscito a ricostruire il tutto, come dimostra il volume che avete davanti, ma i numerosi sforzi per recuperate tutti i dati e il rivivere la situazione che mi ha perdere il primo lavoro scritto, mi ha portato a riflettere su cosa effettivamente cercavo di esprimere. Ho iniziato quindi a non scrivere solo come sfogo dell'ispirazione, ma a cercare di esprimere qualcosa, a voler dare un senso all'esistenza di un dato testo, senza rischiare di cadere in argomenti già trattati, in una ripetizione senza senso (anche espressivo), cercando di non cadere nel luogo comune o nella banalità, il che non vuol dire originalità a tutti i costi, ma molta più personalità e coscienza. Infine, in questa parte, si inizia a perdere l'idea di testo e mi avvicino di più alla poesia, iniziando un percorso che prosegue anche nella parte successiva.
Era 8: Settembre 2013 - agosto 2022{La ricerca della poesia interiore e di nuovi orizzonti espressivi}
inizia dopo la decisione di cambiare il mio modo di concepire la scrittura, scindendo ciò che frutto di un momento di vita o di un sentimento istintivo, di un lampo di ispirazione, da quello che in realtà è il prodotto di un pensiero e di un percorso di più momenti coesi atti a prendere forma in un testo vero e proprio. I primi, riportati privi d'introduzione o contesto, sono ho deciso di raccoglierli in un volume sé intitolato Scintille (come il testo n°244), senza introduzione o contesto, solo la parola di getto, così come è nata; gli altri, invece, sono i testi e le poesie che costituiscono questa parte e sono frutto di una volontà espressiva precisa che vuole trattare un determinato argomento o sentimento, o semplicemente “scintille” che sono frutto di un cotesto o con dei riferimenti che, se non esplicitati, risulterebbero vuote. Un'altra causa della chiusura con il periodo precedente è la forte volontà di sperimentare dei metodi espressivi tipi della poesia, ma in modo personale, quindi di arricchire il modo di esprimere quel sentire interiore che poi è il motore che mi spinge a scrivere e a cercare di migliorare di verso in verso.
La poesia occidentale mi ha sempre dato l'impressione di non curarsi di ciò che comunica né di condividere altro che le parole contenute nella poesia stessa. Non si è mai interessata di far immergere il lettore nello scritto, di dargli il giusto background, di fargli percepire i motivi della genesi di quel componimento. Per me, però, questo aspetto risulta fondamentale e costituisce una parte imprescindibile della poesia stessa in quanto permette di determinare livelli d'intesa diversi a seconda del lettore, ma riesce comunque a dare a tutti l'opportunità di conoscere l'essenza del messaggio, senza dare troppa libertà ai critici di travisarlo o snaturarlo a loro piacimento: la diversificazione sta nella profondità che si può cogliere, nelle sottigliezze, nei dettagli, nelle sfumature e nei concetti comprensibili pienamente solo da chi ha vissuto, direttamente o indirettamente, certe esperienze o ha un'empatia e una sensibilità particolare, o magari una certa conoscenza condivisa a seconda dei contenuti. È per questo che ogni testo testo ha un'introduzione: serve a chiarire anche quale tipologia di lettore può essere particolarmente sensibile a certe tematiche o che ha la possibilità di cogliere certi riferimenti non esplicitamente evidenziati o certe metafore utilizzate. L'introduzione è quindi la porta d'ingresso al cuore del testo, altrimenti spoglio, abbandonato a sè stesso, quasi bistrattato dall'autore, come non se ne curasse, mentre altre volte serve a dare una chiave di lettura, perché per me non ha senso una poesia criptica, che lascia al lettore capire fonti d'ispirazione, tecniche usate (quando utili alla comprensione del testo o a sottolineare un intento espressivo per enfatizzare un concetto o creare una particolare sensazione) o addirittura il soggetto della poesia stessa. Questo è importante per me perché penso che la scrittura, in qualsiasi sua forma ed espressione, rimanga comunque un mezzo di comunicazione, e come tale deve poter essere compresa il più possibile per giungere a tal fine, così come il modo di scrivere (il puntare su certe forme retoriche piuttosto che su altro) deve essere finalizzato a raggiungere tale scopo: la scrittura svuotata di questa finzione non è altro che un raffinato esercizio di grammatica o di bassa crittografia. Per questo nelle introduzioni sono esplicitate le motivazioni, delle curiosità, dei rifermenti (a film, canzoni, libri…) o delle cause scatenanti l'ispirazione, le idee sottostanti al testo, oltre alla traduzione del titolo in italiano riportato in corsivo. Questo però non vale per tutti i testi perché certe sfumature o si percepiscono e si apprezzano leggendo, o non si possono cogliere, e questo permette di creare livelli di comprensione diversa, come diviene diversa l'intesa che si viene a creare con il lettore, il che, per me, è un aspetto fondamentale per rendere sincera e personale un'arte, qualsiasi essa sia.
Sempre per aumentare la chiarezza e l'intenzione sottostante alla stesura del testo ho deciso di non spezzare mai le strofe. Per questo motivo, se a volte lo spazio tra l'ultimo verso e la fine della facciata sembrerà indicare la fine del testo, non fatevi ingannare: voltate lo stesso la pagina; anzi, per non rimanere disorientati, e quindi per comprendere ed apprezzare meglio lo scritto, vi consiglierei di guardare (ancora prima di leggerlo) quanto effettivamente sia lungo il testo in questione, così da avere un'ottica migliore di questo fin dalla prima lettura, perchè a volte nella lunghezza (sia dei versi che del testo) c'è già contenuta una parte (se pur piccola) della sensazione che vuole dare.
Per quanto riguarda i titoli, questi sono in inglese perché, quando ho scritto i primi testi, questi dovevano essere tradotti, e i titoli quindi dovevano essere quelli per un album che avevo intenzione di incidere con il gruppo in cui, da batterista, militavo all'epoca. Il motivo di volerli tradurre stava nel fatto che l'inglese è una lingua più ritmica rispetto all'italiano, molto melodico e musicale, più adatto alla lirica che non al rock nonostante alcune fortunate (ma rare) eccezioni. Quando poi ho finito di scrivere i testi relativi a quel progetto, l'abitudine è rimasta ed ha avuto anche una sua importanza per quello che ho scritto anche dopo, perchè per molti testi il contenuto e l'ispirazione che lo hanno reso compiuto discendono spesso dal titolo e dall'idea che vi è dietro di questo.
Inoltre, l'intero lavoro è diviso in parti che rispecchiano momenti diversi della mia vita, e dato che l'ambiente esterno e le persone che lo animano o con la quale interagiscono influenzano molto le cause e la natura dell'ispirazione che spinge a scrivere, questo fà sì che il mio operato, come quello di Picasso, è diviso in periodi che si susseguono in ordine cronologico. La relazione tra i periodi della mia vita e quelli della mia scrittura, mi ha fatto decidere di raccogliere il tutto come se fosse un diario, che in parte parla di tutto questo, e in parte racconta in modo discreto (nel senso fisico del termine) il cambiamento, ed essendo pensato come diario, ogni cosa (ad eccezione di orrori grammaticali) è stata lasciata com'è stata concepita originariamente, per completezza, anche se, rileggendole ora, certe cose forse era meglio ometterle o modificarle. In questo percorso quindi capiterà spesso di sentirsi affini a un'idea, un pensiero, una visione e poi trovarsi totalmente in disaccordo con altri, ma spero che il mutamento e l'evoluzione del mio modo di essere, del cercare di migliorarmi e mettermi in gioco (anche nel modo di scrivere) spinga qualcuno di voi ad auto-migliorarsi, prendendomi come esempio, sia esso positivo o negativo, in fondo è anche a questo che può servire leggere e scrivere poesie: a renderci migliori come persone, ad elevarci da semplici uomini-macchina, a dar sapore alla vita e sfumature sempre diverse alle sensazioni che siamo capaci di provare.
Sempre seguendo l'idea di impostare tale raccolta come un diario, i testi seguono una numerazione in ordine cronologico in base al completamento del testo, quindi a quando quel testo è stato definitivamente accettato per come è stato scritto, senza più apportare modifiche né aggiunte, il che avviene quando quello che ho scritto mi dà la sensazione di esprimere al meglio delle mie possibilità l'idea e il concetto che mi hanno spinto a scrivere il suddetto testo.
Non è un'opera unit
In queste due ere ho lasciato la libertà di scrittura prendere possesso della mia penna, come sempre, ma la cosa si è fusa, in maggior misura rispetto a prima, con la riflessione, con la ricerca del tema e del messaggio, con una maggior elaborazione e sperimentazione, con la conseguente diminuzione della frequenza con cui vedeva alla luce un testo finito.
Inoltre l'utilizzo del termine rock nel sottotitolo assume maggior spessore e profondità se lo si considera in riferimento al rocking della musica afroamericana nel suo aspetto più significativo. In realtà il termine rock ha ancora senso se si pensa in termini di genere musicale per le prime tre parti, e se si contempla l'attitudine sicuramente questo è valido anche per quelle centrali (la quarta e la quinta), ma sarebbe falso se per le restanti se non lo si considerasse in una visione più ampia, perchè ho cercato di andare a esplorare territori e ispirazioni prima ignote o di cui non mi sentivo ancora in grado di esprimere appieno (come l'eutanasia o la poesia scientifica), anche perché in molti casi non ne avevo le conoscenze, o la sensibilità (o la maturità che dir si voglia).
Un altro motivo della discontinuità è relativo alla formattazione per passare da un sistema Windows a uno Linux, con lo scopo di ottimizzare il lavoro (per l'università e personale) e iniziare a sistemare i testi scritti fin'ora al fine di arrivare a questa raccolta.
Ginsberg, nel film Howl (2010, regia Rob Epstein e Jeffrey Friedman), descrive la poesia come un'articolazione ritmica del sentimento — un impulso che nasce “dal profondo, quasi come un impulso sessuale”, e risale dallo stomaco fino alla voce; un moto che, se davvero spontaneo, a volte si comprende solo dopo averlo scritto. Guarda la scena.
— Allen Ginsberg, dal film Howl (2010)
Questo è un diario che non narra solo l'evoluzione di una vita e del pensiero di chi l'ha vissuta e continua a viverla, ma anche l'evoluzione di una produzione dovuta più ad un'esigenza che nelle parole di CapaRezza trova la sua sintesi e in quelle di Ginsberg il meccanismo con cui agisce. Questo è vero, certo, ma bisogna anche considerare che le introduzioni non c'erano e che per quasi tutti i testi (salvo rare eccezioni) queste sono state scritte successivamente, la maggior parte mentre riportavo in LaTeX i suddetti testi.
Scrivere le introduzioni è stato un lavoro molto più laborioso di quanto quanto non si possa immaginare perché non si è trattato solo dello sforzo mentale di ricordare le circostanze e l'origine dell'ispirazione che mi ha spinto a scrivere certi versi, ma si è trattato di uno scavare dentro me stesso, oltrepassando i muri del tempo, analizzando ciò che sono stato e quello che sono diventato, il percorso fatto, e guardare dentro i muri che io stesso avevo edificato per me, per non far fuggire certi mostri dalle prigioni del cuore, affrontando quindi i miei demoni, le mie paure, la vertigine che mi attraeva e forse ancora mi attrae verso il vuoto. Per rivivere il tutto mi ha aiutato in buona parte il caso, facendomi confrontare con situazioni analoghe o facendomi provare sentimenti simili e sensazioni sovrapponibili a quelle vissute in passato, oltre ad alcune persone senza il queste questo volume non esisterebbe o non avrebbe tale forma. L'aiuto maggiore nella rievocazione del passato, però viene ovviamente dalla musica, la colonna sonora della mia vita, capace di rievocare qualsiasi con una concretezza, una profondità e un'intensità maggiore di qualsiasi ricordo: il mezzo più efficace che mi ha permesso di portare alla luce ciò che vi era dentro di me, e senza quella spinta, le ragioni e le speranze che le persone a me care mi hanno dato per affrontare il tutto, sarebbero rimaste solo un vaga aspirazione 1 o un tentativo, sì convinto, ma riuscito in parte o con molta più fatica .
Questo rivivere per scrivere fa sì che tale volume non sia solo una raccolta, un diario che racconta l'evoluzione del mio pensiero e del mio sentire, ma anche la schizofrenica cronaca di un'eterna guerra interiore che, grazie a questo lavoro di completamento e digitalizzazione dei testi, è giunto al suo atto più significativo, se non addirittura quello finale.
Quindi, cari lettori che vi apprestate ad entrare in questo duplice viaggio, chiedo solo una cosa: abbiate la consapevolezza di ciò che vi è dietro le parole che seguiranno, l'impegno, la fatica, ma soprattutto la vita e il vissuto con tutto ciò che questo si porta dietro, e siate clementi con questo vagabondo che nella sua storia e nel suo cambiare, forse, si è contraddetto molto e molte volte a ritenuto opportune cambiare il suo pensiero, e tenete presente che ciò che avete in mano sono i suoi pensieri, il suo sentire, il divenire…
Tutto inizia un pomeriggio verso la fine delle vacanze estive, e per la precisione l'ultimo giorno di agosto del 2001, alle 18 e 43. Guardavo il cielo, fuori sul balcone, e mi stupivo come al solito della sua immensa bellezza. Non c'era giorno che non passassi a guardare il firmamento, e ogni volta ne rimanevo stupivo per la meraviglia che mi trasmetteva. Le nuvole prendevano sempre forme diverse, a volte di figure fantastiche, a volte di figure più moderne, e in alcuni casi ricreavano fantascientifici scenari. Presi un foglio e iniziai a scrivere quello che avrebbe dovuto essere l'inizio del mio primo libro, se fossi riuscito a portare a compimento l'idea di quel momento. L'ispirazione mosse la mia mano, prese una semplice Bic nera e così le seguenti parole presero forma:
“Il cielo era coperto di nuvole. Erano le 18:43 del 31/8/2001. Il cielo era color argento e sopra di noi il nero. All'orizzonte sarebbe stato azzurro chiaro se non fosse stato per una nuvola nera a forma di carro armato e poco sotto, le nuvole, si tinsero di arancione. Era cominciato l'ultimo tramonto dell'era moderna.”
Questo non era altro che una parte di quell'introduzione sgrammaticata e un po' infantile che avevo scritto e nel quale figurava la trama che si sarebbe svolta lungo le pagine di quello che avrebbe dovuto essere il mio primo libro. Tale libro avrebbe parlato di due scienziati mandati in un'altra dimensione per cercare di fermare la fusione di tre grandi dimensioni, molto lontane tra loro per caratteristiche. I due personaggi sarebbero arrivati in una dimensione simile alla nostra in tempi diversi, in prossimità della prima fusione con una dimensione dalle caratteristiche più vicine al mondo fantasy. Quando questo sarebbe avvenuto, il loro corpo sarebbe cambiato, tramutando uno in un mezz'orco e l'altro in un gnomo con capacità illusioniste. In questo mondo fantasy, in stile “Dungeons & Dragons”, si sarebbero susseguite avventure varie, come la ricerca della spade di forgiatura divina per far fronte ad una guerra che stava colpendo i vari mondi di quella dimensione, scatenata dai vari Lord, ognuno con poteri e caratteristiche diverse, ma tutti con lo stesso intento: ottenere un potere superiore a quello degli dèi; ma la guerra sarebbe degenerata velocemente in uno scontro tra divinità per il potere e la distruzione del Sommo Signore Divino che aveva schiavizzato gli dèi. Gli schieramenti si sarebbero mischiati, e gli eserciti avrebbero visto tra le proprie fila angeli e draghi, demoni e divinità, creature non morte e miti lontani, Lord ed eroi inaspettati. Tutto questo sarebbe giunto al culmine in una prima grande battaglia e successivamente nell'apocalisse e alla conclusione quindi della saga fantasy, ma non della missione principale, cioè quello di fermare il movimento attrattivo delle dimensione per evitare la loro fusione. La trama era quindi abbastanza intricata e confusionaria, ma nei due anni in cui ci ho lavorato stava uscendo un buon lavoro, sviluppato anche bene e, a detta di chi all'epoca lo stava leggendo, era abbastanza avvincente; l'unica debolezza era il fatto che si trattava di un collage di cose già scritte, anche se forse insieme creavano qualcosa di abbastanza valido, vedendo a posteriori i successi di libri come Eragon o l'esplosione del fantasy classico. All'inizio si presentava come una specie di riassunto dettagliato perché la prosa, per me, si perdeva troppo in descrizioni inutili e rallentava il ritmo della storia in modo esagerato, mentre io avevo bisogno di ritmi sempre più veloci e incalzanti, per dare idea della velocità con cui tutto accadeva. Poi, quando i miei genitori mi comprarono il primo computer, iniziai a riscrivere il tutto ampliando, e narrando più accuratamente la storia abbozzata in quelle disordinate brutte, caratterizzando meglio i personaggi e gli ambienti, ma riuscendo comunque a ottenere un ritmo abbastanza veloce.
In quel periodo iniziai a leggere molti libri fantasy senza mai finirne uno (come Il signore degli anelli o Le cronache di Dragonlance) che mi ero portato dietro da leggere durante le vacanze estive dell'anno successivo, anche per imparare qualche tecnica narrativa. Fu in quel periodo che mi balenò in testa per la prima volta l'idea di scrivere dei testi per canzoni, delle lyrics, e l'argomento con cui tentai parlava di una guerra all'interno in ogni anima, ma il risultato fu altamente deludente. Andai avanti a scrivere la mia storia come se nulla fosse, senza troppi intoppi, anzi gli spunti non mancavano, e lo stesso come le fonti d'ispirazione. Ero ormai in seconda superiore, e avevo formato con dei miei compagni di classe un gruppo di Dungeons & Dragons con il quale masterizzavo regolarmente (per masterizzare intendo fare il master, gestire la storia e le ambientazioni nel quale si muovevano i personaggi giocanti dei miei amici), e questo diede molti spunti per il mio libro. Con alcuni di loro avevo, inoltre, avevamo formato un complesso con il quale andavamo a suonare ogni giovedì in una piccola sala prove di Mezzago. Con il chitarrista (Seba), che realtà era quasi un polistrumentista, si era creato un legame particolare, un'intesa che si auto alimentava, sfociando in una creatività di reciproca ispirazione. Avevamo anche molti interessi comuni, come ad esempio la musica, la scrittura ed il fantasy. Per me è stato un idolo, anche perché dove io riuscivo lui ci riusciva meglio, e dove io invece mi fermavo lui riusciva ad andare avanti e sempre alla grande, aiutandomi ogni volta che ero in difficoltà. Per me è stato un grandissimo amico che tutt'ora stimo, e del quale spesso sento la mancanza, sia a livello artistico sia a livello personale. Lui, a differenza di me, aveva già scritto dei racconti, ma non erano niente di speciale (come diceva lui), e come sfida personale aveva iniziato da poco a scrivere un'altra storia, quella che con il gruppo di Dungeons & Dragons. Sembrava stesse vivendo in quella dimensione fantastica, ed era grandioso quello che riusciva a trasmettere. Oltre a questo, eravamo compagni di banco, e spesso ci divertivamo a scrivere aforismi, e a volte, quando entrambi eravamo particolarmente ispirati, ci sfidavamo a chi ne scriveva di più, o a chi sapesse meglio descrivere l'andamento (o anche solo una caratteristica) del mondo che in quegli agitati anni, all'inizio del nuovo millennio, cambiava e si evolveva di giorno in giorno. Cercavamo di capire come funzionavano le cose, quali leggi governavano questo pianeta attraverso la logica e la nostra, spesso limitata, sensibilità personale, e in questo tirammo in mezzo un nostro compagno: Castel.
Parte della seconda e tutta la terza la passammo in questo modo. Il tempo passava, e io e Seba ci eravamo innamorati entrambi di una nostra compagna di classe, purtroppo la stessa. Io lo consideravo al pari di un fratello e credo che il rispetto fosse ricambiato, per questo non abbiamo mai cercato la competizione, ognuno giocava le sue carte e speravamo che fosse lei a scegliere il migliore, senza intralciarci o vendersi per quello che non si era, soprattutto per rispetto reciproco. Seba decise di non dichiararsi mai a lei, mentre io per mesi rimasi indeciso. Quando presi coraggio sapevo che sarebbe stato tutto inutile perchè avevo scoperto che lei aveva già un ragazzo con cui si frequentava, ma non m'interessava, era giusto che lei sapesse,e io avevo bisogno di togliermi il peso dell'incertezza e del silenzio che mi opprimeva. Il tutto sarebbe avvenuto alla mia festa di compleanno dei 16 anni.
Nel frattempo avvenne qualcosa che non mi sarei aspettato. Tutto quello che avevo scritto era salvato sul computer, ma facendo l'aggiornamento dell'antivirus mi s'infettò il sistema, e il virus danneggiò quasi tutti i file .txt e .doc, e poca roba di tutto il mio lavoro si salvò. Demoralizzato continuai a lavorare su quel libro fantasy, ma poi mollai tutto. In compenso non si arrestavano le sfide tra me, Seba e Castel. Quest'ultimo aveva da poco iniziato a scrivere brevi poesie (o aforismi molto lunghi che sembravano essere poesie).
Tutto andava avanti così, quando arrivò il giorno di dire tutto a colei che rendeva più dolci le giornate a scuola e mi dava l'ispirazione. Mi tremavano le mani e il cuore sembrava vittima di una tachicardia inarrestabile e violenta. Mentre l'accompagnavo alla macchina dei suoi genitori, in quel breve tragitto, presi tutto il coraggio che avevo in corpo e le confidai quello che provavo per lei. Ricordo ogni singolo dettaglio, nonostante fossi leggermente brillo (anche se fortunatamente non si vedeva). Avevo bevuto un po' per darmi la spinta necessaria che dentro di me non era sufficientemente forte (e già così fu una vera impresa) per l'allora “timido” sedicenne che ero. Nella mia vita, fin'ora, ho incontrato diverse situazioni in cui, per ottenere qualcosa, ho dovuto tirare fuori il meglio di me, tutta la forza che possedevo, ma raramente ho incontrato una situazione che richiedesse tanto coraggio e forza di volontà, almeno per come ero io all'epoca. Le parole uscivano a fatica, sia per l'emozione sia perchè era impossibile descrive a parole un sentimento così forte e dalle mille sfaccettature. Come ho detto prima, il tempo era veramente poco per percorrere quei, credo, cento metri dall'appartamento di mio padre alla macchina dei suoi, percorrendo il cortile condominiale, così, sfruttando quel unico momento che avevo a disposizione, lo usai quasi tutto per dirle il più possibile e nel miglior modo possibile per farle capire quello che provavo nei suoi confronti, ma non disse niente, nè una risposta definitiva nè uno spiraglio, ma solo che ci doveva pensare.linebreak Era sabato 11/05/2003, e dovetti aspettare lunedì 13.
Ero ansioso, e non ce la facevo più ad aspettare. Continuavo ad ascoltare Wait For An Answer dei Blind Guardian, e per due notti non riuscii a dormire. Lunedì, a scuola, dovetti riprendere quella forza che avevo trovato sabato sera, e all'intervallo l'avvicinai e la presi in disparte. Quasi certamente sarei stato respinto, o almeno questo è quello che mi aspettavo, ed invece quello che successe fu molto peggio. Lei mi disse che non credeva a quei sentimenti di cui le avevo parlato, e che il mio poteva essere al massimo “un avvicinamento e basta”. Cercai di spiegarle meglio ciò che in realtà sentivo, ma non c'era verso di farle cambiare punto di vista. Ora a posteriori e da distaccato, pensando a quanto la conoscevo, poteva essere empatia, tenerezza, avvicinamento come lo chiamava lei, ma non poteva essere amore; quello lo avrei provato un bel po' di mesi più tardi (o meglio dovrei dire ricordato visto che era rientrata nella mia vita una persona che mi ero lasciato alle spalle, e che che ha risvegliato un vecchio sentimento), ma quelle parole mi avevano distrutto all'epoca. Oltre a questo mi distrusse il fatto che da lì in poi iniziò ad evitarmi e quindi non ebbi più occasioni per parlare o magari sistemare la situazione.
Quel giorno, durante le due ore successive, scrissi un lungo aforisma che poi modificai più volte nel corso della restante giornata scolastica, e con l'aiuto di Seba diventò infine il mio primo testo vero e proprio. Da quel giorno in poi trovai nello scrivere lyrics la mia vera strada, e per qualche anno abbandonai definitivamente la prosa, anche perchè ero demoralizzato dopo aver perso quasi tutto il lavoro di due anni per colpa di un virus.
Mentre scrivo queste parole, ho ormai completato 214 testi e quattro concept, e altri due sono lavorazione insieme ad altre 30 lyrics di diverso genere; molte cose sono cambiate nella mia vita, e molte cambieranno tra non molto dato che mancano pochi giorni al mio esame di maturità (oggi è il 28/05/2008 e sono le 22:31 in questo preciso momento), e altrettante sono cambiate nel mio modo di scrivere.
Quello che segue è un diario che raccoglie tutti i testi sparsi in ordine cronologico, che mostra com'è cambiato il mio modo di pensare e di guardare il mondo. In questo viaggio all'interno del mio animo, incontrerete persone ed emozioni che mi hanno lasciato dentro qualcosa di prezioso, d'importante, che hanno arricchito e mi hanno reso quello che sono oggi e che sarò domani. Alcuni di questi testi sono molto personali, altri ispirati a situazioni o ad altre persone, altri esprimono un pensiero o evocano una particolare sensazione, un'atmosfera, altri ancora sono sfoghi o tributi per qualcosa che mi ha ispirato o semplicemente mi ha colpito, ma tutti sono in qualche modo parte di me, magari in modi totalmente diversi, ma sempre parte di me, tuttavia non sono la mia persona, e soprattutto non sono me. In ogni caso ho cercato, nella breve introduzione che ho scritto prima di ogni testo, di trasmettere e/o spiegare da cosa ogni testo è scaturito, così da rendere ancora meglio l'idea sottostante ad ogni scritto.
Per il resto, lo scopo di quest'opera (se così si può chiamare), e il motivo che mi ha spinto a pubblicarla, sta nel far circolare le idee, farmi e farvi conoscere meglio cosa si cela dietro un semplice volto o dietro un'espressione, e far sapere ai miei amici che molti di loro mi hanno lasciato qualcosa dentro e di ricambiare questo cercando di muovere qualcosa dentro di loro di significativo, anche tramite delle semplici parole, e spero di riuscire a fare lo stesso per voi che vi apprestate a leggere.
Buon viaggio attraverso gli occhi di un poeta, o forse semplicemente uno come voi che ha cercato di esternare i suoi pensieri e che si è fermato e continua a fermarsi e osservare il mondo che lo circonda.
001 - Con Intro - Le Mie Confessioni inizia un viaggio interiore; e come si poteva iniziare questo tipo viaggio se non parlando dell'ispirazione che guida la mano di chi scrive, che narra e descrive emozioni e stralci di vita, che crea l'arte e la eleva fino a farla diventare un mezzo per accedere all'eterna esistenza in terra? Come si poteva iniziare senza le dovute dediche iniziali, che non giustificano l'esistenza di un'opera ma ringraziano chi ha reso quell'opera compiuta, atta alla pubblicazione, definitiva, e che hanno incoraggiato chi plasma le parole (o le note) a continuare, fornendogli l'ispirazione? Già, l'ispirazione: quella che rende più facile ai propri autori esternare i propri pensieri, e a volte fa dimenticare che ti leggeranno persone sconosciute, rendendoti libero di lasciarti andare a confessioni e composizioni personali, così come preannuncia il titolo dell'intro che segue ed apre questa raccolta di testi, che parlano di me e di come il mio modo di vedere il mondo è cambiato nel corso del tempo.
Inizia qui la narrazione;Questa è la sorgente di ogni pensiero.Inizia qui ogni mia confessione,Ogni mia speranza o allucinazione,È qui che mi appresto a rievocareA ricordare i sogni, ma non solo.L'ispirazione è come un lampo che fende il buio e la quiete,Può avere migliaia di motivi per esserci,Migliaia di cause per nascere ed illuminare,E per me questa forzaDeriva dalle parole di chi mi circondaE da ciò che avvolge la mia vita.Non ricordo quando,Ma ad un certo puntoHo sentito come una forza dentro di meChe doveva trovare uno sfogo su un semplice foglio di carta,Perché quelle parole che avrei voluto direNon uscivano quando avevo davanti le persone più care.Ora, a tutti voi, dico semplicementeGrazie per essermi vicine,Perché grazie a voi sono ritornato a vivereDopo uno dei momenti peggiori della mia vita.Per rendervi immortali nella mia memoria,Ho deciso di scrivere canzoniPer il semplice fatto che un foglio di cartaNon renderebbe giustizia a chi mi ha sempre aiutato.002 - Riguardo a una Stella non è un titolo casuale, e forse leggendo capirete il perché. Immaginate che in questo mondo, non certo idilliaco, esista un animo puro, dolce, innocente; immaginate anche che quella candida anima rischi di essere rubata e tramutata in una delle tante altre, macchiate dalla diffidenza con una tristezza di fondo, come ormai è radicata nella maggior parte della gente del nostro tempo. Ora, voi cosa fareste? Cerchereste di starle vicino, di farle capire che tutti ci siamo passati, ma che non tutti per forza devono piegarsi alla volontà del mondo, che si può crescere e divenire adulti senza perdere la capacità di sognare. About a Star parla di questo, del momento più difficile per quella dolce stella che rischia di perdere parte della sua luminosità, quando le domande esistenziali cercano di portare chiarezza su come gira questo mondo, e di dare un senso ad una realtà, che di senso, non ne ha mai avuto.
002 - Riguardo a una Stella non è un titolo casuale, e forse leggendo capirete il perché. Immaginate che in questo mondo, non certo idilliaco, esista un animo puro, dolce, innocente; immaginate anche che quella candida anima rischi di essere rubata e tramutata in una delle tante altre, macchiate dalla diffidenza con una tristezza di fondo, come ormai è radicata nella maggior parte della gente del nostro tempo. Ora, voi cosa fareste? Cerchereste di starle vicino, di farle capire che tutti ci siamo passati, ma che non tutti per forza devono piegarsi alla volontà del mondo, che si può crescere e divenire adulti senza perdere la capacità di sognare. About a Star parla di questo, del momento più difficile per quella dolce stella che rischia di perdere parte della sua luminosità, quando le domande esistenziali cercano di portare chiarezza su come gira questo mondo, e di dare un senso ad una realtà, che di senso, non ne ha mai avuto.
Hai scoperto il mondo troppo presto,Dolce bambina:Hai scoperto che non esiste la magiaIn questo mondo materialista,E che il romanticismo è storia passata.Ti capisco, io sono come te!Pensi che ciò che ti circondaPuò solo peggiorarePerché questa società sta precipitandoIn un baratro profondoDal quale non c'è ritorno.Ti capisco, io sono come te!Ogni giorno che passa è uguale all'altroE tu, dolce bambina,Vedi la routine uccidere la tua voglia di vivere,E domande tormentano i tuoi sogni notturni.Ti capisco, io sono come te!“Perchè vivere, se si è destinati ad una sofferenza senza fine?Perchè continuare a vivere se non sono nessuno?A cosa servono i sogni se il prezzo per realizzarli è sempre troppo alto?A cosa servono le nostre azioni e i ricordi se la morte cancella ogni cosa?”Dolce bambina,Ormai hai scoperto la crudeltà dell'uomo,Sai che la guerra equivale a morte e sofferenza,Sai che gli oceani sono colmi di lacrime dimenticate,Sai che niente può sanare certe ferite tranne il tempo,Ma sai anche che certe ferite posso migliorare una persona,E ora sai che io sono come te,Perché anch'io ho perso cose troppo preziose,Perché anch'io ho pianto per un addio,Proprio come te.003 - Credo che tutti abbiamo un loro punto di vista sull'aldilà, sulla sua eventuale esistenza e su come potrebbe essere il paradiso, e un'idea ce l'ho anch'io. Tale visione l'ho trovata una mattina, svegliandomi da un sogno talmente reale che mi sembrava quasi di poterla toccare. Stavo benissimo, al settimo cielo, e così mi chiesi se il paradiso non potesse essere un sogno eterno nel sonno senza fine che è la morte. Un Viaggio per il Paradiso è solo una storia di come si sono svolti i fatti di quella mattina, anche se inizialmente doveva rispecchiare il concetto riassunto (e un po' semplificato) di questa fase: “i sogni sono finestre che danno sull'aldilà”. Quello che segue dunque è solo un viaggio mentale alla ricerca di una propria visione del luogo “di eterna gioia ed eterno piacere”.
003 - Credo che tutti abbiamo un loro punto di vista sull'aldilà, sulla sua eventuale esistenza e su come potrebbe essere il paradiso, e un'idea ce l'ho anch'io. Tale visione l'ho trovata una mattina, svegliandomi da un sogno talmente reale che mi sembrava quasi di poterla toccare. Stavo benissimo, al settimo cielo, e così mi chiesi se il paradiso non potesse essere un sogno eterno nel sonno senza fine che è la morte. Un Viaggio per il Paradiso è solo una storia di come si sono svolti i fatti di quella mattina, anche se inizialmente doveva rispecchiare il concetto riassunto (e un po' semplificato) di questa fase: “i sogni sono finestre che danno sull'aldilà”. Quello che segue dunque è solo un viaggio mentale alla ricerca di una propria visione del luogo “di eterna gioia ed eterno piacere”.
Verdi montagne si coprono del bianco della neve,E sotto un cielo chiaroMi perdo nei tuoi occhi e nel fiume delle tue paroleChe la tua bocca sorridente mi rivolge.Incantato da quella dolce sinfonia di un momento invernale,Mi rendo conto che sto sognando,E tremo al solo pensiero di ritornare nel mondo reale,Perché niente di questo potrebbe accadere,Perché io ti ho persa dopo averti detto la verità.I miei pensieri nelle notteDiventano immagini incantate,E non temo il buio,Perché la tua luce illumina tutto ciò che mi circonda,E non temo la solitudine,Perché so che tu sarai sempre vicino a me,E non temo le parole degli altri,Perché tu sai lenire ogni ferita.Sorge il sole del nuovo giornoE un'altra mattina inizia,Svegliandomi,Spezzando un dolce sogno che non si realizzerà.Triste giornata oggi,Come il mio stato d'animo:Tormentato, afflitto, sofferente, rassegnato.Ho scoperto che rischio di non superare l'estateE strani pensieri intorpidiscono la mia menteE mi domando solo una cosa:Com'è l'aldilà?Ripenso al mio risveglio,Al sogno troncato brutalmente dal nuovo giorno,E penso che non esiste un luogo materiale o spiritualeMa credo che il paradiso sia felicità eterna,Mentre l'inferno sofferenza infinita;Credo che il paradiso sia un eterno sogno dopo la morte,Un sogno senza fine in cui i nostri desideri si realizzanoNel migliore modo possibile,E che la strada per compiere il cammino per la felicitàSia pieno di ostacoli che riusciremo a superare,Così per rendere la vittoria ancora più significativaE la soddisfazione smisurata.Se fosse veramente così,La vita sarebbe solo un momento di passaggioIn cui troviamo quali sono i nostri veri desideri,E il luogo in cui c'imbattiamo nei nostri sogni.004 - Inizialmente La Prima Lezione di Tenebra doveva essere una canzone strumentale ma, essendo l'ispirazione imprevedibile, come un fulmine a ciel sereno, mi ritrovai in un turbine di pensieri, su i miti e i luoghi comuni (falsi), che ha portato a questo testo; e da un semplice testo, ne sono venuti venuti fuori diversi, con una logica e un divenire, nonostante molto distanziati tra di loro sia nel tempo che nel modo in cui sono scritti. Queste lezioni di tenebra trattano l'altro lato della medaglia, dando voce a quella parte che solitamente viene messa in ombra, e che non ha la possibilità di rovesciare certi luoghi comuni legati ad essa. Ho immaginato che, non sentendo l'esigenza di doversi mettere in mostra, l'unico momento in cui veterani di questo tipo di disciplina (credo) sentano il bisogno di manifestare il loro pensiero, sia nel trasmettere a nuovi adepti il proprio sapere lungo un percorso (simile a quello universitario, o militare, a secondo dei punti di vista) di cui questa che segue altro non è che la presentazione, o meglio, la prima lezione del corso che serve a far luce su ciò che si annida nell'ombra di ogni cosa, concetto, o essere vivente.
004 - Inizialmente La Prima Lezione di Tenebra doveva essere una canzone strumentale ma, essendo l'ispirazione imprevedibile, come un fulmine a ciel sereno, mi ritrovai in un turbine di pensieri, su i miti e i luoghi comuni (falsi), che ha portato a questo testo; e da un semplice testo, ne sono venuti venuti fuori diversi, con una logica e un divenire, nonostante molto distanziati tra di loro sia nel tempo che nel modo in cui sono scritti. Queste lezioni di tenebra trattano l'altro lato della medaglia, dando voce a quella parte che solitamente viene messa in ombra, e che non ha la possibilità di rovesciare certi luoghi comuni legati ad essa. Ho immaginato che, non sentendo l'esigenza di doversi mettere in mostra, l'unico momento in cui veterani di questo tipo di disciplina (credo) sentano il bisogno di manifestare il loro pensiero, sia nel trasmettere a nuovi adepti il proprio sapere lungo un percorso (simile a quello universitario, o militare, a secondo dei punti di vista) di cui questa che segue altro non è che la presentazione, o meglio, la prima lezione del corso che serve a far luce su ciò che si annida nell'ombra di ogni cosa, concetto, o essere vivente.
Ricorda, mio giovane allievo,Solo la luce pura è totalmente invulnerabile,Perché se in essa ci fosse qualcosa di diversoGenererebbe uno spiraglio tra le sue difese,Del buio impuro che noi chiamiamo ombra.Questa è l'unica debolezza della bianca luce.La prima lezione di tenebre,Per imparare le forze e le debolezzeDi due opposti in perenne lotta tra loro.Ricorda, mio giovane allievo,Che chi vive illuminato dal sole porta con séUn'ombra, una parte oscura in fondo all'anima,Ma se qualcuno potesse essere avvoltoDalle tenebre più profonde e nereChi potrebbe mai vedere le buie prigioni del cuore?Prima lezione di tenebre,Per imparare che ognuno ha un lato oscuroche risalta maggiormente più luminosa è la sua luce005 - Gli orrori della guerra sono inimmaginabili, quasi infiniti, e chi li ha visti con i propri occhi rischia di venirne tormentato per tutta la vita, e a volte, quando si vede di cosa può essere capace il genere umano, la voglia di vivere sparisce, anzi, vorresti sparire, non appartenere più ad una specie capace di creare l'inferno in terra. La storia di uno dei due protagonisti di questo testo è simile. È una vittima di guerra, sopravvissuto ai combattimenti, ma si è suicidato perché incapace di continuare a reggere un peso più grande di lui. Una vittima, come quel suo amico che cerca di comprendere i motivi del suo suicidio, e si sente responsabile per non essere riuscito ad aiutarlo. È questa l'essenza Ricordo di Marco, un semplice dialogo con dietro una storia di sangue e tristezza, come tutte le storie di guerra.
005 - Gli orrori della guerra sono inimmaginabili, quasi infiniti, e chi li ha visti con i propri occhi rischia di venirne tormentato per tutta la vita, e a volte, quando si vede di cosa può essere capace il genere umano, la voglia di vivere sparisce, anzi, vorresti sparire, non appartenere più ad una specie capace di creare l'inferno in terra. La storia di uno dei due protagonisti di questo testo è simile. È una vittima di guerra, sopravvissuto ai combattimenti, ma si è suicidato perché incapace di continuare a reggere un peso più grande di lui. Una vittima, come quel suo amico che cerca di comprendere i motivi del suo suicidio, e si sente responsabile per non essere riuscito ad aiutarlo. È questa l'essenza Ricordo di Marco, un semplice dialogo con dietro una storia di sangue e tristezza, come tutte le storie di guerra.
Su una fredda pietra di marmoAppare la tua foto a coloriNome e cognome a caratteri cubitaliE due date personalizzano quell'oggetto.Davanti alla tua lapide una targhetta di ferroChe mettevi al collo per un ordine ricevuto,Ricordo degli ultimi tuoi mesi di vita.Una targhetta di riconoscimento e un numero:Eri 5698MCH962,Ricordo di guerra.Non voglio più sentire ragioniO scuse inutili, e non fermatemi.Voi non avete sentito il piantoDi innocenti donne e bambiniOdiare coloro che dovrebbero liberarliInvece di ucciderli ad uno ad uno,Senza una ragione precisa,Con l'unica motivazione che erano là,Nel momento sbagliato e senza colpa.Non voglio più sentire ragioniO scuse inutili; e non fermatemi.Voi non siete mai stati costrettiAd uccidere per sopravvivere,A spegnere una vita per evitare la propria fine,Senza neanche sapereSe quella personaLa potevi veramente chiamare nemico,Senza sapere se potevi chiamarla alleato.Ora quella persona è mortaPerché quando l'ho vista era armata.Non voglio più sentire ragioniO scuse inutili; e non fermatemi.La voglio fare finita,Annientato dai rimorsi e dai rimpianti,Lacrime e paura,Ricordi dolorosi e speranze svanite.Annientato dalle circostanze e dai problemi,Prendo del velenoE metto fine alle mie sofferenze,Che ho scritto nella mia lettera d'addio.Non siamo riusciti a salvarti in tempoE tu te ne sei andato.Cosa è successo per farti rinunciare alle tue ambizioni?Cosa hai vissuto per trasformare i tuoi sogni in chimere?Non c'ero a sostenerti.Nel momento più difficileNon ti sentivo,Non ti vedevo,Non avvertivo il tuo dolore.Perché l'hai fatto?Non ne potevo più di questo mondo,Dei governi che mi hanno sfruttato;Non ne potevo più delle ipocrisieChe ci controllano e ci rendono loro schiavi,Che ci soffocano con illusioni e falsi privilegi.Non ne potevo più di vivere dove pochi uomini,Seduti intorno ad un tavolo,Decidono la sorte del mondoE di migliaia di persone.Non ne potevo più di vivere in questo mondo;Ma soprattutto,Non sostenevo piùIl peso delle mie azioni e dei miei rimorsi.006 - Dopo un testo sulla guerra e la disperazione che porta alla morte, arriva un testo sulla visione della vita e del mondo. Nel '300 Petrarca, come molti del suo tempo, pensava la vita come una metafora di una nave nel mare (o la metafora era la nave, in fondo chi può dire cosa è la metafora di qualcos'altro), che terminava la sua esistenza affondando in balia di una tempesta. Questa visione poteva ben rappresentare molti aspetti della vita, ma ne trascurava uno secondo me fondamentale, e cioè le persone che s'incontrano nella nostra permanenza su questa terra, che ci accompagnano attraverso lo scorrere dei giorni, ma senza che la tale compagnia duri per tutta la durata della vita. Esistono gli addii, esistono le scelte che cambiano il nostro futuro e i lunghi periodi figli della catena delle conseguenze. Pensando a questo è nata la mia metafora della vita: il labirinto. Altre parole non servono, quindi preparatevi a scoprire cosa risiede Nel Labirinto nel quale tutti noi siamo.
006 - Dopo un testo sulla guerra e la disperazione che porta alla morte, arriva un testo sulla visione della vita e del mondo. Nel '300 Petrarca, come molti del suo tempo, pensava la vita come una metafora di una nave nel mare (o la metafora era la nave, in fondo chi può dire cosa è la metafora di qualcos'altro), che terminava la sua esistenza affondando in balia di una tempesta. Questa visione poteva ben rappresentare molti aspetti della vita, ma ne trascurava uno secondo me fondamentale, e cioè le persone che s'incontrano nella nostra permanenza su questa terra, che ci accompagnano attraverso lo scorrere dei giorni, ma senza che la tale compagnia duri per tutta la durata della vita. Esistono gli addii, esistono le scelte che cambiano il nostro futuro e i lunghi periodi figli della catena delle conseguenze. Pensando a questo è nata la mia metafora della vita: il labirinto. Altre parole non servono, quindi preparatevi a scoprire cosa risiede Nel Labirinto nel quale tutti noi siamo.
La vita è come un complicato labirinto,Un dedalo rinchiuso tra i confini dell'immaginazione:Con muri che si elevano tra giochi di luci e ombre,È abitato dai mostri delle nostre inconfessate paure,Che neanche noi conosciamo fino in fondo.Noi, in questo percorso,Seguiamo l'unico filo logico dei nostri pensieri,L'unica mappa che ci guida nei lunghi corridoi,Periodi della nostra esistenza.La vita è un labirinto:C'è chi si è perso,Chi sa dov'è l'uscita ma non vuole raggiungerla,Altri, invece, usano scorciatoie per aprire la porta dell'infinito,C'è chi si è bruciato tentando di volare lontano, di scappare,C'è chi segue un obiettivo e conosce la strada,C'è chi è solo un'ombra che appare e segue le persone che incontra,C'è chi sogna e spera,C'è chi vuole rimanere là dentro il più a lungo possibile senza avere uno scopo,C'è chi vuole uscire,C'è chi lotta e chi percorre strade in salita prima del precipizio,C'è chi ama e chi odia,C'è chi si trova ad un bivio,E chi in un corridoio senza alcun modo di cambiare strada.La vita è come un complicato labirinto,Un dedalo rinchiuso tra i confini dell'immaginazione:Entriamo in esso accompagnati dai nostri genitori,Per prendere strade diverse e incrociare altre persone.Scelte difficili, bivi, incontri, decidono la nostra strada,Indirizzano la nostra vita verso sentieri sconosciuti,Ma ovunque andiamo, qualunque percorso facciamo,Alla fine tutti troveremo l'uscita e busseremo alla porta dell'infinito.La vita è un labirinto:C'è chi si è perso,Chi sa dov'è l'uscita ma non vuole raggiungerla,Altri, invece, usano scorciatoie per aprire la porta dell'infinito,C'è chi si è bruciato tentando di volare lontano, di scappare,C'è chi segue un obiettivo e conosce la strada,C'è chi è solo un'ombra che appare e segue le persone che incontra,C'è chi sogna e spera,C'è chi vuole rimanere la dentro il più a lungo possibile senza avere uno scopo,C'è chi vuole uscire,C'è chi lotta e chi percorre strade in salita prima del precipizio,C'è chi ama e chi odia,C'è chi si trova ad un bivio,E chi in un corridoio senza alcun modo di cambiare strada.007 - L'alba della Luce Stellare è la speranza di vedere ritornare a sorridere una dolce stella che ha conosciuto la tristezza e la crudeltà del mondo. Immaginate di cercare di farle capire che tutti ci siamo passati, che non solo lei sente certi sentimenti tristi e lo sconforto di non poter cambiare le cose, che anche noi siamo come lei. Immaginate anche che tutto questo non basti a confortarla e a farla ritornare felice. A questo punto chiunque, penso, vedendo un'anima così dolce soffrire in questo modo, le starebbe vicino e le trasmetterebbe un po' di calore, per farle vedere il lato positivo di questo mondo in declino. Stalight Dawn è il seguito logico e naturale di About A Star, e parla di cosa una persona possa dare e cosa sia disposta a fare per un'altra, per poterla rivedere splendere come solo lei sa fare, di quanto muto sacrificio si possa sopportare seguendo una speranza di tempi migliori o semplicemente per il bene di chi si ama, sia che la nostra stella sia un'amica, un figlio o la compagnia di una vita.
007 - L'alba della Luce Stellare è la speranza di vedere ritornare a sorridere una dolce stella che ha conosciuto la tristezza e la crudeltà del mondo. Immaginate di cercare di farle capire che tutti ci siamo passati, che non solo lei sente certi sentimenti tristi e lo sconforto di non poter cambiare le cose, che anche noi siamo come lei. Immaginate anche che tutto questo non basti a confortarla e a farla ritornare felice. A questo punto chiunque, penso, vedendo un'anima così dolce soffrire in questo modo, le starebbe vicino e le trasmetterebbe un po' di calore, per farle vedere il lato positivo di questo mondo in declino. Stalight Dawn è il seguito logico e naturale di About A Star, e parla di cosa una persona possa dare e cosa sia disposta a fare per un'altra, per poterla rivedere splendere come solo lei sa fare, di quanto muto sacrificio si possa sopportare seguendo una speranza di tempi migliori o semplicemente per il bene di chi si ama, sia che la nostra stella sia un'amica, un figlio o la compagnia di una vita.
Le lacrime del cielo bagnano ancora la fredda terraE tu stai chiusa nella tua camera,Con la paura che ti assale.Nella solitudine pensi alla violenza che i tuoi occhi hanno visto,Dei tuoi problemi in famiglia,Di un amore corrisposto con l'odio.Per ogni pensiero,Il tuo volto viene irrigato da una lacrimaChe da sola basterebbe a riempire interi oceani.Sai già tutto?Non credo, perché non sai cheQuando la tristezza ti assale,Quando il cielo è troppo cupo per teE la strada troppo bagnata,Quando rischierai di inciampare,Quando il mondo è pronto a voltarti le spalle,E tu,Chiusa nella tua camera,Soffrirai, con la solitudine che ti attanaglia,Non sai che, ogni volta che ne avrai bisogno,Io sarò accanto a te per aiutarti.Sarò la coperta che ti protegge dal gelido inverno,Sarò in ogni tuo pensieroE cancellerò i brutti ricordiChe fanno ancora male,Sarò il vento che rinfrescherà le tue giornate estive,L'acqua che ti disseta,E un dolce tramonto per farti ritornare a sognare.Sarò ciò che vuoi,Ma l'importante èChe tu non smetta di brillare,E anche se tramonterai,Io potrò comunque assistereAll'alba della tua luce stellare,Dolce bambina.008 - Esiste dentro di noi un'istintiva speranza che emerge e si manifesta tramite lo spirito di sopravvivenza, attraverso lo sguardo che si proietta al domani. Questa antica speranza si può manifestare in qualunque momento: a me, una volta, mi ha svegliato nel cuore di una notte stellata e mi ha fatto scrivere parole che ogni volta che le leggo non sembrano mi,e ma che mi hanno dato spesso la forza di andare avanti. Spero che queste parole possano dare la forza anche a voi che vi apprestate a leggerle. Questo desiderio, però, pensandoci bene. è solo un'altra Antica Speranza: quella di ogni persona che cerca comunicare qualcosa di importante di sé ad altre persone, esattamente come io cerco di fare con questo testo.
008 - Esiste dentro di noi un'istintiva speranza che emerge e si manifesta tramite lo spirito di sopravvivenza, attraverso lo sguardo che si proietta al domani. Questa antica speranza si può manifestare in qualunque momento: a me, una volta, mi ha svegliato nel cuore di una notte stellata e mi ha fatto scrivere parole che ogni volta che le leggo non sembrano mi,e ma che mi hanno dato spesso la forza di andare avanti. Spero che queste parole possano dare la forza anche a voi che vi apprestate a leggerle. Questo desiderio, però, pensandoci bene. è solo un'altra Antica Speranza: quella di ogni persona che cerca comunicare qualcosa di importante di sé ad altre persone, esattamente come io cerco di fare con questo testo.
So per certoChe il presente passerà,Portandosi con sé ogni problema,E arriverà il giorno in cui,Riguardando indietro il nostro passato,Ci rideremo sopra;Rideremo per tutti gli equivoci passati:Dagli occhiCi cadrà una lacrima malinconicaPer i momenti feliciChe non ritorneranno mai più;Sorrideremo,Ripensando alle notti insonniE alle difficoltà affrontate.So per certoChe il vento soffierà veloce,E allora noi penseremo al futuro:Così capiremoChe in noi qualcosa è cambiato,E che le ombre del passatoSi sono dissipate,Ed è rimasto solo il presente,Ed un incerto avvenire.009 - Immaginate una figura femminile, ad esempio la persona che amate e per il quale fareste qualunque follia, che vi fa battere il cuore e spezzare il fiato, che vi fà sognare ad occhi aperti e vi dà una ragione di vita. Immaginate ora di volerle dichiararle il vostro amore tramite il dolce suono di una muta poesia, dove immagini figurative e metaforiche cercano di rappresentare le emozioni e di trasmettere l'importanza che questa persona ha per voi; ed ora immaginate che tutte le dolci visioni di quei nuovi paradisi si concludano in un amore non corrisposto, rifiutato con semplici parole. Lo so, è un tema classico quello della donna che si allontana e non ricambia i sentimenti dello scrittore; un tema affrontato da migliaia di persone prima di me, ma questo era quello che sentivo e pensavo in quel periodo, e di cui sentivo la necessità di scrivere queste parole. Spero che la banalità del tema non vi faccia leggere Predatrice dei miei Sogni con pregiudizio, ma che vi approcciate a lui semplicemente cercando di immedesimarvi nella situazione, e spero che vi strappi un'emozione empatica nei confronti del suo malinconico autore.
009 - Immaginate una figura femminile, ad esempio la persona che amate e per il quale fareste qualunque follia, che vi fa battere il cuore e spezzare il fiato, che vi fà sognare ad occhi aperti e vi dà una ragione di vita. Immaginate ora di volerle dichiararle il vostro amore tramite il dolce suono di una muta poesia, dove immagini figurative e metaforiche cercano di rappresentare le emozioni e di trasmettere l'importanza che questa persona ha per voi; ed ora immaginate che tutte le dolci visioni di quei nuovi paradisi si concludano in un amore non corrisposto, rifiutato con semplici parole. Lo so, è un tema classico quello della donna che si allontana e non ricambia i sentimenti dello scrittore; un tema affrontato da migliaia di persone prima di me, ma questo era quello che sentivo e pensavo in quel periodo, e di cui sentivo la necessità di scrivere queste parole. Spero che la banalità del tema non vi faccia leggere Predatrice dei miei Sogni con pregiudizio, ma che vi approcciate a lui semplicemente cercando di immedesimarvi nella situazione, e spero che vi strappi un'emozione empatica nei confronti del suo malinconico autore.
Eri una goccia qualunque in un malinconico oceano,Ma per me eri speciale:Eri il mio mondo.Mi guardavo intornoE, pur vedendo chi ti assomigliava esternamente,Pensavo che mai avrebbe potuto solo immaginare di paragonarsi a te.Eri come un lungo e stretto fiume navigabile,Arduo da percorrere per chiunque:Il fiume su cui io mi ero avventurato,Perché sapevo che essoPortava a qualcosaPer cui valeva la pena di rischiare tutto ciò che si possa avere.Avevi un tesoro che conquistava ogni persona,Ed era il tuo sorriso,Perso nel delta come un'isola irraggiungibile.Eri solo una delle tante noteChe fischiava il vento di terre lontane,Correvi nel mezzo di una melodiaChe visitava posti incantati ed immutati nel tempo della memoria,Racchiusi nel riflessoDi uno specchio che dà su un mondo ideale.Eri un'immagine di un mondo arcanoReso immortale da epici inni:Vivevi nei canti di uomini migliori di meChe narravano le lodi di eroi e damigelle,Di draghi e tirannici regnanti.Raffigurata da una dolce musicaChe sfigurava davanti alla realtàDella sua vera ispirazione,Tu risaltavi come una dea scesa tra noi mortaliPer illuminarci la viaCon i tuoi profondi e lucenti occhi.Eri un flebile raggio di lunaChe illuminava la terra e fendeva le tenebre,Assieme alla bianca stella che ti sta vicina.Mi guidavi ogni volta che mi perdevoNelle nebbie dei ricordi,E illuminavi un presente migliore di ogni sogno,Dove le speranze divenivano una realtàChe superava l'illusione e il limite della mia fantasia.Eri tutto questo,Ma tuHai preferito andarteneCon la marea di un crepuscolo dal cielo terso,Lasciandomi in mezzo ad un infinito bluChe circonda e riempie la mia solitudine,In mezzo ad un oceanoIn cui sono naufragato per raggiungerti,E ora di teNon mi rimane altro che il ricordo di una dolce canzoneChe echeggia nel ventoE un'immagine lontana di un sognoChe stava per riflettersi sullo specchio d'acqua,Sullo specchio della realtà.010 - Le parole che seguono sono una Lettera per una Chimera mai consegnata alla persona che mi ha spinto a scrivere. Rispecchia un altro tipico cliché: quello del ragazzo del liceo innamorato di una sua compagna di classe irraggiungibile. È una lettera mai consegnata, forse un po' semplicistica in quanto è stata pensata come testo per una canzone, non come poesia, ma spero che sia traspaia lo stesso come mi sentivo in quei giorni del 2003.
010 - Le parole che seguono sono una Lettera per una Chimera mai consegnata alla persona che mi ha spinto a scrivere. Rispecchia un altro tipico cliché: quello del ragazzo del liceo innamorato di una sua compagna di classe irraggiungibile. È una lettera mai consegnata, forse un po' semplicistica in quanto è stata pensata come testo per una canzone, non come poesia, ma spero che sia traspaia lo stesso come mi sentivo in quei giorni del 2003.
Mi manchi dolce Elysa,Forse il vederti tutti i giorniDietro quel banco di scuolaNon è la cosa migliore per dimenticartiMi manchi dolce Elysa,Sei troppo lontana per sentire il mio richiamo,E il muro è troppo alto e spesso per essere distrutto.Mi manchi dolce Elysa,Ma tu non ti ricorderai più di me,Perché per te contavo meno di qualunque conoscente.Mi manchi dolce Elysa,E vorrei rivederti presto, anche se so cheQuando i nostri sguardi s'incontreranno,Tu ti volterai da un'altra parte,Evitandomi.Oh dolce Elysa,So che per me il tuo cuore è soltanto una sottile lastra di ghiaccioChe mai potrà scaldarmi con il suo conforto.Ma Dolce ElysaIo non posso fare a meno di amarti,Anche se non so neanch'io perché,Ne quando tutto questo è iniziato,Ma una cosa so di certo, che non posso ignorare tutto questo.Mi manchi dolce Elysa.011 - Quando la desolazione riempie il cuore, quando la tristezza prende il sopravvento, e sai che le tue speranze non si realizzeranno e che la situazione non migliorerà, cammini nella notte in cerca di qualcosa che nessuno conosce. Attraversi la notte oscura senza meta nè strada, anche se nel profondo sai cosa cerchi, sai cosa desideri, ma non riesci a trovarlo, e l'unica cosa certa è che potrai ottenerlo solo tramite quella notte che stai affrontando. Ecco di cosa parla questo testo, il primo che scritto quel 13 maggio del 2003; niente di più, niente di meno. E ora, che inizi il viaggio Attraverso la Notte.
011 - Quando la desolazione riempie il cuore, quando la tristezza prende il sopravvento, e sai che le tue speranze non si realizzeranno e che la situazione non migliorerà, cammini nella notte in cerca di qualcosa che nessuno conosce. Attraversi la notte oscura senza meta nè strada, anche se nel profondo sai cosa cerchi, sai cosa desideri, ma non riesci a trovarlo, e l'unica cosa certa è che potrai ottenerlo solo tramite quella notte che stai affrontando. Ecco di cosa parla questo testo, il primo che scritto quel 13 maggio del 2003; niente di più, niente di meno. E ora, che inizi il viaggio Attraverso la Notte.
Ogni volta che l'incubo è realtàE tristi ricordi ritornano con il dolore,Ogni volta che i sogni s'infrangonoE gli occhi dell'arcangelo nero piangono,La terra sotto di me trema,E le lacrime del cielo cadono sui sette mari.Perché il sole non sorge di nuovo?Perché non posso vedere il tuo sorriso?Vago nella notte e sento…Leggeri echi attraverso le nuvole,Infinita sofferenza della mia anima,E non posso resistere.Quando ti ho persa?E ora quale sarà la mia strada?Domando questo a stelle invisibili,Attraverso la notte,Dolci lacrime di disperazione e malinconia;Cerco risposte ad eterne domandeE solo il silenzio mi circonda,E solo il buio mi circonda.Vago nella notte e sento…Leggeri echi attraverso le nuvole,Infinita sofferenza della mia anima,E non posso resistere.Cresco nelle tenebre,E tu, luce della mia stella guidaChe brillava nell'oscuro cielo notturno,Hai sempre illuminato i miei pensieri,Ma ora che ti sei spenta,Per colpa di un gelido ventoMi trovo senza alcun riferimento,Perso in una valle avvolta dalla nebbia dei ricordi.Abbandonato a me stessoAttraverso le città,Attraverso i miei sogni,Attraverso la mia menteAttraverso la mia anima,E la mia infinita notte,Per dirti addio.012 - Cosa sono ricordi? Cosa sono quei film personali girati in soggettiva che raccontano momenti di vita distorti dalla nebbia del tempo passato? Cosa si muove dentro di noi quando dalla finestra del passato affiorano sentimenti e sensazioni già provate? Malinconia e ricordi, emozioni di un vuoto incolmabile. Sono queste le fonti dell'ispirazione e gli argomenti di questo testo, che parla di una viaggio introspettivo che chiunque potrebbe fare, e di cosa sono appunto questi misteriosi tesori della mente umana chiamati Ricordi.
012 - Cosa sono ricordi? Cosa sono quei film personali girati in soggettiva che raccontano momenti di vita distorti dalla nebbia del tempo passato? Cosa si muove dentro di noi quando dalla finestra del passato affiorano sentimenti e sensazioni già provate? Malinconia e ricordi, emozioni di un vuoto incolmabile. Sono queste le fonti dell'ispirazione e gli argomenti di questo testo, che parla di una viaggio introspettivo che chiunque potrebbe fare, e di cosa sono appunto questi misteriosi tesori della mente umana chiamati Ricordi.
I ricordi delle persone sono una delle cose più importanti che possano esistere,Perché sono la piú grande testimonianzaChe un uomo possa avere dell'esistenza del proprio passato.Solitudine, desolazione, frustrazione,Ad ogni pensiero malinconia:Ricordi del passato perfetto;Ricordi dei sogni dimenticati e abbandonati;Ricordi.Immagini nella mia menteRievocano il passatoAprendo vecchie ferite.Una canzone cerca l'oblioE io sono soltanto una nota di quella melodia.Perché ricordare,Quando il saperePuò essere fonte di nuove sofferenze?Ciò che mi circondaCambia troppo velocementeE non per mia volontá:Estraneo nel mio mondo,Mi sento sempre più smarritoNella realtà della mia vita.Spero nel ritorno del passato,Spero di rivivere i bei tempiIn cui tutto era sempliceE l'unico problemaEra trovare il modo di passare il tempo,Tra un sorriso e l'altro.Momenti felici, momenti tristi,Momenti incancellabili, momenti mutatiDalla nebbia del tempo,E non so perché, ma rimpiango anche i momenti difficili,Quelli che non passavano mai, ma che mi hanno cambiato:Ogni sorriso sembrava più intenso,E ogni lacrima meno triste,Anche se ora sto vivendo in un periodo d'oro.013 - Il testo che segue è scritto in modo che alcuni potrebbero definire allegorico, dal duplice significato, metaforico. Uno di questi significati risulta palese, ed è praticamente l'intento di cantare un ode al cielo, mentre l'altro è la paura di perdere qualcosa di importante, delle amicizie, o un ambiente particolare che si condivide con persone che stimiamo e a cui si vogliamo bene. Per me questo luogo era la mia prima classe delle superiori. Secondo me non è un testo riuscito, ma per questo è diventato importante per me, perché mi ha fatto capire alcune cose sul modo di scrivere che mi sono portato dietro per molto tempo, in particolare la struttura di canzone con ritornello che si ripete. Ora, però, basta con i discorsi, e lasciatevi trascinare dalle meraviglie che risiedono Nell'Oscuro Cielo Notturno.
013 - Il testo che segue è scritto in modo che alcuni potrebbero definire allegorico, dal duplice significato, metaforico. Uno di questi significati risulta palese, ed è praticamente l'intento di cantare un ode al cielo, mentre l'altro è la paura di perdere qualcosa di importante, delle amicizie, o un ambiente particolare che si condivide con persone che stimiamo e a cui si vogliamo bene. Per me questo luogo era la mia prima classe delle superiori. Secondo me non è un testo riuscito, ma per questo è diventato importante per me, perché mi ha fatto capire alcune cose sul modo di scrivere che mi sono portato dietro per molto tempo, in particolare la struttura di canzone con ritornello che si ripete. Ora, però, basta con i discorsi, e lasciatevi trascinare dalle meraviglie che risiedono Nell'Oscuro Cielo Notturno.
CamminandoSu un flebile raggio di luna piena,Ripenso a piccole luci ora spente,E comete nella notteDalla bianca codaChe brillano ancora nella mia mente.Guardo ancora il cieloAll'eterna ricercaDelle ventidue stellePerdute nel tempo:Ad ogni luce il ricordo di una personaE dei sogni infinitiChe vivranno in eterno,Nella memoria dei bianchi astri.CostellazioniRaccontano storie d'eroi:Antiche leggende immortaliSi svolgono nel buio di un cielo stellatoChe appare sempre più vuotoAlla luce dei lampioni cittadini.Guardo ancora il cieloAll'eterna ricercaDelle ventidue stellePerdute nel tempo:Ad ogni luce il ricordo di una personaE dei sogni infinitiChe vivranno in eterno,Nella memoria dei bianchi astri.Luna:Sorge nel crepuscoloCon il sole che tramonta;Luce nella notte;Lentamente cresceFino al massimo splendore,Per poi spegnersi gradualmenteSopra le nostre teste.Guardo ancora il cieloAll'eterna ricercaDelle ventidue stellePerdute nel tempo:Ad ogni luce il ricordo di una personaE dei sogni infinitiChe vivranno in eterno,Nella memoria dei bianchi astri.Questo è l'oscuro cielo notturnoChe ci sovrasta ogni notte:Una parte e il tutto dei nostri ricordi.Nell'oscuro cielo notturno.014 - Immaginatevi di chiudere gli occhi e di trovarvi in una piccola foresta, o un sentiero che percorre la montagna, circondati da alberi che hanno assunto ormai il loro aspetto autunnale, con la terra che inizia a ricoprirsi di foglie dai più svariati colori. Ora immaginate voi stessi che camminate lungo questo sentiero che sembra appartenere ad un altro tempo, e quando avete interiorizzato questa immaginazione e le sensazioni che trasmette, riaprite gli occhi e leggete questo che segue, Camminando in una Foresta Autunnale che è la prima delle quattro parti di una saga dedicata alle stagioni (Il Cerchio delle Stagioni) che è il mio primo tributo nei confronti della natura che ci circonda e che molto spesso è più evocativa di qualunque quadro che si possa creare.
014 - Immaginatevi di chiudere gli occhi e di trovarvi in una piccola foresta, o un sentiero che percorre la montagna, circondati da alberi che hanno assunto ormai il loro aspetto autunnale, con la terra che inizia a ricoprirsi di foglie dai più svariati colori. Ora immaginate voi stessi che camminate lungo questo sentiero che sembra appartenere ad un altro tempo, e quando avete interiorizzato questa immaginazione e le sensazioni che trasmette, riaprite gli occhi e leggete questo che segue, Camminando in una Foresta Autunnale che è la prima delle quattro parti di una saga dedicata alle stagioni (Il Cerchio delle Stagioni) che è il mio primo tributo nei confronti della natura che ci circonda e che molto spesso è più evocativa di qualunque quadro che si possa creare.
Sento il fruscio degli alberi accarezzati dal vento sibilante,E il crepitio delle foglie secche sotto i miei piedi.Vedo le chiome dai colori più svariati scoprire lentamente i rami,E sentieri coprirsi del rossiccio delle foglie cadute.Sento la mancanza dell'umidità nell'aria serena,E il terreno piangere perché le nuvole sono ancora lontane.I miei sensi catturano l'odore di fiori appassiti,E l'invitante profumo dell'affascinate legna che arde nelle case.La stagione in cui tutto cambia:Le foglie ricoprono il terreno e gli animali cadono in letargo,I colori dell'autunno cercano di imitare il tramonto,E la terra si tinge d'arcobaleno.Camminando nella foresta autunnale,Oscuri nembi minacciano un cielo limpido,Che presto si trasformerà in un paesaggio plumbeo.Sento le voci degli spiriti che abitano negli alberi,E il canto di creature che si allontanano volando nel cielo.Vedo stormi di rondini che emigrano verso i paesi caldi,E il sole che tramonta e li saluta per l'ultima volta.Sento che il vento che avvolge e accarezza ogni cosa,E il freddo arrivare velocemente dal lontano nord.Sento l'odore di fiori che nascono e altri che appassiscono,E l'odore di foglie morte che rinasceranno a primavera.La stagione in cui tutto cambia,Le foglie ricoprono il terreno e gli animali cadono in letargo.I colori dell'autunno cercano di imitare il tramonto,E la terra si tinge d'arcobaleno.Camminando nella foresta autunnale,Oscuri nembi minacciano un cielo limpido,Che presto si trasformerà in un paesaggio plumbeo.Presto la pioggia bagnerà questa foresta,Ma essa non tornerà a vivere,Almeno non prima della stagione della rinascita,Almeno non prima della primavera.015 - Questo è uno dei testi più strani che ho scritto fin'ora, non tanto per quello di cui parla (o dovrebbe parlare), ma per il modo in cui l'ho scritto. L'idea di base è partita dal voler scrivere un testo prendendo i titoli di una serie a fumetti della Walt Disney intitolata “Paperinik New Adventures (PKNA)”; una serie che ha avuto molto successo quando avevo circa dieci anni e dal quale sono usciti molti sceneggiatori e disegnatori di talento (tra cui Tito Faraci). Così come i Blue "Oyter Cult hanno fatto con “Astronomy”, ho cercato di far intravedere una storia tra le frasi che apparentemente sono collegate dal no-sense. Sembrerebbe strano ma è stato uno dei testi più difficili che mi sono ritrovato a scrivere, ma anche uno dei più divertenti, anche se la storia è triste, desolante, di abbandono. Detto questo, posso solo esortarvi a concentratevi, e lasciarvi trasportare dal visionante racconto de Il Giorno che Non Verrà.
015 - Questo è uno dei testi più strani che ho scritto fin'ora, non tanto per quello di cui parla (o dovrebbe parlare), ma per il modo in cui l'ho scritto. L'idea di base è partita dal voler scrivere un testo prendendo i titoli di una serie a fumetti della Walt Disney intitolata “Paperinik New Adventures (PKNA)”; una serie che ha avuto molto successo quando avevo circa dieci anni e dal quale sono usciti molti sceneggiatori e disegnatori di talento (tra cui Tito Faraci). Così come i Blue "Oyter Cult hanno fatto con “Astronomy”, ho cercato di far intravedere una storia tra le frasi che apparentemente sono collegate dal no-sense. Sembrerebbe strano ma è stato uno dei testi più difficili che mi sono ritrovato a scrivere, ma anche uno dei più divertenti, anche se la storia è triste, desolante, di abbandono. Detto questo, posso solo esortarvi a concentratevi, e lasciarvi trasportare dal visionante racconto de Il Giorno che Non Verrà.
Aquila, voli ancora nell'azzurro;Con ali spiegate lotti contro il vento;Cerchi di raggiungere la linea dell'orizzonteOrientandoti con echi lontani;Insegui sogni caduti nel vento del tempoAll'alba di un giorno dal sole freddo.Sogni ancora un antico futuro,E speri ancora di vedere le sorgenti della luna,E sogni di veder planare dolcemente i frammenti d'autunno;Sogni ancora il tempo in cui si firmava Beato Angelico,E speri in una seconda stesura, prima dell'alba, con il lieto fine,Dimenticando anche il suo lato oscuro.Aspetti nell'ombra, prima dell'alba,Sperando di capire la differenza tra le parti e il tutto.La notte più buia fa ancora più paura,Ma speri che sotto un nuovo soleGiochi di fuochi incrociatiNon finiscano in un vuoto di memoria.Intanto, nella nebbia,Il vento del tempo soffia sempre più lento,E così non riesci a vedere il nuovo giorno che sorge,E ti domandi se…Stai vivendo nel giorno che non verrà?E se questo fosse il mondo perfetto?Il giorno che non verrà,Il giorno racchiuso in un'illusioneIn un luogo senza tempo nè memoria:Il giorno delle grandi speranze.Guardi ancora il ritratto del tuo eroe da giovaneE ripensi al momento in cui è sparito nel crepuscolo:Il momento in cui hai subito l'ultimo trauma.Da quel giorno sei cambiata, come per una metamorfosi improvvisaO una malattia provocata da un virus.Chissà dov'è?Forse tra le ombre di Venere,Forse su una stella cadente,Forse in una galassia lontana,Lontano Lontano…Senza possibilità di ritorno;Forse ha già esalato l'ultimo respiro.Il tempo fugge,E tu, Aquila, voli ancora nell'azzurro;Con ali spiegate lotti contro il vento;Cerchi di raggiungere la linea dell'orizzonteOrientandoti con echi lontani;Insegui sogni caduti nel vento del tempoAll'alba di un giorno dal sole freddo.Il giorno che non verrà,Il giorno racchiuso in un'illusioneIn un luogo senza tempo nè memoria:Il giorno delle grandi speranze.016 - Quando, al termine di un'era, tutto finisce e i dogmi e le verità date per scontate svaniscono, ci si ritrova tutti spaesati, senza certezza, disorientati e spaventati dalle nuove verità, anche se magari sono più rassicuranti e senza rivelazioni sconvolgenti. Ogni equilibrio spezzato, ogni nuovo equilibrio sociale, ogni nuovo radicale cambiamento, nel profondo ci lascia smarriti, tramortiti, come da un vortice (non sempre distruttivo), perchè nuove realtà nascono improvvisamente, nuove condizioni e priorità vengono istituite, e le menzogne e le subdole falsità mostrate per verità crollano. Menzogne Infrante parla di questo: della transizione tra due ere e del momento in cui s'impara ad affrontare gli scheletri nell'armadio, e a capire che dietro ogni verità si nasconde un'ombra di falsità.
016 - Quando, al termine di un'era, tutto finisce e i dogmi e le verità date per scontate svaniscono, ci si ritrova tutti spaesati, senza certezza, disorientati e spaventati dalle nuove verità, anche se magari sono più rassicuranti e senza rivelazioni sconvolgenti. Ogni equilibrio spezzato, ogni nuovo equilibrio sociale, ogni nuovo radicale cambiamento, nel profondo ci lascia smarriti, tramortiti, come da un vortice (non sempre distruttivo), perchè nuove realtà nascono improvvisamente, nuove condizioni e priorità vengono istituite, e le menzogne e le subdole falsità mostrate per verità crollano. Menzogne Infrante parla di questo: della transizione tra due ere e del momento in cui s'impara ad affrontare gli scheletri nell'armadio, e a capire che dietro ogni verità si nasconde un'ombra di falsità.
Il castello crolla,E la luce si spegne,E la nebbia offusca la meta,E il tuo grido nel ventoViene ricambiato con un sordo lamento.Ogni parola perde il significato;Ogni conforto cade nell'oblio;Ogni sorriso lambisce ricordi dimenticati;Ogni nome diventa solo un suonoChe non supera il muro che si alza velocemente.E la luna si spegne,E il sole tramonta,E le foreste spariscono,E il tempo passa inesorabileCambiando ogni cosa contro la tua volontà.Ogni ipocrisia viene svelata;Ogni sogno viene alla luce;Ogni illusione sparisce come un'ombra al sole;Ogni dubbio spazzato via come il ventoChe dopo la tempesta ci mostra l'arcobaleno.Non vivremo più in una bolla di sapone;Non penseremo più con la mente degli altri;Non seguiremo più mode passeggere;Non saremo mai più imprigionati dai muri dell'oppressione;Saremo liberi di gridare dovunque il nostro pensiero.La verità ritorna a fare l'eco delle falsità passate,L'utopia, padrona delle ultime decadi, svanisce,Gli uomini si rivelano per ciò che sono,E le nuvole volano lontaneScoprendo la realtà del sistema.017 - Questa è la mia “Imagine” o la mia “Diamante”: la mia canzone che parla del mondo reale e di un mondo ideale, nato da un sogno. Questa è la mia canzone scritta per chi ancora ci crede e per chi vorrebbe un mondo diverso. Questa è la mia visione di paradiso in terra, e di come secondo me è la realtà che purtroppo ci circonda. Questa è la mia canzone nata dall'insoddisfazione per un mondo che ha perso la strada, che vive al di fuori di ogni logica. Questa è la mia Canzone da un Nuovo Mondo. È scritta come un confronto tra un sogno e la triste realtà che tutti abbiamo davanti ogni giorno e che cerca in ogni modo di farci rinunciare ad ogni speranza di poter portare un cambiamento, anche piccolo, perchè se ogni persona seguisse l'esortazione di Gandhi (“Diventa il cambiamento che vuoi vedere nel mondo”) la somma di tutti quei piccoli mutamenti spazzerebbero via questo mondo, creandone uno diverso, e credo che il nuovo mondo sarebbe migliore di quello attuale. È anche per questo che è nato questo testo, per dire che esiste un'altra strada, una via non intrapresa, un'alternativa che forse un giorno (magari quando noi non ci saremo già da molto) diverrà realtà. Questo testo è semplicemente questo: la voglia di ricordare un sogno, di non farlo morire, per una labile speranza che un giorno, chissà…
017 - Questa è la mia “Imagine” o la mia “Diamante”: la mia canzone che parla del mondo reale e di un mondo ideale, nato da un sogno. Questa è la mia canzone scritta per chi ancora ci crede e per chi vorrebbe un mondo diverso. Questa è la mia visione di paradiso in terra, e di come secondo me è la realtà che purtroppo ci circonda. Questa è la mia canzone nata dall'insoddisfazione per un mondo che ha perso la strada, che vive al di fuori di ogni logica. Questa è la mia Canzone da un Nuovo Mondo. È scritta come un confronto tra un sogno e la triste realtà che tutti abbiamo davanti ogni giorno e che cerca in ogni modo di farci rinunciare ad ogni speranza di poter portare un cambiamento, anche piccolo, perchè se ogni persona seguisse l'esortazione di Gandhi (“Diventa il cambiamento che vuoi vedere nel mondo”) la somma di tutti quei piccoli mutamenti spazzerebbero via questo mondo, creandone uno diverso, e credo che il nuovo mondo sarebbe migliore di quello attuale. È anche per questo che è nato questo testo, per dire che esiste un'altra strada, una via non intrapresa, un'alternativa che forse un giorno (magari quando noi non ci saremo già da molto) diverrà realtà. Questo testo è semplicemente questo: la voglia di ricordare un sogno, di non farlo morire, per una labile speranza che un giorno, chissà…
A volte guardo la realtà che mi circondaE vorrei che questo mondo fosse diverso:Vorrei che sulla terra non si dovesse mai più dire addioInvece di lasciare andare persone a noi care;Vorrei che i sogni diventassero realtàInvece di rimanere solo deboli immagini nella nostra mente;Vorrei che nessuno debba più essere triste o delusoPerché nessuno, anche il peggiore su questa terra, si merita di soffrire,Invece basta accendere la tv per vedere finti sorrisi, visi scuri e occhi spenti.Quante volte ho desiderato che sparissero i luoghi comuniE che le persone venissero giudicate per quello che sono veramente:Che svanisse ogni pregiudizio o differenza sociale,Che i ricchi camminassero a fianco di vagabondi senza un secondo fine,Che si imparasse dagli errori del passato,Che si desse più importanza ad un sorriso che ad una banconota,Che i potenti fossero al servizio del popolo,Che si ricordassero che non esiste differenza tra uccidere una persona o un milionePerché fare una strage è spegnere tante volte una fiamma.Mi domando, quanti eroi ci sono in questo mondoChe pensano che “chi salva una vita salva il mondo”O che siamo tutti pezzi di un enorme puzzle:Ognuno è importante quanto un altroE serviamo tutti per completarlo.Chi crede in queste parole oltre a me?Chi crede in una nuova era in cui vivremo tutti in armoniaSenza scannarci o farci violenza fisica o mentale?A volte, guardando la realtà,Vedo solo un continuo peggioramentoE un lento declino della nostra società “civilizzata”,E vorrei che non si debba mai più mentireInvece di fare dell'ipocrisia la nostra legge di vitaE la nostra armatura contro gli attacchi del mondo;Vorrei che ci ricordassimo dell'importanza delle foreste e della naturaInvece di annientarla per qualche centesimo in più;Vorrei che la smetteste di cancellare questo quadro,Perché anche noi ne facciamo parte anche se siamo solo dettagli in esso;Vorrei che non esistano confini e governi a dividere l'umanitàInvece di uccidere un uomo per il colore della pelle o per il suo credo;Vorrei che ogni barriera crollasse e l'odio cancellatoInvece di innalzare muri insuperabili come difesa e l'ira come arma.Vedendo questo mondo alla derivaDesidero fortemente che il forte aiuti il debole invece di sfruttarlo,Che tutti conoscano il significato della parola rispetto,Che la libertà di esprimere la propria opinione diventi realtà,Che la musica torni ad essere qualcosa che unisce la gente,Che ogni persona abbia qualcuno di cui fidarsi e chiedere aiuto,Che le idee del comunismo e del capitalismo possano coesistere,Che non esistano più persone che muoiano per fame o malattie curabili.Desidero in altre parole che questo mondo fosse il suo opposto,Dove ci sia giustizia al posto dell'infamia,Onestà al posto della delinquenza,Verità al posto dell'ipocrisia,Felicità dove c'è tristezza,Vita dove c'è morte,Pace dove c'è guerra,Sogni dove regna la disperazione,Rinascita dove è passata la distruzione.018 - Invasori d'Oltreoceano è dedicato ed ispirato ad un popolo che mi ha sempre affascinato per la sua cultura, le sue tradizioni e il suo rapporto con la natura: un popolo che è stato sterminato per dare vita all'America odierna. Quello sterminio, che è la parte più conosciuta e la fine della loro storia, per assurdo, raramente è stata raccontata con le loro parole. In questo testo cerco di dare la voce a chi è stato sconfitto, facendo fare la storia, per una volta, a chi non ha vinto, a chi era nel giusto e come al solito è stato soppresso, e a chi, come me, credeva in un mondo simile a quello che ho sempre sognato e ho descritto nel testo precedente. Le parole dei nativi sono in corsivo, e nella mia mente, quando ho scritto questo testo, erano pensate come voci in sottofondo durante una parte strumentale, o un lungo assolo di chitarra, magari accompagnato dall'ocarina a dalle percussioni.
018 - Invasori d'Oltreoceano è dedicato ed ispirato ad un popolo che mi ha sempre affascinato per la sua cultura, le sue tradizioni e il suo rapporto con la natura: un popolo che è stato sterminato per dare vita all'America odierna. Quello sterminio, che è la parte più conosciuta e la fine della loro storia, per assurdo, raramente è stata raccontata con le loro parole. In questo testo cerco di dare la voce a chi è stato sconfitto, facendo fare la storia, per una volta, a chi non ha vinto, a chi era nel giusto e come al solito è stato soppresso, e a chi, come me, credeva in un mondo simile a quello che ho sempre sognato e ho descritto nel testo precedente. Le parole dei nativi sono in corsivo, e nella mia mente, quando ho scritto questo testo, erano pensate come voci in sottofondo durante una parte strumentale, o un lungo assolo di chitarra, magari accompagnato dall'ocarina a dalle percussioni.
Molte storie sono finite e altre devono iniziare,Proprio come questa.Con enormi imbarcazioni arrivarono dell'oceanoCon i loro sogni di ricchezza fama e potere;Desiderosi di conquista,Avevano una sete che solo il nostro sangue poteva placare.Volevano la nostra terra, il nostro mondo,E noi eravamo solo un ostacolo, l'unico.Decisero il nostro destino intorno ad un tavolo,E da lontano sono partiti per scrivere la fine di una cultura,Di un popolo che amava e rispettava la natura.“Nuovo mondo” battezzarono la nostra vecchia terra,E il nomignolo di indiani pellerossa ai suoi abitanti;Hanno rischiato di morire per venire in cerca di gloria.Ci chiamavano selvaggi perché non vedevano civiltà in noi,Ma è un comportamento civile distruggere la naturaE sterminare un popolo per il loro colore della pelle,E utilizzare il suo rispetto come arma contro lo stesso,O forse, per loro, la tecnologia è l'indice di civiltà di un popolo?Il sole si leva, brilla per lungo tempo. Tramonta. Scende ed è perso. Così sarà per gli indiani… Passeranno ancora un paio di anni e ciò che l'uomo bianco scrive nei suoi libri sarà tutto ciò che si potrà ancora udire a proposito degli indiani.-Geronimo-Per noi i guerrieri non sono quello che voi intendete. Il guerriero non è chi combatte, perché nessuno ha il diritto di prendersi la vita di un altro. Il guerriero per noi é chi sacrifica se stesso per il bene degli altri. È suo compito occuparsi degli anziani, degli indifesi, di chi non può provvedere a se stesso e soprattutto dei bambini, il futuro dell'umanità.- Toro Seduto -Pace non è solo il contrario di guerra, non è solo lo spazio temporale tra due guerre… Pace è di più. È la Legge della vita. È quando noi agiamo in modo giusto e quando tra ogni singolo essere regna la giustizia.- detto irochese -Non conosco alcuna specie di pianta, uccello o animale che non si sia estinta dopo l'arrivo dell'uomo bianco. L'uomo bianco considera la vita naturale degli animali come quella del nativo su questo continente: come un fastidio. Non c'è alcun termine nella nostra lingua con il significato di “fastidio”.- Orso in Piedi -Voi vi diffondete come olio sulla superficie dell'acqua, noi ci sciogliamo come neve sotto il sole di primavera. Noi non impariamo la vostra arte, così che il popolo dei pellerossa è perduto e i suoi giorni sono contati.- Piccola Tartaruga -Noi siamo disarmati. Comunque siamo disposti a darvi ciò che chiedete a condizione che voi veniate a noi in pace e non con spade e fucili, come se steste andando in guerra contro un nemico.- Powathan -Risparmiate donne e bambini non sono loro quelli contro i quali stiamo conducendo la guerra e usiamo il coltello da scalpo. Noi combattiamo contro gli uomini. E vogliamo comportarci da uomini.- OscenaLa guerra presto si trasformò in carneficinaE la terra si macchiò del nostro sangue.Il nostro popolo venne schiacciato dai distruttori:Pochi Stoney sopravisseroE la stessa sorte toccò agl'Irochesi;I Cherokee furono totalmente sterminatiE ora di loro non rimane altro che un ricordo,Proprio come disse Geronimo,Sui libri degli uomini d'oltreoceano.Alcuni ricordano i Sioux e gli Apache,Pochi conoscono la loro saggezza,E molti meno sanno delle barbarie qui commesse dai loro simili,E quando si parla di rispetto per la natura appare solo una risata.È questa la degna fine del mio popolo?È tempo di lasciare spazio alla tecnologia,È tempo di sparire e per essere dimenticati,È tempo di lasciare questo mondo alle sue sofferenze.019 - In Sotto il Segno del Drago leggenda e la storia si fondono come sempre quando si parla di una figura come Artù di Camelot, e qui cerco di narrarla a mio modo. Alcune curiosità: il titolo è stato scelto dopo aver visto i film “Merlin” e modificando quello dell'album dei Bathory “Under the Sign of Black Mark”, mentre la scelta di scrivere una suite proviene da “The Battle For The Great Silver Sword” dei Domine.
019 - In Sotto il Segno del Drago leggenda e la storia si fondono come sempre quando si parla di una figura come Artù di Camelot, e qui cerco di narrarla a mio modo. Alcune curiosità: il titolo è stato scelto dopo aver visto i film “Merlin” e modificando quello dell'album dei Bathory “Under the Sign of Black Mark”, mentre la scelta di scrivere una suite proviene da “The Battle For The Great Silver Sword” dei Domine.
I - Father of LegendPendragon,Padre del figlio della giustizia e della lealtà,Combattevi per tenere alto il tuo nome:La tua effigie era un simbolo di indomita potenza.Molti ricordano le tue gesta e la tua forza,Io ricordo solo la fine del tuo governo sanguinoso.Uther, eri solo un tiranno che impartiva ordiniSotto il segno del drago rosso.Senza ideali nè sogni, obbedivi al piacere,E per soddisfare la tua reale lussuriaHai tradito uno dei tuoi più fedeli sudditiE hai perso la fiducia del tuo consigliere, Merlino,Ma da quell'unione nacque il salvatore,Il latore della speranza e dell'uguaglianzaChe ti ha reso l'ultimo dei tiranni.Sotto il segno del drago,Sei morto in battaglia con Excalibur tra le maniE il tuo corpo giace su una lastra di ghiaccio tinta di rosso.Chi, se non Merlino, poteva riprendere quella spadaPer affidarla allo spirito della montagnaChe avrebbe custodito l'arma finchéUn giovane, dal cuore puro, non fosse stato degno del trono?Un nuovo padrone che avrebbe lottatoE avrebbe cambiato il mondoSotto il segno del drago.II - Empty ThroneAnno dopo anno, i tornei e le giostre tra cavalieri aumentavano,Ma tra tutti i vincitori nessuno era abbastanza fortePer estrarre la spada d'argento forgiata dagli déi,E il regno, senza governo, viveva nel terrore di un'invasione.Nel silenzio dell'anonimatoMerlino addestrò alla giustizia, alla libertà, e ai valori più nobili,Il figlio illegittimo di Pendragon,E sempre nell'ombra,Artù estrasse dalla roccia la Calendfwilch.Giorni di tranquillità sorgevano sotto un nuovo sole:Ora la Bretannia aveva un nuovo reChe avrebbe governato sotto il segno del dragoE che sarebbe diventato Rex Quondam, Rexque Futurus.III - The Age of GoldArtù,Figlio dell'antico codice,Combattevi sotto lo stesso emblema di tuo padre:Combattevi sotto il segno del drago.Nel nome di un popolo che bramava giustiziaHai fondato la città dei sogni,La città dell'uguaglianza, della libertà, della giustizia,Sotto il segno del drago,E ora la gente grida con orgoglio il suo nome:Camelot! Camelot!L'epoca d'oro vedeva il tuo regno rispecchiare i tuoi sogniE ritrovare in Lancilotto il capo dell'ordine da te fondato:I cavalieri della tavola rotonda.Hai trovato una regina per il tuo popolo,E ad esso hai regalato speranze e sogni di gloria,E ora la gente grida e tesse le tue lodi.Arthur Rex Quondam, Rexque Futurus.Guidato dal feudatario di Avalon,Terra della magia,I tuoi ideali e i tuoi sogni erano dotati di grande potenza,E per vedere l'intero mondo sotto un unico velo di paceSei partito per le crociate,Affidando Ginevra e il regno a Merlino.Anni di ricerca e lotte diplomatiche seguirono alle immense soddisfazioni:Unificare il mondo sotto un unico idealeE compiere la sacra missione per dimostrare l'esistenza di Cristo,Trovando il sacro Graal.Nuove guerre minacciavano la pace,E tu, pronto a rispondere alla loro chiamata,Ti sei gettato nelle trattative,E ora il mondo è migliore grazie a te.È grande il rispetto che ogni uomo nutreNei confronti di ciò che tu hai fattoSotto il segno del drago.IV - Decline of Ideal KingdomSotto il segno del dragoHai passato molti anni tra vittorie e sconfitte,E quando sei rientrato in patria la tua gente ti portò in trionfo.Arthur Rex Quondam, Rexque Futurus.Il tempo però logora ogni cosa,E l'epoca d'oro svanì presto,Annientata dall'ambizione della cavalleria e dalle maldicenzeSorte con l'arrivo del nemico più combattivo nella quale ti sei imbattuto:Morgana, sotto l'oscura protezione di una dea,Trasse in inganno suo fratello Merlino,E dopo una lunga lotta ebbe il sopravventoE lo tramutò in pietra.Ma la stirpe della magia non era l'unica a creare problemi,E a gettare il regno in un profondo precipizioFu anche il più fidato dei tuoi amici e cavalieri,Sir Lancilotto dal Lago:Il leader dei cavalieri passò notti di fuocoAssieme alla regina Ginevra.Sei caduto nell'illusione di Morgana,Preludio della fine,E unendoti a lei che rifletteva l'immagine di GinevraHai generato la progenie che decretò la tua fine:Da quella notte nacque il tuo erede, Mordred,Il figlio della giustizia e della magia nera,Destinato a governare dopo di teSotto il segno del drago.V - Silent Hymn at Arrive of Underhand DeathHai ucciso il tuo erede,Ma in quella battaglia, anche se hai ottenuto la vittoria,La morte ha posato la sua mano su di teUtilizzando tuo figlio Mordred come esecutore materiale,E ora il popolo piange la tua mancanzaDavanti alla tua lapideNel feudo di Avalon.Essa riporta l'effigie di tuo padre,Il grande drago rosso su sfondo bianco, la tua bandiera,E una frase, come una profezia che si è avverata:Rex Quondam, Rexque Futurus.020 - Come esprime chiaramente il titolo Conclusione - Fino alla Fine del Tempo, con questo testo si conclude la prima parte di questo viaggio interiore, raccontato tramite un diario fatto di spezzoni di ricordi e di visioni, fin'ora in disordine temporale. Questa non è la fine, perché questo viaggio finirà solo quando finirà il tempo di questa nostra parte di universo, forse solo mia vita o dell'ispirazione che la fà ardere e le dà colore. Questo, quindi, per assurdo, è solo il continuo dell'introduzione, e quindi del principio, e come l'inizio è la ogni fine di un ciclo e la nascita di un nuovo periodo, questa è solo la conclusione di un preludio che non avrà fine finchè avrò ancora la capacità di esprimere quello che sento dentro.
020 - Come esprime chiaramente il titolo Conclusione - Fino alla Fine del Tempo, con questo testo si conclude la prima parte di questo viaggio interiore, raccontato tramite un diario fatto di spezzoni di ricordi e di visioni, fin'ora in disordine temporale. Questa non è la fine, perché questo viaggio finirà solo quando finirà il tempo di questa nostra parte di universo, forse solo mia vita o dell'ispirazione che la fà ardere e le dà colore. Questo, quindi, per assurdo, è solo il continuo dell'introduzione, e quindi del principio, e come l'inizio è la ogni fine di un ciclo e la nascita di un nuovo periodo, questa è solo la conclusione di un preludio che non avrà fine finchè avrò ancora la capacità di esprimere quello che sento dentro.
Le parole volano veloci nel ventoE poi si perdono,Lontane e senza significato duraturo,Tra leggeri echi.I sentimenti durano un attimoE poi svaniscono improvvisamente,Proprio come sono arrivati,E di essi rimane solo il ricordo,Anche, se a volte,Alcuni attimi si ripetono all'infinito.Un sogno al risveglio,Una speranza realizzata o infranta,Un pensiero appena formulato nella nostra menteE detto ad alta voce:Tutte queste cose spariscono nelle tenebre più profonde,Senza avere possibilità di ritorno.La musica, invece, è diversa.La musica è eterna:Vola alta nel cielo,Infrange ogni barriera imposta dall'uomoE raggiunge l'animo di ogni personaSenza alcuna distinzione.La musica è vita;È la mia ragione di vita.Lei è sempre stata con me ogni cosa succedesse,E in ogni momento in cui avevo bisogno, lei mi abbracciava,Mi sollevava, e mi faceva proseguire per il mio sentiero,La strada che lei mi aveva indicatoO che io avevo scelto nel grande dedalo.La musica è ovunqueE non è solo quella che crea l'uomo,Ma a creare musica sono anche i suoni della natura e degli animali,E per questo che lei continuerà a vivere fino alla fine del tempo.
021 - Immaginatevi una festa, una danza celtica intorno al fuoco, e che nel culmine della serata e dell'euforia, in quella notte magica, il cielo venga illuminato dalle stelle cadenti, oltre che da una luna splendente come una goccia d'oro sospesa nel cielo. Questa visione è nata mentre ascoltavo tre canzoni che si sono susseguite mentre le ascoltavo con lo shuffle: “Ghostwood” dei Lothlórien, “Moondance” dei Nightwish e “Dance of Death” degli Iron Maiden. Queste mi hanno trasmesso la sensazione di essere proiettato in quella festa e di farmi trascinare dalla musica. In quel momento mi sono sentito possedere dall'ispirazione che fremeva per uscire da dentro, e così ho tirato giù questo testo di getto, senza pensare a uno schema per scriverlo o dovendo correggere qualcosa: il tutto nel tempo di una parte della canzone degli Iron Maiden. Quindi ora fatevi trascinare dalla musica musica e che La Danza di Mezzanotte cominci.
Unisciti a noiChe inizia il rito:La danza di mezzanotteNella notte delle stelle cadenti.Illuminati da una flebile fiammaAspettiamo il giorno della svoltaTra balli, canti e racconti.Gira intorno al fuocoE ascolta storie saggeDi persone più esperte di teNell'arte della vita,E forse una cometaAttraverserà la tua anima,Lasciando un forte ricordoDi una festa insolita.Gira intorno al fuoco,Danza, sogna e spera.Nel ballo di mezzanotte,Brucia le preoccupazioniNella fiamma dell'accampamentoE dimentica il mondo esterno.Gira intorno al fuoco,Vortica insieme a noi,E vola liberoTra le bianche stelle cadentiDi questa notte magica.Osserva le sinuose forme del fuoco,E parla con luiDelle mille meraviglieChe le ombre nascondonoSotto l'arcobaleno della luce.Gira intorno al fuocoCanta, sorridi e vola alto.Nella danza di mezzanotteImpara a credere nella naturaAffidandoti alle tue originiE trascura le parole superflueGira intorno al fuocoE ascolta la musica nel ventoDei popoli passati,E forse riusciraiA spalancare le porteChe portano al domaniE ai misteri del futuro.Unisciti a noiChe inizia il rito:La danza di mezzanotteNella notte delle stelle cadenti,E forse qualcosa cambierà in tePortando nel regno dell'asfaltoUn tesoro delle foreste nordiche.022 - Le difficoltà della vita spesso ci impongono di migliorare noi stessi, ci obbligano a ricavare il massimo possibile da ogni crisi, di creare delle difese nei confronti del mondo esterno. Essere un Lupo parla di questo, di trovare il modo per cambiare, adattarsi a sopravvivere nella foresta d'asfalto che è la città, pur rimanendo sempre fedeli a se stessi.
022 - Le difficoltà della vita spesso ci impongono di migliorare noi stessi, ci obbligano a ricavare il massimo possibile da ogni crisi, di creare delle difese nei confronti del mondo esterno. Essere un Lupo parla di questo, di trovare il modo per cambiare, adattarsi a sopravvivere nella foresta d'asfalto che è la città, pur rimanendo sempre fedeli a se stessi.
La forza è salvezza giù in città;La forza è la tua unica certezza;Quindi non rimanere a guardare:Non essere la preda,Sii il cacciatore:Cerca di essere un lupo.Lo so, è difficile;Lo so che questa è una giungla;Lo so per esperienza:Tutti ci siamo passati una volta.Qui non c'è pietà per chi supplica:Se non sei pronto ti divorano;E non voltare le spalle alla società:Tira fuori le zanne e gli artigli,Sii indulgente:Cerca di essere un lupo.Lo so che fa paura;Lo so che ti senti smarrito;Lo so, ma ti abituerai:Tutti ci siamo passati una volta.Hai il nobile coraggio del leone,Hai gli occhi scrutatori del falco,Hai la fine astuzia dalla volpe,Hai l'agile destrezza del leopardo;Sii aggressivo:Cerca di essere un lupo.Non concedere niente a nessuno:Non mostrare le tue debolezze;Cancella tutte le tue incertezze;Proteggi il tuo cuore dalle parole;Sii invulnerabil:Cerca di essere un lupo.Lo so, è difficile;Lo so che questa è una giungla;Lo so per esperienza:Tutti ci siamo passati una volta.In questa giunglaDove i grattacieli sostituiscono gli alberi,Dove l'asfalto copre l'erbaE le stelle si trasformano in lampioni,Divora o vieni sbranato,E non esitare, non fermarti,Perché c'è in gioco la vita:Cerca di essere un lupoE avrai il rispetto che meriti.023 - Sogni: basterebbe il titolo per descriverlo, perché in fondo tratta semplicemente della mia visione di questi strani desideri che ci danno forza e significato alla vita. Questo testo, è nato come possibile conclusione di un racconto di fantasia sul re barbaro Grailer che stavo scrivendo (e tutt'ora incompiuto), ma preso dalla foga dell'ispirazione, è diventato un'altra cosa, inadatta a chiudere una storia, però sicuramente adattabile per una canzone. Probabilmente nella stesura sono stato influenzato da un discorso di Grifis tratto dal manga “Berserk” di Kentaro Miura, così l'intero manga mi ha influenzato sulla stesura di quel racconto e sulla visione di ciò che sono per me sogni.
023 - Sogni: basterebbe il titolo per descriverlo, perché in fondo tratta semplicemente della mia visione di questi strani desideri che ci danno forza e significato alla vita. Questo testo, è nato come possibile conclusione di un racconto di fantasia sul re barbaro Grailer che stavo scrivendo (e tutt'ora incompiuto), ma preso dalla foga dell'ispirazione, è diventato un'altra cosa, inadatta a chiudere una storia, però sicuramente adattabile per una canzone. Probabilmente nella stesura sono stato influenzato da un discorso di Grifis tratto dal manga “Berserk” di Kentaro Miura, così l'intero manga mi ha influenzato sulla stesura di quel racconto e sulla visione di ciò che sono per me sogni.
Sogni:Sogni che s'infrangono e svanisconoSotto un cielo copertoDal grigio della rassegnazione.Sogni, illusioni, finzioni,Non sono altro che gocce pureIn un mare sporcoD'ira, odio e violenza,In cui tutti noi siamo immersi,Senza una via di fuga,Senza un domani certo,O la speranza che quel mareSi tinga dei coloriDei nostri più profondi desideri.Sogni:Mete da raggiungereNascoste dietro oscuri nembi,Oltre l'orizzonte,Tra i raggi di un sole morente.Lontani nel tempo,Lontani nello spazio,Lontani,Ma ovunque intorno a noi,L'unica fuga dalla realtà,E dai doveri che ci circondano.Stelle bianche nella seraSi confondo con le luci di cittàDeviando il nostro cammino,Anche se non riesconoAd oscurare la luna.Sogni, che nascono nella notte,Si alimentano col fuoco dell'albaE si spengono con la fine del giorno.Con l'inizio di una buia notte invernaleSi accendono come un lampo,Ardono e si alimentano,Nutrendosi della nostra vita,E ci abbandonano senza preavvisoAl calar delle tenebre.Gocce tristi bagnano specchiChe riflettono la realtàE distorcono la visione,Trascurando piccoli obiettiviE cancellando il materialismo.Desideri, speranze, ideali:Giuramenti per noi stessi,Impegni e sacrifici,Dove la sofferenzaSi alternaAll'indescrivibile gioia.I sogniCi fanno provareSentimenti contrastanti,Quasi opposti,Ma come in un arcobaleno,Non esiste confine nettoTra l'amore e l'odioE tra il bene e il male.A volte, tra di loroSi confondono e si unisconoCome tristezza, felicitàE malinconia.Chissà quant'è grandeLa forza di volontàE la passione in noi?Se si avvicina di piùAl rosso o al bluO se tende a viola?Chissà qual è il coloreDella speranza?E quello della depressione?Un gioco di coloriCirconda ogni nostra azione:Goccia di folliaChe bagna la luce della ragione;E una scala musicaleCi suggerisce la nostra via.Nell'eternità di un attimoIn cui tutto scompare,E solo un'immagine,Un remoto desiderioPrende il sopravvento,Il nostro pensieroSi materializzaDavanti ai nostri occhi,Sognanti.Tra pianti e lamenti,Sorrisi struggentiE fulgide lacrime,Il tempo scorreInesorabileMa l'unico punto di riferimento,Rimane fisso su di noi.024 - Immaginate uno spiraglio cremisi nel mattino illuminare la brina che brilla tra le luci dei lampioni, e che questo spiraglio fenda una lieve foschia. In questo paesaggio il respiro si condensa, e nel grigio cielo intravedi riflessi argentei contornati dai rami spogli di alberi che tentato di afferrare le nuvole: l'inverno sta arrivando, e il vento soffia implacabile, modificando questo scenario di metafore contrapposte; e al suono di quel canto cupo simile al gelido ululato altalenate ed etereo, riaprite i vostri occhi e leggete il testo che segue: Il Gelido Vento delle Tempeste Invernali, la seconda parte del Cerchio delle Stagioni.
024 - Immaginate uno spiraglio cremisi nel mattino illuminare la brina che brilla tra le luci dei lampioni, e che questo spiraglio fenda una lieve foschia. In questo paesaggio il respiro si condensa, e nel grigio cielo intravedi riflessi argentei contornati dai rami spogli di alberi che tentato di afferrare le nuvole: l'inverno sta arrivando, e il vento soffia implacabile, modificando questo scenario di metafore contrapposte; e al suono di quel canto cupo simile al gelido ululato altalenate ed etereo, riaprite i vostri occhi e leggete il testo che segue: Il Gelido Vento delle Tempeste Invernali, la seconda parte del Cerchio delle Stagioni.
Il gelido vento delle tempeste invernaliPorta con sé la neve e la pioggia;Cancella la nebbia metropolitana e sposta le nuvole;Accompagna con il suo ululato le notti che si accorciano.Il gelido vento delle tempeste invernali…Ovunque poso lo sguardoVedo ogni cosa copertaDalla neve biancaE le nuvole chiareChe si allontananoPer far spazioA neri corpi celesti.Il vento soffierà di nuovoE soffierà più veloce;L'uragano colpirà ogni cosa,E niente si salveràDal gelido ventoDelle tempeste invernali.Fiumi in piena cercano il mareNella speranza di raggiungereLuoghi caldi e acque pulitePrima che l'invernoFermi la sua corsa,Gelando ogni cosa.Il vento soffierà di nuovoE soffierà più veloce,E ovunque andrà,Qualunque posto visiterà,Non importa se attraverseràLa luce o le tenebre,Perché lui ritornerà sempre.L'inverno finirà presto:Le nuvole sopra di noi se ne andranno;Il sole scioglierà la neve e il ghiaccio.La vita ritornerà su queste terre,E una nuova stagione arriverà,E riporterà tutto alla vita;Così il gelido vento delle tempeste invernaliSvanirà per dare al mondo un nuovo inizio.025 - Questa è la storia di un Tradimento e di un enigma, di un sorriso forse sincero in balia di una menzogna perpetrata forse fino all'ultimo momento, forse un ricordo amaro addolcito allo scoprire la verità solo anni dopo, solo comprendo la sincerità e la scoperta nel volto di lei che realizza tutti gli errori ormai irrimediabili, a tempo scaduto, tra un sonno di morte e l'altro, uno temporaneo e l'altro definitivo. Questa è la reazione di chi si sente tradito e raggirato anche in quel momento perché non riesce ancora a vedere, dietro il velo delle circostanze ordinare, la straoridinarietà toccante di una confessione senza parole, espressa nel gesto più dolce, un bacio d'addio per salutare l'amore in questo mondo. Semplicemente questo, nulla di più.
025 - Questa è la storia di un Tradimento e di un enigma, di un sorriso forse sincero in balia di una menzogna perpetrata forse fino all'ultimo momento, forse un ricordo amaro addolcito allo scoprire la verità solo anni dopo, solo comprendo la sincerità e la scoperta nel volto di lei che realizza tutti gli errori ormai irrimediabili, a tempo scaduto, tra un sonno di morte e l'altro, uno temporaneo e l'altro definitivo. Questa è la reazione di chi si sente tradito e raggirato anche in quel momento perché non riesce ancora a vedere, dietro il velo delle circostanze ordinare, la straoridinarietà toccante di una confessione senza parole, espressa nel gesto più dolce, un bacio d'addio per salutare l'amore in questo mondo. Semplicemente questo, nulla di più.
Coloro che consideravo amiciMi hanno voltato le spalle;Le persone che ho odiatoMi hanno salvato la vita,Chi sacrificando la loro,Chi affidando la loro sorteAlle mie parole mute.Tra tutti quelli che mi hanno usato,Tra tutto ciò che ho passato,Tu eri l'unica di cui mi fidavo;Tu eri l'unica che credevo pulita;Invece mi ero illuso un'altra volta;Invece sei stata la causa di tutto.Io mi fidavo di te:Non esisteva nientePiù importante di te,Invece tu cosa hai fatto per me?Mi hai usatoFinché non ti sei spentaCome una fiamma nel vento,E hai tradito la mia fiducia.Ne è passato di tempo,E ora parlo a te,Al tuo spirito nel ventoChe ogni tanto sussurro nella mia mente,E ti chiedo perché,Perché hai traditoTutto quello che credevo?Perché hai distruttoOgni mia certezza?Forse sono io che mi sono illuso;Forse è stato solo un sogno che ho fatto;Forse tu non sei mai esistita veramente;Forse ho solo amato un'immagine allo specchio;Forse sono solo stato ingenuo a fidarmi di te.Allora addio Emilyn:Ormai tu non ci sei piùE non potrò mai capireSe il tuo sorriso, prima di morire,Era di vera felicitàPerché io ti stavo accanto,O perché, finalmente,Ti eri liberata di quel mostroChiamato “Leucemia”Che dall'interno avvelenavaOgni parte del tuo corpo.Anche se mi hai feritoE mi hai usato come un oggetto,Ti ricorderò come una persona speciale;E ora riposa in pace perché,Anche se soffro per colpa tua,Se sono quello che sonoLo devo a te.Addio…Addio…Addio.026 - Per quanto certi ricordi facciano soffrire, per quante lacrime si possano versare, per quanto certe sfide possano spaventare, prima o poi si dovrà affrontare il passato: le conseguenze delle proprie azioni, che siano esse negative o positive, che ci regalino un sorriso o riaprano vecchie ferite, e sarà sempre meglio decidere noi come e quando affrontarlo, per prendere in mano le redini della nostra vita, piuttosto che attendere il momento in cui non si potrà più rinviare, quando saremo colti alla sprovvista e dall'ansia, e tali fantasmi saranno più reali e potranno solo fare più male rispetto all'alternativa di prendere noi l'iniziativa. Con questa convinzione, all'epoca presi il coraggio e decisi di Affrontare il Passato e questo testo risulta, quindi, la dichiarazione d'intento del me stesso di allora, presente anche nel me stesso di adesso che riaffronta il suo passato ora che si ritrova a scrivere queste introduzioni e quindi a rievocare ricordi e sensazioni.
026 - Per quanto certi ricordi facciano soffrire, per quante lacrime si possano versare, per quanto certe sfide possano spaventare, prima o poi si dovrà affrontare il passato: le conseguenze delle proprie azioni, che siano esse negative o positive, che ci regalino un sorriso o riaprano vecchie ferite, e sarà sempre meglio decidere noi come e quando affrontarlo, per prendere in mano le redini della nostra vita, piuttosto che attendere il momento in cui non si potrà più rinviare, quando saremo colti alla sprovvista e dall'ansia, e tali fantasmi saranno più reali e potranno solo fare più male rispetto all'alternativa di prendere noi l'iniziativa. Con questa convinzione, all'epoca presi il coraggio e decisi di Affrontare il Passato e questo testo risulta, quindi, la dichiarazione d'intento del me stesso di allora, presente anche nel me stesso di adesso che riaffronta il suo passato ora che si ritrova a scrivere queste introduzioni e quindi a rievocare ricordi e sensazioni.
Forse ritornerò a sorridere veramenteE non per la felicità degli altri;Forse inizierò a pensare un po' a me stessoCome mi ha consigliato Elysa;Forse cadrò di nuovo in depressione;Ma è ora di affrontare il passato.Non so quanto tempo è passato;Non so per quanto tempo ho vagato,Senza fare alcuna scelta;Non so per quanto tempo sono statoSolo un'ombra sulla strada;Ma è ora di cambiare:Di scegliere la mia via,E non so dove essa mi porterà:So solo che è arrivato il momentoIn cui devo affrontare il passato.Troppi fantasmiSi nascondono tra le ombre dei miei ricordi,Ed è arrivato il momentoIn cui bisogna far luce nella memoria;Ed è arrivato il tempoIn cui bisogna cancellare i dubbi del passatoE scacciare la pauraPer ritornare a vivere veramente,Ed essere felice,Senza rimpianti, ne rimorsi,Solo un po' di nostalgia forse,Ma finalmente liberi da sé stessi:È arrivato il momentoIn cui devo affrontare il passato.Basta fuggire dal passato che m'insegue.Basta con queste ombre sulla mia strada.È ora di cambiare le cose alla radice,È ora di far luce nei miei ricordi,Perché non posso più vivereCon il dolore che mi perseguita:È arrivato il momentoIn cui devo affrontare il passato.Il passato non si può cambiareE non si può fuggire da essoE dalle proprie responsabilità,O dalle colpe, dai rimorsi e dai rimpianti;Non possiamo fuggire eternamenteDal dolore che ci segue:Bisogna farsi coraggioE sconfiggere ogni timore,Affrontando il passato.027 - Certe volte, quando l'amarezza e la tristezza dominano le nostre azioni e offuscano la vista, anche le parole più semplici posso ridare il sorriso, la capicità di tornare a sperare e di guardare al domani, soprattutto se dette da persone a noi vicine, che ci comprendono, che ci conosco; quelle parole, che comunemente non sortirebbero alcun effetto, che apparirebbero come comune retorica, acquistano un significato particolare, che tocca certe parti del nostro profondo che pensavamo di non avere più. Questo testo è scritto per quella persona che Non Dimenticherò Mai per aver fatto breccia nelle difese e nei muri che stavo erigendo, riuscendo a farmi aprire gli occhi su molte cose, dando inizio (almeno credevo all'epoca) ad un percorso che solo dopo molti anni mi ha permesso di uscire dal periodo più buio della mia vita; è semplicemente il mio grazie ad Elian.
027 - Certe volte, quando l'amarezza e la tristezza dominano le nostre azioni e offuscano la vista, anche le parole più semplici posso ridare il sorriso, la capicità di tornare a sperare e di guardare al domani, soprattutto se dette da persone a noi vicine, che ci comprendono, che ci conosco; quelle parole, che comunemente non sortirebbero alcun effetto, che apparirebbero come comune retorica, acquistano un significato particolare, che tocca certe parti del nostro profondo che pensavamo di non avere più. Questo testo è scritto per quella persona che Non Dimenticherò Mai per aver fatto breccia nelle difese e nei muri che stavo erigendo, riuscendo a farmi aprire gli occhi su molte cose, dando inizio (almeno credevo all'epoca) ad un percorso che solo dopo molti anni mi ha permesso di uscire dal periodo più buio della mia vita; è semplicemente il mio grazie ad Elian.
“Non dimenticherò mai quello che hai fatto per me”Vagavo nel mondo, con vaghe certezzeChe lentamente si trasformano in dubbi,E i miei sogni infantili persi lungo il cammino.Cosa sostiene il mio corpo?Cosa mi tiene in vita?Nella mia mente continua ad insidiarsiUn solo pensiero, un unico desiderio:La liberazione da tutti i problemi.Non avevo uno scopo nella vita,Perché i miei sogniVolavano più in alto di me.Dentro di meCercavo qualcosaD'ignoto e oscuro,Un infinito coraggioPer superare la debolezzaDi un addio e di una rinuncia;Poi tu mi hai messoUna mano sulla spallaE mi hai detto soloDelle parole comuni.Da quel momentoOgni cosa ha iniziato a cambiare,E io ho iniziato a capireChe poteva esistere un futuroDiverso da come lo vedevo io;Che poteva esserci una vitaSenza sogni da realizzare,Basata sulla felicità degli altri.Da quel momentoDentro di me si sono create paroleChe volevo dirti a voceMa che solo adesso prendono formaIn una melodia scritta da qualcun altro.Finalmente ho trovatoIl giusto coraggioPer dirti tutto,Per ringraziartiDel tuo continuo sostegno,Per avermi ascoltato,Anche se in fondoMolte coseSono rimasteDentro di me.Ricordati che ogni mio sorrisoLo dedicherò a te,Perché senza la tua presenza,E il tuo sostegno in ogni momento,Esso non potrebbe esistereCome la felicità che rappresenta.Grazie per tutte le parole,E non importaSe erano gridate al ventoO se erano su un foglio di carta,Perché sono state la loro forza,Forse quella della disperazioneO quella della pauraNel provare un nuovo dolore,Che mi hanno fatto rinascere.“Non dimenticherò mai quello che hai fatto per me”028 - L'ispirazione per Alle Aquile me la diede “Remember This Way” di Jordan Hill, colonna sonora di Casper, ma non tanto per la musica o per il testo, ma per il titolo che mi suonava molto dolce ed evocativo, tanto che mi ha fatto scrivere questo tributo: un ricordo a tre persone speciali che mi hanno dato un grande aiuto nel momento in cui ne avevo più bisogno. Per questo, per quello che hanno fatto, spesso senza rendersi conto, e per quello che provavo per loro. Per quanto riguarda il titolo Alle Aquile, ho utilizzato questo animale come metafora per riferirmi a loro perché è protettrice dai fulmini per gli antichi greci, perché per i nativi americani elargisce i raggi solari ed è la manifestazione del Grande Spirito, perché è un'animale capace di elevarsi fino a far toccare il cielo ad un uomo come nella siriana leggenda di Etana, perché è antagonista della materialità secondo la mitologia norrena… Erano tutte queste le caratteristiche che riscontravo in loro, quindi mi è sembrato il modo migliore per rendere loro omaggio, “per ricordare così”.
028 - L'ispirazione per Alle Aquile me la diede “Remember This Way” di Jordan Hill, colonna sonora di Casper, ma non tanto per la musica o per il testo, ma per il titolo che mi suonava molto dolce ed evocativo, tanto che mi ha fatto scrivere questo tributo: un ricordo a tre persone speciali che mi hanno dato un grande aiuto nel momento in cui ne avevo più bisogno. Per questo, per quello che hanno fatto, spesso senza rendersi conto, e per quello che provavo per loro. Per quanto riguarda il titolo Alle Aquile, ho utilizzato questo animale come metafora per riferirmi a loro perché è protettrice dai fulmini per gli antichi greci, perché per i nativi americani elargisce i raggi solari ed è la manifestazione del Grande Spirito, perché è un'animale capace di elevarsi fino a far toccare il cielo ad un uomo come nella siriana leggenda di Etana, perché è antagonista della materialità secondo la mitologia norrena… Erano tutte queste le caratteristiche che riscontravo in loro, quindi mi è sembrato il modo migliore per rendere loro omaggio, “per ricordare così”.
Vi ricorderò così:Con i vostri sorrisi sognanti,Con i vostri occhi splendentiTra gioia e dolore.Vi ricorderò così:Con le vostre labbra che sospirano al vento,Mentre danzate sui pianti e sui cantiDegli spiriti della natura che vi guidano.Nei miei sogniVedrò solo lacrime felici,Senza alcun'ombra nascosta,Senza alcun motivo per essere triste;Sorridenti, spensierate, sicure,Senza sentimenti da reprimereMa solo da andarne orgogliose.Vi ricorderò così:Tra fulgidi sorrisi e profondi sospiri.Vi ricorderò così:Luci nella notte che brillano nelle tenebre.Vi ricorderò così:Tra sguardi sognanti e vive speranze.Vi ricorderò così:Aquile che lambiscono il sole di mezzanotte.I miei occhiVi vedranno sempre come muse;Fonte di innumerevoli canzoni,Fonte di sorrisi che infondono coraggio;Ispiratrici, indimenticabili, insostituibili,Perno intorno alla qualeGira tutto il mio mondo.Vi ricorderò così:Con i vostri sorrisi allegri,Con i vostri occhi profondi,Tra il sole e il mare.Vi ricorderò così:Mentre planate dolcemente in una forestaSotto una pioggia di foglie autunnaliCon il sole che tramonta alle vostre spalle.Vi ricorderò così:Smarrite nel labirinto dei vostri pensieri.Vi ricorderò così:Fiori di primavera che sbocciano a nuova vita.Vi ricorderò così:Parole di una poesia senza tempo.Vi ricorderò così:Lucciole di boschi fatati che volano nella notte.029 - Il 6 agosto del 1945, alle 8 e 15 del mattino, un aereo sgancia Little Boy, la prima bomba atomica che viene fatta scoppiaresu un obiettivo civile: Aioi Hashi, il ponte a forma di T sul fiume Ota nella città di Hiroshima. L'obiettivo , scelto da Von Neumann per massimizzare i danni, viene mancato per meno di 250m, ma sfodera comunque un'energia di circa 16 chilotoni, causando oltre i centomila morti. I fisici, secondo alcuni, conobbero il peccato, mentre altri dissero che conobbero il potere, ma di sicuro il mondo conobbe l'orrore, e quell'incubo venne replicato da Fat Man solo tre giorni dopo, a Nagasaki. Questo costrinse il Giappone a porre fine alla seconda guerra mondiale. Ciò che segue non è altro che una descrizione simbolica di quella prima esplosione che cambiò la Storia dell'umanità: è L'ultimo Sacrifico - Accendendo il Primo Fuoco che portò ad una nuova e gelida guerra.
029 - Il 6 agosto del 1945, alle 8 e 15 del mattino, un aereo sgancia Little Boy , la prima bomba atomica che viene fatta scoppiare su un obiettivo civile: Aioi Hashi, il ponte a forma di T sul fiume Ota nella città di Hiroshima. L'obiettivo , scelto da Von Neumann per massimizzare i danni, viene mancato per meno di 250m, ma sfodera comunque un'energia di circa 16 chilotoni, causando oltre i centomila morti. I fisici, secondo alcuni, conobbero il peccato, mentre altri dissero che conobbero il potere, ma di sicuro il mondo conobbe l'orrore, e quell'incubo venne replicato da Fat Man solo tre giorni dopo, a Nagasaki. Questo costrinse il Giappone a porre fine alla seconda guerra mondiale. Ciò che segue non è altro che una descrizione simbolica di quella prima esplosione che cambiò la Storia dell'umanità: è L'ultimo Sacrifico - Accendendo il Primo Fuoco che portò ad una nuova e gelida guerra.
Part 1 - Artificial HurricaneUn urlo lacerò i timpani;Era l'annunciazione,L'arrivo della punizione:Il giorno del giudizio.Tutti i presenti capirono,All'arrivo dell'uragano,Che l'inferno li attendeva.Delle case spazzate viaDistrutte in un istante;Corpi sollevati da terra;Preghiere tra grida di dolore;Speranze volate nel vento.La sopravvivenza era solo una chimera,Ma non tutti morirono subito.“Il vento era solo una voce che chiamavaIl vero demone della distruzione”Part 2 - Raining BloodIl rosso liquido vitale delle personeLacerate dal vento pioveva dal cielo,Schiacciati come insetti insignificanti;Le loro paure urlate contro l'America,Il loro odio allietava la rapida agonia.In un secondo la vita diveniva morte.Apparse un lago di sangue umanoDove prima c'era una città,Trasformata per una giornataIn un campo di battaglia.Migliaia di vite divenneroCorpi freddi, contenitori vuoti:Erano persone con dei sogni.“Un istante e il diluvio cessò rapidamenteProprio come era arrivato: senza preavviso”Part 3 - Toadstool CloudNel cielo mattutino salì veloce e letale,Come un drago di fuoco prontoA divorare ogni cosa sul suo cammino,La grigia e nera nuvola a fungoPronta a ricadere, esanime, a terra,Aumentando notevolmente i danni;Ma oramai, cosa era rimasto come prima?Subdola come la morte che provocavaLa nuvola avvolgeva ogni cosa,Soffocava i morti e vivi senza differenza,Riempiva i polmoni di veleno mortaleDisturbando un sonno eterno appena iniziato,Violentando i sogni non realizzati dei defuntiE proseguendo la sua strada di distruzione.“Una nuvola che sembrava innocuaAnticipò l'arrivo del principe delle tenebre”Part 4 - Fire Arise With DarknessIl fuoco seguì lo spostamento d'ariaChe la sua caduta in terra aveva provocato.Pochi, probabilmente nessunoVide veramente le fiamme dell'inferno,Il trono di fuoco che si stava creando in terraPer colui che è solo spirito e male:L'angelo ribelle dalle ali nere.I suoi occhi infuocarono la terra;La gente ardeva come legna.“Non c'è fuga dal dolore:Puoi solo rifugiarti nella disperazione”Urlava con il suo solito sorrisoMentre ogni cosa si piegava al suo volere,E il falco delle tenebre volava sopra di lui.“Le anime senza meta imploravano pietàE la terra si apriva per l'avvento del male”Part 5 - World Cries AgainNessuno vide le legioni scarlatte del re,Nessuno potè guardare in facciaL'orda di demoni che contavano le vittimeO conoscere il nome del loro assassino;Solo alcuni fortunati videro un aereoSfrecciare velocemente nel cieloLasciando la sua scia bianca nel blu.I seguaci di Satana contarono,Solo duecentomila anime in piùAd affollare il posto più grande che esiste;Solo duecentomila dannati in piùPer aver premuto un bottone in voloPer ordine di un uomo che si crede Dio;E per lui quei martiri sono solo un numero.“Il mondo piange ancora per un'insensataCarneficina in nome della pace futura”030 - L'idea per questo testo parte da un'immagine precisa: colei che mi ha spinto a scrivere con la bandiera della pace sulle spalle alla manifestazione del 15 febbraio del 2003 a Milano, quando si è creato il simbolo della pace con le bandiere arcobaleno e bianche, mentre anche il resto del mondo protestava contro un l'intervento militare in Iraq. È quello spirito che questo testo Senza Paura vuole fotografare, così come hanno fatto i System of a Down con il video di “Boom!”, nient'altro.
030 - L'idea per questo testo parte da un'immagine precisa: colei che mi ha spinto a scrivere con la bandiera della pace sulle spalle alla manifestazione del 15 febbraio del 2003 a Milano, quando si è creato il simbolo della pace con le bandiere arcobaleno e bianche, mentre anche il resto del mondo protestava contro un l'intervento militare in Iraq. È quello spirito che questo testo Senza Paura vuole fotografare, così come hanno fatto i System of a Down con il video di “Boom!”, nient'altro.
In vicoli stretti e strade vuoteCammini da solaSotto la pioggiaPer i tuoi ideali,Senza paura delle conseguenze,Senza paura dei potenti.Porti una bandiera sulle spalle,Molti slogan nella menteMa questi sono solo simboli,Perché ciò che ti spinge a lottareSi può chiamare solo con un nome:Ideali.Porti un simbolo al colloE indossi sette coloriCon un unico sogno,Perché ciò che ti spinge a lottareSi può chiamare solo con un nome:Ideali.Ampie piazze affollate di gente,Tutti assiemeSotto un unico pensieroPer una speranza,Senza paura che essa svanisca,Senza paura nel difenderla.Non importa quali e quanti muri dovrai abbattere,Non importa sopra chi dovrai camminare,Non importa gli ostacoli che dovrai superareO se almeno una possibilità di vittoria,L'importante è far sentire la propria voce,Senza paura.031 - Questioni, incertezze, domande esistenziali sorgono spesso spontanee in noi; quesiti che rinascono e percorrono la storia del genere umano dall'antica Grecia a oggi, e toccano nel profondo l'animo di tutti noi. Eterne Domande, senza risposta che ci accompagnano, sviluppando il nostro pensiero, spingendoci a guardare il mondo che ci circonda sempre sotto nuove prospettive, perché ogni domanda ne genera un'altra, forse con una risposta certa, forse con una risposta oggettiva o personale, ma che comunque porrà nuovi dubbi, in un accrescere e rincorrersi di risposte e domande. In questo testo, come già suggerisce il titolo Eterne Domande, sono riportate domande che mi sono sempre posto, ed altre che mi ponevo per vari motivi in quel periodo. Ho cercato di inserire nel testo solo quelle domande che credo chiunque si possa fare, quelle che senza risposta che eternamente ritornano, tralasciando molte altre che continuo a farmi legate al mio trascorso e alle circostanze della mia esperienza.
031 - Questioni, incertezze, domande esistenziali sorgono spesso spontanee in noi; quesiti che rinascono e percorrono la storia del genere umano dall'antica Grecia a oggi, e toccano nel profondo l'animo di tutti noi. Eterne Domande, senza risposta che ci accompagnano, sviluppando il nostro pensiero, spingendoci a guardare il mondo che ci circonda sempre sotto nuove prospettive, perché ogni domanda ne genera un'altra, forse con una risposta certa, forse con una risposta oggettiva o personale, ma che comunque porrà nuovi dubbi, in un accrescere e rincorrersi di risposte e domande. In questo testo, come già suggerisce il titolo Eterne Domande, sono riportate domande che mi sono sempre posto, ed altre che mi ponevo per vari motivi in quel periodo. Ho cercato di inserire nel testo solo quelle domande che credo chiunque si possa fare, quelle che senza risposta che eternamente ritornano, tralasciando molte altre che continuo a farmi legate al mio trascorso e alle circostanze della mia esperienza.
Chissà se sono solo una pedina nel gioco del destinoO se esiste veramente il libero arbitrio?Chissà che giornata sarà domaniE se riuscirò a superare i problemi che incontrerò?Chissà se sto gettando, quel poco che mi è rimasto,Nelle fiamme, per cancellare la mia ingannevole felicità?Chissà se ho già perso ogni cosaE se sto vivendo in un riflesso del passato?Eterne domande e vaghe risposte:Solo eterne incertezze che ci accompagnano,Ma esisteranno veramente delle eterne risposte?Sono veramente libero o sono schiavo di me stesso?Esiste veramente qualcosa dopo la morte, o essa è la fine di ogni cosa?È possibile vivere uccidendo sé stessi per la felicità degli altri?Esiste una via di fuga da questa prigione chiamata mondo?E un posto in cui si può solo essere felici,In cui ogni cosa genera un sorriso?In un posto del genere, anch'io che ho paura della felicità,Riuscirei a sorridere senza tremare?Eterne domande e vaghe risposte:Solo eterne incertezze che ci accompagnano,Ma esisteranno veramente delle eterne risposte?Si può fermare la corsa del tempo?I miei ideali, in futuro, diverranno realtà?Potrò sempre contare sulle mie certezze?E la vita ha veramente un significato?Si può amare veramente una persona senza essere ricambiati?Vivere in solitudine avendo vivo il ricordo del calore umano?Si può ritornare a volare dopo aver toccato il fondo?Si può toccare il sole quando si avvolti dalla nebbia dell'oblio?Eterne domande e vaghe risposte:Solo eterne incertezze che ci accompagnano,Ma esisteranno veramente delle eterne risposte?- 032 - Il testo che segue l'ho scritto ispirandomi un po' al mio primo concerto metal che sono andato a vedere: Blind Guadian all'Alcatraz di Milano il 10/10/2002 (le cui prime tre canzoni e l'ultima sono finite in tale ordine nel loro disco “Live” uscito l'anno successivo, oltre ad aver messo The Bard's Song - In the Forest come bonus track del singolo) e al Gods of Metal 2003 (il primo festival a cui ho partecipato) tenutosi al Mazda Palace. Ovviamente i riferimenti a quanto è accaduto quella sera ci sono, anche se ho aggiunto qualcosa che potrebbe succedere come lo stage diving (cosa abbastanza rara in realtà) per rendere meglio l'euforia e l'energia che si può percepire in una manifestazione simile. Di questa Psicosi Metallara (che è costituita da euforia, un sentimento di unione e fratellanza che permea (o dovrebbe permeare) ogni concerto del genere, l'esaltazione, il rocking puro) ne avevamo scritto la struttura portante della base musicale: il testo si univa bene alla musica ed insieme risaltavano e descrivevano alla perfezione quell'atmosfera che volevo trasmettere. Spero che anche da solo il testo sia abbastanza efficace da trasmettere quella sensazione di esserci, di far parte di qualcosa e di volerla vivere fino in fondo che il pezzo nella sua interezza trasmetteva. Dato che quando l'ho scritto avevo già in mente la struttura avevo segnato quando dovevano entrare gli assoli, quindi qui sotto vi sono segnate anche le indicazioni.
032 - Il testo che segue l'ho scritto ispirandomi un po' al mio primo concerto metal che sono andato a vedere: Blind Guadian all'Alcatraz di Milano il 10/10/2002 (le cui prime tre canzoni e l'ultima sono finite in tale ordine nel loro disco “Live” uscito l'anno successivo, oltre ad aver messo The Bard's Song - In the Forest come bonus track del singolo) e al Gods of Metal 2003 (il primo festival a cui ho partecipato) tenutosi al Mazda Palace. Ovviamente i riferimenti a quanto è accaduto quella sera ci sono, anche se ho aggiunto qualcosa che potrebbe succedere come lo stage diving (cosa abbastanza rara in realtà) per rendere meglio l'euforia e l'energia che si può percepire in una manifestazione simile. Di questa Psicosi Metallara (che è costituita da euforia, un sentimento di unione e fratellanza che permea (o dovrebbe permeare) ogni concerto del genere, l'esaltazione, il rocking puro) ne avevamo scritto la struttura portante della base musicale: il testo si univa bene alla musica ed insieme risaltavano e descrivevano alla perfezione quell'atmosfera che volevo trasmettere. Spero che anche da solo il testo sia abbastanza efficace da trasmettere quella sensazione di esserci, di far parte di qualcosa e di volerla vivere fino in fondo che il pezzo nella sua interezza trasmetteva. Dato che quando l'ho scritto avevo già in mente la struttura avevo segnato quando dovevano entrare gli assoli, quindi qui sotto vi sono segnate anche le indicazioni.
L'attesa giunge al termineE i pochi secondiChe mancano all'inizio svaniscono.Due voci fuori campoIntroducono l'inizio della tempesta:La nebbia esce dalle macchineChe fanno parte della scenografia;Poi, nel buio del palazzetto,Loro entrano all'improvviso.Con gli strumenti in mano,Pronti a tutto,Pronti a stupire.In prenda ad una psicosi di massaScoppia il pogo.Metal Psicosi:Sentimento di unione;Metal Psicosi:Apoteosi musicale;Metal Psicosi.[Assolo]I bardi moderni suonanoE lo spettacolo volaTra una leggendaE una ballad,Tra canzoni violenteE melodie epiche,Veloci assoli di chitarra,Rullate ultratecnicheE screaming oltre i limiti umani.[Assolo 2]Con gli strumenti in mano,Pronti a tutto,Pronti a stupire.In prenda ad una psicosi di massaScoppia il pogo.Metal Psicosi:Sentimento di unione;Metal Psicosi:Apoteosi musicale;Metal Psicosi.Tra luci degli effetti scenici,E con il pogo che infuria,Parte lo stage divingPer la fine del concerto;I defenders gridano un nome;La band parte con il finale;Il batterista lancia le bacchette,E torna la calmaPer gli ultimi saluti.Con gli strumenti in mano,Pronti a tutto,Pronti a stupire.In prenda ad una psicosi di massaScoppia il pogo.Metal Psicosi:Sentimento di unione;Metal Psicosi:Apoteosi musicale;Metal Psicosi.[assolo 3 + riff e poi assolo 4 in fade out]033 - La Mia Stella Brilla Ancora parla della rinascita dopo lo smarrimento, la speranza che ritorna dopo lo sconforto, L'Alba della Luce Stellare che torna brillare ora in un cielo limpido senza nuvole all'orizzonte, un sogno di pace che si avvera, forse momentaneamente, ma che lascia presagire che il peggio è passato e che, anche se la tempesta oscurerà le stelle, queste riusciranno prima o poi a trovare uno spiraglio per tornare ad illuminare la notte con quel sorriso che le caratterizza. È per questo che il presente testo è la terza parte di Riguardo a una Stella, quella in cui quella stella per la quale tanto si è fatto, e tanto si è dato, ritrova il piacere di vivere, e non importa quanto di tutto questo ha influito su quel risultato, o cosa potrebbe cambiare, perché l'unica cosa che conta è la sua felicità, al di sopra di qualsiasi altra cosa: l'unica conclusione che si è disposti davvero ad accettare se si tiene sinceramente a quella persona.
033 - La Mia Stella Brilla Ancora parla della rinascita dopo lo smarrimento, la speranza che ritorna dopo lo sconforto, L'Alba della Luce Stellare che torna brillare ora in un cielo limpido senza nuvole all'orizzonte, un sogno di pace che si avvera, forse momentaneamente, ma che lascia presagire che il peggio è passato e che, anche se la tempesta oscurerà le stelle, queste riusciranno prima o poi a trovare uno spiraglio per tornare ad illuminare la notte con quel sorriso che le caratterizza. È per questo che il presente testo è la terza parte di Riguardo a una Stella, quella in cui quella stella per la quale tanto si è fatto, e tanto si è dato, ritrova il piacere di vivere, e non importa quanto di tutto questo ha influito su quel risultato, o cosa potrebbe cambiare, perché l'unica cosa che conta è la sua felicità, al di sopra di qualsiasi altra cosa: l'unica conclusione che si è disposti davvero ad accettare se si tiene sinceramente a quella persona.
Non ci speravi più;Forse non ci hai mai creduto.Non pensavi cheLa realtà potesse superare la fantasia,E che, a volte,I sogni diventano realtà.Dentro di te c'è una grande forzaChe ha preso vita dal nulla.Non so se sono state le mie parole,O se io ho a che fare con essa,Ma sicuramente c'è qualcosa in teChe ha permesso al tuo sorrisoDi brillare ancora nel cielo,E questa è solo la tua volontà.Non vedevi piùChe c'era chi teneva molto a te,Mentre tu pensaviDi non contare nulla per gli altri,E così, più volte,Hai tentato di distruggere tutto.Sei ritornata a sorridere per te stessaE ora ti aggiri allegra per il mondo,Senza dover portare delle maschereE senza dover ricordare il dolore,Libera dalle vecchie paureChe ti tormentavano di notte;E ora vedi il mondo descritto da teCircondarti e avvolgerti in un caldo abbraccio.Sorridi feliceMentre ti alzi sopra l'orizzonte;E tu che credeviChe la vita era solo una lenta agonia,Finalmente vediChe anche nella realtà esiste il lieto fine.Non ci speravi più,Forse non ci hai mai creduto,Non pensavi che,La realtà può superare la fantasiaE che, a volte,I sogni diventano realtà.Brilla ancora nel cielo mia piccola stella.034 - Chiudete gli occhi, e immaginate alberi spogli che rinascono riempiendosi dei colori di boccioli che sbocciano in fiori, un campo che rinasce e si tinge come una tela impressionista di tonalità scintillanti; pensate agli animali che si ridestano dal lungo sonno del letargo, alla vita che rinasce vigorosa e si espande nell'aria, il tutto sotto un sole raggiante che ora predomina il giorno e saluta la sera con tramonti crepuscolari di rinnovata bellezza: la primavera ritorna a baciare il mondo con la vita di una Venere raggiante, regalando nuove energie e un rinnovato spirito di iniziativa che si rigenera, e in questa danza che vi circonda, riaprite i vostri occhi e leggete il testo che segue: Il Ritorno della Vita in una Giornata di Primavera, la terza parte del Cerchio delle Stagioni.
034 - Chiudete gli occhi, e immaginate alberi spogli che rinascono riempiendosi dei colori di boccioli che sbocciano in fiori, un campo che rinasce e si tinge come una tela impressionista di tonalità scintillanti; pensate agli animali che si ridestano dal lungo sonno del letargo, alla vita che rinasce vigorosa e si espande nell'aria, il tutto sotto un sole raggiante che ora predomina il giorno e saluta la sera con tramonti crepuscolari di rinnovata bellezza: la primavera ritorna a baciare il mondo con la vita di una Venere raggiante, regalando nuove energie e un rinnovato spirito di iniziativa che si rigenera, e in questa danza che vi circonda, riaprite i vostri occhi e leggete il testo che segue: Il Ritorno della Vita in una Giornata di Primavera, la terza parte del Cerchio delle Stagioni.
Sorge l'alba di un nuovo giornoE segna l'inizio di una nuova stagione;La luce pian piano ritorna a dominareDove prima si posava dolce la rugiada:Ora nuovi boccioli sbocciano in fioriChe nel tempo di poche settimane,Coloreranno gli alberi e i prati.L'equinozio segna l'inizio:La vita che ritorna dopo la morte,La luce che cancella la decadenza.Stormi di rondini all'orizzonteRitornano dal sud con le loro acrobazie;In profondità di buie caverneAnimali si risvegliano lentamente,Si preparano a riaffrontare il mondo,E alcuni a cercare chi sia un degno compagno.L'equinozio segna l'inizio:La vita che ritorna dopo la morte,La luce che cancella la decadenza.La luce domina e conquistaLa supremazia sulla debole notte,Arrivando al massimo potereNel prossimo solstizio, quello estivo,E poi la situazione si capovolgeràIn un eterna lotta tra luce e tenebreChe continuerà così per sempre.L'equinozio segna l'inizio:La vita che ritorna dopo la morte,La luce che cancella la decadenza.035 - A volte la vita ti mette a dura prova, e vi sono giorni in cui non vorreste essere su questo mondo, altre ancora invece vorreste solo allontanarvi da tutto ciò che vi opprime, che vi stressa. È di questo che parla questo testo: il viaggio mentale, uno dei tanti che ho fatto, per allontanarmi da una realtà che in quel periodo era soffocante, per allontanare tutti i problemi e trovare il modo per riacquistare l'energia. Sdraiato sul letto nel buio della mia camera, con la musica che crea atmosfera (dai Blackmore's Night ai Bathory, passando dai Forest of Shadows) e gli occhi chiusi, la mente che vagava, viaggiando sulle note di una melodia evocativa che mi portava lontano, in un luogo dove trovare pace;è per descrivere quell'episodio che ha dato fondo all'ispirazione che mi ha portato in un Viaggio in un Mondo Illusorio.
035 - A volte la vita ti mette a dura prova, e vi sono giorni in cui non vorreste essere su questo mondo, altre ancora invece vorreste solo allontanarvi da tutto ciò che vi opprime, che vi stressa. È di questo che parla questo testo: il viaggio mentale, uno dei tanti che ho fatto, per allontanarmi da una realtà che in quel periodo era soffocante, per allontanare tutti i problemi e trovare il modo per riacquistare l'energia. Sdraiato sul letto nel buio della mia camera, con la musica che crea atmosfera (dai Blackmore's Night ai Bathory, passando dai Forest of Shadows) e gli occhi chiusi, la mente che vagava, viaggiando sulle note di una melodia evocativa che mi portava lontano, in un luogo dove trovare pace;è per descrivere quell'episodio che ha dato fondo all'ispirazione che mi ha portato in un Viaggio in un Mondo Illusorio.
Chiudo gli occhi nel buio della mia cameraE dolci note escono dalle casse dello stereo.Mi abbandono a quella melodia rilassanteE sgombro la mia mente da ogni pensiero;Così essa si allontana dalla realtàE inizia un viaggio in un mondo illusorio,Fittizio, senza verità: solo sogni nascostiNei più profondi recessi del mio animo.Un viaggio in un mondo illusorio,Fittizio, che conosco solo io,Costruito dalla mia immaginazione,Ideale, come la realtà che vorrei.Cammino tranquillo in strade vuote:Qui non ho paura di commettere erroriE ad ogni mio passo sento il calore umanoChe mi sostiene e mi fa andare avanti;In un posto simile non conosco la solitudineE la sofferenza è solo un ricordo lontano,Sfocato, confuso, vago, indefinito.Un viaggio in un mondo illusorio,Fittizio, che conosco solo io,Costruito dalla mia immaginazione,Ideale, come la realtà che vorrei.Il viaggio termina e sono costretto a tornare,Ad aprire i miei occhi stanchi al mondo reale,Ritornando all'inferno nel quale sono nato,Senza via di fuga, senza più alcuna speranza,Imprigionato in un labirinto senza paretiVedo che solo nei miei sogni posso vivereBervi attimi di pace, perché nella mia vitaNiente segue il fiume dei miei pensieri.Un viaggio in un mondo illusorio,Fittizio, che conosco solo io,Costruito dalla mia immaginazione,Ideale, come la realtà che vorrei.Ma almeno so di aver ancora la speranza,E quando inizia ad affievolirsi leggermenteMi chiudo in camera, nel buio,Con la musica che mi evoca forti emozioni,E inizio il viaggio nel mio mondo illusorio,Fittizio, costruito, ideale per me.036 - Libera la Tua Mente è un semplice dialogo tra chi sente la mente oppressa, con l'ansia desolante che tormenta e le aspettative, gli obblighi e le iniziative che rendono frenetico il lavorio della mente e amplificano quella sensazione soffocante, e colui che vuole aiutarlo consigliandogli di svuotare la propria mente da ogni pensiero opprimente, e poi farla viaggiare dove possa trovare ristoro, perché solo così potrai trovare la forza per andare avanti. Niente di più, se non un monito personale per conciliare le sfide del vivere quotidiano con il proliferare dei miei progetti personali.
036 - Libera la Tua Mente è un semplice dialogo tra chi sente la mente oppressa, con l'ansia desolante che tormenta e le aspettative, gli obblighi e le iniziative che rendono frenetico il lavorio della mente e amplificano quella sensazione soffocante, e colui che vuole aiutarlo consigliandogli di svuotare la propria mente da ogni pensiero opprimente, e poi farla viaggiare dove possa trovare ristoro, perché solo così potrai trovare la forza per andare avanti. Niente di più, se non un monito personale per conciliare le sfide del vivere quotidiano con il proliferare dei miei progetti personali.
La confusione offusca ogni cosa;La pazzia pervade la mia mente;Vedo la realtà con gli occhi della tristezza;Ogni mia speranza sparisce come fumo al vento.Sono costretto a soffrire per la felicità degli altriPerché mi sento inferiore a chiunque,Intanto ogni mio punto di riferimento svanisce,E la mia voglia di vivere diventaSolo un'evanescente essenza che vagaCome uno spettro solitario nella notte.Nonostante la confusione nella tua testa,Nonostante lo stress che ti distrugge,Nonostante la sofferenza che ti circonda,Nonostante l'indifferenza nei tuoi confronti,Sgombra la tua mente:Liberala da ogni pensiero.La disperazione distrugge i miei sogni;Non sono adatto per questa giungla urbanaPerché sono incapace di fare qualunque cosa:Non riesco neanche a relazionarmi con le persone.Sono costretto a cambiare il mio modo di pensare,O finire schiacciato dal mondoMentre cerco negli altri la forza per arrivare a domani;Ma la mia voglia di vivere è diventataSolo un'evanescente essenza che vagaCome uno spettro solitario nella notte.Nonostante la confusione nella tua testa,Nonostante lo stress che ti distrugge,Nonostante la sofferenza che ti circonda,Nonostante l'indifferenza nei tuoi confronti,Sgombra la tua mente:Liberala da ogni pensiero.La mia voglia di vivere èCome un'evanescente essenza che vagaCome uno spettro solitario nella notte,Senza una meta precisa,Solo con vaghi ricordi di un passato tra sogno e realtàE illusioni che non si realizzeranno mai.037 - Luci delle Notti Estive è la chiusura del Cerchio delle Stagioni e, a differenza delle altre parti, non si occupa di enfatizzare l'atmosfera naturale che la scenografia offre, ma si sofferma come il precedente sulla rinascita della vita, questa volta sociale, dato che in estate si vede il suo apice grazie soprattutto alle vacanze, al fine della scuola, alla ripresa di attività di luoghi di villeggiatura… insomma la vita sociale riprende e giunge all'apice in quelle notti dove ognuno pensa solo a godersi ogni momento, di vivere intensamente o riprendersi fisicamente dopo quasi un anno di lavoro/studio intenso, anche se spesso per questo, la maggior parte si dimentica della meraviglia che la natura che ci circonda crea e regala in questa stagione.
037 - Luci delle Notti Estive è la chiusura del Cerchio delle Stagioni e, a differenza delle altre parti, non si occupa di enfatizzare l'atmosfera naturale che la scenografia offre, ma si sofferma come il precedente sulla rinascita della vita, questa volta sociale, dato che in estate si vede il suo apice grazie soprattutto alle vacanze, al fine della scuola, alla ripresa di attività di luoghi di villeggiatura… insomma la vita sociale riprende e giunge all'apice in quelle notti dove ognuno pensa solo a godersi ogni momento, di vivere intensamente o riprendersi fisicamente dopo quasi un anno di lavoro/studio intenso, anche se spesso per questo, la maggior parte si dimentica della meraviglia che la natura che ci circonda crea e regala in questa stagione.
Insegne luminose di discoteche sempre aperte;Strade vuote che di notte prendono vita;Sul lungo mare i negozi aperti solo per l'estate;E la gente si rifugia nei bar per rinfrescarsi;I giovani che vagano senza meta precisa,Tra un disco-pub e un altro;Altri invece preferiscono le interminabili passeggiate.Tra le luci delle notti d'estateS'inizia a vivere quando cala il sole,E le stelle appaiono lontane in cielo.Poi, in una settimana d'Agosto, verso la metà,La gente si allontana dalle illuminazioni artificialiPer lo spettacolo annuale che si svolge solo per tre volte consecutive;E così ci si stupisce del cielo e di quanto sia profondo,Di quante stelle si possono contare ad occhio nudoSenza le varie distrazioni cittadine,E ci s'improvvisa tutti astronomi o romantici inguaribili .Tra le luci delle notti d'estateS'inizia a vivere quando cala il sole,E le stelle appaiono lontane in cielo.Ma tra i divertimenti e gl'intrattenimenti variNon ci s'accorge che la natura è al suo massimo splendore,Ma per quei pochi che si accorgono della sua bellezzaLei li ricambia con degli spettacoli indimenticabiliE regala loro colorati tramonti che fanno sognareE soddisfazioni immortalate in delle fotoChe si potrà sempre sfogliare a molti anni di distanza.Tra le luci delle notti d'estateS'inizia a vivere quando cala il sole,E le stelle appaiono lontane in cielo.“E infine, dopo tutto questo lento e ciclico fluire, Il tempo riprende da capo come ogni anno”.038 - Tolleranza Zero è il frutto dell'ennesimo sfogo di rabbia impossibile da trattenere di un periodo in cui questa condizione era routine; è nato dall'ira causata dai giudizi preconcetti delle persone, delle pressioni che soffocano, dalla depressione che sfocia in aggressività, dalle situazioni che mi circondavano e alimentavano tutto questo, dall'incredibile voglia di scomparire e trascinare con me il mondo che mi aveva reso così. È solo uno sfogo da cui è nato un pseudo-testo, forse troppo grezzo, ma adattabile perfettamente su un pezzo di metal estremo e ignorante.
038 - Tolleranza Zero è il frutto dell'ennesimo sfogo di rabbia impossibile da trattenere di un periodo in cui questa condizione era routine; è nato dall'ira causata dai giudizi preconcetti delle persone, delle pressioni che soffocano, dalla depressione che sfocia in aggressività, dalle situazioni che mi circondavano e alimentavano tutto questo, dall'incredibile voglia di scomparire e trascinare con me il mondo che mi aveva reso così. È solo uno sfogo da cui è nato un pseudo-testo, forse troppo grezzo, ma adattabile perfettamente su un pezzo di metal estremo e ignorante.
Non ce la faccio più:Siete tutti pronti a giudicare,Pronti a farmi la paternaleSenza neanche capire il motivo,Il perché del mio comportamento;Siete solo capaci di accusareSenza conoscere niente dei miei problemi.Non vi sopporto più:Credete di sapere tuttoE poter sparare sentenzeSenza pensare a come mi sento dentroE alla fatica che sto facendoNel tentativo di cambiareE di mettere ordine nella mia mente confusa.Non ce la faccio più,Non vi sopporto più:Pretendete da me ogni cosa,E mi accusate di ogni cosa,E mi trattate come un oggetto qualsiasiChe quando vi fa comodo lo mettete da parte,Dimenticando la sua esistenzaO evitando di averci a che fareTranne se vi fa comodo,Sbattendovene le palle di ciò che provo.Non vi sopporto più:E mi sono stancato di sentirmi dare del pazzoSolo per il semplice fatto che non sono come voiE perché penso e non mi faccio influenzare dai media;Ma qualche voltaVi è mai passato per la testaChe se mi comporto così ci sarà pure un motivo?Non vi sopporto piùMi avete veramente stancato con le prediche,Con il vostro atteggiamento e le vostre paroleChe non mi fanno altro che sentire inferiore a chiunque.Solo delle parole mi vengono dal profondo,Che non posso più tenermi dentro,Che una volta per tutte devo dirvele chiaramente:Spero moriate tra mille sofferenzeCon i vostri obblighi e divieti,Con la vostra inutile ipocrisia,E quel dito con cui indicateE giudicate chiunque vi capiti a tiroCon il vostro metro del cazzoImmaginate dove ve lo dovete mettere;E lasciatemi in pace per una volta,E vedete di andare a fare in culoE di non rompermi i coglioniCome avete fatto fin'ora.039 - Quando il dolore ti lacera dall'interno; quando la speranza di un divenire migliore svanisce e viene soppiantata da una desolante tenebra interiore; quando il freddo di una lama che ti accarezza con un calore che non hai mai provato; quando l'oblio diventa una meta accecante come la luce per una falena ti attrae; quando il sapore della morte ti stringe nella sua morsa e tu senti la sua essenza pervadere nel tuo abbraccio, sottraendone la vita che possedeva; quando l'unico conforto che consola la tua anima sanguinante è l'aspirazione di un nulla che esalta l'essere in vita; quando ogni parte di te urla per uscire anche a costo di annichilire l'urlo di vita che lo ha emanato ma che conduce all'agonia; quando tutto questo appare come paradiso perduto tra i muri di pietra di questo Eden d'asfalto tramutato in una Babele di cristallo, Pregare per la Morte e alla Morte non sembra più così insensato, anche se magari tu sei un ateo convinto e pensi che quelle parole cadranno nel vento, così come il tuo sangue sul pavimento mentre sussurri quell'anatema in cerca di un cambiamento definitivo.*
039 - Quando il dolore ti lacera dall'interno; quando la speranza di un divenire migliore svanisce e viene soppiantata da una desolante tenebra interiore; quando il freddo di una lama che ti accarezza con un calore che non hai mai provato; quando l'oblio diventa una meta accecante come la luce per una falena ti attrae; quando il sapore della morte ti stringe nella sua morsa e tu senti la sua essenza pervadere nel tuo abbraccio, sottraendone la vita che possedeva; quando l'unico conforto che consola la tua anima sanguinante è l'aspirazione di un nulla che esalta l'essere in vita; quando ogni parte di te urla per uscire anche a costo di annichilire l'urlo di vita che lo ha emanato ma che conduce all'agonia; quando tutto questo appare come paradiso perduto tra i muri di pietra di questo Eden d'asfalto tramutato in una Babele di cristallo, Pregare per la Morte e alla Morte non sembra più così insensato, anche se magari tu sei un ateo convinto e pensi che quelle parole cadranno nel vento, così come il tuo sangue sul pavimento mentre sussurri quell'anatema in cerca di un cambiamento definitivo.*
Per favore, Morte,Toglimi questa vita di continua sofferenza,Tanto se sparirò non ne soffrirà nessuno.Per favore, Morte,Non prolungare quest'agonia,In fondo, io non ho fatto nulla di male.Per favore, Morte,Cammina vicino a me,Metti la tua mano sulla mia spalla,E se puoi,Trapassami con la tua falce,E poi sorridi,Perché mi avrai finalmente donato la libertà.Per favore, Morte,Liberami dai problemi che mi tormentanoE dalla tristezza che non riesco a cancellare;Per favore, potente Morte,Non scappare ancora, non fuggire,Io voglio solo farti compagnia per l'eternità.Per favore, Morte,Aspetta che io verrò da tePer chiederti la libertà che desidero;E se puoi,Seguimi ovunque vada;E ti prego,Realizza almeno quest'ultimo desiderio.So che non sei felice del tuo ruolo,Che non vorresti uccidere la gente,Ma solo per una volta,Solo per questa volta,Infrangi le regolePer rendermi felice.Per favore, Morte,Stammi vicinoPerché ho bisogno di te adesso,E se puoi,Compi il tuo dovereMa ti prego,Fai in modo che io non sia mai esistito.Ti prego, Morte,Realizza questo mio ultimo desiderio.* quad Le parole e le immagini invocate da questo testo mi sono state ispirate principalmente dall'iconografia classica della “Grande Mietitrice” utilizzata dai Children of Bodom e alla parabola (forse del vangelo) della camminata sulla spiaggia e delle orme sulla sabbia. Vi è inoltre una canzone molto rappresentativa che mi ha dato l'ispirazione per queste parole: si tratta di “Disappear” dei Dream Theater040 - Vagavo per il mio paese, Bernareggio, e fui preso da una strana sensazione, una Malinconia, che doveva trovare uno sfogo. I ricordi del passato mi invasero la mente, tutti insieme, inondando ogni pensiero di nostalgia per ciò che è stato mai più sarà, come se quello fosse l'ultimo sguardo dato dal me stesso di allora, conscio che mai più avrei potuto vederlo così, come se anch'io stessi nuovamente per cambiare bruscamente. Volevo far trasparire quella sensazione, riuscire a descriverla e a fermarla, invece è venuta fuori solo una descrizione di quel pomeriggio, una catena di ricordi che stavano dietro a ciò che avrei voluto davvero esprimere: un semplice rimpianto per qualcosa che non sono riuscito a fare, ma anche questo in fondo fa parte, o almeno è legato, alla malinconia.
040 - Vagavo per il mio paese, Bernareggio, e fui preso da una strana sensazione, una Malinconia, che doveva trovare uno sfogo. I ricordi del passato mi invasero la mente, tutti insieme, inondando ogni pensiero di nostalgia per ciò che è stato mai più sarà, come se quello fosse l'ultimo sguardo dato dal me stesso di allora, conscio che mai più avrei potuto vederlo così, come se anch'io stessi nuovamente per cambiare bruscamente. Volevo far trasparire quella sensazione, riuscire a descriverla e a fermarla, invece è venuta fuori solo una descrizione di quel pomeriggio, una catena di ricordi che stavano dietro a ciò che avrei voluto davvero esprimere: un semplice rimpianto per qualcosa che non sono riuscito a fare, ma anche questo in fondo fa parte, o almeno è legato, alla malinconia.
Mi ricordo quella palazzina azzurra:Era lì che abitavo due anni fa.Quante cose sono cambiate da allora:Mi ricordo ancora quel balconeDove mi fermavo ad osservare le montagneE stupirmi ogni volta della natura;In fondo all'epoca tutto era più semplice.Malinconia:Rimpiangere il passato,Essere felici per ciò che è stato,Ascoltando le canzoni dei ricordiDi un passato che sembra sempre più lontano.Mi ricordo quella casa di fronte alla chiesa:Era lì che mi ritrovavo con la compagnia;Quante sere abbiamo passato assieme.Mi ricordo ancora del parco lì vicinoIn cui Mavi e Manu andavano a pattinare,Ed ogni voltaRimanevo a guardarle mentre si divertivano.Malinconia:Rimpiangere il passato,Essere felici per ciò che è stato,Ascoltando le canzoni dei ricordiDi un passato che sembra sempre più lontano.Mi ricordo il balcone della mia terza casa:Era lì che scoprivo nuove speranze;Quante ne sono nate e morte in due anni.Me lo ricordo ancora, quello eraIl balcone dei sogni e dei ricordi,Dalla sofferenza più profonda,Della gioia incontenibile.Quante lacrime ho versato davanti a quel balcone?Quante notti ad ammirare il cielo su di esso?Malinconia:Rimpiangere il passato,Essere felici per ciò che è stato,Ascoltando le canzoni dei ricordiDi un passato che sembra sempre più lontano.041 - Questo testo è nato dal voler mettere su un foglio le mie paure riguardo al futuro e delle incertezze che queste hanno messo in luce, di come tutto sembrava cambiare velocemente tanto da non riuscire a rendersi conto delle situazioni nuove che si presentavano lungo il cammino. Paura della Realà è questo che descrive oltre al mio stato d'animo di quel periodo che corrisponde alla prima volta che ho fatto richiesta (poi non portata avanti in quell'anno) di cambiare scuola e indirizzo.
041 - Questo testo è nato dal voler mettere su un foglio le mie paure riguardo al futuro e delle incertezze che queste hanno messo in luce, di come tutto sembrava cambiare velocemente tanto da non riuscire a rendersi conto delle situazioni nuove che si presentavano lungo il cammino. Paura della Realà è questo che descrive oltre al mio stato d'animo di quel periodo che corrisponde alla prima volta che ho fatto richiesta (poi non portata avanti in quell'anno) di cambiare scuola e indirizzo.
Tutto scorre troppo velocementeE i fatti si susseguono come una catenaSenza la possibilià che tu possa cambiarli.Ti senti impotente contro il tempo tirannoChe porta solo nuovi dubbi che si accumulanoE cancella le uniche certezze che ti erano rimaste.Hai paura del futuro,Di quello che perdi oggiE di quello che troverai domani,E ti spaventa la realtàPerché è peggiore dei tuoi incubi.Tutto cambia troppo velocementeE tu non riesci ad abituarti al mondoChe, senza che tu te ne sia accorto, si è evoluto;Ti senti perduto in queste nuove circostanzeE la storia si ripete un'altra volta, come l'anno scorso,E così perdi la cosa che più importante per te;Per colpa degli avvenimenti che accadono troppo velocemente.Hai paura del futuro,Di quello che perdi oggiE di quello che troverai domani,E ti spaventa la realtàPerché è peggiore dei tuoi incubi.E temi il futuroPerché fai sempre il solito errore,E così perdi chi ti sta vicino,E hai paura della realtà,Di quello che accade oggiE delle difficoltà che incontrerai domani.042 - Questa Storia dell'Anello è il mio tributo all'opera più nota di Tolkien. Scritto sotto la potente influenza della canzone “Lord of The Rings” dei Blind Guardian in versione acustica, come si può riscontrare nel testo, e dall'omonima trilogia diretta da Peter Jackson (anche se fino a quel momento erano usciti solo i primi due film). Questo risulta, forse, essere la prima evidente avvisaglia di quell'inerzia che cominciavo a manifestarsi, e che, una volta riconosciuta, mi ha portato a decidere di smettere di scrivere dopo l'ultimo testo della terza parte.
042 - Questa Storia dell'Anello è il mio tributo all'opera più nota di Tolkien. Scritto sotto la potente influenza della canzone “Lord of The Rings” dei Blind Guardian in versione acustica, come si può riscontrare nel testo, e dall'omonima trilogia diretta da Peter Jackson (anche se fino a quel momento erano usciti solo i primi due film). Questo risulta, forse, essere la prima evidente avvisaglia di quell'inerzia che cominciavo a manifestarsi, e che, una volta riconosciuta, mi ha portato a decidere di smettere di scrivere dopo l'ultimo testo della terza parte.
Nelle terre di mezzo, fabbri hanno creato gli anelli del potereBruciando la fiamma della loro vitaPer concedere alla loro bellezza il potere adeguato,Per lo scopo che li ha permesso di generarli;E per non far finire nelle mani sbagliate tale potenzaSono stati divisi tra le varie razze secondo la loro storia,E tu sei finito nelle mani di un essere oscuro e ambizioso,In quella tetra landa, come nella filastrocca che si tramanda.Un Anello per domarli,Un Anello per trovarli,Un Anello per ghermirli,E nel buio incatenarli,Nella Terra di MordorDove l'Ombra cupa scende.La tua storia è in parte oscura al consiglio dei saggi:Sei stato forgiato dalle fiamme di un vulcanoE con il tuo potere hai assoggettato i regni mortali;Per il tuo possesso sono caduti regni e altri sono nati;Interi popoli e orde guerriere sono state sottomesse a te,Perché tu sei colui che domina sugli anelli del potere,Tu sei colui che ha segnato la storia del mondo,Tu puoi tutto come nella filastrocca che si tramanda.Un Anello per domarli,Un Anello per trovarli,Un Anello per ghermirli,E nel buio incatenarli,Nella Terra di MordorDove l'Ombra cupa scende.Oggetto dell'ossessione di chiunque ti abbia posseduto,Sei stato il tesoro di Gollum e di Smigol,L'oggetto delle insicurezze e della salvezza di Bilbo,La fonte di tutti i problemi del giovane Frodo,Il frutto del tradimento di Isildur, re dell'Ovesturia,E ora solo le fiamme custodiscono quel segreto:Solo il monte Fato detiene il tuo potere.Un Anello per domarli,Un Anello per trovarli,Un Anello per ghermirli,E nel buio incatenarli.043 - Questo Infinito Fiume di Atarassia è un testo che mi è stato ispirato dal secondo film della trilogia di “Matrix” che in quel periodo avevo appena visto, in particolare al discorso tra Neo e il Merovingio sulla legge di azione-reazione applicata alle interazioni umane. Tale dialogo mi aveva fatto riflette e quelle riflessioni sono diventate questo testo nella quale ho cercato di spiegare, tramite un semplice ragionamento, quella che avrebbe potuto essere la dinamica con cui agisce il destino, preservando comunque l'illusione del libero arbitrio. All'epoca sapevo che era una teoria incompleta, così cercai di estendere quello che è qui esposto, e solo qualche anno dopo scoprii che il tutto coincideva esattamente con la visione che i filosofi meccanicisti avevano del mondo. In sostanza quindi si può affermare che I.R.A. altro non è che uno schizzo del pensiero di René Descartes in versione agnostica.
043 - Questo Infinito Fiume di Atarassia è un testo che mi è stato ispirato dal secondo film della trilogia di “Matrix” che in quel periodo avevo appena visto, in particolare al discorso tra Neo e il Merovingio sulla legge di azione-reazione applicata alle interazioni umane. Tale dialogo mi aveva fatto riflette e quelle riflessioni sono diventate questo testo nella quale ho cercato di spiegare, tramite un semplice ragionamento, quella che avrebbe potuto essere la dinamica con cui agisce il destino, preservando comunque l'illusione del libero arbitrio. All'epoca sapevo che era una teoria incompleta, così cercai di estendere quello che è qui esposto, e solo qualche anno dopo scoprii che il tutto coincideva esattamente con la visione che i filosofi meccanicisti avevano del mondo. In sostanza quindi si può affermare che I.R.A. altro non è che uno schizzo del pensiero di René Descartes in versione agnostica.
Se il nostro modo di reagire agli impulsi del mondoNon cambia con il tempo,Se ad ogni causa corrisponde un effettoEd ogni effetto è causa di un altro effetto,Se le leggi della chimica e della fisicaNon cambiano nel tempo,Si può affermare che ogni cosa scorreNell'infinito fiume di atarassia,L'occulta essenza che muoveLe ali spirituali dell'evanescente destino.Non esiste nessuno là fuori che conosce con certezzaI fatti che accadranno domani o fra cent'anni,Perché, se un dio esiste veramente,Lui non scrive la storiaMa si limita ad inventare i personaggi che la vivrannoNell'infinito fiume di atarassia,Occulta essenza che muoveLe ali spirituali dell'evanescente destino.Ci sono giorni in cui non vorresti svegliarti,Ci sono sogni che sarebbe meglio se rimangano tali,Ci sono parole che non dovrebbero mai essere detteE verità che devo essere ammantate dalla menzogna,E tu non puoi fare niente per questo,Perché tutto scorre con la corrente del tempo,Nell'infinito fiume di atarassia,Occulta essenza che muoveLe ali spirituali dell'evanescente destino044 - Uno Spiraglio nei Tuoi Occhi mi è stato ispirato dagli occhi di Sheila, una Siberian Husky con un'espressione così umana che riuscivi a capire quello che vi era dietro alle meraviglie policromatiche dei suoi occhi: i suoi sentimenti, forse i suoi pensieri che plasmavano il suo sguardo. Trovo abbastanza significativo il fatto che lo sguardo più umano incontrato nella mia vita non sia appartenuto a una persona. Fin'ora ho trovato solo una persona tra quelle che ho incontrato che aveva occhi analoghi, e variavano di colore al mutare dell'illuminazione, anche se sono molte le volte, con persone diverse, in cui mi sono trovato sperare di trovare quello spiraglio per capire cosa si nasconde dietro ogni espressione di chi mi ha affascinato: a tutte quelle persone sono rivolte queste mie semplici parole.
044 - Uno Spiraglio nei Tuoi Occhi mi è stato ispirato dagli occhi di Sheila, una Siberian Husky con un'espressione così umana che riuscivi a capire quello che vi era dietro alle meraviglie policromatiche dei suoi occhi: i suoi sentimenti, forse i suoi pensieri che plasmavano il suo sguardo. Trovo abbastanza significativo il fatto che lo sguardo più umano incontrato nella mia vita non sia appartenuto a una persona. Fin'ora ho trovato solo una persona tra quelle che ho incontrato che aveva occhi analoghi, e variavano di colore al mutare dell'illuminazione, anche se sono molte le volte, con persone diverse, in cui mi sono trovato sperare di trovare quello spiraglio per capire cosa si nasconde dietro ogni espressione di chi mi ha affascinato: a tutte quelle persone sono rivolte queste mie semplici parole.
Ti osservo nascosto tra i miei sogni,E in essi posso solo vedereI tuoi occhi profondi, colorati di varie tonalità:All'esterno il marrone delle montagneChe più ci si avvicina all'interno,Si trasforma nel verde dell'erba,E vicino alla pupilla il limpido cielo,Separato dal prato da una striscia viola.Mentre guardo il tuo sguardoUn sogno mi stringe e mi riscalda:È la tenue speranzaDi trovare uno spiraglio nei tuoi occhiPer poter capire ogni tuo pensieroCon un semplice sguardo nell'arcobaleno.Ti osservo cercandoti tra i miei ricordi,E in essi posso rivedereLe varie espressioni che i tuoi occhi possono esternare:Della gioia presente nel tuo stato d'animoChe non riesci a contenere all'interno,Del dolore che si tramuta in tristezza,E scavando a fondo in quegli occhiVedo chiare speranze per sogni senza fine.Mentre guardo il tuo sguardoUn sogno mi stringe e mi riscalda:È la tenue speranzaDi trovare uno spiraglio nei tuoi occhiPer poter capire ogni tuo pensieroCon un semplice sguardo nell'arcobaleno.Osservo l'arcobaleno in te,E cerco uno spiraglio tra la luce:Un passaggio per raggiungereI profondi recessi della tua animaE lasciare indelebile la mia immagineNel luogo in cui nascono le tue espressioniE i sentimenti che muovono il tuo corpo.Mentre guardo il tuo sguardoUn sogno mi stringe e mi riscalda:È la tenue speranzaDi trovare uno spiraglio nei tuoi occhiPer poter capire ogni tuo pensieroCon un semplice sguardo nell'arcobaleno.045 - La Guerra Dentro di Ogni Anima l'ho scritto ispirandomi al primo fallimentare tentativo di scrivere un testo. La guerra interiore degli opposti (descritta così bene in un libro che ho letto solo molti anni dopo come Il lupo della steppa di Hermann Hesse) è stato un tema che mi ha sempre interessato e affascinato, ed è per questo che il primo testo che tentai di scrivere era incentrato su tale argomento.newline È stata una delle sfide più difficili in cui mi ero imbattuto fino a quel momento in quanto, rispetto ai precedenti testi, sono partito a scriverlo dall'idea di come avrebbe dovuto essere cantato per dare l'idea di quella che era la mia visione sull'argomento. Tale visione si può riassumere nel fatto che credevo, e continuo a credere, che ogni cosa sia formata dalla propria sostanza pura e dal il suo opposto, e che niente possa esistere se non con questo contrasto interno, esseri umani compresi. Siamo l'unione di due antitesi, di due pulsioni opposte che dialogano, che si scontrano e si combattano cercando di ottenere il sopravvento sull'altra, e sta a noi cercare di liberare e dar sfogo ai desideri di una di queste parti al momento opportuno; ne consegue quindi che l'indecisione diventa solo il frutto di questo scontro che, in quel momento, non trova la supremazia di uno dei due opposti sull'altro. Testualmente ho cercato di dare voce a tutte e tre le parti in gioco: la pulsione istintiva, vendicativa, con una visione di giustizia ancorata alla legge del taglione; l'altra pulsione, invece, più razionale, che tende a perdonare e a preoccuparsi più degli altri che si sé stessi, da un certo punto di vista, più civile; ed infine la nostra parte cosciente, arbitro di questo scontro e giudice del verdetto finale, colui che esterna al mondo l'esito momentaneo di tale guerra e che è comunque in balia di tali forze che la spingono da una parte o dall'altra a seconda dei casi e delle situazioni contingenti. La prima pulsione me l'ero immaginata con una voce simile a quella di Phil Anselmo dei Pantera dei tempi d'oro di “Cowboys from Hell”, mentre la seconda pulsione più limpida, melodica, molto simile ad Andre Matos quando cantava negli Angra (o nel primo album degli Shaman, “Ritual”), ed infine la parte a quattro voci l'avevo pensata sussurrata dalle due appena descritte, ma raddoppiate da altre due analoghe per evidenziare i diversi aspetti contenuti dentro ogni pulsione, mostrando quindi che anche in esse vi sono spinte diverse, sfumature differenti che collidono e mutano le pulsioni stesse e rendono dinamico l'evolversi di tale scontro.newline Forse un testo come questo è riduttivo e inefficace a descrivere il pensiero e l'idea originale ma meglio di così, personalmente, non avrei potuto fare. Forse un giorno riprenderò questa tematica, ma per il momento possiamo solo soffermarci su questa fotografia de La Guerra Dentro Ogni Anima.
045 - La Guerra Dentro di Ogni Anima l'ho scritto ispirandomi al primo fallimentare tentativo di scrivere un testo. La guerra interiore degli opposti (descritta così bene in un libro che ho letto solo molti anni dopo come Il lupo della steppa di Hermann Hesse) è stato un tema che mi ha sempre interessato e affascinato, ed è per questo che il primo testo che tentai di scrivere era incentrato su tale argomento.newline È stata una delle sfide più difficili in cui mi ero imbattuto fino a quel momento in quanto, rispetto ai precedenti testi, sono partito a scriverlo dall'idea di come avrebbe dovuto essere cantato per dare l'idea di quella che era la mia visione sull'argomento. Tale visione si può riassumere nel fatto che credevo, e continuo a credere, che ogni cosa sia formata dalla propria sostanza pura e dal il suo opposto, e che niente possa esistere se non con questo contrasto interno, esseri umani compresi. Siamo l'unione di due antitesi, di due pulsioni opposte che dialogano, che si scontrano e si combattano cercando di ottenere il sopravvento sull'altra, e sta a noi cercare di liberare e dar sfogo ai desideri di una di queste parti al momento opportuno; ne consegue quindi che l'indecisione diventa solo il frutto di questo scontro che, in quel momento, non trova la supremazia di uno dei due opposti sull'altro. Testualmente ho cercato di dare voce a tutte e tre le parti in gioco: la pulsione istintiva, vendicativa, con una visione di giustizia ancorata alla legge del taglione; l'altra pulsione, invece, più razionale, che tende a perdonare e a preoccuparsi più degli altri che si sé stessi, da un certo punto di vista, più civile; ed infine la nostra parte cosciente, arbitro di questo scontro e giudice del verdetto finale, colui che esterna al mondo l'esito momentaneo di tale guerra e che è comunque in balia di tali forze che la spingono da una parte o dall'altra a seconda dei casi e delle situazioni contingenti. La prima pulsione me l'ero immaginata con una voce simile a quella di Phil Anselmo dei Pantera dei tempi d'oro di “Cowboys from Hell”, mentre la seconda pulsione più limpida, melodica, molto simile ad Andre Matos quando cantava negli Angra (o nel primo album degli Shaman, “Ritual”), ed infine la parte a quattro voci l'avevo pensata sussurrata dalle due appena descritte, ma raddoppiate da altre due analoghe per evidenziare i diversi aspetti contenuti dentro ogni pulsione, mostrando quindi che anche in esse vi sono spinte diverse, sfumature differenti che collidono e mutano le pulsioni stesse e rendono dinamico l'evolversi di tale scontro.newline Forse un testo come questo è riduttivo e inefficace a descrivere il pensiero e l'idea originale ma meglio di così, personalmente, non avrei potuto fare. Forse un giorno riprenderò questa tematica, ma per il momento possiamo solo soffermarci su questa fotografia de La Guerra Dentro Ogni Anima.
Confusione, indecisione, lotta eterna:Due voci dentro di te opposte tra loroLottano per la supremazia e per il controllo,Per il possesso sulle tue azioni;Sulla tua mente.textsl{Dimentica che gli altri esistono:Sbattitene di tutto e tutti;Vendicati per ogni torto subito;Fagli provare cos'è il vero dolore;Fai dell'ira la tua forzaE distruggi chi ti tratta come spazzatura.}Sospiri di follia e di malvagità,Sospiri di giustizia ed equità:Nella tua anima imperversa la guerraChe influenzerà le tue scelte,Un eterno conflitto contro te stesso,Senza vincitori e senza vintiSolo un susseguirsi di parole e stati d'animo,Solo voci nella tua mente.Dimenticati del male che hai subito:Non importa quello che ti hanno fatto passareO se ti hanno usato;Non fare provare loro quello che tu hai subito;Ricordati che la felicità è il bene più prezioso,Cerca piuttosto di regalargli il sorriso.Sospiri di follia e di malvagità,Sospiri di giustizia ed equità:Nella tua anima imperversa la guerraChe influenzerà le tue scelte.Tra il bene e il maleTiri avanti immerso nel torto e nella giustizia,Vivi provando sentimenti contrastantiCon il coraggio nascosto dalla paura,Vivi dentro il tuo corpo.Un eterno conflitto contro te stesso,Senza vincitori e senza vintiSolo un susseguirsi di parole e stati d'animo;Solo voci nella tua mente.Segui l'istinto, textsl{usa la ragione};Perdona, textsl{vendicati};Segui solo ciò in cui credi, textsl{rispetta sempre le regole};Aiuta, quando puoi, gli altri, textsl{inferisci ad ogni occasione}.SoloSospiri di follia e di malvagità,Sospiri di giustizia ed equità:Nella tua anima imperversa la guerraChe influenzerà le tue scelte,Un eterno conflitto contro te stesso,Senza vincitori e senza vinti:Solo un susseguirsi di parole e stati d'animo;Solo voci nella tua mente.046 - Apri il Tuo Cuore è il primo titolo che mi è stato dato per una specie di sfida che avevo lanciato a molte delle persone, tramite email, con lo scopo di cercare nuovi spunti d'ispirazione, di mettermi alla prova e cercare di scrivere non solo trascinato dalla marea dell'ispirazione ma indirizzando quelle correnti verso un'idea (un tema) che avrei voluto esprimere (cosa che sarei riuscito a fare solo successivamente, iniziando a scrivere i concept). Tale titolo me lo diede Paola, e quasi non ci credetti quando vidi il suo messaggio e quel titolo: ripensando a tutto quello che avevo passato per lei (qualcosa di analogo a quello successo per colei che mi ha ispirato Letter for a Chimera, il n°10), a quella prima grande delusione della mia vita (forse il primo grande sogno infranto di una serie), l'ispirazione e le idee vennero facilmente. Ho scritto quindi queste parole pensando a Paola, ai giorni d'indecisione che ho avuto tra aprile e maggio prima di dichiararmi a quella chimera, e al fatto che, almeno una delle due, le avrebbe lette. Fu tramite questo testo, che io e Paola abbiamo ripreso i contatti, e per quanto non ci vedessimo, tramite i miei testi e le sue poesie, non siamo mai stati così vicini. Questo a posteriori rende ancora più significative le parole che compongo questo, seppur in sé per niente originali.
046 - Apri il Tuo Cuore è il primo titolo che mi è stato dato per una specie di sfida che avevo lanciato a molte delle persone, tramite email, con lo scopo di cercare nuovi spunti d'ispirazione, di mettermi alla prova e cercare di scrivere non solo trascinato dalla marea dell'ispirazione ma indirizzando quelle correnti verso un'idea (un tema) che avrei voluto esprimere (cosa che sarei riuscito a fare solo successivamente, iniziando a scrivere i concept). Tale titolo me lo diede Paola, e quasi non ci credetti quando vidi il suo messaggio e quel titolo: ripensando a tutto quello che avevo passato per lei (qualcosa di analogo a quello successo per colei che mi ha ispirato Letter for a Chimera, il n°10), a quella prima grande delusione della mia vita (forse il primo grande sogno infranto di una serie), l'ispirazione e le idee vennero facilmente. Ho scritto quindi queste parole pensando a Paola, ai giorni d'indecisione che ho avuto tra aprile e maggio prima di dichiararmi a quella chimera, e al fatto che, almeno una delle due, le avrebbe lette. Fu tramite questo testo, che io e Paola abbiamo ripreso i contatti, e per quanto non ci vedessimo, tramite i miei testi e le sue poesie, non siamo mai stati così vicini. Questo a posteriori rende ancora più significative le parole che compongo questo, seppur in sé per niente originali.
Hai paura delle conseguenze;Hai paura che lei ti ferisca:Tremi al pensiero di soffrire di nuovo,Di piangere ancora per amore,Ma cosa cambierà se ti nascondi,Se ti tieni tutto dentro?Solo il rimpianto in futuroChe la tua vita poteva essere migliore.Apri il tuo cuore,Dille che la ami, anche se potrebbe ferirtiE decidere di evitarti per molto tempo.I suoi occhi ti hanno cambiato,E ogni volta che lei sorride feliceQualcosa si muove dentro di te,Ti riscalda e ti avvolge,Ti accarezza dolcementeE ti sussurra dolci parole,Quelle che vorresti dirleMa non hai il coraggio per farlo.Hai paura delle conseguenze;Hai paura che lei ti ferisca:Tremi al pensiero di soffrire di nuovo,Di piangere ancora per amore,Ma cosa cambierà se ti nascondi?Apri il tuo cuore,Dille che la ami, anche se potrebbe ferirtiE decidere di evitarti per molto tempo.Apri il tuo cuore:Dille che la notte è meno buiaQuando è illuminata dal suo sorriso;Parlale dei tuoi sogni su di lei,Dei tramonti che vorresti ammirareCon lei accanto,E guardare insieme le stelleE paragonarla alla luna.Apri il tuo cuore,Anche se hai paura delle conseguenze;Apri il tuo cuore,Anche se hai paura che lei ti ferisca;Apri il tuo cuore,Dille che lei è l'arcobaleno dopo la tempesta;Apri il tuo cuore,E forse la storia avrà il lieto fine.047 - Incontrarmi è un testo nato, come molti, da un titolo datomi da Seba. È un'autoanalisi tramite un personale “Canto di Natale”, attraverso una ricerca di sé stessi nel riflesso della propria immagine che muta, come lo sguardo che perde lucentezza, oscurata dalla stanchezza dovuta al peso della vita vissuta. Come nel racconto di Charles Dickens è diviso in tre momenti: il passato si riferisce a quando, in seconda media, iniziai ad avvicinarmi alla musica rock e metal; il presente si riferisce ovviamente al periodo in cui questo testo è stato scritto e quindi uno degli anni più difficili della mia vita in quanto è stato un anno di transizione forzata; e infine la visione del proprio Io futuro con tutte le domande e le incertezze che chiunque potrebbe porsi e sentirsi dentro vedendo quell'immagine di sé stesso allo specchio. Lo spirito con cui è scritto ricalca e riprende l'idea di destino che traspare nel testo I.R.A (il n° 43) e questo si manifesta soprattutto nella parte finale.
047 - Incontrarmi è un testo nato, come molti, da un titolo datomi da Seba. È un'autoanalisi tramite un personale “Canto di Natale”, attraverso una ricerca di sé stessi nel riflesso della propria immagine che muta, come lo sguardo che perde lucentezza, oscurata dalla stanchezza dovuta al peso della vita vissuta. Come nel racconto di Charles Dickens è diviso in tre momenti: il passato si riferisce a quando, in seconda media, iniziai ad avvicinarmi alla musica rock e metal; il presente si riferisce ovviamente al periodo in cui questo testo è stato scritto e quindi uno degli anni più difficili della mia vita in quanto è stato un anno di transizione forzata; e infine la visione del proprio Io futuro con tutte le domande e le incertezze che chiunque potrebbe porsi e sentirsi dentro vedendo quell'immagine di sé stesso allo specchio. Lo spirito con cui è scritto ricalca e riprende l'idea di destino che traspare nel testo I.R.A (il n° 43) e questo si manifesta soprattutto nella parte finale.
Chi è quella figura nello specchio?Sono io nel passato.Quant'ero diverso…Quanto sono cambiato…Ero pieno di sogni e speranzeE muovevo i miei primi passi in un mondoChe sarebbe diventato la mia realtà;Non avevo ideali ed ero libero da tutto;Mi stupivo delle stelle e della luna.Nell'universo vedevo il mio futuro.E ora,Chi è quella figura nello specchio?Sono io nel presente:Diverso dagli altri;Cambiato nel profondo.Senza più sogni né speranze,Ora sono parte di quello strano mondoFatto di musica e forti emozioni.Sono un pacifista che crede negli altriE che cerca di renderli felici quando puòPerché credo che un sorriso vale più di ogni lacrima.E ora,Chi è quella figura nello specchio?Sono io in futuro.Quanto sarò diverso?Quanto sarò cambiato?L'immagine è vaga e indefinita,E anche ciò che la circonda appare sfocato.Non riesco a vedere niente di nitido:Perché è così indefinito il mio futuro?Avrò perso tutto quello che avevo?O forse vivrò in un sogno divenuto realtà?[Voice of Doom]Dipenderà dalle tue scelte:Io non ti posso svelare nienteAltrimenti le influenzerei,Ma ricorda che la tua vitaE il tuo incerto futuroDipendono solo dalle tue azioni,E non dalle mie decisioni.048 - Questo Virus Mutevole è stato scritto in ospedale, il S. Geraldo di Monza, durante il mio primo ricovero in quella struttura. Guardavo dalla finestra di quel posto per me nuovo con le grida e il pianto di qualche bambino in sottofondo, e tutto mi faceva sentire peggio di come stavo in realtà, ma allo stesso tempo mi ricordava situazioni familiari già vissute: i troppi e frequenti ricoveri della mia infanzia alla De Marchi. In quello stato d'animo ho pensato a come mi sentivo e ho cercato d'immaginare cosa possa provare chi sa di essere arrivato alla fine dei suoi giorni a causa di un virus che si modifica e si rafforza nel tempo (come il quello della H.I.V.), quando la forza per continuare a lottare si affievolisce e le speranze si assottigliano: una semplice metafora di una sensazione oppressiva e malinconica che sentivo in quel momento.
048 - Questo Virus Mutevole è stato scritto in ospedale, il S. Geraldo di Monza, durante il mio primo ricovero in quella struttura. Guardavo dalla finestra di quel posto per me nuovo con le grida e il pianto di qualche bambino in sottofondo, e tutto mi faceva sentire peggio di come stavo in realtà, ma allo stesso tempo mi ricordava situazioni familiari già vissute: i troppi e frequenti ricoveri della mia infanzia alla De Marchi. In quello stato d'animo ho pensato a come mi sentivo e ho cercato d'immaginare cosa possa provare chi sa di essere arrivato alla fine dei suoi giorni a causa di un virus che si modifica e si rafforza nel tempo (come il quello della H.I.V.), quando la forza per continuare a lottare si affievolisce e le speranze si assottigliano: una semplice metafora di una sensazione oppressiva e malinconica che sentivo in quel momento.
Luci di città;Strade di città;La nostalgia dell'ospedaleDalla finestra la città che non dorme.I sintomi cambiano nel tempo:Mi abituo alle cureE il mio corpo si evolve e cambia,Cresce, respira e convive,Con il virus cheAttacca sempre in modi diversiE mutando come il vento,Distrugge ogni mia difesa.Un letto in reparto:Mi preparo all'ennesima notteSotto questo soffitto sconosciuto,Attaccato ad una macchinaChe mi inietta la linfa vitale.Chiudo gli occhi e spero in un risveglioIn cui tutto questo diventi il ricordo di un incubo,O che ci sia qualcuno vicino a sostenermi.Con il morale a terra,Senza più la forza di lottare;Con la morte nel cuoreE la rassegnazione nell'anima,Spero in un altro giorno di vita,E che il virus allunghiLa mia lenta agoniaPer dire addio a chi conosco.Luci si città;Strade di città;Il sogno di un'altra vitaCon sogni e speranze realizzabili.049 - L'ispirazione per questo testo è partita da una delle canzoni di protesta che all'epoca consideravo una delle più riuscite: “Civil War” dei Guns 'n' Roses. In questa lyric ho provato a descrivere una società futuribile guardando quali aspettative del mondo fantascientifico mi sembravano più plausibili, e l'unico che mi è parso (almeno nello spirito e nelle problematiche sociali trattate) avvicinarsi ad una previsione realistica è la visione del genere Cyberpunk, in cui la società è in declino, il rispetto per la vita è ai minimi termini, la delinquenza è all'apice, e la tecnologia domina ogni aspetto (le notizie, le interazioni tra le persone, gli scambi bancari, i luoghi di decisione e di potere) grazie all'onnipotente e onnipresente realtà virtuale/digitale: in poche parole, ogni aspetto negativo dell'umanità viene esaltato e alimentato dal sistema, mentre quelli positivi, repressi, cancellati, come fossero un problema o una debolezza. È questa la metafora più convincente, secondo me, della realtà e del futuro che ci aspetta, tant'è che quasi con tono triste, rammaricato, colmo di rassegnazione e stupore, mi chiedo se È Questo il Futuro? È questo ciò che ci aspetta? Io spero di no, spero di sbagliarmi, ma ancora non riesco ad avere una visione rassicurante o alternativa ad questa distopica futura realtà.
049 - L'ispirazione per questo testo è partita da una delle canzoni di protesta che all'epoca consideravo una delle più riuscite: “Civil War” dei Guns 'n' Roses. In questa lyric ho provato a descrivere una società futuribile guardando quali aspettative del mondo fantascientifico mi sembravano più plausibili, e l'unico che mi è parso (almeno nello spirito e nelle problematiche sociali trattate) avvicinarsi ad una previsione realistica è la visione del genere Cyberpunk, in cui la società è in declino, il rispetto per la vita è ai minimi termini, la delinquenza è all'apice, e la tecnologia domina ogni aspetto (le notizie, le interazioni tra le persone, gli scambi bancari, i luoghi di decisione e di potere) grazie all'onnipotente e onnipresente realtà virtuale/digitale: in poche parole, ogni aspetto negativo dell'umanità viene esaltato e alimentato dal sistema, mentre quelli positivi, repressi, cancellati, come fossero un problema o una debolezza. È questa la metafora più convincente, secondo me, della realtà e del futuro che ci aspetta, tant'è che quasi con tono triste, rammaricato, colmo di rassegnazione e stupore, mi chiedo se È Questo il Futuro? È questo ciò che ci aspetta? Io spero di no, spero di sbagliarmi, ma ancora non riesco ad avere una visione rassicurante o alternativa ad questa distopica futura realtà.
Qualcuno in strada piange il suo doloreE nessuno si volta per soccorrerlo,Nessuno che si avvicina per aiutarloPer regalargli un sorriso,Per far rinascere la speranza in lui.È questo il futuro?Ogni messaggio ridotto al minimo,Indifferenza ovunque,La fretta muove ogni persona,I rapporti umani solo tramite le macchie,Domina il consumismo frenatoE la ricerca tecnologia al servizio del mercato.Cicatrici del passato ignorate dai potentiMentre il popolo urla la fame e l'ingiustizia;I governi sperperano i soldi per una guerra senza fine,Per un'urbanizzazione distruttiva,Per riempire i loro portafogli,Per dimenticare il loro peccati verso l'umanità.È questo il futuro?Grattacieli a perdita d'occhio,Automezzi ovunque,La corruzione dietro ogni decisioneSotto la costante minaccia dell'estinzione,Domina l'egoismo smisuratoE l'ipocrisia, padrona delle anime.Il pianto triste di un bambino che soffre;La tristezza di un ragazzo che si sente solo;Occhi spenti di chi si è rassegnato da molto tempoAi problemi della vita,Agl'infiniti ostacoli,All'eterna lotta per la sopravvivenza.Se questo è il futuro,Preferisco il presenteE cambiare la storia per un mondo miglioreIn cui non bisognerà mai rinunciareAgli occhi di una bambina che gioca col pallone,Alla speranza nel cuore di una madre fiduciosa nel futuro,E alle dolci parole di conforto di chi ci sta vicino.050 - Ci sono persone che sono disposte a fare qualsiasi cosa per gli altri: angeli capaci di dare ogni cosa, di perdonare qualsiasi cosa; ma quando il mondo li ferisce, quando le persone che amavano, le poche di cui si fidavano, li tradiscono, cadono, e diventano capaci di qualsiasi cosa, anche di uccidere. Lo Sparo Finale parla di uno di questi nel momento in cui preme il grilletto a seguito di una lite che finisce così in un omicidio, un delitto passionale (anche se forse non del tutto imprevedibile) seguito dall'ennesima insanabile ferita e dalla fuga dalla legge e da sé stessi.
050 - Ci sono persone che sono disposte a fare qualsiasi cosa per gli altri: angeli capaci di dare ogni cosa, di perdonare qualsiasi cosa; ma quando il mondo li ferisce, quando le persone che amavano, le poche di cui si fidavano, li tradiscono, cadono, e diventano capaci di qualsiasi cosa, anche di uccidere. Lo Sparo Finale parla di uno di questi nel momento in cui preme il grilletto a seguito di una lite che finisce così in un omicidio, un delitto passionale (anche se forse non del tutto imprevedibile) seguito dall'ennesima insanabile ferita e dalla fuga dalla legge e da sé stessi.
Un tuono squarcia il silenzio;Un lampo è partito da un uomo;Una macchia rossa sul pettoAppare all'improvviso.Un urlo soffocato in gola;È avvenuto tutto in un secondo:La macchia rossa sul cuoreSi allarga velocemente;Senti la vita che scivola via dal tuo corpo,E preghi Dio per avere la salvezzaMentre il tuo corpo cade a terra,Morto.Un altro omicidio nei sobborghi della città,Un altro assassino a piede libero,Un altro angelo divenuto carnefice.Una lite divenuta tragedia;È avvenuto tutto in un secondo:L'ira prendeva il sopravventoSulla tua razionalità;Sentivi qualcosa dentro la tua mente,Un inno alla soluzione estrema,Mentre il dito premeva il grilletto.Un tuono squarcia il silenzio;Un lampo è partito da un uomo;Una macchia rossa sul pettoAppare all'improvviso.Un altro demone è stato generato dall'ira,Un altro mostro a piede libero,Un altro angelo divenuto carnefice.L'ira diventa rimorso,E in un istante tutto è cambiato:La paura della sedia elettricaPrende il sopravvento,E inizia una disperata fugaPer un posto in cui stare tranquilloE poter dire di nuovo libertà.Un altro angelo in cerca di salvezza,Un'altra fuga disperata,Un altro cambiamento improvviso.051 - Questo testo è stato scritto nelle prime ore del 2004 con l'insonnia che mi abbracciava fievole mentre tutti gli altri dormivano. La notte convenzionale era giunta alla sua ultima ora e l'ispirazione giunse improvvisa, come una vertigine sopra una montagna che sovrastava l'oceano del tempo, e sentii che le cose stavano per cambiare (dovevano cambiare) di nuovo, e che bastava poco per rompere l'equilibrio: era sufficiente un'oscillazione in più, un riequilibrarsi con ritmo diverso dal solito mentre la vita e gli eventi contingenti ci spingono come funamboli Attorno alla Linea del Cambiamento, sopra vuoti di vertigini ingiustificate. Pensai al tempo, a come tutto avvolge e travolge; pensai ai ricordi e alla vita che fluisce tra le dita di chi cerca di afferrarla e fermarla; pensai a molte cose, e molte sono le visioni che poi crearono le parole e tutto divenne così evocativo che il testo si formò da solo, come a recitare uno strano incantesimo o a catturare l'istante breve ma tangibile ai miei occhi.
051 - Questo testo è stato scritto nelle prime ore del 2004 con l'insonnia che mi abbracciava fievole mentre tutti gli altri dormivano. La notte convenzionale era giunta alla sua ultima ora e l'ispirazione giunse improvvisa, come una vertigine sopra una montagna che sovrastava l'oceano del tempo, e sentii che le cose stavano per cambiare (dovevano cambiare) di nuovo, e che bastava poco per rompere l'equilibrio: era sufficiente un'oscillazione in più, un riequilibrarsi con ritmo diverso dal solito mentre la vita e gli eventi contingenti ci spingono come funamboli Attorno alla Linea del Cambiamento, sopra vuoti di vertigini ingiustificate. Pensai al tempo, a come tutto avvolge e travolge; pensai ai ricordi e alla vita che fluisce tra le dita di chi cerca di afferrarla e fermarla; pensai a molte cose, e molte sono le visioni che poi crearono le parole e tutto divenne così evocativo che il testo si formò da solo, come a recitare uno strano incantesimo o a catturare l'istante breve ma tangibile ai miei occhi.
Nella marea del tempoOnde irregolari modificano la nostra vita,Sconvolgendo le certezze,Modificando i nostri sentimenti,Idealizzando un passato pieno di difficoltà superate.Tutte le correnti si muovono vorticosamenteAgitando il mare del destinoE facendoci vivere la nostra breve esistenzaAttorno alla linea del cambiamento.Quella flebile e confusa lineaTra insania e ragione,Che divide ogni cosa dal suo contrario,Che avvicina gli oppostiSu cui la nostra mente cammina,Percorre il filo logico dei nostri pensieriDeterminando le nostre decisioni.Nelle parole del ventoEchi lontani svelano verità nascoste,Ridando la speranza perdutaAgli eroi leggendari di un antico sogno dimenticato.Tutti i fulmini precipitano violentementeTuonando il destino dell'umanitàE facendoci vivere la nostra breve esistenzaAttorno alla linea del cambiamento.Quella flebile e confusa lineaTra amore e amicizia,Che divide ogni cosa dal suo contrario,Che avvicina gli oppostiSu cui la nostra mente cammina,Percorre il filo logico dei nostri pensieriDeterminando le nostre decisioni.Nelle profondità della terraIl sangue rievoca il nostro passato,Aprendo vecchie ferite,Facendo rinascere vecchi dubbi e nuove certezze.Ogni vibrazione scuote la realtàCambiando il cammino del fatoE facendoci vivere la nostra breve esistenzaAttorno alla linea del cambiamento.Quella flebile e confusa lineaTra calma e ira,Che divide ogni cosa dal suo contrario,Che avvicina gli oppostiSu cui la nostra mente cammina,Percorre il filo logico dei nostri pensieriDeterminando le nostre decisioni.Nelle fiamme dell'evoluzioneI fuochi immortali c'infondono conforto,Dandoci sicurezza in noi stessi,Facendo risvegliare il nostro spirito combattivo represso.Tutte le fiamme si muovono sinuosamenteBruciando le speranze di un'animaE facendoci vivere la nostra breve esistenzaAttorno alla linea del cambiamento.Quella flebile e confusa lineaTra coraggio e incoscienza,Che divide ogni cosa dal suo contrario,Che avvicina gli oppostiSu cui la nostra mente cammina,Percorre il filo logico dei nostri pensieriDeterminando le nostre decisioni.052 - Per scrivere questo testo mi sono immaginato i paesaggi che un'aquila può vedere sorvolando il cielo quando Nasce il Crepuscolo: quando il Sole è oltre l'orizzonte ma si percepisce la sua vicinanza dall'incendio di colori che danzano. Insomma una semplice descrizione del tramonto che termina (o l'alba che sta per iniziare) tramite occhi di chi abita quel cielo che si tinge di tinte tenui al variare della luce solare.
052 - Per scrivere questo testo mi sono immaginato i paesaggi che un'aquila può vedere sorvolando il cielo quando Nasce il Crepuscolo: quando il Sole è oltre l'orizzonte ma si percepisce la sua vicinanza dall'incendio di colori che danzano. Insomma una semplice descrizione del tramonto che termina (o l'alba che sta per iniziare) tramite occhi di chi abita quel cielo che si tinge di tinte tenui al variare della luce solare.
Cime imponenti, baciate dal bianco naturale,Sfidano l'ira divina sfiorando il paradiso,Cercando di aprire i cancelli immortali della vita eterna.Neve, che compre le cimeRiflettendo i raggi del sole invernale,Si ribella alla pauraPer evitare di trasformanti in acqua piovana.La rossa sfera infuoca all'orizzonteColora e riscalda un languido paesaggioSorgendo dalla terra per scomparire in essa,Ritornando alle proprie originiPer iniziare un nuovo capitolo della sua vita,Oscurata dalla lunaChe la insegue attraversando il cielo notturno.Nuvole, che lambendo il cieloSi trasformano in scie di fuocoChe s'incrociano nell'immaginario dell'infinito;Nuvole, che si evolvono nel tempoCambiando forma, diventano i riflessiDei fantasmi del passatoChe nascondiamo e neghiamo a noi stessi.Alba e tramonto negli occhi di un'aquilaChe vola alla ricerca del proprio nido,Di un posto dove sentirsi sicura,Dove poter smettere di lottare per sopravvivereE finalmente poter vivere senza avereInsormontabili ostacoli da affrontare.053 - Certe canzoni sembrano state sempre presenti, ci sembrano parti integranti della colonna sonora della nostra via fin da quando abbiamo memoria, anche se conosciamo quando sono state pubblicate o ci ricordiamo quando le abbiamo ascoltate per la prima volta. Non dipende quindi dal periodo a cui appartengono, non importa quando le si ha conosciute, esse sembreranno sempre Canzoni Senza Tempo. È di questo che parlo in questo testo: di quelle canzoni e quella strana sensazione che sanno trasmettere.
053 - Certe canzoni sembrano state sempre presenti, ci sembrano parti integranti della colonna sonora della nostra via fin da quando abbiamo memoria, anche se conosciamo quando sono state pubblicate o ci ricordiamo quando le abbiamo ascoltate per la prima volta. Non dipende quindi dal periodo a cui appartengono, non importa quando le si ha conosciute, esse sembreranno sempre Canzoni Senza Tempo. È di questo che parlo in questo testo: di quelle canzoni e quella strana sensazione che sanno trasmettere.
Ripensi alla prima volta che sentisti i Deep Purple:Avevi appena compiuto i sei anniE i tuoi genitori si stavano dividendo;Ricordi ancora come ti sentivi quando sognaviDi cambiare il mondo con i tuoi dodici anniAl suono delle ballad dei Led Zeppelin.Hanno segnato la storia della tua vita:Ad ogni strofa che viene cantata,Ad ogni riff che la chitarra suona,I ricordi affollano la tua mente,E dentro di te si muove qualcosa.Ripensi a quando t'innamorasti della musica:Festeggiavi il tuo primo anno di vitaE tuo padre ti fece sentire una canzone:“The Final Countdown”;Ricordi ancora ogni nota del tuo primo albumCon il quale hai conosciuto un nuovo mondo:Era “Killers” degli Iron Maiden.Ti viene da piangere ma non sai il perché:È forse il passato che riaffiora,La tristezza di non rivivere quei tempi,Il ricordo di quelle sensazioniChe hanno creato la persona che sei oggi,O solo la canzone che ti stupisceE ti rende sognante e malinconico?Melodie che sembrano sempre esistite,Proteste sempre attuali nelle liricheSembrano esistano da sempreQueste canzoni che hanno segnato la tua vita.Ripensi al primo grande concerto che hai visto:Era il giorno in cui compievi quindici anniE festeggiavi assieme a Roger Waters;Ricordi ancora l'evocativa melodia della chitarraChe ti ha fatto viaggiare nel mondo fantasticoDove abita il guardiano cieco.Hanno segnato la storia della tua vita:Ad ogni strofa che viene cantata,Ad ogni riff che la chitarra suona,I ricordi affollano la tua mente,E dentro di te si muove qualcosa.Chissà quali altri fatti ti legheranno sempre piùA questo genere musicale dalla memoria eterna,Che non dimentica neanche una canzone,Che ti segna e ti cambia nel profondo,E ti accompagna lungo la strada della tua vita.054 - Questo testo è nato dalla mia visione negativa del genere umano, come già si denota dal titolo: L'Inferiorità degli Umani. Questa mia visione dell'umanità nasce dalla semplice stupidità che lo caratterizza ed è manifesta in ogni pilastro su cui si basa la società da noi creata; nasce dall'osservare la natura distruttiva fino all'autolesionismo (come dimostrano le armi e la produzione di inquinanti che deteriorano lo stesso ambiente da cui dipendiamo), dalla mancanza di spirito di conservazione della specie e di sopravvivenza, andando contro ogni istinto naturale ed ogni possibile ragionamento razionale, i quali invece sono parte integrante della maggior parte degli animali, compresi i batteri che vivono in simbiosi con il corpo che li ospita. È questo nostro essere così ciechi davanti all'evidente stupidità e alla irrazionale repressione della parte migliore del nostro istinto, il motore e la spinta a scrivere il testo che riportato qui sotto.
054 - Questo testo è nato dalla mia visione negativa del genere umano, come già si denota dal titolo: L'Inferiorità degli Umani. Questa mia visione dell'umanità nasce dalla semplice stupidità che lo caratterizza ed è manifesta in ogni pilastro su cui si basa la società da noi creata; nasce dall'osservare la natura distruttiva fino all'autolesionismo (come dimostrano le armi e la produzione di inquinanti che deteriorano lo stesso ambiente da cui dipendiamo), dalla mancanza di spirito di conservazione della specie e di sopravvivenza, andando contro ogni istinto naturale ed ogni possibile ragionamento razionale, i quali invece sono parte integrante della maggior parte degli animali, compresi i batteri che vivono in simbiosi con il corpo che li ospita. È questo nostro essere così ciechi davanti all'evidente stupidità e alla irrazionale repressione della parte migliore del nostro istinto, il motore e la spinta a scrivere il testo che riportato qui sotto.
Noi uomini, che ci consideriamo superiori,Non abbiamo neanche le capacitàPer giudicare le azioni dei nostri similiPerché, se non riusciamo neanche a comprendereLa nostra stessa anima e la nostra mente,Come potremmo comprenderne altre?Siamo inferiori ad ogni essere:Ebbri nelle nostre capacità,Non riusciamo a vedereGli orrori e gli erroriChe commettiamo in nomeDi ciò che non conosciamo.Noi uomini, che ci fingiamo onnipotentiPer nascondere le nostre debolezze,Come possiamo sottomettere e condannareAltre persone o animali, e distruggereUn mondo naturale simile al paradisoCon la nostra stupida società autodistruttiva?Siamo inferiori ad ogni essere:Ebbri nelle nostre capacità,Non riusciamo a vedereGli orrori e gli erroriChe commettiamo in nomeDi ciò che non conosciamo.Noi uomini, che siamo solo creature tristi,Votate alla solitudine che inganniamoCercando un'effimera compagnia negli altri,Come possiamo vivere in tranquillitàSfruttando il dolore dei nostri similiPer migliorare la nostra posizione sociale?Siamo inferiori ad ogni essere:Ebbri nelle nostre capacità,Non riusciamo a vedereGli orrori e gli erroriChe commettiamo in nomeDi ciò che non conosciamo.055 - Spesso capita che, quando qualcosa finisce, lo si voglia celebrare per immortalarlo nella memoria, per rendergli giustizia. Questo è l'intenzione di questo testo: una cronaca per immortalare quella che è stata la Fine della Colonia per me, l'ultimo giorno dell'ultimo anno in cui potevo andare in quel paradiso immerso nella natura di Fondo, in Val di Non, e dove ho conosciuto molte persone che mi hanno fatto stare bene, e vivere esperienze indimenticabili. Questo è per loro, per ricordare sempre quella sera del 2003, e il modo migliore per farlo è stato scriverlo in presa diretta: mentre ancora stavo vivendo quel momento, mentre tutto finiva. In realtà questo è uno dei primi testi che ho scritto, ma non ero sicuro se tenerlo o meno, e in caso se modificarlo o lasciarlo così. La decisione di tenerlo così, inalterato, arrivò solo quando, a gennaio, noi dell'anno '87, ci ritrovammo tutti insieme a Milano: capii quel pomeriggio quanto importanti erano quei momenti, che era necessario ricordarli con queste parole, immortalarli in questa fotografia letterale che raccogliesse l'essenza di quei giorni tramite la loro fine. Quindi eccovi qui il testo, privo di alcuna modifica: la genuina cronaca di una follia che finiva ponendo la sua pietra miliare lungo il cammino che caratterizza ciò che sono e la mia evoluzione.
055 - Spesso capita che, quando qualcosa finisce, lo si voglia celebrare per immortalarlo nella memoria, per rendergli giustizia. Questo è l'intenzione di questo testo: una cronaca per immortalare quella che è stata la Fine della Colonia per me, l'ultimo giorno dell'ultimo anno in cui potevo andare in quel paradiso immerso nella natura di Fondo, in Val di Non, e dove ho conosciuto molte persone che mi hanno fatto stare bene, e vivere esperienze indimenticabili. Questo è per loro, per ricordare sempre quella sera del 2003, e il modo migliore per farlo è stato scriverlo in presa diretta: mentre ancora stavo vivendo quel momento, mentre tutto finiva. In realtà questo è uno dei primi testi che ho scritto, ma non ero sicuro se tenerlo o meno, e in caso se modificarlo o lasciarlo così. La decisione di tenerlo così, inalterato, arrivò solo quando, a gennaio, noi dell'anno '87, ci ritrovammo tutti insieme a Milano: capii quel pomeriggio quanto importanti erano quei momenti, che era necessario ricordarli con queste parole, immortalarli in questa fotografia letterale che raccogliesse l'essenza di quei giorni tramite la loro fine. Quindi eccovi qui il testo, privo di alcuna modifica: la genuina cronaca di una follia che finiva ponendo la sua pietra miliare lungo il cammino che caratterizza ciò che sono e la mia evoluzione.
Ed è arrivata la fine:Quindici giorni sono trascorsi,Forse tre anni, od una vita intera.Ho visto un mondo diverso assieme a voi:Mi avete fatto dimenticare i miei problemi,Rivedere i vecchi amici, incontrarne di nuovi;Vivere assieme come una grande famigliaComposta da circa cinquanta anime diverse,Ognuna con la sua storia alle spalle,Con i suoi vizi, il proprio carattere,E le sue passioni.Mi mancherà tutto questo a Milano:Le varie camerate, la nove in particolare.L'ultimo giorno con voi prima della fine,Prima del risveglio da un sogno troppo reale,Prima di dire addio a questo magnifico postoDove si posso conoscere nuovi amiciO incontrare vecchie conoscenze,Dove si fanno sia esperienze negative che positive;Questo posto in cui puoi trovare l'anima gemellaO avere una storia di pochi giorni.L'ultima indimenticabile sera pioveva.Tuoni e lampi ci accompagnavano,Proprio come gli altri anni.Cori da stadio sui balconi,Secchiate d'acqua come fuochi d'artificioE carta igienica al posto di striscioni dal cielo;Il discorso di Fiore la sera prima della partenzaLe lacrime dei miei coetanei colme di commozione.Come dimenticare l'ultima notte…Ricky scatena la sua guerra personaleContro Mastrolindo, Agassy, o Stefano,Mentre io mi stupisco del cuore di DanielaChe non credevo fosse così profondo;Silvia che non vuole il mio aiutoE mi fa sentire come al solito: inutile, di troppo;La disco assordante che avvolge tuttiE annuncia l'inizio del gioco, Il Gioco Dell'Amore;Uno scherzo tratto da Scream coinvolge Merlino.L'ultimo giorno con voi prima della fine,Prima del risveglio da un sogno troppo reale,Prima di dire addio a questo magnifico postoDove si posso conoscere nuovi amiciO incontrare vecchie conoscenze,Dove si fanno sia esperienze negative che positive;Questo posto in cui puoi trovare l'anima gemellaO avere una storia di pochi giorni.Nell'eterna libera notturnaFiore che bestemmia in tutti i modi per gli alcolici spariti,E tutti noi dell'ottantasette in un'unica stanzaPer mettere fine a quella fantastica avventuraAssieme a persone fantastiche che neanche immaginavi,Per festeggiare la fine della coloniaE capire che non solo queste mura sono invecchiate,Ma che noi siamo cresciuti in quei quindici giorni d'estate.L'ultimo giorno con voi prima della fine,Prima del risveglio da un sogno troppo reale,Prima di dire addio a questo magnifico postoDove si posso conoscere nuovi amiciO incontrare vecchie conoscenze,Dove si fanno sia esperienze negative che positive;Questo posto in cui puoi trovare l'anima gemellaO avere una storia di pochi giorni.Così ci rimane la speranza di sentirci per telefono,O di scriverci come vorrebbe Alessandra,E di credere che ci rivedremo tutti ai ritroviPerché speriamo che questo non sia un addioMa semplicemente un arrivederci a un giorno imprecisato.
056 - Questa terza era della mia ispirazione inizia con un cambiamento radicale e l'introduzione a uno dei capitoli più importanti della mia maturazione: l'epoca delle colonne di S. Lorenzo (la quale aprirà poi a quella degli anni passati all'I.T.I.S Molinari). Il simbolo e il centro attorno alla quale tutto cambiava e tutto ruotava, dalla fascinazione per un nuovo mondo e un modo nuovo di sentire al trovare un posto proprio e scoprire certe sensazioni mai provate prima, era uno spirito affine con la quale stavo instaurando un legame molto particolare: un'anima gemella che aveva vissuto esperienze simili alle mie e che mi faceva sentire parte di qualcosa e legato a qualcuno dopo molto tempo. Lei (Alessandra, o la Zua come si fa chiamare ora) divenne presto il fulcro di quella transizione che mi fece rinascere a nuova vita; che diede nuova linfa vitale alla mia ispirazione e al mio sentire e percepire il mondo, regalandomi nuovi schemi (più ampi e reali) tramite quale analizzare tutto ciò che avevo intorno. A lei è dedicato questo testo, dove vi sono parole che a lei ho scritto in diverse occasioni; dove vi sono sensazioni che solo con lei riuscivo a vivere; dove vi è descritto una legame, così particolare, che solo poche volte ho potuto riprovare. Questo, quindi, è un testo per tracciare un disegno di quella sensazione di euforia adolescenziale dovuta al percepirsi, anche se si è distanti, come Anime Gemelle, legate empaticamente (almeno apparentemente) a prescindere dagli eventi e dai contesti.
Il tuo volto mi appariva spesso nei miei sogni,Ma scomparivi improvvisamente quando i mostri degli abissiS'infiltravano in essi rendendoli atroci incubi.In quelle notti buie e pesanti, quando sudavo e tremavo spaventato,Tu divenivi puro spirito per tornare nel mondo reale,Per svegliarmi con una carezza od un tenero abbraccio,Facendomi sentire protagonista dei tuoi pensieri.Siamo nati da un'unica animaDivisa in due corpi diversiDestinati a riunirsi;Siamo due parti di un'unica essenzaTemprate da esperienze simili:Come anime gemelle.Ho rivisto il tuo volto sorridente nella realtàIn un freddo pomeriggio invernale, intrappolato nella solitudine,E ho scoperto che noi due abbiamo vissuto vite paralleleChe ora s'incontrano per confortarsi, e migliorare insieme,E sostenerci a vicenda nei momenti difficili,Per imparare a volare ovunque, sempre più in alto, oltre il sole:Cadere nel vuoto in picchiata e atterrare sempre in piedi a terra.Siamo nati da un'unica animaDivisa in due corpi diversiDestinati a riunirsi;Siamo due parti di un'unica essenzaTemprate da esperienze simili:Come anime gemelle.Sentivo il tuo nome sussurrato nei miei pensieri:Una melodia che risuonava armoniosa nella mia mente confusa.Sentivo dentro di me ogni torto inferto alla tua personaNei momenti in cui la tristezza prendeva il sopravvento,Quando sentimenti opposti si univano tra loroCreando una sensazione unica e strana malinconica, disperata:Una sofferenza che solo noi riusciamo a comprendere fino in fondo.Siamo nati da un'unica animaDivisa in due corpi diversiDestinati a riunirsi;Siamo due parti di un'unica essenzaTemprate da esperienze simili:Come anime gemelle.057 - Ci sono quei rari germogli, quelle esemplari forme di vita, che riescono a trovare uno spiraglio tra le strade di questa innaturale urbanizzazione: piante piccole che, forti del loro carattere e della loro tenacia, resistono a qualsiasi condizione avversa e portano vita dove ci si aspetta possa apparire. Ho voluto usare questa immagine come metafora per descrivere quella persona che aveva appena stravolto la mia vita, usando non una pianta qualsiasi ma una delicata e pungente rosa: La rosa sbocciata attraverso l'asfalto cittadino.
057 - Ci sono quei rari germogli, quelle esemplari forme di vita, che riescono a trovare uno spiraglio tra le strade di questa innaturale urbanizzazione: piante piccole che, forti del loro carattere e della loro tenacia, resistono a qualsiasi condizione avversa e portano vita dove ci si aspetta possa apparire. Ho voluto usare questa immagine come metafora per descrivere quella persona che aveva appena stravolto la mia vita, usando non una pianta qualsiasi ma una delicata e pungente rosa: La rosa sbocciata attraverso l'asfalto cittadino.
Nata in mezzo ad una strada,Vissuta in un ambiente ostile,Sei cresciuta sola affrontandoLe intemperie e le macchine:Per difenderti dal mondoHai dovuto usare le spine.Ora sembrano lontani quei giorni,Quando eri soltanto un boccioloChe lottava tra la vita e la mortePer la mancanza d'acqua in estate,Per l'inquinamento che ti soffocava.Ma alla fine sei sbocciata,E ciò che ci ricordiamo di teÈ la dolcezza e la tua forzaChe ti spinge a lottare per vivere,Anche se a volte sembra spegnersiQuella fiamma che brucia la tua vita.Sembrano lontani i momenti difficiliOra che la tua bellezza è fiorita,Che i tuoi petali delicatiAbbracciano questo mondoChe solo ora si accorge di teE vuole raccogliere la tua innocenza,Per strapparti dalla tua dolce casa.Ora sembrano lontani quei giorni,Quando eri soltanto un boccioloChe lottava tra la vita e la mortePer la mancanza d'acqua in estate,Per l'inquinamento che ti soffocava.Ma alla fine sei sbocciata,E le tue speranze sono diventateLa realtà che ti circondaE ti avvolge completamente,Come premio per la tua fiduciaNell'incerto e sfocato futuro.058 - A volte, quando la notte cala, senti il bisogno di sentire qualcuno vicino, che sogni e condivida con te l'immensità della notte, che allievi la sensazione di solitudine. Sms come messaggi della buona notte, una moderna alternativa al classico bacio, unica scelta per chi non è vicino fisicamente: è di questo che è fatto questo testo, la conclusione degli scambi scambi testuali per sopperire alla distanza, avvenuti tra me e Alessandra (La Zua) in quel gennaio del 2004. Ovviamente non tutti quelli che ci siamo scambiati, ma solo alcuni, i più significativi, quelli che nell'insieme potessero dare l'impressione di due genitori che augurano alla propria bambina una Buonanotte e Sogni d'Oro.
058 - A volte, quando la notte cala, senti il bisogno di sentire qualcuno vicino, che sogni e condivida con te l'immensità della notte, che allievi la sensazione di solitudine. Sms come messaggi della buona notte, una moderna alternativa al classico bacio, unica scelta per chi non è vicino fisicamente: è di questo che è fatto questo testo, la conclusione degli scambi scambi testuali per sopperire alla distanza, avvenuti tra me e Alessandra (La Zua) in quel gennaio del 2004. Ovviamente non tutti quelli che ci siamo scambiati, ma solo alcuni, i più significativi, quelli che nell'insieme potessero dare l'impressione di due genitori che augurano alla propria bambina una Buonanotte e Sogni d'Oro.
Un lampo di luce fende la notteE un arco nel cielo ti guidaIn un mondo di cui tu sei la reginaE io uno dei tanti schiavi che morirebberoPer poterti vedere sorridere felice.Sogni d'oro a te,Anima gemella, che oscuri la lunaCon il tuo sorriso accecante.Chiudi gli occhi, e immaginaCiò che la realtà non ti offreE ciò che solo il tuo spirito può far nascere.Sogna tu per me un futuro dove le lacrimeSono lontane come le nuvole,E dove questi momenti sono soloRicordi remoti, e realizza ciò che sogni.Sogni d'oro a te,Figlia mia, che oscuri il soleCon il tuo sorriso accecante.Tra una luna a metàE stelle nascoste in cielo,Vorrei poter disegnare i miei sogni,In una scintilla notturnaIl tuo volto dipinto tra le costellazioni,E cercare di realizzareCiò che vedi con i tuoi occhi chiusi.Sogni d'oro a te,Figlia mia, che rischiari il cieloCon il tuo sorriso accecante.Sogna un futuro migliore nelle fantasieChe crei tra le braccia di Morfeo,E spera che nel domaniCi saranno sorrisi sinceri nei tuoi confronti,Oltre ai nostri.Sogni d'oro a te,Luce della notte, che oscuri la lunaCon il tuo sorriso accecante.Sogna un arcobaleno tra le nuvole,Un fiume pulito che scorre libero,Immagini oniriche del tuo futuroNel quale spero di esserci semprePer farti volare in alto come un'aquila.Sogni d'oro a teFiglia mia, che rischiari il cieloCon il tuo sorriso accecante.Buona notte mia piccola stella.059 - Il Tempo di una Vita scorre lungo i versi di questo testo, e traspare tra essi il tempo di un cambiamento, non solo per colui che ha vissuto quella vita, ma anche per l'ambiente circostante, perché noi cambiamo insieme alla scenografia che fa da sfondo alle nostre vite; così nelle parole che si susseguono c'è la storia di chi ha visto il '900 e l'urbanizzazione crescere ed espandersi. Probabilmente la fonte di ispirazione che più influenzato nella stesura è “Il vecchio e il bambino” di Francesco Guccini, anche se parlando di una vita di ricordi di un anziano vissuto a cavallo del cambio di millennio è normale toccare certi cambiamenti, e quindi narrarli insieme sembrava la più la cosa più naturale da fare.
059 - Il Tempo di una Vita scorre lungo i versi di questo testo, e traspare tra essi il tempo di un cambiamento, non solo per colui che ha vissuto quella vita, ma anche per l'ambiente circostante, perché noi cambiamo insieme alla scenografia che fa da sfondo alle nostre vite; così nelle parole che si susseguono c'è la storia di chi ha visto il '900 e l'urbanizzazione crescere ed espandersi. Probabilmente la fonte di ispirazione che più influenzato nella stesura è “Il vecchio e il bambino” di Francesco Guccini, anche se parlando di una vita di ricordi di un anziano vissuto a cavallo del cambio di millennio è normale toccare certi cambiamenti, e quindi narrarli insieme sembrava la più la cosa più naturale da fare.
In una famiglia cadenteIl neonato cresceva, e fin dall'infanziaArdevano in lui sogni ambiziosi che il tempo alimentava;Quel bambino divenuto adolescente cercava una vita migliore:Ad ogni tentativo si nascondevano molteplici delusioni,E cicatrici si aprono ora nel suo giovane cuore.Il tempo cancellerà il dolore che senti oraPer una ferita del passato che brucia ancora,Si affievolirà lentamente negli anniAnche se ora il futuro sembra neroE le speranze infrante, come il cuorePiegato dalla forza delle paroleE degli incubi ad occhi aperti.Il ragazzo che sognava un grande futuroImprontato sul successo e sulla propria felicitàÈ diventato adulto e ha conosciuto la realtà:Ha scoperto i suoi limiti e le sue debolezzeEd è cosciente che in questo mondoGli ideali rimeranno sempre chimere.Certi sogni svaniscono come neve al soleMentre altri sorgono come la luna all'orizzonte,Certe vite si spingono alla deriva di un mare agitatoSpegnendosi prima di ogni gioia provata,Certe cose cambiano mutano e si evolvonoTranne l'incessante corsa del flusso temporale.Ora che l'anziano rimpiange gli erroriE rievoca rammarichi che rimarranno tali;Ora che la vita gli scivola via dalle ditaSi accorge che il tempo gli ha segnato il corpo,È arrivato il momento più temutoIn cui dovrà dire addio al mondo che conoscePer viaggiare in nuovi postiAffollati da anime simili alla sua.Si ricorda ancora il tempoIn cui questi luoghi erano lande desolate,Le foreste bruciavano e le città crescevano:Il mondo che cambiava era sul punto di una svoltaIn cui tutti vivevano di false speranze.Quella vita vissuta fino all'ultimo secondoSi è spenta con il sorriso ad una societàChe vive nell'abbaglio di decadi passate.060 - Immortali è un testo è ispirato al film “Underworld”. Iniziato il 19 gennaio, dopo averlo visto al cinema, in esso ho cercato di riversare quello che mi aveva trasmesso al primo impatto. Ora quel film lo riguardo con occhi diversi, forse più mauri, forse solo più critici, ma all'epoca la forza di certe atmosfere e di certi concetti mi sembravano dirompenti, tanto che i versi che seguono vennero fuori naturalmente, tant'è che mi sentivo come se non fossi stato io a concepirli, ma fossi sotto dettatura: una sensazione che spesso ho avuto quando ho scritto qualcosa di getto, ma a differenza delle altre volte, invece di vermi da dentro questo dettato dei miei pensieri, era come se provenisse dall'esterno; dall'atmosfera stessa della notte che mi circondava e giocava con i miei ricordi recenti.
060 - Immortali è un testo è ispirato al film “Underworld”. Iniziato il 19 gennaio, dopo averlo visto al cinema, in esso ho cercato di riversare quello che mi aveva trasmesso al primo impatto. Ora quel film lo riguardo con occhi diversi, forse più mauri, forse solo più critici, ma all'epoca la forza di certe atmosfere e di certi concetti mi sembravano dirompenti, tanto che i versi che seguono vennero fuori naturalmente, tant'è che mi sentivo come se non fossi stato io a concepirli, ma fossi sotto dettatura: una sensazione che spesso ho avuto quando ho scritto qualcosa di getto, ma a differenza delle altre volte, invece di vermi da dentro questo dettato dei miei pensieri, era come se provenisse dall'esterno; dall'atmosfera stessa della notte che mi circondava e giocava con i miei ricordi recenti.
Corvinus il primo immortale, vostro progenitore,Vide il suo villaggio sterminato da un nemico invisibileCon un nome che incuteva paura e timore,Ma quella minaccia mortale venne respinta dal suo sangueChe mutava e lo rendeva immune ad ogni malattia.Dal grembo di una donnaNacquero i suoi figli:Un licantropo e un vampiro.Abissali differenze c'erano tra i due fratelli:Uno era la razionalità nobile e oscura,L'altro invece l'istinto animale e brutale.Licantropi, guardiani diurni dei vampiri,L'amore tra le due specie era proibitoNella società comandata dall'anziano Victor,Che fece bruciare viva sua figliaDavanti gli occhi del suo amatoPerché in lei cresceva l'unione perfettaTra le due razze dal sangue incompatibile.Il desidero di unire le due specie diverse,Nate da un uomo dal sangue immortale,Generò una guerra lunga sei secoli.Una guerra nata dall'odio razzista,Una guerra per un amore perduto,Una guerra nata per la libertà e l'uguaglianza,Per il sogno di un licantropo di vedereI discendenti di Corvinus uniti come fratelli.Sotterfugi, inganni, tradimenti,Una lotta tra la ragione e i sentimenti,Per decidere il futuro di un uomo, Corvin,Una figlia che si ribella e segue il cuore,Spinta dai suoi ideali e le proprie convinzioniPer la ricerca della verità e di un passato oscuro.Ma l'amore non sempre vince:A volte muore, offuscato dall'odio,E può generare una guerra per vendetta;A volte sono proprio i nostri nemiciA rivelarsi i migliori alleati,E spesso si viene traditi da chi si amaCome la propria figlia o il proprio padre.Infine la guerra si concluse in un mare d'incertezze:Un uomo divenne mezzo likan e mezzo vampiroE sorse una nuova era per voi Immortali.061 - Questo testo è ispirato ad un concerto molto diverso rispetto a quello dei Blind Guardian che mi ha ispirato il testo Metal Psychosys (il n°32): non era un concerto fatto con la grinta e con i muscoli, ma con la tecnica, l'esperienza e il virtuosismo tipici dei gruppi prog, ma che solo un gruppo come i Dream Theater sapeva dare nel 2004. All'epoca io suonavo la batteria, e vedevo in Portnoy un esempio da seguire in questo ambito: istinto e tecnica allo stesso tempo, capace di emozionare anche stando dietro le pelli, oltre a scrivere le canzoni più movimentate del gruppo (testi compresi). Il concerto del 5 febbraio 2004 al forum di Assago fu davvero ispirante, tanto che la mattina successiva, dopo aver visto L'Idolo al Concerto, la voglia di scrivere era tale che non potevo contenerla: così ho scritto di getto questo testo.
061 - Questo testo è ispirato ad un concerto molto diverso rispetto a quello dei Blind Guardian che mi ha ispirato il testo Metal Psychosys (il n°32): non era un concerto fatto con la grinta e con i muscoli, ma con la tecnica, l'esperienza e il virtuosismo tipici dei gruppi prog, ma che solo un gruppo come i Dream Theater sapeva dare nel 2004. All'epoca io suonavo la batteria, e vedevo in Portnoy un esempio da seguire in questo ambito: istinto e tecnica allo stesso tempo, capace di emozionare anche stando dietro le pelli, oltre a scrivere le canzoni più movimentate del gruppo (testi compresi). Il concerto del 5 febbraio 2004 al forum di Assago fu davvero ispirante, tanto che la mattina successiva, dopo aver visto L'Idolo al Concerto, la voglia di scrivere era tale che non potevo contenerla: così ho scritto di getto questo testo.
Una melodica melodia di tastiera,Un riff che ti ha accompagnatoPer tutta la tua vitaCon il quale sei cresciuto,Un ritmo di batteria nella memoria,Il basso accompagna questa magia.Nel teatro dei sogniVedi sul palcoDavanti ai tuoi occhiIl tuo idolo:Sembra lontano,Irraggiungibile,Inarrivabile.Vorresti che quest'attimo durasse per sempre,Vorresti potergli dire che per te è quasi un dio,Vorresti conoscere la personalità che c'èDietro a quell'immagine del grande musicista,Vorresti poterti confrontare con lui per capireLe somiglianze e le differenzeE conoscere la stradaPer poter diventare come lui.Nel teatro dei sogniUna lacrima feliceScende dagli occhiDavanti al tuo idoloChe sembra lontanoIrraggiungibile,Inarrivabile;Ma sogni ancoraDi poterci parlare assieme,Sperando di riuscirciAl prossimo concerto,In un futuroNon troppo lontano.Ti sembra di vivere in un sogno troppo reale;Non vuoi svegliarti per spezzare la magiaChe ti ha incantato in queste poche ore,Ma la realtà è sempre diversa dalle nostre fantasie,E così il sipario cala, e saluti il tuo idoloChe parte lontano per un altro concerto,Per regalare forti emozioni ad altre persone.Nel teatro dei sogniUna lacrima feliceScende dagli occhiDavanti al tuo idoloChe sembra lontanoIrraggiungibile,Inarrivabile;Ma sogni ancoraDi poterci parlare assieme,Sperando di riuscirciAl prossimo concerto,In un futuroNon troppo lontano.062 - I seguenti tre testi nascono dall'Autocommiserazione generata dalla solitudine, da quel sentirsi inferiore e responsabile del dolore che prova, dalla paura dell'abbandono, dalla rassegnata disperazione, a volte alimentata e altre volte assopita dal volto di lei, quella musa che in quello strano e triste periodo del mio esistere mi faceva sentire vivo. Questa prima parte è nata dalla paura di essere ferito di nuovo, dall'ansia di dover difendersi dal mondo esterno e dalle relazioni con le persone più importanti per il me stesso dell'epoca, dalla paura di nuove delusioni, il tutto alimentato dalla perenne di sfondo malinconia che esplodeva grazie ad un cielo piangente di fine febbraio. Questi erano I Sentimenti della Mia Anima Sanguinante, l'inizio di una danza autolesionistica (almeno in queste liriche nonostante alcuni episodi precedenti) cosciente con la morte stessa.
062 - I seguenti tre testi nascono dall'Autocommiserazione generata dalla solitudine, da quel sentirsi inferiore e responsabile del dolore che prova, dalla paura dell'abbandono, dalla rassegnata disperazione, a volte alimentata e altre volte assopita dal volto di lei, quella musa che in quello strano e triste periodo del mio esistere mi faceva sentire vivo. Questa prima parte è nata dalla paura di essere ferito di nuovo, dall'ansia di dover difendersi dal mondo esterno e dalle relazioni con le persone più importanti per il me stesso dell'epoca, dalla paura di nuove delusioni, il tutto alimentato dalla perenne di sfondo malinconia che esplodeva grazie ad un cielo piangente di fine febbraio. Questi erano I Sentimenti della Mia Anima Sanguinante, l'inizio di una danza autolesionistica (almeno in queste liriche nonostante alcuni episodi precedenti) cosciente con la morte stessa.
Quando guardo dalla finestra e tutto sembra lontano,Irraggiungibile,E ho bisogno di qualcuno accanto perché mi sento solo,Abbandonato,E non vedo nessuno che mi possa dare conforto,Strani pensieri mi assalgono nel buio della mia stanza.Se non ho nessuno ci sarà pure un motivo:Ma allora cosa c'è che non va in me?Perché non ho nessuno di cui fidarmi?Solo un sogno lontano mi tiene in vitaChe si materializza puntale nella mia menteE di cui dubito l'esistenza nel mondo reale;E così provo invidia nei confronti del mondo interoE mi sento inferiore nei confronti di ogni essere vivente,E preferisco soffrire io che cancellare un sorriso felice,E lentamente distruggo la mia vita morendo dall'interno,Cullato dal mio pessimismo la mia visione del futuro,E solo il tuo volto sorridente nei miei languidi pensieriMi dà la forza di rialzarmi e continuare a camminare.Ho paura risvegliarmi da un sogno troppo reale,Per vedere svanire la mia ultima speranza di vita;Ho paura della luce accecante di un nuovo giorno:Nascondo le mie debolezze anche a me stessoE reprimo ogni sentimento scomodo per gli altri,Offuscando la mia mente con la pazzia e la calma,E ogni cosa a cui tenevo sta lentamente svanendo.Ogni giorno svuoto sempre più la mia vita:Allontano chi mi è stato vicino senza mai tradirmiPer non farli soffrire per il mio addio imminente,Abbandono lentamente ogni cosa che mi dava felicitàE vivo in un mondo mio lontano dalla realtà,Senza sofferenza.Quando guardo dalla finestra e tutto sembra lontano,Irraggiungibile,Sento un dolore provenirmi dall'interno del mio corpo,Dal profondo:È solo un'altra ferita che si apre violentementeE fa soffrire una volta di più la mia anima sanguinante.063 - L'isolamento auto-inflitto, il rinchiudersi dentro muri inaccessibili in parte anche a sé stesso, portò ad una spinta di nichilismo che accellerò la discesa verso una follia autodistruttiva, svuotando di significato il sentire, il provare emozioni, l'interesse in ogni relazione, il fare esperienze di vita, ogni motivazione razionale alla base di ogni gesto e della quotidianità, negando perfino sé stessi per venir meno, perseguendo l'oblio: il semplice Nichilismo di un Nichilista
063 - L'isolamento auto-inflitto, il rinchiudersi dentro muri inaccessibili in parte anche a sé stesso, portò ad una spinta di nichilismo che accellerò la discesa verso una follia autodistruttiva, svuotando di significato il sentire, il provare emozioni, l'interesse in ogni relazione, il fare esperienze di vita, ogni motivazione razionale alla base di ogni gesto e della quotidianità, negando perfino sé stessi per venir meno, perseguendo l'oblio: il semplice Nichilismo di un Nichilista
Annullo la mia personalità per non ferire gli altriLacerando la mia anima facendola sanguinare copiosamente;Cresco e mi evolvo cullato dalla paura e dalla tristezza;Vivo ammantato dalle ombre che ricoprono la vostra stradaCon la pazzia che pervade lentamente la mia debole mente.E non conosco la tranquillità e la pace;La sofferenza mi accarezza e abbraccia chi conosco;Dentro di me si allarga lentamente un buco,Un vuoto nell'anima che accresce le sue dimensioni,E solo una persona riesce a riempirlo con il suo calore,Ma il tempo e la sua lontananza distruggono ogni cosa.Il mio corpo è sostenuto da un'anima in agoniaChe grida al mondo il suo bisogno di aiutoMa che viene ricambiato solo con l'indifferenza.Sono nato per volare in alto con la mente,Ma gli obblighi e divieti sono sempre vicini a me,E mi spezzano le ali della speranza,Riportandomi alla realtà, privandomi dei sogni,E impedendomi di evadere dal mondo.Costretto ad un'eterna prigionia,Vivendo un'esistenza senza significato,Priva di uno scopo od un obiettivo,Insignificante e senza alcuna utilitàSia per gli altri sia per me stesso,In un mondo in cui tutti ti usano,Per poi gettarti nel profondo oblio.La mia vita si dissolve tra le vostre parole,Sparisce fino a non rimanere più niente,Dimenticato nell'arco di un ciclo lunare,Senza aver lasciato traccia del mio passaggio,Solo una lapide per la mia anima agonizzante,E un corpo, che si muove per inerzia,Senza personalià: solo un contenitore vuoto.064 - Così quella corsa nichilista portò l'anima all'agonia, e questa generò l'ira tramite l'istinto di sopravvivenza: quella rabbia incontrollata che aveva sete di sangue e di trascinare all'inferno l'intero mondo, oltre a sé stessi. Questa è quindi la fine di quell'anima, di quella sofferenza che giunge all'apice Andando nell'Oltretomba, svanendo, bruciando sé stessa e ogni cosa, finché ancora vita, furia e fuoco arderanno nelle vene, e altro sangue potrà essere versato; di questo tratta il seguente testo, la semplice cronaca di un'agonia interiore.
064 - Così quella corsa nichilista portò l'anima all'agonia, e questa generò l'ira tramite l'istinto di sopravvivenza: quella rabbia incontrollata che aveva sete di sangue e di trascinare all'inferno l'intero mondo, oltre a sé stessi. Questa è quindi la fine di quell'anima, di quella sofferenza che giunge all'apice Andando nell'Oltretomba, svanendo, bruciando sé stessa e ogni cosa, finché ancora vita, furia e fuoco arderanno nelle vene, e altro sangue potrà essere versato; di questo tratta il seguente testo, la semplice cronaca di un'agonia interiore.
Ed ecco la fine di un sogno troppo reale;Schiudo gli occhi e vedo nel mondoLe mie speranze su noi due: infrante;E tu che stai tra le braccia di un altro,Sorridente e felice come poche volte,E io che svanisco davanti a questa visione;E la mia anima viene trafitta da una lancia,E finalmente muore affogata nella sofferenza,Annegata dal troppo sangue versato inutilmenteNella speranza di realizzare un sogno remotoChe tramite le tue parole diveniva sempre più reale.Il vuoto dentro di me ormai incolmabile dilaga,E non si può più arrestare; e mi condanna.Una vita di sofferenza giunge al termine,E desidero che questa luccicante lama mi trapassi,Che mi entri nella gola ed esca dalla parte opposta.Ed ecco la fine di un sogno troppo reale;Schiudo gli occhi e vedo nel mondoLe mie speranze su noi due: infrante,E tu che stai tra le braccia di un altro,Sorridente e felice come poche volte,E io che svanisco davanti a questa visione.Voglio vedere il buio dell'inferno:Forse tra i dannati troverò finalmente pace;Almeno non m'illuderò con sogni inutili;Non mi ferirò credendo in un futuro migliore,Ma andrò avanti in un declino constante,Giungendo infine all'autodistruzione.Eterno dolore:Agonia senza fine;Anima lacerata;Sogni morenti.Solo sangue nelle mie visioni:Cadaveri svuotati delle interiora,Corpi che bruciano e si dimenano,Bambini che urlano dal dolore,Una risata oscura nel silenzio.Ed ecco la fine di un sogno troppo reale;Schiudo gli occhi e vedo nel mondoLe mie speranze su noi due: infrante,E tu che stai tra le braccia di un altro,Sorridente e felice come poche volte,E io che svanisco davanti a questa visione.065 - Questo Giorno Commemorativo è il mio personale tributo a Freddie Mercury, storico cantante dei Queen, e Chuck Schuldiner, mastermind, chitarrista e cantante dei Death. Due geni musicali diversi, quasi opposti, che in ambiti altrettanto diversi hanno rivoluzionato la musica moderna e in particolare il rock e il metal estremo: il primo contaminando e inglobando qualsiasi genere musicale all'interno del rock, il secondo portando poesia e dignità ad un genere, fino ad allora, fatto di pura e semplice aggressività. Insomma, il mio personale ringraziamento a due artisti che ho sempre ammirato.
065 - Questo Giorno Commemorativo è il mio personale tributo a Freddie Mercury, storico cantante dei Queen, e Chuck Schuldiner, mastermind, chitarrista e cantante dei Death. Due geni musicali diversi, quasi opposti, che in ambiti altrettanto diversi hanno rivoluzionato la musica moderna e in particolare il rock e il metal estremo: il primo contaminando e inglobando qualsiasi genere musicale all'interno del rock, il secondo portando poesia e dignità ad un genere, fino ad allora, fatto di pura e semplice aggressività. Insomma, il mio personale ringraziamento a due artisti che ho sempre ammirato.
Caro Chuck, caro Freddy,Queste semplici note sono per voiChe avete combattuto i vostri maliE che avete perso la vostra guerra.Maestri nella vita e nella musica,Trasmettevate le emozioni che provavateE lo facevate senza bisogno di parole,Solo con un gesto, una nota o un'immagine.Eravate delle persone talmente specialiChe la morte non ha potuto aspettareL'arrivo della vostra vecchiaiaPer avere la vostra compagnia;Ma se siete morti nel corpo,Nella memoria siete immortali:Con il suono della perseveranza,Siete diventati i principi dell'universo.Questo è solo il mio tributo alle vostre mentiNel giorno della memoria in cui avete persoQuella lenta e fatale battaglia contro un demoneChe vi divorava dall'interno e vi scalfiva il corpo,Ma non il vostro amore per la vita che finiva.Caro Chuck, caro Freddy,Queste semplici note sono per voiChe siete entrati di diritto nella storiaE che ora brillate assieme alle altre stelle.Molte anime s'incendiano ancoraAscoltando le vostre canzoni senza tempoAnche se non siete gli unici da ricordare oggi,Perché i migliori cadono sempre velocementeE la luce che brilla il doppio dura la metà.Caro Chuck, caro Freddy,Salutatemi i martiri di ogni campo:I patriottici e gli idealisti passati,Perché tutti noi sentiamo la loro assenza;E abbiamo bisogno di loro per continuare,E abbiamo bisogno di voi per sognareE poter ritornare a volare con l'immaginazioneE migliorare la nostra vita emulandoci,Maestri di una vita vissuta con onore e coerenza.066 - Anche se prende il nome da lui, in realtà questo testo, più che essere un vero e proprio tributo a Ossian: Il Bardo Oscuro è più un testo sull'ispirazione pura ed istintiva, la stessa che ho voluto omaggiare nel primo testo di questo diario (Intro - My Confessions) e quella che mi ha fatto scrivere molti testi “di getto”, senza bisogno modificarli, in presa diretta, esattamente come questo. Ho voluto omaggiare il leggendario bardo scozzese perché quella sensazione trascinante ed esaltante che quell'esplosione di idee che vede la sua immediata realizzazione senza bisogno di elaborazione o analisi, quell'intensa esplosione creativa ed espressiva che unisce parte razionale e parte istintiva, così vivida che pulsa della stessa essenza che ti fa sentire in vita… perché è stato quello che io chiamo " il motore delle celebri ballate dei bardi del passato (così come lo è ora per gli scrittori e i musici moderni), e chi più di tutti se non il simbolo della leggenda, l'archetipo del bardo stesso, quel Ossian la cui opera unita ai canti di James MacPherson segnarono la strada per il romantismo, chi se non lui è il più adatto come simbolo di questa inarginabile forza? E così ecco voi un altro testo scritto di getto, basato su questo semplice concetto con la quel è scritto e del quale vuole parlare: Ossian: Il Bardo Oscuro.
066 - Anche se prende il nome da lui, in realtà questo testo, più che essere un vero e proprio tributo a Ossian: Il Bardo Oscuro è più un testo sull'ispirazione pura ed istintiva, la stessa che ho voluto omaggiare nel primo testo di questo diario (Intro - My Confessions) e quella che mi ha fatto scrivere molti testi “di getto”, senza bisogno modificarli, in presa diretta, esattamente come questo. Ho voluto omaggiare il leggendario bardo scozzese perché quella sensazione trascinante ed esaltante che quell'esplosione di idee che vede la sua immediata realizzazione senza bisogno di elaborazione o analisi, quell'intensa esplosione creativa ed espressiva che unisce parte razionale e parte istintiva, così vivida che pulsa della stessa essenza che ti fa sentire in vita… perché è stato quello che io chiamo " il motore delle celebri ballate dei bardi del passato (così come lo è ora per gli scrittori e i musici moderni), e chi più di tutti se non il simbolo della leggenda, l'archetipo del bardo stesso, quel Ossian la cui opera unita ai canti di James MacPherson segnarono la strada per il romantismo, chi se non lui è il più adatto come simbolo di questa inarginabile forza? E così ecco voi un altro testo scritto di getto, basato su questo semplice concetto con la quel è scritto e del quale vuole parlare: Ossian: Il Bardo Oscuro.
Tra le profondità delle tenebreSi forma un pensiero: una voceGiunge alla mia mente, grave e cupa,Accompagnata da una melodia oscura;Racconta una storia del passato,Evocando immagini di epiche battaglieE sanguinosi combattimenti armati.Davanti ai miei occhi ciechiLa storia scorre come un fiume:Un torrente di immagini e paroleDescritte tramite la musica di un'arpa,Una nuova creazione generataDal demone dell'ispirazione.L'intreccio prende forma;Le corde vengono pizzicate;Un suono esce dallo strumento:La canzone nasce dal nulla,Figlia di un'ispirata improvvisazione.Nel buio che offusca la mia menteUn lampo fende le tenebreE illumina le mie idee nascoste,Portando alla luce incubi altruiDi un passato che non conosco ancora.Le parole prendono forma da sole,Pervadono e affollano la mia mente,E la mia mano riporta questi pensieri,Confusi, che mi stupiscono ogni volta,Su quel foglio che diventerà il mio verboE comanderà la mia voce insicura,Tremante davanti al giudizio del pubblico.Le mani si muovono da sole;Accarezzano le corde dell'arpa;Una melodia evoca un altro passato,Esistito solo nelle leggende:L'origine della musica dei bardi oscuri.E nasce la canzone, e un inno,E una nuova storia vede la luce,E il demone ritorna a dormireE lascia i pensieri di un bardoLiberi da ogni forza oscuraCome l'ispirazione.067 - Le situazioni a volte ci costringono a crescere, ad abbandonare precocemente l'essenza dell'infanzia, a cambiare la visione di ciò che è frutto dell'immaginazione, a cambiare il modo di concepire il gioco che passa dall'essenza del vivere e del divenire (del rapportarsi con il mondo e gli altri) al semplice svago, distrazione dalle tensioni, perdendo la magia e quell'essere veicolo di crescita ed esperienza, perché ormai sono altre le esperienze che servono a crescere, di cui si ha davvero bisogno per andare avanti o che ci spingono a maturare: esperienze più reali, più concrete, più dolorose di una sconfitta a calcio o di uno scontro ai videogiochi con gli amici. Questo testo dal titolo ambivalente (Giochi dell'Infanzia Perduta o Giochi d'Infanzia Perduti) è dedicato a queste persone cresciute troppo in fretta, senza infanzia, e ora, in parte, eterni bambini che però conosco la malinconica importanza della spensieratezza, dell'immaginazione, dell'innocenza: dell'infanzia.
067 - Le situazioni a volte ci costringono a crescere, ad abbandonare precocemente l'essenza dell'infanzia, a cambiare la visione di ciò che è frutto dell'immaginazione, a cambiare il modo di concepire il gioco che passa dall'essenza del vivere e del divenire (del rapportarsi con il mondo e gli altri) al semplice svago, distrazione dalle tensioni, perdendo la magia e quell'essere veicolo di crescita ed esperienza, perché ormai sono altre le esperienze che servono a crescere, di cui si ha davvero bisogno per andare avanti o che ci spingono a maturare: esperienze più reali, più concrete, più dolorose di una sconfitta a calcio o di uno scontro ai videogiochi con gli amici. Questo testo dal titolo ambivalente (Giochi dell'Infanzia Perduta o Giochi d'Infanzia Perduti) è dedicato a queste persone cresciute troppo in fretta, senza infanzia, e ora, in parte, eterni bambini che però conosco la malinconica importanza della spensieratezza, dell'immaginazione, dell'innocenza: dell'infanzia.
Correre su prato verde per far volare un aquilone,Giocare con dei modellini assieme al proprio padre,Pazze gare con le bici per le strade cittadine,Rimanere sdraiati a guardare le bianche nuvole…Giochi perduti di un'infanziaChe ora si rimpiange per averla persa;Giochi d'infanziaChe ci hanno fatto crescereE aprire gli occhi alla vita:Giochi d'infanzia.Il mondo era una magia inspiegabileE con la fantasia si diventava degli eroi,Vivendo grandi avventure bidimensionaliNell'immaginazione della nostra mente.Giochi perduti di un'infanziaRapita dalla violenza del mondo;Giochi di un'infanziaAbbandonata per diventareAdulti prima del tempo:Giochi d'infanzia.Il ricordo di giorni passati insieme:Gli amici che ti tenevano compagnia,Senza preoccupazioni o insicurezze,Solo un prato verde con bianche linee,Un pallone e la viva voglia di divertirsiPrendendo a calci quella sfera di cuoio.Disegnare un murales lungo il naviglio della città natale,Esprimere il proprio messaggio tramite una visione colorata,Sfide di insulti in rima al ritmo di musica computerizzata,Difendersi dalle guerre tra bande che mietono innocenti vite…Amici d'infanzia sepolti nelle tombe del cuore,Caduti, vittime di una società che uccide l'innocenza;Alcuni sopravvissuti alla giungla cittadinaEd evoluti prima nell'anima che nel corpo:Adulti prima del tempo e più maturi dei propri genitoriChe si affidano ad uno ancora bambino nell'aspetto.Giochi d'infanzia perdutiChe rimangono un'immagine lontana;Giochi d'infanziaChe imitavano una crudele realtàFatta di sangue e sofferenza:Giochi d'infanzia.068 - Questo testo è stato scritto l'indomani degli 11-M, la serie di attentati avvenuti giovedì 11 marzo 2004 a Madrid. Mancavo tre giorni alle elezioni spagnole quando, quella mattina tra le 7:39 e le 7:42, dieci zaini riempiti con esplosivo (probabilmente Goma-2 ECO) furono fatti esplodere in quattro treni regionali che si trovavano in diverse stazioni ferroviarie d Madrid: tre nella stazione di Atocha, due nella stazione di El Pozo del Tío Raimundo, una nella stazione di Santa Eugenia e quattro in treno che si trovava nei pressi di via Téllez , sui binari che portano ad Atocha provenendo da sud. Morirono 191 persone e altri 2057 rimasero feriti. Questo testo (Un'altra Esplosione) è figlio di quel giorno, che causò morte, terrore, instabilità politica e una frattura sociale profonda che ha segnato la Spagna, forse anche perchè ancora oggi non si sa quale organizzazione abbia compiuto tale strage, insensata e disperata come tutte le altre che in questo testo sono citate.
068 - Questo testo è stato scritto l'indomani degli 11-M, la serie di attentati avvenuti giovedì 11 marzo 2004 a Madrid. Mancavo tre giorni alle elezioni spagnole quando, quella mattina tra le 7:39 e le 7:42, dieci zaini riempiti con esplosivo (probabilmente Goma-2 ECO) furono fatti esplodere in quattro treni regionali che si trovavano in diverse stazioni ferroviarie d Madrid: tre nella stazione di Atocha, due nella stazione di El Pozo del Tío Raimundo, una nella stazione di Santa Eugenia e quattro in treno che si trovava nei pressi di via Téllez , sui binari che portano ad Atocha provenendo da sud. Morirono 191 persone e altri 2057 rimasero feriti. Questo testo (Un'altra Esplosione) è figlio di quel giorno, che causò morte, terrore, instabilità politica e una frattura sociale profonda che ha segnato la Spagna, forse anche perchè ancora oggi non si sa quale organizzazione abbia compiuto tale strage, insensata e disperata come tutte le altre che in questo testo sono citate.
Un tuono che genera fiamme,E vite che periscono in quell'inferno;Si alimenta il terrore tra la gente,E una morsa d'acciaio nel pettoStringe il cuore in una mano artigliata.Nasce la paura (futuro buio, incerto);Accresce l'odio (attentato terroristico);Altre esplosioni (principio di guerra);Nuove vittime (nuovi sacrifici umani).L'inizio di un nuovo conflittoPer vendicare i nostri morti,Civili; innocenti che sanguinano,Per combattere le nostre paureE re-impadronirsi del nostro futuro.Cadono i pilastri dell'economia;Un treno porta i passeggeri nell'aldilà;Salta in aria l'ambasciata americana;Marines morti nell'aeroporto di Beirut;Una bomba esplode nella sede del F.B.I.;Una cisterna carica d'esplosivo a Dharhan.Nasce la paura (futuro buio, incerto);Accresce l'odio (attentato terroristico);Altre esplosioni (principio di guerra);Nuove vittime (nuovi sacrifici umani).Un volto demoniaco tra il fumo,Frutto di giochi di luci ed ombre:La firma di qualcuno sulle torri,Il volto del male portatore di morte;E il pentagono perde una paretePer un aereo scomparso che si schiantato.Pronti ad una guerra senza fineIn cui non si accetta una sconfittaChe equivale all'annientamento:Solo una vittoria contro il nemicoChe proclama una guerra santa.Nasce la paura (futuro buio, incerto);Accresce l'odio (attentato terroristico);Altre esplosioni (principio di guerra);Nuove vittime (nuovi sacrifici umani).069 - A volte ci si ritrova davanti a delle pagine di storia vissuta così atroci che non vi sono parole per commentarle, per esprimere il dolore, l'indignazione, la rabbia… e allora solo il silenzio può elevarsi, un silenzio più forte di ogni discorso, al di là di ogni parola, di una voce che non può spezzare il cordoglio, che può ferire con la verità sull'accaduto, e questo perché, come scriveva da Dave Gahan “Le parole come violenza, spezzano il silenzio, e irrompo nel mio piccolo mondo; sono dolorose per me, mi traffigono”, e solo il silenzio a volte serve per elaborare la realtà dei fatti, Un Silenzio Più Forte; nient'altro.
069 - A volte ci si ritrova davanti a delle pagine di storia vissuta così atroci che non vi sono parole per commentarle, per esprimere il dolore, l'indignazione, la rabbia… e allora solo il silenzio può elevarsi, un silenzio più forte di ogni discorso, al di là di ogni parola, di una voce che non può spezzare il cordoglio, che può ferire con la verità sull'accaduto, e questo perché, come scriveva da Dave Gahan “Le parole come violenza, spezzano il silenzio, e irrompo nel mio piccolo mondo; sono dolorose per me, mi traffigono”, e solo il silenzio a volte serve per elaborare la realtà dei fatti, Un Silenzio Più Forte; nient'altro.
Una strage inutile sotto i nostri occhi;Una storia che si ripete regolarmente,Che unisce popoli diversi in un'unica paura;Nella voglia di combattere i fantasmiNascosti nel passato e che ora ritornano,Carichi di un forte spirito di rivalsaNei confronti del mondo occidentale.Un silenzio più rumoroso di ogni parola,Un silenzio più rumoroso di ogni discorso,Un silenzio rumoroso per protestare a gran voce;Un silenzio rumoroso:Un segno di lutto,In rispetto ai caduti.Quei corpi che giacciono a terra,Privi di vita, silenziosi, immobili;Che sanguinano ancora e piangono tristi,Coscienti che la loro morte improvvisaLascerà un altro oscuro segnoNella storia di una civiltà anticaChe ha dimenticato cosa vuol dire (civile).E ci uniamo di nuovo perUn silenzio più rumoroso di ogni parola,Un silenzio più rumoroso di ogni discorso,Un silenzio rumorosoPer riflettere sul futuro;Un silenzio rumoroso:La morte nel cuore,E il vuoto negli occhi.Guardiamo allo specchio i nostri errori,Perché se quei treni sono saltati in ariaNon è solo colpa di chi chiamiamo assassini,Di coloro che hanno organizzato l'attacco,Ma anche nostra, che li abbiamo costrettiAd utilizzare questi mezzi per far udireLa loro voce e farci provare il loro disagio.Un silenzio rumorosoPer riflettere sull'accaduto;Un silenzio rumorosoPer capire chi sono i responsabili,E quanto siamo colpevoli anche noi.070 - Questo testo è scritto per Daniela, quella stessa Daniela citata in Colony's End (il n°55), in risposta alla sfida lancia tempo prima e da cui era nato Open Your Heart (il n°46), solo che lei a differenza di Paola che mi aveva dato un titolo, lei mi aveva chiesto di parlare di quella storia nata in colonia e poi svanita nel nulla, dei suoi sentimenti: tutto ciò che c'è dietro il desiderio di ricevere Un Solo Bacio, un semplice saluto.
070 - Questo testo è scritto per Daniela, quella stessa Daniela citata in Colony's End (il n°55), in risposta alla sfida lancia tempo prima e da cui era nato Open Your Heart (il n°46), solo che lei a differenza di Paola che mi aveva dato un titolo, lei mi aveva chiesto di parlare di quella storia nata in colonia e poi svanita nel nulla, dei suoi sentimenti: tutto ciò che c'è dietro il desiderio di ricevere Un Solo Bacio, un semplice saluto.
Ricordo ancora bei pomeriggi immersi nella natura,Di quelle montagne con quell'atmosfera,Come se ogni cosa fosse nata da una fiaba,E tu che eri accanto a me e mi stringeviCome se avessi paura di perdermi per sempre;Cercavamo di non pensare al domaniO a quello che sarebbe successo in seguito:Solo noi due al centro di un mondo incantato.E ora neanche uno squillo,Non una parola di conforto:Nemmeno la tua voce vicinaPer rivivere ancora una voltaQuei momenti passati tra le tue braccia,Per riassaporare ancora una voltaLa delicatezza delle tue labbra,Anche solo un bacio per addio.Ricordo ancora quei giorni: quando stavo con teTutto svaniva davanti ai miei occhi felici,Come per una magia venuta dal nulla,E solo tu invadevi i miei pensieri notturniE nei luoghi della mia immaginazione,E sembrava che fosse così anche per te,Ma ora so che le tue parole erano vane:Illusioni di un futuro che ora non esiste.E io vorrei rivivere ancora una voltaOgni secondo passato con te,Per viaggiare con la menteE ritornare a quei giorni d'estate,Quando eravamo l'uno il mondo dell'altro,E i nostri occhi s'incrociavanoIn ogni momento della giornata,Per parlare con lo sguardo.Quei momenti passati tra le tue braccia,Per riassaporare ancora una voltaLa delicatezza delle tue labbra,Anche solo un bacio per addio…Ma ora tutto è troppo distanteE svanisce nei miei ricordiPer affiorare solo nei sogni,Per desiderare solo un bacio.071 - Il Dungeon Master (detto anche DM) è una figura legata al gioco di ruolo “Dungeons & Dragons” (noto anche come “D'n'D”). In tale gioco, il DM ha lo stesso compito che hanno i creatori dei moderni videogiochi RPG: deve creare gli scenari, caratterizzare i personaggi non giocanti (cioè quelli non gestiti dagli altri giocatori) e muoverli dando loro vita, scrivere la storia che i personaggi giocanti dovranno affrontare ed ogni possibile alternativa e deviazione dalla trama/missione principale in cui loro si potrebbero avventurare. In breve, il DM ha il compito di rendere il più reale possibile l'immaginazione e l'elemento fantasy dell'intera ambientazione e delle dinamiche interne ad essa. Questo testo, come risulta chiaro dal titolo, è ispirato a quella figura e a quel ruolo che avevo quando, nei momenti di pausa e/o di svago, con i miei compagni del liceo scientifico Einstein, ci si immergeva in quell'avventura immaginaria.
071 - Il Dungeon Master (detto anche DM) è una figura legata al gioco di ruolo “Dungeons & Dragons” (noto anche come “D'n'D”). In tale gioco, il DM ha lo stesso compito che hanno i creatori dei moderni videogiochi RPG: deve creare gli scenari, caratterizzare i personaggi non giocanti (cioè quelli non gestiti dagli altri giocatori) e muoverli dando loro vita, scrivere la storia che i personaggi giocanti dovranno affrontare ed ogni possibile alternativa e deviazione dalla trama/missione principale in cui loro si potrebbero avventurare. In breve, il DM ha il compito di rendere il più reale possibile l'immaginazione e l'elemento fantasy dell'intera ambientazione e delle dinamiche interne ad essa. Questo testo, come risulta chiaro dal titolo, è ispirato a quella figura e a quel ruolo che avevo quando, nei momenti di pausa e/o di svago, con i miei compagni del liceo scientifico Einstein, ci si immergeva in quell'avventura immaginaria.
Nella mia mente esiste un mondo fantasticoAmbientato da stregoni e coraggiosi guerrieri,Un mondo avvolto dalla magia medievaleIn cui io faccio rivivere eroiche avventureA quei personaggi che i miei amici creano.In quel mondo,Io sono il dio che comanda gli dèi;Ogni avvenimento prende formaE viene descritto tramite le mie parole,Perché io sono il fautore del destino:Controllo e comando ogni creatura;Tutto è sotto il mio dominio assoluto.Solo con i miei pensieri, genero storie fantasticheChe prendono vita in ogni sessione di giocoIn cui, ogni volta, si scrive parte di un raccontoChe diverrà solo un'altra canzone da suonarePer i bardi che vagano per quelle lande eterne.In quel mondo,Io sono il supremo dio creatore:Tutto è figlio del mio pensieroPartorito dall'ispirazione di un attimo,Perché ogni cosa avviene secondoSemplici regole racchiuse in un libroChe solo io posso cambiare come voglio.In quel mondo,Io interpreto le volontà dei giocatori,E tramite le mie parole narro i fattiE descrivo lo scenario che ho ideato,Perché io sono colui che senza il qualeIl nulla e l'atarassia dominerebberoE niente esisterebbe in quella realtà.Perché io sono il fautore del destino:Disegno nella mia mente la scenografiaPer poi descriverla agli avventurieri;Sono io che decido sul fluire del tempo,Sulla storia che quel mondo ha visto,E sulle azioni dei personaggi non giocanti.Sugli avversari e le difficoltà che incontrerete,Sulle esperienze che vi portate alle spalle,Io sono l'alfa e l'omega di tutte le cose,Sono colui che vede ogni vostra azioneEd imparzialmente decido le conseguenze.Io sono il Dungeon Master:Colui che può esaudire ogni vostro desiderioO distruggere anche la più ardente speranzaFinché continuerete a vivere nella mia realtà,Perché nel vostro mondo io sono solo uno come voiImportante come qualunque altra persona.072 - Certe giornate ti segnano profondamente per l'ampiezza e la varietà dei sentimenti in essa provati, per i momenti così intesi che sembrano poter incidere la memoria in modo indelebile. In queste giornate, non è inusuale che paura ed euforia si mischino in una strana malinconia. Per questo Un Giorno con Te ha un sapore agrodolce, perché quel giorno (vissuto insieme ad una rosa cittadina) a cui faccio riferimento è stata una giornata davvero intensa, dove vecchi timori e fantasmi ingombranti danzavano insieme a nuove speranze e ponevano così le basi per un equilibrio inedito. È per fotografare quello strano bipolarismo condiviso che è nato questo questo testo, come un'annotazione su un diario personale, per non dimenticare (anche se al momento sembra impossibile potesse accadere), qualsiasi cosa fosse successa.
072 - Certe giornate ti segnano profondamente per l'ampiezza e la varietà dei sentimenti in essa provati, per i momenti così intesi che sembrano poter incidere la memoria in modo indelebile. In queste giornate, non è inusuale che paura ed euforia si mischino in una strana malinconia. Per questo Un Giorno con Te ha un sapore agrodolce, perché quel giorno (vissuto insieme ad una rosa cittadina) a cui faccio riferimento è stata una giornata davvero intensa, dove vecchi timori e fantasmi ingombranti danzavano insieme a nuove speranze e ponevano così le basi per un equilibrio inedito. È per fotografare quello strano bipolarismo condiviso che è nato questo questo testo, come un'annotazione su un diario personale, per non dimenticare (anche se al momento sembra impossibile potesse accadere), qualsiasi cosa fosse successa.
Un giorno con te:Come un sogno senza fine;E quando giunge al termine,La tua immagine nella mia mente:L'ultimo abbaglio prima del risveglioCausato dalla monotonia dei giorniChe si susseguono uguali tra loro.Ho riscoperto il lato dolce che c'è in te,Quel lato che nascondi, mostrandoti diversa;Ho rivisto nei tuoi occhi quella luce oscura,Ed erano pieni di gioia e felicità,Ma anche profondi ed enigmatici.Ho capito che mai potrò essere altro per tePerché comunque rimarrei sempre e solo un amicoE mai potrei solo ammirare il tuo sorriso,E perdermi nei tuoi occhi brillanti e lucentiPer il resto della mia breve vita.Un giorno con te:Come un sogno senza fine;E quando giunge al termine,La tua immagine nella mia mente:L'ultimo abbaglio prima del risveglioCausato dalla monotonia dei giorniChe si susseguono uguali tra loro.Ho navigato con la mente in vecchi ricordiChe hai rievocato con le tue paroleE che con la tua presenza hai mutato,Cancellando il dolore che era legato ad essi,Ma mi hai fatto rinascere vecchie preoccupazioni,E giuro che, se i tuoi sospetti sono fondati,Farò di tutto per realizzare ciò che c'era nel videoPer rivederti sorridente anche se potresti spegnerti:Farò di tutto per realizzare i tuoi desideri.Queste non sono parole al vento,Ma promesse che non infrangerò mai,Perché tu sei la custode della mia vitaE senza di te una parte di me morirebbe.Un giorno con te:Come un sogno senza fine;E quando giunge al termine,La tua immagine nella mia mente:L'ultimo abbaglio prima del risveglioCausato dalla monotonia dei giorniChe si susseguono uguali tra loro.Un giorno con te che custodirò nel cuorePerché, ad ogni pensiero rivolto ad esso,Sorriderò felice e cancellando la tristezza,Il senso opprimente di solitudine svaniràE io ritornerò a vivere con un fuoco dentro,E una lama in mano con l'elsa spinosa1Che distruggerà ogni ostacolo sul mio camminoChe si metterà tra me e la tua felicità:Il bene più prezioso che una persone possa conoscere.In un giorno passato con teHo sentito crescereIl desiderio di voler passareTutta la mia esistenzaCon un angelo caduto dal cieloChe si è reincarnato nel tuo corpo:La tua anima dai molti volti.073 - Questo testo mi è stato ispirato da “La metà oscura” di Stephen King, libro che stavo leggendo in quel periodo. Narra di George Stark, pseudonimo fittizio dello scrittore protagonista della vicenda e metafora del lato oscuro dello scrittore di storie thriller (quasi splatter), che prende vita e inizia a uccidere come il protagonista dei suoi stessi libri; da qui il titolo Lui Uccide come Alexis Machine. È una storia che parla del nostro lato nascosto che emerge tramite la scrittura, di come la maschera che utilizziamo può diventare reale e viva, forse anche più della nostra vera personalità, e farci del male, rovinandoci la vita. Una storia cattiva, metaforica, capace di uccidere quella maschera dietro cui ci nascondiamo e di cui, nella nostra duplice irrazionalità arriviamo a temerla più di ogni altra cosa, pur non riuscendo a farne a meno per la contrapposta paura di esporre noi stessi al mondo che ci circonda.
Questo verso fa riferimento al testo 076 che avevo iniziato qualche sera prima, ma che ho completato solo successivamente
073 - Questo testo mi è stato ispirato da “La metà oscura” di Stephen King, libro che stavo leggendo in quel periodo. Narra di George Stark, pseudonimo fittizio dello scrittore protagonista della vicenda e metafora del lato oscuro dello scrittore di storie thriller (quasi splatter), che prende vita e inizia a uccidere come il protagonista dei suoi stessi libri; da qui il titolo Lui Uccide come Alexis Machine. È una storia che parla del nostro lato nascosto che emerge tramite la scrittura, di come la maschera che utilizziamo può diventare reale e viva, forse anche più della nostra vera personalità, e farci del male, rovinandoci la vita. Una storia cattiva, metaforica, capace di uccidere quella maschera dietro cui ci nascondiamo e di cui, nella nostra duplice irrazionalità arriviamo a temerla più di ogni altra cosa, pur non riuscendo a farne a meno per la contrapposta paura di esporre noi stessi al mondo che ci circonda.
Ha il mio stesso gruppo sanguigno;Uccide chi è stato complice della sua fine;Ammazza brutalmente chi ha ucciso Stark.Le impronte uscivano solo dal cimiteroE non entravano, com'era possibile ciò?La buca è come se fosse stata scavataNon con un badile, ma da sotto terra,Ma lì non c'era nessuno sepolto in profondità,Ne vivo ne morto.Qual è il nome di quel sanguinario omicida,Di colui che uccide come Alexis Machine?Agente Alan, io ho solo una spiegazione:Per me lui è George Stark;Il mio pseudonimo ha preso vita.Ha le mie stesse impronte digitali;Conosce tutto ciò che io so della mia vita;La mia immagine mentale della sua persona,Coincide con le descrizioni dei testimoni,E i suoi omicidi assomigliano ad alcuniCommessi dalla nostra creazione, Alexis.Mi comunica le sue intenzioni nei sogni,E un volo di passeri annuncia la morteDelle sue vittime.Qual è il nome di quel sanguinario omicida,Di colui che uccide come Alexis Machine?Agente Alan, io ho solo una spiegazione:Per me lui è George Stark.Il mio pseudonimo ha preso vita.Se non Stark chi?Forse lui è il gemello assorbito male,Il tumore esportato quando ero piccoloChe lentamente infettava la mia menteE che è resuscitato dopo la sua morteProvocata da una foto su un giornaleE ha preso forma nel mondo realePer vendicare con il sangue ciò cheDi sangue si è nutrito.Qual è il nome di quel sanguinario omicida,Di colui che uccide come Alexis Machine?Agente Alan, io ho solo una spiegazione:Per me lui è George Stark;Il mio pseudonimo ha preso vita.Lei ha una risposta agente?074 - La magia del mare, dell'oceano, di un tramonto che annega in quel cielo ribaltato, ondoso e agitato, con l'orizzonte che sfuma confuso i confini, come fosse un particolare di un quadro impressionista. A volte basta questo per ispirare un animo avventuriero, per fargli decidere di intraprendere la via del mare. Motivazioni Oceaniche sono quelle che spingono ad andar verso il largo, a esplorare gli abissi, conoscere coloro che abitano le profondità dei mari e degli oceani; e questo testo non vuole fare altro che descriverle, forse elencarle, perché la vita in balia delle onde ha sempre fascino e può regalare una ricchezza interiore molto profonda, rispetto per la natura e il suo ecosistema più sviluppato e delle particolari forme di serenità e tranqullità, nonostante la modernità cerchi di imporci ritmi e schemi totalmente diversi. Solo questo: delle Motivazioni Oceaniche.
074 - La magia del mare, dell'oceano, di un tramonto che annega in quel cielo ribaltato, ondoso e agitato, con l'orizzonte che sfuma confuso i confini, come fosse un particolare di un quadro impressionista. A volte basta questo per ispirare un animo avventuriero, per fargli decidere di intraprendere la via del mare. Motivazioni Oceaniche sono quelle che spingono ad andar verso il largo, a esplorare gli abissi, conoscere coloro che abitano le profondità dei mari e degli oceani; e questo testo non vuole fare altro che descriverle, forse elencarle, perché la vita in balia delle onde ha sempre fascino e può regalare una ricchezza interiore molto profonda, rispetto per la natura e il suo ecosistema più sviluppato e delle particolari forme di serenità e tranqullità, nonostante la modernità cerchi di imporci ritmi e schemi totalmente diversi. Solo questo: delle Motivazioni Oceaniche.
Mare a perdita d'occhio:Mare ovunque;Il sole all'orizzonte;Il mare e il cielo,Acqua e aria,I due elementi si unisconoDiventando una cosa sola.Lo spirito di avventura mi guida:La volontà di vedere nuovi posti,Di incontrare nuove persone,Di conoscere diverse culture,Di spingersi oltre i limiti, nell'ignoto.Le stelle indicano la rottaE i venti sostengono il nostro viaggio;Seguo il mio spirito che vola liberoIn un mondo ancora da scoprirePer contemplare magiche atmosfere.Motivazioni,Oceaniche motivazioni,Che mi spingono a rischiare,A sacrificare tutta la vitaAl sommo dio Nettuno.Profondo e immenso blu,Profondi abissi:In essi, animali crescono nel buio,Popolano un altro mondo;L'istinto e la caccia,Vita e morte,Elementi che fanno parteDell'eterna lotta di sopravvivenzaBarriere coralline,Paesaggi subacqueiChe aspettano di essere coperti,E il mio occhio si vuole posare su di essi.Motivazioni,Oceaniche motivazioni,Che mi spingono a rischiare,A sacrificare tutta la vitaAl dio delle profondità marine.075 - Nella confusa euforia di un momento di felicità delirante volevo catturare l'istante, la sensazione di cambiamento, di una nuova era che sembrava stesse iniziando. Non ricordo perché, ma ricordo quell'intensa sensazione, come una conquista faticosamente ottenuta, una rivoluzione giunta a conclusione. Non ero con quella rosa nera citata nel testo, non ero insieme a quella notte pesante (Heavy Night, pseudonimo a cui associavo Alessandra per vari motivi) grazie al quale è cominciata questa terza periodo della mia scrittura; no, ero lì, alla pensilina dei pullman di Vimercate, appena sceso da uno di questo in ritorno da Milano, in attesa dell'ultima corriera che mi avrebbe portato a casa. In quel limbo di attesa tra due percorsi pubblici, con questa strana ed intensa sensazione volevo gridare quella che mi sembrava la meta tanto desiderata, Sono Rinato a Nuova Vita con questo delirio di versi che è questo testo.
075 - Nella confusa euforia di un momento di felicità delirante volevo catturare l'istante, la sensazione di cambiamento, di una nuova era che sembrava stesse iniziando. Non ricordo perché, ma ricordo quell'intensa sensazione, come una conquista faticosamente ottenuta, una rivoluzione giunta a conclusione. Non ero con quella rosa nera citata nel testo, non ero insieme a quella notte pesante (Heavy Night, pseudonimo a cui associavo Alessandra per vari motivi) grazie al quale è cominciata questa terza periodo della mia scrittura; no, ero lì, alla pensilina dei pullman di Vimercate, appena sceso da uno di questo in ritorno da Milano, in attesa dell'ultima corriera che mi avrebbe portato a casa. In quel limbo di attesa tra due percorsi pubblici, con questa strana ed intensa sensazione volevo gridare quella che mi sembrava la meta tanto desiderata, Sono Rinato a Nuova Vita con questo delirio di versi che è questo testo.
Ho alzato gli occhi al cielo,E nel sole che sorgeva,Ho rivisto la speranzaE la volontà di cambiare;Nel giorno che nascevaHo scoperto finalmenteCosa vuol dire la parolaVivere.Nuovi sogni e nuove speranze,Nuovi amici di cui fidarsi,Nuovi obiettivi da conquistare…In questo giorno specialePosso finalmente gridare:Sono rinato con una nuova vitaDopo che la mia anima è stata uccisa.Stando accanto ad una rosa neraE con chi la circondava,Ho sentito per la prima voltaQualcosa dentro di me,Forse la libertà desiderataDalla tristezza che mi opprimeva;E ora posso finalmente gridare:Libertà.Nuovi sogni e nuove speranze,Nuove aspettative per il futuro,Nuovi obiettivi da conquistare…In questo giorno specialePosso finalmente gridare:Sono rinato con una nuova vitaDopo che la mia anima è stata uccisa.Il giorno di ieri è mortoCon il tramonto del sole,E ora la notte è passata,Portando lontano i problemiCon il vento che venivaDa posti molto lontaniPer realizzare l'antica speranza.VivereLibertàSperanzaRinascitaSogniSono rinato con una nuova vitaDopo che la mia anima è stata uccisa.076 - L'Amore è come una Lama è un testo scritto tramite similitudini per cercare di esprimere come l'amore può ferirci, e tramutare la gioia più grande dolore, scaraventandoci in una tristezza tanto più profonda quanto maggiore è la forza a cui ci aggrappiamo a questo concetto, così denso che racchiude diversi e sfaccettati sentimenti e senza la quale la vita è solo l'ombra di sé stessa.newline È stato scritto in due serate diverse, sotto la luce fioca dello storico Midnight Pub di Porta Romana (a Milano), locale simbolo e luogo di raduno per tutti i metallari della metropoli lombarda.
076 - L'Amore è come una Lama è un testo scritto tramite similitudini per cercare di esprimere come l'amore può ferirci, e tramutare la gioia più grande dolore, scaraventandoci in una tristezza tanto più profonda quanto maggiore è la forza a cui ci aggrappiamo a questo concetto, così denso che racchiude diversi e sfaccettati sentimenti e senza la quale la vita è solo l'ombra di sé stessa.newline È stato scritto in due serate diverse, sotto la luce fioca dello storico Midnight Pub di Porta Romana (a Milano), locale simbolo e luogo di raduno per tutti i metallari della metropoli lombarda.
L'amore è come un fuoco:Riscalda l'anima con il suo caloreE da conforto con il suo abbraccio,Ma, se le fiamme si trasformano presto in incendio,E se la loro temperatura si alza troppo velocemente,Può ardere violentementeE nutrirsi del nostro corpo,Trasformando la felicità in doloreChe mai si dissolverà nella nostra mente.L'amore è come una lama:Ci difende dagli attacchi del mondo,Ci protegge dalle parole degli altri,Ma, se la lama viene puntata contro di noi da chi amiamo,E se ci affidiamo solo a questa come arma ed armatura,La spada può ferirciE farci sanguinare copiosamente,Creando solo un'altra cicatriceChe mai verrà cancellata dal nostro cuore.L'amore è come una lama;Un'antica spada che impugniamo,Dall'elsa coperta da lunghe spine;Combattiamo le insidie del mondo con essa,Ma se ci affidiamo troppo a quest'armaProviamo dolore,E più la stringiamoPiù profondamente le spine entrano in noi.L'amore è come un fuoco:Nasce da due elementi diversi,Come due anime che s'incontranoE generano fiamme che divampano velocemente,E che mai si spegneranno senza interventi esterni,Che possono modificareQuesto antico e dolce sentimentoGenerato all'improvvisoDalla casualità di un istante catturato nella memoria.L'amore, come il fuoco e la spada,Rende vana ogni tipo di difesa,Rendendo i nostri sentimenti vulnerabiliE i nostri occhi come un libro aperto:Pozzi profondi che mostrano verità nascosteTramite un dolce sguardo fuggenteChe si ripete più volte nel tempo.077 - Questo testo vuole essere un piccolo esperimento, un tentativo di scrivere su tematiche horror dato che in quel periodo il genere mi affascinava (film, telefilm, libri come quelli scritti da Stephen King o i racconti di Edgar Alan Poe, etc.), ma alla fine, più che atmosfere cupe e oscure, è venuto fuori un testo che è solo un semplice tributo a quelle creature che si manifestano Nell'Ora più Oscura. Tutto qui.
077 - Questo testo vuole essere un piccolo esperimento, un tentativo di scrivere su tematiche horror dato che in quel periodo il genere mi affascinava (film, telefilm, libri come quelli scritti da Stephen King o i racconti di Edgar Alan Poe, etc.), ma alla fine, più che atmosfere cupe e oscure, è venuto fuori un testo che è solo un semplice tributo a quelle creature che si manifestano Nell'Ora più Oscura. Tutto qui.
Una fioca luce nel buio;Delle ombre tremanti sul muro:Una luce di candela accesa.Una tuono nella notte:Si spezza il silenzio.Nell'ora più scura,Lamenti provengono dal cimitero.Tombe si scoperchiano e i cadaveri camminano,E tornano alla vita,Nell'ora più buia.Rifiutati dall'inferno,Intrappolati tra la vita e la morte,Vagano senza meta in questa dimensione,Dannati dall'unico dio esistente,Condannati a nutrirsi di sangue e carne umana.Nell'ora più scura,Lamenti provengono dal cimitero.Tombe si scoperchiano e i cadaveri camminano,E tornano alla vita,Nell'ora più buia.Sono morti maledettiChe risorgono con un'altra vita:Diverse razze generate dall'ultimo addio,In quel attimo che sembra eterno,Quando tutto svanisce per lasciar posto alla morte;E ora risorgonoNell'ora più scura;Tornano alla vitaNell'ora più buia.Vivono nelle tenebrePerché la luce li ferisce,Li ustiona e li uccide;Sono vulnerabili al beneE a tutto ciò che lo simboleggia,Perché loro sono i figli del ribelleE del male che avvolge il mondo;E ora risorgonoNell'ora più scura;Tornano alla vitaNell'ora più buia.078 - Nonostante molti mi abbiano detto che è un plagio, questo testo è stato scritto almeno un anno prima della canzone di Vasco Rossi “Buoni O Cattivi”: Bene e Male va a trattare in modo semplicistico questi due concetti, queste due posizioni che posso essere viste come estreme, tanto quanto i concetti di anarchia e di nazionalismo (con tutto quello che in Italia ha portato): posizioni antitesi che per me ancora hanno davvero poco senso.
078 - Nonostante molti mi abbiano detto che è un plagio, questo testo è stato scritto almeno un anno prima della canzone di Vasco Rossi “Buoni O Cattivi”: Bene e Male va a trattare in modo semplicistico questi due concetti, queste due posizioni che posso essere viste come estreme, tanto quanto i concetti di anarchia e di nazionalismo (con tutto quello che in Italia ha portato): posizioni antitesi che per me ancora hanno davvero poco senso.
“Non può esistere un mondo senza il malealtrimenti il bene non avrebbe significato”Sempre più spesso gli angeli muoionoE i demoni si cibano dei loro corpi;Sempre più spesso le apparenze ingannano,E spesso non c'è distinzione tra bene e male.A volte tali concetti diventano solo paroleChe servono a identificare lo schiarimento:Di quale esercito fa parte una creatura.Bene e male:Nessuna etica moraleDietro queste parole,Solo una vaga ideaSenza fondamenti.Che differenza c'è tra il bene e il male?Non hanno entrambi la stessa origine?In fondo non sono entrambe correnti di pensiero?Che differenza c'è tra il bene e il maleSe entrambi posso uccidere per un fine?Bene e male,Nessuna distinzione:Solo semplici restrizioniImposte dagli uomini;Concetti impuri.Niente di puro esiste in questo universo,E, come l'amore ha bisogno dell'odio,Al bene serve il male per poter esistereEd entrambi si completano e si respingono,Ma non potranno mai annientarsi tra loroPerché in ognuno c'è parte dell'altro,Perché in ogni cosa c'è il proprio contrario.Bene e male:Opposti congiuntiDa un padre comune,Da un pensiero comune,Da una guerra.079 - Questo testo nasce dal pensiero che la scrittura, come la musica, ha il potere di rendere immortali sia i propri contenuti sia gli autori di quest'ultimi, perchè, come pensavano anche i nativi americani, finché sarà viva la memoria allora la morte non potrà avere il sopravvento. Forse sarà un concetto semplicistico, e neanche molto originale, ma è questo che mi ha spinto a scrivere questo testo durante un'ora di Italiano, dove il pensiero mi è sopraggiunto ripensando alle parole di alcuni poeti: “forse è questo l'unico vero modo di ottenere l'Immortalità: riversando noi stessi in qualcosa che sopravviverà alla morte, portando il nostro contributo in un ambito che sentiamo come nostro, come un santuario che ci fa sentire liberi e vivi, e questa vita continuerà finché, in quell'ambito, la memoria rimarrà attiva e presente, in continuo divenire, come l'esistenza stessa”, e con questo pensiero in testa le seguenti parole comparvero sul foglio, senza neanche rendermene conto sul momento; semplice ed istintiva scrittura.
079 - Questo testo nasce dal pensiero che la scrittura, come la musica, ha il potere di rendere immortali sia i propri contenuti sia gli autori di quest'ultimi, perchè, come pensavano anche i nativi americani, finché sarà viva la memoria allora la morte non potrà avere il sopravvento. Forse sarà un concetto semplicistico, e neanche molto originale, ma è questo che mi ha spinto a scrivere questo testo durante un'ora di Italiano, dove il pensiero mi è sopraggiunto ripensando alle parole di alcuni poeti: “forse è questo l'unico vero modo di ottenere l'Immortalità: riversando noi stessi in qualcosa che sopravviverà alla morte, portando il nostro contributo in un ambito che sentiamo come nostro, come un santuario che ci fa sentire liberi e vivi, e questa vita continuerà finché, in quell'ambito, la memoria rimarrà attiva e presente, in continuo divenire, come l'esistenza stessa”, e con questo pensiero in testa le seguenti parole comparvero sul foglio, senza neanche rendermene conto sul momento; semplice ed istintiva scrittura.
Nascere e crescere,Vivere e morire,Rimanere nella memoria,In eterno:Immortalità.Nel cielo ho trovato mio padreE nella musica si nasconde mia madre:Sono il figlio illegittimo di due arti,Un incontro tra l'artificiale e il naturale,E vivo nei ricordi e nella parole del passato;Sono un immagine, forse apparenza, di una realtà diversa.Nascere e crescere,Vivere e morire,Rimanere nella memoria,In eterno:Immortalità.Vivo nelle parole dei libri:Trovo nella scrittura la mia anima,E i miei pensieri prendono vitaNei disegni neri tracciati su di un foglio,E il mio nome, riportato sulle mie opere,Vivrà in eterno dopo la mia morte.Nascere e crescere,Vivere e morire,Rimanere nella memoria,In eterno:Immortalità.Rievoco immagini negli altri,Facendo viaggiare in mondi fantasticiI lettori che si avventuranoE s'immergono nei libriChe li trasportano in dimensioni sconosciute,Diverse dalla realtà che li circonda.Il cielo,La musica,La poesia,L'eternità;Vivere per sempre:Immortalità.080 - Un semplice biglietto di auguri per Il Compleanno della Mia Lucente Stella (i suoi 18 anni): colei che ha rivoluzionato il mondo del sedicenne che ero allora. Quando l'ho scritto non era nulla di più di questo, anche se ora, invece, è il simbolo della presa di coscienza di quell'inerzia e quel modo di scrivere forzato che, alla fine di questo volume, mi ha portato a smettere di scrivere.
080 - Un semplice biglietto di auguri per Il Compleanno della Mia Lucente Stella (i suoi 18 anni): colei che ha rivoluzionato il mondo del sedicenne che ero allora. Quando l'ho scritto non era nulla di più di questo, anche se ora, invece, è il simbolo della presa di coscienza di quell'inerzia e quel modo di scrivere forzato che, alla fine di questo volume, mi ha portato a smettere di scrivere.
In 365 giorni5 ore e 58 minutiIl tuo mondo è cambiato:Nuove amicizie sono nate,Hai vissuto storie ora finite,E hai anche incontrato me,Solo una dei tanti astronomiChe ti osservano con gli occhi lucidi,Piccola e dolce stella terrestre.Hai compiuto un altro giro intorno al Sole,E un altro anno è passato veloce come il vento;E ora guardi indietro, nei ricordi. Cos'è cambiato?In questo giorno specialeVarchi la soglia del cambiamento,E nuove porte chiuse ora si spalancanoE le tue ali si aprono leggermente,Anche se non hai ancora lo spazio per volare.Hai ottenuto un'altra dose di libertà,Il seme dell'inizio che sboccerà in futuroIn una nuova vita di assoluta autonomia.Hai compiuto un altro giro intorno al Sole,E un altro anno è passato veloce come il vento,E ora guardi indietro, nei ricordi. Cos'è cambiato?081 - Questo testo sulle tre Porte dell'Immaginazione nasce da un'idea di Seba (Amantyria) la cui intenzione era scrivere insieme a me l'analogo paradisiaco dell'iscrizione sulla porta dell'inferno dantesco. Parte dell'iscrizione l'aveva abbozzata a lezione e quando la lessi mi risultò perfetta così com'era; decisi allora, per non rovinare il suo lavoro, di inserire un diverso registro, per fare da contorno alla scritta, e nel farlo introdussi un elemento che faceva da collegamento con il concept che avevo finito poco tempo prima (il mio primo concept: “Heavenly War”). Quella settimana, quando vidi Alessandra (Heavy Night) le feci leggere questo testo, e dato che anche lei scriveva testi, mi chiese se si poteva scrivere insieme un eventuale seconda parte, sulla porta che conduce all'aldilà. Con il bene placito di Seba, io e lei iniziammo uno scambio di email dal quale venne fuori l'intera seconda parte, compreso il riferimento ad un testo scritto in precedenza: In The Labyrinth (il n°6). La terza parte invece è stata scritta anni dopo, questa volta con Martina (la Black Star a cui faccio riferimento in un altro concept, “In The Heart's Prisons”) con la quale scrissi la terza parte sulla porta dell'inferno. Ovviamente, sempre per non andare a toccare la bellissima iscrizione concepita da Dante, l'attenzione è stata posta (come per la seconda) alle sensazioni che si posso vivere ritrovandosi di fronte all'inevitabilità del proprio destino. Per questo allinearsi molto bene spirito con cui erano scritte le altre parti, ho voluto aggiungere questa terza qui di seguito, e non come testo separato nella quinto periodo alla quale appartiene.newline La concezione su cui si basa tutto il testo vede noi, esseri umani alla deriva, che affrontiamo la vita come un vagabondare senza una precisa direzione all'interno di un labirinto dove l'unica uscita è rappresentata dalla Porta dell'Infinito dal quale si diramano due strade: una conduce all'immacolata Porta del Paradiso, la quale custodisce quel luogo inviolabile e puro a cui non è permesso l'accesso a noi esseri umani; l'altra, invece, è la dantesca Porta dell'Inferno al quale tutti siamo destinati, perchè volenti o nolenti, tutti abbiamo fatto qualcosa per meritarcelo dato che è anche un po' a causa nostra se è questo il mondo in cui ci ritroviamo a vivere, anche se spesso non riusciamo neanche a capire per quale motivo ci meritiamo l'inferno sociale in cui stiamo vivendo.
081 - Questo testo sulle tre Porte dell'Immaginazione nasce da un'idea di Seba (Amantyria) la cui intenzione era scrivere insieme a me l'analogo paradisiaco dell'iscrizione sulla porta dell'inferno dantesco. Parte dell'iscrizione l'aveva abbozzata a lezione e quando la lessi mi risultò perfetta così com'era; decisi allora, per non rovinare il suo lavoro, di inserire un diverso registro, per fare da contorno alla scritta, e nel farlo introdussi un elemento che faceva da collegamento con il concept che avevo finito poco tempo prima (il mio primo concept: “Heavenly War”). Quella settimana, quando vidi Alessandra (Heavy Night) le feci leggere questo testo, e dato che anche lei scriveva testi, mi chiese se si poteva scrivere insieme un eventuale seconda parte, sulla porta che conduce all'aldilà. Con il bene placito di Seba, io e lei iniziammo uno scambio di email dal quale venne fuori l'intera seconda parte, compreso il riferimento ad un testo scritto in precedenza: In The Labyrinth (il n°6). La terza parte invece è stata scritta anni dopo, questa volta con Martina (la Black Star a cui faccio riferimento in un altro concept, “In The Heart's Prisons”) con la quale scrissi la terza parte sulla porta dell'inferno. Ovviamente, sempre per non andare a toccare la bellissima iscrizione concepita da Dante, l'attenzione è stata posta (come per la seconda) alle sensazioni che si posso vivere ritrovandosi di fronte all'inevitabilità del proprio destino. Per questo allinearsi molto bene spirito con cui erano scritte le altre parti, ho voluto aggiungere questa terza qui di seguito, e non come testo separato nella quinto periodo alla quale appartiene.newline La concezione su cui si basa tutto il testo vede noi, esseri umani alla deriva, che affrontiamo la vita come un vagabondare senza una precisa direzione all'interno di un labirinto dove l'unica uscita è rappresentata dalla Porta dell'Infinito dal quale si diramano due strade: una conduce all'immacolata Porta del Paradiso, la quale custodisce quel luogo inviolabile e puro a cui non è permesso l'accesso a noi esseri umani; l'altra, invece, è la dantesca Porta dell'Inferno al quale tutti siamo destinati, perchè volenti o nolenti, tutti abbiamo fatto qualcosa per meritarcelo dato che è anche un po' a causa nostra se è questo il mondo in cui ci ritroviamo a vivere, anche se spesso non riusciamo neanche a capire per quale motivo ci meritiamo l'inferno sociale in cui stiamo vivendo.
Part I - Heaven's DoorWritten by Xarenios and AmantyriaQuesta è la porta per l'infinito;Conduce direttamente in paradiso;C'è una scritta di benvenuto,Proprio come in quella dell'inferno.“Questa è la porta del bene e del male,La porta che nessuno aprirè ma che tutti oltrepasseranno,La porta che pone fine alla fine e da inizio ad un inizio,La porta intoccabile,La porta invisibile,La porta che puoi percepire anche se non esiste,La porta senza fine, che chiude l'infinito in un giardino,La porta del giudizio e della veritàLa porta dell'acqua e del fuoco,Del servo e del padrone,Del povero e del re… ”Una porta immaginaria,Che delimita i confiniTra le lande eterneE il lento fluire del tempo.“… La porta dove l'anno è tenuto in un secondoE il debole sovrasta il forte,La porta di un unico piano,La porta mai costruita,La porta dimenticata e non perdonata,La porta che si avvicina a chiunque ogni minuto di vita,La porta che vedranno tutti ma che nessuno riuscirà a guardare,La porta che sentiranno tutti ma che nessuno saprà ascoltare… ”Il luogo da dove Aleson controlla e osserva,E custodisce il paradiso sul confine con l'Eden:È una delle tre porte dell'oltretomba;Un cartello di benvenuto con un messaggio,Una scritta di luce la presenta alle animeCome delle rune di evocazione planare:Un oggetto forgiato dalla mano divina;Niente può distruggerla tranne Lui,L'essere supremo che all'origine dei tempiConcepì nella sua mente l'Universo intero.“… La porta del bosco e delle caverne,Della città e delle montagne,La porta dei sogni e della realtà,Del falso e del vero:Questa è la porta del destino.”Questa è la porta per l'infinito.Conduce direttamente in paradiso.C'è un'insegna di benvenuto,Scritta con la luce dei pensieri.Part II - Infinity's DoorWritten by Xarenios and Heavy NightLuci soffuseAbbracciano le porte che dinnanzi a me si spalancano.Dove si posano i miei occhi?Poso un piede dopo l'altro.Un antro mi avvolge nel suo spazio infinito;Titubante, col cuore in mano, comincio il cammino.Un'immagine astratta e una luce nel buioTi indicano la via prima del bivio,E i ricordi si affollano nella tua mente,Uno dietro l'altro, in modo confuso e disordinato.A passi lenti ti avvicini inesorabilmente,E davanti ai tuoi occhi appare una porta con una scritta:“È l'uscita dalla prigionia del mondo, la porta della libertà”.L'antro del mio futuroO di una vita da cui aspettarmi qualcosa?Una visione infinita dell'astratto…Un mondo luminoso e impervio.I miei piedi camminano da solitrascinandomi su queste nuvole trasparenti.Posso vedere ciò che è accaduto,ciò che sta sotto di noi e dietro,ma l'orizzonte si nasconde da me.Vedi una scritta ma non riesci a leggerla,E tutto è surreale, quasi tratto da un sogno,Una visione notturna che non ricordi bene.“Cosa dicono quelle parole antiche?È forse la lingua divina quella?Ho bisogno di risposte alle mie domande.”Ma in un attimo tutto finisce, e la porta svanisce.Varco la paura.Varco il buio. Inciampo nel mio timore di non vedereCiò che velocemente avanza verso di me;Inesorabile come il destino,Attanaglia la mente e si manifesta ai nostri occhi.Un tonfo alle mie spalle;Una cornice di insicurezze mi avvolge nella sua spira:È l'infinito che mi sussurra nella memoriaQuanto lunga sarà la mia strada.Giunge il momento in cui la vita finisce,E l'ardente fiamma che prima muoveva il corpo si spegne;Varchi la soglia di una porta sconosciutaChe sapevi che prima o poi avresti visto;Tra le infinite vie possibili ti sei fatta strada,E davanti a te ora c'è la fine di ogni cosa.Terrò sempre gli occhi apertiPerché l'eternità non permette sonno,Non permette bugiaNon permette utopia.Inizio questo viaggioCon l'intento di vincere,Con la curiosità che silenziosamenteS'inoltra nelle mie vene.La mente che freme.Giro le pagine del futuro;Il bianco sopra di esse mi spaventa.Volate via son le parole che speravo di trovare:L'inchiostro è rimasto dietro di me.Non c'è luna che aspetti di esser guardata da me,Non c'è sole che irradia la mia fronte coi suoi raggi,Non c'è stella che cade nell'universo e precipita nell'infinitoSenza che non ci sia un punto remoto che porti all'infinito.Tutto ora è alle tue spalle, dietro la porta;La luce davanti a te ti indicherà la stradaPer il viaggio che finirà davanti ad un'altra porta,Forse quella del paradiso, forse quella dell'inferno,Meta di questo eterno vagabondare nell'infinito,Iniziato, quando dopo esserti persa nei corridoi,Hai trovato l'uscita dal labirinto della vita.Part III - Hells's DoorWritten by Xarenios and Black StarOltre il tunnel della vita,Una landa desertica e fumante;Un gelido fuoco divino l'ha creata,E nel mezzo di quell'inferno roccioso,Un'anima vaga alla ricerca della meta.Una nebbia umida e freddaMi avvolge lentamente;Il mio corpo è ora leggero, informe,E vaga in cerca di una meta sconosciuta.Sono veramente io,O forse è qualcos'altroChe cammina nel buio e nel silenzio?Sola, in mezzo al nullaIncerta sul proprio destino,Cammini incontro al tuo futuro.Finalmente i miei occhiMi danno la rispostaChe contemporaneamenteIncute timore e curiosità.Davanti a me si stagliaUn arco enorme, nero;Fila di ossa formano le colonneE i teschi si incurvano su di esso.Un'aura oscura la circonda.Di qui, il nulla e il silenzio,Oltre, fuoco e fiammeChe avvolgono i dannati.Ti divide da un dolore senza fine,Da un destino che hai scritto col sangue,Da quella verità nascosta e mortaleSulla genesi del male.Perché sono qui?Che cosa ho fatto?La risposta non la so,Ma voglio proseguire.Una scritta nera cola come fosse sangue.Il suono irreale del dolore eterno:È questo che proviene da quell'oscura porta,E ti spaventa l'idea di varcare la sogliaPerché sai che quello è il punto di non ritorno,Ma ormai non c'è speranza né fugaPerché sei confinato in quella dimensione;La mano del fato ti ha traditoNel momento preciso della tua morte.L'angoscia si alterna alla curiosità di scoprireCosa mi aspetta dall'altra parte:Sono indecisa se proseguire.Ma ecco che sento una voce:Nonostante sia cupa e sibilante,A me appare come il canto di un angeloFaccio un passo avantiE supero la nera portaDivisorio dell'infinito e dell'eterno.Varchi una porta immortale e tetra,Una porta impregnata di sangue e malvagità;E la tua anima brucia;Sanguina il tuo passato.Ti senti confusa e stordita.Cosa ti succede?Cosa senti dentro?Ora le fiamme accarezzano il mio corpoE io mi lascio trasportare dall'ignoto.Ormai ci sono e non posso più andarmene,Sono appena arrivata eppure è tutto così familiare.Ti ricorda il dolore provato in vita,Quel dolore fisico e psichicoChe opprime e lacera l'essenza,Che uccide e fa sanguinare l'animaE la conduce lentamente ad una morte atroceChe nell'inferno non giungerà mai,Ma verrà rinnovato ogni volta quel doloreE mutata, la sofferenza ti farà sempre più maleFinché non sarai solo una voce appartenenteA quell'irreale suono di eterna agoniaChe proveniva dalla porta,Finché non sarai solo un altro dei tanti dannati infernali.082 - Avevo deciso di smettere di scrivere in quanto l'inerzia, dovuta all'aver trovato una forma espressiva con la quale riuscivo ad esternare tutto quello che volevo, si stava trasformando in una forzatura, un'abitudine che ormai non sentivo più mia, e così anche l'ispirazione stava iniziando a svanire, diventando la parodia o il fantasma di ciò che era prima. Ero arrivato al punto in cui il non-senso del continuare a scrivere testi era diventato come un peso inutile da sostenere. Questi pensieri mi regalarono un'ultima scintilla di creatività, per chiudere degnamente la successione dei testi, l'epitaffio di un'era che era giunta alla sua stanca e triste conclusione. Così, da quella tristezza, riprendendo la metafora del primo testo che ho scritto, Attraverso la Notte, sono nate le seguenti parole: forse l'unico modo che avevo di descrivere come e cosa sentivo Quando gli occhi dell'arcangelo nero piangono, quando questo mio percepire si mischiava alla tristezza e malinconicamente si esprimeva, tramite un alter-ego fittizio, metaforico, forse quasi ridicolo.
082 - Avevo deciso di smettere di scrivere in quanto l'inerzia, dovuta all'aver trovato una forma espressiva con la quale riuscivo ad esternare tutto quello che volevo, si stava trasformando in una forzatura, un'abitudine che ormai non sentivo più mia, e così anche l'ispirazione stava iniziando a svanire, diventando la parodia o il fantasma di ciò che era prima. Ero arrivato al punto in cui il non-senso del continuare a scrivere testi era diventato come un peso inutile da sostenere. Questi pensieri mi regalarono un'ultima scintilla di creatività, per chiudere degnamente la successione dei testi, l'epitaffio di un'era che era giunta alla sua stanca e triste conclusione. Così, da quella tristezza, riprendendo la metafora del primo testo che ho scritto, Attraverso la Notte, sono nate le seguenti parole: forse l'unico modo che avevo di descrivere come e cosa sentivo Quando gli occhi dell'arcangelo nero piangono, quando questo mio percepire si mischiava alla tristezza e malinconicamente si esprimeva, tramite un alter-ego fittizio, metaforico, forse quasi ridicolo.
Tutto è iniziato con le lacrime di un arcangeloChe lentamente cadevano dai sui occhi tristiE scivolavano irrigando il suo volto affranto;Tutto è iniziato attraversando la notte buia,Quando ha versato la prima lacrima sulla terraMentre gli echi si rincorrevano tra le nuvole,Con un cuore spezzato dagli errori commessiE per le perdite che ha dovuto affrontare.Quando gli occhi dell'arcangelo nero piangonoNon c'è il sole in cielo,E le nuvole ammutoliscono;Il mondo trema assieme a luiQuando gli occhi dell'arcangelo nero piangono.Ora sopraggiunge la fine di un'eraChe lo ha cambiato profondamenteE che le parole scritte raccontano:Un periodo in cui arcobaleno e pioggiaSi alternavano e a volte si mischiavano tra loro,Perché può esserci la luna nel firmamentoAnche se il sole domina alto in esso,Ed entrambi gli astri possono essere vistiAnche se il cielo non è propriamente limpido;Perchè non esiste niente di certo e puroIn mondo dove la luce genera anche le ombre.Quando gli occhi dell'arcangelo nero piangonoTutto appare diverso,Mutato nel suo aspetto;E tutto rivela la sua identitàQuando gli occhi dall'arcangelo nero piangono.Quando gli occhi dall'arcangelo nero piangono,Le aquile volano alte nel cielo;Le anime si spengono violentemente;E si svolgono storie leggendarieQuando gli occhi dell'arcangelo nero piangono.Ora sopraggiunge la fine di un'eraChe lo ha cambiato profondamenteE che le parole scritte possono raccontare.Quegli occhi profondi e carichi di tristezzaPiangono per il grande senso di colpaE per aver commesso l'errore più grave,Distruggendo gli equilibri prestabilitiDi cui questo mondo ha bisogno per esistere.Ora sopraggiunge la fine di un'eraChe lo ha cambiato profondamenteE che le parole scritte hanno raccontato:Tutto è iniziato con le lacrime di un arcangelo,e con quelle lacrime ogni cosa giunge al termine.Quando gli occhi dell'arcangelo nero piangono…
083 - Spesso l'ispirazione ti coglie di sorpresa, e si riaccende senza preavviso anche dopo molto tempo che sembrava esseri spenta definitivamente. Per me, quella fiamma si riaccesa, dopo aver deciso di smettere di scrivere, grazie ad un film catastrofico basato sull'ipotesi che l'innalzamento delle temperature e lo scioglimento dei ghiacciai porterà ad imminente glaciazione. Il film era “The Day After Tomorrow”, e la frase che ha scatenato questa nuova voglia di scrivere è quella che chiude il film e apre questo testo. Vi è anche un altro film che ha avuto influenza in fase di stesura di quanto segue, ed è stato “Terminator 2” di James Cameron, che oltre ad essere citato nel contenuto, è stato anche quello che mi ha dato la scintilla per il titolo, che per questo sfrutta un piccolo gioco di parole: la sua traduzione è Epoca Futura, che però, per come si pronuncia in inglese, vi è una assonanza con Ira Futura. Detto ciò, non resta che entrare in questa piccola visione di quello che verrà più avanti, nelle pagine e forse nel tempo.
Hai mai visto un cielo così limpido?È privo del virus dell'umanità;E tra le nuvole che si dissolvono,Il sole sorge: l'alba di un nuovo giornoChe giunge dopo il domani,Oltre un futuro che non è mai esistito.Per ogni cosa esiste un prezzo,Ma forse lo sfruttamento della TerraCi è costato troppo caroAnche rispetto alle più pessimistiche previsioni.Il domani è sorto e tramontatoNell'arco di un incubo troppo reale:Le colpe del passato e del presenteSono cadute dal cielo per il riscatto,E la moneta di scambio sono le viteDi uomini e animali non del tutto colpevoli.E se una macchina creata per ucciderePuò imparare il valore della vita umana,Perché noi non riusciamo ad impararloE a salvarci mantenendo gli equilibri naturali?Riusciremo a imparare dai nostri erroriO ricominceremo di nuovo da capo,Auto-distruggendoci e ammazzando ciò che ci circondaSenza pentimento né ripensamento,Senza tristezza per la fiamma che si spegneO rimorsi per gli sbagli compiuti in passato?Quando capiremo che la natura ci è indifferente,Non ci ama e non ci odia, ci ospita,E se viene ferita nel profondo, si difende,Causando cataclismi e stragi per riparare i danni?Noi, abitanti dell'era futuraRiusciremo a capire tutto questo?084 - Questo testo è tutto ciò che è stato prodotto ed è rimasto di un concept album di natura fantasy che volevo scrivere in contemporanea a “Heavenly War”: doveva essere la ballata conclusiva, solo che poi è diventato altro, trasformandosi in un testo di raccordo, ed ora è solo un tributo ai bardi, di vaga ispirazione rhapsodiana. Questo testo ha preso vita già con la musica che scorreva nella mia testa, e con le parole che semplicemente, come sottolinea il titolo Corrono sulla Melodia, di getto, seguendo un'ispirazione che aveva solo bisogno di sfogarsi, facendo scorrere inchiostro un un foglio. Questo sfogo creativo, come il precedente testo, mi spinsero a riprendere a scrivere senza più porre limiti o problemi di tematiche, così come era già successo per la seconda parte, dopo la conclusione dei testi del disco incompiuto.
084 - Questo testo è tutto ciò che è stato prodotto ed è rimasto di un concept album di natura fantasy che volevo scrivere in contemporanea a “Heavenly War”: doveva essere la ballata conclusiva, solo che poi è diventato altro, trasformandosi in un testo di raccordo, ed ora è solo un tributo ai bardi, di vaga ispirazione rhapsodiana. Questo testo ha preso vita già con la musica che scorreva nella mia testa, e con le parole che semplicemente, come sottolinea il titolo Corrono sulla Melodia, di getto, seguendo un'ispirazione che aveva solo bisogno di sfogarsi, facendo scorrere inchiostro un un foglio. Questo sfogo creativo, come il precedente testo, mi spinsero a riprendere a scrivere senza più porre limiti o problemi di tematiche, così come era già successo per la seconda parte, dopo la conclusione dei testi del disco incompiuto.
Voi che siete la storia,Voi che narrate immortali leggende,Voi che create la musica,Voi che ci regalate nuove emozioni,Ora dovrete scrivere un'altra canzonePer la vicenda che si è conclusaE per gli eroi che hanno compiuto l'impresa.Le parole corrono sulla melodia,Attraversa montagne rocciose,Foreste verdeggianti,Popolate città,E nel terso cielo grigio,Il triste messaggio,Arriverà alle orecchie di tutti.Corrono sulla melodia di Dleys,Le speranze dell'ultimo re di Alferius;Corrono su una melodia di un giovane bardoI desideri dell'ultimo drago;Corrono sulla melodia di dolce canzoneI sogni di libertà dell'aquila leggendaria:Simbolo antico della dinastia dei barbari.Voi che vivete sulle storie di antichi eroi,Voi che narrate epici fasti di regno caduti,Voi che portate in musica i messaggi degli déi,A voi chiediamo aiuto:Di recapitare il messaggio al reChe la razza dei draghi è scomparsa,Vittima della battaglia di Cryland.Corrono sulla melodia di Dleys,Le speranze dell'ultimo re di Alferius;Corrono su una melodia di un giovane bardoI desideri dell'ultimo drago;Corrono sulla melodia di dolce canzoneI sogni di libertà dell'aquila leggendaria:Simbolo antico della dinastia dei barbari.Noi, diretti responsabili della tragedia;Noi, che abbiamo dato più importanza l'orgoglio;Noi, che abbiamo giocatoCon la vita d'impavidi avventurieri;Noi, che abbiamo provocato l'ira degli déi,E anche se la guerra è finitaIl peggio dovrà arrivare per noi regnanti.Le parole corrono sulla melodia,Attraversa montagne rocciose,Foreste verdeggianti,Popolate città,E nel terso cielo grigio,Il triste messaggioArriverà alle orecchie di tutti.085 - L'istinto delle Creature della Notte è un testo che nasce per sottolineare come spesso celiamo la nostra vera natura alla luce del giorno, per farla solo quando cala il buio, che siamo esseri irrazionali e ci guida L'Istinto delle Creature della Notte. Questa analogia tra noi e certe creature dell'orrore mi ha ispirato molto, e questa è solo la primo seme che maturerà nel tempo, e con l'aiuto delle tenebre.
085 - L'istinto delle Creature della Notte è un testo che nasce per sottolineare come spesso celiamo la nostra vera natura alla luce del giorno, per farla solo quando cala il buio, che siamo esseri irrazionali e ci guida L'Istinto delle Creature della Notte. Questa analogia tra noi e certe creature dell'orrore mi ha ispirato molto, e questa è solo la primo seme che maturerà nel tempo, e con l'aiuto delle tenebre.
Quando giunge la notteSi sente un richiamo nella forestaChe risveglia la nostra parte primitiva.L'istinto prende il sopravvento su di noiE in quel momento ogni creatura notturnaMostra al mondo ciò che è veramente:Priva di ogni razionalità, solo il naturaleEd istintivo essere privato dei mutamentiCausati dalle innumerevoli esperienze vissute.Di giornoCi nascondiamo dietro una maschera,Ma quando cala la notteCi riveliamo per ciò che siamo:Creature partorite dalle tenebreChe si nascondono nel sole.L'istinto è l'essenza naturale;L'istinto è il veggente universale.Quando giunge la notteE la luna ci guarda dall'alto,Il nostro corpo risponde al richiamo;Ci sentiamo diversi, a nostro agio:È la luna che influisce su di noiCome sulle maree degli oceaniCosì sui nostri liquidi, come l'acqua,E gioca con i nostri sentimentiFingendo di essere un tessitore del fato.Di giornoCi nascondiamo dietro una maschera,Ma quando cala la notte,Sotto la bianca e argentea luna,Cambiamo per sempre la nostra vitaCon azioni prive di ogni logica.L'istinto è l'essenza naturale.L'istinto è il veggente universale.L'istinto è il fautore dei sentimenti.L'istinto è spirito di sopravvivenza.L'istinto è la nostra parte di animaChe reagisce ai sospiri fuggenti del destino.086 - Solo nei Peggiori Incubi è stato ispirato al decimo episodio della prima stagione di “Buffy”, anche se è pesante l'influenza della creatura creata da Was Craven: Freddie Cruger della serie di film “Nightmare”. È solo e semplicemente un altro testo di getto, scritto dopo aver visto quell'episodio: nient'altro.
086 - Solo nei Peggiori Incubi è stato ispirato al decimo episodio della prima stagione di “Buffy”, anche se è pesante l'influenza della creatura creata da Was Craven: Freddie Cruger della serie di film “Nightmare”. È solo e semplicemente un altro testo di getto, scritto dopo aver visto quell'episodio: nient'altro.
Solo nei tuoi peggiori incubiVedi le tue paure prendere formaE incarnarsi in un'oscura figuraContro cui dovrai lottare duramente,Perché nel mio tetro regnoPuoi uscire solo annientando le tue paureO morendo per mano dei mostriChe la tua mente ha creato.Non ci sono scorciatoie o stradeChe portano lontano dalle fobieche ti porti dentro da troppo tempo.Solo nei tuoi peggiori incubiIncontrerai il tuo peggior nemico:Mi cercherai, piangendo;Vorrai combattermi, temendomi,E tremante, circondato,Davanti ai tuoi occhi increduli,Aprirò la porta dell'inferno.Solo nei tuoi peggiori incubi,T'imprigionerò in una torreDalla quale non potrai fuggire.Cercherai di liberarti,Vorrai tornare alla realtà,Ma queste lande tetreDiventeranno la tua casa,E il tuo terrore il mio piacere.Non ci sono scorciatoie o stradeChe portano lontano dalle fobieche ti porti dentro da troppo tempo.Solo nei tuoi peggiori incubi,E forse nei sogni premonitori,Tutto sembra più reale,E puoi toccare l'immaginario se lo vuoi,E al tuo risveglio confondereLe visioni che ti accompagnano nella notteCon la realtà che ti circonda ogni giorno,E anche quando sei sveglio piangi e tremiPer i sogni appena passati.087 - Cronaca di un suicidio con un finale alternativo, come risulta ovvio dato che sono qui a commentare questo testo. Già, una cronaca, perché l'ho scritto in quel momento, quasi come se fossi dissociato, quasi fossi proiettato oltre le mie paure, gli incubi ricorrenti, i fantasmi del passato. La luce tanto presente nei luoghi comuni e che in me si declinava in un cerchio di fuoco al di là del quale vi erano tutti gli amici persi che volevano raggiungere (anche se non credevo, come non credo tuttora, nell'aldilà): unirmi a loro nell'ora della morte, anche solo semplicemente stanco di quella vita, di quel modo di vivere, di quel susseguirsi di dolore, di lancianti fitte, di pensieri e immagini che mi tormentavano ogni istante e minando la mia sanità mentale e il mio animo, costellandolo di cicatrici e traumi. Tutto questi vorticavano nella mia testa, s ossa e destabilizzata quando tramite delle vene recise, ogni goccia di sangue, cercavano di andare Oltre la Luce; tuttora uno dei testi che mi fa male rileggere e conservare, pur facendo parte di me, o meglio del mio passato.
087 - Cronaca di un suicidio con un finale alternativo, come risulta ovvio dato che sono qui a commentare questo testo. Già, una cronaca, perché l'ho scritto in quel momento, quasi come se fossi dissociato, quasi fossi proiettato oltre le mie paure, gli incubi ricorrenti, i fantasmi del passato. La luce tanto presente nei luoghi comuni e che in me si declinava in un cerchio di fuoco al di là del quale vi erano tutti gli amici persi che volevano raggiungere (anche se non credevo, come non credo tuttora, nell'aldilà): unirmi a loro nell'ora della morte, anche solo semplicemente stanco di quella vita, di quel modo di vivere, di quel susseguirsi di dolore, di lancianti fitte, di pensieri e immagini che mi tormentavano ogni istante e minando la mia sanità mentale e il mio animo, costellandolo di cicatrici e traumi. Tutto questi vorticavano nella mia testa, s ossa e destabilizzata quando tramite delle vene recise, ogni goccia di sangue, cercavano di andare Oltre la Luce; tuttora uno dei testi che mi fa male rileggere e conservare, pur facendo parte di me, o meglio del mio passato.
Una goccia di sangue fuoriesce dai polsi:Vene recise; e scivola lungo la manoAccarezzando le mie dita immobili,E infine si stacca dal mio corpo che si raffreddaPer unirsi a quella pozzanghera di liquido corporeoChe ha macchiato il pavimento di rossoE mi ha lasciato privo del fluido vitale.Vedi la luce accecante,Ricordo di quando andasti in comaPochi giorni dopo la tua nascita,E in quella nostalgia ti domandi:“Cosa c'è oltre la luce?”,E ti avvicini ad essa per scoprirlo.Il fuoco della lama sulle vene dei polsi,Dopo il dolore iniziale e il sangue che esce,Inizia a farti sentire debole, e ti si annebbia la vista;Lentamente, come il sangue che esce,I tuoi sensi ti abbandonano, e senza saperlo,Ti si chiudono gli occhi e subito ti senti meglio,Avvolto da un piacevole stato di quiete.Vedi la luce accecante,Ricordo di quando andasti in comaPochi giorni dopo la tua nascita,E in quella nostalgia ti domandi:“Cosa c'è oltre la luce?”,E ti avvicini ad essa per scoprirlo.I tuoi amici, i tuoi parenti, chi ami,Tutto quello che credevi, su cui potevi contare,Ogni riferimento, ogni attimo di felicità,Strappato crudelmente dalle persone con cui vivi;Hai tentato di riiniziare, di costruirti la felicita da solo,Ma la vita ti offriva solo occasioni che non potevi cogliereE ti distruggeva ogni tuo piano, uccidendo la speranza.Domande dentro di te non ti fanno dormire:“Come posso continuare a sperare e a credere negli altriQuando ogni cosa intorno a me mi ha tradito e usatoO mi ha fatto stare male ancora una volta?Come posso avere ancora certezze quando in testaLa confusione mi annienta e nessuna rispostaAllieta e placa la tempesta nella mia mente?”Vedi la luce accecante,Ricordo di quando andasti in comaPochi giorni dopo la tua nascita,E in quella nostalgia ti domandi:“Cosa c'è oltre la luce?”,E ti avvicini ad essa per scoprirlo.E ora corri verso la luce che ti chiama a sé,Incontro a quell'abbaglio accecante, oltre le tenebre,Cercando la tua libertà in una dimensione ultraterrenaAnche se nel tuo cuore sai che non esiste nienteOltre quello che noi chiamiamo vita,Che la morte cancella ogni cosa di noiAnche il ricordo di essere esistiti per un attimo di eternità.Vedi la luce accecante,Ricordo di quando andasti in comaPochi giorni dopo la tua nascita,E in quella nostalgia ti domandi:“Cosa c'è oltre la luce?”,E ti avvicini ad essa per scoprirlo.088 - Eden, come già dice titolo dovrebbe suggerire è la storia di una perdita, di una menzogna rivelata, dello sradicamento di ogni certezza e di ogni punto fisso avvenuto nel modo più doloroso: la morte, conosciuta per la prima volta da un bambino che perde i suoi genitori, e il tentativo di comprendere il perché del dolore in questo mondo che avrebbe potuto essere quello ideale.newline È semplicemente lo sfogo di un bambino frastornato del dolore che doveva sfociare e ha composto, nel suo modo scomposto di esternare, queste parole.
088 - Eden, come già dice titolo dovrebbe suggerire è la storia di una perdita, di una menzogna rivelata, dello sradicamento di ogni certezza e di ogni punto fisso avvenuto nel modo più doloroso: la morte, conosciuta per la prima volta da un bambino che perde i suoi genitori, e il tentativo di comprendere il perché del dolore in questo mondo che avrebbe potuto essere quello ideale.newline È semplicemente lo sfogo di un bambino frastornato del dolore che doveva sfociare e ha composto, nel suo modo scomposto di esternare, queste parole.
Madre, perché gli immortali chiamano la terra“Eden, il paradiso terrestre” seIn questo luogo può esistere la sofferenza,La tristezza che può imprigionare un uomo nel buioE il male ha sempre la meglio sulla giustizia?Quali peccati abbiamo commesso in passatoPer meritarci questo inesorabile declino?Hai delle risposte madre?Perché non rispondi padre?Perché non mi rispondete invece di starveneSdraiati e immobili con gli occhi chiusi?Rispondetemi ho bisogno di sapere… di capire.Padre,perché la morte domina incontrastataE in molti cuori risiede la disperazione?In questo giardino coperto dall'asfaltoPerché si deve lottare per poi veder sparire i sogni?Perché nell'Eden si conosce il significato di guerra,Quando dovrebbe regnare la pace e l'armonia,E le nostre precarie vite sono in balia di un uomo?Papà, Mamma, stringetemi forte,Non permettete loro di rubarmi l'innocenza:Non voglio che mi sfruttino per i loro scopi.Papà, Mamma, ho bisogno di voi per sopravvivere,Perché non vi svegliate?Perché dobbiamo patire la fame e la sete?Perché siamo schiavi di un sistema fallimentare?Come può essere questo il paradiso,Se solo poche persone lo rovinano per la loro felicitàMentre noi dobbiamo contorcerci dal doloreE piangere per il sadico gioco dei potenti?Padre, madre, ora che siete oltre questa vitaCosa vedete? Esiste il paradiso,O questa vita è solo la preparazione all'inferno?Padre, madre, spiegatemi perché esistono le lacrime:Ho bisogno di certezze nella mia confusione mentale.Per favore,Almeno ora che siete morti,Datemi delle risposte.089 - Non sempre il posto in cui ci si trova a proprio agio è un luogo fisico come le quattro mure dove si dove si dorme e ci si riposa; e non sempre è detto che si tratti di un posto fisico. È trasportato da questa considerazione che ho cercato con i seguenti versi di mettere a fuoco e comunicare quale sia La Mia Vera Casa, con uno spirito non dissimile da una nota canzone di Jovanotti (collegamento che però ho fatto solo in un secondo momento) che probabilmente, essendo una canzone della mia infanzia, in qualche modo ha influito su questi miei pensieri.
089 - Non sempre il posto in cui ci si trova a proprio agio è un luogo fisico come le quattro mure dove si dove si dorme e ci si riposa; e non sempre è detto che si tratti di un posto fisico. È trasportato da questa considerazione che ho cercato con i seguenti versi di mettere a fuoco e comunicare quale sia La Mia Vera Casa, con uno spirito non dissimile da una nota canzone di Jovanotti (collegamento che però ho fatto solo in un secondo momento) che probabilmente, essendo una canzone della mia infanzia, in qualche modo ha influito su questi miei pensieri.
La mia vera casa non ha muraPerché in esse non mi posso sentire libero:La mia anima soffre gli spazi chiusiE alle mie ali serve spazio per aprirsi;Forse in parte è racchiusa nel giardinoIn cui ora abita una rara rosa nera,Ma di sicuro non solo in luogo cittadino.La mia vera casa non è una fredda stanza,Ma tutte le strade del mondo che posso ricordareE nel cuore di tutte le persone che mi stanno vicino,Anche se molti chilometri o un piano esistenzialeMi dividono dalle stelle che costellano il mio cielo.La mia vera casa non ha muraPerché risiede nella memoria di luoghiChe i miei occhi hanno visto in passato,O di lande racchiuse nella mia mente,In un luogo immaginario, nel mondo ideale,Che la musica rievoca ad ogni nota:Un luogo lontano da quello in cui vivo.La mia vera casa sono i luoghi in cui ho vissutoEsperienze e pomeriggi interi con persone simili a me,Che con i loro atteggiamenti mi fanno a sentire a mio agioE mi rendono felice, senza che loro se ne accorgono,E mi regalano gli unici momenti di libertà della mia vita.La mia vera casa non ha luogoPerché risiede nei cuori di chi amo:Solo le loro parole e la loro presenzaMi fanno sentire a mio agio, libero,Anche se possono esserci delle incomprensioni a volte;Ci si rende felici a vicenda,Inconsciamente, e senza chiedere niente in cambio.La mia vera casa muta in continuazione rimanendo la stessa,Perché niente rimane immutato, sopratutto le persone intorno a me:Solo nella memoria le cose non cambiano nel tempo, ma si cancellano,Lentamente spariscono per essere sostituite da nuovi ricordi,Forse con altre persone in un altro posto, un'altra casa senza mura.090 - Questo testo prende il titolo dal nome d'arte che usavo quando suonavo, mentre le parole che seguono dovevano essere la caratterizzazione di un personaggio di un libro/racconto sul mio primo concept Heavenly War, che doveva essere un personaggio con un grande arco narrativo, e man mano che cambiava, il suo modo di pensare avrebbe dovuto allinearsi al mio. Di quel personaggio narrativo e della sua storia non se ne è fatto nulla (almeno per ora), ma il nome di Xarenios è rimasto, e da allora accompagna ogni mio progetto.
090 - Questo testo prende il titolo dal nome d'arte che usavo quando suonavo, mentre le parole che seguono dovevano essere la caratterizzazione di un personaggio di un libro/racconto sul mio primo concept Heavenly War, che doveva essere un personaggio con un grande arco narrativo, e man mano che cambiava, il suo modo di pensare avrebbe dovuto allinearsi al mio. Di quel personaggio narrativo e della sua storia non se ne è fatto nulla (almeno per ora), ma il nome di Xarenios è rimasto, e da allora accompagna ogni mio progetto.
Sono nato durante la prima rivolta degli angeli:Lucifero e Uriel inserirono nel mio corpo mortaleParte della loro immortale essenza angelica,Regalando a questo guerriero, figlio dell'ira nera,La vita che i campi di battaglia gli avevano strappatoCon la crudeltà e l'infamia di chi disonoraUn combattimento fra cavalieri con l'inganno e la menzogna.Io sono Xarenios,Il sognatore errante caduto dal cielo,Dannato in un'epoca ormai remotaAgli inizi del tempo.I miei occhi hanno visto le epoche nascere e cadere:Regni ed imperi si sono scambiati le lande e il potere,Ma come il vampirico progenitore CainoSono il capostipe dei vigilanti, la causa del diluvio,Serpente della corruzione e del peccato originale;Ho stretto un patto in un remoto passatoCon la nuova essenza di mio padre: il re delle anime dannate.Io sono Xarenios,Il triste arcangelo nero latore di verità.Custode del temuto vaso di Pandora,Emissario dell'inferno.La mia anima è un crogiolo nel quale ci sono,Come mille sfaccettature di un diamante raro e prezioso,Ogni lato della mia unica personalità:Il romantico poeta che s'incanta davanti al tramonto,Il demone sanguinario, l'astuto e razionale stratega,La tristezza ereditata dall'angelo della morte,L'istintivo lottatore che scrive di suo pugno il suo destino.Io sono Xarenios,In me risiedono tre diverse essenze:L'angelo più splendente,l'anima umana,E l'oscuro angelo della morte.Io sono Xarenios,L'essere pi' vicino alla perfezione:In me ci sono tutti i caratteriIn egual quantità.Io sono Xarenios,E d'ora in poi questo nome sarà incisoCome un fuoco indelebile nella tua menteE ti perseguiterà per il resto dei tuoi giorni,Perché quando s'incontra un essere cosìVicino alla vera divinità, e non al dio degli uomini,Non si rimanere indifferenti.Xarenios!091 - Questo testo è di un tempo passato, quando non c'erano le video chiamate, dove non si poteva ancora mandar le foto tramite i social network, e la messaggistica istantanea era dominata dagli sms e l'allora nascente MSN. E con quella Amica Invisibile, che chiamavo 'sorellina”, era questo il nostro modo di comunicare: gli sms, brevi messaggi su uno schermo, pieni di contrazioni, acronimi e single per massimizzare il contenuto in pochi caratteri. Tanto abbiamo legato anche se per motivi vari quasi mai riusciti a vederci,nonostante abitassimo nella stessa provincia. Questo testo era ed è per lei, ma anche per tutti coloro che hanno vissuto quel tipo di rapporto a distanza in quel periodo di transito della tecnologia.
091 - Questo testo è di un tempo passato, quando non c'erano le video chiamate, dove non si poteva ancora mandar le foto tramite i social network, e la messaggistica istantanea era dominata dagli sms e l'allora nascente MSN. E con quella Amica Invisibile, che chiamavo 'sorellina”, era questo il nostro modo di comunicare: gli sms, brevi messaggi su uno schermo, pieni di contrazioni, acronimi e single per massimizzare il contenuto in pochi caratteri. Tanto abbiamo legato anche se per motivi vari quasi mai riusciti a vederci,nonostante abitassimo nella stessa provincia. Questo testo era ed è per lei, ma anche per tutti coloro che hanno vissuto quel tipo di rapporto a distanza in quel periodo di transito della tecnologia.
Amica invisibile,I mie occhi non possono posarsi su di te,E l'unica cosa che mi avvicina a teSono delle parole senza espressività su uno schermoE la tua voce mutata dalla distanza:Questo è l'unico contatto che riusciamo ad avere.Cara amica mia,Amica invisibile,Sei sotto il mio stesso cielo,Sotto la stessa dolce luna,O ci dividono migliaia di chilometri?Amica invisibile,Ogni volta che giro nella mia casa naturaleTra le strade cittadine, soprattutto in fiera,Spero di incrociare il tuo volto tra la follaDi incontrarti per passare qualche ora con teE avere dei ricordi veri che non mutanoAl cancellare di una scritta da quell'oggetto.Cara amica mia,Amica Invisibile,Il tuo volto è ora sorridenteO è irrigato dalla tristezza?Cosa senti dentro di te in questi momenti?Invisibile amica,Nel mio cuore so sempre dove trovartiMa nella realtà del mondo, il labirinto,Ti ho persa e non so dove cercarti;Attendo un segnale che forse non arriverà maiUn lampo che per un attimo mi indichi la stradaPer raggiungerti e rincontrarti, non solo nei sogni,Ma nell'unico posto in cui puoi sentire il calore di un abbraccio.Cara amica mia,Amica invisibile,Cosa stai sognandoIn questa notte illuminata:Una nuova vita o l'ombra del passato?Cara amica mia,Amica invisibile,Spero di rivederti prestoCara amica mia,Amica Invisibile.092 - Questo testo, su Il Santo Graal e la sua ricerca, è nato dopo la lettura di un articolo sulla rivista “Focus”. Essendo un amante del genere fantasy, il connubio tra storia, mistero e leggenda di tale oggetto ha suscitato in me un qualcosa di particolare, tanto da voler scriverne. Non so cosa sia che mi abbia affascinato tanto, ma come dimostrano libri, film, canzoni e quant'altro, molti sono stati catturati da questo oggetto mistico, dandone interpretazioni diverse, da quelle di Garth Ennis in “Preacher” e Dan Brown ne “Il codice Da Vinci” a quelle più canoniche del ciclo bretone o del film di “Indiana Jones e l'ultima crociata”; così, con queste considerazioni e quella voglia di scrivere, cercai di fare chiarezza dentro di me su cosa fosse effettivamente Il Santo Graal.
092 - Questo testo, su Il Santo Graal e la sua ricerca, è nato dopo la lettura di un articolo sulla rivista “Focus”. Essendo un amante del genere fantasy, il connubio tra storia, mistero e leggenda di tale oggetto ha suscitato in me un qualcosa di particolare, tanto da voler scriverne. Non so cosa sia che mi abbia affascinato tanto, ma come dimostrano libri, film, canzoni e quant'altro, molti sono stati catturati da questo oggetto mistico, dandone interpretazioni diverse, da quelle di Garth Ennis in “Preacher” e Dan Brown ne “Il codice Da Vinci” a quelle più canoniche del ciclo bretone o del film di “Indiana Jones e l'ultima crociata”; così, con queste considerazioni e quella voglia di scrivere, cercai di fare chiarezza dentro di me su cosa fosse effettivamente Il Santo Graal.
Cos'è il Santo Graal?Un oggetto che concede un potere infinitoChe deriva dall'immensa conoscenzaNegata agli uomini fin dalla creazione;Un oggetto dalle ignote origini divenuto sognoPer le leggende che circolano su di esso,Ma nessuno sa che abbia o dove sia.Cos'è il Santo Graal?Dov'è il Santo Graal?Nessuno trova risposte certeA queste antiche domande.Cos'è il Santo Graal?Forse un calice usato nell'ultima cenaE nel quale il sangue colato dalla croceDel Cristo, e raccolto da Giuseppe D'Arimatema,Che può dissetare la sete di potere,Concedendo l'immortalità a chi beve il contenuto:Il nettare degli dei, l'acqua del sapere.Cos'è il Santo Graal?Dov'è il Santo Graal?Nessuno trova risposte certeA queste antiche domande.Cos'è il Santo Graal?Forse una pietra parlante che svela verità;Un calice che muta i suoi poteri a seconda del contenuto;Forse è la discendenza di Cristo;Nella mente degli uomini il simbolo,La prova cercata dai templari,E dai cavalieri di Artù dell'esistenza di Dio.Cos'è il Santo Graal?Dov'è il Santo Graal?Nessuno trova risposte certeA queste antiche domande.Dov'è il Sento Graal?Forse nella tomba di Artù a Glastonbury,O nelle segrete stanze del castello di MontsegurDove cercarono i nazisti durante la leggendaria guerra.Alcuni credono che sia nel castello di Giros,Assieme agli altri tesori del Tempio di Salomone;Forse in un luogo sconosciuto o sotto la vista di tutti.Cos'è il Santo Graal?Dov'è il Santo Graal?Nessuno trova risposte certeA queste antiche domande.Ovunque sia nascosto,Qualunque sia il suo potere,Noi uomini continueremo a cercare,E forse un giorno riusciremo a rispondereAlla domanda fondamentale sull'esistenzaDi una divinità creatrice e onnipotente.093 - Pensando ai quattro cavalieri dell'Apocalisse, forse a causa dei Metallica, una sera mi ritrovo a constatare come essi siano un retaggio di cultura medievale, soprattutto a causa del riferimento alla peste, non credibile attualmente come causa di estinzione del genere umano oggi giorno; ma allora modernamente guerra, carestia, morte e pestilenza come ci dovrebbero annientare?
093 - Pensando ai quattro cavalieri dell'Apocalisse, forse a causa dei Metallica, una sera mi ritrovo a constatare come essi siano un retaggio di cultura medievale, soprattutto a causa del riferimento alla peste, non credibile attualmente come causa di estinzione del genere umano oggi giorno; ma allora modernamente guerra, carestia, morte e pestilenza come ci dovrebbero annientare?
Ecco il vortice dell'odio e dell'invidia.Nessuna possibile riconciliazione tra i mortali:Solo un'inevitabile ed eterna guerraChe spegne la fiamma della civiltà umanaPer lasciare posto alla crudeltà e all'egoismo,La brama di potere e la violenza dominano il mondo,Mentre il mondo lentamente si distrugge.Ecco il vortice dell'insana pazzia del mondoChe si riversa ora sulle anime più deboliE le spazza via, lontane, giù nel baratro dell'oblio,Schiacciate da corpi uccisi dalla mano del potere.Ecco il vortice dell'insaziabilità e dell'insoddisfazione:L'egoismo di pochi portò alla rovina questo pianeta;E ora che l'acqua scarseggia e i cibi sono contaminati,Paghiamo il prezzo di ogni goccia sprecata,E la linfa vitale che da nutrimento a tutti gli esseri viventiDiventa più rara di un giorno di pace nell'eterna guerra;Ogni forma di vita è destinata a spegnersi,E si tradiscono anche le persone a noi più carePerché ciò che conta veramente è sopravvivere per un altro giorno.Ecco il vortice della profonda depressione umanaChe ritorna a tormentare i vivi con l'angosciaE con il terrore che controlla ogni pensieroE indebolisce il corpo che, in preda all'agonia, si distrugge dall'interno.Ecco il vortice dell'incoscienza dei pochiChe risvegliarono il virus della procreazioneChe ora dilaga e distrugge l'umana speciePer aver dimenticato le precauzioni necessarie,E ora, come un'epidemia mondiale, s'imbatte lenta,Subdola come la morte rossa tra le nostre vene impure,E annientando ogni difesa ci uccide come insetti.Ecco che il vortice d'insicurezza che aleggia nell'ariaHa ripreso il suo movimento dilanianteChe distrugge l'autostima di ogni spiritoE genera un vuoto colmabile solo con false parole.Ecco il vortice della desolante e decadente distruzioneChe ha risvegliato il cavaliere che miete,Portatore di morte e uccisore di mondi.Ormai è inevitabile la condanna per gli errori di noi esseri umani,E le guerre che abbiamo scatenato inutilmente,Che provocarono la fame e diffusero malattie incontenibiliE il cavaliere della morte arriva ora per chiamarci a sé,Portandosi dietro una scia di fuoco e fiamme che ora piovono dal cieloE niente si può salvare dalla distruzione.Ecco il vortice che aprì il Vaso di Pandora:Il portatore di debolezze liberò i quattro cavalieri,Spezzando i quattro sigilli e causandoLo spietato spettacolo della fine chiamato Apocalisse.094 - Ora che le echo chamber sono un fenomeno noto grazie ai social network ciò che mostra questo testo risulta forse superato, banale, ma all'adolescente di allora risultava inconcepibile l'arroganza di dell'ignoranza di certe persone, plagiate ed illuse nella loro visione distorta, Accecate dalla Vertà: la loro verità, rivelata dalla tv, dal senso comune, cementificata dai pregiudizi. È stato il primo momento in cui realizzai quanto alcuni soggetti siano irrimediabilmente persi, e il dialogo, in certi casi, risulti totalmente inutile.
094 - Ora che le echo chamber sono un fenomeno noto grazie ai social network ciò che mostra questo testo risulta forse superato, banale, ma all'adolescente di allora risultava inconcepibile l'arroganza di dell'ignoranza di certe persone, plagiate ed illuse nella loro visione distorta, Accecate dalla Vertà: la loro verità, rivelata dalla tv, dal senso comune, cementificata dai pregiudizi. È stato il primo momento in cui realizzai quanto alcuni soggetti siano irrimediabilmente persi, e il dialogo, in certi casi, risulti totalmente inutile.
Prigioniero di una sfera di cristalloChe ti divide dal mondo immaginario,Senza via di fuga alcuna,Sei schiavo della tua visione di vita e veritàE, chiuso mentalmente, non vedi altroChe non siano le tue credenze ed usanze.Sei accecato dalla tua veritàE, chiuso mentalmente,Rifiuti ogni contaminazione esterna.Rinchiuso in rigidi schemi mentaliSenza i quali ti sentiresti perso,Senza punti di riferimento,Non concepisci chi la pensa diversamente da te:Credi di essere fonte di tutto il sapereMa in realtà sei solo miti sfatati.Sei accecato dalla tua veritàE, chiuso mentalmente,Rifiuti ogni contaminazione esterna.Influenzato da chi muove le masse,Credi di essere un libero pensatoreMa è solo una vana illusione,Perché sei solo un giocattolo dei potentiChe condizionano la tua mente debole,Mentre chiudi i tuoi orizzonti al resto del mondo.Sei accecato dalla tua veritàE, chiuso mentalmente,Rifiuti ogni contaminazione esterna.095 - Vorrei Essere con Te descrive una situazione in cui più volte mi ci sono ritrovato spesso, dato molti rapporti di amicizia a distanza. Esatto, amicizia, per quello a cui si riferisce il titolo è semplicemente il voler stare fisicamente nello stesso posto con la persona di cui si sente la mancanza, per passare dei momenti insieme, e annullare la distanza, a prescindere del tipo di rapporto che si ha con quella persona; e per me l'ispirazione per questo parole è legata a quell'amica invisibile a cui era dedicato il testo n°91.
095 - Vorrei Essere con Te descrive una situazione in cui più volte mi ci sono ritrovato spesso, dato molti rapporti di amicizia a distanza. Esatto, amicizia, per quello a cui si riferisce il titolo è semplicemente il voler stare fisicamente nello stesso posto con la persona di cui si sente la mancanza, per passare dei momenti insieme, e annullare la distanza, a prescindere del tipo di rapporto che si ha con quella persona; e per me l'ispirazione per questo parole è legata a quell'amica invisibile a cui era dedicato il testo n°91.
Sento la tua voce trasportata dal ventoMa non riesco a vederti; dove sei?Vedo i tuoi pensieri nei disegni delle nuvole:Sento che stai pensando a me,E questo riesce momentaneamenteA cancellare la solitudine che c'è in me,Ma chissà quanto durerà?Dove sei?Il mio cielo notturno sembra vuotoSenza la tua splendida luce;Dolcissima stella, dove sei?Vorrei dirti parole che non si posso scrivereE suoni che non si possono pronunciare;Vorrei dirti cose che non si posso esprimereE raccontarti storie che non esistono;Vorrei chiederti dove sei stata finora,Dove andrai e cosa c'è nel tuo futuro,E sopratutto se ci sarà posto anche per me.Vorrei essere con te,Cancellare la distanza che ci separaE dimostrarti cosa provo per te.Leggiadra e felice voli alta nel cieloSostenuta dalle tue bianche ali angeliche,Simbolo eterno di speranza e bellezza,Cerchi la libertà e insegui i tuoi sogni,Cerchi nuove mete da raggiungere,E io cerco di vedere la tua sciaMa voli troppo in alto per le mie piccole ali.Dove sei?Il mio cielo notturno sembra vuotoSenza la tua splendida luce;Dolcissima stella, dove sei?A volte guardo in alto e come una sciaUn rapido lampo attraversa il vuotoE poi sparisce nell'oscurità della notte,Come se non fosse mai apparsa in cielo;Ma i ricordi seguono il suo breve passaggio,E quando sogno, mi piace pensare che quella cometaEri tu che volavi in aria all'inseguimento di qualcosaChe per noi rimarrà sempre e solo un misteroRacchiuso nella tua complicata mente angelica.Dove sei?Vorrei essere con tePer cancellare la distanzaDolcissima stella, dove sei?Quale sogno stai inseguendoPer lasciarmi così indietro?Angelo della mia speranza, dove sei?096 - Non esiste qualcosa di intrinsecamente poetico, solo un guardare il mondo circostante in modo diverso, unico: ogni sguardo svela, diventa inedito e scopre aspetti interiori che si connettono al mondo esterno. È questo che fa la differenza: Gli Occhi di un Poeta, capaci di dare nuove prospettive attraverso il suo mezzo espressivo: le parole scritte.
096 - Non esiste qualcosa di intrinsecamente poetico, solo un guardare il mondo circostante in modo diverso, unico: ogni sguardo svela, diventa inedito e scopre aspetti interiori che si connettono al mondo esterno. È questo che fa la differenza: Gli Occhi di un Poeta, capaci di dare nuove prospettive attraverso il suo mezzo espressivo: le parole scritte.
Anima di poeta:Stupirsi della magia nella realtà;Tremare terrorizzato nelle tenebre,Con occhi innocenti di un bambino;Osservare il mondo mutevoleE interpretarlo a modo proprio,Un giudizio nato dall'esperienza,Degli incubi che ognuno ha vissuto.Occhi di poeta:Stupirsi della vera realtà,E trasmettere tramite lo sguardoI sentimenti che essa ispira.Animo di poeta:Incantarsi, ipnotizzato dalla routine,E trovare la giusta fonte d'ispirazioneDietro i gesti nascosti della quotidianità,E rendere eterni attimi ed emozioniNel cuore di chi riceve da essal'incantesimo dell'empatia ciecaAttraverso infinite e morte parole.Occhi di poeta,Puri e profondi come l'oceano,Catturano gli attimi e li rendono eterni:Fotografia di lontani sentimenti.Animo di poeta:Ricreare e far sbocciare l'animaNel più marcio di tutti i viventi;Oltrepassare la soglia del tempoPer entrane nell'eternità,E usare le proprie parole scritteCome elisir di eterna giovinezzaPer ottenere la vita eterna.Occhi di poeta:Il bambino racchiuso in ognuno di noi,Che si stupisce dei colori dell'arcobalenoE che sorride per il volo di una farfalla.Occhi di poeta:Animo ammaliante di chi unisce due arti,Unendo e confondendo sensazioni irreali:Gli evocatori di quest'era di decadenza.097 - Cose Preziose di Stephen King è un libro con una storia particolare, che semina una serie di relazioni e intrecci per esplodere in una concatenazione di episodi smpre più foli e violenti e il centro di tutto è un negozio il cui nome da titolo al libro. In tale negozio vendono oggetti desiderabili in cambio di pochi soldi e un favore: il prezzo complessivo quindi è solo la corruzione dell'animo per un bene materiale. Questo libro, narra una storia che mi ha coinvolto, e che a distanza di anni ancora ha pochi eguali per quanto mi ha insegnato tra i sottotesti che ha e l'architettura della storia.
097 - Cose Preziose di Stephen King è un libro con una storia particolare, che semina una serie di relazioni e intrecci per esplodere in una concatenazione di episodi smpre più foli e violenti e il centro di tutto è un negozio il cui nome da titolo al libro. In tale negozio vendono oggetti desiderabili in cambio di pochi soldi e un favore: il prezzo complessivo quindi è solo la corruzione dell'animo per un bene materiale. Questo libro, narra una storia che mi ha coinvolto, e che a distanza di anni ancora ha pochi eguali per quanto mi ha insegnato tra i sottotesti che ha e l'architettura della storia.
Ogni cosa in questo mondo è in venditaE tutto ha un suo prezzo,Ma se una cosa è veramente importantePer realizzare un sogno di libertà,Per sopravvivere nella giungla cittadina,O per soddisfare un bisogno,Come si può prezzare un oggettoSe poi chi ne ha bisogno non lo può avere?Nel mio negozio non ci sono prezziE quanto vuole spendere lo decide il cliente,Perché un oggetto dev'essere reperibileAltrimenti è inutile che venga creato.Il valore di una cosa non è nel suo valore nominaleMa in altri parametri, come l'affetto o le possibilità,Le porte mentali che apre e il desiderio di possederlo;E qui a Cose Preziose tutto è in venditaE ha il giusto valore, perché io conosco i loro desideri,Percepisco cosa pensano e quando superano quella soglia.Loro non vedono il mio vero essere, ma quello di un oratoreChe cattura la loro attenzione e li affascinaPrima di iniziare a trattare per valore monetario.Nel mio negozio non ci sono prezziE quanto vuole spendere lo decide il cliente,Perché un oggetto dev'essere reperibileAltrimenti è inutile che venga creato.Ogni cosa il questo mondo è in vendita,E in questo luogo puoi anche pagare diversamentePerché non è solo la moneta corrente che vale,Ma anche tutto ciò che le ruota intorno,E a volte il baratto può valere in età moderna,Anche se lo scambioPuò essere effettuato in modi diversiE i prodotti interessanti non è detto siano solo oggetti.Nel mio negozio non ci sono prezziE quanto vuole spendere lo decide il cliente,Perché un oggetto dev'essere reperibileAltrimenti è inutile che venga creato.Vieni anche tu nel mio negozio:È possibile che troverai ciò che cerchi,Che anche la tua cosa più preziosa e raraSia qui solo per entrare in tuo possesso.Che ne dici, non è un affare? È la vendita del secolo.Cogli l'occasione perché mai ti ricapiterè in futuro,E non rimpiangerai il tempo passato qui dentro.Te lo garantisco:Parola di Leland Gaunt.098 - Non sono mai stato appassionato di sport, ma in quella sera dell'estate 2004, quella della finale dei 100m alle olimpiadi di Atene, sembrava unire tante cose, e in particolare storie di competizione e agonismo che sembravano narrare la fine di un'era, mentre altre altre erano solo il preludio di una nuova epoca. Era la notte dei Fulmini Neri: così venne battezzata dai cronisti, e le parole che seguono altro non sono per fotografare le sensazioni particolari del momento.
098 - Non sono mai stato appassionato di sport, ma in quella sera dell'estate 2004, quella della finale dei 100m alle olimpiadi di Atene, sembrava unire tante cose, e in particolare storie di competizione e agonismo che sembravano narrare la fine di un'era, mentre altre altre erano solo il preludio di una nuova epoca. Era la notte dei Fulmini Neri: così venne battezzata dai cronisti, e le parole che seguono altro non sono per fotografare le sensazioni particolari del momento.
Sulla corsia per la corsa della vitaGli otto uomini più veloci del mondoSi affrontano dimenticando ogni cosaTranne il d'oro obbiettivo circolare,La più ambita medaglia dai velocisti,Simbolo della vittoria sugli avversari.Fulmini neri sulla pista,Per salire sul gradino più altoE abbattere tutti i record:La notte dei fulmini neri.Quei dieci secondi che separanoL'anonimato di tanti atletiE la nascita di un nome nella storia,Di un idolo, e un temuto avversarioPer le future competizioni del ventoNel quale si imbatterà il loro temporale.Fulmini neri sulla pista,Per salire sul gradino più altoE abbattere tutti i record:La notte dei fulmini neri.La gara in cui domina il selvaggio istinto:Nessuna strategia regalerà la vittoria,Bisogna solo spingere il corpo oltre i limitiIn quel breve tempo, in cui ogni cosa rallenta,Il cuore accelera, e il respiro diventa affannoso.Il colpo di pistole sancisce l'inizio della gara.Fulmini neri sulla pista,Per salire sul gradino più altoE abbattere tutti i record:La notte dei fulmini neri.Uno sparo nel cielo;Il fiato del mondo si spezza;Lo scatto e l'accelerazione;Vedi davanti il traguardo;Il cronometro segna il tempo;Dai fondo a tutte le energie;Superi gli avversari,E davanti a tutti, corri;Corri come il vento;Giungi al traguardoE cerchi di portare in avanti il corpo,Di guadagnare preziosi decimiAl cronometro tiranno:Tutto finisce improvvisamenteE un nuovo nome entra nella storia.Fulmini neri sulla pista,Per salire sul gradino più altoE abbattere tutti i record:La notte dei fulmini neri.Lacrime di gioia e disperazioneSi mischiano a terra con il sudore:Il sogno che si realizza per unoInfrange i quello di molti altri,Ma solo uno può essere il miglioreMentre gli altri si devono accontentareDi una finale raggiunto a fatica.Fulmini neri sulla pista,Per salire sul gradino più altoE abbattere tutti i record:La notte dei fulmini neri.099 - Non sempre le cose sembrano come appaiono, e a volte Sotto le Apparenze del Mondo, si cela l'opposto di ciò che superficialmente sembra evidente, per ingannare, per nascondere il proprio pensiero dietro una manifestazione più edulcorata (per non dire ipocrita), mentre in altri casi semplicemente perché vi è un secondo fine. Questo pensiero, insieme ad un pessimismo nato dalla disillusione, mi aveva portato a generalizzare forse un po' troppo, facendo diventare le parole che seguono, più la fotografia di quel sentimento che una descrizione del mondo per come lo vedevo all'epoca: divento esso stesso qualcosa che non è quello che appare.
099 - Non sempre le cose sembrano come appaiono, e a volte Sotto le Apparenze del Mondo, si cela l'opposto di ciò che superficialmente sembra evidente, per ingannare, per nascondere il proprio pensiero dietro una manifestazione più edulcorata (per non dire ipocrita), mentre in altri casi semplicemente perché vi è un secondo fine. Questo pensiero, insieme ad un pessimismo nato dalla disillusione, mi aveva portato a generalizzare forse un po' troppo, facendo diventare le parole che seguono, più la fotografia di quel sentimento che una descrizione del mondo per come lo vedevo all'epoca: divento esso stesso qualcosa che non è quello che appare.
Dietro ogni sorriso s'insidia la sofferenza;Dietro la sicurezza si cela il pericolo;E non esistono lacrime pure,Ma solo un miscuglio di sentimenti,Confusi e sconnessi, quasi irreali e irriconoscibili,Che ti portano alla morte dell'anima fragile,Tra urla, grida e il lancinante dolore di una ferita.Il mondo dei sogni è solo un privilegioChe pochi possono permettersiIn questa realtàChe distrugge le illusioni.Dietro il dolore si nasconde un'illusione;Dietro ogni delusione c'era la speranza;E si può avere paura di sé stessiSe non ci si riconosce nei pensieri confusiChe vengono generati dal lato oscuro della menteDove alberga la vera essenza della personalità.La verità è un lusso che pochi posso comprarePerché il suo prezzo è sempre troppo altoE le certezze portando con sé nuovi dubbi.Dietro le lacrime tristi esiste felicità;Dietro la gentilezza esiste un secondo fine;E l'ipocrisia domina,Incontrastata in un mondo dove l'apparenzaÈ pari all'importanza della persona esaminata,Perché non importa chi sei o cosa hai fattoConta solo come ti mostri agli altri, quasi uomini.Dietro la maschera del mondo si celano segretiQuello che i tuoi occhi vedono sono solo le apparenzePerché la sua vera natura nasce dalle tenebre.100 - Come ogni pomeriggio andai alle Colonne, e giunto lì vidi Arianna in lacrime a causa del tipo che frequentava, che l'aveva ferita di nuovo, forse tradita, ed era finita. A quella visione qualcosa mi colpì violentemente, un'empatia che non immagino di provare così genuina e istantanea per lei. Quella vicinanza nata Nella Tristezza, mi spinse a starle vicina, a consolarla, perché desideravo unicamente una cosa: che lacrime sparissero, e lei tornasse a sorridere con quell'aria da dark dura, ma tenera e romantica allo stesso tempo, che la rendeva diversa in mezzo a tante maschere.
100 - Come ogni pomeriggio andai alle Colonne, e giunto lì vidi Arianna in lacrime a causa del tipo che frequentava, che l'aveva ferita di nuovo, forse tradita, ed era finita. A quella visione qualcosa mi colpì violentemente, un'empatia che non immagino di provare così genuina e istantanea per lei. Quella vicinanza nata Nella Tristezza, mi spinse a starle vicina, a consolarla, perché desideravo unicamente una cosa: che lacrime sparissero, e lei tornasse a sorridere con quell'aria da dark dura, ma tenera e romantica allo stesso tempo, che la rendeva diversa in mezzo a tante maschere.
Non piangere per la delusione subitaPerché per una persona che perdiNe trovi altre che ti sono accantoE che fino ad ora non vedevi neanche.Non piangere, perché per ogni tua lacrima versataDentro di me si apre uno spiraglioDal quale la tristezza può entrareInondarmi di ira contro colui cheHa osato farti soffrire.Non piangere se le nuvole oscurano il tuo mondo;Non piangere per le sconfitte che devi affrontare;Non piangere, perché nessuno meriterebbe da teUna sola goccia della tua profonda tristezza.Ti sei illusa credendo che lui fosse diverso,Non ascoltando le voci che giravano;Hai sognato e sperato per luiE ora, davanti alla realtà, tutto svanisce.Non piangere, riponi il passato in un angolo,Nascondilo nella tua mente a me ignota,E ricorda gli errori fatti solo come monito,Per non sbagliare ancora,Per migliorare il futuro.Non piangere se il tuo mondo cambia di nuovo;Non piangere se tutto sembra andare male;Non piangere se ancora esiste la speranza,Perché se ci si crede tutto potrebbe migliorare.Non piangere! Ci sono io ora accanto a te:Sono qui apposta per aiutarti;Sono il tuo sostegno nei momenti difficili,La voce che ti fa compagnia quandoNelle serate tristi tutto sembra morireE vorresti sparire, ma non ne hai la forza,E vorrei diventare il sorriso sul tuo volto,Quell'espressione di chi ha visto la sofferenzaE la riconosce come parte di un lontano passato.Non piangere se niente va come vorresti,Non piangere se lui ti ha delusa di nuovo,Non piangere perché c'è chi vive nei tuoi sorrisiE cerca ogni giorno di renderti felice.101 - Un testo nato da un titolo datomi da Seba (Ira suo Fulmini e Pire di Fuoco), e si inserisce nella scia di testi iniziata con il n°031, dove l'osservazione del mondo porta a porsi domande, forse retoriche, forse semplicemente prive di risposta, probabilmente nate dall'idea che ci sia qualcosa oltre a modo in cui si manifesta, o che vi sia dietro quel modo di apparire; ma a seguito (e a differenza) del n°099, queste domande si rivolgo alla proprie percezioni ed esperienze nei riguardi della realtà, sconvolgendoci anche solo per essere giunti a porsi quelle che sembrano semplici domande.
101 - Un testo nato da un titolo datomi da Seba (Ira suo Fulmini e Pire di Fuoco), e si inserisce nella scia di testi iniziata con il n°031, dove l'osservazione del mondo porta a porsi domande, forse retoriche, forse semplicemente prive di risposta, probabilmente nate dall'idea che ci sia qualcosa oltre a modo in cui si manifesta, o che vi sia dietro quel modo di apparire; ma a seguito (e a differenza) del n°099, queste domande si rivolgo alla proprie percezioni ed esperienze nei riguardi della realtà, sconvolgendoci anche solo per essere giunti a porsi quelle che sembrano semplici domande.
Hai mai visto il tuo lato oscuro?Hai mai avuto paura di te stesso?Hai mai sentito implodere la tua coscienza?Hai mai voluto che tutto sparisseE che niente si salvasse dalla distruzione?Hai mai sentito un vuoto dentroChe cresce e annienta tutto ciò a cui tieni?Hai mai provato sentimenti contrastanti che si uniscono?Ira sui tuoni e pire di fuocoche bruciano dolorosamente il cuore ferito,Ma perché dobbiamo sentire questi sentimenti?Sei mai stato circondato dai muri dell'oppressione?Ti sei mai sentito solo una cavia da laboratorio?Hai mai visto la morte in faccia?Hai mai rimpianto la tua inutile nascitaE l'aver vissuto sempre con la sofferenza e l'insicurezza?Ti sei mai sentito in colpa per essere solo un pesoPer tutti quelli che ti stanno intorno?Non hai mai desiderato di essere libero come un'aquila?Ira sui tuoni e pire di fuocoChe sconvolgono e tormentano l'animo,Ma perché siamo nati per soffrire e poi morire?Perché siamo incatenati al dolore?Perché ci evolviamo solo nella paura?Perché tutto deve per forza finire?Perché ti fa crescere di più una lacrimaAl posto di migliaia di sorrisi di felicité?Perché nessuno risponde a queste domandeChe mi tormentano e non mi fanno dormire?Devo forse vivere nel dubbio e nell'incertezza?Ira sui tuoni e pire di fuoco,Che più soffri più aumentano d'intensità,Ma come si può spezzare questo circolo vizioso?102 - Questo fu il testo con cui partecipai per la seconda volta al concorso di poesia della mia scuola arrivando una volta primo i ex-equo e una volta secondo. Non volevo parlare di un conflitto passato, ma proiettarmi in un futuro (ora direi come Wells de “La librazione del mondo”) di un qualcosa che si sentiva nell'aria in quei mesi, in quegli anni; ma La fine della terza guerra mondiale alla fine parla solo della resa resa, la fine di un conflitto come altri e delle domande che questa si porta dietro, a metà tra dubbi reali e mera retorica, perché le risposte, in fondo, si conoscono anche se non si vogliono accettare.
102 - Questo fu il testo con cui partecipai per la seconda volta al concorso di poesia della mia scuola arrivando una volta primo i ex-equo e una volta secondo. Non volevo parlare di un conflitto passato, ma proiettarmi in un futuro (ora direi come Wells de “La librazione del mondo”) di un qualcosa che si sentiva nell'aria in quei mesi, in quegli anni; ma La fine della terza guerra mondiale alla fine parla solo della resa resa, la fine di un conflitto come altri e delle domande che questa si porta dietro, a metà tra dubbi reali e mera retorica, perché le risposte, in fondo, si conoscono anche se non si vogliono accettare.
Il sangue bagna l'ennesimo campo di battaglia;Si lega alla terra per segnare un patto infranto,Una promessa di pace per l'ennesima volta ignorata,Ma ora, dall'alto delle sedi governative,Sventola una bandiera che sembra un sogno:Appare bianca e candida ma è una finzionePerché in realtà è il rosso del sangue che l'ha creata.Sventola una bandiera bianca macchiata di sangue:È il simbolo di un errore che non può essere dimenticato,Perché niente restuituirà le lacrime alle vere vittime.Il soldato piange per i suoi amici caduti;Prega perché le sue ferite non siano mortali,Portando in spalla corpi ormai senza vitaConosciuti in un tempo di pace troppo lontano,Quando la guerra era lontana ma si avvicinavaE ogni secondo che passava la minaccia aumentavaFinché da guerra fredda diventò un oceano di lacrime.I pesanti oggetti di metallo, che contenevano fuocoE aprivano al mondo le porte di un inferno dilaniante,Vengono disarmate, ma sarà finalmente pace o solo tregua?Quanti errori rivediamo di un passato vicino,E chissà quanti faranno parte del nostro futuro,Perché in fondo cadiamo sempre nella stessa trappolaE commettiamo gli stessi errori dei nostri padri,Risvegliando un mostro che uccide indistintamente,Che genera fantasmi e sogni tormentati di sofferenzaE che ci priva di una parte del nostro essere: chi conosciamo.Guardiamo nel cielo in cerca di risposteMa non è in alto che dobbiamo cercare qualcosaMa guardarci dentro e cambiare profondamenteIl tempo porterà risposte nella speranza che questaSia l'ultima volta che la parola Pace viene vergata col sangue,Che sia l'ultima volta che uccidiamo per non sparire nel nulla.103 - Questa è una dedica ispirata ad una figura che spesso vedevo in sogno, l'immagine di un'anima che riconoscevo e percepivo come affine, simile al concetto di un'anima gemella, anche se il volto di quell'etera figura era indecifrabile, irriconoscibile. Spesso ho cercato di ritrovare quell'anima quell'anima che era solare e misteriosa, tenebrosa ed espansiva allo stesso tempo, e dalle mille sfaccettature, indescrivibile e meravigliosa.newline In realtà, questa è una dedica anche a una persona reale: una mia amica delle colle di S. Lorenzo molto affascinata dal gotico, dal black metal, e l'associazione alla figura di Lilith era immediata, e da qui, quindi il titolo Dolce Lilith, perché è scritto per lei, per comunicare qualcosa, esattamente come avevo fatto, sempre per lei, con il testo n°100.
103 - Questa è una dedica ispirata ad una figura che spesso vedevo in sogno, l'immagine di un'anima che riconoscevo e percepivo come affine, simile al concetto di un'anima gemella, anche se il volto di quell'etera figura era indecifrabile, irriconoscibile. Spesso ho cercato di ritrovare quell'anima quell'anima che era solare e misteriosa, tenebrosa ed espansiva allo stesso tempo, e dalle mille sfaccettature, indescrivibile e meravigliosa.newline In realtà, questa è una dedica anche a una persona reale: una mia amica delle colle di S. Lorenzo molto affascinata dal gotico, dal black metal, e l'associazione alla figura di Lilith era immediata, e da qui, quindi il titolo Dolce Lilith, perché è scritto per lei, per comunicare qualcosa, esattamente come avevo fatto, sempre per lei, con il testo n°100.
Un'immagine tra le danzanti ombre della notte:La figura coperta da un velo di seta neraMi nasconde il tuo corpo perfetto e ammaliante.Sembri diversa da come appari nei miei ricordiIdealizzati, ancora più bella e misteriosa,Perché dietro quell'apparenza si nasconde un'anima teneraChe chi ti ha avuta non à riuscito a vedere.Il tuo abbraccio mi ha rubato l'animaE avvelenato la mente con un piacevole pensiero,E anche nei miei sogni ti rivedo splendida come il peccato,Dolce e tenebrosa Lilith.Nei tuoi occhi si possono leggere contrastanti atteggiamentiE ognuno interpreta a suo modo il libro dei tuoi pensieri,Ma in quel mare di parole che raccontano le tue memorieIo trovo un animo ferito che cerca affetto:Desideri essere amata e tratta come un essere umano,E io provo un sentimento troppo profondoChe potrebbe realizzare quello che desideri, ma ho paura.Non esistono parole che descrivonoCiò che tu sei diventata per meAnche se è una sensazione che mi riporta al passato,Bellissima e dolcissima Lilith.Parole escono dalla tua boccaChe incantano e rubano l'anima;Un caloroso abbraccio che confortaMi avvolge e mi fa sorridere felice;Un desiderio ottenebra la mia ragione,Riempie quel vuoto affettivoLasciato dalle esperienze passatePerché in fondo entrambi cerchiamo la stessa cosa.Vorrei poterti stare sempre vicino,Cancellare la solitudine e l'odioCon l'avvicinamento di due anime ferite,Mia dolce Lilith.104 - Nel mio personale Regno è un testo allegorico che descrive tramite metafore quello che all'epoca era il mio mondo. Stare d elencare ogni singolo riferimento sminuirebbe l'impatto che volevo, cioè una visione che trasmettesse una sensazione di ciò che io provavo nel mio regno: una semplice visione nel quale chiunque potesse immergersi anche senza cogliere o conoscere a cosa sono legate quelle immagini simboliche. Forse, nella stesura mi sono lasciato influenzare pesantemente dal fantasy delle letture che stavo facendo all'epoca e dal power metal che ascoltavo, ma non posso che dirmi soddisfatto di tale sperimentazione, tanto che in un futuro prossimo di piacerebbe cimentarmi di nuovo in una impresa analoga, mostrando dopo dieci anni, come è diventato quel mondo. Per il momento però, immergetevi nel ricordo di ciò che era Il mio personale Regno.
104 - Nel mio personale Regno è un testo allegorico che descrive tramite metafore quello che all'epoca era il mio mondo. Stare d elencare ogni singolo riferimento sminuirebbe l'impatto che volevo, cioè una visione che trasmettesse una sensazione di ciò che io provavo nel mio regno: una semplice visione nel quale chiunque potesse immergersi anche senza cogliere o conoscere a cosa sono legate quelle immagini simboliche. Forse, nella stesura mi sono lasciato influenzare pesantemente dal fantasy delle letture che stavo facendo all'epoca e dal power metal che ascoltavo, ma non posso che dirmi soddisfatto di tale sperimentazione, tanto che in un futuro prossimo di piacerebbe cimentarmi di nuovo in una impresa analoga, mostrando dopo dieci anni, come è diventato quel mondo. Per il momento però, immergetevi nel ricordo di ciò che era Il mio personale Regno.
IntroIo sono il re del mio mondo,E se proverai a venire nel mio regnoPotrai vedere in esso i simboliDi un passato che non si può cancellareE che ha mutato la mia vita e il mio carattereFacendomi diventare la persona che sono.Nel mio regno potrai vedereLe bellezze, gli orrori, gli abitantiE il riflesso che rispecchia la mia anima contorta.I - Il cielo dei ricordiNel cielo che domina sul mio regnoLe stelle formano un'unica costellazione:Il disegno di un angelo con sei ali,E nel suo centro la luna è il suo cuore,Mentre dall'altra parte della sferaDominano le otto eterne stelle cadenti,Destinate a questo infinito limbo,E la bianca e splendente guida del mondoLa mia dolcissima stella: Sirio del Cane MaggioreNel mio regno potrai vedereConvivere il lucente paradiso con l'atroce infernoE il luogo dove risiedono le tre porte immaginarie.II - Il deserto della disperazioneNel nero e pulsante desertoI grandi canyon di lava incandescenteToccano il centro del pianeta;Il cielo è scuro come sangue rappreso,E sopra le nuvole arancioniDal quale cade un sangue senza nome,Le stelle si tingono di nero,E dall'alto delle torri dell'oppressionePuoi scorgere interi stormi di avvoltoi affamati.Nel Deserto della Disperazione,Che sembra far parte di un girone infernale,È racchiuso tutto il dolore di un mondo irrealeIII - I monti dei cambiamenti passatiSulle alture del passatoSantuari in costruzione nelle città montane,Mentre altri vengono distrutti,Logorati dal tempo e dall'indifferenza,Segnano un altro cambiamento,Ma nella capitale rimane come guida per chiunqueIl santuario all'arcangeloTalmente grande che ovunque tranne nel desertoL'immagine di un angelo con la rosa nera rincuora ogni anima.Sui Monti Dei Cambiamenti PassatiLe stelle cambiamo la loro luminosità:A volte si spengono per colpa del vento dell'incomprensione.IV - La valle del presenteNel centro di un valleDomina un immenso castello dalle indefinite mura,E all'esterno di quella costruzioneSi estende un enorme labirinto di siepiChe avvolge le grandi torri,E sotto il ponte davanti all'entrataUno specchio naturale che riflette le ipotesi sul futuro.Nella valle circondata dai montiChe rispecchia il mio spesso confuso presente,C'è il cimitero dei fantasmi del passato nelle ombre del dedalo.V - La corte dei sentimentiDentro le mura del castelloIl malvagio mago di corte manipola le nobili menti,E una eterna maledizioneMi tormenta e si estende anche a che mi sta vicino.Una splendida e nobile damaAttira la mia attenzione ma non volge il suo sguardo su di me,Forse perché distratta dai mille voti che si posano su di lei.Intanto sul mio trono onniscienteSiede una regina senza volto né anima;Con lei una principessa dal raggiante sorrisoE con un'allegria capace di contagiare ogni persona,Ma nel corridoio dove ci sono i quadri di persone famoseSi aggira uno spettro:Un'oscura figura dall'apparenza grezza ma dall'animo dolceChe fugge lontana da me, tra le ombre e i riflessi della notte.Dentro le mura del castello,Nella immensa corte, ci sono i sono miei sentimentiE tutte le persone che fanno parte di quella che è la mia vita.VI - La strada del destinoQuella strada che si divide in tanti sentieri davanti a teÈ la strada del destino:È un labirinto con una sola entrata e una sola uscita,L'unica cosa certa;Attraversa tutto il regno seguendo il cammino dei fiumi del tempo,Fino alle cascate dell'oblioE agli abissi di un anima dove sono nascosti i suoi segreti.Perché il labirinto del destino è simbolo di vitaE l'unica uscita è la porta dell'infinito:L'unica porta che conduce nell'aldilà.105 - L'ispirazione da cui è nato il mio primo concept, partita col manga “Bastard”, riprese vigore con la lettura di “Angel Sanctuary” al quale si lega il primo verso (anche se so che sembra più legato alla canzone dei Queen “Who Wants to Live Forever”), che l'ascolto di “Prisoners in Paradise” degli Europe mi richiaò quel giorno in stazione, probabilmente perché ho trovato un legame concettuale tra queste due opere: così nasce questo testo su I Desideri degli Angeli.
105 - L'ispirazione da cui è nato il mio primo concept, partita col manga “Bastard”, riprese vigore con la lettura di “Angel Sanctuary” al quale si lega il primo verso (anche se so che sembra più legato alla canzone dei Queen “Who Wants to Live Forever”), che l'ascolto di “Prisoners in Paradise” degli Europe mi richiaò quel giorno in stazione, probabilmente perché ho trovato un legame concettuale tra queste due opere: così nasce questo testo su I Desideri degli Angeli.
È già difficile vivere sapendo che l'amore può morire,Ucciso dal dolore e dall'egoismo, entrambi nati dalla solitudine;È già difficile vivere un amore non corrisposto,Piangendo sofferenti lacrime dense come il sangue nelle vene;Ma è insopportabile essere diventati semplici schiaviDopo essere stati per un'eternità i figli prescelti.Vorremmo poter amare, ma dobbiamo tenerlo segreto;Vorremmo poter vivere felici assieme alle creature dell'Eden,Ma ci è vietato varcare i cancelli che dividono le due terre.Come tutti, uomini androidi e esseri infernali o non morti,Desideriamo la libertà di poter esprimere i nostri pensieri,Desideriamo la libertà di poter comportarci come meglio crediamo,Desideriamo essere considerati per quello che siamo stati creati,E non vogliamo più essere semplici macchine per uccidere i demoniIn nome di un dio che ormai ha dimenticato tutto e tutti.Vorremmo poter amare, ma ci è proibito dalle antiche leggi;Vorremmo vivere felici assieme alle creature dell'Eden,Ma ci è vietato varcare i cancelli che dividono le due terre.Vorremmo semplicemente essere liberi.Un tempo eravamo tutto per il Dio creatore:Eravamo parte di lui in quanto eravamo usciti dalla sua bianca luce,Eravamo una creazione partorita dall'amoreE dagli ideali con cui vennero scritte nelle antiche leggi,Eravamo il simbolo della perfezione e della bellezza;Ma dopo la creazione degli uomini tutto è cambiato.Siamo diventati semplici ombre lucenti che popolano il Paradiso,Esseri che, per quanto siamo capaci di fare grandi cose, con le nostre azioniNon riusciamo a far posare gli occhi di Dio su di noi utilizzando il bene;Solo l'arcangelo supremo un tempo ci riuscì, ribellandosi a tutto questoE alla divinità, per dei motivi che tutti noi ignoriamo tutt'ora,Forse aveva scoperto cosa risiede nel suo lato scuro e quali segreti nasconde.Vorre mmo poter amare, ma dobbiamo tenerlo segreto;Vorremmo poter vivere felici assieme alle creature dell'Eden,Ma ci è vietato varcare i cancelli che dividono le due terre.Vorremmo semplicemente essere liberi, ma siamo schiavi;Vorremmo cambiare il Paradiso perché ormai è solo una prigione,Ma con le nostre sole forzePossiamo solo aumentare il numero degli angeli caduti,E aumentare degli abitanti delle lande infernali.Vorremmo che tutto torni come un tempo,E vorremmo leggi meno severe per noi,Più vicine a quelle degli uomini;Preghiamo per questo ma è il silenzio che ci rispondeE la tentazione di seguire l'oscura voce del sommo Lucifero.106 - Testo che nasce semplicemente dalle lunghe sessioni di gioco a “Tekken” (in quel periodo) e ai vari picchiaduro come “Mortal Kombat” e “Street Fighter”, e con lo stesso spirito ludico, e una piccola sfida personale sullo scrivere un testo che rispecchiasse il piacere che provocava quello svago, e che unisse la voglia di sfidarsi tra amici davanti alla Playstation e l'immedesimazione con lo spirito dei personaggi controllati sullo schermo. Il titolo fa rifermento alla voce che irrompe alla fine di ogni partita, di ogni sconfitta.
106 - Testo che nasce semplicemente dalle lunghe sessioni di gioco a “Tekken” (in quel periodo) e ai vari picchiaduro come “Mortal Kombat” e “Street Fighter”, e con lo stesso spirito ludico, e una piccola sfida personale sullo scrivere un testo che rispecchiasse il piacere che provocava quello svago, e che unisse la voglia di sfidarsi tra amici davanti alla Playstation e l'immedesimazione con lo spirito dei personaggi controllati sullo schermo. Il titolo fa rifermento alla voce che irrompe alla fine di ogni partita, di ogni sconfitta.
Cadi sanguinante a terra, lottatore stremato,E una scritta lampeggiante appare sullo schermo:Indica che lo scontro è finito e chi ha vinto.Il torneo è finito in un bagno di sangue,E ora, mentre sei a terra, pensi a come è accaduto,Come è possibile che hai perso la tua unica occasionePer diventare una leggenda.Erano anni che aspettavamo di sfidarci,Ma ora il gioco è finito e hai perso,Ma un'altra sfida ci aspetta in futuro:Un'altra battaglia senza esclusione di colpi.Ora tutto torna come prima:Le ostilità sono ufficialmente chiuse;Un sogno si è realizzato mentre gli altri si sono spenti,Perchè è questa la vera natura delle competizioni:Esaltano e riempiono di gloria ed euforia il vincitoreMentre chi perde è costretto e ritirarsi tra l'indifferenza;E ora che tutto è finito si pensa già al prossimo torneo.Erano anni che aspettavamo di sfidarci,Ma ora il gioco è finito e hai perso,Ma un'altra sfida ci aspetta in futuro:Un'altra battaglia senza esclusione di colpi.Il sogno di diventare un campione si è infranto;Secondo ancora una volta, eternamente e tristemente secondo;Solo i vincitori entrano nella storia, a volte i rivali,E tu speri in questo per non essere dimenticato,Per non essere un nome tra i tanti che si dimenticano col tempo,Per non sparire come persone incatenate al loro passato,Ma diventare un'altra leggenda.Erano anni che aspettavamo di sfidarci,Ma ora il gioco è finito e hai perso,Ma un'altra sfida ci aspetta in futuro:Un'altra battaglia senza esclusione di colpi.107 - Quando s'inizia a conoscere una persona, a legarsi ad essa, si comincia a volerle essere vicino, ad aiutarla quando la si vede in difficoltà, ma soprattutto a voler capire, a cercare una chiave che apra al mondo di quella persona, perché tutto diventa immediatamente fattibile, e una semplice conseguenza di aver trovato quel tesoro agognato. Da questo nasce La chiave per la Tua Mente.
107 - Quando s'inizia a conoscere una persona, a legarsi ad essa, si comincia a volerle essere vicino, ad aiutarla quando la si vede in difficoltà, ma soprattutto a voler capire, a cercare una chiave che apra al mondo di quella persona, perché tutto diventa immediatamente fattibile, e una semplice conseguenza di aver trovato quel tesoro agognato. Da questo nasce La chiave per la Tua Mente.
Cosa nascondo i tuoi occhi?Cosa pensi di questo mondo?Vorrei poter guardare dentro il precipizioE capire cosa passa per la tua mente;Vorrei, solo con uno sguardo, capireCosa provi e come ti senti dentro.Vorrei avere la chiave per la tua mente,Conoscere i tuoi segreti e i tuoi problemi,E poter agire di conseguenza per farti felice.Cosa c'è che non va?Cosa provi per me?C'è qualcosa che mi sfugge di te,Qualcosa che a volte mi fa dubitare,Ma sono certo che quando ti conoscerò meglioQuest'ombra d'incertezza sparirà per sempre.Vorrei avere la chiave per la tua mente,Conoscere i tuoi segreti e i tuoi problemi,E poter agire di conseguenza per farti felice.Una chiave per la tua mente,Per aprire le porte dei segreti,Per liberare le prigioni del cuoreE far volare liberi i tuoi sentimenti,Senza aver la paura di soffrire di nuovoPerché la vita è un'altalena tra felicità e dolore.Vorrei avere la chiave per la tua mente,Conoscere i tuoi segreti e i tuoi problemi,E poter agire di conseguenza per farti felice.Io sto facendo il possibilePer conquistare la tua fiduciaE ottenere così la chiave per la tua mente.108 - Ogni anima lascia una traccia del suo passaggio riconoscibile da chi l'ha conosciuta, ogni vita lascia su chi l'amata il riflesso negli occhi di ciò che la caratterizzava, e a volte capita di rivedere quel riflesso irradiarsi su altre persone, spesso sconosciute, che rievocano l'immagine di lei, l'ombra di ciò che era in vita che ora brilla enigmatica irradiando dall'essenza di qualcuno incontrato per caso: un'ombra lucente che persiste nell'animo di chi ha toccato la parte più pura di quella persona. Se questo è vero, allora se tale persona si è spenta tra le tue braccia, quell'ombra diventa un'immagine viva, nei ricordi, nelle altre persone, negli atteggiamenti o nei gesti che sono associabili a quelli lei; e nel mio caso tale lei era Emilyn o Giulia Lunari,come davvero si chiamava e questo testo, La Tua Ombra Lucente, è per lei, perché sento la sua essenza non mi abbandonerà mai.
108 - Ogni anima lascia una traccia del suo passaggio riconoscibile da chi l'ha conosciuta, ogni vita lascia su chi l'amata il riflesso negli occhi di ciò che la caratterizzava, e a volte capita di rivedere quel riflesso irradiarsi su altre persone, spesso sconosciute, che rievocano l'immagine di lei, l'ombra di ciò che era in vita che ora brilla enigmatica irradiando dall'essenza di qualcuno incontrato per caso: un'ombra lucente che persiste nell'animo di chi ha toccato la parte più pura di quella persona. Se questo è vero, allora se tale persona si è spenta tra le tue braccia, quell'ombra diventa un'immagine viva, nei ricordi, nelle altre persone, negli atteggiamenti o nei gesti che sono associabili a quelli lei; e nel mio caso tale lei era Emilyn o Giulia Lunari,come davvero si chiamava e questo testo, La Tua Ombra Lucente, è per lei, perché sento la sua essenza non mi abbandonerà mai.
L'ultimo raggio di luce sul tuo voltoSi è spento davanti ai miei occhi tristi;L'ultimo tuo sospiro si è spezzatoRivolgendomi l'ultimo e definitivo saluto;E i tuoi smeraldi sono svaniti nel buio,Coperti da una bianca coperta di ospedaleChe cancella azzurri laghi di verdi colline.Ogni volta che un raggio di sole si poserà sulla terra,Ogni volta che profondi occhi penetreranno nella mia anima,La tua lucente ombra si poserà sulla mia menteRievocando il tuo ricordo e il mio passato legato a te,Risvegliando sentimenti che credevo appassiti da tempo.Io e te eravamo diversi in molte coseMa in una eravamo pressocchè identici:Entrambi avevamo paura della felicità.Mi ricordo, quel momento in cui ti ho detto“Un giorno riuscirò a cancellare la depressioneE anche nel momento nel più triste riuscirò a renderti felice”,E poi, un giorno, hai chiuso gli occhi per sempre, sorridendo.Ogni volta che l'arcobaleno rispecchia i tuoi occhi,Ogni volta che i raggi della luna ricorderanno il tuo cognome,La tua lucente ombra si poserà sulla mia menteRievocando il tuo ricordo e il mio passato legato a teRisvegliando sentimenti che credevo appassiti da tempo.A volte mi capita di incrociare uno sguardoChe sorridendo felice esprima la sofferenzaE che, mostrandosi solare come te,Nasconde un mostro che annieta dall'interno,E sento che mi trasmette le sue sensazioni,Come un tempo ci accadeva quando eravamo insieme,In quel passato che ormai è solo un ricordo sbiadito.Ogni volta che nella notte mi risveglierò in lacrime,Ogni volta che nel mio petto sentirò il dolore che ho provato per te,La tua lucente ombra si poserà sulla mia menteRievocando il tuo ricordo e il mio passato legato a teRisvegliando sentimenti che credevo appassiti da tempo.109 - Per tutta la mia, ogni estate per diverse settimane, andavo con mio padre a Viserba di Rimini a passare le vacanze. Gli scogli di fronte a quelle spiagge doppiavano La Linea dell'Orizzonte chiudendo un paesaggio tra cui rimanevano solo piccoli spiragli a lasciar presagire l'immensità oltre, ma fino a 16 anni non ci ero mai andato sopra. Poi, un giorno, presi un block notes e una matita, e durante la bassa marea mi avviai a scalare quelle evocative transenne: avevo il bisogno di guardare al di là dei limiti e percepire per la prima volta un paesaggio sconfinato, limitato solo dallo sguardo e dall'immaginazione. Così, come un piccolo emulo Leopardi in cima al suo colle, scrissi cullato dalla brezza, il mio ingenuo idillio a L'infinito per per la prima volta percepivo sulla Terra, e non solo vagando mentalmente tra le stelle.
109 - Per tutta la mia, ogni estate per diverse settimane, andavo con mio padre a Viserba di Rimini a passare le vacanze. Gli scogli di fronte a quelle spiagge doppiavano La Linea dell'Orizzonte chiudendo un paesaggio tra cui rimanevano solo piccoli spiragli a lasciar presagire l'immensità oltre, ma fino a 16 anni non ci ero mai andato sopra. Poi, un giorno, presi un block notes e una matita, e durante la bassa marea mi avviai a scalare quelle evocative transenne: avevo il bisogno di guardare al di là dei limiti e percepire per la prima volta un paesaggio sconfinato, limitato solo dallo sguardo e dall'immaginazione. Così, come un piccolo emulo Leopardi in cima al suo colle, scrissi cullato dalla brezza, il mio ingenuo idillio a L'infinito per per la prima volta percepivo sulla Terra, e non solo vagando mentalmente tra le stelle.
Poso lo sguardo all'orizzonte,Oltre gli scogli, sul quale le onde s'infrangonoIn quel mare che si estende all'infinitoE si nasconde dietro quell'irraggiungibile lineaChe divide ogni cosa visibile dal resto del mondo,E mi perdo incantato da quella distesa d'acquaE dal rumore dei gabbiani, che alti, volano nel cieloSostenuti dal vento che mi vieni incontroE, accarezzandomi il volto, mi scompiglia i capelli.La linea dell'orizzonte:Ci nasconde e ci protegge dagli orrori del mondoE ci lascia ammirare solo i suoi lati positivi;Poesia naturale di una realtà in decadenza.Un respiro lieve,Un sospiro malinconico,Una tenera lacrima,Un sogno confortante,E il giorno finisceMentre io rimango incantatoDal sole che scendeSotto la linea dell'orizzonte.La linea dell'orizzonte:Il traguardo dove muore il sole e nasce il giorno,E, in una staffetta tra i grandi astri del cielo,Il sole passa il testimone alla lucente lunaUna parola si perde nel ventoMentre il fruscio delle onde scandisce il tempo.Avvolto da una luce crepuscolareMi accorgo di desiderare l'infinito che mi circonda,La felicità che miei occhi non vedonoPerché corre su un ponte di luce frammentata,Oltre, dove il mio sguardo non si posa,Dove i miei sogni si realizzano dietro quella linea,Ignota e incerta, che divide la realtà dall'illusione.La linea dell'orizzonte:Un linea che non esiste ma che mi affascina,Che inseguo e che mi sfugge nonostante gli sforzi;La linea che mai potrò varcare in questa vita.110 - Avevo iniziato a lavorare al terzo concept (Evolution of Daydreamer): la scaletta e la storia erano già state scritte, ma l'immagine del Sognatore ad occhi aperti continuava a suscitarmi fascino e a ispirarmi, e il corrispettivo termine inglese, che dal titolo a questo testo, sembrava descrivere perfettamente come mi sentivo stando a scuola, quando la mia mente vagava e il mondo spariva. Nacque così questo testo che rispecchia perfettamente lo stile e le tematiche di quel concept, e di cui potrebbe essere una perfetta bonus track: la canzone che non racconta ma descrive ciò che dà titolo titolo all'intero progetto: il primo così personale e coeso, frutto a sua volta di un sogno di occhi aperti.
110 - Avevo iniziato a lavorare al terzo concept (Evolution of Daydreamer): la scaletta e la storia erano già state scritte, ma l'immagine del Sognatore ad occhi aperti continuava a suscitarmi fascino e a ispirarmi, e il corrispettivo termine inglese, che dal titolo a questo testo, sembrava descrivere perfettamente come mi sentivo stando a scuola, quando la mia mente vagava e il mondo spariva. Nacque così questo testo che rispecchia perfettamente lo stile e le tematiche di quel concept, e di cui potrebbe essere una perfetta bonus track: la canzone che non racconta ma descrive ciò che dà titolo titolo all'intero progetto: il primo così personale e coeso, frutto a sua volta di un sogno di occhi aperti.
Guardi con orrore e ripugnanza il mondo che ti circonda:Solo sofferenza e solitudine negli occhi della gente;Troppa crudeltà e sadismo nella società odierna ti feriscono,E non puoi resistere a questo martellante ritmo depressivo.Cerchi una via di fuga per salvarti da questa giungla,E per questo esterni i tuoi sogni, li materializziIn visioni illusorie, come proiezioni di una realtà personale,Che si materializzano attraverso i tuoi occhi ancora aperti.Immagini di un sogno davanti a te si svolgono ordinariamente:Sembrano reali e ti chiamano a sé, ti ipnotizzano e cadi in trappola,Catturato dal mondo ideale nel mondo materiale, sei confuso,Ma sorridente continui a camminare e a scoprire quel piano d'esistenzaChe dovresti conoscere alla perfezione, ma che ogni volta sembra diverso.Quando l'irrazionale si unisce alla libertà, tu triste sognatoreTrovi la tua libertà in un'enorme cella senza sbarreE fuggi lontano con la mente e con il cuore dell'insoddisfazione.Perché ci sono giorni che, affacciandoti alla finestraVedi solo lacrime, e sull'asfalto e nelle pozzanghereVedi riflesso il tuo animo ferito e tormentatoE tu, sognatore diurno, tramuti il grigiore di quella visioneIn un arcobaleno chiamato sogno o speranza futura.Anche se ci sono migliaia di motivi per arrendersi,Anche se ci sono migliaia di motivi per rinunciare,Anche quando tutto il mondo sembra crollarti addosso,Anche se la delusione ti sfiorerà con una dolce carezza,E anche se non si realizzeranno mai come li immagini,Continui a sognare ad occhi aperti un futuro luminosoAnche se sei cosciente che troppo spesso i sogni rimangono taliO rischiano di trasformarsi nei più temuti incubi notturni.Perché ci sono giorni che, affacciandoti alla finestra,Vedi solo lacrime, e sull'asfalto e nelle pozzanghereVedi riflesso il tuo animo ferito e tormentato,E tu, sognatore diurno, tramuti il grigiore di quella visioneIn un arcobaleno chiamato sogno o speranza futura.111 - Discendenti di Caino prende ispirazione (nel titolo e non solo) dal Libro di Enoc, apocrifo della Bibbia e a cui si è ispirata una certa narrazione gotica e di roleplay game in cui i vampiri, divisi in clan, hanno un ruolo centrale. Questa creatura, qui viene presa come metafora (o analogia) per il nostro modo di comportarci nei confronti della natura, criticando pesantemente lo sfruttamento delle risorse, e nei nostri rapporti sociali, carichi di invidia, violenza, e sopraffazione. Uno sfogo nato dalla frustrazione per alcuni degli aspetti più abbietti e diffusi che si possano riscontrare nell'umanità, che rimangono costanti nonostante i tempi cambino, e le tecnologie portano nuove possibilità.
111 - Discendenti di Caino prende ispirazione (nel titolo e non solo) dal Libro di Enoc, apocrifo della Bibbia e a cui si è ispirata una certa narrazione gotica e di roleplay game in cui i vampiri, divisi in clan, hanno un ruolo centrale. Questa creatura, qui viene presa come metafora (o analogia) per il nostro modo di comportarci nei confronti della natura, criticando pesantemente lo sfruttamento delle risorse, e nei nostri rapporti sociali, carichi di invidia, violenza, e sopraffazione. Uno sfogo nato dalla frustrazione per alcuni degli aspetti più abbietti e diffusi che si possano riscontrare nell'umanità, che rimangono costanti nonostante i tempi cambino, e le tecnologie portano nuove possibilità.
Non siamo forse vampiri?Ogni boia, assassino o dittatoreNon discende forse da Caino?Non viviamo sfamandoci della linfa vitale degli altri?Forse non sfruttiamo gli altri e non ci nutriamo di loro?Non dell'ira e della violenza facciamo il nostro stendardo?Non bramiamo anche noi il potere e il sangue altrui?Non abbiamo forse un anima affascinata dal male?Forse, come loro, non nascondiamo noi stessiE le nostre più perverse inclinazioni agli altri?Non siamo forse inumani,Incapaci di provare dolore seQuesto non ci tocca da vicini?Siamo tutti vampiri davanti a un deboliMa siamo tutti possibili Abele nelle mani del governo,E come nella Jihad, tentiamo di ribellarci ai più anziani;Siamo eternamente infelici per il paradiso perdutoE lo mascheriamo affidandoci a chi ci assomiglia di più,Illudendoci che forse la felicità di pochi attimiPossa cancellare la solitudine e il dolore dentro di noi.Non siamo forse vampiri?Ogni boia, assassino o dittatoreNon discende forse da Caino?Condannati a vagare in questa landaDove tutto è diverso da come appare dall'esterno,Sogniamo ciò che non possiamo avereE ci rifugiamo in beni passeggeri, materiali, inutili,Capaci solo di soddisfare il nostro lato venaleMentre uccidiamo il nostro lato sensibile e profondoPer mostrarci forti e padroni del nostro mondo.Abbiamo un anima che,Ogni giorno che passa, ogni secondo,Muore uccisa dalla ragione.Cosa siamo se non persone morte dentro?Tutti uguali e tutti con le stesse paure:Tutti noi temiamo di bruciare se esposti alla luceNon del sole ma dei riflettori e dei flash;Non temiamo forse le parole degli altri,Quelle capaci di trafiggere il cuore come un paletto?Non tremiamo di fronte a fatti inspiegabiliChe associamo a una qualunque divinità?Non siamo forse inumani?Incapaci di provare dolore seQuesto non ci tocca da vicini?Solo poche e sagge persone sono diverse,Solo poche persone pensano veramente,Solo poche persone possono essere chiamate umane:Ma gli altri allora cosa sono?112 - Era la notte primo febbraio del 2005, quando, dopo alcuni anni, la prima serie che abbia mai visto dal primo episodio, giungeva a termine. Tale serie era “Buffy l'ammazzavampiri”, che mi aveva già ispirato un testo (il n°85), e si basava sulla lotta per la salvezza e la protezione degli abitanti di Sunnydale: la città dannata per essere posta sulla bocca dell'Inferno (o almeno, una di queste porte d'accesso). Fu quella strana sensazione provata dal salutare per sempre personaggi cari che mi avevano fatto compagnia per anni che mi la spinta e necessità di fermare quel momento, anche se era l'una di notte e il giorno dopo dovevo andare a scuola; quella strana e felice malinconia andava sfogata, e questo è ciò che uscì: il ricordo di una città che non c'era più.
112 - Era la notte primo febbraio del 2005, quando, dopo alcuni anni, la prima serie che abbia mai visto dal primo episodio, giungeva a termine. Tale serie era “Buffy l'ammazzavampiri”, che mi aveva già ispirato un testo (il n°85), e si basava sulla lotta per la salvezza e la protezione degli abitanti di Sunnydale: la città dannata per essere posta sulla bocca dell'Inferno (o almeno, una di queste porte d'accesso). Fu quella strana sensazione provata dal salutare per sempre personaggi cari che mi avevano fatto compagnia per anni che mi la spinta e necessità di fermare quel momento, anche se era l'una di notte e il giorno dopo dovevo andare a scuola; quella strana e felice malinconia andava sfogata, e questo è ciò che uscì: il ricordo di una città che non c'era più.
Un tempo esisteva una città chiamata SunnydaleMentre ora al suo posto c'è un enorme voragine.Era stata fondata sopra la bocca dell'inferno,Era il luogo dove il male sorgeva e il bene moriva,Era la città dove vivevano creature immonde,Era la città della cacciatrice di demoni e vampiri,Era la città di Buffy Summers.Lei era bella come la morte che infliggeva,Combatteva la razza dei non morti senza timoreMa nel mezzo della sua missione di liberazioneVenne toccata dall'anima di chi non poteva morire;S'innamorò di uno della schiera dei suo nemiciMentre nei sotterranei si stava muovendo qualcosa:Si stava per svegliare il maestro.Storie e persone si incrociavano a Sunnydale,La gente arrivava e poi spariva a Sunnydale,Erano tutti un possibile pasto a Sunnydale;Ma ora quella città non esiste più… Sunnydale.L'apocalisse ha sfiorato più volte la vittoriaMentre cambiava il leader l'esercito del male :Divinità dimenticate, anziani vampiri, demoni,Assediavano e avvelenavano l'anima degli abitantiIn balia delle lusinghe e delle torture del malePrima di morire atrocemente.Storie e persone si incrociavano a Sunnydale,La gente arrivava e poi spariva a Sunnydale,Erano tutti un possibile pasto a Sunnydale;Ma ora quella città non esiste più… Sunnydale.Buffy morì due volte, e due volte resuscitò,Anche se aveva camminato sulle nuvole del cielo.Il suo ritorno causò uno stravolgimento cheRidiede al Male Supremo il potere di un tempo.Discese nell'inferno per distruggerlo dall'internoSacrificando chi amava perdutamente.Storie e persone si incrociavano a Sunnydale,La gente arrivava e poi spariva a Sunnydale,Erano tutti un possibile pasto a Sunnydale;Ma ora quella città non esiste più… Sunnydale.Tutto è cambiato da quel giorno di sette anni prima,E tutto è cambiato dopo l'epilogo di quella guerra:Prima era la sola cacciatrice contro un mondo diversoChe a volte spaventava e la faceva soffrire di solitudine;Gli altri si avvicinavano a lei ma lei era sfuggente,Incompresa, e incolpata per tutte le perdite avvenute,Ma ora non è più l'unica prescelta.Storie e persone si incrociavano a Sunnydale,La gente arrivava e poi spariva a Sunnydale,Erano tutti un possibile pasto a Sunnydale;Ma ora quella città non esiste più…Sunnydale la città dannata.113 - Legato al testo n°105, fin dalla decisione di riprendere il termine “ wishes” nel titolo, e il nucleo rimane lo stesso, ma lo riporta ad una sfera più personale, mostrando la disillusione e l'amarezza dopo l'entusiasmo iniziale per quei Desideri: Sogni Irrealizzati che persistono nella mente e alimentano una particolare nostalgia, che è la stessa che ha dato vita a queste parole.
113 - Legato al testo n°105, fin dalla decisione di riprendere il termine “ wishes” nel titolo, e il nucleo rimane lo stesso, ma lo riporta ad una sfera più personale, mostrando la disillusione e l'amarezza dopo l'entusiasmo iniziale per quei Desideri: Sogni Irrealizzati che persistono nella mente e alimentano una particolare nostalgia, che è la stessa che ha dato vita a queste parole.
Vorrei essere illuminato dal sole della gloria,Conoscere profondamente chi affolla i miei pensieriE non perdere mai i ricordi più preziosi vissuti in passato;Vorrei che la gente conosca il mio pensieroE che le mie semplici parole evochino forti emozioni;Non vorrei mai essere un tramonto,Ma l'alba per chi verrà in futuro.Desideri, sogni irrealizzatiChe mai vedranno la luce del giornoMa che voleranno come rondini nel cieloQuando sarà scaduto il tempo della vita terrena.Vorrei rinascere a nuova vita, come l'araba fenice,Per cambiare tutte le cose che non vanno dentro di me;Vorrei vivere accanto a tutte le persone che mi stanno vicineE trovare la strada che conduce al futuroPer realizzare tutti i miei sogni e miei progetti in sospeso;Non vorrei mai essere il soleMa la luna nelle notti più scure.Desideri, sogni irrealizzatiChe mai vedranno la luce del giornoMa che si scioglieranno come la neve al soleQuando sarà scaduto il tempo della vita terrena.Scrivo, suono e faccio il possibile,Perché vorrei essere ricordato da moltiPer non morire mai nella memoria,Lasciare una traccia indelebile del mio passaggioAnche se la mia vita si spegnerà presto,E sto perdendo tutto quello che avevo,E so con certezza che tra pochi anniNessun fiore abbellirà la mia fredda lapide,Nessuno piangerà per la mia scomparsa prematura.Che fine faranno le mie speranze e i miei sogniQuando io sarò solo uno dei tanti cadaveriChe popolano il sottosuolo e le cripte dei cimiteri?114 - A volte le cose più banali di questo mondo ti commuovono, e a volte sono le emozioni che generano che ti travolgono, che ti fanno sentire vivo… e quelle ovvietà, che in certi casi si presentano senza originalità, ti possono far versare lacrime, per una volta, felici; lacrime che esternano quei sentimenti ed elogiano quelle sensazioni banali, anche se profonde, come sono i gesti semplici le cause scatenanti di quelle lacrime: le uniche che in quei momenti possono capirti in quanto legate al tuo percepire più profondo. Il testo parla di queste lacrime di gioia incontenibile, anche se scritto per antitesi, visto che è nato come sfogo poco dopo uno dei momenti più tristi della mia vita, e basta il titolo per capire il perché di questa contrapposizione: Credo che le Lacrime Posso Capirmi, semplicemente perché in quel momento un semplice, piccolo, gesto, avrebbe fatto tutta la differenza del mondo.
114 - A volte le cose più banali di questo mondo ti commuovono, e a volte sono le emozioni che generano che ti travolgono, che ti fanno sentire vivo… e quelle ovvietà, che in certi casi si presentano senza originalità, ti possono far versare lacrime, per una volta, felici; lacrime che esternano quei sentimenti ed elogiano quelle sensazioni banali, anche se profonde, come sono i gesti semplici le cause scatenanti di quelle lacrime: le uniche che in quei momenti possono capirti in quanto legate al tuo percepire più profondo. Il testo parla di queste lacrime di gioia incontenibile, anche se scritto per antitesi, visto che è nato come sfogo poco dopo uno dei momenti più tristi della mia vita, e basta il titolo per capire il perché di questa contrapposizione: Credo che le Lacrime Posso Capirmi, semplicemente perché in quel momento un semplice, piccolo, gesto, avrebbe fatto tutta la differenza del mondo.
Uno squarcio nel cielo in cui appare un arcobaleno;Tu che apri le tue ali e voli libera tra le indefinite nuvole;I ricordi legati ad un caldo tramonto invernale;Perdermi tra i mille colori dei tuoi occhi;Conoscerti tramite i tuoi gesti e le tue parole;Condividere attimi sfuggenti ma indimenticabili;Io credo che le lacrime possano capirmi.Le note di una canzone che penetra nell'animoE risuona assieme alle voci che mi circondano,Non le voci delle persone che incontroMa quelle dei luoghi e dei loro ricordi indelebili,Parole e immagini mute che mi attraversano,E tutto diventa un'unica entità con la mia persona.Io credo che le lacrime possano capirmi.Continuare a sognare nonostante le molteplici delusioni;Ritrovare persone che credevamo perse nella marea del tempo;Sentirsi vicini a qualcuno nonostante la distanza;Ammirare le meraviglie che la natura offre;Immergersi in un libro e farsi travolgere dal suo mondo;Volare con la fantasia e liberare la mente per scrivere poesie;Io credo che le lacrime possano capirmi.Credo che solo la lacrime possano capirmiQuando intorno a me vorticano queste sensazioniE posso sentire dentro di me forti emozioniChe non posso trattenereE che le parole non riescono neanche a descrivere;Solo le lacrime, che per una volta cadono per la gioiaE ricordano la tristezza solo per spiegareQuanto intenso e forte il sentimento che c'è dietro,Possono capire quanto profonda è la mia gioiaDi fronte a questi fatti che rendono la mai vita più dolce.Io credo che le lacrime possano capirmi.115 - Questo è uno dei testi che più è stato influenzato dai miei primi ascolti, in particolare il primissimo album metal che abbia mai ascoltato Killers degli Iron Maiden. Quest'album mi ha accompagnato tutte le mattine della mia seconda media, prima di ottenere altri album grazie a un regalo di natale fatto da mio padre (con altri due album degli Iron Maiden e Made in Japan dei Deep Purple). Con quelll'album a tutto volume, con le immagini di omicidi e indagini (come narrato in Murders in the Rue Morgue) il pensiero passò naturalmente ai Serial Killer, veri e di finzione (come il Jack del film From Hell): così nasce questo testo, per dare enfasi e forma a quel flusso di pensieri, musica e associazioni.
115 - Questo è uno dei testi che più è stato influenzato dai miei primi ascolti, in particolare il primissimo album metal che abbia mai ascoltato Killers degli Iron Maiden. Quest'album mi ha accompagnato tutte le mattine della mia seconda media, prima di ottenere altri album grazie a un regalo di natale fatto da mio padre (con altri due album degli Iron Maiden e Made in Japan dei Deep Purple). Con quelll'album a tutto volume, con le immagini di omicidi e indagini (come narrato in Murders in the Rue Morgue) il pensiero passò naturalmente ai Serial Killer, veri e di finzione (come il Jack del film From Hell): così nasce questo testo, per dare enfasi e forma a quel flusso di pensieri, musica e associazioni.
Provi piacere a uccidere e a ferire gente innocente.La mutilazione e la sofferenza ti esaltano.La brama di sangue e un'ossessione sono il tuo alimento.Emuli ed escogiti svariati metodi per dissetare il demoneChe dall'interno divora la tua ragione e la tua coscienzaE ti rende solo una macchia bramosa di sangue umano.Come Richard Speck, il Figlio di Sem,O il più conosciuto Jack lo Squartatore,Come Hitler che odiava gli ebrei,Come Bin Ladden e si suoi seguaci,Come Unabomber o il Mostro di Firenze,Uccidi senza provare rimorso o dolore alcuno.Senza motivi apparenti, o particolari rancori,Uccidi per con metodi scolastici e malsani,Dando fondo a tutte le tue conoscenze per la distruzioneMa prova a immaginare quali grandi cose potresti fareSe tutto il tuo sapere potesse andare ai fini della sviluppoO alla costruzione di grandi opere per il genere umano.Come Charles Manson, il padre del satanismo moderno,O il più scenico Vikernes che bruciava le chiese,Come Vlad che implava la gente,Come Saddam Hussein e tutti i dittatori,Come il serial killer della Milano - Genova,Uccidi senza provare rimorso o dolore alcuno.Quale sarà la tua ossessione,Il vero motivo che ti spinge ad ammazzareLungo il corso degli anniCon quella ferocia e quella freddezzaChe solo chi è consapevole di ciò che faPuò avere in quelle occasioni?Serial Killer è la etichetta;Serial Killer è la tua professione;Serial Killer è la tua aspirazione;Serial Killer per entrare nella leggenda;Serial Killer… Serial Killer… Serial Killer…Serial Killer.116 - Sul balcone dei ricordi, da cui tutto è iniziato, mi ritrovai dopo tempo a contemplare le nuvole e farmi immergere da quell'atmosfera primaverile. Presi allora la penna per creare un'istantanea di parole, come feci all'epoca. Così, come allora, mi ritrovai a perdermi e a scrivere un Inno al Cielo, trasportato semplicemente dalle sensazioni del momento.
116 - Sul balcone dei ricordi, da cui tutto è iniziato, mi ritrovai dopo tempo a contemplare le nuvole e farmi immergere da quell'atmosfera primaverile. Presi allora la penna per creare un'istantanea di parole, come feci all'epoca. Così, come allora, mi ritrovai a perdermi e a scrivere un Inno al Cielo, trasportato semplicemente dalle sensazioni del momento.
Piove ancoraE dall'alto di una finestra:Vedo l'asfalto che si bagnaLentamente,E i miei pensieri volanoAttraversano il cielo,Oltrepassano uno spiraglio di luceE si perdono nell'orizzonte.Soffia ancoraUn debole vento primaverile,Una dolce brezza che mi accarezza l'anima.Disegni nel cielo,Occhi lucenti e bianche ali,Risaltano e sovrastanoCupe nuvole illuminate dal sole.Sorrido e piango:Mi commuovoDavanti ma questo grande miracolo;Vorrei volarePer accarezzareEd essere avvolto dalle nuvoleE guardare il mondo dall'alto.Tuoni lontani,Potenza divinaChe si manifesta in un lampo:Indomabile forza della natura.Chiudo gli occhi,Abbandono il mio corpoIntonando un canto,Un inno al cieloPer ringraziarlo ed esaltare la sua bellezzaE la sua indescrivibile magnificenza.117 - per molti questo testo può sembrare strano conoscendomi e conoscendo il mio pensiero sulla Chiesa e le religioni in generale, ma questo Requiem, scritto in due momenti diversi come viene evidenziato dai titoli delle prime due parti, non è per un papa, per la sua figura istituzionale, ma per l'uomo che ricopriva quel ruolo, per la forza interiore e di volontà che ha dimostrato, e che in quella settimana veniva sviscerata ed evidenziata in ogni suo gesto. Questo testo, scritto la notte e concluso il giorno del suo funerale, sono n modo per esternare quelle che avrei voluto comunicargli ma che da bambino, quando ho incontrato Wojtyla, ero troppo piccolo sia per dirgliele, sia per pensare che per provare tali sensazioni nei confronti di un gigante del '900, in qualunque modo lo si voglia vedere, che in quel momento mi stringeva la sua mano tremante.
117 - per molti questo testo può sembrare strano conoscendomi e conoscendo il mio pensiero sulla Chiesa e le religioni in generale, ma questo Requiem, scritto in due momenti diversi come viene evidenziato dai titoli delle prime due parti, non è per un papa, per la sua figura istituzionale, ma per l'uomo che ricopriva quel ruolo, per la forza interiore e di volontà che ha dimostrato, e che in quella settimana veniva sviscerata ed evidenziata in ogni suo gesto. Questo testo, scritto la notte e concluso il giorno del suo funerale, sono n modo per esternare quelle che avrei voluto comunicargli ma che da bambino, quando ho incontrato Wojtyla, ero troppo piccolo sia per dirgliele, sia per pensare che per provare tali sensazioni nei confronti di un gigante del '900, in qualunque modo lo si voglia vedere, che in quel momento mi stringeva la sua mano tremante.
I - In morte di Giovanni Paolo IIUn lieve respiro ti aggrappa alla vita;I tuoi occhi chiusi nel tuo solito letto;La mano del dio del quale hai diffuso il verboTi cerca di afferrare, ma esiti un secondo;Il sonno di morte che ti avvolge è l'unica certezzaÈ l'ultimo contatto alla realtà terrena.La finestra della stanza della gloria;Una luce illumina quel luogo santo,Simbolo della tua sacra missione svolta finora,Tuttora acquista nuovo significatoDopo tutto ciò che hai fatto sotto il tuo pontificato:Hai cambiato il mondo, e ora lui ti ringrazia.II - Il funerale di un santo (8-4-2005)Dove la guerra governava hai portato la paceCon la fede la giustizia e il rispetto;Hai lottato contro un'infinità di soprusi e la disuguaglianza,Unendo le genti di diversi continenti e con diverse religioniGiunte qui per onorare il tuo memorabile operatoE darti un ultimo saluto mentre tu sali al cielo.In ogni parte di Roma, d'Italia, e del mondo,Il mondo stesso partecipa a questo momento storicoCelebrato dal cardinale Razinger, tuo possibile successore:In milioni applaudono e richiamano il tuo nomeDopo quel rito che corrisponde al nome di eucarestia.Un vangelo sopra la tua tomba lasciato libero nel vento,Per decidere quale passo leggere;I potenti della terra che si sono dichiarati guerraSi scambiano un segno di pace;Striscioni e cori intonano una preghiera e un desiderio,“SUBITO SANTO”,Mentre i cardinali ti rendono omaggio.Senti la voce dei giovani a cui hai dato tanto,Ascolta le preghiere dei fedeli e di noi atei,E sorretto di nostri sentimenti per teInnalzati e raggiungi la divinità che presiede il paradiso.Tu, che soffrivi in silenzio e hai dato un nuovo significato al dolore;Tu, che hai aperto la mente ad una realtà tradizionalista;Tu, che hai unito il mondo delle nazioni in un'unica entità;Tu, che sei diventato il simbolo della passione;Tu, che sei stato ambasciatore della pace e dei Suoi ideali;Vola libero, ora, nella luce immortale,E aiutaci a non rendere vano ciò che hai fatto.III - Le mie parole all'uomo che eraTi ho incontrato quando avevo sette anniEd ero ancora piccolo per capire la tua grandezzaE non sono riuscito ad apprezzareIn quei pochi secondi il tuo carisma;Ma mi hai ammaliato.Ora che però non ci sei piùPosso dire che la tua vitaÈ stata come un sogno, una magia,Che quasi certamente non potrà ripetersiPerché nessuno nella storiaAvrà mai la tua forza,Quella che ti ha reso unicoE ti ha fatto lottare alla pariCon il veleno e il dolorePer molti anni della tua vita.Addio Grande Uomo,Ci mancherai.118 - Testo dedicato ad Alessia, colei che chiamavo “sorellina”. Ci sentivamo per sms tutto il giorno (quando ancora gli smartphone non esistevano) fino ad esaurire quelli che avevamo a disposizione giornalmente. L'influenza e le figure scelte per questa dedica è sicuramente influenzata da Angel Sanctuary che stavo leggendo in quel periodo, e per cui la figura dell'Angelo Caduto risultava la più appropriata, per quanto scontata e abusata in ballad e canzoni smielate di ogni genere. Tutto qui, quindi: una semplice dedica a una persona che è stata un pilastro per me in un periodo particolare.
118 - Testo dedicato ad Alessia, colei che chiamavo “sorellina”. Ci sentivamo per sms tutto il giorno (quando ancora gli smartphone non esistevano) fino ad esaurire quelli che avevamo a disposizione giornalmente. L'influenza e le figure scelte per questa dedica è sicuramente influenzata da Angel Sanctuary che stavo leggendo in quel periodo, e per cui la figura dell'Angelo Caduto risultava la più appropriata, per quanto scontata e abusata in ballad e canzoni smielate di ogni genere. Tutto qui, quindi: una semplice dedica a una persona che è stata un pilastro per me in un periodo particolare.
Sei caduta dal cielo in un lampo di luce;Sei discesa in terra come una stella cadente,E con le tue bianche ali piumateMi hai avvolto in un caldo abbraccio,Regalandomi una piacevole sensazione di confortoChe non trova spazio nei miei ricordi passati.Come la stella per cui il cielo pianse,Sei scesa dal paradiso per proteggermi,Angelo custode della mia felicità e dei miei sorrisi.Nel mezzo di una notte di metà gennaioHai preso vita mentre il cielo piangevaPer essermi ancora più vicina,Per sorreggere il mio corpo caduto in depressioneE usare la tua forza d'animo per rialzarmiE farmi proseguire senza timore lungo la mia via.Come la stella per cui il cielo pianse,Sei scesa dal paradiso per proteggermi,Angelo custode della mia felicità e dei miei sorrisi.Ora che sei discesa in terra,Ora che sei nel mondo mortale,Non solo nei miei sogniE nelle più ottimistiche speranze,Non solo nella menteMa anche nel mondo reale,Sei un immagine invisibilmente sfocataChe mi sta accanto e mi segue,E più mi abituo alla tua presenza,Pù diventa nitida nei miei ricordi.Come la stella per cui il cielo pianse,Sei scesa dal paradiso per proteggermi,Angelo custode della mia felicità e dei miei sorrisi.119 - Scritto alla fiera del fumetto di Milano del 2005, frutto del vuoto nel quale mi sentivo implodere a causa della maschera di falso entusiasmo estroversione: una dualità contraddittoria che mi faceva sentire come in caduta libera nella folla, travolto da un vortice che mi trascinava e mi opprimeva a cui volevo lasciarmi andare, semplicemente, libero di sprofondare sempre più liberandomi di ogni paletto, e accogliere qualsiasi conseguenza, Abbracciando la Pazzia,sentendo finalmente la vita emergere dal raschiare il fondo.
119 - Scritto alla fiera del fumetto di Milano del 2005, frutto del vuoto nel quale mi sentivo implodere a causa della maschera di falso entusiasmo estroversione: una dualità contraddittoria che mi faceva sentire come in caduta libera nella folla, travolto da un vortice che mi trascinava e mi opprimeva a cui volevo lasciarmi andare, semplicemente, libero di sprofondare sempre più liberandomi di ogni paletto, e accogliere qualsiasi conseguenza, Abbracciando la Pazzia,sentendo finalmente la vita emergere dal raschiare il fondo.
Cado nell'oscurità più profonda,Senza bagliori nè guide,In una lucida follia, smarrito,Nel baratro dei miei pensieri.Perso nel labirinto dei miei sentimentiCerco una via di fuga da me stessoE dalla mia infima personalità.Avvolto da una fredda e familiare solitudineSento che l'unica fonte di calore che mi avvolgeÈ l'abbraccio della pazzia.Scivolo inconsciamente nel vorticeL'istinto domina e lottaCercando di sconfiggere la ragionevisioni non reali, discordantiConfondono il labile equilibrio mentaleChe sorregge la mia menteConducendomi in pensieri sconosciuti.Circondato dal nulla, smarrito e confusovedo la luce che mi indica una nuova vitaE che conduce alla pazzia.L'autocontrollo svanisce[perso, dissolto nel tempo]La coscienza si dissolve[sostituita dalla follia]E correnti diverse e indistinte di pensieriScorrono nella mia menteConducendomi alla pazzia.120 - E le parole passavano, e l'inchiostro scorreva, e il dolore lacerava come un urlo inespresso che si riversava sui nervi tesi, bruciandoli, mentre il tremore feroce, convulsamente, non faceva uscire un urlo capace di graffiare ogni cosa dall'interno da cui emergeva; per scaricare ogni sofferenza fino a che ogni forza, ogni furia, non svaniva… solo la desolazione rimaneva, e una preghiera che si ripeteva: una Secoda Preghiera, perché tutto questo finisca, non come sempre, non di speranza, ma una vola per tutte: un'altra preghiera alla Morte.
120 - E le parole passavano, e l'inchiostro scorreva, e il dolore lacerava come un urlo inespresso che si riversava sui nervi tesi, bruciandoli, mentre il tremore feroce, convulsamente, non faceva uscire un urlo capace di graffiare ogni cosa dall'interno da cui emergeva; per scaricare ogni sofferenza fino a che ogni forza, ogni furia, non svaniva… solo la desolazione rimaneva, e una preghiera che si ripeteva: una Secoda Preghiera, perché tutto questo finisca, non come sempre, non di speranza, ma una vola per tutte: un'altra preghiera alla Morte.
Per Favore, uccidimi rapidamente,Trasportandomi in un'altra dimensione,Regalandomi un leggiadro ed eterno sognoSotto le luci del tramonto cremisi.Per favore, liberami dal doloreStrappando questo deleterio cuore,Lacerato e corrotto dall'egoismo;Uccidimi sotto i raggi della prima luna invernale.Signora vestita con saio nero,Che vaghi per questo mondo con una falceMietendo anime bramose di vite e sogni,Prendi me, e fammi cullare dall'armonioso oblioE, togliendomi il salvagente della sanità mentale,Fammi affogare, morendo sotto un mare di odio.Oscuro essere, che ti copri il volto,Prendi il mio corpo e fanne ciò che vuoi:Uccidi la mia anima che grida violenza,Cancellando i ricordi di un'esistenza effimera,Ma regala alla mia dolce fata la felicità che merita.Segui questo mio testamento.Per favore, realizza i miei ultimi desideri:Cancella la sofferenza dalla vita della mia sorellina;Tortura chi mi ha spinto a questo atto di coraggio;Umilia coloro che mi hanno umiliato,Ma salva l'anima di chi ho amatoAnche se era un amore fraterno,Ed apri a loro i cancelli del paradisoPerché sono angeli scesi in terra.Ti prego, Morte,Uccidimi trapassandomi con la tua falce,Ma realizza i miei ultimi desideri.121 - Molte sono state le morti interiori che ho vissuto: periodi che ho dovuto affrontare e che hanno quello che ero, ma la prima e più profonda di queste non la ricordo. Ero troppo piccolo. Fu quella che fece nascere lo spirito autolesionista che è poi sfociato nella voglia di morire che si è insinuata in me ed è cresciuta nel tempo e con gli eventi, e che quando ho iniziato a scrivere questi testi era giunta al suo apice, e che mi ha segnato profondamente, lasciandomi la cicatrice della mia costante malinconia di fondo. Se ora sono qui a scrivere e non sono stato vittima di me stessi, di quel periodo, è solo merito di una persona: Vale (Sammy), che con la sua vitalià, il suo grandissimo affetto che mi ha dimostrato in quel periodo e il suo essere unica, speciale, ancora più rara e incantevole di qualsiasi fiore sbocciato dall'asfalto cittadino, ha acceso qualcosa in me, una fiamma che ancora arde, e mi fa sentire simile alla fenice. È quel fuoco che tutt'ora mi fa andare avanti, mi fa riemergere dalle macerie e dalle ceneri di me stesso. Tutto questo è nato da lei e dal mio desiderio di smetterla di farla soffrire facendola preoccupare, facendole percepire per empatia quell'agonia che sentivo dentro.newline È dedicato a lei questo testo, scritto per trasmetterle quanto ci tenevo a lei, anche se ovviamente ancora non sapevo che sarebbe (o che fosse) diventata la persona più importante della mia vita, senza il quale nulla di quello che di positivo ho vissuto e provato ci sarebbe mai stato. Quindi, questo testo va a lei: la Fata di una Fiaba Dimenticata che mi ha regalato la vita, facendo nascere il me stesso che ad ogni morte risorge sempre diverso e uguale sé stesso.
121 - Molte sono state le morti interiori che ho vissuto: periodi che ho dovuto affrontare e che hanno quello che ero, ma la prima e più profonda di queste non la ricordo. Ero troppo piccolo. Fu quella che fece nascere lo spirito autolesionista che è poi sfociato nella voglia di morire che si è insinuata in me ed è cresciuta nel tempo e con gli eventi, e che quando ho iniziato a scrivere questi testi era giunta al suo apice, e che mi ha segnato profondamente, lasciandomi la cicatrice della mia costante malinconia di fondo. Se ora sono qui a scrivere e non sono stato vittima di me stessi, di quel periodo, è solo merito di una persona: Vale (Sammy), che con la sua vitalià, il suo grandissimo affetto che mi ha dimostrato in quel periodo e il suo essere unica, speciale, ancora più rara e incantevole di qualsiasi fiore sbocciato dall'asfalto cittadino, ha acceso qualcosa in me, una fiamma che ancora arde, e mi fa sentire simile alla fenice. È quel fuoco che tutt'ora mi fa andare avanti, mi fa riemergere dalle macerie e dalle ceneri di me stesso. Tutto questo è nato da lei e dal mio desiderio di smetterla di farla soffrire facendola preoccupare, facendole percepire per empatia quell'agonia che sentivo dentro.newline È dedicato a lei questo testo, scritto per trasmetterle quanto ci tenevo a lei, anche se ovviamente ancora non sapevo che sarebbe (o che fosse) diventata la persona più importante della mia vita, senza il quale nulla di quello che di positivo ho vissuto e provato ci sarebbe mai stato. Quindi, questo testo va a lei: la Fata di una Fiaba Dimenticata che mi ha regalato la vita, facendo nascere il me stesso che ad ogni morte risorge sempre diverso e uguale sé stesso.
Qui,in mezzo alla gente;Qui, dove finisce il mondo;Qui, ai confini del paradiso;Aspetterò la tua anima soavePer dirti le parole che non riesco a pronunciare.Aspetterò la tua anima per dirti che:Qui, dove piovono le stelle;Qui, dove i sogni si fermano a metà;Qui, dove le lacrime diventano sorrisi;In questo posto chiamato “Antro dei Desideri”;Aspetterò la tua anima per dirti che:Se ne fossi il re, ti regalerei il mondoE di esso ti incoronerei a regina;Se fossi le tue labbra sorriderei semprePer regalarti la felicità che meriti;Se fossi un poeta, ti scriverei componimentiPer renderti una musa immortale;Invece posso solo scriverti queste semplici parole.Se solo potessi, prenderei l'universoE lo metterei in un diamante immensamente puroPer mostrarti tutti i suoi segreti e sui arcobaleniAlla più debole luce naturale,Così potrei finalmente provarti che non esiste nessuna stellache può reggere il paragone con il tuo accecante sorriso,E che nient'altro potrà mai essere più misterioso dei tuoi occhiChe mi nascondono ogni tuo pensiero.Ti aspetto qui;Dove la realtà si fonde con la magia,In modo tale che io possa incontrartiFata di una fiaba dimenticata.122 - Scritto per descrivere il desolante senso di solitudine che sorge quando il vuoto s'impossessa di te e vorresti avere vicino qualcuno, e senti il bisogno di compagnia per placare quella sensazione, ma ti rendi conto che non hai nessuno vicino, che non esiste nessuno che possa aiutarti, che possa sentire il tuo grido di dolore o semplicemente recepire il tuo voler vivere o voler uscire, nessuno che possa condividere qualche momento spensierato, nessuno a cui telefonare, da sentire tramite chat o email: e così, in quei momenti ti senti implodere, abbandonato a te stesso. Solo.
122 - Scritto per descrivere il desolante senso di solitudine che sorge quando il vuoto s'impossessa di te e vorresti avere vicino qualcuno, e senti il bisogno di compagnia per placare quella sensazione, ma ti rendi conto che non hai nessuno vicino, che non esiste nessuno che possa aiutarti, che possa sentire il tuo grido di dolore o semplicemente recepire il tuo voler vivere o voler uscire, nessuno che possa condividere qualche momento spensierato, nessuno a cui telefonare, da sentire tramite chat o email: e così, in quei momenti ti senti implodere, abbandonato a te stesso. Solo.
Questo è tutto ciò che ho:La musica che esce dalle casse,Delle parole scritte su un foglio,I ricordi che affiorano dal passato,E una notte buia davanti ai miei occhi.123 - Questo testo è scritto in tre momenti diversi.newline Il primo momento era uno dei tanti in cui cercavo di aiutare una mia amica (colei che mi ha suggerito il titolo per il testo n° 70) nel momento più duro della sua vita, l'aiuto per uscire dalla prigione dell'autolesionismo cosciente in ci era rinchiusa da sola, non so se volontariamente o meno; qui ho riportato quello che sentivo, che volevo trasmetterle in quei momenti in bilico sul confine tra vivere e morire.newline Il secondo è stato scritto in un momento di blackout,in cui ogni cosa sparisce, la ragione muore e solo la follia istintiva e la pulsione di morte domino; non ricordo nulla di quegli istanti, di cosa avvenisse in quei momenti, so solo, che in uno di questi, ho scritto alcune delle parole che seguono.newline Il terzo e ultimo è quello delle domande, dello sconcerto in cui si realizza la situazione ma non si capisce il perché e come si è giunti a questo, sia pensando a chi si sta cercando di aiutare (a chi vuoi bene davvero), sia guardando dentro di s'é, cercando di capire sé stessi, compreso l'estraneo che, da dentro di te, ti spinge a compiere e/o a desiderare certe cose, mandandoti fuori controllo, oscurando la tu mente e facendo esplodere il Cuore Nero che sanguina sofferenza e odio autodistruttivo.newline Spero che questo testo aiuto a far percepire meglio questi tre aspetti a chi non li ha vissuti, che non è solo e c'è chi vi comprende a tutti quelli che si rispecchiano in queste parole, ed tutti voi lettori che aiuti a comprendere meglio certe dinamiche, certi comportamenti, spesso incomprensibili, spaventosi e ingestibili persino per chi li vive in prima persona.
123 - Questo testo è scritto in tre momenti diversi.newline Il primo momento era uno dei tanti in cui cercavo di aiutare una mia amica (colei che mi ha suggerito il titolo per il testo n° 70) nel momento più duro della sua vita, l'aiuto per uscire dalla prigione dell'autolesionismo cosciente in ci era rinchiusa da sola, non so se volontariamente o meno; qui ho riportato quello che sentivo, che volevo trasmetterle in quei momenti in bilico sul confine tra vivere e morire.newline Il secondo è stato scritto in un momento di blackout,in cui ogni cosa sparisce, la ragione muore e solo la follia istintiva e la pulsione di morte domino; non ricordo nulla di quegli istanti, di cosa avvenisse in quei momenti, so solo, che in uno di questi, ho scritto alcune delle parole che seguono.newline Il terzo e ultimo è quello delle domande, dello sconcerto in cui si realizza la situazione ma non si capisce il perché e come si è giunti a questo, sia pensando a chi si sta cercando di aiutare (a chi vuoi bene davvero), sia guardando dentro di s'é, cercando di capire sé stessi, compreso l'estraneo che, da dentro di te, ti spinge a compiere e/o a desiderare certe cose, mandandoti fuori controllo, oscurando la tu mente e facendo esplodere il Cuore Nero che sanguina sofferenza e odio autodistruttivo.newline Spero che questo testo aiuto a far percepire meglio questi tre aspetti a chi non li ha vissuti, che non è solo e c'è chi vi comprende a tutti quelli che si rispecchiano in queste parole, ed tutti voi lettori che aiuti a comprendere meglio certe dinamiche, certi comportamenti, spesso incomprensibili, spaventosi e ingestibili persino per chi li vive in prima persona.
Ho toccato il tuo cuore,Superando il muro di spine che lo copriva:Era freddo per la desolazione,Nero con mura invalicabili,Cupo e sanguinante per la delusione.Odio!Profondo.Incancellabile.Voglia.Voglia di uccidre, di scorticare, di dissanguare;Voglia di distruggere, di morire, di autolesionarsi;Voglia di ferire, di ferirsi, di sanguinare…textsl{Da quando la disperazione ha conquistato il tuo mondo?Da quando i tuoi occhi sono del colore della depressione?Da quando i tuoi sogni vedono protagonista l'autodistruzione?È per via delle false parole che hanno distrutto il tuo mondo?È per un vuoto nel cuore che si sta riempiendo di solitudine?Per questo ti torturi?Per questo ti uccidi spiritualmente?}Sfogare l'ira repressa con gli altri, a parole;Sfogare l'ira incontrollabile, tagliandosi le vene.textsl{Da quando il tuo cuore é diventato colmo d'odio?Da quando le tue parole irrigano di nuovo il tuo volto?Da quando gioisci per tutto questo nuovo dolore?È perché il dolore fisico è l'unica cosa che ti calma?È perch1'e non riesci a fuggire dalla sofferenza?Per questo ti tagli?Per questo vuoi sanguinare?}Terta.Depressione.Incancellabile.Desiderio:Voglia di sparire, di morire, di non essere mai nato.Uccidetemi finché ne avete l'occasione.Liberatevi di me, di questa nullità, di questo assassino.Ho toccato il tuo cuore,Superando il muro di spine che lo copriva:Era freddo per la desolazione,Nero con mura invalicabili,Cupo e sanguinante per la delusione.124 - Alessia, colei che consideravo come una sorella, si era allontanata, e tutto era diverso. Non so cosa o come sia avvenuto Il Cambiamento ma tutto era finito, rotto. Stavo male e avevo bisogno di sfogare quella perdita e quello smarrimento, e così, scesi dalla metro, e su quella banchina lontana dalla mia meta, scrissi queste parole di getto.
124 - Alessia, colei che consideravo come una sorella, si era allontanata, e tutto era diverso. Non so cosa o come sia avvenuto Il Cambiamento ma tutto era finito, rotto. Stavo male e avevo bisogno di sfogare quella perdita e quello smarrimento, e così, scesi dalla metro, e su quella banchina lontana dalla mia meta, scrissi queste parole di getto.
Quanta acqua passata sotto i ponti,Quanti momenti come questi passatiE quante lacrime abbiamo versato;Quanti periodi e quante difficoltà abbiamo superato,Sempre uno nel pensiero dell'altro;Quanti sogni si sono infranti in un anno,E quanti ne sono nati;Quante magie o miracoli sono stati compiuti;Quante notti insonni pensando a te;Quante risate, quanti sospiriE quanti ricordi abbiamo uno dell'altro…E ora amica mia tutto sta cambiando,E mi domando: perché?Forse ha ragione il Re quando dice che l'amore uccide l'amicizia,Ma perché questo assassino ha scelto di colpire proprio noi?Niente ci ha divisi fin'ora,Tranne un periodo di inquietanti silenzi,Ma ora tutto è passato e noi siamo piú forti di prima.E allora, perché tutto sta svanendo?Perché le tue parole mi ferisco nonostante la distanza?Perché, senza volerlo, stai dividendo i nostri due mondi?Perché hai cancellato tutti i miei sogni?Perché stai distruggendo tutte le illusioniChe le tue parole di affetto hanno creato?Perché mi stai dimostrando che sono tutte menzogneQuelle che come scuse hai sempre usato?Perché mi stai allontanando?Perché mi stordisci e mi confondi,Infrangendo tutto ciò in cui credo?Io credevo in quel affetto tuo sincero,In quelle dolci parole che mi hanno migliorato la vita,In quei messaggi che ci hanno fatto avvicinareFino a quasi toccarci con le nostre anime;E ora mi sento perso, abbandonato in un deserto tristemente noto,Dove solo la luce di una dolce fata,Riuscirebbe a salvarmi dalla tenebre dello sconforto.Perché di questo cambiamento?Spiegamelo, ti prego.Perché?125 - Stavo studiando per la patente quando sentii la notizia degli attentati di Londra (quelli del 7 luglio 2005). Ogni cosa mi rimandava ai treni di Madrid, alle torri di NY, e tutti gli attentati che in quegli anni stavamo vivendo; e poi ad ogni altra bomba, alla guerra, pensando a un attimo di pace, a un periodo tranquillo nella storia dell'uomo, ma ogni conflitto sembrava richiamarne un altro, e intrecciarsi, così che alla fine queste Guerre Senza Fine sembravano diventare una: espressione ed essenza dell'umanità che tragicamente ci caratterizza.
125 - Stavo studiando per la patente quando sentii la notizia degli attentati di Londra (quelli del 7 luglio 2005). Ogni cosa mi rimandava ai treni di Madrid, alle torri di NY, e tutti gli attentati che in quegli anni stavamo vivendo; e poi ad ogni altra bomba, alla guerra, pensando a un attimo di pace, a un periodo tranquillo nella storia dell'uomo, ma ogni conflitto sembrava richiamarne un altro, e intrecciarsi, così che alla fine queste Guerre Senza Fine sembravano diventare una: espressione ed essenza dell'umanità che tragicamente ci caratterizza.
Dalle esplosioni di Londra,Fino a tornare indietro a Hiroshima,E alle due alleanze della grande guerra,Il mondo quanti momenti di pace ha visto?Quante volte dall'alba dei tempiTutto si è fermato per lasciare postoAd un unico abbraccio collettivo?Quante volte tutti noi ci siamo tenuti per manoLasciando cadere ogni rancore o differenza?In ogni parte del mondo, mentre scrivo queste parole,Si combatte, si muore e si distrugge qualcosa,Si accendo conflitti privati e muore la libertà,E non esiste il tempoPer guerre che non hanno fine, ma solo tregue.Siamo irrazionali e stupidiPerché cediamo all'ira e all'odioNonostante siamo coscienti delle conseguenzeE, sapendo che alimento sentimenti di violenza,Non riusciamo a cambiare,A evitare questo storico errore che ci uccideE rende la vita impossibile a chiunque.Mi chiedo se mai riusciremo a imparare dai nostri erroriE se un domani cammineremo su una strada lastricata di fiori.In ogni parte del mondo, mentre scrivo queste parole,Si lotta per sopravvivere e per andare avanti,Perché tutto è una lotta continua nella vita,E non esiste il tempoPer guerre che non hanno fine, ma solo tregue.Amiamo veramente così tanto uccidere i nostri simili?Siamo veramente così sadiciDa voler vedere scorrere altro sangue?Non siamo stanchi di contare i cadaveriO di piangere per tutte le perdite subite?E non esiste il tempoPer guerre che non hanno fine, ma solo tregue.E allora, quando potrà brillare l'arcobaleno nel cielo?126 - Ero al Gods of Metal 2005, e dopo tanti anni in cui avrei voluto vexere gli Iron Maiden finalmente era giunto il momento, ma ero sulla collinetta del parco nord di Bologna, lontano, così lontano e provato che da quella distanza non riuscivo a a distinguere Murray da Gers o da Smith, o addirittura da Dickinson. Era il loro History Tour, incentrato sui primi album. Al culmine dell'emozione, giunse la tristezza, per non distinguere niente sul palco; e stavo male, e piansi. I miei amici fraintesero e pensarono fossero lacrime di gioia; non riuscivano a capire la crudeltà di vedere realizzati i Sogni a Metà. Ripensando a quel momento, all'angoscia che un momento di felicità può creare, diventando un amplificatore della sofferenza del periodo, per delusione, per un appiglio nel ritagliarsi uno spiraglio di gioia (in un'altra allegoria ferita)
126 - Ero al Gods of Metal 2005, e dopo tanti anni in cui avrei voluto vexere gli Iron Maiden finalmente era giunto il momento, ma ero sulla collinetta del parco nord di Bologna, lontano, così lontano e provato che da quella distanza non riuscivo a a distinguere Murray da Gers o da Smith, o addirittura da Dickinson. Era il loro History Tour, incentrato sui primi album. Al culmine dell'emozione, giunse la tristezza, per non distinguere niente sul palco; e stavo male, e piansi. I miei amici fraintesero e pensarono fossero lacrime di gioia; non riuscivano a capire la crudeltà di vedere realizzati i Sogni a Metà. Ripensando a quel momento, all'angoscia che un momento di felicità può creare, diventando un amplificatore della sofferenza del periodo, per delusione, per un appiglio nel ritagliarsi uno spiraglio di gioia (in un'altra allegoria ferita)
C'era un tempo in cui sognare mi sembrava normale,Anzi, per me era come l'aria che respiravo.C'era un tempo che avevo la strada spianata che conduceva ad ogni meta.E ora cosa mi è rimasto?Solo un cumulo di ceneri di speranze bruciate troppo prestoCon il quale mi sono illuso per troppo tempo.Mi sento un corpo vuoto,Che si sorregge e va avanti per inerzia,Mentre il mio visoViene irrigato da calde lacrimePer sogni realizzati a metà.Forse non solo di sogni e speranze vive l'uomo;Forse le delusioni non sono del tutto vane;Forse non importa nè il passato ne il futuro,Però, se nel presente i miei sogni sono cenereE il mio passato provoca la sofferenza di questi giorni,Che senso ha aver sognato per poi essere morto dentro?Mi sento un corpo vuoto,Privo della forza vitale che avevo un tempo,Senza scopo nella vita:Piango da solo le mie calde lacrimePer sogni realizzati a metà.Questa è la storia della mia vita: piena di illusioni,Vittima di una serie di delusioni,Perché ogni volta che qualcosa può farmi sentirmi veramente feliceNon ci sono mai,E anche se sono presente all'evento, vicino alla metaSuccede sempre qualcosa che rovina tutto.E allora, in quei momenti…Mi sento un corpo vuoto,Svuotato da tutta la sua essenza vitale,Confuso e disorientato,Come se mi fossi appena svegliatoDa un sogno realizzato a metà.E ora non mi illudo più di false speranze;Non cerco di raggiungere mete inesistenti;Non percorro vie tortuose che portano a qualcosa,Ma seguo ancora solo un sogno destinato a finire,Che mi abbandonerà quando tutti voleranno più in alto di meE allora rimarrà solo la malinconia di quel periodoE il futuro oscurato dalla luce del passato.Per colpa di sogni realizzati a metà.127 - Scrivere l'introduzione di questo testo è un delle cose più difficili e che più mmi hanno bloccato nella realizzazione di questa raccolta, per quel che significava e ancora [mentre scrivo è pasqua del 2022] per quel ritornello che inconsciamente rimanda alla canzone dei M"otley Cr"ue, canzone che è diventata, in tempi di pandemia associa ancora a chi, Sconfitto dalla Vita ha scommesso e cercato (forse) la vita stessa, e la sua fine. Nel mio caso è un testo che nasce da un senso di sconforto e sconfitta, di insignificanza, di stanchezza infinita, della sensazione di non contare niente o di aver portato dolore (soprattutto a chi volevo bene). Insomma, in esso ho riversato pensieri e sensazione che da tempo mi accompagnavano; e se nel precedente era scritto tra le lacrime, questo emerge e si plasma da una lucida rassegnazione, una placida rassegnazione che è frutto di quella constatazione di chi si sente (a posteriori posso dire precocemente) sconfitto dalla vita.
127 - Scrivere l'introduzione di questo testo è un delle cose più difficili e che più mmi hanno bloccato nella realizzazione di questa raccolta, per quel che significava e ancora [mentre scrivo è pasqua del 2022] per quel ritornello che inconsciamente rimanda alla canzone dei M"otley Cr"ue, canzone che è diventata, in tempi di pandemia associa ancora a chi, Sconfitto dalla Vita ha scommesso e cercato (forse) la vita stessa, e la sua fine. Nel mio caso è un testo che nasce da un senso di sconforto e sconfitta, di insignificanza, di stanchezza infinita, della sensazione di non contare niente o di aver portato dolore (soprattutto a chi volevo bene). Insomma, in esso ho riversato pensieri e sensazione che da tempo mi accompagnavano; e se nel precedente era scritto tra le lacrime, questo emerge e si plasma da una lucida rassegnazione, una placida rassegnazione che è frutto di quella constatazione di chi si sente (a posteriori posso dire precocemente) sconfitto dalla vita.
Sono stanco di piangere ogni giorno.Sono stanco di vivere una vita di seconda categoria.Non ce la faccio più a sacrificarmi per gli altriE a reprimere il mio ego ferito e distrutto,A cancellare, ogni secondo che passa, la mia autostima.Sono stanco di subire ogni violenza del mondoDi vivere la mia vita nella depressione assolutaAnche quando la felicità cerca di abbracciarmiTanto cheSe morissi domaniNon perderei niente di veramente importante,A parte la magia di una dolce fataChe mia ha regalato nuovi sogniE, a parte l'accecante luce terrena,Colei che proviene dalla stella più vicina,Che cancella la tristezza quandoLa mia decadente vita è illuminata di lei.Sono stanco dei miei incubi notturni;Sono stanco di vivere intrappolato nella solitudine;Non ce la faccio più a dover essere più maturo della mia etàE a subire passivamente solo obblighi e divieti,A essere privato della libertà di pensare e di agire;Sono stanco di lamentele e critiche distruttiveE di essere incatenato a sogni irrealizzabiliO che vengono infranti lungo il corso della vita,Tanto cheSe morissi domaniNessuno piangerebbe al mio funerale,Perché agli altri ho portatoSolo dolore e preoccupazioniMentre avrei voluto donare solo sorrisi,Perché erano angeliChe non meritavano di versare lacrime.Sono stanco di essere un capro espiatorio,Sono stanco di esser ucciso moralmente ogni giorno,Non ce la faccio più a sentirmi inferiore a ogni forma di vitaE a tutte le cose materiali a cui tengo di piùAd essere offeso, umiliato da chi dovrebbe incoraggiarmi,Sono stanco di questa perenne sofferenza,Di rimetterci io per colpa dell'egoismo degli altriE piangere ogni sera finché non finiscono le lacrimeTanto cheSe morissi domaniNon rimpiangerei niente della mia triste vita,A parte qualche giornata feliceDegli ultimi cinque mesi, maConsiderata la lunghezza di una vitaCoso sono cinque mesi in diciotto anni?Non ha senso una vita basata sulla sofferenza.E se morissi domaniCosa cambierebbe al mondo e a chi mi sta intorno?128 - Un testo da cui ho preso le distanze, perché ancora non conoscevo la distinzione tra scienza e tecnologia, tra conoscenza e applicazione, e la distanza abissale che la coscienza e la responsabilità crea, insomma Il mondo che si nasconde dietro alle apparenze prosegue il pensiero del periodo, ma con l'aggiunta di un bias tipico di ogni complottista che vive più di elucubrazioni e pregiudizi della propria bolla invece che nella realtà.
128 - Un testo da cui ho preso le distanze, perché ancora non conoscevo la distinzione tra scienza e tecnologia, tra conoscenza e applicazione, e la distanza abissale che la coscienza e la responsabilità crea, insomma Il mondo che si nasconde dietro alle apparenze prosegue il pensiero del periodo, ma con l'aggiunta di un bias tipico di ogni complottista che vive più di elucubrazioni e pregiudizi della propria bolla invece che nella realtà.
Hai mai volato più in alto del paradiso?Hai mai visto cosa si nasconde dietro i sogni notturni?Hai mai conosciuto la vera origine dell'animo umano?Hai mai oltrepassato l'orizzonte?Hai mai scoperto perché il cielo sanguina al tramonto?Hai mai provato a toccare il sole?Ci spingiamo oltre i limiti umaniPerché la nostra sete di conoscenza non conosce l'appagamento,Così facciamo qualunque azione per vedereIl mondo che si nasconde dietro le apparenze.Sai qual è l'ubicazione dell'aldilà?Sai quali sono le regole su cui questo mondo si basa?Sai cosa c'è nell'animo di un altro essere umano?Sai cosa celano gli abissi infernali?Sai qual è il segreto della nascita della vita?Sai forse tutte queste cose?Ci spingiamo oltre i limiti umaniPerché la nostra sete di conoscenza non conosce l'appagamento,Così facciamo qualunque azione per vedereIl mondo che si nasconde dietro le apparenze.Nel decadentismo della civiltà umana,Mentre perturbiamo un equilibrio millenario,Cerchiamo di conoscere tutto su ciò che stiamo distruggendoPer ottenere qualcosa che vale più di ogni moneta,Ma chi l'ha detto che la conoscenza porta potere?Chi ha detto che la verità è meglio dell'ignoranza?Pensate ad Hiroshima e a NagasakiTutto questo per cosa? Per quale motivoVogliamo conoscere il mondo che si nasconde dietro le apparenze?Ci spingiamo oltre i limiti umaniPerché la nostra sete di conoscenza non conosce l'appagamento,Così facciamo qualunque azione per vedereIl mondo che si nasconde dietro le apparenze.Voi che avete tutte le risposte concepibili,Rispondete a questa mia semplice domanda:Perché tutto questo?129 - Arte: Comunicazione Emozionale è forse il mio primo vero esperimento di forma: l'intento era scrivere un testo senza utilizzare alcun verbo. La scelta del soggetto è stata quasi una logica conseguenza considerando che l'arte visiva, in quanto essa si presenta come immutabile, e quindi priva di movimento e di evoluzione all'interno di singola opera compiuta, nonostante spesso descriva anche un movimento, un gesto, o un'azione. Un quadro, una statua, non cambia né si modifica nel tempo (salvo per il deterioramento causato dalle condizioni in cui viene conservata), non compie azioni: al massimo le rappresenta e ti trasmette dinamismo solo tramite una sensazione, e non si svolge come un film o una composizione di musica. Un'opera d'arte visiva, in generale, deve catturare in un'immagine (anche 3D) il concetto che vuole comunicare, la sensazione che vuole trasmettere, anche tramite un linguaggio simbolico che ha comunque radici istintive atte a unire, nella perversione del sublime (per citare Danto), il piacere emotivo e quello intellettuale, e mentre quest'ultimo è appannaggio di molte branche del sapere, il primo è quasi esclusivo dell'arte (qualsiasi arte); da questo discende la scelta del titolo. Insomma, questo testo è una rappresentazione statica di un concetto, e una mia visione dell'arte visiva, visione in continua evoluzione man mano che la mia conoscenza di questo ramo del sapere aumenta.
129 - Arte: Comunicazione Emozionale è forse il mio primo vero esperimento di forma: l'intento era scrivere un testo senza utilizzare alcun verbo. La scelta del soggetto è stata quasi una logica conseguenza considerando che l'arte visiva, in quanto essa si presenta come immutabile, e quindi priva di movimento e di evoluzione all'interno di singola opera compiuta, nonostante spesso descriva anche un movimento, un gesto, o un'azione. Un quadro, una statua, non cambia né si modifica nel tempo (salvo per il deterioramento causato dalle condizioni in cui viene conservata), non compie azioni: al massimo le rappresenta e ti trasmette dinamismo solo tramite una sensazione, e non si svolge come un film o una composizione di musica. Un'opera d'arte visiva, in generale, deve catturare in un'immagine (anche 3D) il concetto che vuole comunicare, la sensazione che vuole trasmettere, anche tramite un linguaggio simbolico che ha comunque radici istintive atte a unire, nella perversione del sublime (per citare Danto), il piacere emotivo e quello intellettuale, e mentre quest'ultimo è appannaggio di molte branche del sapere, il primo è quasi esclusivo dell'arte (qualsiasi arte); da questo discende la scelta del titolo. Insomma, questo testo è una rappresentazione statica di un concetto, e una mia visione dell'arte visiva, visione in continua evoluzione man mano che la mia conoscenza di questo ramo del sapere aumenta.
Arte:Comunicazione emozionale;Soffio divino in menti mortali;Supremazia del linguaggio umano;Quinta essenza dell'inventiva,Figlia illegittima della creatività;Manifestazione dell'ego personale.Visioni reali o di mondi lontani in un quadro;Una melodia sentita inconsciamente nel vento;Parole rubate dal libro della divinità;Sogni notturni di storie mai ascoltate;Imitazioni della creazione dell'uomo;Ricerca del piacere tramite ogni mezzo.Arte:Comunicazione emozionale;Sogni sospesi in un tempo passato;Linea di confine tra due mondi;Frammenti di anime perdute;Concezione astrale di sentimenti reali;Vortice di istinti e conoscenze.Sentimenti umani e ricordi momentanei in un'opera,Qualcosa di invisibile nella realtà percettibile,Sospiri pensierosi come poesia alternativa,Originalità in un vortice inarrestabile di idee,Messaggi nascosti nel mezzo del componimento;Indescrivibile ed unica forma di comunicazione.Arte:Comunicazione emozionale,Poesia apice di quest'ultima;Unione di due arti distinte,Consolatrici di anime;Strumento di elevazione spirituale;Eterna espressione dell'animo umano.130 - Questo è, a differenza del precedente, una sperimentazione sui contenuti tramite l'utilizzo di metafore romantiche ma mostrate in una luce diversa, come se l'inganno del romanticismo e delle promesse che descrive esageratamente fosse contenuto nelle stesse metafore che usa, nel linguaggio stesso che utilizza. È un testo che vuole dare la parvenza di dolcezza pur essendo l'opposto: è nato da un sentimento di risentimento, di rabbia, di critica, in cui non vi sono complimenti ma insulti e cattiveria; non c'è amore né affetto, ma disprezzo e delusione. È L'altro Lato del Romanticismo che viene mostrato, quello che non si nasconde ma né si mostra, che vive tra le righe scritte e le pause che la voce si prende tra una parola e l'altra.
130 - Questo è, a differenza del precedente, una sperimentazione sui contenuti tramite l'utilizzo di metafore romantiche ma mostrate in una luce diversa, come se l'inganno del romanticismo e delle promesse che descrive esageratamente fosse contenuto nelle stesse metafore che usa, nel linguaggio stesso che utilizza. È un testo che vuole dare la parvenza di dolcezza pur essendo l'opposto: è nato da un sentimento di risentimento, di rabbia, di critica, in cui non vi sono complimenti ma insulti e cattiveria; non c'è amore né affetto, ma disprezzo e delusione. È L'altro Lato del Romanticismo che viene mostrato, quello che non si nasconde ma né si mostra, che vive tra le righe scritte e le pause che la voce si prende tra una parola e l'altra.
Sei come una rosa senza petali;Sei romantica come un tramonto nuvoloso;Sei una luce nata per accrescere le ombre;Abbracci ogni sentimento e lo tramuti,Esattamente come hai fatto con l'amore;Sei il miraggio di un oasi nel deserto.E tutt'ora mi chiedoSe questa è soltanto un'altra mascheraChe porti con chi hai fatto soffrire.Sei un diamante a quattro facce;Sei calorosa come il fuoco di un camino;Sei come la luce onirica dell'aldilàChe attrae a se chiunque a caro prezzo;Sei il riflesso di sogno nella realtà.E tutt'ora mi chiedoSe questa è soltanto un'altra mascheraChe porti con chi hai fatto soffrire.Sei l'altro lato del romanticismo:Quello che illude, che ti fa credere e sognare,Quello che non vorresti ma t'incanta controvoglia,E poi, per un motivo o per l'altro, ti ferisceQuando scopri che tutte quelle belle paroleAltro non erano che esagerazioni e false promesse.Ma chiedo,Se questa è soltanto un'altra mascheraChe porti con chi hai fatto soffrire,E se è veramente così,Allora cosa nasconde la tua anima?131 - Dedicato ad una bambina che tanto mi trasmetteva a cui mi ero affezionato. Era la figlia di una collega di mia madre, e per quanto in realtà ci ho passato poco tempo insieme a lei, i suoi occhi mi hanno insegnato molto su di me. Era piccola, ma il suo approcciarsi al mondo, il suo avere tutta la vita per costruirsi ed esprimersi, per divenire, per esperire mi ha fatto scattare qualcosa, e come sempre l'ispirazione ha preso il sopravvento. Anni dopo l'ho rivista, e per quanto fosse ancora solo alle elementari, aveva già uno sguardo simile al mio, in cui mi ci riflettevo, probabilmente perché gli eventi gli avevano già sottratto molto. Denise, questo È per i Tuoi Occhi Innocenti, nella speranza che possano essere ritornati (o ritornare in futuro) ad essere quelle smaniose luci in cerca di scoperta.
131 - Dedicato ad una bambina che tanto mi trasmetteva a cui mi ero affezionato. Era la figlia di una collega di mia madre, e per quanto in realtà ci ho passato poco tempo insieme a lei, i suoi occhi mi hanno insegnato molto su di me. Era piccola, ma il suo approcciarsi al mondo, il suo avere tutta la vita per costruirsi ed esprimersi, per divenire, per esperire mi ha fatto scattare qualcosa, e come sempre l'ispirazione ha preso il sopravvento. Anni dopo l'ho rivista, e per quanto fosse ancora solo alle elementari, aveva già uno sguardo simile al mio, in cui mi ci riflettevo, probabilmente perché gli eventi gli avevano già sottratto molto. Denise, questo È per i Tuoi Occhi Innocenti, nella speranza che possano essere ritornati (o ritornare in futuro) ad essere quelle smaniose luci in cerca di scoperta.
Hai imparato molto attraverso i tuoi occhiE molte altre sono le cose che imparerai:Hai iniziato a studiare il mondoE chissà se prima o poi conoscerai i suoi segretiO quale suo lato ti colpiràTanto da segnare il corso della tua vita.Di giorno in giorno,Anno dopo anno,Imparerai dagli errori e dalle esperienzeA vivere in questo caotico mondo.Hai conosciuto gli istinti primitiviE più tardi conoscerai emozioni troppo forti;Il tuo viso cambierà spessoIn balia dei sorrisi e delle lacrime,Amerai e per amore soffriraiMa ti rialzerai più forte di prima.Di giorno in giorno,Anno dopo anno,Lotterai per ottenere un posto in societàTirando avanti, sempre e comunque.Avrai i tuoi vizi e le tue passioni,Avrai i tuoi sogni e le tue paure,Avrai delle delusioni e delle sorprese,Avrai degli amici e anche dei rivali:Avrai una vita da vivere in ogni secondo.Di giorno in giorno,Anno dopo anno,Scoprirai la formula perfetta per vivereBilanciando istinto e ragione.132 - Osservavo l'immagine di un ombrellone sulla sabbia e rimasi incantato da quel confine in conflitto tra luce e ombra nota come terminatore. Iniziai a viaggiare, e i pensieri mi portarono a scrivere un continuo ad un testo passato, una Seconda Lezione di Tenebra, dove, in continuazione con un tema ricorrente di quel periodo, ribaltava un po' la concezione comune e il mondo per come si mostra o viene, di solito, narrato.
132 - Osservavo l'immagine di un ombrellone sulla sabbia e rimasi incantato da quel confine in conflitto tra luce e ombra nota come terminatore. Iniziai a viaggiare, e i pensieri mi portarono a scrivere un continuo ad un testo passato, una Seconda Lezione di Tenebra, dove, in continuazione con un tema ricorrente di quel periodo, ribaltava un po' la concezione comune e il mondo per come si mostra o viene, di solito, narrato.
Chi ha detto che nella luce c'è conoscenzaE nelle buio invece si cela l'ignoto e l'ignoranza?Pensate alle stelle.Noi conosciamo solo un mondo di intermezzi,Di quella luce e tenebra uniti indissolubilmente,Ma che ne sappiamo noi di elementi puriChe non possiamo trovare nella nostra dimensione?Ne la luce ne l'oscurità pura circondano la nostra mente,Ma la loro conoscenza profondaPotrebbe alla chiave dei segreti dell'universo;Questa è la seconda lezione di tenebre.La luce mostra tutti ciò su cui si posaMa la sua pura essenza ci mostra solo il nulla,Senza alcuna ombra,Mentre nelle tenebre cupe e profondeColoro che nascondono i più sconvolgenti segretiPossono celare qualunque cosaSenza alterare quell'equilibrio perfetto ed eterno.La luce porta solo false certezze e ipocriti intenti:È l'oscurità il trono della sapienzaE la custode di tutti i segreti e delle verità dell'universo;Questa è la seconda lezione di tenebre.133 - Catastrofi naturali, malattie (pandemie), guerre… e richieste rivolte dall'umanità a un essere creduto onnipotente; ma per quanto ad esso ci affidiamo, citando papa Francesco <> e quindi non può far sparire queste calamità, mostrando come Le Inutili Preghiere dell'Umanità siano rivolte a un essere sordo, indifferente, che vive celato, cinico (anche se sembra una bestemmia scriverlo, se pur meno di quanto affermato da Roberto De Mattei su Haiti e Fukushima a Radio Maria), o semplicemente inesistente. Insomma, una descrizione di questo comportamento umano, che spera in modo indiretto, in una rivelazione che contraddice il concetto stesso di fede e il suo "mistero".
133 - Catastrofi naturali, malattie (pandemie), guerre… e richieste rivolte dall'umanità a un essere creduto onnipotente; ma per quanto ad esso ci affidiamo, citando papa Francesco <> e quindi non può far sparire queste calamità, mostrando come Le Inutili Preghiere dell'Umanità siano rivolte a un essere sordo, indifferente, che vive celato, cinico (anche se sembra una bestemmia scriverlo, se pur meno di quanto affermato da Roberto De Mattei su Haiti e Fukushima a Radio Maria), o semplicemente inesistente. Insomma, una descrizione di questo comportamento umano, che spera in modo indiretto, in una rivelazione che contraddice il concetto stesso di fede e il suo "mistero".
Dio, ti prego, se esistiCancella la fame del mondo,Spegni qualunque tipo di conflitto,Placa la furia che la natura nutreNei confronti di noi esseri umani,Nascondi nell'oblio il razzismoE tutti i sentimenti scomodi alla societàSpezza ogni catena dell'oppressioneRendendo i tuoi figli finalmente liberi.Dio, ti prego, se esistiCancella la mie paure,Spegni ogni timore nel futuro,Placa il dolore che mi affliggeSenza dare pace alla mia anima,Nascondi nell'oblio i ricordiE tutte quelle cose che mi fanno soffrire,Spezza la catena delle conseguenzeRendendomi libero di vivere una nuova vita.Dio, se esisti, ascolta le nostre preghiere:L'umanità ha bisogno di te per sopravvivereE riparare agli errori commessi fin'ora.Dio, se veramente esisti, mostrati!Dio, se veramente esisti,Perché non intervieni per migliorare la situazione mondiale?Perché non crei un mondo in cui l'uomo e la natura convivonoSenza uccidersi a vicenda coma sta succedendo da millenni?Perché non semplifichi il bilanciamento dei sentimentiPer risolvere l'umana equazione scritta nella nostra anima?Perché, in questo mondo, è raro trovare anime pureMentre il male è così forte che rende facile sporcarle?Dio, se esisti, ascolta le nostre preghiereL'umanità ha bisogno di te per sopravvivereE riparare agli errori commessi fin'ora.Dio, ti prego, se esistiMostrati, perché abbiamo bisogno di te,Perché ci stiamo autodistruggendoCommettendo azioni influenzate dal maleE da soli non riusciamo a salvarci,Perché siamo imprigionati in un labirinto di pazziaDove mostri inumani divorano le nostre coscienze.Dio, se veramente esisti, mostrati!134 - Ci sono istanti che sembrano e sfumare velocemente, alcuni di questi invece si marcano a fuoco nella memoria: sono questi momenti, se condivisi, a creare la felicità, a rendere la vita degna di essere vissuta: quei secondi lunghi un'esistenza racchiusa in momento, che non può desiderare e rivivere. A questo si riferiscono le parole che seguono: Sosgnando un momento senza fine.
134 - Ci sono istanti che sembrano e sfumare velocemente, alcuni di questi invece si marcano a fuoco nella memoria: sono questi momenti, se condivisi, a creare la felicità, a rendere la vita degna di essere vissuta: quei secondi lunghi un'esistenza racchiusa in momento, che non può desiderare e rivivere. A questo si riferiscono le parole che seguono: Sosgnando un momento senza fine.
Cosa sono questi sentimenti così forti?Ero triste, sconfitto, rassegnato;Entrambi eravamo avvolti dal blu,Ma ora spero che tutto questoNon finisca con un comune arrivederci,Perché tu mi hai regalato di nuovo il sorriso.Per questo spero che questo momentoNon finisca mai:Perché rievocandolo nei miei ricordi,E idealizzandolo,Non riuscirà mai ridarmi le stesse emozioni.Cos'è questa strana sensazione che sento?Circondato da un'atmosfera senza precedenti,Per la magia che evoca, è pura poesia:Ogni mia reazione, o pensiero,Vola lontano attraverso il cielo,E la mia mente viene riempita da speranze sul futuro.Per questo spero che questo momentoNon finisca mai:Perché rievocandolo nei miei ricordi,E idealizzandolo,Non riuscirà mai a ricreare la stessa magiaSembra di vivere un incantesimo eterno:Il tempo sembra non esistere più,E con te accanto in questo momentoSembra che il mondo sia solo per noi,E che tutto si adoperi per la nostra felicità.È pura follia pensare di voler essere da un'altra partePerché questo istante rasenta la perfezioneE sembra la realizzazione di ogni mio sogno.Per questo spero che questo momentoNon finisca mai:Perché rievocandolo nei miei ricordi,E idealizzandolo,Non riuscirà mai a farmi rivivere ogni sensazione.135 - Nebbia occultante è un testo che vuole descrivere la desolazione e lo smarrimento (con le domande che portano), il senso di solitudine e lontananza dal mondo intero che scompare nascosto da una coltre, un foglio bianco che opprime: una libertà che soffoca, e ha bisogno del mondo e degli altri, coi limiti dei legami e del paesaggio, per sentirsi veramente libero, appartenendo a qualcosa che, anche se non ci piace, è almeno un punto di partenza per fuggire da un altra parte. In questo c'è molto della musica dei Black Sabbath, di Bathory, e del finale criptico di Neo Genesis Evangelion da tanti odiato e che per me è stato fonte di tante riflessioni, che forse non saranno comprese nelle parole che seguono, ma che da quella sensazione descritta, sono emerse con una forza ancora maggiore rispetto alla visione di quell'episodio. Un esempio di come qualcosa che scompare nell'etereo possa far emergere qualcos'altro, di concreto e costruttivo.
135 - Nebbia occultante è un testo che vuole descrivere la desolazione e lo smarrimento (con le domande che portano), il senso di solitudine e lontananza dal mondo intero che scompare nascosto da una coltre, un foglio bianco che opprime: una libertà che soffoca, e ha bisogno del mondo e degli altri, coi limiti dei legami e del paesaggio, per sentirsi veramente libero, appartenendo a qualcosa che, anche se non ci piace, è almeno un punto di partenza per fuggire da un altra parte. In questo c'è molto della musica dei Black Sabbath, di Bathory, e del finale criptico di Neo Genesis Evangelion da tanti odiato e che per me è stato fonte di tante riflessioni, che forse non saranno comprese nelle parole che seguono, ma che da quella sensazione descritta, sono emerse con una forza ancora maggiore rispetto alla visione di quell'episodio. Un esempio di come qualcosa che scompare nell'etereo possa far emergere qualcos'altro, di concreto e costruttivo.
Dov'è finito il mondo?Tutto si offusca lentamenteE sbiadisce davanti ai miei occhi.Sembra di essere in un quadroIn cui l'autore cancella lentamenteOgni cosa per ricominciare da capo.Dove sono finiti tutti?Ogni cosa lentamente svanisce,E questa bianca essenza mi circonda.Sembra che la vista mi abbandoniE tutto diventa quasi sfocato,Indefinito, distante, etereo e astratto.Nebbia occultante intorno a me:Non esiste via di fuga;Mi circonda e mi imprigiona,Isolandomi dal mondo.Dov'è finita la realtà?Sembra di essere nell'aldilà,Ai cancelli del dolce paradiso.Mi sembra di non esistere più:Tutto è evanescente come nei sogniE sembra che tutto stia per svanire,Me compreso,Ed ogni concezione o certezza vacilla.Nebbia occultante intorno a me:Non esiste via di fuga;Mi circonda e mi imprigiona,Isolandomi dal mondo.È questa la realtè che conoscevo?Questa visione distorta e impalpabile?Che fine faranno tutte le mie certezzeQuando sarò in balia della nebbia più fitta?Cambierà la concezione della realtàCambierà la visione di ciò che è la vitaCambieranno anche i sogni e le speranzeE una lacerante malinconia affliggerà cuoreE farà nascere una domanda fondamentale:Fino a quando sarò schiavo della nebbia?E poi, un giorno, ritornerò mai a vedere il sole?Nebbia occultante intorno a me:Non esiste via di fuga;Mi circonda e mi imprigiona,Isolandomi dal mondo.136 - Questa lettera è per il mio migliore amiche che, in quel periodo si stava per trasferire a Ferrara. Un viaggio nei ricordi condivisi per salutarlo e fagli sapere quanto, quei pomeriggi e quelle serate di puro cazzeggio sono stati importanti per me, e in qualche modo hanno segnato non solo i miei ricordi, ma anche il modo di pormi al mondo. Una semplice Lettera per un Amico che lasciato qualcosa di speciale.
136 - Questa lettera è per il mio migliore amiche che, in quel periodo si stava per trasferire a Ferrara. Un viaggio nei ricordi condivisi per salutarlo e fagli sapere quanto, quei pomeriggi e quelle serate di puro cazzeggio sono stati importanti per me, e in qualche modo hanno segnato non solo i miei ricordi, ma anche il modo di pormi al mondo. Una semplice Lettera per un Amico che lasciato qualcosa di speciale.
Ti ricordi quei momentiIn cui il buio si riempiva di quel silenzioChe solo le note di una canzone malinconicaRiusciva a spezzare, mentre guardando il cieloCi preoccupavamo del futuro che si avvicinavaE analizzavamo la nostra vita che lenta scorrevaE si evolveva ogni giorno che passava?Quanto mi mancheranno quei momentiQuando tu sarai lontano,In fondo, in questi quattro anni,Siamo cresciuti insieme,Nonostante tutti i problemi.Ti ricordi quelle sere passate a giocare a Dx-ball,O di quei combattimenti all'ultima pallottola ad Unreal,Oppure quei momenti a ridere per le battute su Rat-man?Ti ricordi quei pomeriggi a Milano in cerca della Blues BrothersOppure quelli passati con la gente delle colonne?Ti ricordi le sessioni di D'n'D masterizzate da meCon Angelo che moriva ad ogni avventura, e MarcoCon il suo barbaro sfortunato nei tiri per colpire?Quanto mi mancheranno quei momentiQuando tu sarai lontanoIn fondo, in questi quattro anni,Ne abbiamo vissuti insiemeDi giorni da ricordare in futuro.Ora di quel periodo cosa rimane,Se non i ricordi dei momenti condivisiE una parte della nostra personalitàScritta indelebilmente nell'inconscio dell'altro?Una sensazione vicina alla malinconia,Qualcosa che non si riesce a descrivere,Forse un vuoto nelle serate invernaliE vecchi sentimenti evocati da canzoni passateChe hanno segnato lo scorrere del tempoE la nostra amicizia arrivata ad una svolta.Quanto mi mancheranno quelle sereQuando tu sarai lontano,In fondo, in questi quattro anni,Ne abbiamo passate insieme,Nonostante i continui cambiamenti.137 - Ogni conflitto è contesto e scenografia che diventa personaggio attivo all'interno delle vite, che s'intrecciano e modificano ciò che le circonda, in un'azione di mutua evoluzione e distruzione; ma quelle vite appartengono ad una tela più grande di Storie che si separano per la guerra, che la guerra interrompe, sconvolge e mastica, per poi inghiottire o rigettare nel mondo. A questo fa riferimento questo ultimo della quarta parte: alla guerra al di là dei campi di battaglia, oltre di essi, all'interno degli animi e nei sentimenti di reduci e di tutte le vittime, con tutti i limiti che il me delle superiori riusciva a trattare un tema del genere.
137 - Ogni conflitto è contesto e scenografia che diventa personaggio attivo all'interno delle vite, che s'intrecciano e modificano ciò che le circonda, in un'azione di mutua evoluzione e distruzione; ma quelle vite appartengono ad una tela più grande di Storie che si separano per la guerra, che la guerra interrompe, sconvolge e mastica, per poi inghiottire o rigettare nel mondo. A questo fa riferimento questo ultimo della quarta parte: alla guerra al di là dei campi di battaglia, oltre di essi, all'interno degli animi e nei sentimenti di reduci e di tutte le vittime, con tutti i limiti che il me delle superiori riusciva a trattare un tema del genere.
Esistono troppe storie legate alla guerraPortate nel cuore da chi impugna le armi,Storie che si infrangono quando una personaNon diventa che un freddo cadavere si un campo di battaglia.Storie di famiglia che si intrecciano;Le avventure vissute insieme agli amici;Delle incomprensioni da chiarire in futuro;Un amore ancora da coltivare nel tempo;E poi tutte quelle parole non dette,Nascoste dietro un tono di voce,Che diventano rimorsi paragonabili a macigniQuando ti accorgi che molto probabilmenteRimarranno per sempre dentro di te.Tutto in guerra acquista un nuovo significato:La vita e la morte, il bene e il male,Solo concetti distorti dall'estrema situazioneE anche il passato, i ricordi, per un soldatoAssumo un aspetto diverso,Anche per la malinconia che accresceOgni giorno che passa lontano da casa.E quando giunge la morte dopo l'agonia?Solo una serie di storie diverse e distanti tra loroCorrelate ad una guerra combattuta in un luogo lontanoRimango in sospeso, con un finale comune,E l'anima di chi ha combattuto nel vento sibilanteChe reclama un passato ed un futuro rapitoDa un colpo d'arma da fuoco o una lama rovente nel collo.C'erano i progetti con lei che ti facevano sperare,C'era la possibilità di avere di nuovo una famiglia felice,Si era riformata la vecchia compagnia con la quale sei cresciuto,Ed eri pronto a giurare che il meglio doveva ancora arrivare.I tuoi sogni prendevano formaMentre vivevi il pieno della tua giovinezza,Ma una lettera mise in dubbio ogni certezza.Sul tuo sentiero,In quei luoghi sconosciuti che incutevano timore,Ogni cosa, anche la più pura e dolce che potevi immaginare,Come la nascita di una dolce bambina dal raggiante sorriso,Si sporcava del sangue dei tuoi nemici:Ostacoli da superare per ritornare a vivere veramenteE non a continuare a eseguire semplicemente le funzioni vitali.E i giorni scorrevanoNella certezza della tua fragile e momentanea immortalitàFinché anche tu non sei diventato altro che sangue su un sogno,Quello della persona che ti ha privato della tua rapida vitaSpezzando la catena delle conseguenzeE mettendo la parola fine a tutte quelle storieCorrelate alla guerra in cui avevi un ruolo fondamentale.Esistono troppe storie legate alla guerra,Portate nel cuore da chi impugna le armi:Storie che si infrangono quando una personaNon diventa che un freddo cadavere si un campo di battaglia;Ma come potremmo mai far capire ai signori della guerraQuanto sia grave questo crimine di cui si macchiano?
138 - Questo testo apre ciò che è il filo conduttore di questa parte: La Descrizione di un Sentimento, che è poi l'amore che provavo per Martina. Questo più che essere il primo dei testi che ripercorrono la mia storia con lei e l'evoluzione di quel sentire, è solo un preludio, che ha senso inserire qui in quanto scritto nel viaggio di andata verso Milano il giorno stesso in cui, poi, ci baciammo la prima volta, e dove lei pose la volontà di avere una storia con me. Prima del suo calore, però, di quel gesto, di quei momenti così magici, mi sentivo ormai gelido dentro di me, nn arido, ma glaciale, come se fosse colpa mia questa situazione, come se avessi una Fredda Anima incapace di amare e farsi amare.
A volte, quando ho bisogno di un abbraccio,Un'aura fredda avvolge il mio corpo,E dentro di me si apre un vuoto incolmabile:È la mia anima che cerca di riscaldareIl mio corpo che si raffredda progressivamente.C'era un tempo in cui, quando questo accadeva,Il calore di una fata mi faceva dimenticareLa solitudine e cancellava il vuoto dentro di me,Riempiendolo di tutto ciò che poteva regalarmiCon il suo sorriso e quei gesti di affetto.È l'unica che in tutta la mia vitaC'è sempre stata quando il gelo calava in me.A volte, quando una tenera carezzaBasterebbe per cancellare recenti cicatrici,Solo il vento invernale mi sfiora il volto:Quello è il vento nostalgico che mi ricorda il passatoDi quando la solitudine mi sia sempre stata amica.E quando i miei occhi si posano su coppie feliciMi chiedo cosa si prova ad essere amati da qualcuno.Quelle volte in cui la solitudine vincevaLa mia anima piangevaE andava alla ricerca di quell'unica animaChe poteva asciugarmi le lacrime con un bacio,Ma la notte nasconde bene i suoi preziosi tesoriE il risultato della ricerca era sempre lo stesso,Così mi ritrovavo a vagare senza meta,Attraverso la mia notte infinita,Interrogando il cielo del perché di questo destino.A volte, quando il gelo penetra nella mia anima,Solo la solitudine può riscaldarmi, e la speranzaChe in futuro l'anima gemella bussi alla mia portaPer portarmi in un paradiso dove tutti i miei sogni possano avverarsi.139 - E tutto cambiò al capodanno celtico, e nel viaggio di ritorno da casa sua a parco Sempione, con ancora la sua passione che mi faceva pulsare il cuore a una velocità che non pensavo possibile, scrissi questo testo, e memore del passato ma pieno di speranza in quella Sacra Essenza della Dannazione Chiamata Amore. Altro non serve per capire ciò che sentivo in quel momento, se non le parole che seguono.
139 - E tutto cambiò al capodanno celtico, e nel viaggio di ritorno da casa sua a parco Sempione, con ancora la sua passione che mi faceva pulsare il cuore a una velocità che non pensavo possibile, scrissi questo testo, e memore del passato ma pieno di speranza in quella Sacra Essenza della Dannazione Chiamata Amore. Altro non serve per capire ciò che sentivo in quel momento, se non le parole che seguono.
Dolce essenza finora sconosciuta,Salva il mio corpo e la mia animaDa questa mia vita lenta e deleteria;Strappa il mio cuore dalle tenebre di cui si nutreE conducilo nel mondo della nuova luce,Quel magico luogo sconosciuto ai miei occhi socchiusiChe rappresenta l'immagine del tuo mondo interiore:Il mio più grande sognoSacra essenza di un mondo nuovoChe si rinnova ad ogni cambio d'era,Quale destino mi hai riservato questa volta?In passato la felicità illusoria di un sogno irrealeInfranta più volte nel modo più atroceOra, nel presente, una giovane fiamma arde di nuovoNel mio fragile cuore riscaldando la mia gelida animaCon il tuo cuore.Questa è la sacra essenza di quella dannazioneChiamata amore, che più volte mi ha privato dell'animaLasciando il mio corpo privo di ogni forza, vuoto.Spero solo di non bruciarmi come sempreMa che questo fuoco mi riscaldi facendomi ritornare a vivere.Fuoco fatuo della notte istintivaRendi realtà in sogni che segretamente illuminiBruciando le speranze che tu stesso alimenti,Liberandomi da questa sudditanza psicologica che mi lega al dolore,E inebria di dolce ambrosia la mia menteCurando ogni ferita che fa sanguinare il mio cuore,E con un semplice bacio ritorna a farmi volareCome gli angeli nel cielo.Questa è la sacra essenza di quella dannazioneChiamata amore, che più volte mi ha fatto sognareIlludendo la mente con promesse eterne, false.Spero solo che con te sarà diversoE che tutti i nostri desideri predino forma nella realtà che ci circonda.Dolce e crudele essenzaA te ora affido il mio cuore,Abbattendo ogni muro che lo protegge,Nella recondita speranzaDi unire due mondi finora separatiIn unico universo dove condividere ogni cosa,E che il tuo lato oscuroTolga la sua mano artigliataDa ciò che rappresenta tutto me stesso.Questa è la sacra essenza di quella dannazioneChiamata amore, che sconvolge ogni sentimento,Che plagia l'anima di ogni persona, controllandola.Spero solo che un giorno non lontanoMi farà ritornare a vivere, con accanto colei che richiama questa essenza.140 - In attesa di rivederla una seconda volta, alla fermata del tram di piazzale Nizza, con la voglia di riabbracciarla, di starle il più vicino possibile, e con in mente la metafora che mi ha portato ha scrivere testi e poesie, ho scritto Il Cuore dell'Arcangelo Nero: primo vero e proprio testo dedicato a lei.
140 - In attesa di rivederla una seconda volta, alla fermata del tram di piazzale Nizza, con la voglia di riabbracciarla, di starle il più vicino possibile, e con in mente la metafora che mi ha portato ha scrivere testi e poesie, ho scritto Il Cuore dell'Arcangelo Nero: primo vero e proprio testo dedicato a lei.
Non importa dove saremo,Non importa la distanza,Perché ovunque tu saraiBasterà pensarmi, anche solo per un secondo,Per poter sentire da dietro la tua schienaLe mie nere ali piumate abbracciartiE confortarti in ogni momento.Per te infrangerei le leggi dello spazio e del tempo,Attraverserei dimensioni diverse ancora sconosciute,Viaggerei anche attraverso i secoli solo per vederti,Per annullare la distanza che ci divideE consegnarti tra le mani il luminescente cuoreChe violentemente batte nel mio petto(Il cuore dell'arcangelo nero).Non importa cosa c'è nel nostro futuro:Il passato parla già abbastanza per garantireChe nella mia mente ci sarai solamente tuPer il resto dell'eternità,Perché il nostro tempo si è fermato quel giorno,Quando le nostre anime si sono fuse in un'unica essenza,Quando i nostri sogni si sono realizzati;E non importa più il tempoPerché ti porterò per sempre nel mio cuore(Il cuore dell'arcangelo nero),E ad ogni battito che mi tiene in vitaIl tuo sorriso darà la forza al mio sangue di circolareE i tuoi sospiri faranno vibrare la mia anima impazzita da tempo.Per te rinuncerei a qualunque cosaTranne che alla mia personalità,Ti donerei l'eternità della mia vita,Le ali della mia illimitata libertà,Il mio trono in cielo e negli abissiEd ogni mio potere:Basta solo che tu comprenda i miei sentimenti(Il cuore dell'arcangelo nero)Che echeggino nel mondo degli essere umaniDopo che io li ho gridati nel centro della rosa dei venti.141 - Questo testo può essere il simbolo di ciò che ha rappresentato, e continua a rappresentare, il lavoro di rilettura di questi testi e la scrittura di queste introduzioni: un viaggio nella memoria e in me stesso, In Cerca d'Idendità, come a mettere insieme i pezzi di un puzzle che nel tempo compone la mia mutevole personalità. Lo scrissi in quei primi giorni del 2005 perché sentivo che le cose erano cambiate per me, e in quella nuova situazione non capivo cosa vi era dietro certe mie reazioni istintive, positive serto, ma per me comunque inedite, e a volte destabilizzanti. Da questa sensazione penso che non poteva di certo nascere un testo molto diverso da questo che segue.
141 - Questo testo può essere il simbolo di ciò che ha rappresentato, e continua a rappresentare, il lavoro di rilettura di questi testi e la scrittura di queste introduzioni: un viaggio nella memoria e in me stesso, In Cerca d'Idendità, come a mettere insieme i pezzi di un puzzle che nel tempo compone la mia mutevole personalità. Lo scrissi in quei primi giorni del 2005 perché sentivo che le cose erano cambiate per me, e in quella nuova situazione non capivo cosa vi era dietro certe mie reazioni istintive, positive serto, ma per me comunque inedite, e a volte destabilizzanti. Da questa sensazione penso che non poteva di certo nascere un testo molto diverso da questo che segue.
Vorrei essere diverso da quello che sono:Vissuto nell'ombra di una tristezza senza fine,Sono sempre stato legato al dolore,E ora che la felicità è entrata a far parte della mia vitaMi trovo disperso in un deserto di nuove emozioniChe prima non pensavo neanche potessero esistere,E scopro cosa si cela nella mia animaDietro quel velo nero che l'ha ricoperta fin dall'infanzia.Dei muri che prima ruotavano imponentiSono caduti senza fare neanche il minimo suono,Sogni si sono realizzati e infrantiMentre nel segreto delle ombre della mia coscienzaLa mia persona si è evoluta a mia insaputaE ora, mentre dovrei conoscere il mio ego,Scopro che di me stesso non so nienteE mi chiedo come farò a mostrarmi se non so chi sono.Quindi sprofondo dentro me stesso,E navigando all'interno della mia animaVado in cerca della mia vera identitàPer cercare di capire chi sono veramenteE quali sono i miei obiettivi e i miei tesori.Attraverso le parole dei miei scritti passatiCerco di capire l'evoluzione del mio pensiero,Tramite ricordi sfocati e modificatiRiguardo il passato e la storia della mia vita,E paragonando le reazioni degli altri alle mieDavanti alle medesime situazioni,Cerco di capire che persona sono diventato.Sono diverso da quella persona che sognavo d'essereMa qualcosa assomiglia a quella figura ideale;Non so quale schiena ho seguito finoraE quali seguirò in futuro per migliorare sempreE cercare di superare i miei ancora ignoti idoli,Ma so già che quando scopriròQuali sono state finora le mie guide e il perchéSono certo che avrò concluso la mia ricerca.142 - Scritto una sera lontano da lei. Mentre facevo le prime guide per prendere la patente B mi giravano in testa queste parole e il pensiero di lei, di ciò che avevamo condiviso, di ciò che avevamo scoperto insieme, di ciò che stavamo vivendo, di ciò che stavo provando; e tutto quel vortice di pensieri mi sembravano diventati un'ossessione, una Dolcissima Ossessione, e pensai che forse è questo che deve essere l'amore: semplicemente questo.
142 - Scritto una sera lontano da lei. Mentre facevo le prime guide per prendere la patente B mi giravano in testa queste parole e il pensiero di lei, di ciò che avevamo condiviso, di ciò che avevamo scoperto insieme, di ciò che stavamo vivendo, di ciò che stavo provando; e tutto quel vortice di pensieri mi sembravano diventati un'ossessione, una Dolcissima Ossessione, e pensai che forse è questo che deve essere l'amore: semplicemente questo.
Qui, nel buio della mia stanza,Ripenso a quei pomeriggi passati con teSu un divano già pieno di ricordi,A quelle parole sospirate,A quelle frasi sottovoce,Al dolce sapore delle tue labbraE ai tuoi occhi sognanti e incantatiChe si perdono nei miei.Qui, nel buio della mia mente,La tua nera luce illumina ogni mio pensieroRiconducendolo alla tua figura,E niente più mi distoglie l'attenzioneDal oggetto di tutti i miei sogni,Di tutte le mie aspirazione,Dalla fonte di tutti i miei sorrisi,Da colei che mi fa sentire vivo.Il mio sguardo rimane fisso nel vuotoMentre la mia mente viaggia verso te,Ed è vittima della più dolce delle ossessioni.Qui, nel trono del mio mondoDove le storie del mio triste passatoSi intrecciano con quelle del mio presente,L'aria si riempe di una aura nuova, inebriante,E quel tenero sentimento chiamato amoreSi libera e circonda ogni cosa che vedoE mi ricorda quella dolce stella neraChe è diventata la regina del mio mutevole regno.Il mio sguardo rimane fisso nel vuotoMentre nella mia mente esisti solo tu,Che sei diventata la più dolce delle ossessioni.E ora, nera e lucente stella della del mattino,Mia dolcissima ossessione, che riempi i miei giorniDi quella sensazione che ricorda la solitudinePerché tu non sei qui accantoMa che la cancella perché tu mi riscaldi l'animaCome mai nessuno ha mai fatto finora,Camminiamo insieme verso un futuroIn cui l'universo ruota intorno a noiE i nostri due mondi sono uniti indissolubilmenteIn un legame che spero durerà per tutta l'eternità.Il mio sguardo rimane fisso nel vuotoMentre la mia mente ti cerca disperatamente,Ed è vittima della più dolce delle ossessioni.143 - Voglio aprire le mie ali è un testo nato dal desiderio di libertà, una metafora, forse un'iperbole, sull'indipendenza, sulla voglia di liberarsi dalle catene familiari o dai vincoli di età. Forse uno può pensare che sia stata la mia spinta verso queste aspirazioni a ispirarmi, che volessi scrivere un mio desiderio, ma in realtà non è così: nasce dal voler enfatizzare al massimo delle mie capacità il vincolo che una all'ora quindicenne, a me molto cara, sentiva quando non poteva realizzare certi progetti o vivere al massimo certi momenti: un testo nato dalla pura e semplice empatia.
143 - Voglio aprire le mie ali è un testo nato dal desiderio di libertà, una metafora, forse un'iperbole, sull'indipendenza, sulla voglia di liberarsi dalle catene familiari o dai vincoli di età. Forse uno può pensare che sia stata la mia spinta verso queste aspirazioni a ispirarmi, che volessi scrivere un mio desiderio, ma in realtà non è così: nasce dal voler enfatizzare al massimo delle mie capacità il vincolo che una all'ora quindicenne, a me molto cara, sentiva quando non poteva realizzare certi progetti o vivere al massimo certi momenti: un testo nato dalla pura e semplice empatia.
Vorrei aprire le mie aliPer volare liberamenteNel cielo, con la menteTotalmente indipendenteDai pareri o dai desideriDi chi per anniMi ha tenuto incatenato alla terra;Mentre da tempo avrei potutoToccare le stelle,Baciando la luna e accarezzando l'aurora boreale;Già da tempo avrei poutoCircumnavigare il sole,Gareggiando contro tutti i pianeti e le comete;Già da tempo avrei potutoVolare come le aquileConfrontandomi con loro e con la loro saggezza.Vorrei aprire le mie aliPer volare liberamente,E capire finalmenteQuanto tristementeVortica questo sferico corpo celesteChe imprigiona chiunqueIn un mondo basato sulla sofferenza.Vorrei aprire le mie ali,Per planare dolcementeE farmi cullare dal ventoChe lentamente mi trasportaDove nessuno può vietarmi,Con parole o alcuni gesti,Di sognare e di agire in libertà.Voglio aprire le mie aliPer abbracciare un mondo che non conosco,Per vivere una vita a me ancora ignotaMa che in futuro diventerà la mia routine,Per essere l'artefice delle mie decisioni,Per essere il responsabile delle mie azioni,Per non vivere in un eterno compromesso,Per sentire più pure le emozioni che mi circondano,Per fuggire e volare in un luogo più adatto a me,Che potrei anche chiamare Eden.Voglio aprire le mie aliPer vivere la mia vita dal primo all'ultimo secondo,Seguendo solo il mio modo d'essere e la mia mente,Però da solo non ci riesco perché qualcosa la lega.Chi mai potrà aiutarmiA slegare le catene che mi imprigionanoE a spalancare le ali della libertà?144 - Il Killer di White Chapel è un altro testo ispiratomi dall'opera di qualcun altro: in questo caso dalla visione del film “From Hell” dei fratelli Hughes (ispirato all'omonima graphic novel di Alan Moore ed Eddie Campbell), e come quel film ricrea la storia, o una sua versione, di Jack lo Squartatore.
144 - Il Killer di White Chapel è un altro testo ispiratomi dall'opera di qualcun altro: in questo caso dalla visione del film “From Hell” dei fratelli Hughes (ispirato all'omonima graphic novel di Alan Moore ed Eddie Campbell), e come quel film ricrea la storia, o una sua versione, di Jack lo Squartatore.
Non camminare per le stradeMentre la notte londinese avanza:Un pazzo omicida nel suo vestito neroSi aggira per ammazzareLe prostitute come un esperto chirurgo,Forse un dottore,Di sicuro un maniaco omicida capace di tutto.Cade una donna, e dopo poco un'altra ancora;La catena di orrori è appena iniziata a Londra,Ma il panico dilaga tra chi vive la notte.Occhi di fuoco carichi di odio,Un salto contro la prossima vittima,Il bagliore di una lama luccicanteE un'altra gola viene recisa,E il sangue copioso schizza in stradaMentre un gridoViene soffocato dalla mano della morte.L'assassino di White Chapel ha colpito ancora,Così un'altra meretrice muore nella solitudineSotto la luce dei lampioni cittadini.La polizia brancola nel buioNel tentativo di arrestare colui che èIl precursore del XIX secolo.Un cadavere deturpato, senza volto:Un altro omicidio senza colpevole certo;Una lettera a recapita a Scotland Yard;Tre i sospetti principali,Tre le possibili identità dello squartatore,E solo un mortoRimane per l'uscita di scena dell'assassino.Cinque omicidi entrati nella storia,Un incubo ricorrente nelle decadi futureE una strada spianata per l'inferno.145 - Ascoltando “Without You” dei M"otley Cr"ue, mi è venuta l'idea di scrivere cosa sentivo senza di lei, però volevo esprimere il concetto in modo più forte e quindi mostrando la differenza di come in realtà mi sentivo stando con lei, l'ispirazione di queste parole (scritte nonostante la sua assenza) me lo ha data una canzone dei Kiss che per questo è citato nel titolo (“Forever”)Con Te - Per Sempre.
145 - Ascoltando “Without You” dei M"otley Cr"ue, mi è venuta l'idea di scrivere cosa sentivo senza di lei, però volevo esprimere il concetto in modo più forte e quindi mostrando la differenza di come in realtà mi sentivo stando con lei, l'ispirazione di queste parole (scritte nonostante la sua assenza) me lo ha data una canzone dei Kiss che per questo è citato nel titolo (“Forever”)Con Te - Per Sempre.
Quando sono con teIl mondo che mi circonda sparisce:Tutto ciò che esisteDiventa una figura trasparenteIrreale,Tranne quell'angolo del mondoDove i nostri ricordi sono natiE le nostre anime si sono unitePer sempre.Da quando sono con teI sogni mi sembrano sbiaditi fantasmi,Senza consistenza,Perché ora che tu sei la mia realtàLa mia vitaSembra sogno eternamente lungoChe rinasce e si rinnovaCome in un ciclo che dureràPer sempre.Con te accantoNon temo il male e la sofferenza,Non temo la morte e il dolore,Perché sembrano ombre notturneCacciate dalla tua immensa luceNell'oblio dei ricordi lontaniChe mai potranno tornare in vitaFinché tu illuminerai la mia esistenzaTu mi hai afferratoMentre la mia anima cadeva velocementeE raggiungeva progressivamente il fondo,E mi hai fatto toccare il cieloViaggiando attraverso le costellazioniE i miei sogni mai realizzati,Ma ora quei sogni sono diventatati realtà,Ma nuovi ne stanno nascendo ogni secondoDove tu, mia regina, sei la protagonista.Quando sono con teUn grande desiderio m'invade,Una speranzaMi fa andare avanti e lottare,Lo scopo, Il sogno segreto di vivere con teOgni singolo secondo della mia vitaRimanendo insieme, inseparabili,Per sempre.146 - Coì poi, per contrapposizione e ispirazione originale, scrissi nella stessa serata anche questo testo, dando fondo alla malinconia momentanea che solo la sera che volse verso la notte riesce a trasmette, e alla lintananza che sentivo di lei in quel momento, sapendo che ormai non avrei potuto più sentirla fino al volgere di un nuovo giorno: un'altra notte Senza Te - Il Vuoto Dentro.
146 - Coì poi, per contrapposizione e ispirazione originale, scrissi nella stessa serata anche questo testo, dando fondo alla malinconia momentanea che solo la sera che volse verso la notte riesce a trasmette, e alla lintananza che sentivo di lei in quel momento, sapendo che ormai non avrei potuto più sentirla fino al volgere di un nuovo giorno: un'altra notte Senza Te - Il Vuoto Dentro.
Senza di teMi sento vuoto, stanco:Vorrei chiudere gli occhiE riaprirli solo quandoHo la piena certezzaChe tu sei accanto a me.Senza di teMi sento incompleto,Come se mi avessero presoUna parte del mio essereCome se mi avessero strappatoUna parte del mio cuore.Senza di teQualcosa mi cattura:Mi prende un cerchio alla testa,E una strana sensazioneChe chiamano malinconiaPrende il sopravvento.In questi momenti,In cui uno spazio infinito ci separa,Una musica accompagna l'evoluzioneDi questo sentimento ossessionante:Esse sono le canzoni dei nostri ricordi,Quei momenti che ci hanno unito sempre piùE che ora quelle note li rievocano;I miei occhi diventano lucidiE colmi di lacrime incerteSono sul punto di piangereMa esse non scendono sul mio viso.Senza di teIl vuoto dentro di me dilaga,Il tempo scorre più lentamenteE solo il tuo pensieroMi tiene compagnia nella solitudine,E la certezzaChe, quando i secondi passerannoE l'attesa finirà definitivamente,Io e te saremo di nuovo vicini,Uno nell'abbraccio dell'altro,Così saremo di nuovo insiemeRitornando al nostro paradiso terrestre.147 - Un testo claustrofobico, ansiogeno, che vuole essere una riflessione sull'insostenibile presenza della vita pregressa in noi stessi, nei nostri ricordi, ma ancora più persistente, subdolo, e radicato Nelle Profondità del Subconscio: un territorio inesplorabile e che ci influenza forse più di ogni razionale reazione e pensiero nei confronti del mondo circostante con cui interagiamo.
147 - Un testo claustrofobico, ansiogeno, che vuole essere una riflessione sull'insostenibile presenza della vita pregressa in noi stessi, nei nostri ricordi, ma ancora più persistente, subdolo, e radicato Nelle Profondità del Subconscio: un territorio inesplorabile e che ci influenza forse più di ogni razionale reazione e pensiero nei confronti del mondo circostante con cui interagiamo.
Il peso del nostro passato grava sulle nostre anime,Il ricordo di ogni secondo della nostra vita è scritta nel subconscio,E nel cuore, e nella mente, risiede il fuoco del dolore e della passione.Non esiste rifugio dai nostri ricordi,Non esiste fuga dal nostro passato,Quando le nostre anime vengono segnate in modo indelebileDalle esperienze vissute fin'ora.Non c'è fuga,Non c'è speranza,Non c'è soluzione,Non c'è rifugio,Dai rimorsi e dai rimpianti.Non c'è oracolo,Non c'è veggente,Non c'è profeta,Non ci sono stelle,Che ti salveranno da te stesso.La nostra coscienza influisce sulle nostre azioni presenti,E a differenza della padronanza della conoscenza, che apre nuove porte,Essa ci fa esitare nello scegliere una via piuttosto che un'altra.Come ci potremmo salvare dal nostro lato oscuro?Come potremmo scappare dalla nostra mente e cancellare i nostri ricordi?Questo quesito, questo dilemma, ci tormenta,Ci affligge e ci condizionaIn fondo, nelle profondità della mente.Tutti noi abbiamo qualcosa che nascondiamoNelle sporche prigioni del cuore,Dei ricordi segreti che vorremmo sparissero per sempreE che non vogliamo che gli altri ne vengano a conoscenza,E che periranno con noi,Quando la morte ci avvolgeràIn un eterno e gelido abbraccio.Non c'è fuga,Non c'è speranza,Non c'è soluzione,Non c'è rifugio,Dai rimorsi e dai rimpianti.Non c'è oracolo,Non c'è veggente,Non c'è profeta,Non ci sono stelle,Che ti salveranno da te stesso.148 - Questa seconda versione di Malinconia, nasce dall'insoddisfazione che la prima versione mi trasmetteva: non era il testo sulla malinconia che volevo scrivere, ma solo ispirato ad essa. Volevo un testo che la descrivesse e che, nelle migliori delle ipotesi, la facesse provare al lettore, descrivendo momenti diversi in cui sentivo quella tristezza, resa leggera dal tempo, dalle circostanze, dal momento… provando a dare la mia risposta a una semplice domanda: che cosa e/o come descriveresti la malinconia?
148 - Questa seconda versione di Malinconia, nasce dall'insoddisfazione che la prima versione mi trasmetteva: non era il testo sulla malinconia che volevo scrivere, ma solo ispirato ad essa. Volevo un testo che la descrivesse e che, nelle migliori delle ipotesi, la facesse provare al lettore, descrivendo momenti diversi in cui sentivo quella tristezza, resa leggera dal tempo, dalle circostanze, dal momento… provando a dare la mia risposta a una semplice domanda: che cosa e/o come descriveresti la malinconia?
Quando sei tristeTutto ciò che ascoltiDiventa malinconia,E tutto ciò che vediSembra l'ombra di un ricordo.In quei momenti,Ti senti privo di qualcosa,Come se il tempoTi avesse privato di una parteDella tua persona.Quando sei strano,E sentimenti diversiSi uniscono in uno,Ogni cosa intorno a teSembra riportarti al passato:In quei momentiGetteresti tutto il presentePer rivivere di nuovoI magici momenti ormai finitiTempo addietro.Non capisci quello che si muove al tuo interno,Perché di quei giorni indimenticabiliTi mancano anche i momenti difficili, tristi;Non capisci il perché di questa malinconia;E ti domandi…“Perché proprio ora mi sento così?Nel presente mi trovo a mio agio,Sono sereno, e a volte triste,Ma allora perché mi sento così?Perché il passato riaffiora,Mi incanta e mi affascina di nuovo?Perché?”Le note dei ricordiSupportano la voce della malinconia,E guardando il cielo che sanguinaSenti che potresti volare ovunque,Ma questo sentimento ti raggiungerebbePerché nel passato avevi qualcosaChe si è perso nella marea del tempoE che mai più ritornerà.Non capisci quello che si muove al tuo interno,Perché di quei giorni indimenticabiliTi mancano anche i momenti difficili, tristi:Non capisci il perché di questa malinconia.149 - L'Italia ospitava le olimpiadi invernali e io volevo partecipare in qualche modo a questa festa dello sport, cercando di fermare su carta i Sogni Olimpici degli atleti, che ciclicamente si affrontavano per superare tutti i limiti, umani e personali, un qualcosa che mi ha sempre suscitato un grande fascine e ispirato questo e altri testi.
149 - L'Italia ospitava le olimpiadi invernali e io volevo partecipare in qualche modo a questa festa dello sport, cercando di fermare su carta i Sogni Olimpici degli atleti, che ciclicamente si affrontavano per superare tutti i limiti, umani e personali, un qualcosa che mi ha sempre suscitato un grande fascine e ispirato questo e altri testi.
Nel villaggio olimpicoAtleti di tutto il mondo si uniscono,Si sfidano e si fronteggiano onestamentePer arrivare sul gradino più alto del podio,Per cercare di superare i limiti umani,Infrangendo ogni record mondiale.Nel villaggio olimpicoEsiste il libro più grande del mondo:È il libro che racchiude il sogno olimpico,È il libro dove ognuno scrive il proprio pensieroE firma impegnandosi di rispettare il sognoDi pace e lealtà nei confronti di tutti.Il sogno olimpicoÈ il desiderio che il mondo si fermiE ponga la sua attenzione allo sportE non più alle armi e alla guerra.Nel villaggio olimpicoTutti condividono la stessa speranza,Quel sogno di pace che l'uomo ha da sempreE che solo durante le antiche olimpiadi in GreciaPrendeva forma in un patto di non aggressioneMa ognuno ha anche un altro sogno.Il sogno olimpicoÈ quello che ognuno dia il meglio di séAll'inseguimento di un successo personaleE indirizzare la competizione nella giusta direzione.Questo è lo spirito sportivo:Lo spirito di partecipazione e impegnoChe permette di premiare il migliore.Questa è la firma della passioneChe arde l'antichità ed è simboloDi quello spirito olimpicoChe ognuno spera che ogni atletaPorti dentro di sé assieme al sogno olimpico.Perché in fondo anche questo è degnoDi essere chiamato sogno olimpico,Come il profondo desiderio di pace.Ma un quesito mi sorge nella mente:Se riusciamo a vivere in pacePer il breve periodo dei giochi di Olimpia,Come mai non riusciamo a vivere in pacePer sempre?150 - Ci sono tempeste interiori analoga a temporali primaverili, in cui l'argenteo cielo sporcato da riflessi d'acciaio celeste e tetri cumulo nembi, insieme ogni suo elemento caratteristico, diventa la metafora del tuo stato interiore; ci sono tuoni emotivi che ci scuotono il cuore e la mente, come l'ispirazione che muove e orchestra le parole, e come un diluvio di pensieri e introspezione, ha dato origine a questa Pioggia d'Anima, che scrosciante dentro di me, ha rotto ogni argine per straripare in questo testo che fotografa lo stesso contesto che lo ha generato.
150 - Ci sono tempeste interiori analoga a temporali primaverili, in cui l'argenteo cielo sporcato da riflessi d'acciaio celeste e tetri cumulo nembi, insieme ogni suo elemento caratteristico, diventa la metafora del tuo stato interiore; ci sono tuoni emotivi che ci scuotono il cuore e la mente, come l'ispirazione che muove e orchestra le parole, e come un diluvio di pensieri e introspezione, ha dato origine a questa Pioggia d'Anima, che scrosciante dentro di me, ha rotto ogni argine per straripare in questo testo che fotografa lo stesso contesto che lo ha generato.
Piove.Inquinate gocce dal cieloCadono su strade isolate,Vuote, come se fossero abbandonate.Uno scrosciare incessante.Il silenzio domina la notte.Un tuono;Segue un lampo di luce,E un bianco fulmineIrrompe nella tranquillità buiaCome un grido disperatoNella culla della tristezza.Il vento;Soffia sulla terra bagnataCome un lamento sommesso,Ma il fruscio costanteDi alberi copre quel suono.Il vortice non si fermerà.La tempesta;Colpisce qualunque cosa,Travolgendo e modificandoCon il pianto o la pioggia,Con la luce nella follia tetraO un lampo accecante nella notte,Con una fitta, una ferita del cuoreO un fulmine caduto dal cielo,Con un tuono o un grido di dolore,Con un lamento o un soffio di vento,Tutto quello che incontra sul suo cammino.E la tempesta finiràMa l'odore dell'erba bagnata,L'umidità dell'aria,Quel colore incerto delle nuvoleTra il bianco il grigio e l'argento,Ci ricorderanno quello che sarà passato,Anche se nel futuro spunterà il soleTra i nembi indecisi sul da farsi.E la tempesta finirà,Lasciando un segno nella memoriaDi un'anima e della pioggia cadutaIn un tempo non troppo lontano.151 - Un testo nato di getto, dopo l'incontro tra mio padre e Maurizio (il padre della Marty), entrambi milanesi che hanno condiviso a distanza momenti importanti nella storia della città, e questo aver vissuto nello stesso ambiente culturale ha fatto sì che venissero trasmessi a noi due passioni simili (seppur declinate in modo diverso), che hanno portato ad accomunarci, e a in senso lato, anche a farci conoscere. In questo senso, anche se lei è del '90, siamo Figli degli anni '80, perché è ciò che ci ha caratterizzato discende direttamente da quel periodo, tramite i nostri genitori.
151 - Un testo nato di getto, dopo l'incontro tra mio padre e Maurizio (il padre della Marty), entrambi milanesi che hanno condiviso a distanza momenti importanti nella storia della città, e questo aver vissuto nello stesso ambiente culturale ha fatto sì che venissero trasmessi a noi due passioni simili (seppur declinate in modo diverso), che hanno portato ad accomunarci, e a in senso lato, anche a farci conoscere. In questo senso, anche se lei è del '90, siamo Figli degli anni '80, perché è ciò che ci ha caratterizzato discende direttamente da quel periodo, tramite i nostri genitori.
Siamo figli degli anni '80:Ragazzi degli anni '90Nati con un decennio di ritardo.Ci distinguiamo dai nostri coetaneiE viviamo negli anni appena trascorsi,Con la musica di fine secoloChe ci accompagna e ci guidaNel nuovo millennio appena iniziato.Siamo figli di chi visse il magico periodo,Delle grandi lotte sociali e il Vietnam,Di chi ha visto l'arteIn visioni di luce e psichedeliaE note entrate nella storia dell'umanità.Siamo figli degli anni '80:Ragazzi degli anni '90Nati con un decennio di ritardo.Non apparteniamo a niente di odiernoMa siamo eternamente indietro nel tempo,Contemplando una magiaPersa negli anni a venire,Del magico ventennio unico e irripetibile.Siamo figli degli anni '80:Ragazzi degli anni '90Nati con un decennio di ritardo.Spensierati,Con amori segreti da condividereCon chi ci capisce e ci assomigliaEreditati da genitori unici e giovanili,Che hanno un cuore dove arde un'animaDi un eterno adolescente, inserito peròIn una società che sta cambiando (in peggio),Pur rimanendo sempre uguale a se stessa.Siamo figli degli anni '80:Ragazzi degli anni '90Nati con un decennio di ritardo.Siamo figli degli anni ottanta:Ragazzi di una generazioneChe a mio avviso segnerà la storia,Grazie anche a un sole che illuminaI nostri sogni e il mondo interoCreando un nuovo movimento.152 - Miti Urbani è ispirato inizialmente da un film visto per caso (Urban Legends) per il concetto di leggenda urbana, che poi si è alimentato ed è sfociato in questo testo, che cerca di fermare un concetto sfuggente, in bilico tra realtà romanzata e pura finzione che ho cercato di rendere anche tramite lo stile di scrittura, per dare la sensazione dii qualcosa di elaborato, ricercato e che sembra comunque istintivo e scritto di getto: una pratica che successivamente ho adottato molto negli anni successivi.
152 - Miti Urbani è ispirato inizialmente da un film visto per caso (Urban Legends) per il concetto di leggenda urbana, che poi si è alimentato ed è sfociato in questo testo, che cerca di fermare un concetto sfuggente, in bilico tra realtà romanzata e pura finzione che ho cercato di rendere anche tramite lo stile di scrittura, per dare la sensazione dii qualcosa di elaborato, ricercato e che sembra comunque istintivo e scritto di getto: una pratica che successivamente ho adottato molto negli anni successivi.
Elettrica follia di un mondo sotterraneo,Subordinata città di una metropoli in estensione,Leggende urbane corrono sui binariMentre la notte vive la sua storia a due soli.Sensoriale visione di un'anima possedutaContaminata oasi artificiale in un mondo naturale (morente)Falsità umane viaggiano attraverso le personeMentre ogni cosa si avvicina lentamente all'oblio.Leggende metropolitane,Generate da menti umaneIncapaci di raccontare la verità,E alimentate da chi ad esse crede.Subitanee verità di una realtà inesistenteRaccontano vicende improbabili di miti lontani,Esagerando o inventandosi tutto,Su persone che da zero hanno realizzato il sogno americano.Leggende metropolitane,Generate da menti umaneIncapaci di raccontare la verità,E alimentate da chi ad esse crede.Caduci raccontiVissuti da menti umaneIncapaci di distinguere la realtàCome intramontabili e storiche leggende.153 - Certe composizioni vengono dal nulla, per parlare di sé stesse, per narrarsi in metafora, e una voce senza pensiero emerge diretta su un foglio. Così ero ad annoiarmi a lezione, quando presi un foglio di carta, e come sotto una dettatura muta, quest'Eco d'Angelo venne alla luce, richiamando composizioni passate, perdute nella formattazione, come I Canti del Bardo o altre visioni del periodo di Dungeons & Dragons.
153 - Certe composizioni vengono dal nulla, per parlare di sé stesse, per narrarsi in metafora, e una voce senza pensiero emerge diretta su un foglio. Così ero ad annoiarmi a lezione, quando presi un foglio di carta, e come sotto una dettatura muta, quest'Eco d'Angelo venne alla luce, richiamando composizioni passate, perdute nella formattazione, come I Canti del Bardo o altre visioni del periodo di Dungeons & Dragons.
Come una luce del paradiso,Una voce gentile risuonaIn vuoti valli e città isolate,Graziosa e surreale invade le menti:È un eco immortale che viene dal cielo.Eco d'angelo.Non capisci ciò che dice di precisoE il suo messaggio ti è ignoto,Ma quelle parole ti accompagnerannoPer tutta la durata della tua vita:Fino alla fine dell'eternità.Eco d'angelo.Come un sospiro lontano,Un messaggio giunge infineNel cuore di ogni singolo mortaleDa un suono indefinibile e irrealeChe proviene da una dimensione incognita.Eco d'angelo.È l'eco di un angelo del cieloChe veglia sull'umanità e il suo destino,Che ci avverte dei pericoli a cui noi,Sciocche e cieche creature, andiamo incontro,Che ci comunica le parole di un essere supremoChe ci regala una certezza da sempre cercata.Eco d'angelo.È l'eco di un angelo del cieloQuello che senti dentro di te ora,Quello che ti incute timore ma ti fa sentire meglio,Quello che ti fa sorgere dubbi e ti regala certezze,Quello che ti fa sognare e credere,Sperare in qualcosa di grande e incomprensibile,Che regala un sorriso anche al più scetticoO a chi non crede più a niente nella sua vita.Questo è l'eco di un angelo del cieloDi una voce unica e indescrivibileCon le parole da noi create per comunicare.Eco d'angelo.154 - Testo dedicato alla dottoressa Parini, colei che mi ha salvato, mi ha curato nel corso degli anni e ha contribuito rendermi la persona che sono oggi, che non si limita ad applicare un un metodo, a non accettare passivamente le cose ma cercare sempre di comprenderle e di diventare indipendente. La soddisfazione pi ù grande è stata farlo leggere alla Donatrice di Vita durante la sua festa, durante la festa per il suo ritorno alla ricerca. La versione qui di seguito è l'originale, anche se lei avevo dato una versione corretta e sistemata insieme a Lucy.
154 - Testo dedicato alla dottoressa Parini, colei che mi ha salvato, mi ha curato nel corso degli anni e ha contribuito rendermi la persona che sono oggi, che non si limita ad applicare un un metodo, a non accettare passivamente le cose ma cercare sempre di comprenderle e di diventare indipendente. La soddisfazione pi ù grande è stata farlo leggere alla Donatrice di Vita durante la sua festa, durante la festa per il suo ritorno alla ricerca. La versione qui di seguito è l'originale, anche se lei avevo dato una versione corretta e sistemata insieme a Lucy.
C'era una luce accecante:Fendeva le tenebre che mi circondavanoIn quel sonno di morte, e mi traeva a sé,E non riuscivo a resisterle;Quella luce portava in un mondo lontanoDove i corpi non esistono,Ma solo le anime di chi era in vitaAbitavano dietro quel muro lucente.Non potevo, non sapevoQuale era il modo per tornare indietro,Per ritornare nel mondo dei viventi,Poi la tua voce da lontanoMi ha guidato attraverso strade invisibiliIn questo mondo caoticoRegalandomi l'occasione di vivereE scegliere la mia strada.Senza di te queste parole non esisterebberoCome tutti i miei sogni e i miei pensieri,Come tutte le emozioni che il mio cuore prova,Come tutti i ricordi che la mente può rievocare;Senza di te un bambino appena natoSarebbe sparito lasciando un segno della sua esistenzaSolo nell'anima di quelle poche persone che sapevano di lui.Nessun amore, né affetti,Nessun dolore, né dispiaceri,Nessun sogno da vivere pienamente,Nessun incubo da scacciare,Nessun ricordo veramente importante:Solo una voce, un pianto,In una sala di ospedaleE niente di più in una vitaSe tu non fossi entrataA far parte di quella mia vita in bilicoE che tu hai raccolto e salvato in tempo.Donatrice di vita,A te devo ogni mio sospiroE ogni sensazione che ora posso provareE che la morte mi avrebbe impedito di sentire;A te devo tutto il mio mondoPerché senza di te ogni cosa in essoNon potrebbe esistere e continuare a evolversi.Donatrice di vita,A te ora la mia dolce stella neraDeve ringraziare se posso renderla felice,A te deve ringraziare se può sentirmi vicino,A te deve ringraziare se ho potuto conoscerla.Donatrice di vitaNon si può riassumere in poche paroleTutto quello che tu mi hai permesso di fare,Risvegliandomi da un sonno troppo profondoE continuando a sorvegliare la mia salute,Regalandomi la cosa più bella:Regalandomi la vita.GrazieMia donatrice di vita.155 - L'idea è quella alla base del pensiero di Bukowski: non è difficile scrivere poesie, ma il difficile è viverle, per questo I Veri Poeti Vengono dalla Strada è scritto pensando ai M"otley Cr"ue, dove, anche se nell'autoesaltazione, o nella vita di strada, si riesce a vedere una poetica e una sensibilità particolare, che emerge anche nella musica (come il cambio di ritmo in Kickstart My Heart che si rifà alla momentanea morte di Nikki Sixx). Questa visione, o forse aspirazione, volevo mettere in versi: l'ardente desiderio di vivere la poesia sulla mie pelle, e nel mio sguardo.
155 - L'idea è quella alla base del pensiero di Bukowski: non è difficile scrivere poesie, ma il difficile è viverle, per questo I Veri Poeti Vengono dalla Strada è scritto pensando ai M"otley Cr"ue, dove, anche se nell'autoesaltazione, o nella vita di strada, si riesce a vedere una poetica e una sensibilità particolare, che emerge anche nella musica (come il cambio di ritmo in Kickstart My Heart che si rifà alla momentanea morte di Nikki Sixx). Questa visione, o forse aspirazione, volevo mettere in versi: l'ardente desiderio di vivere la poesia sulla mie pelle, e nel mio sguardo.
I veri poeti vengono dalla strada,Perché creano magia dove non può esistereO addolciscono o mutano, il doloreCon parole d'ogni tipo,Generando arte.Travisano la realtà,Guardando quel mondo crudeleDa un altro punto di vista,Meno conosciuto o ignotoA chi, quel mondo, non lo vive a pienoMa solo tramite leggendeE luoghi comuni.Imparano a sognareNonostante non abbiano niente;Vorrebbero ogni cosaConquistandola da soliPer emergere da un duro mondo imparziale,Creando qualcosa di inimitabile,Unico e personale.Sono solo parole comuniQuelle scritte sui loro fogli:Niente parole di letterati,Nessuna teoria sconvolgente;Solo la cruda e dura realtà:La descrizione e lo sfogo di stati d'animoNei quali tutti ci possiamo rispecchiare.Le loro poesie sono capolavori sempliciPerché vengono dal cuore di chi li scrive.I veri poeti vengono dalla stradaPerché creano magia dove non può esistereVedendo cose che gli altri non notanoCome un fiore dell'asfaltoDescrivendo ogni cosa.Sono rarità e animi puri,Sia nel bene che nel male;Sono come diamanti particolari;Sono anime ricucite più volte;Sono introvabili anche se la luceChe il loro corpo emana, la luce astrale,Che sono riusciti a conservare con orgoglio,Sembra esplodere ed espandersi nell'ariaContagiando chi vive accanto a loro.156 - I rapporti spesso si deteriorano a causa di eventi contingenti che portano due persone a vedersi meno, a sentirsi meno, e col tempo ad allontanarsi così che quella distanza spegna la fiamma e ogni rapporto. Così è successo anche tra me e la fama di una fiaba dimenticata, così come era accaduto con colei che era come un angelo caduto. Questo è il mio saluto a quella Fata Volante a cui devo tutto, ogni singola possibilità che la vita mi ha dato: a cui devo la fiamma iniziale della mia rinascita interiore.
156 - I rapporti spesso si deteriorano a causa di eventi contingenti che portano due persone a vedersi meno, a sentirsi meno, e col tempo ad allontanarsi così che quella distanza spegna la fiamma e ogni rapporto. Così è successo anche tra me e la fama di una fiaba dimenticata, così come era accaduto con colei che era come un angelo caduto. Questo è il mio saluto a quella Fata Volante a cui devo tutto, ogni singola possibilità che la vita mi ha dato: a cui devo la fiamma iniziale della mia rinascita interiore.
Fata di una fiaba dimenticataChe voli nel cielo, lontanaDa me e da ciò che mi appartiene,Dal mondo che insieme a te volevo costruire,Dove vai?Qual è la tua meta?Perché te ne sei andata da me?A te avrei dato tutto,Per te avrei fatto tutto,E senza un motivo certo,un perché,Sei sparita nel tramonto,E ora solo l'eco lontano del tuo batter d'aliE il tuo canto surrealeMi lega al ricordo della tua esistenzaNel mio mondo deserticoIlluminato da una stella nera.Volavamo uno accanto all'altro,Ed è in volo che ci siamo incontrati e conosciutiMa le mie ali erano più deboli delle tueTanto che senza il tuo sostegno sono precipitatoE solo un angelo mi ha raccolto in voloRiportandomi in alto nel cielo.… Ma tu…Fata di una fiaba dimenticataChe voli nel cielo terso,lontanaDa me e da quello che ci appartenevaDal mondo che insieme volevamo costruire,(ora)Dove sei?Qual è il tuo sogno?Perché te ne sei andata da me?157 - Ero in gita, in Provenza, tra i cieli plumbei e strade mediavali, e la luce argetea che filtrava tra cupi nembi creando un contrasto sfumato unico, strano… e mi ritrovai a fantasticare sulle origini, e di nuovo sul contrasto al terminatore. Così nacque la Terza Lezione di Tenebra: per narrare come tutto ebbe inizio, rompendo l'unità e l'armonia originale; facendo nascere gli opposti.
157 - Ero in gita, in Provenza, tra i cieli plumbei e strade mediavali, e la luce argetea che filtrava tra cupi nembi creando un contrasto sfumato unico, strano… e mi ritrovai a fantasticare sulle origini, e di nuovo sul contrasto al terminatore. Così nacque la Terza Lezione di Tenebra: per narrare come tutto ebbe inizio, rompendo l'unità e l'armonia originale; facendo nascere gli opposti.
In principio fu creata la luce,E tale luce divenne il paradiso e la conoscenza.Dal contrasto si battezzarono le tenebre,E quindi si distinse l'ignotoE il nulla diventò realtà certa.Con l'arrivo della luceVenne tracciata una linea di confineTra tutti gli opposti esistenti.In principio tutto era unito,Ma tutto cambiò con l'arrivo della luce pura,E ben presto si generarono dei contrasti,E quindi nacquero le guerreE sbocciarono il razzismo e l'odio.Con l'arrivo della luceVenne tracciata una linea di confineChe fece nascere gli schieramenti.Tutto il resto fu conseguenzaDi unione e di divisione di opposti.Tutto seguì poi una stradaMa questa eterna guerra tra luce e tenebreGenerò la vita e segnò l'evoluzione:Scrisse la storia dell'uomoE dell'universo stesso,Mettendo in moto il destino fino ai giorni nostri,E conducendo ogni cosa.Con l'arrivo della luceVenne tracciata una linea di confineChe tuttora divide l'universo.Questa è la terza lezione di tenebre,Che spiega come tutto è nato;Una lezione di storia per imparareQuali sono le oscure originiDella nostra condizione umana.158 - Una notizia sul giornale mi portò a riflettere, quasi a provare empatia, per una ragazza che si era suicidata, ignorata da tutti, e di cui si accennava appena anche nell'articolo che la ricordava senza farne nome: quasi di rilegarla in secondo piano (a pagina 6, quasi a confermare quel tragico pensiero che l'ha spinta al gesto più estremo. Le parole di questo Sono Niente sono un mio modo per ricordarmi di lei, per darle voce anche se non l'ho mai conosciuta.
158 - Una notizia sul giornale mi portò a riflettere, quasi a provare empatia, per una ragazza che si era suicidata, ignorata da tutti, e di cui si accennava appena anche nell'articolo che la ricordava senza farne nome: quasi di rilegarla in secondo piano (a pagina 6, quasi a confermare quel tragico pensiero che l'ha spinta al gesto più estremo. Le parole di questo Sono Niente sono un mio modo per ricordarmi di lei, per darle voce anche se non l'ho mai conosciuta.
Degradata, sfruttata, maltrattata, demolita:Non sono niente. Sparirò silenziosamente con un grido soffocatoMentre un debole sospiro coprirà il mio gemito dolente.Non sono niente.Esco con una compagniaChe non ricorda neanche il mio nome,E sono attorniata dai miei genitoriChe con le paroleUccidono la mia coscienza e la mia ragione;Ma questo mio dolore vive segretamenteNel mio profondo essere,Come un tumore o un cancro che si espande.Non sono niente.Non sarò mai niente per nessuno,E nessuno ricorderà la mia vita:Nessuno ricorderà la mia esistenza,Ma una fredda pietra di marmoRicorderà l'ubicazione delle mie ossa.Non sono niente.Parole distanti,Divisioni nel profondo,E la mia anima si infrangeContro la barriera di asfalto cittadinoE in un lago di sangue,Il calore della fredda morte.È stata come una corsa,Una fuga persa dalla figura nera,Un incontro anticipato, scritto dal destino,E tutto è cambiato per sempre:Tutto è finito.Non sono niente.Sono caduta dall'alto di un palazzoIn un paese in cui nessuno si ricorda di me,E caduta, e persa nella memoria,Solo uno visto di sfuggitaRipensa a me all'annunciare della mia morte:Ripensa a un incontro breve e piacevole,E un suo amico a cui ha raccontatoIl suo personale dolore, e che ora scriveSu un candido foglio di carta le mie parole.Non sono niente.La solitudine mi dominava l'animaE l'invidia muoveva le mie azioni;Ero schiava della mia visione di vitaDistruttiva, nichilista e senza speranza.La ovvia conclusione della mia esistenzaEra una morte violenta e prematura.159 - La vicenda di Napoleone mi ha sempre colpito in qualche modo, forse fin dalle elementari quando imparai Il 5 Maggio di Manzoni a memoria (ora ricordo solo qualche verso), anche se sicuramente in questo caso la miccia dell'ispirazione è stata la canzone degli Iced Earth Waterloo in contemporanea all'affrontare l'argomento durante le lezioni di scuole. L'immedesimazione, o l'empatia, provata riguardo la caduta, mi portò a pensare all'ultimo esilio, quello a Sant'Elena, allo sconforto immortalato nella Storia, a Lacrime di Cristallo come epilogo di una vita al di là di ogni limite.
159 - La vicenda di Napoleone mi ha sempre colpito in qualche modo, forse fin dalle elementari quando imparai Il 5 Maggio di Manzoni a memoria (ora ricordo solo qualche verso), anche se sicuramente in questo caso la miccia dell'ispirazione è stata la canzone degli Iced Earth Waterloo in contemporanea all'affrontare l'argomento durante le lezioni di scuole. L'immedesimazione, o l'empatia, provata riguardo la caduta, mi portò a pensare all'ultimo esilio, quello a Sant'Elena, allo sconforto immortalato nella Storia, a Lacrime di Cristallo come epilogo di una vita al di là di ogni limite.
Il dolore che senti dentro prima o poi scompariràMa ne rimarrà il ricordo nella tua menteChe brucerà come il fuoco di mille battaglieCombattute, e forse vinte,Ma non c'è gloria per una sconfitta senza rivalsa,E non ti importa se ti sei rialzato una voltaPerché sai che St. Elena sarà la tua tomba.Lacrime di cristallo cadono ora dai tuoi occhi:Scivolano sul tuo viso e toccano terra,Infrangendosi in mille frantumi puri,Sembrano diamanti che raccontano misteriO stelle esiliate dal cielo a cui appartenevano.Lacrime terse di un bambino che sognava di dominare il mondo,Ma a un passo dalla chimeraTutto è svanito nella sconfitta;Lacrime di solitudine e abbandonoDi un imperatore che aveva tutto,Ma che ora ha un vuoto nel cuore.Lacrime di cristallo cadono dai tuoi occhi,Si disperdono in un mare tristemente noto,Confondendosi fra le altre lacrime versate;Sembrano stelle cadenti che piovono lucenti,Che precipitano da un cielo al quale erano ascese.Lacrime di cristalloRicoprono il tuo viso come la rugiada del mattino:Esprimono il dolore che senti dentroChe ora si espande e viene amplificatoDa chi vuole cancellare le tracce del tuo passaggioChe rimarrà nella memoria di una nazione e del mondo.Ma ora quelle lacrime cadonoE solo un memoriale racconta il tuo doloreChe non potevi trattenere nonostante la tua forzaE ore sono quelle lacrime pure come diamantiChe raccontano quanto oneste e sentiteSono state le tue eterne gesta.Ora, eroe, riposa in pace,Mentre il mondo torna indietroNella speranza che possa ripartire,Perché la tua vita è stata un faro,Una fiamma che arse violentementeE che ora si è spenta prematuramente,Dando tutto te stesso in questa vita terrena.160 - Altro testo che s'incentra sugli errori di comprensione del mondo, accidentali o volute, frutto di errore o autoinganno, in cui Il Vero Nome delle cose è celato da descrizioni forvianti, frutto di una certa censura data dalla sofisticazione del linguaggio.
160 - Altro testo che s'incentra sugli errori di comprensione del mondo, accidentali o volute, frutto di errore o autoinganno, in cui Il Vero Nome delle cose è celato da descrizioni forvianti, frutto di una certa censura data dalla sofisticazione del linguaggio.
In questo mondo malatoL'amore può nascere e morire nell'odioE l'agonia travestirsi da vita quotidiana;Spesso la verità personale è solo una falsità generaleE la guerra è solo un crudele gioco d'azzardoChe adopera tra la posta in palio molte vite umane.In questo mondo malatoL'uomo chiama con falso nomeOgni cosa da lui provata o creataPerché non vuole riconoscereLa loro vera essenza.In questo mondo impazzitoL'altruismo è spesso la maschera dell'egoismoE l'immortalitià è la prigionia dell'animaSpesso la sete di potere è figlia della propria insicurezza;E la forza carismatica è solo la migliore mascheraChe nasconde le debolezze e la fragilità di chi la indossa.In questo mondo malatoL'uomo chiama con falso nomeOgni cosa da lui provata o creataPerché non vuole riconoscereLa loro vera essenza.In questo mondo accecatoLa tecnologia può trasformarsi in autolesionismoE l'evoluzione industriale in schiavismo legale;Spesso la verità è solo l'esternazione di una cieca menzognaE i grandi ideali sono solo chimere irraggiungibiliChe sono nate dall'onirismo sfrenato e dalla cecità delle masse.In questo mondo malatoL'uomo chiama con falso nomeOgni cosa da lui provata o creataPerché non vuole riconoscereLa loro vera essenza.In questo mondo ipocrita,Che si inganna per nascondere la verità,Il vero nome di ogni cosa spaventaE genera paura e incubi senza fuga,Per questo l'uomo chiama con falso nomeOgni cosa da lui creata, provata, o scoperta,Perché la verità spesso fa più male di una menzognaE la falsità dell'ignoranza è il migliore anesteticoPer ogni anima apparsa sulla faccia della terra.161 - Ogni esistenza, dalla più straordinaria a più comune e tranquilla, è fatta di momenti diversi, di Sfumature della vita che permettono di tracciare un disegno unico, che inizia dalla nostra nascita e termina con la nostra morte. Questo testo perciò è un monito o un promemoria: per ricordare tutto cambia, sfuma, e diventa altro, anche il momento più tragico che si possa concepire, e si può andare oltre la paura più profonda che diventa realtà; che c'è sempre un dopo, diverso da tutto il resto.
161 - Ogni esistenza, dalla più straordinaria a più comune e tranquilla, è fatta di momenti diversi, di Sfumature della vita che permettono di tracciare un disegno unico, che inizia dalla nostra nascita e termina con la nostra morte. Questo testo perciò è un monito o un promemoria: per ricordare tutto cambia, sfuma, e diventa altro, anche il momento più tragico che si possa concepire, e si può andare oltre la paura più profonda che diventa realtà; che c'è sempre un dopo, diverso da tutto il resto.
La vita non è dominataDa un unico sentimento;La vita non è caratterizzataDa un'unica sensazione:Solo i momentiPossono fare riferimentoAd un'unica emozione.Nella vitaCi sono momenti in cui ti senti libero come il vento,Ci sono momenti in cui ti sembra di volare nel cielo,E altri momenti in cui ti sembra di cadere nel vuoto,Ci sono momenti in cui tutto sembra avere un senso,E altri momenti in cui ti chiedi il perché del mondo,Ma ogni momento è parte di noi e della nostra storia.A volte sembra nera come la pece,A volte colorata come un campo di fiori,A volte semplicemente grigia come la monotonia,Ma sono tutte sfumatureChe colorano la nostra vita.Nella vitaCi sono momenti in cui ti soffermi a riflettere,Ci sono momenti in cui ripensi ai periodi passatiE altri invece in cui pensi al tuo futuro incerto,Ci sono momenti in cui i tuoi sogni sembrano reali,E altri invece in cui la meta sembra troppo distanteMa ogni momento è parte di noi e della nostra storia.A volte sembra lucente come il giorno,A volte sembra colorata come l'arcobaleno,A volte semplicemente scura come la depressione,Ma sono tutte sfumatureChe colorano la nostra vita.Ci sono momenti di solitudine, malinconia e tristezza,Momenti dolorosi che vorremmo non aver mai vissuto,Altri che invece vorremmo rivivere in ogni dettaglio;Ci sono momenti in cui i sentimenti sono superflui,A volte d'intralcio, e l'unica cosa che conta è il fine,Ma ci sono momenti in cui la sofferenza acquista un sensoE tutto il dolore sembra esser stato solo una tappa obbligatoriaPer vivere più intensamente ogni sorriso e ogni magico momento.A volte sembra rosa come un fiore,A volte colorata come un caleidoscopio,A volte semplicemente verde come la speranza,A volte sembra azzurra come il cielo,A volte colorata come un languido tramonto,A volte semplicemente trasparente come l'acqua,Ma sono tutte sfumatureChe colorano la nostra vita.162 - Leggendo “The Dirt”, l'autobiografia dei M"otley Cr"ue scritta da parte di tutti i membri del gruppo (presenti e passati), a un certo punto trovo la storia della figlia di Vince Neil, Skylar, morta a quattro anni per tumore. In realtà ne aveva più di uno, e l'ultimo che sono riusciti a rimuoverle chirurgicamente pesava quanto lei appena nata. I medici non capivano come potesse una bambina così piccola aver sviluppato tanta massa tumorale.newline Mesi dopo la sua morte, i genitori di Skylar vennero a sapere che una compagnia aveva dismesso un reattore nucleare e scaricato le sostanze di rifiuto a Simi Valley dove vivevano Vince, Skylar e sua madre Sharise. Alla fine emerse che quel terreno su cui avevo comprato la casa non avrebbe mai dovuto essere ceduto, in quanto era proprietà del governo.newline Successivamente Vince creò una fondazione in nome della figlia per dare assistenza alle famiglie che affrontano cancro infantile, oltre dare supporto alla ricerca.newline Questa canzone è per ricordare lei: Skylar Lynnea Neil, per mantenere viva la sua memoria così come l'orribile verità dietro alla sua sofferenza e alla sua morte.
162 - Leggendo “The Dirt”, l'autobiografia dei M"otley Cr"ue scritta da parte di tutti i membri del gruppo (presenti e passati), a un certo punto trovo la storia della figlia di Vince Neil, Skylar, morta a quattro anni per tumore. In realtà ne aveva più di uno, e l'ultimo che sono riusciti a rimuoverle chirurgicamente pesava quanto lei appena nata. I medici non capivano come potesse una bambina così piccola aver sviluppato tanta massa tumorale.newline Mesi dopo la sua morte, i genitori di Skylar vennero a sapere che una compagnia aveva dismesso un reattore nucleare e scaricato le sostanze di rifiuto a Simi Valley dove vivevano Vince, Skylar e sua madre Sharise. Alla fine emerse che quel terreno su cui avevo comprato la casa non avrebbe mai dovuto essere ceduto, in quanto era proprietà del governo.newline Successivamente Vince creò una fondazione in nome della figlia per dare assistenza alle famiglie che affrontano cancro infantile, oltre dare supporto alla ricerca.newline Questa canzone è per ricordare lei: Skylar Lynnea Neil, per mantenere viva la sua memoria così come l'orribile verità dietro alla sua sofferenza e alla sua morte.
“Papà, non tornerò più a casa, vero?”Giace in un letto d'ospedaleCon la paura che la colpisce,Per la prima volta così reale,Per la prima volta così concreta,Ma è solo una bambina:Un'anima innocente ora sporcataDa un veleno subdolo e mortale.Viveva felice fino a poco prima:Ballava e giocava con il suo padreNeanche quattro giorni prima del dolore,Prima di entrare in ospedale.Più velenoso di ogni veleno,Ti consuma dentro,Deteriora organi a profusione,Uccidendoti ogni giorno di vitaChe passa in una ignota e silenziosa agonia.Oh, piccola Skylar,Il tumore ti ha privato dell'innocenza,Lasciando al suo posto la paura e la tristezzaNel tuo giovane cuore vivo solo da quattro anni.“Mamma, non voglio morire”Più velenoso di ogni veleno,Ti consuma dentro,Deteriora organi a profusione,Uccidendoti ogni giorno di vitaChe passa in una ignota e silenziosa agonia.Oh, Vince,Hai cercato di donare il sorriso a tua figliaNonostante il dolore che sentivi dentro,Ma nonostante tutti i tuoi immensi sforziE le speranze che nutrivi in segretoPer un futuro radioso e felice per lei,Esse si sono infrante in un triste giornoDella sua infanzia, finita prematuramente.“Papà, ti prego, non lasciare che mi taglino di nuovo”Più velenoso di ogni veleno,Ti consuma dentro,Deteriora organi a profusione,Uccidendoti ogni giorno di vitaChe passa in una ignota e silenziosa agonia.Ora il dolore disperato domina,E la rabbia per l'impotenzaPer non aver potuto aiutarlaIl mondo ti è crollato addosso,E solo ora che è mortaCapisci l'origine di quel veleno,E tutto sembra più chiaro.Più velenoso di ogni veleno,Ti consuma dentro,Deteriora organi a profusione,Uccidendoti ogni giorno di vitaChe passa in una ignota e silenziosa agonia.Oh, piccola Skylar,La tua vita è stata come un baglioreChe ha illuminato le anime di molte persone,E come un lampo ti sei spenta forse troppo velocemente;Ma come i Poison hanno cantato “ogni rosa ha il suo tormento1”E il tuo, essendo fra noi mortali,Probabilmente, piccola Skylar,Troverai il tuo trono nel cielo,Insieme agli angeli del paradisoE alle stelle della notte.Addio piccola Skylar,Riposa In Pace.163 - Sentirsi sempre sbagliato in trappola, con l'aria che manca e il venire costantemente criticato, non capito, attacco, dalle persone che dovrebbero essere quelle che ti capiscono di più: da questo sentimento di essere un Prigioniero di Famiglia (Pecora Nera), e di vedere che non ero l'unico a viverla in quel modo la famiglia, decisi di scrivere questo testo, per dar sfogo e allo stesso tempo un messaggio di empatia.
in inglese sarebbe thorn che vuol dire sia spina che tormento, e la scelta della canzone era adatta anche per il nome del gruppo, dato che Poison si traduce come “veleno”. Inoltre vi è un assonanza in inglese tra thorn e throne che significa trono
163 - Sentirsi sempre sbagliato in trappola, con l'aria che manca e il venire costantemente criticato, non capito, attacco, dalle persone che dovrebbero essere quelle che ti capiscono di più: da questo sentimento di essere un Prigioniero di Famiglia (Pecora Nera), e di vedere che non ero l'unico a viverla in quel modo la famiglia, decisi di scrivere questo testo, per dar sfogo e allo stesso tempo un messaggio di empatia.
Non pensare di avere una tua vita;Non pensare di poter pensare;Devi solo sottostare ai nostri assurdi voleri,Altrimenti subirai le nostre subdole punizioni.Non devi credere che puoi essere qualcuno,E se mai oserai aprire le tue deboli aliTe le strapperemo nel modo più brutale possibile.Non sognare,Non pensare,Non progettare:Sei il prigioniero della famiglia.Non contraddire,Non replicare,Sei solo la pecora neraSei solo prigioniero di famiglia.Se puoi provare gioia,Noi rovineremo ogni singolo momento;Se ci contraddirai,Le tue parole si perderanno nel vento;Se otterrai qualcosa,Sminuiremo ogni successo possibile;Se vorrai scappare,Noi ti incateneremo alla più profonda sofferenza,E uccidendo la tua autostima,Il tuo più grande limite diverrà la tua persona.Non scappare;Reggi il discorso;Hai sempre torto:Sei il prigioniero della famiglia.Non hai valori:Sei una delusione;Sei solo la pecora nera;Sei solo prigioniero di famiglia.Sei un egoista, arrogante, incapace;Sei una vergogna, spudorato, bugiardo;Sei stato il bambino che tutti vorrebberoMa ora sei il ragazzo che tutti abbandonerebbero;Se i tuoi amici ti usano e basta, fanno solo bene;Se per loro fai di tutto loro ti feriranno,E tutto ti crollerà addosso, allora io infieriròPerché capirai che solo noi siamo l'unica certezza.Non vivere;Non morire;Non soffrire:Sei il prigioniero della famiglia.Non essere;Non desiderare;Sei solo la pecora nera;Sei solo prigioniero di famiglia.Plageremo tutte le persone intorno a te;Ti faremo passare dalla parte del torto;Ti chiuderemo in una prigione di cristalloPer salvaguardare la tua precaria salute;Ucciderò la tua anima ogni giorno che passaPer migliorare la tua infima e futile esistenzaE renderti l'automa schiavo della mediocrità.Vittima,Sacrificio,Fallimento,Sei il prigioniero della famiglia;Opportunista,Ribelle,Sei solo la pecora nera;Sei solo il prigioniero di famiglia.164 - Il Mondo Fantastico vuole rappresentare la fuga da una realtà che fa soffrire, che ci fa sentire impotenti, e che non può tenere il passo con l'ebbrezza della libertà che l'alternativa dà, e che avevo provato essendo stato un Dungeon Master, essendomi perso nella costruzione di scenari e storie, ma che fortunatamente avevo sempre trovato modo di condividere. Insomma la descrizione di una paura, resa per iscritto tramite la mera immedesimazione.
164 - Il Mondo Fantastico vuole rappresentare la fuga da una realtà che fa soffrire, che ci fa sentire impotenti, e che non può tenere il passo con l'ebbrezza della libertà che l'alternativa dà, e che avevo provato essendo stato un Dungeon Master, essendomi perso nella costruzione di scenari e storie, ma che fortunatamente avevo sempre trovato modo di condividere. Insomma la descrizione di una paura, resa per iscritto tramite la mera immedesimazione.
Il mondo fantastico è dominato da animali irreali,Spesso è raffigurato come un mondo magico e solareDove dominano strane forze definite soprannaturali,E il bene e il male sono forze opposte e distinteSenza punti di congiunzioni o sfumature nascoste,Tutto viene raffigurato, esternando ogni caratteristicaIn modo evidente e portandola all'eccesso,Come nella concezione infantile del mondo.Ma nel mondo della fantasiaDipende tutto dall'animo delle creature,Perché anche se la magia muta la realtà,Modificando le leggi della fisica,I suoi effetti dipendono solo,Dalle mani di chi la usa per i suoi scopi.Il mondo fantastico è dominato dall'odio razziale,Spesso raffigurato come un mondo ideale e oniricoDove dominano le guerre e le differenze socialiChe spesso si concludono con un forzato lieto fine:Niente sembra poter cambiare la strada scelta un tempoCosì da far sembrare ogni caratteristica eternaCome la concezione infantile del mondo.Ma nel mondo della fantasiaDipende tutto dall'animo delle creaturePerché ciò che caratterizza ogni mondoSono le azioni, i pensieri e le paroleDi chi ci abita e viveE dà un contributo di ogni tipo alla società.Il mondo fantastico sembra partorito da un sogno,Un modo di raffigurare il periodo più buioIn un epoca illuminata dalla magia e dall'impossibileChe però, nella sua vera essenza, si trasformaNel mondo attuale dominato dai nostri oscuri sentimenti,In cui tutto diventa più drammatico, dolce o romantico,In cui esistono eroi e demoni sanguinari o subdoli diplomatici.Spesso, del mondo fantastico,Viene mostrato solo il lato fiabesco,E i lati negativi vengono attenuatiSe vengono raccontati, come in una leggenda;Ma come tutti i mondi,Ha mille facce, mille volti e mille aspetti,Anche se c'è qualcosa di puro.E se ci penso, mi chiedo:Davvero sognate di vivereIn un mondo così caotico e instabileCome il mondo della fantasia?Non è solo una trasposizione del nostro mondoIn un periodo storico diverso e incasinato?Pensateci bene,Perché vivere in un mondo fantasticoQuando la realtà spesso sa essere migliore id ogni fantasia?Dove sognate di vivere ora,Dopo tutto questo?165 - Certe reazioni fisiologiche possono essere psicosomatiche, così come metafore essere più reali e concentrate di molte parole che cercano di descrivere un fatto, un episodio, un semplice istante; per questo a volte il cuore può davvero sussultare per la vicinanza di una persona, per fermarsi fermarsi, perdendo colpi alla vista di lei, e battere più forte in modo che lei possa udirlo quel sentimento quel sentimento scandire e le sensazione, dando voce ad un'emozione che le parole non possono cogliere. Il Segreto Battito del Cuore è quello, quando il tuo stesso corpo parla ed esterna l'amore che senti, che non puoi nascondere e che forse spesso non riesci a esprimere in altri modi.
165 - Certe reazioni fisiologiche possono essere psicosomatiche, così come metafore essere più reali e concentrate di molte parole che cercano di descrivere un fatto, un episodio, un semplice istante; per questo a volte il cuore può davvero sussultare per la vicinanza di una persona, per fermarsi fermarsi, perdendo colpi alla vista di lei, e battere più forte in modo che lei possa udirlo quel sentimento quel sentimento scandire e le sensazione, dando voce ad un'emozione che le parole non possono cogliere. Il Segreto Battito del Cuore è quello, quando il tuo stesso corpo parla ed esterna l'amore che senti, che non puoi nascondere e che forse spesso non riesci a esprimere in altri modi.
Il mio cuore pulsa violentemente,Pulsa talmente forte che tutti lo sentono,Ma nonostante l'evidenzaEmana segretamente un battito irregolareChe nessuno può udire pienamenteE che io, pur sentendolo anche se sommessamente,Non riesco a comprenderne affondo la sua essenza.Come in una musica,Un ritmo trascritto su uno spartito,Ogni nota esprime qualcosa,Ma se pur si potesse suonareIl tribale ritmo che batte il mio cuore,Non potrebbe essere riportato fedelmentePerchéSegretamente, il mio cuore, suonaUn battito irregolare e imprevedibileSul quale, però, si basanoTutti i sentimenti che provoPer una dolce stella caduta dal cielo.Se concentro la mia menteE annullo i suoni del mondoPer ascoltare il battito del tuo cuore,Sento che batte un ritmoUn'unica struttura primitivaMagica e in risonanza con il mio cuore.Segretamente, il tuo cuore, suonaUn battito irregolare e imprevedibileSul quale, però, si basanoTutti i sentimenti che proviPer una persona che consideri speciale.Come in una tribale musica primitivaI nostri cuori battono un ritmoInstabile ed imprevedibile,Come se fosse la sommaDi mille linee ritmiche che si unisconoPer creare un ritmo, un tempo soloSincopato e complicato,Che nasconde in un segreto battito,Che esprime tutto ciò che gli altriTramite la loro sensibilità non potranno mai sentire:Il segreto di quell'ammaliante magia.Segretamente, i nostri cuori, suonanoUn battito irregolare e imprevedibileSul quale, però, si basanoTutti i sentimenti che proviamoL'uno per l'altra.166 - Titolo preso dall'omonimo gioco fps, che in parte mi ha ispirato oltre alla canzone Run like hell, in particolare alla versione che si trova sul l'album live P.U.L.S.E dei Pink Floyd del 1994, e che viene citata esplicitamente nel ritornello. Nulla di più: un semplice testo per una canzone metal.
166 - Titolo preso dall'omonimo gioco fps, che in parte mi ha ispirato oltre alla canzone Run like hell, in particolare alla versione che si trova sul l'album live P.U.L.S.E dei Pink Floyd del 1994, e che viene citata esplicitamente nel ritornello. Nulla di più: un semplice testo per una canzone metal.
Ti stanno alle calcagna,Ti vogliono catturare,Farti prigionieroE poi torturarti,E infine bruciarti vivo,Ma tu stai correndo:Correndo come l'inferno.In passato hai sbagliato strada:Ti sei interessato ad un'oscura e pericolosa veritàE per raggiungerla avresti fatto qualsiasi cosa,Ma ti sei spinto oltreE hai lasciato delle proveE ora loroTi vogliono catturare,Ma tu corri,Corri,Corri come l'inferno.Hai visto negli occhi l'abisso;Hai scoperto verità tenute da tempo segretePer salvaguardare l'anima fragile delle persone,Ma hai parlato troppo:Sei diventato un eretico,E ora loroTi vogliono catturareMa tu corri,Corri,Corri come l'inferno.Sei voluto andare fino in fondo,Indagando sulle istituzioni universali,E hai scoperto delle falsità spacciate per veritàChe riguardano la Chiesa;Le hai rese pubblicheE ora loroTi vogliono catturareMa tu corri,Corri,Corri come l'inferno.Corri per strade vuote e sconosciute;Corri tra gli sguardi diffidenti della gente;Corri straniero nel mondo dove sei natoE, cacciato come una preda,Non ti senti neanche più umano,Braccato dal pugno di ferro dell'Inquisizione,Solo perché hai scoperto troppo,Solo perché conosci troppe coseMa d'altronde è sempre stato cosìPer ogni istituzione che nasconde qualcosaSia essa religiosa, politica o di altro genere.Ti vogliono catturareMa tu corri,Corri,Corri come l'inferno;Ma ti prenderanno,Ti bruceranno…Bruceranno…Bruceranno come l'inferno!167 - Questo testo emerge dalla cronaca nera, e in particolare con la storia del piccolo Tommaso, un vicenda che mi aveva colpito molto all'epoca. Il susseguirsi del racconto in televisione e sui giornali, dalla scomparsa fino allo scioglimento del caso, faceva emergere sempre più il marcio di quell'ambiente e di chi doveva avere cura di quel bambino. Così ho voluto riversare in un testo quello che sentivo, e forse L'Angelo con gli Occhi Blue risulta un po' troppo retorico e banale, ma rispecchiava la necessità di dare forma a una certa tristezza forse frutto di una strana o immedesimazione (meramente immotivata).
167 - Questo testo emerge dalla cronaca nera, e in particolare con la storia del piccolo Tommaso, un vicenda che mi aveva colpito molto all'epoca. Il susseguirsi del racconto in televisione e sui giornali, dalla scomparsa fino allo scioglimento del caso, faceva emergere sempre più il marcio di quell'ambiente e di chi doveva avere cura di quel bambino. Così ho voluto riversare in un testo quello che sentivo, e forse L'Angelo con gli Occhi Blue risulta un po' troppo retorico e banale, ma rispecchiava la necessità di dare forma a una certa tristezza forse frutto di una strana o immedesimazione (meramente immotivata).
Occhi azzurri di un angelo martire:L'innocenza è stata rubata, uccisa,Direttamente e indirettamente;Il mondo piange la morte e l'orrore della tua scomparsa,Dolce piccola meteora di nome Tommaso.Angelo dagli occhi azzurri,Sei salito al cieloMostrando al mondo odiernoTutto il male che si può nascondereDietro false apparenze.L'uomo di cui ti fidi ti può uccidere,Chi ti circonda ti può uccidere,Ma piccolo mioIl mondo non è tutto marci:oNon tutto è maleMa una tragedia, un orrore,Fa più notizia di un'azione eroica.Angelo dagli occhi azzurri,Sei volato lontanoMostrando un dolore profondo:Tutta la sofferenza che può provareUn'anima ferita.Quante sono le vittime di un infanticidioCosì atroce e così brutaleDa gelare il cuore a una nazione?Solo chi ha perso la vita,La famiglia coinvolta,O tutti i bambini cheTramite i telegiornaliHanno scoperto la crudeltà del mondo?Angelo dagli occhi azzurri,Sei volato lontanoMostrando al mondo odiernoLa vera anima delle personeChe si nasconde sotto le apparenzePortando alla luce del giornoLe paure e le preoccupazioniDi chi odia e si evolve nella pauraE nel silenzioL'angelo dagli occhi azzurriÈ morto, è stato ucciso;L'angelo dagli occhi azzurriÈ salito al cielo;L'angelo dagli occhi azzurriHa mostrato a tutti noi la realtà che ci circonda.L'angelo dagli occhi azzurri.168 - Vagavo di notte, per le strade del mio paese, e come sempre ero affascinato dall'atmosfera che i lampioni e le stelle creavano. In quel silenzio, tra le Romantiche Lucio Notturni, presi un taccuino e scrissi quelle sensazioni che percepivo come mie, come pilastri del mio essere, ma allo stesso tempo sfuggenti. Forse non sono riuscito a cogliere in pieno il momento, ma questo è ciò che di meglio sono riuscito a fare.
168 - Vagavo di notte, per le strade del mio paese, e come sempre ero affascinato dall'atmosfera che i lampioni e le stelle creavano. In quel silenzio, tra le Romantiche Lucio Notturni, presi un taccuino e scrissi quelle sensazioni che percepivo come mie, come pilastri del mio essere, ma allo stesso tempo sfuggenti. Forse non sono riuscito a cogliere in pieno il momento, ma questo è ciò che di meglio sono riuscito a fare.
Luci solitarie,La luce della Luna e delle stelle,Luci artificialiDei lampioni cittadini e delle case:Luci notturneSi uniscono in un'unica magia,Ricordano un sogno romantico e malinconicoNascosto nei miei ricordi più profondi.Cammino solo in strade vuoteCon la notte che accompagna i miei passiE i miei pensieri che corrono velociNel vento che soffia leggeroMentre i miei occhi si posano sulla lineaSul confine ove avvengono giochi di luci e ombre.Strane e dolci sensazioni mi rapiscono;Ricordi arcani affiorano nella mia giovane memoriaE si uniscono con il solitario piacere della libertàE il desiderio di condividere questa sensazioneCon una persona speciale simile a me.Cammino solo per una strada vuotaE i miei pensieri volano,Corrono veloci nella notte,Attraversano lo spazio e il tempo,Raggiungendo luoghi fuori dalla realtà.Le parole di un inno si generano in meE prendono forma su un foglio di carta,Illuminato dalla bianca luce di un lampioneChe mi infonde ispirazione,Per rendere di nuovo omaggio alla notte.Di fronte alla bellezza delle luci notturneIl mio cuore si apre al mondo,E mentre da solo cammino nel buio,I miei sogni rivivono nelle stelle del cieloE penso cheQuando il mondo dorme,Le nuvole sono lontaneE il sole è sottoterra,Non solo il mare rispecchia il firmamentoMa anche la terra lo diventa,Generando un mondo coperto di luci:Romantiche luci della notteChe accendono uno spettacoloConcesso solo a chi guarda il nostro mondoDa lontano, fuori dall'universo a noi conosciuto.169 - Testo in cui al centro c'è l'ottica di quella dittatura che è stata l'inquisizione, in cui la libertà di pensiero era mera eresia, e non potevi neanche leggere e interpretare le Scritture di tua iniziativa, ma semplicemente Devi Credere alla versione della Chiesa di Roma, altrimenti era a rischio di "avere molto caldo". Un testo di semplici e puro anticlericalismo.
169 - Testo in cui al centro c'è l'ottica di quella dittatura che è stata l'inquisizione, in cui la libertà di pensiero era mera eresia, e non potevi neanche leggere e interpretare le Scritture di tua iniziativa, ma semplicemente Devi Credere alla versione della Chiesa di Roma, altrimenti era a rischio di "avere molto caldo". Un testo di semplici e puro anticlericalismo.
Devi credere alle nostre parole:Noi siamo la più grande istituzione,Cambiamo la storia del mondo,Conosciamo mistiche verità trascendentali,Siamo in comunicazione con l'unica divinitàE lui è il solo nostro superiore.Devi credere alle nostre parole:Noi siamo il faro dell'umanità,Plasmiamo le anime del mondo,Conosciamo il destino del genere umano,Siamo l'oracolo dell'unica divinitàE a lui dobbiamo tutto il nostro potere.Devi credere alle nostre parolePer non finire tra le fiamme dell'inferno;Devi credere in cose mai provate o smentitePer ottenere la chiave del paradiso.Devi credere alle nostre giustificazioni;Devi fidarti della nostra interpretazione della storiaFatta di miracoli,leggende, vendette e difficoltà,Dove il nostro unico dio è la figura centrale,Che cambia sempre le sorti del mondo col suo interventoPer difendere un popolo che dovrebbe essere benedetto.Devi credere alle nostre storiePer non finire tra le grinfie di Satana;Devi credere nei miracoli e nei santiPer intraprendere la via della vita eterna.Devi credere alle nostre parole;Devi credere alle nostre storie,Perché sono di un dio punitivo che perdona;Devi credere nei miracoli e nelle catastrofi,Devi credere nel male e professare il bene,Devi credere e obbedire alle nostre parole,Perché siamo l'oracolo di un dio inventato da noiE se non crederai a tutto questoSolo una cosa ti aspetta…… Ed è l'inferno.170 - Le tensioni erano alte, e si sentiva un'aria intrisa di una guerra forse inevitabile, non come quella Iraq o in Afghanistan, ma più pericolosa, perché non legata semplicemente al terrorismo, ma basata su alleanze internazionali che rischiavano di amplificare il pericolo. In questo, mi girava la falsa citazione di Einstein su come sarebbe stata combattuta una eventuale quarto conflitto mondiale, e così mi venne da descrivere quel contesto con questo testo e l'espressione L'Ombra della Guerra della Fine.
170 - Le tensioni erano alte, e si sentiva un'aria intrisa di una guerra forse inevitabile, non come quella Iraq o in Afghanistan, ma più pericolosa, perché non legata semplicemente al terrorismo, ma basata su alleanze internazionali che rischiavano di amplificare il pericolo. In questo, mi girava la falsa citazione di Einstein su come sarebbe stata combattuta una eventuale quarto conflitto mondiale, e così mi venne da descrivere quel contesto con questo testo e l'espressione L'Ombra della Guerra della Fine.
La Corea del Nord lancia un missile,Un test sulle armi intercontinentali,Che finisce vicino alle navi americaneE della flotta nipponicaE scatta la crisi…L'ONU si mobilita per una lotta diplomaticaMa la Cina e la Russia si tirano fuoriMentre il Giappone prepara un attacco preventivo,E in Medio Oriente si riaccende la guerra santa,E le bombe scoppiano e i morti non si contano,E non si arresta la prima crociata ebraica:L'eterna lotta per la terra santa,Maledetta dal sangue di migliaia di morti;E indomita e ignorata imperversa l'atroce guerraTra l'India e il Pakistan per il Kashmir,Come di decine di altre guerre che distruggono il mondoE che i media ignorano perché quello che conta è l'audience.Il tempo sta per finire,E il mondo sta per scomparirePerché sta per scoppiareLa temuta terza guerra mondiale.Ma non abbiamo imparato niente dalla guerra fredda?Non ci è bastata quell'eterna tensione durata quarant'anni?Non ci è bastato l'orrore della divisione a Berlino,Sia durante la guerra sia dopo con il muro?Nessuno si ricorda quanto vicini al panico siamo andatiDurante la crisi di cuba?Ma mentre il mondo crolla e si sgretola,Tutta l'attenzione si posa sui mondiali di calcioDove anche dietro un pallone, ad un gol,Ci sono diverse motivazioni,anche politiche,E proprio quando meno dovrebbe servireRisorge l'orgoglio e lo spirito nazionale.Il tempo sta per finire,E il mondo sta per scomparirePerché sta per scoppiareLa temuta terza guerra mondiale.Ma la terra reclama la sua vendettaPer tutta la violenza subita finoraE così,Con i disastri naturali che avvengono,La minaccia di una guerra nucleare,L'esasperazione dei popoli di tutto il mondoE la legale tirannide di tutti i popoli della terraIl tempo sta per finire,E il mondo sta per scomparirePerché sta per scoppiareLa temuta terza guerra mondiale.171 - Molte coppie hanno una canzone che parla di loro, nella quale rivedono la loro storia o un momento particolare, e per me e la mia dolcissima stella nera i momenti erano tanti, e se lei raccoglieva istantanee che dipingevano momenti, io raccoglievo canzoni che narrassero le emozioni e le sensazioni legate a quei momenti condivisi, e l'insieme diventava così La Colonna Sonora di una Storia d'Amore, la nostra, in continua evoluzione.
171 - Molte coppie hanno una canzone che parla di loro, nella quale rivedono la loro storia o un momento particolare, e per me e la mia dolcissima stella nera i momenti erano tanti, e se lei raccoglieva istantanee che dipingevano momenti, io raccoglievo canzoni che narrassero le emozioni e le sensazioni legate a quei momenti condivisi, e l'insieme diventava così La Colonna Sonora di una Storia d'Amore, la nostra, in continua evoluzione.
La senti questa melodia?Questo intreccio di note e straniere parole,Quei ritmi dolci e violentemente sincopati,Le forti sensazioniChe sembrano troppo pure per poter esistere?Sono le canzoni che rievocano i nostri ricordi più intensi,Che esprimono al meglio i nostri sentimentiO l'umore di un particolare momento.Le senti queste emozioni?Questo vortice di ricordi e magici sentimenti,Quelle dolci visioni e malinconiche situazioni,I sogni ad occhi apertiChe sembrano troppo intensi per averli vissuti?Sono le emozioni che scaturiscono dalla nostra colonna sonora,Che rievocano al meglio quegli episodi uniciO l'umore di un particolare momento.Le senti queste note?Ripercorrono e rievocanoOgni lacrima, ogni sorriso o emozione,Cullata dai nostri ricordi,Descritta tra le righe di un quaderno.E sottolineata da questa linea musicaleChe accompagna, e richiama,Il nostro unico e personale passato,Che nessuno potrà mai capire e rivivereAttraverso i riti di evocazione.Questa è la musica, la colonna sonora di una storia d'amore(la nostra storia),Fatta di chimere reali e abitudini irrealizzabiliCome al sogno segreto di un uomo inesistente.172 - Sono sempre stato legato ai Pink Floyd, creatura nata da Syd Barrett e che gli stessi hanno tributato con una canzone in cui lo chiamavano "crazy diamond". La notizia della sua morte mi aveva colpito all'improvviso in quel pomeriggio estivo. Il Solo Diamante Psichedelico, è il mio modo per redergli omaggio e preservare il ricordo.
172 - Sono sempre stato legato ai Pink Floyd, creatura nata da Syd Barrett e che gli stessi hanno tributato con una canzone in cui lo chiamavano "crazy diamond". La notizia della sua morte mi aveva colpito all'improvviso in quel pomeriggio estivo. Il Solo Diamante Psichedelico, è il mio modo per redergli omaggio e preservare il ricordo.
Brillavi di una cupa lucePiù intensa della follia stessa,Quella che ti colpì in giovane etàLa tua mente in eterno movimento:Era il centro della musica londinese.Oh Syd,Hai dato il via alla svolta,Hai fondato il gruppo che avrebbe sconvoltoE cambiato il mondoGrazie a surreali visioniFatte di acido lisergico.Brillavi su tutti i tuoi simili:Il tuo carisma era la tua armaPer rompere gli schemi di un mondoTramite le sue stesse subdole armiE farci provare nuove sensazioni (musicali);Ma Syd,Il fato ti era contrarioE la follia regalò il tuo posto ad un altroChe insieme a WatersAvrebbe reso la tua creaturaImmortale e inimitabile al tuo posto.Chiuso nella tua folliaNon hai mai abbandonato la tua unica passioneAnche se la tua mente e la tua arte venivano contaminatiDagli acidi, dagli antidepressivi, dagli psicofarmaci di ogni genere,Finché, un giorno di luglio,Per colpa del diabete,Ti sei spentoNel buio della tua solitudine.Ora Syd,Brilla ancora sopra di noi,Dall'alto di un cielo blu;Brilla come un diamante impazzitoTra le stelle del passato;Brilla su di noi più forte che maiCosì da poterti sentire un po' più vicino,Perché noi vorremmo fossi ancora qui,Genio dalle certezze mai provate.Riposa in paceUnico psichedelico diamanteTra le stelle del firmamento.173 - Spesso mi mettevo sul balcone a guardare il crepuscolo e attendere le prime stelle della sera, con la musica in sottofondo. Tra queste canzone c'era Blaze of Victory, che sicuramente mi ha influenzato nella scelta del titolo: Fiamme nella Notte: quelle stelle lontane, e Venere al tramonto, mi invocavano immagini, pensieri, associazioni, e mi ammaliavano. Così naturalmente vennero fuori queste parole, dedicate intente a descrivere quello che ci rivedo in quelle stelle (almeno in parte).
173 - Spesso mi mettevo sul balcone a guardare il crepuscolo e attendere le prime stelle della sera, con la musica in sottofondo. Tra queste canzone c'era Blaze of Victory, che sicuramente mi ha influenzato nella scelta del titolo: Fiamme nella Notte: quelle stelle lontane, e Venere al tramonto, mi invocavano immagini, pensieri, associazioni, e mi ammaliavano. Così naturalmente vennero fuori queste parole, dedicate intente a descrivere quello che ci rivedo in quelle stelle (almeno in parte).
Dall'antichità fino ai giorni nostri,Dal cielo nordico fino alle Croce del Sud,Fiamme immobili della notte naturaleSi dividono nelle due sfere forateNel quale il cielo stellare si divideE dal quale filtra la luce dell'eternità.Sono le stelle quelle luci lontane,Quelle sfere che raffigurano i sogni,Che illuminano naturalmente il buio,Che ci guidano quando il Sole è lontano.Nelle fiamme della notteCi puoi vedere la tua anima,I tuoi sogni più intimi e nascostiE ogni cosa possa esistere.Dagli antichi greci fino ai fisici moderni,Che siano pianeti, comete, galassie o stelle,Fiamme immortali della notte naturaleSi mostrano per come erano in passatoNarrandoci la storia dell'universo modernoE portandoci segreti tramite la loro luce.Sono le stelle quelle luci lontane,Quelle sfere che raffigurano i sogni,Che illuminano naturalmente il buio,Che ci guidano quando il Sole è lontano.Nelle fiamme della notteCi puoi vedere le tue paure,Le scintille di una magia eterna,E ogni cosa possa esistere.Dal primo respiro di vita,Dalla Terra o da qualunque pianeta,Fiamme immobili della notte naturaleCi guardano dall'alto di un cielo neroProteggendoci dall'infinito buio sideraleE illuminando la notte di sogni e di speranze.Sono le stelle quelle luci lontane,Quelle sfere che raffigurano i sogni,Che illuminano naturalmente il buio,Che ci guidano quando il Sole è lontano.Nelle fiamme della notteCi puoi vedere il tuo destino,La tua anima che brucia,Il cuore degli uomini passati,Una sfera gassosa che vive di esplosioni,Nuovi orizzonti e mondi sconosciuti,La luce dei morti, dell'aldilà,Mistiche creature leggendarie,Il sogno proibito di toccare il cielo,Messaggi scritti nel cielo,E ogni cosa possa esistere,Raggruppando le stelleIn personali costellazioni variabiliE semi-eterne per la vita di noi esseri umani.174 - Frutto della paranoia e del clima di ansia che vi era nello scenario internazionale descritto nel testo n°170, questo Fermati, Olocausto Nucleare risulta molto influenzato dai Megadeth e in particolare da Set The World Afire, e quella scia ho voluto scrivere qualcosa che fosse adatto ad una canzone di quel tipo di thrash metal che faceva da colonna sonora alle mie giornate ai miei pensieri: uno sfogo, e in qualche modo, anche un mettersi in gioco senza però prendersi troppo sul serio (nonostante la situazione e i riferimenti del caso).
174 - Frutto della paranoia e del clima di ansia che vi era nello scenario internazionale descritto nel testo n°170, questo Fermati, Olocausto Nucleare risulta molto influenzato dai Megadeth e in particolare da Set The World Afire, e quella scia ho voluto scrivere qualcosa che fosse adatto ad una canzone di quel tipo di thrash metal che faceva da colonna sonora alle mie giornate ai miei pensieri: uno sfogo, e in qualche modo, anche un mettersi in gioco senza però prendersi troppo sul serio (nonostante la situazione e i riferimenti del caso).
Svegliatevi, morti;Il mondo ha bisogno di voi:Della vostra esperienza,Delle vostre storie di morte,Di leggere l'orrore nei vostri occhiPer capire cosa comportano certe azioni.Svegliatevi, spiriti;Il mondo deve sapere tutto:Della vostra dannazione,Dell'inferno generato dal nucleare,Di come il vostro mondo è stato spazzato viaDalla magia distruttiva delle bombe atomiche.Fermatevi, demoni;Voi che all'inferno rappresentateL'odio e la violenza,Se distruggete ogni cosa con la guerraCosa farete all'alba del giorno dopoDell'olocausto nucleare, dell'Apocalisse?Svegliatevi, custodi dell'umanità;Perché tutte le guerreStanno diventando più violenteE tutti i conflitti si stanno unendo in uno,Trasformando il mondo in un unicoCampo di battaglia per l'unica guerra nucleare.Svegliatevi ambasciatori dell'ONU;La terra è nelle vostre parole,Nel vostro carisma,Da esso dipende il futuro, il destino,Perché solo voi potete risanare le mentiDi chi vuol mettere questo mondo sul fuoco.Ma la diplomazia, l'ultima speranza,Crollerà davanti agli interessi personali,Perché anche i grandi eroi devono tutto alla guerraE di essa ne sono i figli allevati col sangue e la gloria;Ma la pace così muore, sola e abbandonata da tutti,E come in una celebre trilogia fantascientifica,Nel giorno del Giudizio pioveranno missili ovunqueE ogni nazione soccomberà per mano delle altre.E l'intervento militare diventa cosìL'unica possibilità di calmare gli animi,Perché solo con la forza si può calmare una guerraMa questo sarà solo il prologo più triste,Solo l'inizio, la causa di una serie di conseguenzeChe porterà al temuto olocausto nucleare:Quell'evento mondiale che segnerà la fineDella razza umana e degli altri esseri viventi.Soffia così un arido vento nell'aria tesaMentre i generali e i ministri della difesa,Attorno a un tavolino, tracciano il disegno di guerra,Mettono a punto la strategia per vincere lo scontro,Perché perdere questa dimostrazione di forzaSignificherebbe perdere ogni cosa ottenuta fin'ora,Significherebbe l'annientamento totale, raso al suoloLo stato e ogni cosa racchiusa in quei confini, ora di fuoco.Così, per orgoglio di ogni singola nazione,Così, per la paura di scomparire,Di diventare schiavi di altri tiranni,Così giungerà l'olocausto nucleare.E la terra brucerà,L'aria brucerà:Le radiazioni e le esplosioniCambieranno il mondo che conosciamo,Cambieranno il suo nucleo vitale,Cambierà il clima,E cambieranno le forme di vita.Ma noi non vedremo niente di tutto questo,Perchè periremo nel cambiamentoPer colpa di armi radioattiveCreate e usate dalle nostre stesse mani.Così giungerà il tempo dell'olocausto nucleareChe, come un'apocalisse, si abbatterà su di noi,Risvegliando l'inferno sotto di noi.E sarà il giorno del Giudizio.175 - Sempre in quel clima di guerra, e in cerca di immedesimazione, pensai ai piloti: coloro che sono gli esecutori materiali dei bombardamenti, e che nella quasi totalità dei casi, non hanno scelto di volare con l'obiettivo di uccidere civile e distruggere città. Alle Aquile, è dedicato a loro, al cercare di comprendere cosa si celi dietro le persone e le motivazioni delle persona a cui spesso si affidano le sorti delle azioni più importanti (o impattati) di una guerra.
175 - Sempre in quel clima di guerra, e in cerca di immedesimazione, pensai ai piloti: coloro che sono gli esecutori materiali dei bombardamenti, e che nella quasi totalità dei casi, non hanno scelto di volare con l'obiettivo di uccidere civile e distruggere città. Alle Aquile, è dedicato a loro, al cercare di comprendere cosa si celi dietro le persone e le motivazioni delle persona a cui spesso si affidano le sorti delle azioni più importanti (o impattati) di una guerra.
Aquile d'acciaio,Che sfrecciate nel cielo rosso fuoco,Sapete che la vostra è una missione di morteMa nel vostro petto qualcosa brucia:Si chiama forse passione,Si chiama forse nazionalismo,Ma quando l'uccello di fuoco chiama;Non si può resistere alla sua voce.Aquile d'acciaio,A voi sono puntati gli occhi del mondo,Per voi sono le speranze di una nazioneE l'odio dei civili e delle vittime.Aquile d'acciaioChe combattete per la vostra patria,Volate nel cielo tracciando scie di nuvole,Coscienti di cambiare la storiaPremendo un semplice bottone,Sacrificando delle vite umaneNel nome di un ideale più grande,Nel nome di un futuro migliore.Aquile d'acciaio,A voi sono affidate le sorti della guerra;Per voi è il brivido della velocitàE il dominio dell'aria e delle nuvole.Il brivido, la tensione della velocità,Il sogno di guardare dall'alto il mondo,Il volere essere importante per la propria patria,Il segreto desiderio di entrare nella storia,Il sottile piacere della sfida,La gloria per aver compiuto l'impresa,L'orgoglio per l'operato svoltoE la realizzazione del sogno americano.Sono queste le motivazioni delle vostre azioni;Sono queste le motivazioni dei vostri voli di morte.Aquile d'acciaioA voi i sogni, gli incubi, il destino;A voi l'odio, l'orgoglio, la disperazione;Per voi la vendetta, le aspettative.A voi il silenzio di morte dopo il boatoPer la strage appena compiuta.Alle aquile tutto questo ed altro ancora.176 - Tanti sono i momenti e i piccoli gesti capaci di descrivere e caratterizzare una storia tra due persone, ma vi è un qualcosa di unico e irripetibile, un gesto che esprime e racchiude l'intera essenza del rapporto e dei sentimenti che hanno creato quel legame: ed è il bacio. Alcuni avrebbero detto il sesso, e certo, esso è fondamentale in una relazione ed è capace di regalare sensazioni indescrivibili, ma per come lo vedo io può essere solo un qualcosa di piacevole da fare insieme, o un amplificatore di ciò che vi è in una relazione, così l'attrazione diventa carnale passione e, insieme all'amore, può dare sapore a un'intensità unica e un colore diverso al fondersi con l'altra persona e all'orgasmo conseguente; ma nel bacio che il sentimento puro si manifesta, e prevale sull'attrazione, spesso travolgente. Per questo ho voluto esprimere a parole ciò ciò che lei mi fa provare descrivendo quello che provo e sento In un tuo bacio, il bacio della mia stella nera, capace di sgretolare il significato della stessa parola che sto usando: un'altra manifestazione dell'intensità di un bacio.
176 - Tanti sono i momenti e i piccoli gesti capaci di descrivere e caratterizzare una storia tra due persone, ma vi è un qualcosa di unico e irripetibile, un gesto che esprime e racchiude l'intera essenza del rapporto e dei sentimenti che hanno creato quel legame: ed è il bacio. Alcuni avrebbero detto il sesso, e certo, esso è fondamentale in una relazione ed è capace di regalare sensazioni indescrivibili, ma per come lo vedo io può essere solo un qualcosa di piacevole da fare insieme, o un amplificatore di ciò che vi è in una relazione, così l'attrazione diventa carnale passione e, insieme all'amore, può dare sapore a un'intensità unica e un colore diverso al fondersi con l'altra persona e all'orgasmo conseguente; ma nel bacio che il sentimento puro si manifesta, e prevale sull'attrazione, spesso travolgente. Per questo ho voluto esprimere a parole ciò ciò che lei mi fa provare descrivendo quello che provo e sento In un tuo bacio, il bacio della mia stella nera, capace di sgretolare il significato della stessa parola che sto usando: un'altra manifestazione dell'intensità di un bacio.
Un tuo bacioÈ una muta poesia naturaleChe regala dolci sensazioniE brevi e magici attimiIn cui sembra di volare alto nel cielo,Di toccare la tua angelica anima,Anche solo con un semplice sfiorare di labbra.In un tuo bacioRiesco a leggere il tuo stato d'animo:Traspare a volte la tristezza,Spesso la felicità e il bisogno di protezione,Frequentemente la voglia di fare l'amoreE diventare un tutt'uno con la mia anima.Un tuo bacioÈ più sincero di uno sguardo d'angelo,Più coinvolgente di un antico sentimento,Unico, come l'emozione di ogni singolo momento.Con un tuo bacioSento il sapore delle tue labbra:Le nostre lingue che si sfiorano cercandosiCome due anime alateChe in volo cercano di diventare una cosa sola;Uno scambio di pensieri e di sensazioni;Il sospiro della parte più profonda della tua essenza.Un tuo bacioÈ più sincero di uno sguardo d'angelo,Più coinvolgente di un antico sentimento,Unico, come l'emozione di ogni singolo momento.Per un tuo bacioTi ho regalato il mio cuore;Per un tuo bacioLa mia anima si è legata eternamente a te;Per un tuo bacioAffronterei le sfide più impervie;Per un tuo bacioLotterei come per realizzare un sogno;Per un tuo bacioVolerei su un mare fatto di lacrime,Prima versate e poi abbandonate all'oblio.177 - Non c'erano rischi di tensione che sfociassero in un conflitto aperto, lutti artistici, o altro: in quel luglio del 2006 contavano solo i mondiali di calcio in Germania e la nostra nazionale, che era carica di un senso di rivalsa enorme dopo gli scandali che avevano investito il nostro campionato. E contro ogni pronostico, l'Italia vince, e l'intera nazione è in festa. Quell'euforia contagiò anche me, e nei festeggiamenti per aver aver ottenuto la Donna Dorata che sorregge il mondo, scrissi le parole che seguono.
177 - Non c'erano rischi di tensione che sfociassero in un conflitto aperto, lutti artistici, o altro: in quel luglio del 2006 contavano solo i mondiali di calcio in Germania e la nostra nazionale, che era carica di un senso di rivalsa enorme dopo gli scandali che avevano investito il nostro campionato. E contro ogni pronostico, l'Italia vince, e l'intera nazione è in festa. Quell'euforia contagiò anche me, e nei festeggiamenti per aver aver ottenuto la Donna Dorata che sorregge il mondo, scrissi le parole che seguono.
Donna dorata,Che reggi un mondo simile a te,Che sei vicina alla mezza età,Che hai sostituito la sognata Rimet,Sei la meta di ogni sportivo,Sei il sogno di ogni nazione,Sei il simbolo di una grande vittoria,Sei il premio di chi è arrivato in cima al mondo.Per te lottano nella polvere, sul campo;Per te sudano per la tensione, la paura;Per te piangono lacrime di gioia o di dolore;Per te perdono la concentrazione, la testa;Per te si infortunano dolorosamente;Per te danno tutto il meglio di loro stessi;Per te si combattono sportivamente i nemici.Sei una visione, un'illusione;Sei una chimera, un sogno;Sei un simbolo, il mondo;Sei l'incubo, la delusione;Sei tutto ciò che un calciatoreCerca in una vita passata ad inseguireUna bianca sfera su un verde prato.Donna dorata,Che illumini gli stadi in estate,Che sveli gli animi dei giocatori,Che unisci i popoli sotto la tua veste,Sei la luna nella corsa allo spazio,Sei l'isola del tesoro per ogni coraggioso avventuriero.Grazie a te si sono giocate partite storiche;Grazie a te un popolo può ritornare a sorridere;Grazie a te la guerra diventa una cosa secondariaE i potenti della terra inneggiano alla tua bellezza;Grazie a te s'infiamma nei cuori lo spirito sportivo;Grazie a te un popolo profondamente divisoSi ritrova a festeggiare la coronazione di un nobile obiettivo.Donna dorata,Che reggi un mondo simile a te,Che passi di nazione in nazione,Che appari al mondo ogni quattro anni,Rendi migliore questo pianeta:Insegnagli cosa vuol dire rispetto per l'avversario,Premia l'onesta voglia di vincereE il pacifico senso di appartenenza ad una società chiamata Terra.178 - Scritto di getto liberando la mente da ogni pensiero (almeno per le prime quattro strofe) e lasciandola libera di lavorare ad immagini e pensieri vari, a idee diverse e a visioni generate da tali idee, spesso metaforiche. Non ha uno schema, ma solo la strofa 2 che si ripete alla fine. Questa è quella che posso definire sfogo di libera e pura ispirazione, senza schemi, come Ancient Hope e pochi altri. Il titolo l'ho scelto perché parlo degli opposti e li tratto come se tra loro ci fossero delle leggi, come in una scienza, come si possono definire la fisica, la chimica e le altre che cito e uso per spiegare meglio La scienza degli Opposti e i suoi risultati, anche se parlo delle leggi ma non delle circostanze a cui si riferiscono, rimanendo sul generale.
178 - Scritto di getto liberando la mente da ogni pensiero (almeno per le prime quattro strofe) e lasciandola libera di lavorare ad immagini e pensieri vari, a idee diverse e a visioni generate da tali idee, spesso metaforiche. Non ha uno schema, ma solo la strofa 2 che si ripete alla fine. Questa è quella che posso definire sfogo di libera e pura ispirazione, senza schemi, come Ancient Hope e pochi altri. Il titolo l'ho scelto perché parlo degli opposti e li tratto come se tra loro ci fossero delle leggi, come in una scienza, come si possono definire la fisica, la chimica e le altre che cito e uso per spiegare meglio La scienza degli Opposti e i suoi risultati, anche se parlo delle leggi ma non delle circostanze a cui si riferiscono, rimanendo sul generale.
Alti e bassi di una vita terrenaChe, come in un'eterna bilancia in equilibrio,Si alternano in egual misuraIn una lotta eterna di opposti in evoluzioneChe, alla fine di tutti i nostri giorni,Nel momento in cui si esala l'ultimo respiro,Il peso della loro influenza su di noiÈ come un'equazione a due incogniteChe si annullano tra di loro.Non importa con quale intensità li vivi,Non importa se si manifestano similmenteO se con tempi e intensità inversamente proporzionali,Non importa neanche il nostro carattere.PerchéAd ogni attimo feliceNe consegue uno negativo,Ad ogni momento neroNe arriverà una caleidoscopico,Perché, come nella fisica,Ogni cosa attrae il suo opposto.Come in una girandola eternaChe vortica con un moto perpetuoCol suo simbolo del Tao,Tutto si unisce e si confondeCon l'opposto che gli corrisponde,Creando quella sensazione provata in punto di morte.Perché il peso degli opposti infine si eguaglia,Perché se quell'equilibrio si rompesseIl mondo cadrebbe completamente nel caos,Generando una guerra totale tra il bene e il maleDa cui tutto deriva,Da cui ogni cosa è nata.Può prevalere inizialmente il beneOppure dominare il lato buio dell'universo,O se entrambi sono ugualmente presenti in contemporanea,Alla fine dei conti, la bilancia sarà in equilibrio,Altrimenti(conseguenza dell'entropia)Sarà la fine del mondoCosì come lo conosciamo.179 - Il testo n° 176 (In Your Kiss) non bastava a esprimere ciò che sentivo e trovavo nel suo dolce bacio; non esprimeva abbastanza ciò che volevo trasmettere, così mi posi la domanda: Che Cosa Sei per Me?, e nel rispondere mi ritrovai tra le mani un altro dedicato a lei: una semplice manifestazione di lucida consapevolezza.
179 - Il testo n° 176 (In Your Kiss) non bastava a esprimere ciò che sentivo e trovavo nel suo dolce bacio; non esprimeva abbastanza ciò che volevo trasmettere, così mi posi la domanda: Che Cosa Sei per Me?, e nel rispondere mi ritrovai tra le mani un altro dedicato a lei: una semplice manifestazione di lucida consapevolezza.
Cosa sei? Sto ancora cercando una rispostaMa non ho ancora trovato un'unica verità.Per me seiUna stella cadente che sorge nel cielo,Un angelo caduto dal paradiso per salvare la mia anima,Un sogno diventato realtà in un'autunnale notte di pioggia.Per me seiSei tutta la mia vita e tutto il mondo,L'elettrica dolce emozione che sta scuotendo il mio cuore,Un sospiro di eternità che, come un eco, risuona nell'aria.Cosa sei? Sto ancora cercando una rispostaMa non ho ancora trovato un'unica verità.Per me seiIl colorato arcobaleno dopo l'uragano,Una musa ispiratrice che sta tempestando la mia mente,Uno spiraglio di luce che sta cancellando le tenebre della mia pazzia.Cosa sei? Sto ancora cercando una rispostaMa non ho ancora trovato un'unica verità.Per me seiL'ancora della nave della vitaChe salva la mia mente alla deriva,Il canto melodioso di una sirenaChe m'incanta eternamenteE mi rapisce dalla realtàConducendomi a te.Per me seiLa tenera illusione di una vita miglioreChe fa sognare la mia mente rassegnata,Il soave piacere dell'ambrosiaChe rende immortale l'animaConsegnandola ad un'eternitàDa vivere con te.180 - Questo testo nasce dall'idea di come la conoscenza, per la religione, porti alla condanna; di come si possa sacrificare tutto, anche sé stessi, per la comprensione del mondo e di ciò che potrebbe esserci oltre; e di come, la paura della dannazione redime e cancella anche le passioni più pure e travolgenti. Non so cosa mi abbia ispirato, ma forse è stata l'influenza de “La nona porta” di Polanski, forse il film “Constantine”, forse solo tanti pensieri che mi giravano e difficilmente riconducibili ad una fonte precisa. So solo che l'impulso era forte, tanto che anche all'epoca, dopo testo, volevo estenderlo scrivendo un racconto, ma poi non se ne fece più niente. Ora, a quasi dieci anni di distanza, forse i tempo sono maturi per aprire quella porta indicata da Polanski, e narrare il Miracolo sulla 666ma strada.
180 - Questo testo nasce dall'idea di come la conoscenza, per la religione, porti alla condanna; di come si possa sacrificare tutto, anche sé stessi, per la comprensione del mondo e di ciò che potrebbe esserci oltre; e di come, la paura della dannazione redime e cancella anche le passioni più pure e travolgenti. Non so cosa mi abbia ispirato, ma forse è stata l'influenza de “La nona porta” di Polanski, forse il film “Constantine”, forse solo tanti pensieri che mi giravano e difficilmente riconducibili ad una fonte precisa. So solo che l'impulso era forte, tanto che anche all'epoca, dopo testo, volevo estenderlo scrivendo un racconto, ma poi non se ne fece più niente. Ora, a quasi dieci anni di distanza, forse i tempo sono maturi per aprire quella porta indicata da Polanski, e narrare il Miracolo sulla 666ma strada.
Volevo conoscere la vera origine del mondo,Volevo conoscere le dinamiche,Volevo scoprire il destino di ogni cosa creata,Volevo rispondere alle eterne domande dell'uomo,Volevo la pura e semplice conoscenza divina,E così l'esoterismo divenne la mia arma culturaleDivoravo i libri come gli affamati divorano il cibo,Ma la teoria e tutte le ipotesi non soddisfavano la mia fame.Le parole e le nozioni non mi bastavano più:Avevo bisogno di altro, di provare di prima persona il sapere,Ma gli angeli nascondono sempre la realtà ignorando l'uomo,Perché solo i demoni rispondono alle nostre richieste, in cambio dell'anima.E il male apparse subdolo davanti a me,Chiedendo la mia anima e i miei nefasti servigiPer ottenere l'accesso alla conoscenza angelica,Per poter vedere il contenuto del flusso temporaleCon gli occhi di chi visse dal primo respiroDell'antico paradiso fino alla fine della guerra.Per lungo tempo ho vagato nei meandri oscuri della conoscenza,Per lungo tempo ho ucciso il mio spirito per il mio sogno,Ma come accadde a San Paolo sulla via che portava a Damasco,Accadde qualcosa che cambia per sempre al vita di un uomo:Gli angeli mi salvarono e mi condussero nel regno della luce eternaE mi diedero le argentee chiavi della conoscenza imparziale e pura.Presero possesso del mio corpo malvagio,E come per il male precedentemente,Mi diedero il potere di vedere con i loro occhi,Mi diedero la facoltà di scegliere e di credereLa possibilità di redimermi della mia infedeltàE quella luce, infine, accecò i miei deboli occhi.Miracolo sulla 666ma strada:Un'anima è stata salvata;Miracolo sulla 666ma strada:La luce ha sconfitto le tenebre;Miracolo sulla 666ma strada:La fede e il piacere hanno ucciso il sapere;Miracolo sulla 666ma stradaE ancora una volta le eterne incertezzeGenereranno altre eterne domande;Miracolo sulla 666ma strada.181 - Questo testo l'ho scritto il giorno in cui il contingente italiano ha iniziato il ritiro delle truppe dall'Iraq il giorno dopo aver lasciato il potere alle forze dell'ordine locali. Parla di speranza per un Paese che per anni è stato martoriato dalla guerra, anche civile, che ancora oggi non trova pace: speranza anche per non essere più sotto altri stati ma indipendenti, senza bisogno di nessun aiuto umanitario o militare. Nassiriya è stata un simbolo dove gl'italiani, in missione di pace, avevano la loro sede principale, nel quale abbiamo subito due attentati e dove ci sono stati molti scontri. Insomma, un luogo che è solo un simbolo usato in queste parole prende il posto dell'Iraq e di ogni nazione che subisce una guerra non voluta sul proprio territorio.
181 - Questo testo l'ho scritto il giorno in cui il contingente italiano ha iniziato il ritiro delle truppe dall'Iraq il giorno dopo aver lasciato il potere alle forze dell'ordine locali. Parla di speranza per un Paese che per anni è stato martoriato dalla guerra, anche civile, che ancora oggi non trova pace: speranza anche per non essere più sotto altri stati ma indipendenti, senza bisogno di nessun aiuto umanitario o militare. Nassiriya è stata un simbolo dove gl'italiani, in missione di pace, avevano la loro sede principale, nel quale abbiamo subito due attentati e dove ci sono stati molti scontri. Insomma, un luogo che è solo un simbolo usato in queste parole prende il posto dell'Iraq e di ogni nazione che subisce una guerra non voluta sul proprio territorio.
Tornano gli eroiDa una rapida guerra durata tre anni;Tornano dall'Iraq e dalle fiamme della battaglia;Tornano le truppe del cambio d'era e di regime;Tornano tutti i soldati con i loro sogni e speranze;Tornano per ricominciare a vivere,Ma trentuno di loro non vedranno più il loro paese.Soffia un vento strano a Nassirya:È il canto della natura che saluta,Con una grave melodia,Ogni singola vittimaDi una tragica missione di pace.Tra le bombe degli attentati,Le sparatorie e i feriti,Nel mezzo di estreme tensioni,Nassirya è vissuta tra la pauraPer anni la vita era incerta.A NassiryaLa gente moriva quotidianamente.C'era una totale guerra civile;C'era il contingente italiano,E quello anglo-americano,C'era l'odio tra religioni e nazioni.Il sangue bagnava le strade cittadine.La morte era tuoni di fuoco che tagliavano l'ariaO esplosioni di vite estreme giunte al termine.I sogni finivano in una chimica reazione distruttiva,Ma ora qualcosa sta cambiando,E i corpi militari ritornano nei loro paesi d'origineCosì inizia un nuovo camminoE…Nassirya cambierà;Nassirya tornerà a vivere;Nassirya ritornerà indipendente;A Nassirya sparirà la paura;A Nassirya la vita riprenderà il suo camminoE così verrà inondata di una dolce e nuova routine.182 - Critica alle storture del sistema partitico italiano, colmo di Uomini Politicamente Morti, che hanno ridotto la massima istituzione di un Paese e della democrazia in uno scontro tra tifoserie, dove al posto della squadra di calcio c'è il proprio schieramento politico. Il titolo, viene da un verso della prima canzone dell'album dei Megadeth, che s'intitola The System Has Failed, la cui associazione di pensieri risulta ovvia.
182 - Critica alle storture del sistema partitico italiano, colmo di Uomini Politicamente Morti, che hanno ridotto la massima istituzione di un Paese e della democrazia in uno scontro tra tifoserie, dove al posto della squadra di calcio c'è il proprio schieramento politico. Il titolo, viene da un verso della prima canzone dell'album dei Megadeth, che s'intitola The System Has Failed, la cui associazione di pensieri risulta ovvia.
Lotta diplomatica di insulti e ingiurie,In una guerra di parole e di citazioni,In una sala dal perimetro curvoNel quale si accende lo scontro,Senza esclusione di colpi,Al limite del politicamente corretto.Insulti, cori e applausi,Incitamenti e cameratismo,Azioni da stadio,In una sala dedita a dibattitiE a scontri politici per il beneDi un paese che, invece di beneficio,Ne trae solo danni e divisioni.Si pensa ai colori di partito,Ai propri interessi economici e politici,Alla propria scalata al potere,Usando principi e ideali.Accumulo delle cariche;Conflitto di interessi,Tangenti e corruzione ossessiva;Associazioni a delinquere;Crisi, debiti e nuove tasse;Scandali di percorsoDi parlamento e governo.Si pensa ai colori di partito,A mantenere una poltrona di potere,Alla propria libertà d'azione,Usando qualunque strumento.Non si parla di partitiMa di tifoserie politicheChe, indipendentemente da chi vi appartiene,O si sente schierato senza giusta causa,Dentro e fuori dalle camere.Si pensa ai colori di partito,Ai propri interessi economici e politici,Alla propria scalata al potere,Usando principi e ideali,Dati statistici e fattiPiù o meno provati,Dichiarazioni tendenziose,Piuttosto di fare gli interessiDel popolo che ha elettoQuei politici che della nazioneA stento ne sanno il nome.Ma la politica,Quella vera a propriaSulla gestione di uno stato,Dove va a finire?183 - Un presa di coscienza del tempo che passa, dei cambiamenti vissuti, e che quel periodo fatto di strada e delle grandi compagnie non c'è più. Non è più Tempo per Vivere, se non quello per cambiare pelle, evolversi, e iniziare a pensare al futuro, a costruire qualcosa oltre che a vivere il momento. Insomma il conto da pagare per una sindrome di Peter Pan che sentivo incastrarmi in una strana nostalgia, ingiustificata, e che rovinava momenti o giornata altrimenti serene.
183 - Un presa di coscienza del tempo che passa, dei cambiamenti vissuti, e che quel periodo fatto di strada e delle grandi compagnie non c'è più. Non è più Tempo per Vivere, se non quello per cambiare pelle, evolversi, e iniziare a pensare al futuro, a costruire qualcosa oltre che a vivere il momento. Insomma il conto da pagare per una sindrome di Peter Pan che sentivo incastrarmi in una strana nostalgia, ingiustificata, e che rovinava momenti o giornata altrimenti serene.
Mentre sei lontana nel mondoGuardo cos'è diventata la mia vita:Com'è diventata in questi mesi con te,Cosa ho perso, cosa ho conquistato,E tutto mi appare mutato, diverso,Così la malinconia abbraccia il mio corpo.Guardo indietro,Al mio lontano e vicino passato,E tristemente mi accorgo cheÈ passato il tempo dello skate in città;È passato il tempo dei murales in compagnia;È passato il tempo delle risse violente;È passato il tempo delle grandi e numerose amicizie;È passato il tempo dei sogni personali e individuali;È passato il tempo per me dei giorni felici e spensierati;Senza avere te accanto a rievocare quegli stati d'animo.È passato il tempo delle false illusioni;È passato il tempo della casa senza mura;È passato il tempo dell'autolesionismo;È passato il tempo della grande compagnia delle colonne;È passato il tempo in cui eravamo come una grande famiglia;È passato il tempo per me di quel periodo che popolarmenteÈ considerato il più felice nella vita di una persona comune.E ora mi accorgo del tempo che è passatoE che, mentre tutti intorno a me maturano,Io noto che non sono per niente cambiato,E intrappolato nella condizione di eterno adolescente,Non permetto alla mia persona di evolversi,Mentre la mia vita scivola incontrollataE, senza guida, oltre il punto di non ritorno.184 - Una metafore, o forse una similitudine, di una sensazione, scaturita da un'immagine: quella di essere Solo nel Vuoto, in caduto libera, senza riferimenti; la descrizione di una realizzazione del cambiamento che percepivo.
184 - Una metafore, o forse una similitudine, di una sensazione, scaturita da un'immagine: quella di essere Solo nel Vuoto, in caduto libera, senza riferimenti; la descrizione di una realizzazione del cambiamento che percepivo.
Sospeso nel vuoto,Fluttuo senza sostegno,Senza un possibile appoggioO un appiglio a cui aggrapparmi:Un sorriso al quale fare riferimentoUna voce familiare che dona conforto.Nel vuoto, la morte;Nel cuore, l'odio;Nella mente, la desolazioneE la solitudine più profonda.Nell'anima, la morte;Nel cuore, il nero;Nella mente, la disperazioneE la solitudine più radicata.C'era un tempo in cuiEro colmo di spirito di unione:Passione e sogni ardevano in meE un universo sovrappopolato,Puro, e poeticamente evocativo, eranoLa scenografia e l'essenza del mio mondo.Ma ora tutto è cambiato,Sparito o defunto,E solo il nulla mi sostiene.Nel vuoto, un corpo;Nel cuore, il male;Nella mente, la rassegnazioneE la solitudine più desolante.Solo, nel vuoto assoluto,Senza più la speranza,L'anima mi è stata strappata,I miei sogni negati dal mondo circostanteE ora piango il mio dolore disperato,Senza possibilità di tornare a vivere,Ma solo il triste vuoto,Oltre il punto di non ritorno.185 - Vi sono incertezze che non si posso cancellare, dubbi, mezze ipotesi e questioni in sospeso che rimarranno tali qualsiasi sia lo sforzo nel trovare una risposta, una risoluzione, perché questa non esiste o non è univoca nè unica, ma solo una tra tante ugualmente plausibili. Queste eterne incertezze non dipendono da noi, dalla nostra capacità, ma sono insolvibili per loro stessa natura, e questa sembra quasi legarle a quelle domande che nel testo 31 venivano ricordate, ma queste incertezze sono diverse e posso variare col tempo, e da persona a persona, e così se ognuno può averne, essere cosciente o averle seppellite nel profondo; mentre scrivevo questo Eterne Incertezze ho cercato di scrivere non solo le mie personali incertezza, ma di focalizzarmi su quelle che sono più generali e comuni possibile, in modo che chiunque possa immedesimarsi, cercando di far comprendere cosa mi ha mosso a scrivere questo testo.
185 - Vi sono incertezze che non si posso cancellare, dubbi, mezze ipotesi e questioni in sospeso che rimarranno tali qualsiasi sia lo sforzo nel trovare una risposta, una risoluzione, perché questa non esiste o non è univoca nè unica, ma solo una tra tante ugualmente plausibili. Queste eterne incertezze non dipendono da noi, dalla nostra capacità, ma sono insolvibili per loro stessa natura, e questa sembra quasi legarle a quelle domande che nel testo 31 venivano ricordate, ma queste incertezze sono diverse e posso variare col tempo, e da persona a persona, e così se ognuno può averne, essere cosciente o averle seppellite nel profondo; mentre scrivevo questo Eterne Incertezze ho cercato di scrivere non solo le mie personali incertezza, ma di focalizzarmi su quelle che sono più generali e comuni possibile, in modo che chiunque possa immedesimarsi, cercando di far comprendere cosa mi ha mosso a scrivere questo testo.
Se tutte le persone con doppia personalitàFossero possedute da un dio o un demone,Coma potremmo noi esseri umani accorgercene?E se i vincitori distorcono la verità,Mutando i fatti realmente accaduti,Come potranno le future generazioniConoscere la realtà delle cose?E se il mondo in cui viviamoFosse solo un pensiero divino,Come potremmo noi esseri umani conoscere la realtà?E se tutto fosse un sognoChe unanimamente condividiamo,Come potremmo semplicemente sospettareChe stiamo un'onirica illusione?Futili domande senza possibili risposte,Eterne incertezze dell'animo umanoChe mai diventeranno certe conoscenze.E se il nostro cervello fosse il vero fautoreDel destino assegnatoci dal divino,Come potremmo fuggire dal nostro certo futuro?E se tutti i sentimentiFossero il prodotto di reazioni chimiche,Quale strana essenza costituirà l'animaSe ciò che muove veramente una persona è quest'entità?Futili domande senza possibili risposte,Eterne incertezze dell'animo umanoChe mai diventeranno certe conoscenze.186 - Ricordo bene il momento in cui mi è venua l'ispirazione per questo testo. Stavo leggendo “Saint Seiya” (il manga da cui è trattato l'anime “I cavalieri dello zodiaco”) e la dichiarazione di Cassio nei confronti Shaina (Tisifone) mi ha dato l'ispirazione per far una cosa analoga a colei che all'epoca mi ispirava sentimenti simili. Volevo anch'io scrivere Per la mia Dea e così abbandonai la lettura, presi un foglio e riversai tutto il mio sentire nelle semplici parole che seguono.
186 - Ricordo bene il momento in cui mi è venua l'ispirazione per questo testo. Stavo leggendo “Saint Seiya” (il manga da cui è trattato l'anime “I cavalieri dello zodiaco”) e la dichiarazione di Cassio nei confronti Shaina (Tisifone) mi ha dato l'ispirazione per far una cosa analoga a colei che all'epoca mi ispirava sentimenti simili. Volevo anch'io scrivere Per la mia Dea e così abbandonai la lettura, presi un foglio e riversai tutto il mio sentire nelle semplici parole che seguono.
Per la mia deaPotrei sanguinare per l'eternità,Rinchiudere la mia anima nel vuoto;Potrei uccidere me stessoPer un suo desiderio,Vivrei una vita di tortureSe servisse alla sua felicità.Per meLei è la ragione della mia vita,Il Sole, la Luna e ogni cosa creata,E per lei farei qualunque cosa.Per la mia deaPotrei cambiare la mia anima,Sacrificarmi per starle sempre vicino;Mi sentirei morire dentroPer una sua lacrima,E farei qualunque cosaPer poterla cancellare per sempre.Per meÈ una dea scesa dal cielo,La stella più lucente della notte,E per lei farei qualunque cosa.Per te, che sei la mia dea,Sono rivolti i miei sogni e le mie preghiere,E per te farei qualunque cosa possibilePer cancellare le cristalline lacrimeChe bagnano il tuo divino e perfetto volto,Come il raggiante e solare sorriso che emaniQuando la felicità inonda il tuo corpo senza difetti.E per poter raggiungere questa metaVolgo lo sguardo al cielo dal quale sei discesaCon la speranza di capire meglio il tuo mondoE il segreto sogno di farne parte,Ma quando la mia mortale esistenza giungerà al termine,Per te, mia dea, diventerò una stella della notte astralePer vegliare sulla tua eterna, e spero felice, esistenza.187 - Questo testo è un'altra sperimentazione che avevo sempre voluto fare: mettere in poesia concetti scientifici o fare poesie scientifiche per metafore e simbologia trattata. Questo è il primo di vari, e per cercare di trasmettere la visione di un concetto ho provato a trasmetterla anche facendo attenzione al respiro che danno i singoli versi e le pause, sperando così, con questo cambio di stile, di facilitare la percezione del significato fisico di Zero Assoluto.
187 - Questo testo è un'altra sperimentazione che avevo sempre voluto fare: mettere in poesia concetti scientifici o fare poesie scientifiche per metafore e simbologia trattata. Questo è il primo di vari, e per cercare di trasmettere la visione di un concetto ho provato a trasmetterla anche facendo attenzione al respiro che danno i singoli versi e le pause, sperando così, con questo cambio di stile, di facilitare la percezione del significato fisico di Zero Assoluto.
Nessun suono,Nessun movimento,Non una radiazioneChe viaggia per il vuoto,Mentre l'aria congelataRicopre il terreno.Immobilità a livello subatomico;Immutabilità ed eterna staticitàSenza alcuna possibilità di cambiamento.Nessun liquido,Nessun vapore,Non un'energiaChe smuova il gelo,Mentre il vuoto sostituisceL'atmosfera planetaria.È lo zero assoluto che avvolge il mondo;È lo zero assoluto che annulla ogni forzaE sospende ogni forma di vita presenteFinché dall'esterno non giungerà un cambiamento.188 - A volte la stanchezza, conseguenza dell'eterna corsa che il mondo ci impone, si fa sentire. In quei casi, la testa vortica dolente, gli occhi fanno fatica a stare aperti, e senti il fisico bramare solo di lasciarsi andare, cedere a quella stanchezza, accantonando momentaneamente lo stress, i problemi e gli impegni presi fino a quel momento, e prendersi del tempo per noi stessi, per rilassarsi e magari dormire, salutando il mondo per sprofondare nel Sonno. Quando senti questo impulso cerchi di isolarti, con la musica, con il pensiero o fisicamente, lasciando il mondo esterno dal proprio, e Dormi. Forse in quelli che saranno i tuoi sogni onirici ritroverai a spinta di affrontare di nuovo le sfide del quotidiano, o dell'oblio momentaneo e naturale della ragione un ristoro fondamentale per guardare nelle cosa da fare domani. Per questo lasciatavi cullare da queste parole e poi dormite, per un domani da poter vivere intensamente e coscientemente. Dormite…
188 - A volte la stanchezza, conseguenza dell'eterna corsa che il mondo ci impone, si fa sentire. In quei casi, la testa vortica dolente, gli occhi fanno fatica a stare aperti, e senti il fisico bramare solo di lasciarsi andare, cedere a quella stanchezza, accantonando momentaneamente lo stress, i problemi e gli impegni presi fino a quel momento, e prendersi del tempo per noi stessi, per rilassarsi e magari dormire, salutando il mondo per sprofondare nel Sonno. Quando senti questo impulso cerchi di isolarti, con la musica, con il pensiero o fisicamente, lasciando il mondo esterno dal proprio, e Dormi. Forse in quelli che saranno i tuoi sogni onirici ritroverai a spinta di affrontare di nuovo le sfide del quotidiano, o dell'oblio momentaneo e naturale della ragione un ristoro fondamentale per guardare nelle cosa da fare domani. Per questo lasciatavi cullare da queste parole e poi dormite, per un domani da poter vivere intensamente e coscientemente. Dormite…
Lascia il mondo oltre quella porta.Abbandona la sofferenza fuori da questa stanza.Dimentica i problemi e tutti quei pensieriChe ti tormentano quando cala il buioE che non ti fanno dormire la notteMentre sei teso come un bambino in allertaPer paura di sentire qualunque rumoreProvocato dal Baubau;E dormi,Chiudendo gli occhi alla realtà,Rifugiandoti nel mondo oniricoDove ogni cosa è possibile,E anche se il mondo andrà avantiTu, per ora, dormi…Così ritroverai nuove speranzeE il calore in un tenero bacio,O la lucidità e le energie perse,Mentre la notte culla il tuo corpoTra due realtà collegate tra loro.Torna dalle tue fantasie più nascoste:Libera l'inconscio e il tuo lato irrazionale;Socchiudi le palpebre, mentre il nero ti avvolgeE ti spaventa perché simboleggia l'ignotoE perché nasconde i mostri della notteChe sono i simboli delle tue paure fin dall'infanzia,Così spariranno da soli quando MorfeoTi chiamerà al suo cospetto.E dormi,Chiudendo gli occhi alla realtà,Rifugiandoti nel mondo oniricoDove ogni cosa è possibile,E anche se il mondo andrà avantiTu, per ora, dormi…Così cancellerai le preoccupazioniE ritroverai di nuovo le forze,Forse una nuova motivazione,Mentre le morbide coperte ti abbraccianoE infondono in te un piacevole calore.Quindi ora dormi,E sogna:Sogna per il domani,Sogna per il piacere della tua anima,Sogna per visitare posti inaccessibili,Sogna per dar sfogo alla tua fantasia,Sogna per il solo piacere di farlo,Sogna per cercare nuovi da realizzare,Sogna per migliorare il mondo…Ma sogna,Perché i sogni sono come gemme dell'animaChe rispecchiano ciò che siamo nel profondo,E più facce hanno più sono puri,E più sono preziosi per chi li vive in prima personaE più preziosa e speciale diventa la persona che li ha generati.Ma quando sorge il mattinoE s'innalza la luce, apri gli occhi,E ritorna nel mondo reale,Il mondo che ha generato quei sogniE dal quale non ti sei mai realmente staccato,Per vivere la vita di tutti i giorniCon maggiore forza ed energia,Per sfruttare ogni singolo secondo a disposizione,All'inseguimento dei tuoi sogni da coronare.189 - Il Natale, come sempre, suona per me delle evocative melodie di Jon Oliva dei Trans-Siberian Orchestra e dei Savatage di “Dead Winter Dead”, una musica che si accompagna ad una malinconia assimilabile a quella di certi lavori del più nostalgico Tim Burton, il tutto avvolto dagli odori e dai sapori di un'infanzia che sbiadiva e di una casa che mi appartiene solo nella memoria, illuminato da luci intermittenti degne di un film ottantiano nella più classica delle ambientazione natalizie hollywoodiane. Le luci di Natale, sono loro l'emblema, l'essenza dell'atmosfera che si respira nell'avvento, che incarna e rievoca quella spirito e quella sensazione di attesa che riaccende sentimenti che, ciclici, ritornano quando il volgere del nuovo anno si avvicina e impone il resoconto di un'altra fetta della nostra vita che è passata e la programmazione dei progetti e degli obbiettivi per l'anno avvenire. Per me, questo periodo vuol dire, oltre a quanto già scritto, riaffrontare anche certi fantasmi del passato, rivivendo ogni anno tutte le feste invernali e gli avventi precedenti. Data l'immensa carica emotiva che ruota intorno a questo periodo, non potevo non canalizzare tutto questo in un testo: ed è così che è nato Luce di Natale, come sintesi ed essenza di ciò che quei simboli luccicanti mi trasmettono.
189 - Il Natale, come sempre, suona per me delle evocative melodie di Jon Oliva dei Trans-Siberian Orchestra e dei Savatage di “Dead Winter Dead”, una musica che si accompagna ad una malinconia assimilabile a quella di certi lavori del più nostalgico Tim Burton, il tutto avvolto dagli odori e dai sapori di un'infanzia che sbiadiva e di una casa che mi appartiene solo nella memoria, illuminato da luci intermittenti degne di un film ottantiano nella più classica delle ambientazione natalizie hollywoodiane. Le luci di Natale, sono loro l'emblema, l'essenza dell'atmosfera che si respira nell'avvento, che incarna e rievoca quella spirito e quella sensazione di attesa che riaccende sentimenti che, ciclici, ritornano quando il volgere del nuovo anno si avvicina e impone il resoconto di un'altra fetta della nostra vita che è passata e la programmazione dei progetti e degli obbiettivi per l'anno avvenire. Per me, questo periodo vuol dire, oltre a quanto già scritto, riaffrontare anche certi fantasmi del passato, rivivendo ogni anno tutte le feste invernali e gli avventi precedenti. Data l'immensa carica emotiva che ruota intorno a questo periodo, non potevo non canalizzare tutto questo in un testo: ed è così che è nato Luce di Natale, come sintesi ed essenza di ciò che quei simboli luccicanti mi trasmettono.
Luci che evocano magiaMi riportano al mio passatoSegnato da tragedie e lacrime,Da tristi e definitivi addii;Mi rapiscono dalla realtà,E la mia mente vaga di nuovo.Cammino nel buio del cieloIlluminato dalle luci di nataleE tutto mi appare distante,E tutto mi appare già visto,E riaffiorano antichi sentimentiChe avevo nascosto nel profondo del mio cuoreAssieme a mostri insaziabili che uccidono l'anima.Quelle dolci luci natalizieNon cambiano nel corso degli anni,Come non cambia l'atmosferaChe creano unendosi alle stelle,E mi sento smarrito nel labirinto,E mi chiedo se sono andato avanti col tempoO se sono rimasto fermo,Come una crisalide in attesa di cambiare.Cammino nelle strade di cittàIlluminato dalle luci di nataleE tutto mi rende malinconico,E tutto mi rende triste,E mi riportano al passato lontano,E mentre il mondo felice festeggia unitoLa solitudine scava il cuore e le ferite profonde.Quelle luci portano allegria,Regalano sorrisi e creano attesa,Ma non mi trovo in quella magiaPerché il mio cuore è come un diamanteChe rinfrange quelle luci natalizieE ormai è passionalmente rassegnato al vuoto,O forse sono proprio quelle luciChe in quel giorno mi hanno privato dell'anima.Luci di nataleChe gioia regalano a chi gioia custodisceE ancora più in alto fanno volareChi di ali è dotato e le sa usare;Luci di nataleChe solitudine regalano a chi è solo da tempoE che ancor più lacrime fanno versareA chi di rosso sangue ormai ha gli occhi;Luci di nataleChe per me portano tristezza e malinconia;Luci del buio che fanno risaltareLe tenebre che dentro di me si nascondo,Chissà cosa porteranno negli anni futuriA chi, come me, ha ancora cicatrici nel cuore.190 - Volevo scrivere un testo sul sesso e la lussuria che non fosse pacchiano e autocelebrativo come Pleasure Slave dei Manowar, o vittima della piattezza emotiva dei film porno. Colsi così il suggerimento della Marty di scrivere un testo simile, ma a mio modo, cercando di cogliere l'intimità e le variegate sensazione che in quei momenti avvolgono la mente e il corpo di entrambi, e che il motivo che mi spinge ogni volta a desiderare di rientrare Nel Regno della Lussuria. Non so se le parole di un me inesperto abbiano vinto la sfida: l'unica certezza che ho è che quanto segue ha regalato un sorriso a chi mi ha ispirato, che si aspettava un qualcosa di più superficiale e per questo è stata sorpresa positivamente, e tanto mi basta per ritenere questo esperimento riuscito, per me, anche se sul tema ci ritornerò un futuro.
190 - Volevo scrivere un testo sul sesso e la lussuria che non fosse pacchiano e autocelebrativo come Pleasure Slave dei Manowar, o vittima della piattezza emotiva dei film porno. Colsi così il suggerimento della Marty di scrivere un testo simile, ma a mio modo, cercando di cogliere l'intimità e le variegate sensazione che in quei momenti avvolgono la mente e il corpo di entrambi, e che il motivo che mi spinge ogni volta a desiderare di rientrare Nel Regno della Lussuria. Non so se le parole di un me inesperto abbiano vinto la sfida: l'unica certezza che ho è che quanto segue ha regalato un sorriso a chi mi ha ispirato, che si aspettava un qualcosa di più superficiale e per questo è stata sorpresa positivamente, e tanto mi basta per ritenere questo esperimento riuscito, per me, anche se sul tema ci ritornerò un futuro.
Sento ancora il tuo odoreSulle mie mani ora asciutte;Il mio corpo è ancora caldoPer il calore del tuo abbraccio,Mentre sento ancora il saporeDella tua lingua che cerca la mia.Brividi percorrono il mio corpo:Eredità della pazzia sensoriale,Quando da due esseri distintiDiveniamo un'unica creaturaPriva della vergogna e del pudore,Come quando eravamo nell'Eden.Entrambi nel corpo dell'altro,Mentre ti sembra di precipitare nel vuoto,Mentre ci sembra che la nostra anima stia per esplodere,In quel regno fatto di sensazioni chiamato lussuria.Nel regno della lussuriaIstinti animali si fondono ai sentimenti umaniE il mondo circostante diventa pura scenografiaPerché solo due nudi corpi sono al centro dell'universo.Risuona ancora la tua voceNella mia mente estasiata,Il tocco della pelle su di meChe segue il ritmo dei sospiriChe, aumentando di volume,Esternano il tuo coinvolgimento.Nel regno della lussuriaSensazioni animali si fondono al piacere umanoE le più profonde fantasie diventano una sospirata realtàMentre il tempo sembra sparire quando due anime si uniscono.Ogni cosa si unisce in quell'atto:I nostri corpi in fibrillazione,Le nostre febbrili anime,Le nostre sensazioni che risuonanoE che si amplificano progressivamenteAumentando la loro intensitàFino a sentire noi stessiSalire ed infine esplodereMentre una rilassata gioia invade il corpo.Il regno della lussuriaMi richiama e invade i miei pensieri,Riempie il mio passato di ricordiE del desiderio irrefrenabileDi ritornare al più prestoIn quel regno di piacere fisico e mentale.191 - Camminavo tra le strade di Bernareggio di ritorno dalla casa della nonna di Pozza quando mi ritrovai contemplare l'atmosfera circostante di quelle Strade Notturne. È uno scorcio diverso da Romantic Nightlight.
191 - Camminavo tra le strade di Bernareggio di ritorno dalla casa della nonna di Pozza quando mi ritrovai contemplare l'atmosfera circostante di quelle Strade Notturne. È uno scorcio diverso da Romantic Nightlight.
Cammino da solo in una città desertaMentre il cielo nero è coperto di nuvoleE il sole è morto da ore all'orizzonte.Il vento canta in lontananza il suo lamentoA tratti coperto dallo scrosciare dell'acquaChe dagli annaffiatoi, come pioggia, cade sul verde:Il fruscio delle foglie in balia di EoloSi alterna dolcemente al suono naturale dei grilli.Solo, nel buio naturale, sono l'unica creatura vivente,Tranne l'antica preda dei felini che mi taglia la strada,Che cammina sotto la luce dei lampioni cittadini,E sento che la notte è miaE sembra che tutto sia a mia disposizione.Ombre informi ricoprono l'asfalto bagnato,E una macchina solitaria attraversa il terminatore,Spezzando l'armonia di una musica naturaleChe risuona ogni notte per le stradeDi una città senza nome e senza anima, come le altre.Cammino da solo, in una città deserta,Per le strade oscure nella notte insonneE solo le luci artificiali illuminano il mio camminoMentre nel vuoto si propagano dei suoniChe normalmente verrebbero trascurati o copertiDalla frenesia portata dalla luce diurnaMa che ora costituiscono la parte caratterizzanteDelle strade notturne della città.Cammino da solo in una strada desertaMentre il cielo nero sconvolge ogni aspettoDi comuni paesaggi rendendoli cupa poesia.192 -Questo testo scritto Per la Nuova Generazione di Writers nasce per essere una dedica, un tributo, mentre durante l'autogestione del molinari si facevano murales in cortile. Fino all'ultimo momento ho sperato che questi versi venissero riportati su quei muri che tanto hanno visto di me e della mia crescita, ma alla fine era troppo per scriverlo sulle pareti della palestra.newline Piccola curiosità: il testo contiene una citazione di un ex-allievo del Molinari noto al grande pubblico per le sue rime e le sue canzoni rap.
192 -Questo testo scritto Per la Nuova Generazione di Writers nasce per essere una dedica, un tributo, mentre durante l'autogestione del molinari si facevano murales in cortile. Fino all'ultimo momento ho sperato che questi versi venissero riportati su quei muri che tanto hanno visto di me e della mia crescita, ma alla fine era troppo per scriverlo sulle pareti della palestra.newline Piccola curiosità: il testo contiene una citazione di un ex-allievo del Molinari noto al grande pubblico per le sue rime e le sue canzoni rap.
Tag, Murales,Immagini visive di una cultura sotterraneaNata in aree metropolitaneCome forma di espressione di un movimento in continua evoluzioneDecorano il grigiore cittadino con l'arte stradale.Sembrano solo scritte insensateAgli occhi di chi non capisce la mentalitàChe li ha fatti nascere nei pensieriDi quelle persone che fanno delle paroleUn quadro moderno.Firme e CapolavoriDi illegali pittori che esternano i loro pensieri,Attraverso il colore e le parole,In mute visioni di un'arte che non conosce il limite di espressione.Come se private di una qualsiasi censura personale.Sembrano solo scritte insensateA chi non riesce a comprendere i caratteriCon i quali sono composte quelle opereChe rispecchiano l'animo e la sensibilitàDei loro ideatori.A ritmo di una musica ritmataLa seconda generazione di writers manifestaIl suo messaggio su teli edili, o muri d'oppressione,E colora di vive tonalità una giungla di grigio asfalto.193 - Questo è l'ultima introduzione che scrivo, non perché il testo sia legato a qualcosa di particolarmente difficile da rievocare (sapete bene ormai che ci sono stati testi ben più difficili e duri da trattare per me), ma perché oggi, 25 aprile 2022, si conclude una parte del viaggio per me vitale, che ha contribuito ad essere chi sono ora. Far riemergere frammenti dalla Nebbia di un Passato Distante è risultato qualcosa capace e cucire le ferite e far sbiadire le cicatrici. E ora solo l'ultima tappa rimane: il Diario in Prosa che troverete completo dopo tutti i testi. Io intanto mi lascio trasportare dalla malinconia, dalle lacrime, e un po' dal dolore, lungo le strade della mia Milano, partendo da Parco Sempione.
193 - Questo è l'ultima introduzione che scrivo, non perché il testo sia legato a qualcosa di particolarmente difficile da rievocare (sapete bene ormai che ci sono stati testi ben più difficili e duri da trattare per me), ma perché oggi, 25 aprile 2022, si conclude una parte del viaggio per me vitale, che ha contribuito ad essere chi sono ora. Far riemergere frammenti dalla Nebbia di un Passato Distante è risultato qualcosa capace e cucire le ferite e far sbiadire le cicatrici. E ora solo l'ultima tappa rimane: il Diario in Prosa che troverete completo dopo tutti i testi. Io intanto mi lascio trasportare dalla malinconia, dalle lacrime, e un po' dal dolore, lungo le strade della mia Milano, partendo da Parco Sempione.
Quella nebbia che rischiara il cielo,Che rievoca in me i ricordiDi un passato surreale e malinconico,Che sbiadisce la realtà fino al ricordo,Mi riporta indietro nel tempo.Dal mio passato fuoriesce una sensazioneChe sulla mia pelle corre come un brivido,E guardando questo paesaggio urbano,Queste vie che si intrecciano, creando una rete,Ammantate debolmente da un'intensa foschia,Mi riportano al tempo vissuto in strada,A quelle forti sensazioni che ormaiSi sono spente definitivamente nel mio cuoreTranne in qualche giorno invernaleQuando s'infiamma di nuovo per pochi attimi.Quella nebbia che rischiara il cieloChe rievoca in me i ricordiDi un passato surreale e malinconicache sbiadisce la realtà fino al ricordoMi riporta indietro nel tempo.Quella bianca foschia è colma di ricordi lontaniE nasconde i cambiamenti avvenuti nel tempo.Quella foschia è colma di ricordi lontani,Di sensazioni che mai ritorneranno a vivere,Intense come nel periodo in cui correvanoSulla mia pelle, fredda come il paesaggio.Tutto sembra diverso ora davanti ai miei occhiMa malinconico e somigliante ad attimi lontani,Che mai più potranno ritornare attualiSe non in giornate nebbiose che invocano semplici ricordi.Quella nebbia che rischiara il cielo,Che rievoca in me i ricordiDi un passato surreale e malinconico,Che sbiadisce la realtà fino al ricordo,Mi riporta indietro nel tempo.Quella nebbia che rischiara il cielo,Che rievoca in me dei ricordiDi un passato che ormai è lontano;Quell'atmosfera surreale e malinconicaChe sbiadisce la realtà fino al ricordo,Mi riporta indietro nel tempo,Quando tutto era diverso e forse più facile,Quando i sogni erano ancora vivi e ardentiQuando un sorriso poteva cambiare una giornataE forse anche quel nostro piccolo mondo,Quando il tempo scorreva veloce per le stradeDi una città di molteplici e dagl'infiniti volti,Quando, quella dolce e avvolgente coltre bianca,Ci avvolgeva in un gelido abbraccio invernaleE non ci rendeva malinconici, ma ci faceva credereDi vivere in uno stralcio di un prossimo paradisoDestinato solamente a noi giovani sognatori.194 - All'origine della stessa stanchezza di Sleep, dello stesso confronto, prima di cedere, di lasciarsi andare, il bisogno di trovare un conforto, un qualcosa che permetto di percepire un qualsiasi calore, nonostante la solitudine; un Calore Invernale, un palliativo, nella speranze basti per non cedere all'oblio.
194 - All'origine della stessa stanchezza di Sleep, dello stesso confronto, prima di cedere, di lasciarsi andare, il bisogno di trovare un conforto, un qualcosa che permetto di percepire un qualsiasi calore, nonostante la solitudine; un Calore Invernale, un palliativo, nella speranze basti per non cedere all'oblio.
Quando ti ricade addosso il cinismo del mondo,Quando credi che l'intero sistema complotti contro di te,Quando il sistema nervoso e il panico ti braccano l'anima,Quando la tempesta interiore sembra travolgere la tua mente,Quando la stanchezza domina ogni parte del tuo essere,Il cielo si espande:Senti il bisogno del calore invernale.Il calore invernale,Un calore innaturale, artificiale,Che può essere provocato da una morbida copertaO dall'amore di chi soffre per il tuo dolore.Quando i nervi sono tesi come le corde di un violino,Quando non controlli più il tuo corpo e tremi ininterrottamente,Quando ti senti messo con le spalle al muro e abbandonato da tutti,Quando il cielo ti sembra totalmente nero anche se è tersoQuando credi che niente su questa terra ti possa aiutareA cancellare il male,Senti il bisogno del calore invernale.Il calore invernale,Un calore innaturale, artificiale,Che può essere provocato da una morbida copertaO dall'amore di chi soffre per il tuo dolore.Quando il futuro non esiste e il passato ti tormenta,Quando ogni speranza ti sembra vana e colma di falsità,Quando inizi a pensare come placare il dolore che attanaglia il cervello,Quando il mondo scompare, inghiottito dalle onde della disperazione,Quando tutto sembra irrecuperabile e irrimediabilmente compromesso,L'unica cosa che rimaneÈ il bisogno del calore invernale.Il calore invernale,Un calore innaturale, artificiale,Che può essere provocato da una morbida copertaO dall'amore di chi soffre per il tuo dolore.Ma la solitudine e l'impraticabilitàImpediscono ogni possibilità di aiuto,E altro non rimane che l'usoDi artificiali strumenti umaniCreati per placare o amplificareQuel gelo che uccide le persone.Il calore invernale,Un calore innaturale, artificiale,Che può essere provocato da una morbida copertaO dall'amore di chi soffre per il tuo dolore,O dalla tua unica fonte di evasione dal mondoChe nessuno potrà mai toglierti né negare:Le visioni oniriche notturne chiamate sogni.195 - Le lacrime, come i sorrisi, possono assumere diversi significati, esprimere per fermare diversi sentimenti…È da questo che nasce questo testi: Per ogni lacrima che piangi, come a voler riuscire a mettere a fuoco una delle reazioni umane fondamentali, che arriva a battezzarci nel momento stesso in cui veniamo al mondo; il tutto guidato da Tears dei Rush, che ha permesso (in tre riprese) di rievocare lo stato d'animo utile a immergermi nella scrittura.
195 - Le lacrime, come i sorrisi, possono assumere diversi significati, esprimere per fermare diversi sentimenti…È da questo che nasce questo testi: Per ogni lacrima che piangi, come a voler riuscire a mettere a fuoco una delle reazioni umane fondamentali, che arriva a battezzarci nel momento stesso in cui veniamo al mondo; il tutto guidato da Tears dei Rush, che ha permesso (in tre riprese) di rievocare lo stato d'animo utile a immergermi nella scrittura.
Lacrime di commozione,Lacrime di disperazioneLacrime senza storia né motivazione…Per quanti motivi si può piangere?Puoi sentire qualcosa dentroDi incontenibile e indefinibileChe non puoi trattenere,Che non puoi nascondere,E che solo le dolci e intense lacrimePossono raccontare e descrivere quella sensazione.Lacrime di tristezza,Lacrime di sorpresaLacrime di un sogno infranto…Per quanti motivi si può piangere?Per un recente abbandono,Per la gioia di un incontroPer la rabbia incontenibile,Per la disperazione,Per la delusione e il tradimento,Per una nuova vita che sta nascendo.Lacrime di purezza,Lacrime di incertezzaLacrime di paura per la vita che finisce…Ogni lacrima che piangiÈ la manifestazione di un sentimentoChe non puoi trattenere dentro di teE che le sole parole non sono sufficientiA esprimere l'intensità e l'importanzaDi ciò che ha generato quelle gocceChe segretamente versiQuando la notte è profondaE la solitudine non ferisce la tua reputazione.Lacrime di malinconia,Lacrime di speranza,Lacrime di eroi e vigliacchi sconfitti…Che il mattino asciugherà indistintamenteSenza riconoscere a chi esse appartenevanoO per quale motivo sono state versate.196 - Mi volevo cimentare in qualcosa di diverso e cogliere la sfida di scrivere un testo ironico, genere mai affrontato prima da me, e ho deciso di ispirarmi alla famiglia Bush, entrambi guerrafondai, e al famoso gioco in scatola, incentrato sulle guerre di conquista in cui ogni giocatore ha un obiettivo specifico (quello dei Bush era palesemente il Golfo): Risiko. Non forse uno dei migliori, ma sicuramente un testo in cui mi sono divertito per scriverlo e ci ho messo sicuramente meno nel completarlo rispetto alla durata media di una partita (e durante il quale nessun rapporto di amicizia è stato maltrattato).
196 - Mi volevo cimentare in qualcosa di diverso e cogliere la sfida di scrivere un testo ironico, genere mai affrontato prima da me, e ho deciso di ispirarmi alla famiglia Bush, entrambi guerrafondai, e al famoso gioco in scatola, incentrato sulle guerre di conquista in cui ogni giocatore ha un obiettivo specifico (quello dei Bush era palesemente il Golfo): Risiko. Non forse uno dei migliori, ma sicuramente un testo in cui mi sono divertito per scriverlo e ci ho messo sicuramente meno nel completarlo rispetto alla durata media di una partita (e durante il quale nessun rapporto di amicizia è stato maltrattato).
Il mondo è un gioco in scatolaDove, intorno a un tavolino,Programmi strategie di guerraE applichi il tuo segreto pianoAll'inseguimento di un obiettivoChe solo tu conosci fino in fondo.Posiziona le armateSul territorio da conquistare;E il dado è tratto:Chissà chi perderà questa battaglia?Chissà qual è il suo obiettivo?Africa, Oceania o Europa,Le Americhe o la grande Asia,Sono solo nomi di continentiChe ti procurano altre armatePer conquistare l'assegnata metaE vincere la tua personale partita.Posiziona le armatePer sconfiggere il tuo avversario;E il dado è tratto:Chissà quali saranno le conseguenze?Chissà chi vincerà la partita?Il mondo è un campo di battagliaE le nazioni sono avamposti strategiciDa conquistare e difendere duramentePerché mezzo di un prossimo successo,E allora conquista il territorio avversarioAnticipando le sue prevedibili mosse.Posiziona le armatePer aumentare il tuo potenziale,E il dado è tratto:Chissà quante perdite ci saranno?Chissà quanti carriarmatini perderai?Gioca anche tu a Risiko:Tutti i potenti del mondo lo fanno;Anche Napoleone e il grande Cesare.Rivivi le battaglie o crea nuove campagne;È il gioco preferito dei signori della guerra,E questo la famiglia Bush lo sa bene;Quindi intraprendi anche tuUna tua personale guerraSenza nessun alleato,Solo spietati avversari,E ricorda sempre che:O distruggi o soccombi!Posiziona le armate.Il mondo è solo un giocattolo.Il dado è tratto, distanti, bussole E la guerra che hai scatenatoOrmai non si può più fermare.197 - Non solo luci distanti, bussole in un cielo altrimenti nero, ma in lontananza le progenitrici: parenti che risplendono su retaggio ancestrale solo di recente riconsiderato, riscoperto, e al quale mi sento appartenere. Perché ciò che siamo tutti noi terrestri (come ogni pianeta e perfino il Sole) è Polvere di Stelle, cenere che si riaccende a nuova vita… e una nuova ispirazione, per esprimere un senso di appartenenza alla lontana, oltre al fascino e la meraviglia che questi corpi celesti non hanno mai smesso di suscitarmi.
197 - Non solo luci distanti, bussole in un cielo altrimenti nero, ma in lontananza le progenitrici: parenti che risplendono su retaggio ancestrale solo di recente riconsiderato, riscoperto, e al quale mi sento appartenere. Perché ciò che siamo tutti noi terrestri (come ogni pianeta e perfino il Sole) è Polvere di Stelle, cenere che si riaccende a nuova vita… e una nuova ispirazione, per esprimere un senso di appartenenza alla lontana, oltre al fascino e la meraviglia che questi corpi celesti non hanno mai smesso di suscitarmi.
Tutti noi siamoPolvere di stelle derivanti dal Sole,Composti da atomi che videro l'origine:Il folgore iniziale della prima esplosione.Siamo figli degli abissi sideraliDei profondi meandri dell'universo.Polvere di stelle:Il materiale che plasma l'universo,L'anima mutevole di una creazione in espansione,Unica essenza di un'opera diversificata.Tutti noi siamoPolvere di un'antica stella cometa,Generata dall'evoluzione di detritiDella coda di un astro che taglia il cielo.Siamo figli dei corpi celesti:Degli elementi unitari dell'universo.Polvere di stelle:Il materiale che plasma l'universo,L'anima mutevole di una creazione in espansione,Unica essenza di un'opera diversificata.Tutti noi siamo polvere di stelle,E nelle notti magiche di luna nuovaPuoi sentirti circondare da un flusso celesteChe, illuminato da intermittenti luci bianche,Ti avvolge e ti trasporta nel profondo di un cieloAll'origine di un mondo che dentro di te viveE, come una supernova esplode in energia,Che dona la forza di sognare di volare in alto,Al di sopra di ogni cosa creata dall'umana razza,Concedendoti la chiave per un magico mondo sideraleChe è sotto gli occhi di tutti noi,Che è dentro tutti noiPerché è la parte della nostra animaCapace di sognare e di vivere lontana dal mondoCreato intorno a noi, ma indivisibile dalla sua origine astrale,In quanto tutti noi discendiamo dalle stelle.198 - Ci sono persone che vanno ricordate, momenti e ricorrenze che come la marea ti travolgono con frammenti del passato, episodi condivisi, incastonati nella memoria e nella terra, come nelle espressioni e nei ricordi delle persone con cui li si ha condivisi. Ci sono atmosfere, circostanze, libere associazioni mentali, scatenate da date che ciclicamente ritornano, e certe volte (quelle volte) bastano poche note, o il verso di una canzone, a riportare in vita istantanee di ciò che è stato e mai più sarà, mentre altre volte è un fatto di clima ed altre ancora semplicemente una mera questione di calendario; e poi ci sono quelle volte in cui tutto questo concorre a rievocare l'immagine di chi abbiamo amato e se n'è andato, perduto in questo dedalo di sensazioni e immagini che risiedono nella mente che guarda indietro, come sempre, e per me questo accade nel periodo natalizio, in cui l'amalgama di ogni dettaglio mi riporta alla mente tutta la mia vecchia compagnia, in particolare Emilyn e Stella tra tutte le persone ho perso lungo il tortuoso cammino della vita: e tutto questo culmina il 26 dicembre,il mio personale giorno della memoria ne quale, come in ogni giorno simile, si rimembra ogni perdita, Il Giorno dell'Addio.
198 - Ci sono persone che vanno ricordate, momenti e ricorrenze che come la marea ti travolgono con frammenti del passato, episodi condivisi, incastonati nella memoria e nella terra, come nelle espressioni e nei ricordi delle persone con cui li si ha condivisi. Ci sono atmosfere, circostanze, libere associazioni mentali, scatenate da date che ciclicamente ritornano, e certe volte (quelle volte) bastano poche note, o il verso di una canzone, a riportare in vita istantanee di ciò che è stato e mai più sarà, mentre altre volte è un fatto di clima ed altre ancora semplicemente una mera questione di calendario; e poi ci sono quelle volte in cui tutto questo concorre a rievocare l'immagine di chi abbiamo amato e se n'è andato, perduto in questo dedalo di sensazioni e immagini che risiedono nella mente che guarda indietro, come sempre, e per me questo accade nel periodo natalizio, in cui l'amalgama di ogni dettaglio mi riporta alla mente tutta la mia vecchia compagnia, in particolare Emilyn e Stella tra tutte le persone ho perso lungo il tortuoso cammino della vita: e tutto questo culmina il 26 dicembre,il mio personale giorno della memoria ne quale, come in ogni giorno simile, si rimembra ogni perdita, Il Giorno dell'Addio.
Ogni anno cade nei primi giorni invernali,Quando il mondo celebra le proprie feste,Siano esse civili o di origine religiosa,E mentre il lato migliore di ogni personaRitorna alla luce in questo magico periodo,Puntuale ritorna il dolore nel mio cuore,Una disperata e desolante sofferenzaChe mi attanaglia e distrugge l'anima.Ogni anno ricade nei primi giorni invernali,Quando il mondo spense il mio raggio di luceE con esso il mio già triste sorriso,Uccidendo per sempre anche il mio spirito natalizio;Ogni anno ricade questa triste ricorrenzaChe mi riporta indietro al mio passato,Quando la solitudine era un ricordo d'infanzia.Il giorno dell'addio,Il giorno dell'abbandonoIn occasione dell'anniversarioDella morte di una persona cara,E tutto viene recuperatoDal filtro del passatoE ogni simile dolore ritorna alla luce.Il raggio di luce si spegne,La fata vola libera nel cielo,Un'invisibile amica si è volatilizzata,Un amico parte per l'ignoto,Una compagnia si disperde nel mondo,Dei fiori sono appasiti velocemente,E solo in un giorno tutto riappareNella memoria non ancora logorata dal tempoPer ricordare un passatoChe non deve sparire mai,Che non deve essere dimenticato.Per lei sono morto dentro,Consumato spiritualmente e fisicamente,E mi ha portato via la mia personalità,E ora altro non mi rimane,Per quella stella che mi sostiene,Che un amore di seconda mano, consumato,Quando lei è l'unicaChe mi è sempre stata accantoQuando il mio mondoDiventava una tetra landa desertica.Per lei ho visto la luce al limite della vita,Spingendomi fino al confine,Sacrificando preziosi sogni e lacrime,Ed ora non rimane altroPe una stella nera che mi sostieneChe un amore consumato dal dolore,Quando lei è stata, ed è, l'unico raggio di luceChe illumina la mia vita densa di ombreE di segreti negli abissi della ragione.199 - A volte cerchi di urlare il tuo dolore ma nessuno sente; cerchi di esprimerti, ma le circostanze annullano ogni possibilità; e anche quando, nonostante manchi il respiro, l'aria emerge dai tuoi polmoni per portare il tuo contributo, le tue idee, il tuo pensiero o anche solo la tua opinioni, ciò che esce è solo una Voce Silenziosa … e altro non rimane che questa parola a descrivere quella solitudine: quella frustrazione altrimenti inesprimibile.
199 - A volte cerchi di urlare il tuo dolore ma nessuno sente; cerchi di esprimerti, ma le circostanze annullano ogni possibilità; e anche quando, nonostante manchi il respiro, l'aria emerge dai tuoi polmoni per portare il tuo contributo, le tue idee, il tuo pensiero o anche solo la tua opinioni, ciò che esce è solo una Voce Silenziosa … e altro non rimane che questa parola a descrivere quella solitudine: quella frustrazione altrimenti inesprimibile.
Silenziosa voce,Muta espressione di suonoDi una persona ignorata,Vuote parole perse nel ventoChe nessuno mai udirà.Cerchi di portare le tue idee agli altriPerché sai che potrebbero migliorare qualcosa,E ci credi talmente tantoChe non vedi l'ora di vederle realizzate,Ma le tue corde vocali emettono suoniChe vengono sopraffatti dai rumori dell'ambiente.Silente voce senza espressione,Silente voce senza emozione,Silente voce priva di significato,Il tuo muto suono si disperdeNell'ambiente circostante.Atona voce di un pensiero senza ragione,Flebile suono senza certa origine,Nasci e muori in un unico attimo chiamato vitaMa nessuno coglie il messaggio della tua esistenzaE, schiacciata dall'inquinamento acustico,Sei sparita dal mondo senza più farvi ritorno.Silente voce senza convinzione,Silente voce senza concezione,Silente voce priva di perseveranza,Il tuo muto suono si disperdeNell'ambiente circostante.Nessuna fonte vitale ti percepisce,Neanche il vento supporta il tuo messaggioMa in esso si vanifica e perisceE sparisce senza lasciare alcuna tracciaDi un'esistenza rimasta nell'anonimatoChe ora fluttua nell'oblio profondo,Senza speranza per un ritorno,Senza speranza che qualcuno ricordiIl messaggio trasportato dalle tue parole.Cercavi di comunicare i tuoi sentimenti,Tentavi di condividere il tuo sapere,Volevi trasmettere il tuo io agli altri,Desideravi esternare i tuoi pensieri al mondo,Ma neanche chi ti ha creatoSi ricorda della tua inutile e superflua esistenza.Silente voce senza più motivazione,Silente voce senza più intenzione,Silente voce priva di concretezza,Il tuo muto muto suono si disperdeNell'ambiente circostante.200 - I sogni portano spesso con sé il seme della delusione che, se anche non germoglierà, nasconde comunque la sua conclusione dopo la sua realizzazione; in entrambi i casi si prospetta una vita da vivere quando le ceneri di quel desiderio ardente si diradano, disperdendosi in ricordi, rimpianti o rimorsi. Vivendo Oltre i Sogni si rimane privi di dolori, di ogni possibile ulteriore visione o rancore; è a questo che ho pensato scrivendo questo testo: a vivere finalmente libero dai propri sogni (i padroni della propria vita) ma questo, in fondo, è un altro sogno.
200 - I sogni portano spesso con sé il seme della delusione che, se anche non germoglierà, nasconde comunque la sua conclusione dopo la sua realizzazione; in entrambi i casi si prospetta una vita da vivere quando le ceneri di quel desiderio ardente si diradano, disperdendosi in ricordi, rimpianti o rimorsi. Vivendo Oltre i Sogni si rimane privi di dolori, di ogni possibile ulteriore visione o rancore; è a questo che ho pensato scrivendo questo testo: a vivere finalmente libero dai propri sogni (i padroni della propria vita) ma questo, in fondo, è un altro sogno.
Oltre i confini dell'immaginazione,Oltre i limiti della realtàE oltre gli occhi che mi nascondono il tuo mondo,Noi, figli della razza angelicaVoleremo alti nel cielo, oltre le nuvole,Sopra ogni vana illusione:Sorvoleremo ogni singola delusione.Anime pure discese da un paradiso infernale,Noi vivremo oltre quest'esistenza,Così scopriremo cosa si provaVivendo oltre il traguardo dei sogni.Oltre ogni pensiero o desiderio,Oltre ogni sospiro di un dolce amoreE oltre la fiaba che fonde realtà e magia,Noi, figli della razza angelica,Voleremo soli nell'infinito, oltre i sogni,Sopra ogni cosa creata:Sorvoleremo il mondo delle idee.Anime pure discese da una prigione paradisiaca,Noi vivremo oltre quest'eternità,Così scopriremo cosa si provaVivendo oltre il traguardo dei sogni.Oltre la realtà,Oltre le falsità,Oltre i ricordi,Oltre i limiti dell'immortalità,Noi figli della razza angelicaVivremo oltre il regno dei sogni.201 -Questo è il tributo alla vita di un uomo, un ferroviere con la passione dei treni, un padre di famiglia, un marito premuroso, un nonno amorevole; una bella persona che no stato capace di conoscere nell'unica occasione che ho avuto, e ora ciò che so e ricordo è quasi totalmente frutto dei racconti che mi sono stati fatti e dell'affetto manifesto in quei suoi ultimi giorni da parte di tutte le persone che lo circondavano. Se non lo conoscevo, perché scrivere un testo, un tributo, da mettere nella tomba per accompagnarlo nel Viaggio sul Treno dell'Ignoto? Semplicemente per tutte le persone a lui legate, e che costituivano gran del mio mio mondo, e per la persona che ha contribuito a renderle ciò che erano in quel momento e che sono ora.
201 -Questo è il tributo alla vita di un uomo, un ferroviere con la passione dei treni, un padre di famiglia, un marito premuroso, un nonno amorevole; una bella persona che no stato capace di conoscere nell'unica occasione che ho avuto, e ora ciò che so e ricordo è quasi totalmente frutto dei racconti che mi sono stati fatti e dell'affetto manifesto in quei suoi ultimi giorni da parte di tutte le persone che lo circondavano. Se non lo conoscevo, perché scrivere un testo, un tributo, da mettere nella tomba per accompagnarlo nel Viaggio sul Treno dell'Ignoto? Semplicemente per tutte le persone a lui legate, e che costituivano gran del mio mio mondo, e per la persona che ha contribuito a renderle ciò che erano in quel momento e che sono ora.
Un treno di speranza e di incertezza,Colmo di anime simili, vola nell'eternità,Conduce i passeggeri verso un'ignota metaDove un'altra vita inizia,Dove i sogni si uniscono alla realtàE dove anche a spiriti neonatiPossono crescere le ali dell'immortalità.Io lo so, volerai come gli angeli del cielo,Sorretto dal vento del nostro ricordo di teE del tuo sorriso, della tua storia sulla terra,Come un angelo custode per chi ti ha amato.Volerai tra le parole di chi parlerà di te,Della tua semplicità e della tua grandezza,Della tua umanità e della tua vitalità.Volerai… e vivraiNella discendenza degna del tuo nome,Vivrai per guidarci alle porte del futuro,Nell'attesa di tempi finalmente felici.Vivrai una doppia vita eternaDivisa tra la memoria terrenaE la tua celeste esistenza.Ed ora noi, ordinari passeggeriDi comuni treni senza bussola,Senza meta ne strada,Siamo scesi ad una nota fermataPer salutarti prima della tua partenzaE ringraziarti un'ultima voltaPrima di riprendere il nostro viaggioLungo i binari della vita.202 - Questo testo nasce da una grandissima passione che ciclicamente ritorna in vita e si riaccende: nata con i fumetti Disney, approdata poi ai manga tra le scuole medie e quelle superiori, e poi giunto, nel periodo in cui frequentavo l'I.T.I.S. Molinari, ai bonellidi. È proprio in quest'ultimo periodo e dalla mia passione per Nathan Never e Dylan Dog che decisi di leggere “Eroi di inchistro” di Antonio Serra, sceneggiatore di quest'ultima serie e co-creatore della prima insieme a Michele Medda e Bepi Vigna. È stato quel libro sull'Arte Fumettistica che mi ha dato l'ispirazione per scrivere questo tributo all'arte sequenziale (o, sempre per usare le parole di Will Eisner, la nona arte) che insieme alla musica mi ha regalato emozioni intense, mi ha fatto crescere e sentire vivo a prescindere da tutto quello che poteva capitare nel susseguirsi degli eventi e della quotidianità.
202 - Questo testo nasce da una grandissima passione che ciclicamente ritorna in vita e si riaccende: nata con i fumetti Disney, approdata poi ai manga tra le scuole medie e quelle superiori, e poi giunto, nel periodo in cui frequentavo l'I.T.I.S. Molinari, ai bonellidi. È proprio in quest'ultimo periodo e dalla mia passione per Nathan Never e Dylan Dog che decisi di leggere “Eroi di inchistro” di Antonio Serra, sceneggiatore di quest'ultima serie e co-creatore della prima insieme a Michele Medda e Bepi Vigna. È stato quel libro sull'Arte Fumettistica che mi ha dato l'ispirazione per scrivere questo tributo all'arte sequenziale (o, sempre per usare le parole di Will Eisner, la nona arte) che insieme alla musica mi ha regalato emozioni intense, mi ha fatto crescere e sentire vivo a prescindere da tutto quello che poteva capitare nel susseguirsi degli eventi e della quotidianità.
Nero sangueScorre su fogli di cartaE crea nuovi mondi irrealiDove si svolgono sogni seriali,E diafane sensazioni scorrono su pagine bicromaticheMentre le storie vivono il loro tempo.Un arte riconosciuta di recente,Nata dall'intrattenimento popolare,Che unisce il disegno e la scrittura,Fondendo il cinema con la letteratura.Eroi d'inchiostroVivono vita di cartaDove avventure illustrateSi svolgono tra nuvole loquaci,Onomatopeici suoni e immagini bidimensionali,Mentre le tavole scorrono come il tempo.Un'arte che incanta il mondo intero,Con un proprio codice di interpretazioneChe unisce la tecnica e l'ispirazione,Condendo le emozioni con evocative visioni.È la fabbrica dei sogni di carta,Che unisce l'impatto visivo dell'immagineAlla profondità d'espressione della scritturaE all'arte del disegnatore e del “regista”,Che crea un portale cartaceoPer luoghi lontani nel tempoE lontani dalla nostra quotidiana realtà,Dove il bagaglio culturale di ogni artistaSi mischia alla sua immaginazioneE crea storie tra il sogno e la vita:Storie seriali che nel corso della loro pubblicazioneEntrano a fa parte della nostra persona,Influenzando il nostro carattereE facendoci conoscere persone specialiChe posso esistere solo nell'universo bidimensionale.Un'arte che racconta chimere lontane,Narrando vite e dimensioni parallele,Che unisce la realtà alla fantasia,Fondendo le riflessioni con episodi coerenti.In fantascientifici universiIn futuri alternativi,Divisi dalla frontiera leoniana,Nascono mysteri da scoprire,Dylaniati mondi e nuove creature,Ma non sempre mostrano sogni:A volte l'incubo e la realtà si mischiano,E si confondono il bene e il maleCome l'avventura e la sopravvivenza,E raccontano la vita e la morteDi personaggi da consegnareAlla leggenda e alla cultura popolare.203 - Proprio da un volume di quell'espressione artistica (il numero 2 di John Doe) è emerse l'ispirazione per questo testo, rifletto sulla commercializzazione della morte sotto forma di armi da fuoco, su come il livello minimo di abilità si sia abbassato e allontanando il contatto con la vittima, essa sia diventata sempre meno umana, e sempre più un semplice bersaglio: solo un'immagine; e ogni tuono, ogni sparo, ogni esplosione, il battito di un ritmo di una musica che è stata avviata L'Armonia del Revolver creato da Samuel Colt.
203 - Proprio da un volume di quell'espressione artistica (il numero 2 di John Doe) è emerse l'ispirazione per questo testo, rifletto sulla commercializzazione della morte sotto forma di armi da fuoco, su come il livello minimo di abilità si sia abbassato e allontanando il contatto con la vittima, essa sia diventata sempre meno umana, e sempre più un semplice bersaglio: solo un'immagine; e ogni tuono, ogni sparo, ogni esplosione, il battito di un ritmo di una musica che è stata avviata L'Armonia del Revolver creato da Samuel Colt.
Fanno esplodere piccole stelleSu un debole pianeta dall'ecosistema instabile;Si puliscono le mani insanguinateCon i cadaveri di una razza considerata inferiore;Spengono le voci dei contestatoriCon blindati carichi di morte al sevizio dell'esercito;E per privare la terra dell'oro neroCreano laghi del rosso vitale di innocenti vittime.Esplosione dal cielo,Raffiche in terra:Il canto della morte,Il pianto del dolore,Solo un seguito di una musicaCominciata con l'armoniaDi una revolver fumante.Distruggono il tessuto socialeInstaurando un regime dittatoriale e militare;Cancellano migliaia di fuochi fatuiAlimentando la brace di una brucante ambizione;Dissolvono la magica innocenzaCon farfalle che si trasformano in lucciole mortali;E per aumentare il loro capitaleTramutano la materia organica in liquidi bancari.Esplosione dal cielo,Raffiche in terra:Il canto della morte,Il pianto del dolore,Solo un seguito di una musicaCominciata con l'armoniaDi una revolver fumante.Da quando Samuel Colt la creò,E il tuono esplose in una morte violenta;Da quando la morte non colpisce più solo i guerrieri,Ma civili indifesi alla mercé di sanguinariSeduti intorno a un tavoloAlla corte del sadismo e del dio denaro;Da quando uno sparo provocò una guerra mondiale,L'armonia di una revolver è solo l'oventure mortaleDi una sofferenza senza colpe da espiare,Che preannuncia una guerra tra politici senza ideali,O una semplice manifestazione terroristica,Che trasforma gli esseri umani in energia distruttivaO corpi sanguinolenti, spesso senza vita.204 - E giunge così l'ultima e Quarta Lezione di Tenebre, scritto in gran parte al Moonshine, locale molto particolare di Milano che in quel periodo frequentavo con la compagnia in alternativa al classico Midnight Pub. Un testo sul conflitto degli opposti, in un Tao segnato dal terminatore, che tira anche le somme delle lezioni precedenti.
204 - E giunge così l'ultima e Quarta Lezione di Tenebre, scritto in gran parte al Moonshine, locale molto particolare di Milano che in quel periodo frequentavo con la compagnia in alternativa al classico Midnight Pub. Un testo sul conflitto degli opposti, in un Tao segnato dal terminatore, che tira anche le somme delle lezioni precedenti.
La nostra vita corre lungo il terminatore:Quella linea di demarcazione tra luce e tenebraNel quale la grande guerra si svolge senza tregua.Siamo figli delle tenebreE nell'oscurità ci evolviamo;Lottiamo contro la lucePer preservare l'impero:La nostra egemonia sul mondo.In guerra, le debolezze dell'avversario diventano armiPiccoli vantaggi da usare in modo strategico,Così l'ombra che la luce creaDiventa un rifugio nelle linee nemiche.Il terminatore è il limite di una trinceaDi una guerra combattutaIn un campo di battagliaChe sembra un caleidoscopio,Dove tutti i colori sono manifestoDei prigionieri catturati dal nero.Non si può vincere una guerraSenza essere contaminati dal proprio opposto,Perché è nel grigio quotidianoChe si combatte la guerra tra luce e tenebra.Nel tremore di una flebile fiamma,Nella danzante e instabile ombra,La nostra battaglia inizia,E non si può rimanere puriPer comprendere il nostro nemico,E ripudiati e condannati dai propri similiDiveniamo gli eroi della nostra generazione.Ci crogioliamo nell'illusione di un mondo miglioreBruciando le nostre nere vite per l'oscurità,E ripudiati dal sogno di una vita ideale,Lottiamo nel terminatore per creare un mondo ideale.Questa è la quarta lezione di tenebraUna lezione di guerraChe descrive un mondo dove due oppostiSi mischiano e si confondonoE tramite le parole degli oscuri guerrieriMostra uno scenario duro e confusionarioCome tutte le guerre create dal genere umanoE destinate a concludersi alla fine dell'eternità.205 - Stavo tornando a casa in pullman, quando Il Trascinante Suono del Codice Musicale, mi prese e mi avvolse, e le sensazioni di pura pareidolia diventavano parole che dovevo esternare ad ogni costo: così la mano prese una penna, e sul foglio scosso dai sobbalzi della strada, iniziò a scrivere questo testo, ascoltando il suono della pioggia e della musica stessa.
205 - Stavo tornando a casa in pullman, quando Il Trascinante Suono del Codice Musicale, mi prese e mi avvolse, e le sensazioni di pura pareidolia diventavano parole che dovevo esternare ad ogni costo: così la mano prese una penna, e sul foglio scosso dai sobbalzi della strada, iniziò a scrivere questo testo, ascoltando il suono della pioggia e della musica stessa.
Le note degli strumenti musicaliViaggiano attraverso il falso etere,Trasportando nello spazio e nel tempoEmozioni e sensazioni che sparirebberoSe non venissero affidateAl trascinante suono del codice musicale.Note e accordi si uniscono al ritmo,Melodia e armonia che diventano sinfonia,Creando e suscitando diverse sensazioni,Creando una magica e unica combinazioneScritta in un codice da sembrare universaleChe solo l'animo può recepire e interpretare.Le canzoni vivono una vita eternaAccompagnate da lontani ricordi,E la melodia codifica l'anima,Tramutandola in sentimenti universaliSotto la precisa metricaDel trascinante suono del codice musicale.Il suono del codice musicaleTi trascina in mondi lontani,Tira fuori il male che c'è in teFacendoti sfogare, e ti fa sognare,Ti rende malinconico e ti consola,Ti tiene compagnia quando ti senti solo,Ti fa piangere e sorridere,Ti fa scatenare ed emozionare,Ti accompagna in ogni singolo momentoRaccontando la tua storiaAttraverso suoni e parole di sconosciutiChe della tua vita ne compongono la colonna sonora.Il trascinante suono del codice musicaleÈ un ancestrale magia primordialeNata dal silenzio naturale dei rumori degli animaliEd evolutasi nella vibrante emozioneDi una pelle di tamburo, o di una corda di chitarra,E infine filtrata e colorataDalla nostra sensibilità personaleCosì da diventare parte integrante della nostra anima.206 - Qualcosa non andava. Nubi all'orizzonte si erano posate sulla nostra sintonia: forse io stavo cedendo a tutto il nero, la tristezza e la depressione che sentivo dentro, accumulata insieme alla stanchezza e tanto altro; forse lei non aveva più la forza di reggere tutto questo; sta di fatto che qualcosa, nel frattenmpo si era offuscato, e mi sarebbe venuto da chiederle (Ti Ricordi) Il Nostro Futuro? Forse, se l'avessi fatto all'epoca, ora starei raccontando quel futuro, che invece di essere un rimpianto, sarebbe, forse, stato davvero un ricordo.
206 - Qualcosa non andava. Nubi all'orizzonte si erano posate sulla nostra sintonia: forse io stavo cedendo a tutto il nero, la tristezza e la depressione che sentivo dentro, accumulata insieme alla stanchezza e tanto altro; forse lei non aveva più la forza di reggere tutto questo; sta di fatto che qualcosa, nel frattenmpo si era offuscato, e mi sarebbe venuto da chiederle (Ti Ricordi) Il Nostro Futuro? Forse, se l'avessi fatto all'epoca, ora starei raccontando quel futuro, che invece di essere un rimpianto, sarebbe, forse, stato davvero un ricordo.
Ti ricordi, piccola mia,Quando eravamo un unico essere viventeIn bilico tra inferno e paradisoE il nostro mondo?Ti ricordi quando, senza parole,Facevamo muti discorsi sul futuroSemplicemente perdendoci nei sognanti occhi dell'altro?Eravamo un'anima divisa tra sogno e realtàChe viveva la sua vitaIn un idillio senza fine.Ti ricordi, piccola mia,Quando sopra di noi c'erano ombre d'incertezzaChe creavano dubbi sulla nostra storiaSul nostro futuro?Ti ricordi quando la lontananzaAveva spento i nostri sogniE la paura per la fine insidiava i nostri cuori?Eravamo due anime legate a un flebile filoChe rischiava di spezzarsiPer un lieve soffio di voce.E pensa a ora,Al nostro presente,E pensa al domani,Al nostro futuro rapporto:Cosa vedi?Come pensi si evolverà la nostra storia?Io penso che…Ritorneremo a volare nel cieloIlludendoci di essere angeliCaduti per l'amore che provano;Ritorneremo a sognareUn dolce calore che ci avvolgeE ci accompagna fino alla vecchiaia,Cullando con coperte d'amoreLa vita della nostra famiglia.Ritorneremo ad essereTutto ciò di cui l'altro ha bisognoE ricorderemo il nostro futuro,Quello che sognavamo di vivere insieme,Per sempre!207 - Questo testo nasce dal mio disprezzo per la famiglia Savoia, per tutto quello che fatto all'Italia: per l'assurda pretesa di voler essere risarciti a causa dell'esilio; per aver vanificato il risorgimento italiano, inchinato e costretto a perire di fronte all'invasione del loro regno; per aver assecondato i deliri di onnipotenza di Mussolini e dei suoi seguaci; per infangare il nome di una nazione a cui, di certo, non mancano i problemi (compresi quelli di credibilità), ma che rimane una delle nazioni più belle al mondo per patrimonio storico-culturale e paesaggistico. Questo testo è solo uno sfogo gettato su foglio, istintivo, in certi punti irrazionale, di sicuro per nulla poetico, ma di cui sentivo il bisogno di buttare fuori.
207 - Questo testo nasce dal mio disprezzo per la famiglia Savoia, per tutto quello che fatto all'Italia: per l'assurda pretesa di voler essere risarciti a causa dell'esilio; per aver vanificato il risorgimento italiano, inchinato e costretto a perire di fronte all'invasione del loro regno; per aver assecondato i deliri di onnipotenza di Mussolini e dei suoi seguaci; per infangare il nome di una nazione a cui, di certo, non mancano i problemi (compresi quelli di credibilità), ma che rimane una delle nazioni più belle al mondo per patrimonio storico-culturale e paesaggistico. Questo testo è solo uno sfogo gettato su foglio, istintivo, in certi punti irrazionale, di sicuro per nulla poetico, ma di cui sentivo il bisogno di buttare fuori.
Avanti Savoia,L'Italia s'inginocchia,Piegata dagli orrori di due guerreE dalle leggi razziali che il nostro duce,Con fiero orgoglio, vi ha fatto controfirmare.Avanti Savoia,L'Italia s'inginocchiaDalla disperazione della vostra guerra,Che per averla, avete tradito la patriaFirmando in segreto un patto con la Francia.Avanti Savoia,L'Italia è vostra:Solo tre guerre d'indipendenza per un reChe ignora il parlamento e brama le colonieNonostante è conscio di non aver forze militari adeguate.Su Savoia,Ora confessate:Non è per aumentare il prestigio dell'esercitoChe avete sempre appoggiato Mussolini e le camice nere?Non è per ottenere due regioni indipendenti da RomaChe la lira si è svalutata? Ma è solo una causa questaDi una guerra che provocò per noi solo seicentoottantamila morti,Che distrusse le famiglie e creò le basi politiche e socialiChe portarono alla triste storia della marcia su Roma?Avanti Savoia,L'Italia si pentiràDi avervi esiliato dopo la seconda guerraE pagherà per aver violato i diritti umani,E pagherà il suo debito restituendovi i vostri territoriE una piccola cifra simbolica per i vostri disagi,Come quell'orribile r francese del principino,E poco importa di tutte le famiglie che avete distruttoO che questo paese continua a subire le conseguenzeDi ogni vostro singolo errore, sia passato che presente.Su Savoia,Ora non negateChe l'Italia, il Paese che avete visto unirsi per voi,Ora è solo il vostro giocattolo da spremere fini in fondo,Fregandovene del dolore di chi ha profonde ferite nel cuoreChe la vostra arroganza non fa altro che riaprire,E che volevate rientrare in questo paese ormai in rovinaSolo perché, forse, qualche vantaggio potete ancora ottenerloGiocando tra storia e presente nei tribunali dell'Unione Europea.Savoia,Di una cosa bisogna darvi merito:Avete unito il popolo italiano contro di voi,Ad eccezione della troppo diplomatica politicaChe come sempre si allontana dai suoi cittadini,Nella speranza che prima o poi capiate i vostri erroriE che la smetteste di pretendere, dalla nazione che avete rovinato,Privilegi e diritti che giustamente vi sono stati tolti.Savoia,Non cambierete proprio mai, vero?208 - Come ogni anno giunge implacabile La Vigilia di Natale: il 24 dicembre però è solo il culmine, il momento più intenso in cui l'atmosfera diventa più avvolgente ed espressiva, in cui la follia per una era scompare a favore di una magia ricorrente, che viene evocata dalle canzoni di rito, dalle luci intermittenti che illuminano ipnotiche ogni dove nelle strade e nelle case, da nastri argentati che avvolgono conifere sempre più artificiali, dagli odori e dai sapori tipi di un cenone, e dall'unione del freddo invernale (spesso innevato) al caldo di un ambiente casalingo prodotto da un cammino o un piumone avvolgente. È questa l'atmosfera che volevo catturare per una volta, libero dai ricordi personali da ogni rimando al proprio passato, e l'ispirazione arrivò dai Savatage di “Dead Winter Dead” e dai Trans-Siberian Orchestra di “Christmas Canon Rock”. Scritto a un anno esatto di distanza da Christmas Light (testo n° 189).
208 - Come ogni anno giunge implacabile La Vigilia di Natale: il 24 dicembre però è solo il culmine, il momento più intenso in cui l'atmosfera diventa più avvolgente ed espressiva, in cui la follia per una era scompare a favore di una magia ricorrente, che viene evocata dalle canzoni di rito, dalle luci intermittenti che illuminano ipnotiche ogni dove nelle strade e nelle case, da nastri argentati che avvolgono conifere sempre più artificiali, dagli odori e dai sapori tipi di un cenone, e dall'unione del freddo invernale (spesso innevato) al caldo di un ambiente casalingo prodotto da un cammino o un piumone avvolgente. È questa l'atmosfera che volevo catturare per una volta, libero dai ricordi personali da ogni rimando al proprio passato, e l'ispirazione arrivò dai Savatage di “Dead Winter Dead” e dai Trans-Siberian Orchestra di “Christmas Canon Rock”. Scritto a un anno esatto di distanza da Christmas Light (testo n° 189).
Piccole stelle artificiali brillano intermittentiCome lucciole di una foresta incantata,E fiumi argentati dai vari coloriNe decorano gli alberi innevati,E tutti rapiti da questa magia invernaleAspettano impazienti il giorno di natale.Felici e sinceri sorrisi di circostanzaSui volti pensierosi della genteChe cerca qualche presente da portarePer gli amici più stretti e ai propri cari,E tutti rapiti da questa magia invernaleAspettano impazienti il giorno di natale.Punti argentati splendono dove non si è posata la neveCome diamanti dalla purezza pregiataMentre un soffice manto ricopreLe strade abbandonate o le vie altrimenti spoglie,E tutti circondati da questa magia invernaleAspettano impazienti il giorno di natale.Tutto l'occidente dà il massimo per questa festa,E per un breve periodo chiunque diventa altruistaMentre le attese per i diversi eventi si moltiplicano,Perché non si riesce a dimenticareChe un nuovo ciclo annuale sta per iniziare,Così mentre il mondo si appresta a mischiareFestività religiose con festività civiliL'avvento ci conduce lentamenteAlla tanto aspettata vigilia di natale.209 - Il sogno di Duncan è solo la storia metaforica che rispecchia il me di quei giorni, di quel periodo, forse in uno slancio scanzonato, ottimista, ed è scritta sulle note di “Shooting Star” dei Bad Company coverizzata dagli Iced Earth. Ho preferito questa versione all'originale, perché riesce a rendere la rabbiosa e feroce malinconia di quel gruppo solare, oltre che a strapparmi sempre un sorriso e a darmi unaa carica lucida (non euforica, che spesso è fine a sé stessa) che in quei giorni di bonaccia, dove mi sembrava che stesse arrivando un vento caldo e piacevole come un sogno, ne sentivo il bisogno, e questo si manifestava e si esemplificava in quella canzone e nel rock in generale: colonna sonora ideale di stati d'animo intensi e istintivi, e in questo caso, anche felici.
209 - Il sogno di Duncan è solo la storia metaforica che rispecchia il me di quei giorni, di quel periodo, forse in uno slancio scanzonato, ottimista, ed è scritta sulle note di “Shooting Star” dei Bad Company coverizzata dagli Iced Earth. Ho preferito questa versione all'originale, perché riesce a rendere la rabbiosa e feroce malinconia di quel gruppo solare, oltre che a strapparmi sempre un sorriso e a darmi unaa carica lucida (non euforica, che spesso è fine a sé stessa) che in quei giorni di bonaccia, dove mi sembrava che stesse arrivando un vento caldo e piacevole come un sogno, ne sentivo il bisogno, e questo si manifestava e si esemplificava in quella canzone e nel rock in generale: colonna sonora ideale di stati d'animo intensi e istintivi, e in questo caso, anche felici.
Duncan porta un ascia al colloCome il discendente di una stirpe guerriera,Sogna un futuro radiosoChe forse non vedrà mai,E in passato la vita lo stava sconfiggendo,Ma lui si è rialzato dal fondoE ora continua a combattere…Per un sogno.Duncan vincerà la sua battaglia;Duncan sorriderà alla vita;Duncan è nato per essere qualcunoChe forse non sarà mai.Duncan porta i capelli lunghiE la gente lo crede un pazzo, un ribelle,Perché lui vede il mondo diversamente:Crede nella legge della strada,E negli ideali e nell'amore,E con lei spera di condividere ogni cosa,Come in un sogno.Duncan vincerà la sua battaglia;Duncan sorriderà alla vita;Duncan è nato per essere qualcunoChe forse non sarà mai.Duncan è sempre stato solo:Fin dall'infanzia ha dovuto lottare,Ma ora c'è lei che lo sprona a migliorareE che lo aiuta a credere nei sogni.E un domani radioso sorgerà all'orizzonte,Forse con lei accanto,E vivrà il presenteCome se dovesse finire tutto improvvisamente,E nel futuro vedrà nuovi sogni e speranzeChe lo accompagnerannoPer il resto della sua vita.210 - Scrivo queste parole più di otto anni dopo con in sottofondo una canzone degli U2 che forse mi ha ispirato il titolo Il Futuro Senza Nome. newline Ormai avevo avvertito che si stava avvicinando la fine. Anche la speranza espressa dal testo precedente stava iniziando a svanire, e una parte di me si stava spaccando: forse perché la storia con lei mi teneva insieme e ora la sua fine mi avrebbe mandato in pezzi, o forse perché lei era una parte di me e perderla avrebbe significato rompermi, spaccarmi in due: non so, ma l'ansia e gli attacchi di panico non erano lontani allora, e in queste parole forse ho riversato semplicemente il fatto che anche nella lucida placidità della riflessione razionale, la malinconia, e la consapevolezza, avevano spezzato il ricordo del futuro sognato, lasciando qualcosa che ancora in me non aveva un nome: forse perché non osavo nominarlo. E come ogni fine, scorgevo sensazioni di un altro inizio, passato, quello che mi ha spinto a iniziare a scrivere.
210 - Scrivo queste parole più di otto anni dopo con in sottofondo una canzone degli U2 che forse mi ha ispirato il titolo Il Futuro Senza Nome. newline Ormai avevo avvertito che si stava avvicinando la fine. Anche la speranza espressa dal testo precedente stava iniziando a svanire, e una parte di me si stava spaccando: forse perché la storia con lei mi teneva insieme e ora la sua fine mi avrebbe mandato in pezzi, o forse perché lei era una parte di me e perderla avrebbe significato rompermi, spaccarmi in due: non so, ma l'ansia e gli attacchi di panico non erano lontani allora, e in queste parole forse ho riversato semplicemente il fatto che anche nella lucida placidità della riflessione razionale, la malinconia, e la consapevolezza, avevano spezzato il ricordo del futuro sognato, lasciando qualcosa che ancora in me non aveva un nome: forse perché non osavo nominarlo. E come ogni fine, scorgevo sensazioni di un altro inizio, passato, quello che mi ha spinto a iniziare a scrivere.
Vorrei provare a sognare,Ma l'incertezza del nostro presente produce solo incubi;Vorrei provare a volare, Ma con le mie ali non so se ne sarei ancora capace;E cammino attraverso la notte,Per le strade cittadineE, guardando un'infuocata luna rossa calante,Mi chiedo quando tutto questo passeràE se saremo ancora capaci di costruire dei ricordi insieme.Vorrei tornare a sperare,Ma l'incertezza del futuro genera solo timori;Vorrei tornare a ridere,Ma realtà cancella i sogni ancora prima che nascano,E cammino attraverso la notte,Sotto le luci cittadine,E pensando a lucenti giochi di fuochi incrociati,Mi chiedo quale sarà il nostro destinoE come siamo arrivati ad essere così distanti l'uno dall'altra.Il nostro futuro è nero, tetro,Spaventa come la notte in tempesta,Forse per la sua incerta consistenza,Forse per la sua sempre dubbia esistenza,Forse anche per la sua troppo vuota essenza,E non mi rimane che la solita speranzaDi una vita, un destino, migliore,Anche se ora il mio futuro è senza nome.E ora che tutto sta finendoMi accorgo che ho solo vissuto un sogno:Sembrano miraggi, ora svaniti,I momenti felici passati insieme a te,Miracoli avvenuti a un ateoChe ora si risveglia nella realtàSenza più la forza di credere nei sogniE in quel tenero e dolce sentimento,In quella sacra essenza di quella dannazioneChe tutti noi chiamiamo amore.211 - E alla tutto giunge al termine, dopo l'illusione di una scintilla di ripresa, ma poco importa il come, poca importa il momento esatto: perché quando una storia storia finisce altro non rimane che riprendere i cocci, di sé e della propria vita, e cercare di rimetterli insieme, per uscire in piedi da La Fine di un'Era ed entrare in piedi in quella nuova, perché ogni fine, è il principio di qualcos'altro. Anche se alla fine di una storia è uno dei più dolori, e questa in particolare mi ha segnato: tanto che ho voluto dedicare una semplice ultima canzone, o meglio testo, per fermare nella memoria quel momento, quel periodo quell'esperienza che in qualche modo mi ha cambiato. E alla lei a cui tutta questa parte di raccolta è dedicata perché con lei vissuta, mi sento in dovere di scrivere queste ultime parole: ".
211 - E alla tutto giunge al termine, dopo l'illusione di una scintilla di ripresa, ma poco importa il come, poca importa il momento esatto: perché quando una storia storia finisce altro non rimane che riprendere i cocci, di sé e della propria vita, e cercare di rimetterli insieme, per uscire in piedi da La Fine di un'Era ed entrare in piedi in quella nuova, perché ogni fine, è il principio di qualcos'altro. Anche se alla fine di una storia è uno dei più dolori, e questa in particolare mi ha segnato: tanto che ho voluto dedicare una semplice ultima canzone, o meglio testo, per fermare nella memoria quel momento, quel periodo quell'esperienza che in qualche modo mi ha cambiato. E alla lei a cui tutta questa parte di raccolta è dedicata perché con lei vissuta, mi sento in dovere di scrivere queste ultime parole: ".
Quando una storia finisce,Ti risvegli da un'eterna illusione,Una dolce ed ingannevole parentesi;E ora percorri la tua strada nel labirintoE ogni bivio di fronte ai tuoi occhiLo affronti da soloPer la prima volta dopo la conclusione di quell'era.Quando crollano i muriE cedono le fondamenta,Quando la magia si dissolve,Quando anche l'amore sembra svanire,Una storia finisce.Quando una storia finisce,Raccogli i pezzi del tuo mondo infrantoE rifletti sulla tua vita che cambia di nuovoMentre percorri la tua ne labirinto:Ad ogni bivio del delta in cui ti troviUn frammento del passatoRitorna a comporre il mosaico del presente.Quando un'era finisce,Quando i sogni cambiano,Quando il mondo si dissolve,Quando ogni cosa sembra svanire,Una storia finisce.Quando una storia finisceUna malinconica tristezzaSi contrappone ad una più libera felicità,E per una porta che si chiudeAltre se ne apronoE diverse realtà si affacciano al domani incerto:Ora è giunto il momento di cambiare,Il momento di decidere chi diventare,Il momento in cui dire addio al passato recenteE lanciarsi, carichi di speranza,Nel nuovo periodo che sta per iniziare…
212 - Il primo testo della Nuova Era nasce legato ancora alla precedente: scritto per Elisa, amica d'infanzia della Marty e la mia migliore amica in quegli anni e nel periodo successivo alla fine di quella relazione; più precisamente ho scritto questo testo per farle gli auguri di compleanno come riporta quello che le scrissi per introdurle il testo:“Questo, che apre un nuovo ciclo d'ispirazione, va all'unica persona che non mi ha mai deluso, e che so per certo che mai mi deluderà; va all'unica persona che sento come la sorella che ho desiderato talmente tanto che potevo quasi toccare la sua immagine; va a quell'unica persona che tutti noi (che stasera siamo qui a festeggiare, ma non solo noi) consideriamo speciale, chi per averci condiviso l'intera vita fin dall'infanzia, chi perché la ama e cerca di darle il più possibile, chi perché ha creduto di amarla e ora di ritrova un'amica preziosa, e chi semplicemente vuole starle vicino e regalarle un sorriso, forse solo con le parole inchiostrate su un foglio o con qualche canzone su un cd masterizzato. Tutto questo va a lei, Elisa, che in questo inizio di 2008 diventa maggiorenne e inizia a slegare le sue ali, a imparare a volare, e io spero che la portino sempre dove potrà essere felicelinebreak Auguri sorellina”. Questo testo era il biglietto legato a un disco con una serie di tracce dedicate a lei, per questo il titolo dipende dal fatto che Layla è il suo secondo nome, anche se in realtà si scrive “Leila”, ma l'ho scoperto solo quella sera.
Sfuggente ed energica,Sei per me il simbolo della vita,Un angelo disceso su questa terra:Sei la sorella che non ho mai avuto.Layla,Evanescente ma sempre presente;Layla, Il conforto da sempre cercato;Layla , Il lato dolce e sorridente della vita;Layla, La mia pazza sorellina.Raggiante e solare,Sei per me un simbolo di forza,Una stella caduta dai sogni,Sei come ti ho sempre immaginata.Layla,Una reale e moderna chimera;Layla,Un fiore cresciuto dall'asfalto;Layla,Un diamante dalle infinite facce;Layla,La mia pazza sorellina.Vulcanica figura che irradia il buio della mia mente,Angelica presenza in un mondo di spiriti caduti,Sei la forza che mi spinge ad andare avanti,Sei il calore che m'invade quando,Nella solitudine dei freddi pomeriggi invernali,Il tuo pensiero mi tiene compagnia.Sei il cuore caldo di un mondoChe da te impara a sognare e a viaggiare,A vivere nei ricordi e nel futuro,E che con te spera di crearne molti di ricordiPerché, in questo momento, per luiSei tu il mondo che gli ruota intorno.Layla,Speciale come un essere umano(Layla)In un mondo privo di uomini;Layla, Come una lucente ombra notturna(Layla)Che brilla su di noiQuando il sole muore all'orizzonte.
213 - Questo testo è scritto pensando a tutto quello che l'uomo è capace di essere o di diventare, di quanto questa schifosa e parassitaria forma di vita sia capace di rovinare se stessa e ciò che la circonda, come un vortice che distrugge e ingloba qualunque cosa. Questo testo è scritto pensando all'essere umano in generale, capace di generare l'inferno in terra ma dotato anche di grandi possibilità che se fruttate possono regalarci un nuovo futuro. Questo testo cerca semplicemente di descrivere ciò che tristemente vuol dire Essere Umano.
Non siamo altro che vampiri:Oscuri esseri che dissanguano la naturaDistruggendo l'ambiente che li ospita.Non siamo altro che demoni:Infernali anime che distorcono il belloTramutando l'amore in un morboso piacereDa consumarsi per mezzo di giochi osceni.Non siamo altro che angeli:Caduti nella blasfemia del più lucenteCostruendo l'universo sul proprio ego.Non siamo altri che incubi:Tenebrose presenze che esaltano il macabroDistorcendo la realtà con immagini violenteTrasmesse via cavo per enfatizzare il male.Non siamo altro che androidi imperfetti:Eroi deformi di una realtà dipendente dalle macchine,Schiavi delle nostre stesse creazioni materialiE vittime matricide della nostra stessa terra,Prolifici pittori di apocalittiche visioni di distruzioneChe traggono ispirazione da una realtà decadutaE del quale noi stessi siamo i primi fautoriE le prime vittime del mondo da noi stesso creato,Che altro non è che l'anima morente di quel pianetaChe dall'amore e dalla perfezione ci ha creato.Siamo, in fondo,Stelle cadenti di un cielo eternoChe brillano e scompaiono in soffio di eternità,E scandiamo l'attimo divino dividendolo in frazioni temporaliPer dare un ritmo universale alla nostra caotica vitaNella speranza che questo ci aiuti a raggiungere traguardiChe ci facciano ascendere come astri fissi del firmamento,Così da sconfiggere per sempre il tempo, divenendo immortali.
214 - Questo testo l'ho scritto pensando ad una situazione in cui nel mio passato mi sono ritrovato più volte, più che a una propria e vera persona. Mi sono concentrato sulle sensazioni provate nella situazione in cui si conosce di vista qualcuno, in cui magari ci si scambia brevemente qualche parola, frammenti di dialoghi comuni, ma che in realtà riesce a trasmetterti lo stesso qualcosa in quella semplicità di tali incontri. A volte ti capita di fare qualcosa e ti viene in mente qualcuno senza un motivo specifico, in modo del tutto casuale, e ti accorgi che in realtà quella persona ti ha lasciato comunque qualcosa dentro: non le sue parole, o i suoi discorsi nell'ordinario, ma qualcos'altro; e ti rendi conto che ti piacerebbe conoscere di più quella persona, perché alla fine quello che di lei hai è poco più di una foto in movimento nascosta nella memoria. Questo testo nasce da questo contesto, ed è una dedica a quella persona: una semplice Canzone per una Straniera Familiare.
Guardo la tua immagine dentro di me,E sento il battito cardiaco che acceleraDavanti a quel sorriso raggiante,Di fronte a quegli occhi pieni di vita,Nonostante di te conosco solo una figuraIdealizzata, o forse reale, ma è solo una fotografiaChe forse con il tempo sbiadiràE svanirà nella memoria.Come per un tramonto emozionanteChe nel tempo rischia di confondersi tra mille altri,Come una stella per noi specialeChe rischia di perdersi nel mezzo del cielo astrale,Vorrei rendere eterni gli attimi nella memoria.Guardo la tua immagine dentro di meE sento qualcosa che non riesco a descrivereDavanti al suono della tua voce,Di fronte a quella fiamma tra i tuoi capelli,Nonostante di te conosca solo una figuraMentre vorrei conoscere il mondo che in te si nasconde,Così da rendere indelebileIl tuo ricordo nella memoria.Come per la foto che rende eterni gli attimiChe altrimenti sparirebbero nella marea del tempo,Come una poesia o una canzoneChe è il manifesto di sentimenti mutevoli,Solo i ricordi lasceranno il tuo sorriso dentro di me.Guardo la tua immagine dentro di meE penso ad un futuro in cui ci sei anche tuTra i volti familiari che accompagnano verso il domani.Guardo la tua immagine nel mondo reale,E mi trovo a sperare in qualche occasionePer poter creare dei ricordi incancellabili,In modo tale, che la tua allegria e il tuo sorriso,I tuoi occhi lucenti e la tua ridente voce,Diventino per me un'eterna fonte di serenitàDove mi basta rievocare la tua immaginePer trovare la forza di cancellare ogni tristezzaE il ricordo, ora chimerico, della tua amicizia,Per capire quante cose speciali la vita possa offrire.
215 - Sguardo raggiante ad un concerto sognato da tempo, questa è stata Martina, o come voleva farsi chiamare, Gea. Conosciuta sotto il palco dei Queensr"yche durante la tappa milanese del Mindcrime Tour del 2008, mi ha trasmesso quello che sentiva, la sua euforia. Erano il suo gruppo preferito, e da anni stava aspettando di vederli dal vivo. Era dietro di me e lo fatta andare in prima fila, oltre a regalarle il plettro di Mike Stone, semplicemente perché lei ci teneva più di me, e mi sembrava giusto così. A fine concerto fecero la loro canzone più bella (sia secondo me che secondo lei) “Silent Lucidit” e a lei vennero gli occhi lucidi, anche per il sorriso rivolto a lei da parte di Geoff Tate (il cantante). Le sensazioni provate, probabilmente per empatia, mi portarono a scrivere sul cellulare (non avevo altro per scrivere) la seguente Canzone di Gea nel viaggio di ritorno, che poi le mandai tramite qualche sms.
Occhi sognanti incantati dalla realtà;Occhi sorridenti e persi in un idillio musicale,Commossi dalla dolcezza di certe paroleDi uno sguardo fugace e spontaneo,Non richiesto, ma per molto tempo sognato.Sotto i riflettoriCon una sconosciuta animaBrevi momenti di empatia,Una silenziosa complicità,Il meglio che uno può dare,E sotto le note del tuo idoloMi trovo a sperareDi lasciarti qualcosa dentro:Il ricordo di una sensazione incancellabile,E non so il perché…… Forse per quegli occhi…Occhi raggianti pieni di vita;Occhi stremati dopo un'onirica visioneE prima di un sogno sempre più reale,Un ricordo notturno da preservare;Occhi magici che catturano l'anima,Che ti penetrano nella menteE marchiano a fuoco la loro immagineRendendo eterno un attimo breve,E indelebile un emozione evanescente;Occhi di una persona specialeChe nel cuore della notteMi ha regalato la capacità di tornare a sognare.
216 - Sentire la Vita che Cambia è un testo scritto in un momento tra due ere: la conclusione del ciclo di studi alle superiori e l'inizio di quello dell'università. Di ritorno da una giornata in montagna, con uno strapiombo sulla mia destra e un principio di temporale in lontananza, iniziai a scrivere di quell'immagine, perché mi sembrava la rappresentazione del cambiamento: una tempesta in avvicinamento e non una strada che ti possa portare da qualche altra parte; ma la tempesta non è per forza negativa perché può anche portare l'acqua che permetterà alla vita di rinascere come in primavera, o dissetare i fiumi ormai asciutti dopo l'estate. Scritto in viaggio, ma questa volta, tra i tornanti delle alture che circondano la valle Imagna.
Cime tempestoseSu scroscianti sentieriAmmantati nella nebbiaOsservano ogni mia azioneDall'alto di un cieloColor argenteo ciano;Falsi incendiDi gocce sospeseDivampano tra gli alberiChe circondano il bivioDi pallido terrenoPosto davanti ai miei occhi;Una strada verso l'ignotoDove non si può tornare indietro,Con la nebbia alle spalleChe cancella il mondo passato:Una strada colma di bivii,Dove si decide la direzioneCon cui proseguirà il viaggioChe segnerà la vita futura.
217 - Questo testo è uno degli strascichi della precedente era: iniziato quando io e Martina siamo andati al lago di Lecco il 29 luglio del 2006 e lasciato in sospeso per almeno due anni, perché non riuscivo a trovare un modo soddisfacente per concluderlo. Fu riascoltando “Sailing Ships” dei Whitesnake che riuscii a trovare l'ispirazione. Quella canzone che ci ricordava e si riferiva (per noi) a quel giorno, nella raccolta di canzoni fatta da noi per catturare i momenti più importanti della nostra storia, un corrispettivo musicale di album fotografico nella quale immortalavo le emozioni di certi avvenimenti. L'idea venne da me perché in certi casi mi esprimo meglio con la musica che con le parole. Per lei invece valeva lo stesso con le foto, con la quale riusciva a creare quadri che esprimevano ciò che la scena le faceva provare: era una Pittrice Istantanea che dipingeva fugaci momenti con l'obbiettivo, colorandolo di sensazioni, e quanto segue è chiaramente ispirato a lei.
La magia di ogni cosa è nei dettagli,E tu, pittrice istantanea,Scegli il paesaggio, il soggetto,E aspetti il momento giustoPer afferrare l'attimo migliore,Per immortalare una scena senza repliche.Guardi il mondo con occhi incanti:Un quadro in eterno movimento,Un film che coincide con la realtà,Un eterno sogno che ti circonda;E che con la tua sensibilitàCerchi di immortalare magici momenti.Guardi la realtà e la trasformiCon giochi di fuochi incrociatiInquadrando le immagini con una diversa prospettivaE, cambiando il colore, crei diverse sensazioniUtilizzando la stessa immagine con diversi effetti ottici,A seconda del soggetto e del messaggio che vuoi dare.Distorci la realtà con un'inquadratura,Racconti la vita con semplici immagini,Catturi sentimenti tramite un simbolo visivo,E, cambiandone l'ordine, comunichi il tuo pensieroUtilizzando un filo conduttore ogni volta diversoA seconda del soggetto e del titolo dei tuoi quadri.Pittrice istantanea,Fautrice di sogni bidimensionali,Regalami un volo di eterna immaginazioneAttraverso la muta immagine di un fotoricordoE una sensazione nostalgica, strettamente legataA quel moderno quadro digitale chiamato fotografia.
218 - Questo testo è nato Cercando l'Ispirazione che in quel periodo si era un po' assopita. Quella sera d'estate, la mia mano si mosse da sola, involontariamente, e iniziò a scrivere e a descrivere quello stato di stasi, quel blocco che mi impediva di esprimermi come volevo, così l'incubo di quella pagina bianca generò il suo opposto, l'ispirazione, e pone fine a se stesso, generando poi questo semplice testo.
Nelle notti estive guardi le stelle,E mentre ne fissi unaTutte loro sembrano muoversi;Una pallida luce da giardinoIllumina il tuo taccuinoE una melodia notaAccarezza le tue orecchie…Mentre cerchi l'ispirazione.… Nei tuoi pensieri sul futuroVedi i tuoi sogni,Tutte le tue incerte e speranze;Una bianca pagina da scrivereCon le azioni di ogni giorno,E vivi la tua vitaCome una chimera reale…Mentre cerchi l'ispirazione.… Nell'immensità di un piccolo attimo,Tra l'eternità fugace di un secondo,Per la magia di una vita comuneE della cretività di una mente mediocre,Un uomo mortale vola con ali divineAttraverso banali parole dall'eterna vitaScarabocchiate su un foglio che sarà reliquiaMentre in una notte estivaCercava ispirazione.
219 - Questo Cinico Mondo è il primo testo in cui, molto naturalmente, ho utilizzato dei concetti scientifici/matematici come metafore di qualche pensiero che volevo trasmettere. La fonte di ispirazione è la stessa del testo n° 17 (Song From the New World) solo che qui, gli anni passati, un idealismo appassito dalle esperienze e dalle maggiori conoscenze, mi hanno portato a guardare questo mondo con occhi diversi, soffermandomi più sulla vita e sulla nostra interazione con la società odierna, ma alla fine la domanda finale rimane costante e la risposta rischia sempre di essere amara come in quel Is This the Future? (testo n° 49); come quel testo questa è una descrizione che risulta una triste constatazione di ciò che ci circonda e caratterizza i giorni nostri.
Viviamo vite di transizioneIn un periodo del mondoIn cui quest'ultimo cambia velocemente,E dove gli ideali e le idee non esistonoMa possiamo solo far tendere gli eventiVerso uno di questi estremi utopistici,Asintoti di una realtà che vive nel mezzo.Viviamo vite evanescentiDi un pianeta vorticanteIn un multiverso dalla breve esistenzaE dove la vita è solo una lunga digressioneIn una breve ed incerta narrazione,Funzione che nel corso del tempo tende a zero.Cinico mondo,Che non comprendi il doloreMa ridi delle assurdità che lo generano,Cinico mondo,Che hai fatto della violenza una merceE delle lacrime il cardine dello spettacolo,Quale sarà il tuo futuro?Viviamo in un mondo cinicoDal tessuto sociale teso,Preludio di un conflitto nucleare,E dove la costante entropica del mondoAumenta esponenzialmente ogni giorno,Caratteristica intrinseca dell'universo,Conseguenza dell'orientamento della freccia del tempo.Cinico mondo,Che deridi il grottescoMa non capisci la tristezza che ne consegue,Cinico mondo,Che non distingui più realtà e fantasiaE del telegiornale ne fai il tuo manifesto,Quale sarà il tuo futuro?Viviamo vite di transizioneIn un mondo sempre più veloceChe non si sofferma più su nienteE, cinico, continua a correre follementeIgnorando ogni fatto accaduto realmenteSulla sua superficie logora e ferita.Cinico mondo,Quale sarà il tuo futuro?
220 - È un vagito di euforia, un urlo di vita scaturito dal rocking che scorreva dentro di me attraverso una musica selvaggia e incontenibile; è una una voglia di riscatto di non lasciarsi sommergere, è dire “ci sono” tuonando contro il mondo la voglia di fare, assaporare, e attraversare le esperienze assorbendo più conoscenza e comprensione possibile: Sognatore della Vita è cioò che più si avvicina allo spirito avventuristico di “On the Road” di Kerouac, dove la strada è semplicemente l'evolversi della propria esistenza, rocking e Dasein all'ennesima essenza potenza.
Siamo figli di un mondo morto dentro,Nati in una generazioneDi schiavi della rassegnazione,E a stento meritevoli di vita.Non esistono autostrade che portano al soleMa bivi eterni in una quotidiana battaglia,Ma non voglio rinunciare alle mie aspirazioni;Non credo in una vita senza ali per sognareO priva delle possibilità per realizzarli;Non voglio essere un sognatore senza sogni da rincorrere.Esattamente come te!Siamo figli di un mondo senza sogni,Nati in una generazionePriva di ogni immaginazioneE dalle ali strappate precocemente.Non esistono vite vissute dentro gli schemiMa solo esistenze pure ed estreme,E voglio volare nel firmamentoE vivere come le stelle che popolano la notte,Perché non voglio credere in una monotoniaMa camminare un eterno sogno che ancora deve divenire.Seguitemi se volete vivere!Siamo figli di un mondo di incubi,Nati in una generazionePriva di ogni pura passioneE dal destino segnato dal pregiudizio.Non dò più niente per scontatoDa quando ho vinto la vera e buia tristezza,Ma non per questo mi accontentoDi una vita mediocrePassata nel mare dell'anonimato,Ma voglio percorrere una strada eterna in salitaAscoltando una colonna sonora di libertà,Vivendo intensamente con se ogni giorno ti offrisseUn concentrato di emozioni che sfociano in un orgasmo,Come mille scintille di un'essenza che componeFrammenti di sogni futuri che forse vedranno la luce.
221 - Braci Brucianti è stato scritto in parte la sera del falò di ferragosto 2008 a Sciacca per catturare il momento e completato poi a Milano ripensando a quella serata, il trionfo di una gioventù che vuole vivere e accumulare esperienze uniche su scenari ripetitivi: una delle tante istantanee vissute in prima persona e raccolte nel mio personale album mentale.
Una luna spettrale sovrasta il cielo,E il calore del fuoco che ardeCrea una primordiale atmosfera,E solo un arpeggio di chitarraTi riporta alla realtà del tuo tempo.Le stelle disegnano immagini astraliMentre lo scrosciare delle onde marineRiempie un silenzio interrotto dai canti,E nel mezzo di momenti fuggitiviAttendi l'alba in compagnia di alcuni amici.Le note scorrono e spaziano nell'aria,E non capisci se è per la fuliggine o per altro,Ma dai tuoi occhi una lacrima scendeMentre vivi un sogno reale,Nel mezzo di una magica notte d'estate.Tende sulla spiaggia fanno da scenografiaE l'alcol socializza tra la gente;Discorsi s'incrociano casualmenteE nel mezzo di questa magica notte;Il tempo ti sembra solo un'illusione.La notte lentamente diventa luce cremisiE nasce all'orizzonte il sole di una nuova giornata,Ma i tuoi occhi ancora sognanoMentre ritorni alla realtà,Nel mezzo dell'alba di un giorno d'estate.
222 - Erin è l'anglicizzazione di Érinn della forma dativa Éire, nome in gaelico moderno dell'Irlanda che richiama anticamente il nome di Ériu, divinità che aiutò i Gaelici nella conquista dell'isola irlandese e il cui nome significa “Terra”. Erin in “Licantropia” (speciale Dylan Dog n° 20) è una donna emarginata che maledice la società fatta di regole innaturali atte a preservare onore, apparenza e conformismo; donna il quale nome, nel fumetto, significa “Pace”. Tutto questo è ha contribuito a far nascere questo testo: la pace in Irlanda, oppressa per una questione d'immagine dell'impero inglese che non doveva subire sconfitte; la pace nei confronti con madre natura ora bistrattata; la pace tra le diverse religioni in conflitto…
Un tempo eri sovrana tra noi uomini,Dominavi la natura con armonia;Eri ricercata e venerata come una dea,Ogni essere vivente viveva nel tuo nome;Dolce e innocente Erin.Poi il mondo è cambiato rapidamenteScivolando nell'odio reciproco;Il tuo regno è scomparso, dimenticato da ogni vita,Rimpiazzato dall'antitesi della tua esistenza.Piccola e solitaria,Dolce e innocente Erin.Il fantasma della giustiziaHa preso il tuo posto,E noi uomini ti abbiamo abbandonataTranne qualche sognatore ribelleChe di te si prende cura, come di una bambina sperdutaIn un mondo sconosciuto che cancella l'innocenza.Non piangere, non tremare,Piccola e solitaria,Dolce e innocente Erin.Ti sei sentita tradita,Ti sei nascosta per la paura,Hai versato fiumi dagli occhiPer ogni vittima di guerra,Hai urlato al mondo la tua esistenzaMa nessuno ha voluto ascoltarti,E ora la violenza e la crudeltàDel mondo umano ti stanno ferendoRischiando di farti sparire per sempre.Non piangere, non tremare,(Io sono accanto a te)Piccola e solitaria,(Griderò il tuo nome nel vento)Dolce e innocente Erin.Eri lo stato primordiale dell'universo,Eri lo stato naturale del mondo,Ma ora l'uomo ti ignora e ti ferisceE si affida alla guerra e alla violenzaRilegandoti in poche aree abbandonate del pianetaDove ancora la natura è incontaminataE tu non sei quel etereo fantasma,Un ideale utopistico chiamato Pace.Non piangere, non tremare,(Io credo ancora a te)Piccola e solitaria,(Ti difenderò dal male del mondo)Dolce e innocente Erin.Non piangere, non tremare,(Un giorno ritornerai tra noi)Piccola e solitaria,(E regnerai ancora nel mondo)Dolce e innocente Erin.… Per questo, non piangereMia triste Erin.
223 - La lunga strada che porta alla realizzazione di certe mete è un percorso in solitaria, e per quanto ci si possa sforzare vi saranno sempre delle tappe, o dei singoli momenti, impossibili da condividere: esperienze uniche, fondamentali e fondanti per la vita futura. Questo è un fatto imprescindibile, ma ciò non vuol dire che non possiamo condividere alcuni momenti, piccoli Frammenti di Sogni con qualcuno che si considera speciale. Questo testo nasce per comunicare ad Ely (Layla) il desiderio di condividere con lei ogni singolo frammento che mi sarebbe stato possibile conquistare, vivere o trasmettere nella sua interezza.
Non voglio rinunciare più a niente,Voglio solo vivere intensamenteSenza sprecare neanche un secondoChe mi rimane da passare su questo mondo,Bruciando a fondo la fiamma della mia animaFino a far esplodere la mia luce nel cieloPiù luminosa di qualunque astro del firmamento.Come una vertigine incontrollabile,Una corsa sfrenata oltre il limite,Un volo instabile verso la vetta,Una strada solitaria che porta all'ignoto,Sotto un cielo fatto di stelle mobiliLa mia vita brucia e arde di un fuocoChe si autoalimenta delle proprie ambizioni.In questo cammino che sembra eterno,In questa salita più alta del cielo,In questo viaggio solitarioVerso traguardi di una vita di battaglie,Vorrei condividere con teFrammenti di sogni diafaniChe spingono verso un futuro, di certo, diverso.Prendi la mia mano e voliamo viaVerso una realtà potenzialmente diversa,Dove gli incubi sono solo paureChe consciamente frenano la nostra mente,Dove ogni cosa è un mistero da scoprireE io e te non potremo più soffrireFinché ci sarà sempre l'altro al nostro fianco.In questo cammino che sembra eternoChe solo da soli si può affrontare,Lungo un viaggio solitarioVerso traguardi di una vita di battaglie,Vorrei condividere con teFrammenti dei miei sogni diafaniPer vivere come una chimera reale, la vita.
224 - Per la Strada Maestra è sincero tributo alla strada che insegna e tanto dà e tanto toglie; è un ritratto soggettivo dell'oggetto di tante canzoni, filtrato dalla mia personale e forse blanda esperienza, che in fondo è l'unico modo di imparare e conoscere le vere lezioni che questa maestra impartisce, e anche l'unico modo per parlare onestamente e con coscienza di lei. Insomma un ringraziamento a colei che ha contribuito a rendermi la persona che sono oggi.
Quando sembra che il mondo ti crolli addosso,Quando la tristezza possiede il tuo corpo,Quando l'odio s'incarna e cresce intorno a te,Quando ogni cosa ti sembra svanireE tu vorresti morire,Quando invece vorresti semplicemente vivere,Quando ti senti solo e abbandonatoE, sperduto, non sai a chi chiedere conforto…Io ripenso alle mie origini,Alla mia unica e vera madre,Fautrice di una giustizia senza leggi,Maestra di vita e guida sempre presenteGenitrice di tutti noi:Figli di genitori troppo presentiO perennemente assenti.Quando il mondo ti mette in ginocchio,Quando perdi un pilastro della tua vita,Quando la pazzia ti sorride con un ghigno di morte,Quando semplicemente ti senti soloE hai bisogno di un abbraccio rincuorante,Quando il futuro ti sembra nero come il cielo,Quando hai bisogno di un aiutoE non sai a chi chiedere un consiglio…Io ripenso alle mie origini,Alla mia unica e vera madre,Colei che mi ha reso ciò che sono,A cui devo la vita, e anche le mie ferite,Che ancora mi sostieneE mi comprende, come i miei fratelli,Cresciuti con me per la strada maestra.Quando hai bisogno di un momento particolare,Quando senti la necessità di sognare,Quando cerchi delle risposte alle tue eterne domande,Quando perdi la bussola dei tuoi ragionamentiO quando vieni sopraffatto dagli eventi,Quando vorresti andare ma non sai dove,Quando vorresti piangere ma non sai perché,Quando ti senti forte e inattaccabileE sicuro che il mondo non ti piegherà di nuovo…Io ripenso alle mie origini,Alla mia unica e vera madre,Severa e intransigente educatriceMa anche amorevole e sincera confidente,Che ancora mi ascoltaE che sempre mi consiglia saggiamenteLa via migliore in ogni situazione.Quando la malinconia ti prende lo stomaco,Quando la solitudine ti attanaglia,Quando invece vorresti rimanere con i tuoi pensieri,Quando vorresti condividere un sorrisoCon qualcuno che senti molto vicino a te…Io ripenso alle mie origini,Alla strada maestra di cui sono allievo,Che non discrimina nessunoMa che tutti accoglie in egual modo,Che insegna come funziona questo mondoFacendoti vivere sulla tua pelle ogni lezione,Sia essa esaltante, deprimente, o umiliante,Seguendo sempre la sua legge e la sua eticaChe può apparire contorta o crudele,Ma che in realtà è l'unica legge che c'è.Così, quando tutto crolla inesorabilmente,O quando tutto sembra andare per il verso giusto,Esiste solo posto in cui mi puoi trovare,Che per me è come la mia vera casa materiale,Ed è lungo quella strada tortuosa ed eternaChe è alla fine la strada maestra.
225 - Scritto camminando verso la stazione delle ferrovie statali di Milano Greco Pirelli, nel successivo viaggio in treno, e in parte anche mentre guidavo dalla stazione di Carnate-Usmate verso casa, ma soprattutto scritto di getto, senza modificarne una sola virgola. Ispirata a persone diverse, quali Ely (Layla testo n° 212) e Roby (o Robespierre come la chiamava Giulia). Ammetto che scrivendolo ho forse un po' abusato della similitudine, ma l'euforica ispirazione di quel momento e la musicalità di quelle parole che mi giravano in testa, resero incontrollata la forma di questo testo/poesia/delirio (a seconda di come si potrebbero definire i miei scritti, e in particolare questo testo Indescrivibile), ma d'altronde quando non si sa come descrivere qualcosa, le similitudini e i giri di parole sono le uniche cose a cui si può ricorrere; di meglio, quindi, per varie ragioni e per la natura stessa del soggetto in questione, non potevo di certo fare diversamente, o almeno così mi pare.
Come una sirena che vorrebbe volare,Come un licaone sospeso in fondo al mare,Come un'altalena in equilibrio tra bene e male,Come una luna che un girasole vorrebbe inseguire,Come un battito di ali che vorrebbe sondareIl vuoto ancestrale di ogni universo reale:Sei unica e specialeCome un raggio di sole tra la pioggia invernale.Come un'equazione dalle infinite soluzioni,Come una canzone che trasmette diverse sensazioni,Come una poesia dalle molteplici interpretazioni,Come una falena che cerca il proprio sole,Come l'illusione di un eterno e cercato amoreChe tra incanto a magia vuole sognare,Sei unica e specialeCome la flebile voce di una vita che compare.Sei come un'onda anomala che dal nulla appare,Sei come una sinfonia che il vento vuole cantare,Sei come il calore che solo il fuoco sa dare,Sei ferma come la terra che a volte fa tremare,Sei ingenua quanto l'odio è capace di amare,Sei misteriosa come ciò che non si può limitareMa che ogni cosa è capace di generare:Sei unica e specialeCome ogni meraviglia impossibile da narrare.Sei unica e speciale;Sei un sogno ma reale;Sei un fantasma che viveNella mia memoria labileChe, incancellabile, cerca di capireIl segreto del tua carismatica figura,Quasi troppo particolareChe si può solo raccontareTramite similitudini azzardate,Oh, mia e chiara immagineDi un'umana perfezioneChe si può solo sognare.
226 - Scritto pensando al significato della parola “coma” (Sonno di Morte), in questo testo ho inserito tre diversi momenti e basandomi su tre diverse fonti d'ispirazione: la prima è il libro “La Zona Morta” di Stephen King in cui il protagonista, dopo un coma di sette anni dovuto ad un incidente automobilistico, si risveglia in un mondo non più suo, cambiato, in cui si sente perennemente estraneo; la seconda è la concezione classica del coma dove c'è questa luce in cui molta gente vede (o vuole vedere) l'aldilà; la terza è l'eutanasia, in particolare un caso sorto in Svizzera in cui un dottore, per liberare posti letto, staccava inducendo un peggioramento nei pazienti in coma irreversibile. Per quanto riguarda i tre momenti, due avvengono praticamente contemporaneamente: il primo è visto dal punto di vista della persona in coma (questa parte l'ho scritta ispirandomi sia a Stephen King, sia alle visioni che ho in alcuni sogni di un cerchio di fuoco che divide la vita dalla morte, probabilmente quel cerchio è solo un'immagine residua di quando sono andato in coma quando avevo pochi giorni di vita); il secondo è visto dalla persona che attende il risveglio, o più in generale la decisione della persona in coma sul proseguire o no la sua vita; il terzo è la morte indotta dal già citato medico e quindi della scelta negata. I primi momenti, nell'idea originale non c'erano, ma poi l'ispirazione ha preso il sopravvento e il risultato è un testo dalla duplice interpretazione, in base se il lettore è a favore o contro l'eutanasia. È questo il mio intento con questo testo, non dare giudizi, ma far riflettere su un argomento sempre attuale.
Ombre contorte danzano nella menteMentre braci di sinuose fiamme diventano immagini,Solo buio e tenebre sul tuo cammino ignotoTranne una bianca luce che irradia la metaE ti attira guidandoti in un labirintoFatti di ricordi, sensazioni e inedite visioni.Volti familiari cambiano velociMentre voci sconosciute provengono da lontano,In quel dedalo tetro tra realtà e aldilàDove il tempo soggettivo sembra sospesoE la tua anima si trova sola, intrappolataIn questa triste condizione: il sonno di morte.Sensazioni discordanti ti sorreggono,Motivazioni dissonanti ti stordiscono,E argomenti diametralmente oppostiTi persuadono a cambiare la tua direzione:I ricordi di una vita agrodolceChe potrebbe forse continuare,E la promessa di un nuovo mondo eventualeForse migliore di quello tristemente reale.Non è solo un viaggio nell'ignoto,Non è più neanche solo un'indecisione,È un conflitto tra l'istinto e la ragione,Una lotta tra inconscio ed emozione,Tra gioia di vivere e voglia di sparire,Per decidere dove andareIn quel dedalo spettraleDove ogni cosa evanescente appareE velocemente scompare, per divenireQualcosa di diverso, cambiato profondamenteDal flusso di coscienza passante nella tua mente.Dormi il sonno di morteCon la tua esistenza in bilico tra gli opposti,Due destini disgiunti e affiniIn sospeso tra l'essere e il divenire,In uno stato di vigile incoscienza,Prigioniero dei tuoi reconditi timori.Ma un giorno,In quel buio metaforico che illumina la coscienza,Dovrai scegliereSe attraversare l'infuocato cerchio della vitaO ritornare indietro nel grigioreDi questo mondo purtroppo tetro e mortaleAttraversando a ritroso i corridoiDi quella stasi temporale che, in fondo,È la tua condizione attuale.Spero un giorno non troppo lontanoChe deciderai di svegliartiE, aprendo i tuoi occhi ad una nuova vita,Troverai la forza di giocare questa partitaContro un destino cinico e decisoUtilizzando la forza della tua rinnovata volontà,E spero quel giorno di esserti accantoPer sostenerti e aiutarti ad illuminare il cielo,E spero che quel giorno arrivi prestoPerché un indifferente camice biancoVuole scegliere per te la tua sorteE chiuderti i cancelli della vita,Regalandoti un riposo non volutoMa purtroppo neanche negato.Ma l'ultimo battito si arresta,E purtroppo la tua flebile vita svanisceNegata dalla tua eterna indecisione,Cancellata dalla tua eterna incertezza.E ora, che sei oltre la porta dell'infinitoAspettami, fino a che la mia anima arde di vita,Finché non raggiungerò le dimensioni paralleleDove il corpo materiale perde di significatoE solo l'essenza di una persona può sopravvivere;Aspettami, così che potremmo almeno passareQuel soffio di eternità che tutt'ora esisteSolo dove il tempo, nel nulla, perisce.
227 - Questo Viaggio sul Treno della Conoscenza è scritto pensando ai compagni con cui quel viaggio è iniziato e insieme al quale avrei vissuto e condiviso l'avventura universitaria, ed è scritto per loro tanto che lo mandai nella mailing list con cui si comunicavano informazioni di varia utilità per tutto il corso. I paesaggi descritti sono tutti in riferimento alle varie attività didattiche e branche del sapere che avremmo dovuto affrontare col procedere degli studi in fisica.
Compagni di viaggioChe con me vi avventurate verso l'ignoto,Dal finestrino di questo treno,Che porta alla conoscenza e al futuro,Insieme vedremo paesaggi lineari e spazi diversi,Nuove e misteriose realtà fisicheChe rivelano straordinarie verità matematicheSe analizzate e dimostrate teoricamente per assurdo.Compagni di viaggio,In corsa verso un sognoLunga una via fatta di ostacoli,A quale fermata ci separeremo?Compagni di viaggio,Che con me amate il mistero e la ricerca,Lungo questa strada di scoperteChe ripercorre la storia della scienza,Insieme comprenderemo i costituenti fondamentaliE le chimiche dinamiche delle reazioniChe governano ogni aspetto del mondo ci circondaTramite estrapolazioni informatiche di analitiche equazioni.Compagni di viaggioIn corsa verso un sognoLunga una via fatta di ostacoli,A quale fermata ci separeremo?Compagni di viaggio,Alcuni di voi conosceranno universi diversiE sonderanno i segreti e i misteri di questa realtà,Altri impareranno il linguaggio della naturaIl codice di scrittura con quale tutto è scritto,Ma insieme correremo verso un traguardo, un sogno,Verso la conoscenza di una guida di letturaDi un mondo strano, forse troppo imprevedibileAnche per chi, come noi, sonderà i meandri del caosCon schemi di ragionamento logici e umanamente imprecisiE parlerà di infinito o di infinitamente piccolo,Di virtuali o irreali creazioni delle convenzioni,O di elaborate operazioni su estreme situazioni.Compagni di viaggioIn corsa verso un sognoLunga una via fatta di ostacoli,A quale fermata ci separeremo?Per il momento, almeno,Condividiamo insieme questi paesaggi disegnatiDa crittografici paesaggi al limite del sapere,Dove dimensioni infinite raccontano una realtàChe neanche la mente informatica può immaginareSe non tramite lineari calcoli algebrici e variabili,Adattabili alla quantistica meccanica delle particelle,Gemella opposta della relatività temporaleCon cui i pianeti e gli ammassi stellari sembrano giocare,Intrattenendo noi viaggiatori dalla meta incognitaE passeggeri di questo treno che porta alla conoscenza.
228 - Un testo ispirato e scritto ad un viaggio in treno con “Domino Effect” dei Gotthard in sottofondo. Come il precedente I.R.A (testo n° 43) è nato dalla visione laplaciana sul divenire del mondo, cioè il meccanicismo, la quale si può riassumere affermando che: “dobbiamo considerare lo stato presente dell'universo come l'effetto di un dato stato anteriore e come le causa di ciò che sarà in avvenire. Una intelligenza che, in un dato istante, conoscesse tutte le forze che animano la natura e la rispettiva posizione degli esseri che la costituiscono, abbraccerebbe in un'unica formula i movimenti dei più grandi corpi dell'universo come quello dell'atomo più sottile; per una tale intelligenza tutto sarebbe chiaro e certo e così l'avvenire come il passato le sarebbero presenti”. Il Principio del Destino e del Caos si differenzia dalla precedente parte di Infinito Fiume di Atarassia in quanto non si prende la briga di portare avanti un ragionamento per dimostrare un pensiero, ma fa la descrizione di ciò che consegue da quell'idea, così da mostrare gli effetti di quella causa sviscerata nella prima parte, e mostrare come questa sarebbe essa stessa la causa di molti altri effetti.
Imperscrutabile ed inevitabile appareCome un fiume di fatti concatenati tra loro,Una sequenza di situazioni e circostanze intrecciateCome linee melodiche di una sinfonia multiplaDal tempo variabile ed incostante,Dove la vita è una sincope atonaleNella musica karmica dell'universo attuale.Attraverso il treno delle conseguenzeIl mondo ruota intorno all'effetto domino:Manifestazione del dominio del caos,Padre di quell'entità chiamata casoDiscesa dal progenitore della reazione a catena,Ovvero il destino, il karma o meglio il fato.Imprevedibile come l'uragano californiano generatoDa un leggero e dolce battito d'ali di una farfalla asiatica;Descritto dalla casistica come fosse un banale gioco,O il comportamento ordinario di esseri umani prevedibiliChe nel mondo si muovono incoscienti e incurantiDella propria condizione e della propria esistenza,Vivendo come schegge impazzite in un circuito(Che sembra) costruito su misura per loro.Il treno delle conseguenze viaggia nel tempoMentre la storia è sospinta dall'effetto domino,Conseguenza della reazione a catena,Figlia di quell'entità chiamata caos,Progenitore della casuale sequenza dei fatti,Chiamata di solito fato, karma o anche destino.È il principio del destino e del caosQuello che governa e domina le dinamiche del mondoLasciando ai semplici mortali e agli aspiranti dèiL'illusione del libero arbitrio e del pensiero incondizionato,Facendo loro credere in una fatiscente libertàBeati nell'ignoranza che, anche chi ha creato questa realtà,È travolto dall'incontrollabile corrente che tutto trascina,Di quell'infinito fiume di atarassia che ogni cosa avvolge:Quel fiume che non ha inizio ne fine,Aldilà del tempo e fuori da ogni spazio,E che sfocia alla sorgente dell'immutabilità,Genitrice e motore della storia di ogni entitàSia essa terrena, trascendente o divina.
229 - Ciò che segue nasce come testo sperimentale con l'obiettivo di unire arte e scienza, cosa già parzialmente avvenuta con alcuni dei miei testi precedenti, ma con questo sperimento è la prima volta in cui l'intento è cosciente e non un puro caso dovuto a qualche artefatto escogitato dall'enfasi del momento. Il soggetto è ispirato alla citazione di Galileo Galilei tratta dal sesto capitolo de “Il Saggiatore” la quale afferma: «La filosofia è scritta in questo grandissimo libro che continuamente ci sta aperto innanzi a gli occhi (io dico l'universo), ma non si può intendere se prima non s'impara a intender la lingua, e conoscer i caratteri, ne' quali è scritto. Egli è scritto in lingua matematica, e i caratteri son triangoli, cerchi, ed altre figure geometriche, senza i quali mezzi è impossibile a intenderne umanamente parola; senza questi è un aggirarsi vanamente per un oscuro labirinto» . Il seguente testo è quindi un semplice tributo a quel linguaggio con cui la scienza (o come dicevano all'epoca, la filosofia naturale) parla, che appunto L'Antico Linguaggio dell'Universo.
Elegante linguaggio che tutto vuol descrivereAttraverso un'universale e logica poesiaFatta di simboli che fermano e concretizzanoIdee e concetti di un mondo in continua evoluzioneMa che in fondo rimane sempre uguale a se stesso,Peché tutto muta ma niente cambia veramenteSe non la sua forma e la sua immagine esteriore.Numeri che diventano parole e colori di un quadroDal suono descritto dalle forme regolariChe, come una tavolozza di un pittore razionaleChe vuole dipingere la musica naturale del vento,Diventano arte dell'espressione di filosofieNate e cresciute in un campo immaginarioChe però diventeranno forma di una realtà da sognare.Algebristi, crittografi e analisti,Matematici puri o mascherati da economisti,Inseguono un sogno di conoscenza e gloriaTramite concreti concetti filosoficiChe, nella razionale e lucida folliaDi dimostrazioni dalle verità oggettive,Vivono nell'eternità della memoriaE aprono le porte all'idea troppo infantileDi immortalità, per aver contribuito a scoprireNuove metafore di una scrittura fondataSu similitudini portate agli estremi della realtàIn una magia scoperta da noi esseri umani,Ma che è intrinseca sostanza di un universoDai molteplici ed infiniti aspetti.
230 - Ogni giorno la routine sveglia la metropoli all'incirca sempre alla stessa ora, e gli impegni impongo il ritmo, così i suoni si risvegliano per creare un insieme organico che si ripete quotidianamente: ogni elemento (che sia il motore di un auto, lo sferragliamento di un tram…) contribuisce a creare un suono composto da molteplici sorgenti che proseguono indipendenti, ma integrati perfettamente nel contesto come una linea melodica nell'armonia dello scenario, e l'insieme di tutti questi scenari costituisce la sinfonia (il suono), e il suo evolvere altro non costituisce che Il Quotidiano Concerto del Suono Cittadino. Questo testo l'ho scritto pensando a quella che è chiamata la metropoli italiana (Milano), di ritorno come sempre dalla casa della Roby, camminando tra i palazzi della Pirelli e quelli della Bicocca, e pensando agli scenari che ho conosciuto nel mio vissuto in questa multiforme città, il tutto legandolo alle parole di Dodger di Oliver & Company sul ritmo della prima canzone di Billy Joel: “Why Should I Worry?”.
Ritmi dissociati di una sincope quotidiana,Tempo di una città che non dorme nè sogna,S'intrecciano tra i monoliti di cristalloScorrendo irregolarmente freneticiSull'asfalto che costituisce l'essenza della strada:Vene pulsanti di una megalopoli in continua evoluzione.Discorsi che come sinfonie s'intrecciano,Voci di bending di chitarristi virtuosiSi uniscono all'ispirata improvvisazioneDi disordinati movimenti cittadiniCreando il muro sonoro del rumore metropolitano:Colonna sonora di un musical dal genere indefinito.Cianotiche luci e intermittenti insegne,Arte visiva che accompagna la musica,Un soprafondo di vari composizioni originaliCreati da situazioni umaneRiverberano di una pendolare frequenza:Risonanza diamantina di una Babele fatta di cristallo.Tuoni artificiali e horrorifici acuti,Sussurri sommessi di note che appaiono invisibili,Rauchi vocalizzi di chi ha ancora voce per parlare,Si confondono e si dissolvono in quello che èIl suono cittadino di un concerto quotidiano:Rumori stonati e slegati tra loroSi mescolano alle perturbazioni ritmiche del traffico urbano,Mentre liriche di schizofrenia scorrono nei discorsi,E la frenetica attività lavorativa scandisce il tempo,Mentre i cittadini ballano al costante ritmo delle ferialità.Trasparenti note del declino morale diventanoSintesi artificiale di un'armonia innaturale,Una propaganda censoria cantata a cappella mostraOrganizzazioni societarie che ispirano istintive composizioniDalle gravi sonorità, smorzate dalla comunicazione,E altisonanti produzioni generano periferici arrangiamentiChe diventano il sintomo di un'urbanizzazione crescenteDove comuni musicisti denunciano stili di vita discordanti,Unica e certa conclusione di movimenti differentiAventi sonorità e sentimenti troppo distanti:Manifestazione di una duplice personalità di questa societàChe vive sentendo ma non ascoltando.Il suono cittadino del concerto quotidiano,Che avvolge e a volte stravolge la vitaProiettando ogni persona in quella costante corsa continua,Affascina e ipnotizza ogni singolo ascoltatore;E nel variegato frastuono di mille storie che s'intrecciano,La giornaliera vita di cittadini comuni che vorticando veloci,Giunge al termine.
231 - Nella mia vita, per un motivo o per l'altro, ho sempre cercato di trovar la forza per andare avanti, per non essere sopraffatto dagli eventi, dal buio e dal dolore che dentro mi faceva provare la vertigine di cui Kundera parla ne “L'insostenibile leggerezza dell'essere”, quell'ebbrezza di debolezza che mi spingeva a sentirmi inferiore a ogni cosa, in colpa verso chiunque, incapace di vivere e di essere felice; purtroppo per fare questo spesso ho dovuto alzare muri, più che per gli altri, per me stesso, ignorando spesso quello di cui avevo bisogno, sopprimendo quello che sentivo, cercando di spingermi sempre più verso la persona che avrei voluto essere. Ma dopo la fine della storia con Martina, vecchi fantasmi e nuove situazioni impreviste hanno richiesto di rievocare un passato che volevo dimenticare, ed arrivato ad un certo punto ho deciso che, vedendo che la situazione ciclicamente si ripeteva, dovevo cambiare modo di affrontarle. Fu così che cercai di mettermi di fronte la mio vero me stesso, oltre i labirintici ragionamenti e i dedali di un superIo predominante, tentai per la prima volta di abbattere le mura invalicabili di un Es soppresso solo per me stesso, e non solo per qualcun altro; volevo diventare un libro aperto per me come lo ero stato per quelle poche, ma per me speciali, persone che ho incontrato nella mia vita e per cui ho dato, o avrei potuto dare, anche l'impossibile. Quello che ne è venuto fuori è questo testo, forse il più difficile da scrivere, non per difficoltà espressive, non per figure retoriche utilizzate, o per chissà quali profondi concetti, ma perché per farlo ho dovuto affrontare a viso aperto tutto quello di cui avevo più paura di me stesso, rischiando di riaprire un vaso di Pandora dalle conseguenze imprevedibili. linebreak I titoli provvisori sono stati vari come “The Third Principle of Soul's Dynamic”, “The Reaction of All Actions”, ma poi ho optato per Il Cuore di un Amorevole Bastardo dove l'aggettivo non è riferito alla qualità della persona, ma al fatto che dopo tutto è ancora capace di amare, o vuole amare, nonostante tutte le sofferenze passate.
Nella mia vitaHo sempre lottato;Ho dovuto crearmi uno scudo.È vero, sono molto cambiato:Ora sono più bastardo,E il mio cuore è di pietra.Sono cinico e cattivoE con la rabbia mi difendoDa un mondo che uccide,Ma a volte sento un vuotoCome un buco nell'anima,Sento che mi manca qualcosa:Mi manca assaporare la magia della notte,Un dolce e confortante abbraccio rincuorante,Il guardare in alto nel cielo e tornare a sognare;Mi manca essere cullato dal calore umano,Il lasciarmi trasportare dall'illogica follia dei sentimenti,Abbandonando il mio cuore all'inondazione delle emozioniFinora rinchiuse nelle invalicabili mura che, ora,Come argini di un fiume in piena, rischiano di cedereAlla forza travolgente di quella sorgente implacabile.Ho bisogno di amare e di esternareOgni singola mia reale sensazionePerché il dolore potrebbe uccidermi,Cancellando tutto ciò che di umano c'è in me,Distruggendo anche le poche macerie rimasteDi una città che più delle volte è stata assediata,E trasformandomi nella maschera che porto.Ho paura di far crollare quelle difesePerché ogni cosa esploderebbe e mi travolgerebbe,Come se, ciò che provo, fosse un fiume in pienaE le invalicabili mura una diga da abbattere.E quando il cielo lacrima malinconiaE la luce diurna flebile e cupa scompare,Soppiantata dalle romantiche luci della notte invernale,Sento il bisogno di qualcosa che è passato:Un sogno serafico e mutevole nella formaChe mi faccia sentire vivo e parte di qualcosa di importante.E quando cala la notte e diventa profondaE il peso delle mie azioni si fa sentire sulle mie spalle,Sento il bisogno di lasciarmi trasportare dall'abbandonoE lasciarmi cullare dalla stanchezza che mi assale,Farmi travolgere dal sonno che s'impone sulla ragioneE voler rimanere intrappolato nel mondo dei sogni,Vittima padrone e schiavo del mio pensiero ora libero.Il cuore di un amorevole bastardoRacchiude l'umanità di una cinica persona,Intrappolata in una solitudine che tiene a distanzaQuella parte del mondo di cui vorrebbe far parteE in cui, nei suoi sogni, ha sempre aspirato vivere.Vorrei dare agli altri ciò che possono solo sognare,Vorrei poter essere capace di trasmettere il mio IoE compenetrare nelle molteplici personalità del mio mondoChe vorrebbe sempre più tendere a quello ideale;Ma soprattutto ho paura di chiudere gli occhi alla realtà.Non voglio risvegliarmi in punto di mortePer scoprire che nella mia vita non ho concluso un cazzo;Non voglio dover credere che l'amore,In questo mondo, è destinato a morire;Non voglio pensare che dei miei sogni rimarranno solo cenere,Ma voglio sperare in un futuro su cui puntare e credere;Vorrei poter vivere sapendo di poter morire con qualcuno accanto,Amare senza soffrire o per questo perdere chi si ama;Vorrei poter vivere in un mondo che non uccide gli ideali,Che non spenga la fiamma che arde dentro me;Vorrei solo che questo mio cuore solitarioVenisse scongelato dall'affetto di qualcuno che, con l'empatia,Mi regalasse l'illusoria felicità di un conforto che ti rende vivo,Che ti dà la forza di continuare a sognare e speranzaE, quando tutto il mondo ti volta le spalle e ti deride,T'infonda la forza di tirare avanti e tornare a vivere.Il cuore di un amorevole bastardoRacchiude l'umanità di una cinica persona,Intrappolata in una solitudine che tiene a distanzaQuella parte del mondo di cui vorrebbe far parteE in cui, nei suoi sogni, ha sempre aspirato vivere.
232 - Dietro a questo testo c'è la storia di un'anima tormentata, che cercava di trovare nella vita un qualcosa che la spingesse a lottare, perché la vita che bramava la ha privata di ogni cosa, anche della propria individualità corporea, violata da chi avrebbe dovuto proteggerla. Immaginate una ragazza che ha rischiato di perdere il suo amore a causa di una rissa da strada e che lei voglia vendicarsi, sapendo di essere la copia del vostra prima ragazza con la quale avete avuto una storia che è finita perché lei è morta per leucemia fulminante, e che ogni volgere del periodo natalizio (per vendetta) quest'anima tormentata si sia rifatta viva al solo fine di ferirvi anche avvicinandosi a voi. Riuscite a immaginare che quell'odio profondo, col tempo sia diventato affetto sincero e forse amore?newline La sua voglia di vivere, uccisa da uno stupro continuo, si era aggrappato a quell'amore nato dall'odio, amore non corrisposto, perché in lei traspariva l'immagine di Emilyn e per questo non poteva esserci nulla, finché Anna (così si chiama quell'anima) non fece cadere la maschera della sua recita e si mostrò in tutta la sua splendente fragilità; fragilitá che la portò a cercare l'eccesso, così che una notte di marzo, come in una canzone di Guccini, la strada impazzì, complice dell'alcol e delle anfetamine nel corpo di chi avrebbe dovuto riportarla a casa: l'auto in cui su aveva passato un paio delle precedenti notti, dormendo abbracciati, estirpò il respiro da quella vita sognata. Questo testo nasce dal dolore di quella perdita, ed è la lettera a quell'anima che ora brilla nel cielo notturno come una Stella Guida del film “Dragonheart”, nella speranza che brilli in questo cielo dal volto così nero.
Stella guida che rischiari il buio della mia mente,Che sei salita al cielo dissolvendoti nel neroNegli ultimi giorni della tua vita terrena,Brilla ora in quel cielo che insieme abbiamo ammirato,E guidami dove non esiste nessun doloreE dove non sentirò la mancanza della tua luceCosì accecante da risvegliare le tenebre più oscure.Brilla su di noi, stella guida:Illumina il mondo con la tua nuova vita,E regalaci l'eterna chimeraDi un vita celeste oltre la nebbia della percezione.Stella guida che brilli nella notte della ragione,Che per raggiungere la tua naturale dimoraTi sei dovuta affievolire fino a spegnerti,Illumina i miei pensieri e dammi il coraggioDi affrontare a testa alta il domani,E con tua luce rischiara i miei pensieri ora confusiPer la perdita del calore che solo tu riuscivi a sprigionare.Brilla su di noi, stella guida:Illumina il mondo con la tua nuova vita,E dona a questo errante sognatoreUn'illusione di una superiore e migliore condizione.In questo cielo,Tra le stelle di cristalloE una luna ambrata,Cerco il cieco sguardoOltre la coltre luminosaSfocata dalla liquida malinconia,Per cancellare gli anni luceChe da te mi separano,Per avere un'indicazione da seguire,Per trovare i dorati cancelliIn questo subdolo inferno d'asfalto,E un giorno trovare la stradaPer raggiungere te e tutte le stelle caduteDal mio personale cielo interiore.Brilla su di me, stella guida:Illumina il mio mondo con la tua nuova vita,E donami la speranza di un avvenireAncora tutto da scrivere e da sognare;Quindi,Brilla ora nel cielo notturno, stella guidaChe hai superato la strada in cui ti eri smarrita,E ora, indica a questo viandante la giusta viaPer superare questo sentiero irto di ostacoliIn cui rischia di cadere per non rialzarsi,Indica a questo eterno dispersoIl modo per lasciarsi alle spalle le ombreDi una vita vissuta senza ragione di causa,E fallo rinascere ad una nuova e consapevole esistenzaFatta di coscienza e di speranza, con una meta precisaIn cui credere e inseguire, passo dopo passo,Cercando la strada per raggiungerla,Assaporando ogni brivido di questa condizione umana,Decidendo ogni singolo passo di questo labirinto,Mia dolce e raggiante stella della notte della ragione.
233 - underline{Leggere quanto segue solo dopo aver letto il testo}newline Tutti cambiamo e ci evolviamo, adattandoci alla vita e alle circostanze, così come si modifica il nostro rapportarci col mondo esterno in base al nostro vissuto. Tenendo presente questo, mi sono immaginato l'universo come una persona che cambia, e tramite il cambiamento descriverne la sua storia così come le prospettive future sulla sua fine, dipendente dalla quantità di energia e materia oscura.newline Il titolo I Passi del Caos me l'ha suggerito Giulia (Zulu) dopo averlo letto perché io non sapevo come chiamarlo.
Quanto sei cambianto…Mi ricordo quando sei nato avvolto dalla luceEmettendo un pianto che ancora risuona nella mia mente,Eri così piccolo ma riscaldavi il cuore di chi ti stava vicinoNonostante il tuo carattere allora ancora da plasmare,Ma nel tuo crescere hai materializzato i tuoi desideriTrasformandoli in punti fermi che costituiscono il tuo essereCome anche del tuo apparire così lucente nel buio che ti avvolge.Quanto sei cambiato…Il tempo ti ha fatto crescere velocemente,E la tua natura così radiosa e coerenteTi ha fatto diventare più freddo e distante,E più gli anni passavano più la confusione aumentava,E la luce che in te brillava e che avevi materializzatoIn quei nodi principali della rete dei tuoi pensieriProgressivamente si sta affievolendo sempre di più,Mentre il lato oscuro del tuo essere sta prendendo il sopravvento.Quanto sei cambiato…Eri una luce più luminosa del giorno stessoMentre ora sei la notte stellata e caotica,Eri il simbolo della perfezione e del miracolo della creazioneMa ora le tue potenzialità vengono disperse e dilazionateIn infinite possibili situazioni che seguono altrettante direzioni,Redendo così oscuro e ignoto il tuo possibile futuro avvenire.Quanto sei cambiato…… E quanto ancora cambieraiE chissà come diventerai;Se nel futuro lontanoRitornerai quello di un tempoO se sarai destinato a perdertiNell'immensità dei tuoi pensieri,Sempre più lontani e distaccatiDalla realtà a loro circostante.ChissàSe ritornando alla luceRinascerai in uno nuovo te stesso,Una nuova vita nata dalla precedente,O se abbandonato alla solitudineTi spegnerai pur continuando a vivereCome un fantasma morente di ciò eri.Solo la tua forza potrà darci risposte certe,Solo la tua natura potrà rivelarci il tuo destino,Solo, come ognuno di noi è nella vita di tutti i giorni.
234 - In questa suite è racchiuso tutto quello che sentivo per Giulia (Zulu), quanto mi hanno cambiato quei mesi con lei, così intensi e densi, così solari e colmi di vita: quei mesi sono stati i più felici della mia vita. Questa era una dichiarazione d'intenti, scritta in quel linguaggio che costituiva parte del nostro comunicare, quell'unione tra fisica e filosofia, sentimenti e pensieri, colmo di meraviglia, di voler avvicinare i nostri universi, di arricchirsi a vicenda; lo stesso linguaggio che ci teneva svegli fino a notte fonda e a volte fino alla mattina successiva. Era una promessa con la premessa che avrei potuto mantenerla solo se lei mi avesse dato la possibilità di farlo. È solo il manifesto di ciò che ero e di come mi ha cambiato, di ciò che è solo una piccola varietà delle sfumature di quella policromatica sensazione che il suo pensiero scatenava in me. E come scrissi all'ora, “è la speranza di ciò che Sarà Per me e per noi due, ma che Verrà Prima di poter costruire un qualcosa di nostro, un qualsiasi tipo di futuro condiviso”.
I. Lines of UncentaintyIn un funambolico viaggio sopra il vuoto di vecchie certezze,Con la costante vertigine di un cambiamento senza ritorno,Privo di equilibrio, disorientato dalla mia condizione,Nel torpore sensazionale della mia esistenza precedente,La terra trema e ruota vorticosamente intorno a me.Una luce accecante mi guida su quel labirinto sospesoDove fili invisibili collegano ogni mio modo di essereE fanno da conduttore logico dei miei pensieri in rivoluzione,Come le mie percezioni, che alterate, tentano di capireCome, questo mio mondo, stia mutando così rapidamenteTanto da disorientarmi lungo quella retta linea che porta al domani.Il passato scorre come un fiume in piena nella mia menteMentre vedo la sua luce svanire lentamente nel buio.La notte dei cambiamenti mi coglie impreparato,Ma non perderò l'orientamento, so qual è la mia strada,E ora che la notte avvolge ogni mia sensazioneSo che nelle stelle vedrò cosa il futuro mi riserva;Così, in equilibrio precario sulle mie certezze vacilanti,Seguo un'ignota luce che si riflette sui fili dei miei pensieri,E non cadrò più nell'oblio, non morirò più dentro di me,Ma cercherò un appiglio al quale potrò sempre aggrapparmiE risorgere a nuova vita ogni volta che le forze mi abbandoneranno.II. Dawn of the EraVedo sorgere all'orizzonteL'alba di un nuovo giorno e di un nuovo soleE una nuova stagione sembra ricominciare,Quella della rinascita della vita;Una primavera di sensazioni scorre dentro di meE ora so qual'è la giusta strada da seguire.E nella solitudine, cercherò nelle stelle il conforto,Ma sogno di essere avvolto da una luce angelica;E quando mi sentirò perso in un bivio esteso come un deltaCercherò uno spiraglio di paradiso, un sospiro nel vento:La tua voce solista in coro di mille essenze che mi confondono.E forse un giorno…III. Maybe A Day…,Le mie parole sarannoCome il sangueChe nelle generazioni si trasmette immutabile,Come il tuonoChe scuote la quiete della notte oscura,Dopo il fulmineChe illuminerà ogni verità seppellita nelle tenebre.La mia anima voleràCome un'aquilaChe, re del cielo, visiterà posti incantati,Come le paroleChe, eterne, riecheggeranno nell'etereE il loro suonoSi espanderà ovunque l'aria risieda in questo mondo.IV. But Before Will Be ForMa prima di ogni vana gloria personale,Se tu mi accompagnerai lungo la strada dei sogni,Se tu vorrai condividere con me dei frammentiDi quelle chimere che ognuno di noi coltiva,Se tu sarai disposta a intraprendere con meQuel viaggio, il volo lontano nel cielo,La scalata al nostro paradiso perduto,Allora, prima di qualunque cosa su questa terra,Per te vivrò ogni singolo minuto,E per te migliorerò;V. BecomingE se tu sarai tempoIo sarò conoscenza,Mutevole al tuo fluire costante,Conforme sempre al tuo divenire;E se tu sarai tempoPer te diventerò vita,Manifesto del nostro voler esserciPer condividere le conseguenze;Ma se tu sarai vitaIo mi nutrirò di te,E per te saròIl principio e la fine di tutte le coseCosì da poterti avvolgere in un eterno abbraccio,Per te sarò la rinascita,Cancellando la morte bruciando l'anima come l'araba fenice;E se tu saraiSempre e solo fedele a te stessaSarò per te solo ciò che naturalmente posso essere:Solo un anima mortale che con te vuole vivere il sogno di amare.
235 - Questo Angelo Farfalla è dedicato come il precedente a Giulia, e nasce dalla sua passione per le farfalle, sia dal fatto che io la vedevo come un angelo, non per modo di dire, ma nel senso in cui ogni suo movimento, ogni suo interesse o atteggiamento ricalcava l'idea di angelo che mi ero fatto, un po' tramite i cliché un po' tramite quello che io avevo interiorizzato dovesse essere tale bellezza. L'idea di questo testo è nato da una visione, l'immagine di un volo leggiadro nel cielo notturno di lei in forma alata, ma con ali arcobaleno che volteggiava tra le stelle; e si è poi sviluppata pensando a cosa ho sempre cercato di dirle tramite le parole, le canzoni, ogni singolo gesto e anche, forse soprattutto, quando facevamo l'amore; scritto, inoltre, citando anche alcune idee venute da fuori dai vari e intensi scambi di concetti che avvenivano ogni volta che ci vedevamo, come ad esempio il suo statuto filosofico.linebreak Ora, provate ad immaginarvi su un balcone con una musica evocativa ad osservare le stelle, pensando tutto questo e sentire…
Note scorrono come versi di una poesia senza parole,E contemplo il riflesso di sfere di eternità nella notte.Come un miraggio appari davanti ai miei occhi:Una angelo del firmamento tra romantiche luci naturali,E voli tra agli astri plasmando le nuvole con la tua scia,Con ali di cristallo che brillano di diffratta lucentezza,Colorate come le velate lacrime dei raggi di luce stellare.Un farfalla di sembianze umaneSfreccia attraverso un sogno troppo reale;E non mi voglio svegliareMa semplicemente pensare a quali meraviglie,Dell'alto di quel cielo,I suoi occhi luminosi possono ammirare.Negli occhi colmi di ammaliante magiaUn'alchimia di colori e poesia,E nel sorriso che risplende di allegriaUn lampo fende il cielo della notte,Irradiando di una nuova luce le tenebre della mia anima.Un lampo tuonante nel cielo, veloce come il fulmine,Mi trasporta nell'onirica realtà fatta di sogni celestialiIn cui tu, libera, ti libri nel vento primaverileE, ad ogni battito delle tue apparenti policromatiche ali,Illumini di arcobaleno il buio della notte con un simbolo di pace,Facendo impallidire anche luna con i tuoi giochi di luce riflessa.Una farfalla di sembianze umaneDiscende da un cristallino regno astrale;E voglio continuare a sognare,Perché la realtà supera l'estasi dell'immaginazione,E, dal profondo di quel idillio,Scrivere una fiaba che solo con te si può realizzare.Farfalla policromaticaDipingi per me un nuovo mondo in cui abitare;Angelo di cristalloIlluminami della scintilla dell'immaginazioneE regalami la capacità di vivere l'illusione.Angelo cadutoInfondi la vita in questo corpo alla deriva;Angelo del paradisoGuidami attraverso un mondo con innocenzaE se puoi insegnami a sognare senza soffrire,E insieme voleremo oltre la realtà:Un angelo e il suo diavolo stretti per mano,La perfetta unione tra inferno e paradiso;E, come la fusione tra la luce e tenebre,Genereremo un nuovo e diverso mondoE lo riempiremo dei nostri sogni nascosti,Finché un giorno, disperso nel tempo,Non oltrepasseremo l'ultimo orizzonte,Dietro il quale vi sarà solo l'arte e l'armonia.
236 - In Tramonto e Alba, come già sperimentato con Absolute Zero (il n° 187) e Steps of Chaos (il n° 233), ho cercato di mostrare come scienza e poesia possono creare composizioni inedite ed evocative, perché la scienza non limita nè annulla la meraviglia, ma ne amplifica solo il significato e i soggetti del nostro scrivere, facendoci vedere cose che sfuggono alla vista del più attento osservatore. Questa quindi è solo una poesia scientifica che descrive un semplice tramonto (o alba a seconda dei punti di vita) tramite gli occhi di un aspirante artista che del vivere scientifico vorrebbe vivere.
Un'attraversata diagonale attraverso lo spazio sideraleS'infrange sull'atmosfera oltrepassando il suo spessore tangenziale,E il pulviscolo sospeso devia i colori dell'iride,E come un incendio il sud del cielo s'accende di rossoMentre il blu della malinconia vola alto verso lo spazio.La rifrazione delle radiazioni emesse dalle esplosioniColorano il cielo ai confini della notteMentre i crimini umani dipingono di colori irrealiLe sfumature iridescenti di una composizione naturale,Creando una visione che fa divenire il grigiore pura poesia.Artisti esistenti dall'alba dei tempiFanno del nostro cielo la loro tavolozzaE, della luce che caratterizza la loro essenza,Gli acquarelli e la tempera che trasformano il paesaggioIn un semplice quadro di astrattismo naturale.Banchi di acqua vaporizzata e informeFanno da decorazioni alla cornice del soggettoChe dal centro del suo regno fa partire i suoi raggiChe, come scintille di colore, manovrano l'intera composizioneDi un romantico quadro di astrattismo naturale.E come si sa, la natura e il fato spesso non amano ripetersi,E dal caos e dall'effetto di un volo leggiadro di una farfallaOgni cosa si modifica e mai si ripete identica a se stessaE in ogni angolo di questo universo appare sempre diversa,Così da rendere la duplice quotidianità unica e irripetibileE ogni magia che si manifesta al matrimonio della notte col giornoRisulta, come ogni cosa nella vita, qualcosa da assaporare,Qualcosa da vivere in ogni singolo suo attimo finché si può,Perché non ritornerà mai più uguale a primaMa come sempre, ogni cosa evolve e si modifica.
237 - Vagavo per le strada del mio paese con la terza e la quarta traccia del primo disco della compilation che ho regalato a Sara (“Will My Soul Ever Rest in Peace” degli Stratovarius e “Paid in Full” dei Sonata Arctica), quando nelle stelle ho rivisto il suo volto che mi mancava: eravamo nella pausa invernale e ci eravamo salutati sulla neve che cadeva su piazza della scienza nell'università di Milano-Bicocca, una mattina di metà dicembre. L'euforia che provai nel ripensare al suo sguardo, e il rocking che s'impossessava di me dopo molto tempo dovuto al mix tra la musica e il pensiero di lei, fecero salire l'adrenalina a livelli vertiginosi, e dal nulla presi a correre, frenetico, mentre un vortice di sensazioni mi avvolgeva, e sentivo finalmente (in quella follia) di capire molte cose, anche se qualche domanda sorgeva; e illuminato da tutto questo, l'ispirazione non si fece attendere, e si fuse con la voglia di immortalare quel momento. È da questo che nasce questo testo, che le ho fatto leggere quando ci siamo rivisti in università, e subito mi disse che aveva l'idea per il titolo, perchè gli ricordava il significato di un termine legato alla filosofia junghiana ma al momento non si ricordava qual'era di preciso; purtroppo si è anche dimenticata dove aveva trovato tale termine con il suo significato annesso, e così, nella speranza che prima o poi (per caso o per volontà) lo ritrovi o se lo ricordi, per il momento è ancora senza titolo.
In questa notte senza luci nè guideVago con la musica che penetra nell'animaE nel cielo proietta un'immagine chiara:Un volto familiare ma ignoto nel profondo,E una miriade di bianche scintille s'accendono,E qualcosa blocca il mio stomaco inspiegabilmenteMentre le lacrime vogliono uscire senza ragione,In questo momento di estasi misticaChe domina e alimenta un'emozionale follia.Sono quegli occhi tra le nuvole oscure,È quello spicchio di luna crescente,Che mi ha scatenato questa strana emozione,Il fondersi con questa inspiegabile sensazioneDi sentirsi esplodere e fuori controllo,Pieno di vita ma privo di qualcosa di importanteChe a quel cielo così buio è legato intrinsecamente.Nelle tenebre risplendenti della luce eterna,Specchio della fluente immagine interiore,Nel tuo riflesso che colma quel vuotoHo compreso finalmente a chi o cosa appartengo:La mia anima appartiene alle stelle;E solo sentendo dentro questo concettoHo ritrovato, per un attimo labile ma indelebile,Quello che senza sosta andavo ricercando.Se uno sguardo, un sorriso vago nel vuoto,Un'espressione improvvisa come un lampoScaturita da lucide ed immense praterie,In un fugace momento in cui viene rievocato,Riesce a generare un tale tornado di coscienza,Chissà se quel volto divenisse qualcosa di piùCosa potrebbe succedere a questo vagabondoDel pensiero e dei sentimenti umani?
238 - Per quanto il film “Avatar”, nelle parti che lo compongono, sia poco originale, l'impatto visivo per l'epoca e il mix di tutti gli elementi che vengono a creare l'intreccio totale, come i temi affrontati e l'evolversi della storia, mi hanno ispirato a scrivere questo testo testo. In quel film si hanno diverse contrapposizioni classiche del cinema (e di una certa letteratura moderna), e sono: l'interconnessione con la natura (Eyowa), con questa che ascolta e sa parlare se si impara ad apprezzare e comprendere le sfumature dei suoi messaggi; la contrapposizione natura-industrializzazione, che pone il tema del prezzo in vite del progresso, soprattutto economico, sviluppando un'esplicita metafora dello sterminio dei nativi americani; il sogno e la realtà, e il capovolgimento della vita reale; la classica rivalsa del predestinato all'inizio denigrato ed esiliato da tutti e poi acclamato come eroe; la contrapposizione del soldato che vuole portare la pace con l'eco del significato del ruolo di guerriero per i nativi americani. Tutto questo ovviamente mi ha ispirato fornito l'ispirazione per scrivere senza staccare la penna dal foglio fin quando l'intero testo non era concluso, completato anche all'ausilio di un paio di giochi di parole e doppi significati, come il nome del pianeta Pandora. Quest'ultimo aspetto si riversa anche nel titolo il quale fonde il nome degli abitanti umanoidi del pianeta Pandora (i Na'vi), e quello della marina americana (Navy), loro l'antitesi, in riferimento anche al protagonista diviso e conteso tra queste due fazioni e nature che lo caratterizzano. E ora godetevi questo testo, che ha rischiato di andare perso a causa della formattazione e che solo due anni dopo sono riuscito a recuperare per un puro caso fortuito, lasciandovi immergere nella mente di un soldato nella concezione nativa del termine.
Chi sono io?Un semplice marine incapace di camminare,O una creatura che ha imparato a vedereE che, tramite un legame indissolubile,Ha imparato a domare i venti di un pianetaChe nel nome porta con sè orrori e speranze?Sono un guerriero che si è illusoDi poter portare la paceTra due popoli incapaci di comunicare,Cercando di sanare l'antico conflittoChe si tramanda da Galileo tra scienza e profittoNella mia società che ha ucciso madre TerraE che i nativi vogliono a tutti i costi salvare.Chi sono io?Un reietto traditore che vive nell'ombraO l'ultima speranza che, subdola, è stata mascherataIn quella realtà che richiama il passatoDi follia e violenza indiscriminata, spesso gratuita,Che i soldi hanno generato insieme a errori e illusioni?Tra due culture, tra due pensieri,Nel mezzo di opposti che si contrastano,Scopro la vita tramite il sogno incarnatoIn un interfaccia percettiva generataSul codice genetico del mio defunto fratello;E un nuovo orizzonte sorge e risplende in me,Corre veloce come un torrente di emozioni inedite:E non distinguo più il sogno dalla realtà.Ma quel è il prezzo di mercato di un paradiso inaccessibile?Quanto vale un mondo e la vita che esso contiene?Quale moralità concede il diritto di sfruttare l'amorePer ottenere in cambio il pianto di un pianeta che muore?A cosa serve sostituire un corpo decadente che in silenzio soffreCon questo contenitore organico quando l'anima marcisce nel dolore della colpa?Ogni cosa, assoggettata al corso degli eventi,Fluisce e respira come ogni forma di vita che interagisceNella rete di connessioni che trasmette l'essenzaDi un fluido vitale che rende ogni essere viventeParte di un tutt'uno planetario che ora rischia di scomparirePer l'assurda smania di potere prodotta da un'avidità cieca e incrollabile.Può l'amore tradito rinascere dalle suo ceneri come la fenice?Può un guerra generare la pace nell'animo di una persona?Come può il rispetto per la natura donare la vita,Una nuova esistenza, semplicemente perché si crede in essa?In cosa consiste la natura di quel flusso che unisce tutti noiE che ci rende parte di un unica entità che è l'essenza stessa della vita?Le risposte rimarranno forse per sempre ignoteMa la guerra presto, nel bene o nel male, finirà;Una nuova era infine sorgerà su questo pianeta,E ora, di tutto quello che sembra crollare fin dalle radici,Rimane solo la speranza di poter rovesciare il buioDi questa oscura, ora che incendia ogni colonnaSul quale tutto si basa e si evolve spontaneamente,Lasciando solo un segno nella memoria di un albero lucente;Rimane solo la forza di volontà di cambiare e agirePerché non sarà questo mondo a salvarsi da soloContro chi lo sta svuotando rapidamente portandolo alla rovina,Ma solo il cuore e le azioni di ancora, ad un futuro in paceNei confronti della nostra terra, crede e per questoÈ disposto a lottare con ogni mezzo;E per questo io volerò altoDominando il cielo e guidando i popoli della terra verso l'albaDi un giorno in cui l'arcobaleno brillerà fiero del domaniChe il suo popolo è riuscito a creare,Riportando al massimo splendore l'equilibrio naturaleDi cui ogni cosa vive e si nutre.
239 - La scenografia a volte ci influenza più del dovuto: accentua e pilota stati d'animo che altrimenti non proveremo così intensamente, mischia sensazioni in maniera inconscia e trasforma la nostra visione dei fatti del presente e dei ricordi, tanto che a volte non riusciamo effettivamente a distinguere quanto è filtrato dalle nostre emozioni più genuine e quanto dall'effettiva suggestione dell'ambiente circostante. Tra tutti gli elementi, quelli che di più pesano sono sicuramente le condizioni atmosferiche, ed ecco il perchè di questo Sensazioni Temporali: per descrivere questo stato di cose, per trovare uno spiraglio di luce tra la pioggia che ci rattrista, per carpire come ogni nuvola, ogni cremisi, ogni sospiro di vento ci influenza. Che altro scrivere se non: che la pioggia abbia inizio.
Senti la pioggia dentroMa il mondo continua a ruotare;Senti il sole illuminarti l'animaE il mondo fiorisce in primavera;E non sai piùSe a volte sei turbataPer il grido del tuono che turba l'inconscioO se sono le tue idee che sono come lampi improvvisi,Se sono la malinconia e la confusione ad occultare la realtàO se è solo l'acqua sospesa che cancella il paesaggio;E non sai più se è il tuo pensiero a dominartiO se è la voce del vento a comandare il tuo corpo,E in questa confusione non capisci cosa provi.Così a volte la scenografia diventa attrice;A volte l'atmosfera determina gli eventi,E spesso il tempo esterna intensi sentimenti;A volte l'ambiente condiziona le nostre emozioniE spesso il cielo incolore rispecchiaIl grigiore interiore del tuo umore.Assapori l'odore della coltre di brinaAvvolta dal manto della nebbia mattutina:Un'immagine tattile che risuona di ricordi,Un'empatica pace interiore col mondo circostante.Senti la vita scorrereCome un torrente di montagna,E percepisci il mondo alternativamenteMentre il tuo stato d'animo si evolveAl correre della ruota delle stagioniChe sfreccia veloce come le tue percezioni.E non capisci piùSe piove perché piangiO se piangi nella pioggia per non sentirti sola;E non sai più se è il tuo sorriso a illuminareO se è il sole che penetra nei tuoi sentimenti;E non comprendi la nebbia perché offusca i tuoi pensieri,Ma di una cosa sei certa e sai che non cambierà:Nell'arcobaleno sogni il futuroE con i suoi colori dipingere l'avvenire.Così a volte la scenografia diventa attrice;A volte l'atmosfera determina gli eventiE spesso il tempo esterna intensi sentimenti;A volte l'ambiente condiziona le nostre emozioniE spesso il sole che dà colore al mondoDà consistenza ad una realtà, altrimenti illusoria.Ammantata dal sole che penetra nel tuo cuoreAscolti il vento e le sue flebili storie:Un flusso di coscienza comune che guida le tue azioniUna sinfonia naturale che echeggia nelle tue sensazioni.Così ti affidi più alle previsioni del tempoPer decifrare il tuo futuro,Piuttosto che a chiromanti e veggenti improvvisati,Anche se sai che è il caos a dominare la tua vitaE che da un piccolo ed insignificante gestoPuò sempre scaturire un uragano interiore,Così, che l'imprevedibilità del sistema,Rende il tuo futuro indeterminabileE il giorno nuovo un'incognita da vivereFinché il sole del tuo fuoco interioreNon tramonterà all'orizzonte dell'esistenza.
240 - «Sedendo su quella spiaggia, le mie esperienze precedenti presero vita; vidi scendere dallo spazio esterno cascate di energia, nelle quali si creavano e si distruggevano particelle con ritmi pulsanti; vidi gli atomi degli elementi e quelli del mio corpo partecipare a questa danza cosmica di energia; percepii il suo ritmo e ne sentii la musica…». Pensando a questa danza cosmica durante uno dei falò di quell'estate del 2010, iniziai a scrivere sotto un cielo di stelle, in riva sulla punta estrema della Sicilia, mentre qualche chitarra buttava giù i soliti accordi da canzoniere estivo, e io ero perso, con lo sguardo all'orizzonte, in quel buio immenso, con il fuoco e le risate dietro, e con ormai la maggior parte dei ragazzi lì radunati asserragliati nelle tende per ripararsi dalla gelida brezza marina, compresi quella parole, anzi “sentii” che tutto ciò che esisteva altro non era che il riverbero di un'essenza che in fondo era l'universo stesso, che tutto accadeva Attraverso le Onde del Suono naturale, in cui le onde pilota (o le funzioni d'onda), le onde gravitazionali, il ritmo dettato dal tempo (qualsiasi cosa sia), e che tutto ciò che esisteva era una danza: in quella notte sulla spiaggia, osservando le onde del mare compresi le parole di Fritjof Capra, e quella percezione dell'universo l'ho riversata in questo testo, scritto come uno zoom all'indietro che descrive un ballo ad ogni scala di grandezza.
Overture che preannuncia la tempesta;Vibrazioni che perturbano e scuotono l'aria;Il ritmato riverberante tuono che accende la notte;Onde meccaniche sottoposte al metronomo naturaleImposto da scroscianti e virtuosi percussionisti,Mentre il lamento del vento canta la sua malinconia.E sento dentro di me,Armoniche di un'anima vibranteChe suonano in accordoCon la sincopata percussione cardiaca;Voci di pensieri intonano un cantoDando fiato ad un flusso di coscienza.Un'orchestra personale intreccia la sua melodiaCon linee sinfoniche composte da suoni correnti,In una polifonia sociale in cui ogni pensieroÈ il virtuosismo interiore di ogni essere senziente,Mentre liriche corali contrapposte generano contrasti,Dividendo la partitura mondiale in movimenti popolari.Una danza planetaria corteggia un sole nostalgicoAl ritmo astrale dell'armonica musica delle sfere;Scie acrobate improvvisano solitarie interpretazioniCircondando di gelida luce il focoso batteristaChe orchestra le dissonanti esistenze di ogni atomoDi quella lontana e generosa nebulosa primordiale,Il quale ricordo tremolante anima quel cuore raggiante.Una canzone eterna che echeggia nell'infinito universoSuona melodie elettromagnetiche invisibili agli occhi,Arcobaleni siderali coreografano un musical crescente,Ed energie sferiche addensate vorticano lentamenteIntonando un periodico alternarsi di esplosive viteChe lampeggiano di colori arcani nel cielo breve della sera.Un impulso espansivo e una contrazione introspettiva:La vita che si svolge, si sussegue e poi si riavvolge,In una ciclica esecuzione di una storia onnicomprensivaChe vive nel battito cardiaco di una membrana infinitesimaChe eternamente vibra suonando gli accordi di stringheChe attraversano le onde del suono e generano ogni possibilità.
241 - Eccomi qui con Sull'Asfalto che Prova Dolore, il primo testo dopo quella catastrofe della formattazione, la stessa che mi ha fatto pensare di aver perso un testo e gettato nello sconforto con conseguente mancanza di ispirazione e il pensiero di smettere di scrivere.newline In questo primo testo, l'idea di base è quella di focalizzarsi su una di quelle persone invisibili che la società moderna ignora, che rilega nelle ombre della città, e che, in questo testo, viene colta alla sprovvista da uno stato alterato di coscienza, o meglio una visione distorta e alterata della realtà e, in questo stato quasi di trance ipnotico, con un dolore lancinante all'interno e i sensi ipersensibili, cede alla debolezza fisica, crollando, morendo sulla strada su cui ha vissuto. Per scriverlo ho cercato di rendere il tutto il più cacofonico possibile per palesare lo stato di malessere, con allitterazioni varie per dare il senso di stordimento e dello stato ipnotico, e sfruttando diversi tipi di allitterazioni per evidenziare la contrapposizione del dolore lancinante, la rassegnazione e la scenografia indifferente che stride con l'angoscia interiore. Spero di essere riuscito in tale intento. E ora, al via lo stordimento e la confusione.
Nella catarsi di cianotiche luci cittadineCiondoli citando canzoni casuali,E cacciando a squarciagola ingiurieCadi, chiedendoti come può accadereDi accovacciarsi, coccolandosi nella bonaccia,Sui cigli vicini alle careggiateDove caduci gigli sbocciano.Nella calma cova rancoreSenza che questo faccia clamore;Nel caos della città, muoreSenza cantare alcun rumore.Una laconica malinconia richiama una sensazione nostalgica,Un sospiro spezza la serenità senza una spiegazione specifica,E un flebile sussurro sospira nel vento che soffia silenziosoDove evanescenti essenze invisibili allo sguardo soffrono in solitudineE in oscure strade spirano, senza riflettersi nello specchio della memoria.Sull'asfalto prova doloreSenza che questo cessi per ore;Nel cuore della notte, muoreSenza lottare per un domani migliore.Un'esitazione smorza un'azione di compassioneMentre, agonizzante, azzanna con desolazione la concezione di assenza,Strozzando in gola la consapevolezza di una certezza, colma di amarezza;E la morte sopraggiunge lenta come un'eco che richiama la sorte avversaCosì, un'anima dispersa, scompare nell'oblio come se mai fosse esistita,E labile il ricordo di un invisibile visitatore di quest'oasi di disperazioneSparisce in un sussurro d'animo, nell'ombra inquietante di uno stretto vicolo,In una città senza nome, gloria nè colore, che spezza ogni umana aspirazioneNell'inquietante e claustrofobica solitudine del rumore.242 - Questo testo che si rifà al mio secondo incontro con Sara, quando davanti all'aula U3-02 ci siamo messi a discutere di arte e scienza, in particolare quando lei, voltandosi verso la porta-finestra che dava sul cortile e, osservando la neve che cadeva lenta, mi ha chiesto “cosa ci vedi in questo?” e io le ho risposto “il velo dell'innocenza che si posa sulla città, la più poetica rappresentazione del moto browniano, una magia frattale...” o giù di lì, prima che il discorso riprendesse. Da lì in poi ho sempre cercato di trasmetterle quanta arte, quanta magia e quanta poesia possa nascere dalle meraviglie che solo tramite la scienza si possono cogliere, così come ho sempre cercato di farle apprezzare la magia di una malinconia felice che solo il tardo autunno e l'inverno precoce sono capaci di trasmettere. Questo testo non è altro che la risposta alla domanda di quel pomeriggio, dove il titolo (Fiori di Ciliegio) è stato suggerito da lei stessa, mentre il sottotitolo (Dopo il Velo Invernale dell'Innocenza) è quello che avevo pensato io originariamente. Ora, però, lasciamoci alle spalle tutte le dietrologie, e lasciamoci trasportare solo dalla neve caduta sul grigio asfalto cittadino.
242 - Questo testo che si rifà al mio secondo incontro con Sara, quando davanti all'aula U3-02 ci siamo messi a discutere di arte e scienza, in particolare quando lei, voltandosi verso la porta-finestra che dava sul cortile e, osservando la neve che cadeva lenta, mi ha chiesto “cosa ci vedi in questo?” e io le ho risposto “il velo dell'innocenza che si posa sulla città, la più poetica rappresentazione del moto browniano, una magia frattale...” o giù di lì, prima che il discorso riprendesse. Da lì in poi ho sempre cercato di trasmetterle quanta arte, quanta magia e quanta poesia possa nascere dalle meraviglie che solo tramite la scienza si possono cogliere, così come ho sempre cercato di farle apprezzare la magia di una malinconia felice che solo il tardo autunno e l'inverno precoce sono capaci di trasmettere. Questo testo non è altro che la risposta alla domanda di quel pomeriggio, dove il titolo (Fiori di Ciliegio) è stato suggerito da lei stessa, mentre il sottotitolo (Dopo il Velo Invernale dell'Innocenza) è quello che avevo pensato io originariamente. Ora, però, lasciamoci alle spalle tutte le dietrologie, e lasciamoci trasportare solo dalla neve caduta sul grigio asfalto cittadino.
Candida come la purezzaViene sporcata dall'umana presenza,Cambiando colore e a volte consistenza,Ma mai potrà essere l'opposto di ciò che eraDiventando quindi nera come il giglio di primavera.Leggera come le ideeChe dall'esterno vengono sollecitate,Mettendola sotto pressione diventa ghiaccioDuro e inscindibile, simbolo di solidi principiMa che può sciogliersi al fuoco di una limpida passione.È il velo dell'innocenza che scende a cristalli dal cielo,Il ricordo tra i frammenti di una candida anima;E in quella soffice distesa di bianco: un futuro spento.Metafore celesti che si risvegliano per la festaDove magia e illusione spariscono in nome dell'infanzia,Un nuovo spirito, che ciclicamente risorge, trova ispirazioneIn quel valore che l'inverno ripropone sempreE che l'uomo mercifica, abbagliandolo col le luci del consumismo.Sotto il sole accecante della nostra realtà,Si scioglie, divenendo liquida essenza vitaleChe, nella notte dello sconcerto e del dubbio,Diventa ghiaccio, che solo con il calore della rinascitaAbbandona quella dura e gelida corazza protettivaPer divenire un'itinerante essenza in trasformazioneChe, libera per il mondo, trasporta il seme della vita che verrà.243 - Scritto nel viaggio in treno, durante il ritorno da una giornata a Venezia passata con Sara (domenica del carnevale del 2011), che ora mi pare come un sogno, in risposta ad un suo sms per catturare le emozioni di quel saluto mentre il suo treno stava partendo. Non c'è molto da dire, questo perchè L'Addio della Ferrovia è molto esplicito come testo, e spiega già di per sè la sua ispirazione, così come le vibranti emozioni e le sognanti malinconie che solo a termine di una giornata passata in uno stralcio di paradiso si può provare.
243 - Scritto nel viaggio in treno, durante il ritorno da una giornata a Venezia passata con Sara (domenica del carnevale del 2011), che ora mi pare come un sogno, in risposta ad un suo sms per catturare le emozioni di quel saluto mentre il suo treno stava partendo. Non c'è molto da dire, questo perchè L'Addio della Ferrovia è molto esplicito come testo, e spiega già di per sè la sua ispirazione, così come le vibranti emozioni e le sognanti malinconie che solo a termine di una giornata passata in uno stralcio di paradiso si può provare.
Il ritmo cadenzato del paesaggio che si muove;La sensazione di stordimento come al risveglio di un sogno;Occhi lucidi di malinconia per un saluto agrodolce;Luci timide rendono romantica una città onirica,E una rinascita interiore apre il sorriso al viaggio imminente.Parole labili scorrono su un foglio volatileAl suono di una musica che traccia un ponteTra due anime perse; in un paese privo di identitàL'ispirazione cattura una fotografia che gli occhi non vedonoE, libera, racconta un momento racchiuso nella mina che scrive.Paesaggi vengono trapassati da una freccia serpeggianteNella notte che spia la sera senza crogiolarsi nel buio,E la tua mancanza afferra un cuore vagabondo:Stritola spinosa in un sussurro sincopato l'abbaglio di un sorrisoSognato, sperato, vissuto e condiviso tra un abbraccio deciso,Strisciante tra i ricordi e i progetti per un futuroPiù imminente di quanto la distanza faccia apparire.Un profumo avvolge il ricordo palpabile,Una labirintica giornata tra la storia e la follia,Un calderone di sensazioni che riverberano nella memoriaTra tattili emozioni e sentimenti visivi,Al di là di una cortina di ferro che pare ora incrinarsi.Lacrime sommesse trattenute da uno sguardo che si allontana:Scorgo un'anima straripante che si fa strada in occhi che si fissano malinconici;Un barlume di orgoglio mi fa desistere da quella magnetica attrazioneE un movimento meccanico eclissa la mia forza di volontà: esito,E volto le spalle a un angelo che mi infonde vita e commozione repressa.E città ora scorrono nella cortina di luci anonime,Pezzi di poesia asfaltate che si perdono nel buioDi un giorno senza fine che ora rivive,E nel pensiero un binario che percorro sincronicamente con la mente,E diacronicamente, vivo quel saluto, come un addio temporaneo:Un arrivederci a una nuova vita, con una nuova scenografia,Un set di vita che appare per scomparire, portandosi con sèUna parte di noi stessi che chiamiamo vita, routine o purgatorio.Così le parole giungono al termineSenza però trovare una vera destinazione,Un messaggio nell'etere luminifero e uno nella reteTrasmetteranno queste mie confuse parole e casualiCome un flusso di ricordi e di coscienza che neanch'io comprendo,E il mio saluto, nato su queste rotaie, forseScalderà il tuo cuore, in quella gelida città che imprigiona la tua essenzaNon permettendo alle tue cromatiche ali di librarsi in pindarici voli di fantasia.244 - Questo è il mio pensiero sulla vita e su come vedo la nostra condizione di esseri umani. Descrive un pensiero che ho fatto molta fatica a focalizzare, e lo dimostra il fatto che l'ho iniziato nel 2006 e lo completato nello stesso viaggio in treno di ritorno dall'incontro con Sara a Venezia, pochi minuti dopo aver scritto il precedente Railway's Goodbye. La visione di vita qui espressa mi è stata ispirata da “Berserk” di Kentaro Miura, nel quale il fabbro esalta la magica e fulminea bellezza delle Scintille, e il discorso che fà mi è rivenuto in mente riflettendo sulla vita, sulle possibilità che abbiamo come esseri viventi: è nata così questa visione che è la versione aggiornata di In The Labyrinth (testo n°6), e si accompagna ad essa, ma la non sostituisce, perchè quel testo tratta di come viviamo la vita, mentre questo di quale sia la sua natura, ovviamente sempre dal mio soggettivo punto di vista, focalizzandosi sull'atteggiamento che bisognerebbe avere e non sulla relazione interpersonale che il precedente analizza; alla fine risultano metafore complementari, entrambe necessarie a delineare il mio pensiero su tale argomento.
244 - Questo è il mio pensiero sulla vita e su come vedo la nostra condizione di esseri umani. Descrive un pensiero che ho fatto molta fatica a focalizzare, e lo dimostra il fatto che l'ho iniziato nel 2006 e lo completato nello stesso viaggio in treno di ritorno dall'incontro con Sara a Venezia, pochi minuti dopo aver scritto il precedente Railway's Goodbye. La visione di vita qui espressa mi è stata ispirata da “Berserk” di Kentaro Miura, nel quale il fabbro esalta la magica e fulminea bellezza delle Scintille, e il discorso che fà mi è rivenuto in mente riflettendo sulla vita, sulle possibilità che abbiamo come esseri viventi: è nata così questa visione che è la versione aggiornata di In The Labyrinth (testo n°6), e si accompagna ad essa, ma la non sostituisce, perchè quel testo tratta di come viviamo la vita, mentre questo di quale sia la sua natura, ovviamente sempre dal mio soggettivo punto di vista, focalizzandosi sull'atteggiamento che bisognerebbe avere e non sulla relazione interpersonale che il precedente analizza; alla fine risultano metafore complementari, entrambe necessarie a delineare il mio pensiero su tale argomento.
Vivi lasciando indietro il passato,Vivi dal vivo la tua vita presenteE ipoteca il futuro con l'alto potenzialeDi serenità dei sogni ancora aperti.La felicità è una labile essenzaChe viene spesso cancellata da una persistente tristezza,E il rapido piacere della vitaVelocemente si consuma soffocato dalla razionalità di doveri inderogabili,Mentre il breve tempo della nostra vita terrenaSvanisce velocemente senza che molti abbiano imparato a volare.Siamo foglie spazzate via da un uragano chiamato tempo,Siamo abbagli cremisi al tramonto di una civiltà dimenticata,Siamo stelle cadenti oscurate dall'eterno giorno artificiale,Siamo la vita che diventa agonia sotto la maschera della sopravvivenza,Una pallida luce intermittente che rischia di non riaccendersi.Breve è la vita della fiamma che brilla,Fugace l'attimo delle caduci esistenze in confronto all'eternità:Un lampo accecante e accidentale scaturito da un atto d'amore,Il fuoco bruciante della passione di un creatore di inorganici capolavori.Siamo scintille che brillano fugaci nel buio delle certezze,Siamo lucciole morenti che svaniscono nel nulla di un battito di eternità,Siamo fuochi fatui nella memoria di chi non esiste ma un giorno verrà,Siamo sospiri che spirano nel vento come voci danzanti in un vortice di lussuriaChe dell'attimo di vivere aspirano all'eterno immutabile dell'inesorabile divenire;Quindi......Vivi, assaporando ogni attimo di felicità;Vivi, imparando da ogni singola sconfitta;Vivi, succhiando il midollo stesso della vita;Vivi, amando ogni piccola e variegata sensazione;Vivi, sognando la vita e vivendo di sogni;Vivi semplicemente...Tra passato e futuro,Un presente sfuggente.Perchè in fondo siamo scintilleChe dal calore si generano,Divampano istantanee come un fuoco,Imprevedibili, prendono svariate direzioni,Illuminando di poesia passionaleUn'anonima fornace, un'acciaieriaChe noi abbiamo chiamato universoE che nelle ere si spegnerà caoticamente,Conducendo tutto alla morte termica,O alla rinascita in una nuova esplosione,In un eterno ritorno senza fineNè inizio.245 - Questa Macelleria del Massacro dell'Informazione è un testo di denuncia alla categoria dei giornalisti e a come gestiscono l'informazione. Questo quarto potere dovrebbe essere in mano a persone che sono spinte dal desiderio di informare onestamente, rendendo così i cittadini liberi con notizie provate e utili a chi legge un articolo o ascolta un servizio del telegiornale. In realtà però il denaro ormai ha contaminato questo settore, ed insieme alle infiltrazione politiche, ha corrotto ciò che di vero vi era in questo mestiere. La conseguenza è che le notizie vengono massacrate, distorte, enfatizzate fino all'eccesso per vendere qualche copia in più, per catturare l'attenzione, e si preferisce dare solo notizie che fanno audience sempre non disturbando di chi comanda, sostituendo quindi le notizie scomode con un'overdose mediatica di spazzatura. Insomma, una foto di quel massacro che il macete mediatico compie all'informazione nella sua concezione più pura.
245 - Questa Macelleria del Massacro dell'Informazione è un testo di denuncia alla categoria dei giornalisti e a come gestiscono l'informazione. Questo quarto potere dovrebbe essere in mano a persone che sono spinte dal desiderio di informare onestamente, rendendo così i cittadini liberi con notizie provate e utili a chi legge un articolo o ascolta un servizio del telegiornale. In realtà però il denaro ormai ha contaminato questo settore, ed insieme alle infiltrazione politiche, ha corrotto ciò che di vero vi era in questo mestiere. La conseguenza è che le notizie vengono massacrate, distorte, enfatizzate fino all'eccesso per vendere qualche copia in più, per catturare l'attenzione, e si preferisce dare solo notizie che fanno audience sempre non disturbando di chi comanda, sostituendo quindi le notizie scomode con un'overdose mediatica di spazzatura. Insomma, una foto di quel massacro che il macete mediatico compie all'informazione nella sua concezione più pura.
Morti sanguinano inchiostroSporcando la falsa innocenzaSu quotidiani veleni nazionali:Propagandistici periodici che inquinano la menteCon false e parziali verità per venderePezzi di un cadavere chiamato cronaca,In questa macelleria dove massacrano l'informazione.Dissezioniamo il cadavere della realtà quotidianaScartando le parti indigeste al grande pubblico,Forniamo carne di prima scelta dallo share,Sia che essa sia fredda o medio-orientaleSia che essa sia una movimentata femmina vorace.La forza del machete mediaticoDirige l'inerzia delle masseDove mercenari compiono eroismiE terroristi si difendono da totalitarismi,Ma le lacrime amare vengono versatePer i famosi spiati su un'isola televisiva,Figlia di un'idea del Grande Fratello originale.Cadi per un falso idealeCosì la notizia finirà al telegiornale,Vivi per un sogno e per la libertàE morirai privato di ogni dignità,Vittima del massacro dell'informazione.Vendiamo la carne al chilo con saldi fuori stagioneContornata da lacrime vuote o sangue espropriato,Mentre dittatori o mafiosi eroi organizzano spettacoli pirotecniciPilotando mediaticamente la pubblica opinioneRiciclando, oltre alla carta, informazioni seviziate,Squartate da un taglio personale ad uso e consumo.Discriminiamo notizie che non tolleriamo, perché così,Raccontando reality piuttosto che banale realtà,Offriamo offerte per affettati del mondo al prezzo più bassoChe premi la fedeltà contagiosa come la latitanza del libero pensiero,Un'epidemia congenita, viva grazie ai punti di Auditel s.r.l..E nel rumore assordante di un cancro silenteLa storia muore e, riscritta, resuscitaCome creature composte da cadaveri animatiArtificiali come miti cinematografici,Più realistici di politici recitanti,E il cinico opportunismo innalza a serialI killer noti che nella nostra informazioneDiventano fantasmi fatiscenti per falsare i fattiE incendiare il pubblico di questo massacro,Libero dai commenti e dalla cronaca mondiale,Libero da significati che vaghi, viaggiano nell'etere reale,Libero da verità verificate e notizie rilevanti,Libero dai diritti della costituzione ma con quelli d'autore,Libero dalla libera comunicazione,Libero dalle parole,Libero da ogni vaga sostanza;E la libertà così muore,Vittima di questo massacro dell'informazione.246 - Un famoso esperimento mentale della meccanica quantistica che vuole porre l'accento sull'ambiguità di quello che si chiama principio di sovrapposizione, e soprattutto dell'incapacità di ricavare le regole del mondo macroscopico da quelle del mondo microscopico senza incorrere in paradossi, è quello del gatto di Schr"odinger. Questo esperimento consiste nel porre un gatto in un'ipotetica scatola contenente un dispositivo che emette veleno quando una sostanza radioattiva decade, uccidendo in tal caso il gatto; ovviamente questo dispositivo è posto in modo tale che il gatto non possa interferire con esso, ad esempio mettendolo al di là di un vetro forato. Il paradosso si viene a creare quando la probabilità che la sostanza decada è del 50%: dato che nella meccanica quantistica non possiamo affermare in nessun modo in quale stato si trova il sistema prima della misura, finché non si apre la scatola e si osserva se il gatto sia effettivamente vivo o morto, questo si trova in una sovrapposizione di stati, nel senso che è vivo, morto, o entrambi le cose, il tutto contemporaneamente, ed è l'osservatore che (aprendo la scatola) determina in quale stato si trova, perché la misura influenza lo stato del sistema osservato. Come un Gatto nel Mondo Quantistico è scritto mettendosi nell'ottica del suddetto gatto e mi è stato ispirato da una frase che Fede (Big Fazio, un mio compagno di università che studia fisica medica) ha scritto e che ho poi riportato nel testo, mentre il titolo prende ispirazione dal libro di Robert Gilmore “Alice in Quantumland”.
246 - Un famoso esperimento mentale della meccanica quantistica che vuole porre l'accento sull'ambiguità di quello che si chiama principio di sovrapposizione, e soprattutto dell'incapacità di ricavare le regole del mondo macroscopico da quelle del mondo microscopico senza incorrere in paradossi, è quello del gatto di Schr"odinger. Questo esperimento consiste nel porre un gatto in un'ipotetica scatola contenente un dispositivo che emette veleno quando una sostanza radioattiva decade, uccidendo in tal caso il gatto; ovviamente questo dispositivo è posto in modo tale che il gatto non possa interferire con esso, ad esempio mettendolo al di là di un vetro forato. Il paradosso si viene a creare quando la probabilità che la sostanza decada è del 50%: dato che nella meccanica quantistica non possiamo affermare in nessun modo in quale stato si trova il sistema prima della misura, finché non si apre la scatola e si osserva se il gatto sia effettivamente vivo o morto, questo si trova in una sovrapposizione di stati, nel senso che è vivo, morto, o entrambi le cose, il tutto contemporaneamente, ed è l'osservatore che (aprendo la scatola) determina in quale stato si trova, perché la misura influenza lo stato del sistema osservato. Come un Gatto nel Mondo Quantistico è scritto mettendosi nell'ottica del suddetto gatto e mi è stato ispirato da una frase che Fede (Big Fazio, un mio compagno di università che studia fisica medica) ha scritto e che ho poi riportato nel testo, mentre il titolo prende ispirazione dal libro di Robert Gilmore “Alice in Quantumland”.
Manifestazioni contrapposteDi probabilità quantistichePongono la mia vita ad un bivio,E il mio futuro appare indeterminatoAppeso ad una volontà a me sconosciuta.Stati di esistenza sovrapposti:Vita e morte uniti in un'unica essenza;Ignota e labile è la mia attuale coscienza,Come un'indefinibile natura dell'essere,Sospesa in uno spazio immaginario colmo di possibilità.Così, osservatore che leggi il mio pensiero,Che conosci l'ambiguità della mia esistenza,Che guardi all'interno di questa mia prigione radioattiva,Dimmi, sono vivo per te, o per il mondo sono morto?Onde di realtà potenziale vibranoCollassando, timide, in una particella di esperienzaSotto lo sfuggente sguardo di un osservatore esterno,Così come il punto cruciale di molte storie che si sovrappongono,Intrecciandosi intrinsicamente, determinano il mio ormai certo destino.La casualità della causalità di una vita probabilistica,La schizofrenia di un'esistenza scissa in universi diversi,L'ignota essenza sottostante al collasso della semplice razionalità,Convergono in una unità di realtà che contiene ogni possibilità ora determinataDa uno sguardo estraneo dal cui pensiero o misura dipenderà la mia vita,Così come il destino di ciò che è diventato l'universo,Una manifestazione locale di autocoscienza,Che nella forma dell'uomo sta imparando a conoscere sè stessa.Perchè tutti viviamo in una scatola radiativaChe chiamiamo appunto Universo, Creazione o Madre Matura,Vittime degli eventi soggetti a fluttuazioni aleatorie;Nati dal vuoto che risuona dell'eco di una sinfonia istantaneaUn voce tuonante esplode infinita e silenziosaDi cui il riverbero rilevato ci rivela il nostro passato;Ma il pensiero rimane disperso nel vuoto:Una coscienza che vive indipendenteIn nessun luogo o in tutti i mondi possibili;Una domanda arde sotto il giudizio del caso.Un tiro di dadi e tutto accadrà:Una mente decide, e l'universo si espanderàIn onde pilotate dalla determinazioneDi chi suona la campana.Così il mio corpo fumoso e instabile prende ora la sua naturale consistenzaE finalmente sorrido, felino, come uno spicchio di luna crescentePerchè posso smettere di far finta di vivere in una scatola fittizia:Il gatto di Schr"odiger è vivo e ride di questo paradossale mondo.247 - Nella Notte di B.H.O, dove la sigla sta per Barack Hussein Obama II, si parla di speranze infrante, illuse, o semplicemente di aspettative esagerate (alimentate dal vento del cambiamento) che non vengono mantenute. Inziato quando Obama ha vinto le elezioni presidenziali, continuato quando ha vinto il premio Nobel per la pace e quando rafforzò il contingente militare in Iraq con ulteriori cinquantamila soldati, ed infine concluso quando per un missile si è sfiorata una guerra tra la Corea del Nord e gli Stati Uniti d'America. Non è una critica all'operato di Obama in quanto all'epoca non aveva ancora avuto il tempo di fare qualcosa di veramente incisivo, ma all'euforia prematura dipeso più dalla razza che dalla persona che ha portato al cambiamento per una discontinuità con il precedente George Walker Bush; critica soprattutto per il fatto che non si sapeva ancora cosa aspettarsi da questo nuovo presidente, ed è questa incertezza che ho voluto sottolinearla nel titolo, come risulta evidente dall'utilizzo delle iniziali. E ora ritornate con la mente alla notte in cui Obama vinse…
247 - Nella Notte di B.H.O, dove la sigla sta per Barack Hussein Obama II, si parla di speranze infrante, illuse, o semplicemente di aspettative esagerate (alimentate dal vento del cambiamento) che non vengono mantenute. Inziato quando Obama ha vinto le elezioni presidenziali, continuato quando ha vinto il premio Nobel per la pace e quando rafforzò il contingente militare in Iraq con ulteriori cinquantamila soldati, ed infine concluso quando per un missile si è sfiorata una guerra tra la Corea del Nord e gli Stati Uniti d'America. Non è una critica all'operato di Obama in quanto all'epoca non aveva ancora avuto il tempo di fare qualcosa di veramente incisivo, ma all'euforia prematura dipeso più dalla razza che dalla persona che ha portato al cambiamento per una discontinuità con il precedente George Walker Bush; critica soprattutto per il fatto che non si sapeva ancora cosa aspettarsi da questo nuovo presidente, ed è questa incertezza che ho voluto sottolinearla nel titolo, come risulta evidente dall'utilizzo delle iniziali.linebreak E ora ritornate con la mente alla notte in cui Obama vinse…
Quanto dolce e quanto bello doveva apparireQuella notte in cui tutto sembrava cambiare,E quanti sogni, ora, si potevano realizzareDopo quella notte in cui si vide albeggiareIl sole di una nuova eraChe di una luce inedita sembrava brillare,Nonostante una crisi mondiale da affrontare.Era la notte in cui Obama vinse,La notte in cui l'America si strinseInsieme al mondo per cambiareSe un incubo, un sogno poteva diventare.Quanto buio e tetro era il cammino da percorrerePer provare e forse riuscire ad affrontareTutti gli errori da riparare delle passate ere,Quanto splendente doveva apparireQuel volto di speranza che dal nulla può rinascere,E risvegliare sogni assopiti per un nuovo avvenire.Era la notte in cui Obama vinse,In cui un nuovo nome si scrisseAccanto a chi, questo mondo, l'ha cambiato,Per un'ispirazione che realtà poteva divenire.Un nobel alla pace dei sensiAd una speranza che anestetizza,Per un esplosione che terrorizza;Un sostegno inaspettato, un voltafaccia inatteso,E un sogno sommesso, sottomesso,Che sulle masse sibila come un sospiro:È il suono subdolo di missile pacificoChe sotterra nel silenzio una sommossa spontanea,Anche se intelligentemente ha sfiorato l'obiettivo.Era il giorno in cui Obama vinseUna guerra in nome della paceE a rete unificate, esaltò l'esito di una missionePriva di aggettivi e dagli scopi alquanto ambigui.Era un giono amaro per la pace,In cui parlava l'interesseTramite diplomatiche bombe sul futuroDi popoli ignari delle conseguenze della libertà.Quanto lucente e accecante doveva sembrareQuel bagliore di libertà che l'occidente sa sbandierare;Quanto ammalianti e carismatiche erano le prospettiveDi quel nuovo mondo perfetto da sempre sognatoMa che non può esistere nella realtà,E per questo illude chi segue quella brillante stradaFatta di mine anti-uomo e diritti privati dall'O.N.U..La notte in cui Obama vinse,In cui le domande vennero addormentate,In cui i problemi vennero dimenticati,Forse perchéLa notte in cui Obama vinseNon era l'inizio di qualcosa di innovativo,Ma semplicemente la fine di un'anomaliaChe il neonato millennio ci aveva regalato,Come il primo vagito, indotto, di dolore di qualcosa che maturerà:L'ennesima speranza che ci si augura, questa volta, non sia vana.248 - Questo testo narra la vita scientifica di Enrico Fermi, e tutto quello che ed essa è legata, e si focalizza soprattutto sulla parte relativa alla trascurata morale degli scienziati che di fronte all'utilizzo della bomba atomica nel secondo conflitto mondiale hanno visto solo un esperimento interessante. È un testo che narra la corsa alla conquista di quelle mete tecnologiche quali sono state le bombe di Hiroshima e Nagasaki, del programma nucleare americano del dopoguerra, e di come la comunità scientifica si è comportato e ha reagito quando è scoppiata Come una Stella su questa Terra quell'incubo, incubatrice delle armi di distruzione di massa, generatrice della Big Science, paziente zero di un'epidemia di follia distruttiva (o meglio autodistruttiva) che è stata la guerra degli scienziati e l'intero Manhattan Project e tutto ciò che da esso è disceso. Nel testo vi sono presenti delle citazioni, riportate in corsivo e originariamente pensate come voci narranti su sfondo musicale, questo perchè quando l'ho scritto avevo già in mente la musica con la quale accompagnarlo. Basta ora con l'introduzione, si dia fuoco e si lasci che esploda l'ispirazione scatenata da un stella che brillò sopra questa terra.
248 - Questo testo narra la vita scientifica di Enrico Fermi, e tutto quello che ed essa è legata, e si focalizza soprattutto sulla parte relativa alla trascurata morale degli scienziati che di fronte all'utilizzo della bomba atomica nel secondo conflitto mondiale hanno visto solo un esperimento interessante. È un testo che narra la corsa alla conquista di quelle mete tecnologiche quali sono state le bombe di Hiroshima e Nagasaki, del programma nucleare americano del dopoguerra, e di come la comunità scientifica si è comportato e ha reagito quando è scoppiata Come una Stella su questa Terra quell'incubo, incubatrice delle armi di distruzione di massa, generatrice della Big Science, paziente zero di un'epidemia di follia distruttiva (o meglio autodistruttiva) che è stata la guerra degli scienziati e l'intero Manhattan Project e tutto ciò che da esso è disceso. Nel testo vi sono presenti delle citazioni, riportate in corsivo e originariamente pensate come voci narranti su sfondo musicale, questo perchè quando l'ho scritto avevo già in mente la musica con la quale accompagnarlo. Basta ora con l'introduzione, si dia fuoco e si lasci che esploda l'ispirazione scatenata da un stella che brillò sopra questa terra.
Dalla lettura dei giornali di qualche settimana fa, avrai capito a quale genere di lavoro ci siamo dedicati in questi ultimi anni; è stato un lavoro di notevole interesse scientifico, e l'aver contribuito a troncare una guerra che minacciava di tirare avanti per anni, è stato indubbiamente motivo di una certa soddisfazione.-da una lettera di Enrico Fermi a Edoardo AmaldiNel paese della storia e della tradizione hai portato innovazioneFacendolo uscire dalla classicità con quantistiche visioni di nuclei e particelle,E mentre tutti erano abbagliati dallo spazio-tempo ensteniano, tu,Navigatore italiano di nuovi mondi fin'ora sognati ed inesplorati,Sei stato il primo a capire le implicazioni profonde e le applicazioni di un'inerzia relativistica:Faro lucente per un'energia devastante, immensa, forse incontrollabile come la reazione a catena.Nuove statistiche e decadimento beta distruggono il nucleoPer una nuova concezione del cuore atomico privo del concetto di pre-esistenza,E neutroni lenti per arricchimenti di elementi radioattiviPortarono via i ragazzi di via Panisperna, chi in America, chi in Russia,Una fuga per te, Fermi, partita da un nobel privo di saluto fascistaE conclusa a Los Alamos, grazie a Szilard che voleva una bomba anti-nazista;E lì ti sei elevato ad oracolo per gli indigeni del mondo particellare.Tra big science e cold war, a ManhattanMercificazione del dolore e corruzione della scientifica moraleIn cambio di un'interessante esperienza, come il divenireSemplice morte, distruttore di mondi, o semplici figli di puttana;Ma che fine ha fatto quel ragazzo che sognava a via Panisperna?Il dottor Stranamore, qui non concilia cuori, ma ruba viteMentre il papa chiude gli occhi e pensa all'avvenire,E tutti abbagliati dal fulgore di una nuova trinità caduta dal cielo,Come un nuovo Cristo con le stigmate delle radiazioni e del tumore,Hai tramutato la massa incatenata in libera energiaRompendo un vaso di Pandora privo di speranza e di futuroFacendo brillare una falsa stella come Venere all'albaE solo cenere e forza debole in quel deserto nucleareRicordo di ciò che, forse, era meglio che fosse rimasto materia."Una grande sfera arancione, con il centro luminosissimo, cominciò a salire ondeggiando, si annerì sul bordo, e infine si mutò in un enorme pallone di fumo attraversato da lampi di fuoco e calore. Il passaggio dalla luce all'oscurità era avvenuto in un minuto.Sono forse l'unico ad aver guardato ad occhio nudo l'esplosione.⌈ … ⌉Dopo un minuto e mezzo, si senti un'enorme boato, bang!, e poi un rombo come di un tuono; e fu quello a convincermi. Nessuno aveva detto una parola, guardavamo tutti in silenzio. Quel suono così potente, a quella distanza, voleva dire che ogni cosa aveva funzionato.">-Richard Feynman, “Il piacere di scoprire le cose”"Gli effetti luminosi sono indescrivibili, tutta la zona venne illuminata da una luce abbagliante, di intensità molte volte superiore a quella solare. Essa era d'oro, porpora, viola grigia e blu. Illuminava ogni cosa, ogni crepaccio della vicina catena di monti con una chiarezza e una bellezza che non si possono descrivere, ma che occorre vedere per poterla immaginare.Era quella bellezza di cui sognano i grandi poeti, ma che non riescono a descrivere altro che in maniera povera ed inadeguata.Trenta seconda più tardi si udì l'esplosione, la spinta dell'aria si fece sentire come una forza contro uomini e cose, seguita immediatamente da un boato lungo, intenso, terribile, che ricordò il giorno del giudizio, e che ci fece sentire come noi, minuscoli esseri, bestemmiassimo ad osare di intrometterci nelle forze fin qui riservate all'onnipotente">.- Henry L. Stimson, Secretary of War degli U.S.A nel 1945Fermati Fermi,E ascolta Szilard e non le oscure storie del dottor StranamoreE anche se non hai firmato la petizione Frank, rifiutando la via diplomatica,Hai ancora una seconda occasione per fermare Von Neumann;… Ma il silenzio rispose.Un grassone e un ragazzo volano contro il dragone del sol raggianteE il sangue chiama mentre Hiroshima piange, solidale con Nagasaki che svanisce.Parole vuote di disperato orgoglio e rassicurante orrore tra i fautori di quella strage,Un senso di alienante rassegnazione si raggiunse quando compresero il peccato commesso,Vedendo a quali esseri avevano consegnato le chiavi per la distruzione del mondo;Ma la questione morale prima o poi ritorna all'alba di un nuovo bivioCome la sete di potere non si soddisfa mai, sia dei governi che negli scienziatiE una gelida frontiera sembra riscaldare la scena internazionaleCosì, in una corsa sfrenata tra chi sognava la luna e chi l'energia,Alcuni guardarono il sole per creare un nuovo ordigno e sbilanciareI precari e labili equilibri diplomatici con la minaccia dell'ignoto.Fermati Fermi,Non capisci perché non è dato a noi mortali il potere di una stella?Non capisci che disonorando padre Sole, rievocandolo a nostra madre Terra,Causi solo dolore alle loro figlie: la Vita e l'Ecosistema?Non capisci che il cielo in terra rievoca solo le fiamme dell'inferno?Non capisci che l'amore per la Physis non brama di conoscenza ma la corteggia,O anche tu, come Teller, dal peccato sei accecato per la voglia di potere?Fermati Fermi,E pensa alle ragioni di Rasetti sul ruolo degli scienziati nella ricerca bellica;Pensa alle conseguenze di due gadget di un'amorevole aquila dal nome maternoE alle vite spezzate, alla follia di Von Neuman e dei suoi sogni sulle bombe H,Strumenti che tu stesso definisci armi di genocidio, destinati a guerre d'estinzione;Pensa al manifesto Russel-Einstein e al movimento per il disarmo nucleareE a quale governo ora ti viene chiesto di aiutare, per eliminare il rosso comunista.Ma la tua regola d'oro non contempla la morale, così ti sei sottomesso a progettareUn incubo spacciato di speranza o necessità, annullando la tua volontà per sondare l'ignoto.Così,Incontrollati effetti di una creatività distruttiva generano la fusione:Una bomba nucleare a tre stadi di follia sequenzialePer massimizzare e massacrare le ipotetiche vittime della controparte;Sette anni di studi per undici mesi di supremazia in una guerraChe raggelava il mondo per la follia che rasentava.Cinquantasette megatoni per lo zar esplosivoChe insulta ingiustamente un ragazzino assassino,Ma chi oggi ha il coraggio di sfidare i giganti della diplomazia?Chi mai potrà sentirsi in pace preparandosi alla guerra?Fermi, tu che sognavi le stelle dalla terra, come faremoAd evitare che qualcuno porti quella romantica violenzaSulla superficie di questo modesto e debole pianeta?E dopo tutto questo, e il ritorno alla normalità di una vita di professoreE di una ricerca di risonanza nucleare in un laboratorio sperimentale,Un tumore allo stomaco, forse conseguenza di un'eccessiva fame di conoscenza,Ti ha tolto la vita e ogni corsa, infine, è giunta a conclusione.Così si è spenta un'iperbolica esistenza vissuta alla ricerca dell'ignoto.249 - Sogni Piovosi è nato dall'ispirazione generata dall'atmosfera nuvolosa, plumbea, che vi era oltre il solito balcone; accompagnata da “Telegraph Road” dei Dire Straits ed esplosa dallo stato di Facebook di Mary ". Di erotico non c'è niente, ma il sentire nel profondo tale atmosfera, la voglia di amplificare e sentir risuonare dentro di sé tale meraviglia, di immortalare quel paesaggio e quella sensazione con una fotografia testuale, ha fatto nascere queste parole, e nel mentre che scrivevo e il cielo tuonava, mi sembrava naturale dover citare Bruce Springsteen e la sua stupenda “Thunder Road”, il quale inizio melodico incarna quello che sentivo, insieme a “Handful of Rain” dei Savatage.
249 - Sogni Piovosi è nato dall'ispirazione generata dall'atmosfera nuvolosa, plumbea, che vi era oltre il solito balcone; accompagnata da “Telegraph Road” dei Dire Straits ed esplosa dallo stato di Facebook di Mary ". Di erotico non c'è niente, ma il sentire nel profondo tale atmosfera, la voglia di amplificare e sentir risuonare dentro di sé tale meraviglia, di immortalare quel paesaggio e quella sensazione con una fotografia testuale, ha fatto nascere queste parole, e nel mentre che scrivevo e il cielo tuonava, mi sembrava naturale dover citare Bruce Springsteen e la sua stupenda “Thunder Road”, il quale inizio melodico incarna quello che sentivo, insieme a “Handful of Rain” dei Savatage.
Nuvole che dal blu elettrico versano argento,Il cemento bagnato che viene erosoCome un cuore spezzato da lacrime improvvise,Una tormenta che del grigio si alimentaImpoverisce questa greve città che viene feritaDallo scrosciare tuonate di gocce disperate.Vibrazioni rese visibili dall'acqua che cadeInclinata da un vento che ulula il suo lamentoE lampi che il lontananza immortalano il momento,Sigillato da un tuono che percuote ogni quantoDi acido inquinamento che ora si riversa dal cielo.Ma un bagliore si sparge tra le venature di quel veloMentre arterie luminose lo feriscono,Uno spiraglio d'oro bianco tra il mercurio argenteoSporcato dal blues di un cielo che timidoNasconde il preludio al suo spettacolo più pregiato:L'unione passionale tra Artemide ed Elio.Il crepitio delle foglie che dialogano col ventoMentre gli alberi si inchinano di fronte ad Eolo,Una musica rievoca un romantica e serena nostalgiaEd in fondo alla via del tuono due anime s'incontranoAgli incroci della vita, e tutto riverbera in un bivio.L'odore della pioggia li avvolge in un abbraccio,Lampi scattano istantanee del attimo che fugge,Una bandiera arcobaleno richiama un arco di paceE sventola nel buio che, silenzioso, striscia nelle stradeIn una città deserta che nel silenzio si ritrova ad ammirareUn estiva fantasia di un'atmosfera eterea, crepuscolareCome solo le oniriche speranze sanno regalare.250 - OverDose Mediatica di Notizie, o anche se si preferisce Media OD notiziario (con OD che sta per OverDoing in questo caso, inteso come eccessivo, esagerato), è ispirato ai fatti di cronaca avvenuti nei primi otto mesi del 2011, come la primavera araba, le morti bianche mai in calo, l'emergenza immigrazioni, la crisi dell'euro, gli scandali politici e i conseguenti processi… il tutto utilizzando l'abuso di certe parole (fatto enfatizzato da Beppe Severgnini in “3 minuti 1 parola” su Corriere TV) che i media italiani, così come anche i giornali, utilizzavano per accentuare il problema o catalizzare l'attenzione su dati argomenti ed attenuare la gravità di altri; scritto in modo volutamente ridondante per focalizzare il bombardamento mediatico e distorcente che si stava vivendo in quella era (e purtroppo non solo) che stava giungendo al termine.
250 - OverDose Mediatica di Notizie, o anche se si preferisce Media OD notiziario (con OD che sta per OverDoing in questo caso, inteso come eccessivo, esagerato), è ispirato ai fatti di cronaca avvenuti nei primi otto mesi del 2011, come la primavera araba, le morti bianche mai in calo, l'emergenza immigrazioni, la crisi dell'euro, gli scandali politici e i conseguenti processi… il tutto utilizzando l'abuso di certe parole (fatto enfatizzato da Beppe Severgnini in “3 minuti 1 parola” su Corriere TV) che i media italiani, così come anche i giornali, utilizzavano per accentuare il problema o catalizzare l'attenzione su dati argomenti ed attenuare la gravità di altri; scritto in modo volutamente ridondante per focalizzare il bombardamento mediatico e distorcente che si stava vivendo in quella era (e purtroppo non solo) che stava giungendo al termine.
Da un mare islamico s'innalza un'ondata anomala,Una vibrante tensione che trasforma idee in rivoluzione,E tremano le dittature in guerra contro chi le ha instaurateCosì come trema il Sol Levante eclissato da uno tsunamiMa illuminato dai media occidentali che alimentano la tragediaSotto le luci del ricordo del fuoco nucleare che ogni cosa trasforma,E di fronte ad una fiamma del genere, penso a quali ombre si nascondonoE serpeggiano, subdole, avvelenando i fatti con parole oscure,Che esplicano la confusione di idee di fantasmi parlamentari,Tutori di reati dal pensiero schizofrenico dell'unica dittatura che non crollaMa, del caos e delle vane parole, si rafforza nel tumore della democrazia.Dalle candele delle televisioni a quelle dei cimiteriIl tornado mediatico tutto stravolge e tutto travolge,E non l'odore delle morti bianche di uno stato che uccide,Ma è il lezzo di un letto osceno che giunge a questo governoAssente, che sente solo il suono del martello giudiziario da ingabbiarePer evitare che i cittadini comprendano l'odore del marcio che sentono,Decomponendo così ogni cosa in materia giudiziaria come quella organicaDelle vittime di attentati terroristici e delle pulizie mafioseChe hanno segnato questo stato quanto il parlamento italianoChe in fondo, come tutti dovremmo sentire, è Cosa Nostra.Morti fatiscenti avvolte da verità dimostrate con prove evanescentiScatenano informazioni che vorticano intorno a versioni discordanti,E ora, i fantasmi minacciano il mondo infuocando il ricordo del passatoChe un patetico vecchietto continua a guardare in un deteriorato tubo catodicoCome il cittadino italiano costretto a subire il riflesso ipotetico dei gloriosi fastiDi una tv nazionale libera, ora servilmente servita per il più totale servilismoA politici che rendono reduci cittadini spiegati al fronte del precariatoO vittime di una guerra salariale che porta alla depressione una nazione intera,Attonita, assopita, seppellita da corrotti digerenti inetti diretti dal denaro,Assonnati, con l'incubo delle urne e del giudizio, sia del popolo che del tribunale,E si fanno scudo dell'immunità che, una volta caduta, li tramuta in pentiti parlanti.Tra un'onda clandestina e un anomalo reflusso referendarioC'è chi aspira in privatizzazioni che si concretizzerebbero in pubbliche privazioni,Ma maremoti finanziari inondano borse depresse in ribasso per la scomparsa dei fondiA banche borseggiatrici che finanziano le imprese con missiliPer missioni pacifiche atte ad espatriare la democrazia dai paesi colpiti;Crollano gli Affari svenduti in piazza per mancanza di credito ad un governo da sfiduciare;Crollano i titoli e spariscono le scappatoie a chi ormai, screditato,Non trova soluzioni per assolvere al problema dell'insolvenza,E l'illusione di un l'assottigliamento del spread sembra svanire.Bolle immobiliari come bombe artigianali che insanguinano la giovantù,Una fondamentale idea radicata nella follia genera stragi insensateMotivate da devianti idee religiose che obliano la mente e la coscienza;E niente più ha senso se non la missione di portare in alto la propria bandieraCon il sangue dei giovani, oscurato del club 27 che si espande ulteriormenteA colpi di spade e latrati di un canto lamentoso che lambisce il baratroMorendoci dentro come il suono di un silenzio circondato dal rumore di fondo:Tsunami mediatici con cui tutti dobbiamo convivere quotidianamenteE che caratterizzano quest'epoca in overdose di informazione da indice di ascolti.Una burocratica e fiscale anarchia vieta permessi di soggiorno a immigrati disperatiE la depressione sfocia in violente contestazioni su binari turistici,In una guerra estiva che riecheggia l'immagine dei paesi in cui verranno espatriatiParadisi d'oltremare che bombardiamo con missili di pace tuonanti nel cieloIncentivando lotte e rivolte, ma finanziando il regime con accordi miliardari:E brucia Tripoli sotto assedio, brucia Londra nel caldo torrido di una tiepida estateBrucia di fervore la gioventù cilena per la scuola pubblica, e fa sognare,Che forse questo tsunami, in cui ci sembra di annegare, possa evaporareE il fuoco di un brivido di cambiamento in cui sperare per migliorare questo mondo.251 - Anime Intrecciate è un testo scientifico le cui figure retoriche o metaforiche si rifanno principalmente alla fisica e alle materie scientifiche in generale, e si basa su quello che sento e quello che penso sul rapporto che avevo con Sara all'epoca. L'idea di partenza parte dalla dinamica che stava dietro a molte delle nostre telefonate: io che ho una sensazione strana che mi spinge a chiamarla, e riuscivo raggiungerla quando aveva più bisogno, come se avessi sentito quello che provava, come se in qualche modo fossimo legati, così come avviene ai fotoni che sono nello stato entangled: si tratta di due fotoni generati insieme che possono comunicare in maniera istantanea a qualsiasi distanza (modificando la polarizzazione del primo si modifica anche quella dell'altro ad esempio), come se non esistesse davvero una distanza a separarli, come se fossero appunto intrecciati in qualche modo. Insomma, è stato un modo per comunicarle quello che percepivo, oltre di sperimentare un modo di scrivere che era da tempo che volevo testare.
251 - Anime Intrecciate è un testo scientifico le cui figure retoriche o metaforiche si rifanno principalmente alla fisica e alle materie scientifiche in generale, e si basa su quello che sento e quello che penso sul rapporto che avevo con Sara all'epoca. L'idea di partenza parte dalla dinamica che stava dietro a molte delle nostre telefonate: io che ho una sensazione strana che mi spinge a chiamarla, e riuscivo raggiungerla quando aveva più bisogno, come se avessi sentito quello che provava, come se in qualche modo fossimo legati, così come avviene ai fotoni che sono nello stato entangled: si tratta di due fotoni generati insieme che possono comunicare in maniera istantanea a qualsiasi distanza (modificando la polarizzazione del primo si modifica anche quella dell'altro ad esempio), come se non esistesse davvero una distanza a separarli, come se fossero appunto intrecciati in qualche modo. Insomma, è stato un modo per comunicarle quello che percepivo, oltre di sperimentare un modo di scrivere che era da tempo che volevo testare.
Un fiore sbocciato abbraccia due anime intrecciate,Bianco e puro come la perfezione che rappresentaAgli occhi di colei che ha raccolto quel capolavoro,Una metafora fiabesca in una metropoli disumanizzante,Un soffio leggero, un dolce sussurroChe sovrasta il frastuono in sottofondo.E ora mi ritrovoDisperso nell'ultravioletto baglioreDi una elettrochimica luce all'orizzonte,Incantato dal colore del soleChe anche oggi, come ogni giorno, muore;E attraverso una condizionata reazioneNeuroimpulsi generano un pensiero,E il fisico involontariamente si muoveSotto una biologica dipendenza.I suoi occhi mi ricordanoLa pioggia quando ricrea l'arcobaleno,La rifratta lucentezza dei diamanti celesti,Liquidi cristalli vitali che plasmano il mondo naturale,E la sua sensibile passione per la vita rievocaLa fiamma che danza come un'ombra sinuosa nella notte.Ed un esplosione si genera,Una nuova particella di me, che si muoveSotto una nuova interazione, fin'ora sconosciuta:Il quinto moderno elemento, la quinta forza,La quintessenza di questo multiverso;E quel moto inatteso, in una parte del mio Es assopitoGenera una reazione a catena, una nuova ispirazioneE l'aspirazione di un'empatica comunicazione a distanza.Come esseri reali con una gran parte immaginaria,Siamo schiavi del caos e della decoerenza che ci governa,Osservabili compatibili in un mondo di osservatori ossessivi,Ma sogniamo una vita con un divenire non determinatoDove saremo noi a colorare il futuro su un dipintoChe vuole essere un capolavoro quadridimensionale,Un opera d'arte libera da ogni vincolo culturale,Causato solo dalla libertà di essereIn un mondo in cui tutto vuole solo apparire.E l'entropia dei miei pensieriSta aumentando esponenzialmente*Mentre il caos della mia vitaPrende vie impreviste,Così ho deciso che cavalcheròLe ali di una farfalla cromata d'arcobalenoPer vedere se mi porterà nell'occhio del cicloneChe il suo volo naturale provocherà.E ora sento che siamo semplicementeDipoli magnetici in reciproca attrazioneGenerati dalla stessa corrente di pensiero autoindotta,Che si orientano nel mondo pulsando di vita che arde,Come pulsar che irradiano luce vorticando vertiginosamenteGrazie all'essere parte di un'indivisibile concettoScisso nel ricordo della stella che un tempo fu;Anime come due caricheOpposte e mosse dalla stessa forzaChe scontrandosi generano una luce intensa;Anime come due fotoniChe intrecciati comunicano empaticamenteSempre con la stessa lunghezza d'ondaNonostante le distanze e i continui mutamentiE che, incontrandosi, interferiscono costruttivamenteCoerenti fra loro ma sfasati rispetto al mondo.E ora, in quel cielo astrale vedo un retaggio ancestraleE in noi, latori temporali di particelle primordiali,Ammiro gli albori di una rinascita condivisaDa anime intrecciate che senza parlare, intendonoE spesso, senza toccarsi, comprendono e sentono,In una rete di sensazioni ologrammate,In una realtà, che è un crocevia di percezioni.E ora so, che troveremo la viaE voleremo su quella sciaChe parte dai ricordi di ieriE arriva fino ai sogni futuri,Intrecciati per tutta la vitaIn questa rete di assurditàChe, in fondo, sono i nostri pensieriE i nostri più inconsci sentimenti,Vittime di una reciproca empatia;E su quella strada che insieme percorriamoDipingeremo un sogno, spero comuneUnendo in un'unica visioneFrammenti di sogni diafani,Tramutando, lungo la strada chiamata vita,Chimere idilliache in quotidiana realtà.noindent* quad Fisicamente, l'entropia non aumenta come un esponenziale ma come un logaritmo, ma qui mi riferisco al fatto che tale grandezza viene interpretata come la misura del disordine di un sistema fisico, e la utilizzo qui per descrivere quello stato mentale per cui ogni pensiero genera confusione, e questa genera ulteriori pensieri che alimentano tale confusione, e maggiore è la confusione più velocemente aumenta il disordine mentale, che quindi accresce in modo proporzionale a sè stesso, il che comporta una crescita esponenziale; per questo ho utilizzato questo termine al posto del più corretto “logaritmicamente” che invece collega l'entropia ai microstati di un sistema fisico; inoltre, essendo l'esponenziale la funzione opposta al logaritmo, ho voluto utilizzare una contrapposizione di questo genere anche per indicare che, anche se il disordine sta aumentando, la natura della causa di questo disordine, risulta invece chiarificatrice, sia per l'importanza della reazione che causa, sia per la follia che genera.252 - Una sera io e Sara andammo a Madonna del Bosco, e lì, avvolti dalle luci che contornavano un'atmosfera evocativa, mi chiese in cosa credessi, perchè in qualcosa in fondo bisogna pur credere. Così all'improvviso era difficile per me ordinare tutte le idee, ma mi ripromisi che le avrei dato prima o poi una risposta. Nei mesi successivi, grazie all'ennesimo viaggio interiore, riuscii a focalizzare meglio questo aspetto. Non sarà la risposta definitiva, probabilmente qualcosa cambierà in futuro, ma questo testo è scritto per dare forma alle parole che quella sera non i venivano, e quindi è rivolto a lei. Ho cercato di unire in esso concetti e argomenti diversi tentando di farlo diventare il più simile possibile a un testo; spero che attraverso queste parole confuse traspaia quello che, in fondo, sono il sunto di quello che è il mio Credo Agnostico.
252 - Una sera io e Sara andammo a Madonna del Bosco, e lì, avvolti dalle luci che contornavano un'atmosfera evocativa, mi chiese in cosa credessi, perchè in qualcosa in fondo bisogna pur credere. Così all'improvviso era difficile per me ordinare tutte le idee, ma mi ripromisi che le avrei dato prima o poi una risposta. Nei mesi successivi, grazie all'ennesimo viaggio interiore, riuscii a focalizzare meglio questo aspetto. Non sarà la risposta definitiva, probabilmente qualcosa cambierà in futuro, ma questo testo è scritto per dare forma alle parole che quella sera non i venivano, e quindi è rivolto a lei. Ho cercato di unire in esso concetti e argomenti diversi tentando di farlo diventare il più simile possibile a un testo; spero che attraverso queste parole confuse traspaia quello che, in fondo, sono il sunto di quello che è il mio Credo Agnostico.
Credo nel primo motore aristotelicoChe tutto è energia, costante e vibrante,Un concerto infinitesimo che orchestra un infinito universoDove i contrari si complementano e la materia si reincarna,Perché siamo individuazioni che vivono di emozioni,Puzzle quantistici di particelle elementariChe compongono fotografie del nostro essere in divenire:Schiavi dell'induttività della propria mente che aspira alla conoscenzaE che tramite il metodo scientifico descrivono un'entità inafferrabile,Una trama senza storia tramite il quale siamo tutti connessiE che si modifica sotto lo sguardo soggettivi d'un osservatore incerto.Credo che l'amore possa essere una fiamma hendrixiana,Ma anche un Big Bang emotivoDal quale ogni cosa nasce e ogni percezione avvolge,Che non si consuma, ed infinito, si rinnovaCome una pulsione, ad ogni battito di questo cuoreChe imita un universo che eternamente ritornaE dà pesantezza alle azioni altrimenti effimere:Un amore non esclusivo ma unico,Pur se duale nella sua intricata ed intrecciata natura,Folle quanto l'essenza dell'erotica platoniana.Credo nei sogni e nella loro guida,Ma diffido della loro realizzazione.Credo nel rocking dell'anima e della musica dell'esistenzaPerché senza le sensazioni siamo esseri vuoti di significato.Credo nella Madre Terra che ci dona la vitaE nella contingenza di un'evoluzione che ci ha caratterizzato;Credo nella trinità contenuta nella nostra mente divisa, limitata, ma immensa;Credo che dal caos dentro di noi possa nascere una stella danzanteE che il nostro Io appartenga a quegli astri che illuminano l'oscurità,Rendendo romantica la notte.Credo nel tuo sorriso e nella vita che sa donare;Credo nei tuoi occhi e nella profondità di quello che sanno trasmettereE nell'intensità con cui comunicano anche senza esprimersi apertamente;Credo in te e nella strada che percorriamo insieme,Che solo arricchendoci delle nostre reciproche differenzePossiamo raggiungere quelle sognate mete condivise.Credo nella tua sensibilità che vive del mondoE che sa risvegliare l'onestà a chi la sa apprezzare;Credo che nelle tue lacrime intense che sanno insegnareQuanto crudele può essere questo mondo che ci appare normale.Credo nell'immaginazione, più importante di ogni conoscenza;Credo negli altri e nella memoria che nega la storia;Credo nella strada e nell'esperienza che mi forgia;Credo nelle verità che la logica sa scovare;Credo nella lussuria di chi ama il sapere;Credo nel sogno di un domani migliore;Credo nel sorriso gentile di bambinoE dell'innocenza che non scompare;Credo negli occhi di chi muore,E di chi ha tutto da perdere;… E credo in questa vita.Credo in questo,Almeno,Credo.253 - Quando il Sole Muore è la semplice fotografia, scritta e mandata tramite un sms a Sara, di un tramonto vissuto dall'alto della collinetta dietro Piazza della Scienza in Bicocca, con la colonna sonora di “Braveheart”, i ricordi che si mischiavo alle sensazioni attuali, e la città sotto che si inchinava al volgere della sera. Sarà pure semplice, ma rispecchia la mia visione in cui a volte basta scrivere come un sussurro e cristallizzare in una foto testuale un momento da immortalare. newline Originariamente non era diviso in versi e ho preferito mantenerlo così per rimanere fedele all'ispirazione del momento e al concetto di pensieri che questa raccolta vorrebbe essere.
253 - Quando il Sole Muore è la semplice fotografia, scritta e mandata tramite un sms a Sara, di un tramonto vissuto dall'alto della collinetta dietro Piazza della Scienza in Bicocca, con la colonna sonora di “Braveheart”, i ricordi che si mischiavo alle sensazioni attuali, e la città sotto che si inchinava al volgere della sera. Sarà pure semplice, ma rispecchia la mia visione in cui a volte basta scrivere come un sussurro e cristallizzare in una foto testuale un momento da immortalare. newline Originariamente non era diviso in versi e ho preferito mantenerlo così per rimanere fedele all'ispirazione del momento e al concetto di pensieri che questa raccolta vorrebbe essere.
Il cielo brucia di una spettrale brace tra il tenue viola e il fotochimico arancio, e blando il blu che si spegne nella notte che cala e viene inghiottita dalle ingorde nubi porpora che bramano le montagne erette tra i palazzi di questa metropoli, pittrici di spezzate sagome al di là di ogni limite visibile.E ora il fuoco si plasma di blu, porpora che aspira al viola, fluoresce l'arancio di acido rosa e sfuma indistinto in un dubbioso cielo terso a tratti, che irradia poesia inquinata ed emerge solo all'orizzonte, mentre dal lato opposto le tenebre dominano la periferia.E dall'alto di questa collina così familiare, stelle artificiali sostituiscono assenti ed ammantati astri in questo crepuscolo, e non c'è Venere in questo cielo al suono di un violino, una cornamusa, forse qualche percussione che accompagna questo dì che muore, così come la mia ispirazione.254 - Questo testo nasce, ispirandosi nella forma, a una poesia di Kipling e ad uno scritto di Bukowsky per estrapolare dalla mia esperienza ciò che è il vivere intenso, in una visione che è una via di mezzo tra quella dei film “Fight Club” e “The Big Kahuna”, e vuole mostrare un concetto, o meglio, cosa vi è dietro ad un modo di dire che viene utilizzato generalmente al passato, e non al presente come in questo caso: Gioventù Bruciante. Spesso con questo s'intende una gioventù che vive di eccessi, che usa spesso droghe per accede ad un divertimento che altrimenti non avrebbe, che si ribella senza una causa specifica ma per il solo motivo di non voler accettare qualsiasi imposizione, anche tramite atti vandalici; qui, però, non lo utilizzo per questo, ma solo per indicare quel brusco passaggio tra due momenti della vita, e il disagio adolescenziale tipico di molte generazioni, e il bruciare ogni cosa senza sapere questo cosa comporti, senza essere consci che questo porterà ad una crescita involontaria, e alla perdita di qualsiasi forma di innocenza. Il titolo è al presente perchè parlo del passaggio dopo che è cominciato, ma che non è ancora giunto al termine, così per mostrare quanto ci può essere di diverso da quello che i luoghi comuni etichettano con il termine “gioventù bruciata”. quad Infine, nel testo, vi è contenuta una parte che stavo scrivendo per Pray fo Death quando iniziai a sistemare tutti i testi in LaTeX, ma vi si può scorgere rifermenti a molti altri dei miei testi, oltre al concept In The Heart's Prisons.
254 - Questo testo nasce, ispirandosi nella forma, a una poesia di Kipling e ad uno scritto di Bukowsky per estrapolare dalla mia esperienza ciò che è il vivere intenso, in una visione che è una via di mezzo tra quella dei film “Fight Club” e “The Big Kahuna”, e vuole mostrare un concetto, o meglio, cosa vi è dietro ad un modo di dire che viene utilizzato generalmente al passato, e non al presente come in questo caso: Gioventù Bruciante. Spesso con questo s'intende una gioventù che vive di eccessi, che usa spesso droghe per accede ad un divertimento che altrimenti non avrebbe, che si ribella senza una causa specifica ma per il solo motivo di non voler accettare qualsiasi imposizione, anche tramite atti vandalici; qui, però, non lo utilizzo per questo, ma solo per indicare quel brusco passaggio tra due momenti della vita, e il disagio adolescenziale tipico di molte generazioni, e il bruciare ogni cosa senza sapere questo cosa comporti, senza essere consci che questo porterà ad una crescita involontaria, e alla perdita di qualsiasi forma di innocenza. Il titolo è al presente perchè parlo del passaggio dopo che è cominciato, ma che non è ancora giunto al termine, così per mostrare quanto ci può essere di diverso da quello che i luoghi comuni etichettano con il termine “gioventù bruciata”. linebreak quad Infine, nel testo, vi è contenuta una parte che stavo scrivendo per Pray fo Death quando iniziai a sistemare tutti i testi in LaTeX, ma vi si può scorgere rifermenti a molti altri dei miei testi, oltre al concept In The Heart's Prisons.
Quando percepisci i gemiti di un'anima che si arrampica sull'ardesiaLacerando il proprio grido per riemergere alla luce,Oltre il muro di spine che feriscono il cuore e le sue prigioni;Quando senti una rabbia malinconica, una misantropica voglia di condivisione,Un vuoto che colma il soliloquio di un triste naufrago,E la confusione che tempesta ogni parte del tuo essereE brucia, come un abbraccio di lucida follia, il tuo percepire;Solo allora, se ardi davvero dal desiderio di comprendere meglio te stessoE hai il coraggio di spingerti oltre ogni limite preconcetto per sentirti vivo;Sappi allora che…Devi guardare negli occhi l'abisso, sfiorando l'oblio,Perdendo ogni possibile ragione;Devi sentire il fuoco dell'infernoRisalire nelle tue vene fino a farti impazzire;Devi assaporare le mille intensità di una metropoli,Sentendo nel suo profondo gioie e dolori;Devi sentire la tua anima digrignare i dentiPer la sofferenza del vivere,E sentire i suoi artigli affilatiChe graffiano la dura roccia della scalata quotidiana;Devi sentirti in esilio nella tua nazione,Spettro vagabondo di una sorte migliore;Devi sentire il freddo di una lama che ti corteggiaScorrere sulla tua pelle regalandoti un calore inedito, inaspettato;Devi sentire la tua vita fluire via e raggiungere la lucePer comprendere infine che essa è la stessa vita che brami,Quella che stai abbandonando.Braci brucianti incendiano la giventù che vive di quel fuocoTremante nella notte come falò estivi sotto un cielo stellato:È la vita, il giorno che non è arrivato ne verrà,Una speranza latente che ora langue in una malinconia sprecata,E tu altro non puoi fare che rimpiangere gli anni ormai passati.Devi sentire la felicità ferirti, bruciarti dentro come un fuoco grecoRendendo ogni possibile gioia più dolorsa di qualsiasi sofferenza;Devi sentire la quotidiana implosione della tua animaDilaniare la tua personalità e ogni rapporto sociale;Devi sentire i tuoi occhi schiudersi e il tuo corpo arrenderi senza resistenza,Sopraffatto dalla fatica di una lotta continua contro te stesso o un male invisibile;Devi sentirti schiavo dei limiti della tua mente;Devi essere sconosciuto alla tua parte cosciente,Prigioniero di un muro interiore invalicabileChe non sai come riuscire ad abbattere o a scalare;Devi sentire la tua vita squarciarsi in dueTirata da pulsioni opposte e contrapposte, inconciliabili tra loro;Devi sentire una vertigine spingerti verso il vuoto,Inebriato dall'ebbrezza di debolezza che ti fa bramare di cadere,Di abbandonarti a quella rassicurante decadenza, una pulsione di morte.Quando il dolore ti lacererà;Quando la speranza di un divenire migliore sparirà,E verrà soppiantata da una desolante tenebra interiore;Quando l'oblio diverrà una meta accecanteChe, come la luce per una falena, ti attira;Quando stringerai l'essenza della morteE la sentirai pervadere il tuo abbraccio,Sottraendone la vita che ancora possiede;Quando ogni parte di te griderà per uscire anche a costo di annichilireL'urlo di vita che l'avrà emanata ma che condurrà all'agonia;Quando tutto questo apparirà come un paradiso perdutoTra i muri di pietra di questo Eden d'asfaltoTramutato in una Babele di cristallo che sta per crollare,E se dopo tutto questo ti rialzerai in piediE, facendoti strada in un inferno interiore,uscirai alla superficie per vedere te stesso negli altri,Allora, e solo allora, capirai che la gioventù bruciataNon era il crepuscolo della bellezza,Ma l'alba di una maturità inimmaginata ma sperata, ritrovata.Così che, dopo essere riemerso dagli abissi nascosti in te stesso,Naufrago disperso nell'inconscio sommerso,Con una nuova consapevolezza, una nova meraviglia,Ricercherai uno spiraglio di innocenza in questo mondo meschinoAbitato da persone ciniche che amano uccidere i sogni ma si alimentano di speranze,E se di questa e dell'onestà ne fari il tuo scudoE delle debolezze la tua armatura,Se sulla tua originale follia baserai la tua personaE amerai il confronto, odiando lo scontro,Allora per un fugace e labile momento, un attimo fuggente,Comprenderai cosa vi è dietro il mio semplice sguardoE l'incendio di vita dietro i miei occhi scuri.255 - Ci sono occhi che ti colpisco al primo sguardo, improvvisamente, e lasciano un segno indelebile dentro di te. Di occhi con tali caratteristiche ne ho incontrati diversi, e forse i più significativi, prima d'ora, sono stati quelli di Sheila, la Siberian Husky che mi ha ispirato A Gleam in Your Eyes (il testo n° 44), ma un giorno, al “L'artigiano in fiera” del 2011, vidi degli occhi che così sconvolgenti che anche a mesi di distanza continuavano a tornarmi in mente: gli occhi di Dalila. Sei mesi dopo iniziammo a uscire, e spesso, perdendomi in quello sguardo, in quello che loro (e lei) mi trasmettevano, mi ritrovai a scrivere, così di getto, parole e pensieri che erano sempre stati lì, fin dal primo incontro. Le parole vennero come fiumi, e spesso esprimevano sempre le stesse sensazioni, gli stessi pensieri. Il lavoro più difficile per questo testo è stato eliminare tante di quelle strofe perchè non aggiungevano niente al complesso, se non manifestavano solo la mia incapacità di catturare quello che sentivo Nuotando nel Brillante Sguardo Tempestoso, anche se la presenza di una parte in inglese dimostra quanto abbia cercato di descrivere a parole ciò che è per sua natura indescrivibile, come è già capitato per il testo n° 225, con la differenza che in questo caso si tratta di un solo frammento e non di tutta la persona e della sua personalità.
255 - Ci sono occhi che ti colpisco al primo sguardo, improvvisamente, e lasciano un segno indelebile dentro di te. Di occhi con tali caratteristiche ne ho incontrati diversi, e forse i più significativi, prima d'ora, sono stati quelli di Sheila, la Siberian Husky che mi ha ispirato A Gleam in Your Eyes (il testo n° 44), ma un giorno, al “L'artigiano in fiera” del 2011, vidi degli occhi che così sconvolgenti che anche a mesi di distanza continuavano a tornarmi in mente: gli occhi di Dalila. Sei mesi dopo iniziammo a uscire, e spesso, perdendomi in quello sguardo, in quello che loro (e lei) mi trasmettevano, mi ritrovai a scrivere, così di getto, parole e pensieri che erano sempre stati lì, fin dal primo incontro. Le parole vennero come fiumi, e spesso esprimevano sempre le stesse sensazioni, gli stessi pensieri. Il lavoro più difficile per questo testo è stato eliminare tante di quelle strofe perchè non aggiungevano niente al complesso, se non manifestavano solo la mia incapacità di catturare quello che sentivo Nuotando nel Brillante Sguardo Tempestoso, anche se la presenza di una parte in inglese dimostra quanto abbia cercato di descrivere a parole ciò che è per sua natura indescrivibile, come è già capitato per il testo n° 225, con la differenza che in questo caso si tratta di un solo frammento e non di tutta la persona e della sua personalità.
Occhi azzurri come un velo accecante che,Colmo di riflessi zaffiro,Oscurano la brillanza delle stelle notturne,Che esplodono di vita come idee e concettiNella mente inquieta che, come l'universo apparente,Si espande di voglia di conoscenzaE turbinante di pensieri vorticantiChe a volte sembrano sconnessi,Ma che amano, e generano quei bagliori fulmineiChe con uno sguardo esternano al mondo che osservano.Come eclissi con iridi di corone fluorescentiAl posto di pupille percettive,Occhi selvaggi di un lupo famelico di conoscenza,Assuefatti alla meraviglia e carichi di vita e sogni inconsci,Intensi come un cielo sotteso da una tempesta di neveO nembostrati che frastagliano l'azzurro più denso.Occhi che variano di coloreA seconda dell'angolazione:Da vicino, il chiarore di un baglioreChe si riflette sulle onde di un mare cristallino,E in lontananza diventano scuri e profondiCome abissi che contornano quel mondo liquido che incanta;E s'intravede dello smeraldo sul fondo di quell'oceano.Amo nuotare in quello sguardo dolce di allegria,Che irradia d'euforica follia, colma d'ansia d'espressione,Di condivisione, e di semplice ma originale comunicazione.… E una voce sconosciuta dentro di me si desta,E parlando una lingua straniera esprime qualcosaChe proviene dal profondo del mio inconscio.“Spider's web of snow lie downOver the ocean of drops eyesThat smile without show a lie;That net caught me like a dreamEnchanted me like a song sing by the sea,Imprising me like an obsessuinig thoughtAnd see the true myself through the wallsThat's sourrounded my lonely suol.Lysergic girl,With winter sightAs a wolf's eyes,When you turn the deep seaInto expansive ice,You put my soul on the warm fire,So I must dive into your unknownFor make mine your dark sideAnd erase the shadowsFor will shineA coulur bow of lightIn the rain tears falling from the sky.”Quegli abissi li colorano come la luceChe, di riflesso, li rendono radiosi,Scintillanti, che riverberano diffondendosiCome l'anima che si espande sul mondo.E tutto diventa più concreto;Mentre nuoto in quel pensiero,Ed ogni boccata d'aria diventa un sospiro,E ogni onda nuova genera aritmiaE la corrente mi trascina via,E senza accorgermi mi trovo disperso,Catturato da ogni minima sfumaturaDi quell'oceano di misteriChe poi sono i suoi più sinceri pensieri.Riflessi di sguardi incrociati generanoMaremoti di coscienza incontrollabiliChe travalicano ogni argine,E ogni muro vorrebbe crollareSotto quella travolgente forza espressiva,Ogni sensazione vorrebbe condensarsiIn parole che non posso descrivereOgni emozione che le genera.Riflessi di sguardi incrociati generanoCosì, naufrago alla derivaTravolto dalla marea,Cerco di orientarmi in quella distesa,Sconfinata, profonda, immensa,Sognano uno spiraglio di luce,Una stella che mi guidi nella notte,Per giungere a comprendere ed amare gli abissi,Ed essere, forse, un giorno, la sorgenteCapace di accendere le infinite sfumatureDi quello sguardo e del suo essere nascosto.Così, naufrago alla derivaTravolto dalla marea,Cerco di orientarmi in quella distesa,Sconfinata, profonda, immensa,Sognano uno spiraglio di luce,Una stella che mi guidi nella notte,Per giungere a comprendere ed amare gli abissi,Ed essere, forse, un giorno, la sorgenteCapace di accendere le infinite sfumatureDi quello sguardo e del suo essere nascosto.256 - Questa Storia di una Falena Notturna nasce dalla notte, dalle mie sensazioni che questa amplifica, dal desiderio di sentire pervadere la sua immensità dentro di me, dall'incanto per le stelle, dai rumori spesso ignorati o nascosti dal baccano di una vita frenetica, moderna, rombante vuoto che il “grande altro” ci impone, mentre l'unico desiderio sarebbe quello di assecondare la propria natura, seguendo le proprie aspirazioni. È una semplice metafora che racconta una storia fatta di notte e di sogni, di voli e di animali che anche se hanno le al non sanno cosa significhi volare.
256 - Questa Storia di una Falena Notturna nasce dalla notte, dalle mie sensazioni che questa amplifica, dal desiderio di sentire pervadere la sua immensità dentro di me, dall'incanto per le stelle, dai rumori spesso ignorati o nascosti dal baccano di una vita frenetica, moderna, rombante vuoto che il “grande altro” ci impone, mentre l'unico desiderio sarebbe quello di assecondare la propria natura, seguendo le proprie aspirazioni. È una semplice metafora che racconta una storia fatta di notte e di sogni, di voli e di animali che anche se hanno le al non sanno cosa significhi volare.
Scherzando intorno al lume che t'invita farfalla perderai le ali e la vita- detto popolareCustodiamo la notte nel cuoreE nel buio ne assaporiamo l'odore,Mentre bruciamo la nostra vita inseguendo luciIrraggiungibili, come sogni irriducibili,Che ci lasciano cicatrici indelebiliQuando posiamo le nostre ali su stelle artificialiChe oscurano la meta di questa ricercaSenza pace o speranza, senza sosta; senza coscienza;Solo brama che scintilla nell'anima dimenticata.Ambizioni, come false destinazioni,Dirottano la nostra attenzioneSu centri cittadini che confondonoE rendono la notte radiosa come il giornoE il dì incolore seppur luminoso;E non sappiamo più qual è la nostra scia;E non comprendiamo più lo scopo di una vita.Voliamo tra i canti di grilli insonniE il gracidare di rane lamentose,Mentre ultrasonanti mammiferi alatiGridano la loro cieca superiorità;E in questo rombante tuono seraleVoliamo libere verso ogni luce che ci attrae,Come solo noi falene sappiamo fare.Ma io…Inseguo labili luci che puntinano l'immenso nero del firmamentoInvece di fari accecanti che cancellano le ombre rassicuranti,Così come le sorgenti naturali della notte astrale;E preferisco precipitare volando senza planare, accarezzando il vuoto,Invece di bruciare toccando un sogno, un'illusioneMascherata da occasione di un futuro migliore per nascondere l'orrore;E bramo di abbracciare il cuore perlaceo che si rinnova ciclicamente,Diventando freccia di quell'arco armato di stelle cadenti,Trafiggendo il cuore di qualche romantico che ancora è capace di amareL'immenso mistero sopra di lui e l'ignoto sentimento che gli si muove dentro.E spero…Di ammirare stelle danzanti al ritmo del loro caos interioreSpalancando le me ali e librandomi in pindarici voli senza ritorno,Viaggiando libero, prendendomi il diritto di sorprendermi di nuovo;E vorrei volteggiare con le lucciole che fanno brillare il terreno,Intermittenti come astri di un cielo diversoAl quale io stesso appartengo; e da lì innalzarmi,Districandomi nella brezza che sussurra echi di miti arcaici,E, al suono di quei canti che mi trasportano lontano,Fendere il nero creando una breccia di speranza per la vita,Che forse, per una volta, non sarà stata vana,Spingendomi oltre ogni limite naturalmente concepibile.Finché nel vuoto…Lacrime di brina brilleranno tenuiE l'estatica rugiada avvolgerà le mie rigide ali,Strappandone le speranze e spegnendone la fiammaAusiliaria del sogno di accendersi nel cielo eternoCome uno fuoco divino; ora spento; ora gelido;Consacrando, nella memoria che scintilla, ciò che è statoMa forse, come Icaro, sarà mito: leggendaDegna di rime notturne da perpetrare nel regno di Orfeo.257 - Questo testo è una visione complementare di Ancient Hope (il testo n° 8) ed è stato scritto in modo analogo, di getto, facendosi trascinare solo dalle parole, senza coglierne il significato n'é il quadro generale, come se un respiro (un pensiero) bloccato uscisse come un sospiro, un gettare fuori qualcosa che dentro di me era intrappolato e che, privo della cosciente, è emerso, incontrollato, libero da ogni forma di vincolo espressivo. La cosa che più mi ha sorpreso è che quelle parole esprimevano dei concetti, delle sensazioni concrete e reali, e lo facevano in un modo che razionalmente non sarei mai riuscito a fare né a sintetizzare, quasi avessi toccato un sentire comune, primordiale, simile ad una profezia come la intende ginsbergiana. Il titolo Antica Credenza è dovuto a questo retaggio primordiale e al fatto che non si parla di speranza come nel testo n° 8, ma di una consapevolezza non provabile, o che almeno non lo è sempre stata, e quindi assimilabile ad un credo contenuto nel nostro profondo, nel nostro essere.
257 - Questo testo è una visione complementare di Ancient Hope (il testo n° 8) ed è stato scritto in modo analogo, di getto, facendosi trascinare solo dalle parole, senza coglierne il significato n'é il quadro generale, come se un respiro (un pensiero) bloccato uscisse come un sospiro, un gettare fuori qualcosa che dentro di me era intrappolato e che, privo della cosciente, è emerso, incontrollato, libero da ogni forma di vincolo espressivo. La cosa che più mi ha sorpreso è che quelle parole esprimevano dei concetti, delle sensazioni concrete e reali, e lo facevano in un modo che razionalmente non sarei mai riuscito a fare né a sintetizzare, quasi avessi toccato un sentire comune, primordiale, simile ad una profezia come la intende ginsbergiana. Il titolo Antica Credenza è dovuto a questo retaggio primordiale e al fatto che non si parla di speranza come nel testo n° 8, ma di una consapevolezza non provabile, o che almeno non lo è sempre stata, e quindi assimilabile ad un credo contenuto nel nostro profondo, nel nostro essere.
So per certo,Che, in fondo, altro non sarò,Che una qualsiasi foglia morta nell'autunno della memoriaDopo la primavera più rigogliosa,Un fiore mai sbocciato che non ha dato fruttiE non ha seminato nulla in questo mondo sterile.Ma so ancheChe in fondo qualcosa di noi rimane:Un ricordo, un retaggio delle nostre origini ancestraliCome un bagliore di luna che illumina la ragione,Una piccola fortezza che che conserva la nostra essenza primigenia:Lo spirito universale sulla quale la nostra psiche edificaCiò che siamo stati, che tutt'ora siamo e che mai saremo…E so che il dolore non è mai inutile davanti ai nostri occhi di domani,E so che ogni perdita ci dona un tassello del mosaico di chi stiamo diventando;E so che certi addii sono indispensabili e vanno vissuti con tutta la loro intensitàPerché ci fanno capire cos'è la vita,Così come certi dolori ci avvicinano alla saggezza più delle mille credenze indotte.E quindi sogno, e sentoUna vita nuova che mi aspetta,In un ciclo che si rinnova,E, mutando, prolifica,Concedendo a ciò che mi costituisceE alla mia parte unica che mi caratterizza,Di rinascere a nuova vita,Perché in fondo nulla si crea ne si distrugge,Ma tutto cambia, cresce e si adatta,In questo universo di cui siamo una piccola parteMa di cui siamo fatti: sogni incarnati che ne generano altri.258 - Questo testo nasce dalla necessità di esprimere un desiderio: portare Amore alla Lussuria. Con questo intendo dare un significato alla lussuria stessa, che altrimenti risulta essere solo semplice espressione di un piacere fisico vuoto e fine a sé stesso. Il sesso, per me, non è altro che un amplificatore delle sensazioni (fisiche e non) e delle emozioni, e quindi, senza un sentimento dentro, ne consegue che l'attrazione fisica e la pulsione istintiva rimangono prive di significato, svuotate di quelle sensazione che vorrebbe trasmettere. Quella necessità, mi ha spinto a scrivere questo testo, perché nonostante certe esperienze, certi rapporti, era ciò di cui sentivo la mancanza, e che proprio quella pura relazione fisica, invece di riscaldare, generava l'opposto e amplificava il vuoto. In sostanza, quindi, questo testo può essere visto come un sogno, una speranza, o una semplice aspirazione di coniugare due aspetti distanti ma spesso complementari tra loro.
258 - Questo testo nasce dalla necessità di esprimere un desiderio: portare Amore alla Lussuria. Con questo intendo dare un significato alla lussuria stessa, che altrimenti risulta essere solo semplice espressione di un piacere fisico vuoto e fine a sé stesso. Il sesso, per me, non è altro che un amplificatore delle sensazioni (fisiche e non) e delle emozioni, e quindi, senza un sentimento dentro, ne consegue che l'attrazione fisica e la pulsione istintiva rimangono prive di significato, svuotate di quelle sensazione che vorrebbe trasmettere. Quella necessità, mi ha spinto a scrivere questo testo, perché nonostante certe esperienze, certi rapporti, era ciò di cui sentivo la mancanza, e che proprio quella pura relazione fisica, invece di riscaldare, generava l'opposto e amplificava il vuoto. In sostanza, quindi, questo testo può essere visto come un sogno, una speranza, o una semplice aspirazione di coniugare due aspetti distanti ma spesso complementari tra loro.
Tenendosi:Addormentandosi, tenendosi per mano;Risvegliarsi abbracciati in un sogno,;Giacere in bacio appassionatoMentre carezze sfiorano il viso.Una lingua senza paroleEsprime concetti indescrivibili,Vorticando l'ansia di sentireEd esternare quel percepireChe prelude ed accende un incendio:Quel lambire di fiamma, passionale,Che istintivamente cerca il cieloPer un salto nel vuoto che imiti il volo.Brividi che percorrono un corpo in sussultoSfiorato dal desiderio di fondersi,Mentre ritmi armonici s'intrecciano:Sincronizzati accelerano frenetici,E nella follia di un'estasi, riscoprono sé stessi.Corpi diversi, divisi, ora unitiIn un'unica anima ansimanteSi avvinghiano a vicenda,In cerca di un piacere,Un gemere, un sentire,Un tocco fugace tra animi in agitazioneChe, amandosi, si abbandonano, senza freni,Alla frenesia di un amplesso che li completi:Il crescendo vocale di suoni consonanti che si fondono,Respiri che si alternano ma tendono all'unisono,Ed identità distinte si confondo in una dualitàChe, in reciproca condivisione, diventa un'unica unità.All'ansia di partecipazione, accelera, amplificato,Il desiderio crescente di un divenire insieme;Sincopi espressive ritmano agitati un'estasi misticaChe si aggroviglia, artigliandosi quella passione istintiva,Aggrappandosi all'altra metà, ricercando un qualcosa,Di inesplicabile, di infinito, di primitivo ed eterno,Di naturale, di profondo, di vivo, d'intenso, quasi esplosivo:Quella scintilla che accende un piacere inesprimibile,Indescrivibile: la semplice condivisione di ogni cosaCome una reciproca corsa a qualcosa di indefinito, fino…Fino a giungere al culmine dell'emozione,Dove tutto si annulla e il nulla scompare,E altro non esiste che due corpi, persiUno nell'altro, nello sguardo serafico ed euforico,Laconici stesi, sognanti, nel silenzio che sa cantareSuonato dai respiri che si dissolvono, leggeri,Nel suono della notte che li avvolge.259 - Questo testo ha un diverso approccio rispetto i precedenti testi: vuole indurre una visione di qualcosa di evocativo invece di limitarsi a descriverla o a creare tale sensazione tramite il solo linguaggio; per questo non consiglio di cercare immaginare ciò che qui è descritto, ma di leggerlo guardando dal finestrino di una macchina in movimento, cercando quindi di cogliere, di vedere e farvi trascinare da quella visione di una realtà che si deforma e perde quasi di coerenza e significato, facendovi sentire come ubriachi e con la follia che insidia la ragione, distorcendone la percezione. Sono immagini che mi sono apparse mentre ero in macchina diretto al mare e con lo sguardo volto al paesaggio fornito dalle strade e dai campi del Veneto, così semplici, essenziali, veri, come l'inseguire un Sogno di Sabbia come sembra suggerire il gioco di parole nel titolo, anche se in realtà l'unica cosa davvero reale risulta essere il vero significato del titolo: La Fine del Sogno.
259 - Questo testo ha un diverso approccio rispetto i precedenti testi: vuole indurre una visione di qualcosa di evocativo invece di limitarsi a descriverla o a creare tale sensazione tramite il solo linguaggio; per questo non consiglio di cercare immaginare ciò che qui è descritto, ma di leggerlo guardando dal finestrino di una macchina in movimento, cercando quindi di cogliere, di vedere e farvi trascinare da quella visione di una realtà che si deforma e perde quasi di coerenza e significato, facendovi sentire come ubriachi e con la follia che insidia la ragione, distorcendone la percezione. Sono immagini che mi sono apparse mentre ero in macchina diretto al mare e con lo sguardo volto al paesaggio fornito dalle strade e dai campi del Veneto, così semplici, essenziali, veri, come l'inseguire un Sogno di Sabbia come sembra suggerire il gioco di parole nel titolo, anche se in realtà l'unica cosa davvero reale risulta essere il vero significato del titolo: La Fine del Sogno.
Nei silenzi di un abitacoloChe si insinuano tra le note di una radio spenta,Uno sguardo volge e saltaDa volto nello specchietto incrinato al paesaggio oltre il finestrino,E immagini di un mondo distorto catturano i tuoi occhiIncantati dal mondo reale che si deforma in delirio dalìlano.Prati scorro come fiumiTrascinati da una corrente insolita, vorticanoAttorno ad un centro ignoto e mobileE, sinuosamente e viscosamente,Disegnano spirali, trascinando acquitrini,Come lava fluente che cerca il mare.Palazzi artificiali in lontananzaSuperano arbusti che indietreggianoTrascinati dal maelstr"om verde,Cercando di superare questa macchinaChe sfreccia tagliando i campi lungo la strada.E parte una corsa dall'esito in bilicoCon le montagne che frastagliano un cieloNell'assurdo tentativo di nascondere l'orizzonte,Ma all'improvviso il viaggio si fermaE il vento descrive la meta cercata:Il suono del mare ondoso e in agitazioneE un orizzonte da poter finalmente ammirareE grazie al quale perdersi a pensare, sognare, forse sospirare.260 - Questo testo è figlio della notte, della malinconia che diventa nostalgia, e poi si trasforma, in speranza di rivalsa, di poter rompere la disperante agonia della routine, della solitudine, del sopravvivere semplicemente. Questi testo è figlio di tanti sogni unito in un unico impulso, l'opposto di un sogno lucido, un semplice sogno ad occhi aperti e la consapevolezza che da solo non ce la si può fare a vincere contro sé stessi, la propria natura. Questo testo è un atto d'amore verso quella natura stessa, quella esterna a me, che tutto comprende, che è madre, insegnate severa, e dea creatrice e manipolatrice; è un'ode e una preghiera per quella dea, una richiesta fatta inframezzata di sospiri non scritti tra un strofa e l'altra, in sottofondo ai versi che sono sussurri sommessi, ma forti, fermi, intensi, consci della consapevolezza di sé stessi e della dolce e primordiale necessità di avere l'aiuto di quella dea per vincere e plasmare il corso degli eventi futuri e modificare quella natura impossibile da sconfiggere. Il tutto, semplicemente Sospirando per Vivere.
260 - Questo testo è figlio della notte, della malinconia che diventa nostalgia, e poi si trasforma, in speranza di rivalsa, di poter rompere la disperante agonia della routine, della solitudine, del sopravvivere semplicemente. Questi testo è figlio di tanti sogni unito in un unico impulso, l'opposto di un sogno lucido, un semplice sogno ad occhi aperti e la consapevolezza che da solo non ce la si può fare a vincere contro sé stessi, la propria natura. Questo testo è un atto d'amore verso quella natura stessa, quella esterna a me, che tutto comprende, che è madre, insegnate severa, e dea creatrice e manipolatrice; è un'ode e una preghiera per quella dea, una richiesta fatta inframezzata di sospiri non scritti tra un strofa e l'altra, in sottofondo ai versi che sono sussurri sommessi, ma forti, fermi, intensi, consci della consapevolezza di sé stessi e della dolce e primordiale necessità di avere l'aiuto di quella dea per vincere e plasmare il corso degli eventi futuri e modificare quella natura impossibile da sconfiggere. Il tutto, semplicemente Sospirando per Vivere.
Parlami, Vento,Raccontami delle esperienze che non sto vivendo,E sussurrami della vita che non sto esprimendo;Cantami, oh Tempo,Delle sensazioni contenute in un momento.E domando a te, sole di questo cielo,Quale incondizionato amore darà alla mia vita colore,E quale ignoto calore scioglierà questo mio gelido cuore?Stelle della notte,Placate ogni mio tremore, questa mia ansia, questo mio terroreDi trascorre una vita a metà, senza sincera condivisioneChe dà senso e sostanza al trascorrere dei lustri e delle ore.Baciami Gaia, con la tua essenzaDando senso a questa esistenzaAltrimenti vuota e senza speranza;E chiedo a te, mia TerraUn aiuto per concludere questa guerra,Per trovare una sintesi tra tutti i me stessi che non conoscoPer diventare ciò che sono e sogno, il mio primo scopo.Sospirami, Tuono,Mentre sono incantato dal tuo suono,Quali sono tutte le storie possibili che posso vivereE quale strada per me è meglio scegliereTra i bivi imposti dalla continuo divenireE baciami, oh pioggia,Con tuoi ricordi nascosti in ogni goccia,E raccontami di coloro che non sto incontrando,Delle vite e dei visi che non sto incrociando,Degli sguardi che non posso scrutare, ma che saprei amare;E chiedo ora, a voi nuvole del blu sereno, di abbozzarmi un quadro,Uno schizzo bianco di cielo nell'orgasmo dell'immaginazione,Un gemito di adrenalina che soddisfi l'ansia di esser-ci,Per fuggire da questa impalpabile ma reale prigione e di…Divenire Io il creatore della mia futura situazione,Perché, in fondo, sono solo un vagabondo dell'umana coscienza,Un viandante senza alcuna destinazione in balia degli eventi,Trascinato senza controllo dai propri irrazionali sentimenti:Un semplice lussurioso disperso tra un concetto ed un pensieroIn cerca di assaporare e vivere l'unica cosa che ha senso:Vivevere amando ogni istante, ogni sentimento,Condividendolo con singola persona che possa comprenderlo,Per dare così significato e sostanza ad ogni momento.Abbracciami, oh Notte,Avvolgimi di una nostalgia bruciante di folliaCon la tua delicata intensità interiore,E con la profondità della tua sognante atmosferaRiscalda questa mia anima, triste,Attraverso la malinconia riflessiva di una sera ormai assopita.Madre mia, mia TerraAiuta questo nomade senza meta, dall'incerta via,A trovare la sua strada, qualunque essa sia.Madre Terra, mia Natura,Realizza i desideri di questo tuo figlio bastardo,Così, che possa infine diventare un tuo araldoEd essere degno di vivere la vita che tu stessa mi hai donato,E apprezzare così ogni tuo dono,Ogni tuo colore e insegnamento,Perfino la tua nota e neutrale indifferenza:L'unica ovvia risposta a questa mia disperata preghiera.
261 - Questo nuovo corso inizia dopo la decisione di cambiare il mio modo di concepire la scrittura, scindendo ciò che frutto di un momento di vita o di un sentimento istintivo, di un lampo di ispirazione, da quello che in realtà è il prodotto di un pensiero e di un percorso di più momenti coesi atti a prendere forma in un testo vero e proprio. I primi di questi, vengono riportati privi d'introduzione o contesto in un volume volume sé (intitolato “Scintille”), purché siano fruibili e istintivi per arrivare (a mio avviso) a tutti senza bisogno di aggiungere nulla a quelle parole. Il testo che segue nasce così, come una “scintilla”, non filtrato da nulla, non modificandone una riga; nasce una mattina, pensando alla sera prima, passata in compagnia di colei al quale è dedicato il testo °255, semplicemente stando insieme in un Giardino, un parco del suo paese, parlando, confrontandosi, sostenendosi a vicenda.
Il lento mutare della roccia delle montagne si fronte alle tempeste alle calamitàIncontra il progressivo variare dell'acqua di mare che si adatta al mutare delle situazioni,Due antitesi, analoghe in campi diversi, si scontrano in uno sguardo che sovrasta le parole,E nel flusso d'intemperie e di pensieri,Altro non può produrre che un terreno fertile per idee che si ramificano in discorsi,Divenendo un albero che rappresenta la vita in una foresta infinitaDi sensazioni e progetti, di pareri e concetti, di aspettative e speranze,Di esperienze individuali in spontanea condivisione, in perenne improvvisazione,hfill In una continua ricerca di meraviglia e stupore;Di semplice e profonda interazione reciproca in continua evoluzione.
262 - Scritto ispirandomi alla scrittura utilizzata da Ginsberg ne “La caduta dell'America” dove, tramite la tecnica della giustapposizione, descrive ed espone riflessioni che avvengono durante i suoi viaggi, prendendo spunto dall'ambiente circostante e con pieno spirito memorialista, tramite il quale pone la sua critica. È quello spirito memorialista che ho voluto scrivere il seguente testo: dove inizialmente ogni parte doveva rispecchiare una fermata del viaggio in treno al ritorno da quel del Veneto dove con la mia musa ero andato a vedere il concerto Ian Anderson's Jethro Tull. Essendo stata una specie di toccata e fuga durata un giorno, già al ritorno tutto mi sembrava un sogno, e la sensazione dell'attimo di risveglio si stava addensando attorno me, come le nuvole sul treno. Volendo conservare quel momento, pensando a Ginsberg (lo stesso titolo del testo è una dedica alla sua opera “Mind Breaths”) e ispirato dalla lettura della raccolta “Il poeta è un fingitore” fatta d Tabucchi sull'opera di Pessoa, con la musica nelle orecchie, iniziai a scrivere a Vicenza, perchè l'idea stessa mi è venuta in viaggio.
Lascio un'isola di sole e stelle,Di aurore condivise e sorrisi comunicanti tra occhi che scrutano a vicenda,Per un velo di nuvole che copre il cielo,Il soliloquio di pensieri senza voce per poter condividere o orecchie per cogliere,Lanciando semi di poesia di poesie su un foglio, sperando germogli un moto emotivoE un urlo di mancanza e necessità, perché con te vorrei spendere le giornate,Camminare lungo la vita le fermate;Ma su questo treno che taglia l'ItaliaNuvole ricolme e curve, frammiste di argento tra il nero,Reclamano la pioggia: la malinconia del risveglio da un sogno.Stazione di Verona Porta Nuova (9:31-9:40)Onde di mareggiate percorrono il mio stomaco mentre la strada del telegrafo ancora mi cattura, come la prima volta.Quella placida tranquillità tramuta ogni cosaIn un sentimento strano,In un maremoto interiore, fisico e positivo.Nella placidità contemplativa mi sento vivo anche se solo con me stesso ora,E mentre piano e chitarra aprono all'aria e ogni tanto tuonano in lontananza,Quel qualcosa coinvolge i miei occhi,La mia testa,E più non vedo questo foglio sul quale scrivo,E più non sento che i brividi scorrermi,E ogni cosa diviene una corsaE insegue quella musica che insegue le mie sensazioni,E il plumbeo cielo che vuol piangere alimenta questa estasi musicale…E corre di nuovo il treno dopo la fermata:Corre come questi brividi sulla mia pelle;E la chitarra conduce il ritmo delle onde che mareggiano nel io stomaco,E nel crescendo, l'aria riempie i polmoni,E il respiro quasi mancaE sospiro…La musica ora cala conducendo ad un silenzio contemplativo.La tempesta per ora è passata.Stazione di Peschiera del Garda (9:50)La pura e semplice necessità di condividere quello che sto sentendo con le due persone a cui tengo di più:Colei che sto lasciando alle spalle per questa giornata e a cui devo tutto il essere,E colei che sto raggiungendo in quel di Milano e che riesce a farti sentire vivo, compreso, sostenuto quando tutto sembra non avere più senso.[intermezzo]Pensando all'attivo a Centrale:Il diforisma urbano che vivrò ma che non potrò ascoltare;La corsa surreale tra i mezzi pubblici che dovrò o potrei prendere;L'incertezza degli orari;E quell'opprimente sensazione di non poter scrivere in quella concitata transizione.Stazione di Brescia (10:15)La poesia è sfuggita:La fredda logica cittadina, arida,La sento avvicinarsi inesorabile;Così le parole, come le gocce di pioggia, finiscono.Chissà quando ritorneranno…Chissà…
263 - Una dichiarazione d'amore, la riscoperta di una passione che, dal passato, ritorna, così come già è successo poco tempo prima con l'inizio della raccolta “Scintille”1. L'oggetto di tale riscoperta è il mondo fumettistico, che per molto tempo avevo lasciato da parte, e che ormai da più di due anni, quella fiamma si era riaccesa, e mi ha riportato alle origini, facendomi incuriosire dei meccanismi di questa arte così intensa ed espressiva, tanto da interessarmi a ciò che vi è dietro la lavorazione di quelle opere, e poi della scrittura stessa e della sceneggiatura, fino a scoprire di come la libertà e la forza di tutto è data da ciò che non è detto, dal bianco tra una vignetta e l'altra, quella che si chiama semplicemente <>. Un semplice tributo a questa mia passione e ciò che la rende un'arte unica, e cioè quel meccanismo che la rende viva che prende il nome intraducibile di Closure.
Pagine:Pagine pieneDi parole che scorronoE di immagini che si susseguono,Che si voltano;E dedali d'inchiostroChe smarriscono la menteE riempiono i pensieri,Seguendo fili d'Arianna inestricabiliE briciole di pane scomparse,Inseguendo una storia.Viaggi empatici lampeggianoSu statici disegni digitali,Che si evolvono in cascataE si animano d'inferenza,Racchiusi nella gabbia di una pagina;E l'emozione saltaDi sensazione in sensazione,Di riquadro in vignetta,Di sequenza in attesa,Superando quel bordo bianco d'assenza.E in quel nulla, quel vuoto che è spazio e temporalità,Le vite metaforiche di iconici personaggiSpargono sfumature del nostro IoSu una tavolozza di eventi e di mondiChe, in fondo, sono moti, interiori,Del concerto dei sé stessi diversi, nascosti,Che esternano la nostra esistenzaConnettendosi con la trama della finzionePer manifestare un nuova aspetto della realtà delle cose.
264 -“Un cuore e due corpi… diversi ma con un motore solo…”: così Barbara, la Luna, una delle due sorelle a cui è dedicato questo testo, descrive il rapporto con la sua gemella Francy, il Sole; e rifermi a loro con la metafora dei due astri celesti sono proprio state loro a suggerirmelo dato che si sentono affini e ad essi, ed effettivamente il loro modo di porsi al mondo è opposto e complementare e si adatta perfettamente a quegli astri, così come i loro gusti: tanto che la prima parte ho preferito scriverla in viola (colore preferito di Barbara) e per la seconda il giallo-arancio a ricordare il Sole, il colore preferito di Francy e il suo fiore preferito (che risulta facilmente intuibile). Inoltre questo testo, oltre che essere un ringraziamento a loro, a come mi fanno sentire e l'affetto che mi danno e la meraviglia e il bene che in me sanno suscitare, ho voluto scriverlo e inserirlo come dedica personale alle loro copie, le prime in assoluto, del primo tomo del primo volume di questa raccolta: una specie di firma d'autore, molto più sentita e spontanea di una banale firma su un libro stampato, scritta con tutto l'affetto possibile provare.
I. Alla LunaNella violacea notte purpurea, appare,La Luna che brilla tra le stelle lontane,Irradiando follia,Disseminando euforia,Dando parole a versiChe la voce non sa direMa che la poesia comunque ricerca.Luce che domini il cielo notturno,Che cambi,Che hai fasi e sfasi,Che sparisci e ricompari,Che ti nascondiE poi ti illumini, riapparendo,Catturando l'attenzione con un raggio,Un sorriso, uno spicchio,Una risata da Stregatto,Che mostri sempre un'unica facciaE mai il tuo lato oscuro,Regalami l'ispirazione,La forza espressivaE le semplici parole,Per esprimere quello che sento,Un semplice ringraziamento,E un semplice tributo,A Sole, tua gemella, che ora risorge.II. A SoleSerena e vitale,La luce solare di quella stella diurnaRiscalda e irradiaLe mie lunghe giornateCol calore di abbraccio,Con l'esplosione di una dolce risata,Con uno sguardo sopra questa landa;E nella sua espressiva visioneIl mio sguardo si perde…Rischio la vistaPer osservare la sua meraviglia,E come un girasoleChe ammira, ricerca e ambisceLa sua euforica fiammaChe lo rende vivo e fiorente.E in un abbraccio gemellare,Quando la Luna esuberante eclissa il sole,Una luce particolare corona il momento,Mostrando quella stella, così vicina,Sotto un'ottica diversa:Illuminando per complementarietàLa bellezza della LunaE rassicurando la Terra,Mostrando la sua presenzaAnche quando oscurata,Regalando la semplice magiaDi una luce esteriore diversa,Che raramente si riesce a vedere,Ma che sempre si può percepire.E dopo una Luna nuova, rinnovata,Con una nuova luce, del mio Sole,La vita riprende il suo ciclo,Felice della certezzaChe la magia bacia questo mondo,E che potrà tornare a sognare e sorridereAlzando uno sguardo al cielo,Ricercando il Sole sorgenteO la Luna ridente,Circondata di stelle.
265 - In spiaggia, col vento che si alza, una Bandiera Rossa sventola per segnalare il mare mosso, senza peró specificare il grado di pericolosità di tale movimento, che può andare dalla semplice presenza continua di onde a condizioni proibitive anche per personale esperto nel salvataggio, oltre che divieti di balneazione dovuto a inquinamento o presenza di squali. Con questo in mente mentre ero immerso nel mar di Viareggio insieme a Pam che considero una sorella e ad altri amici, vidi chiaro un'analogia, che coi giorni e i bagni successivi si sviluppo in questo testo, portato avanti ad ogni ritorno sulla spiaggia.
Noi pochi,Ancora in piedi in queste acque,Affrontiamo questo mare agitato(Il mercato),Dove ondate di interesseAttraggono folleSu spiagge privateIn cerca di sole,Ma restie a bagnarsi.Mentre noi vogliamo allontanarci,Cambiare,Camminare fino a nuotareIn mare aperto,Sfruttando ogni fluttoSenza essere vittima della mareaE di ogni cambiamento nel vento.Tuffarsi all'interno dell'onda che ti sfidaPer bucarla, passandoci attraverso, oltre,Immergendosi per lasciarla alle spalleE poi resistere alla risacca che ci trascina;Assecondare le onde più alte,Quelle che non si riescono a evitare,Quelle che non si possono contrastare,Ricercando la cresta per non farsi trasportareE poi ritornare quando un'altra ondaRichiama liquidi a sé,E quindi resistere ad ogni nuova ondata,Stagliandosi dalla correntePer infrangersi contro l'acqua che spumeggia.E infine ci troveremo a giocare:A far rimbalzare una palla sopra il mare,Sfruttando ogni rimbalzoPer tracciare una traiettoria nuova,Un passaggio,Che renda imprevedibile ogni rimbalzo,Finché, giocando con quelle fluttuazioni,Qualcosa non ci colpirà vicino all'occhio,IrritandociIn superficie e in profonditàPonendo fine al gioco,Decretando la vittoriaDi quelle correntiIn cui ci saremo impelagatiE che, casuali e instabili,Dominano la rive,Costringendoci a retrocedere,Mentre, in lontananza,Chi ha i mezzi,Continua a veleggiareCon barche trasportate dal vento,Facendo windsurf per puro divertimentoSu questo subisso, pelago, o sfacelo.
266 - Testo scritto in tributo a Umberto Eco dopo aver sentito la notizia della sua scomparsa. La scelta per rendere omaggio a un grande linguista e scrittore erano due: comporre un'opera all'altezza dell'autore citato, oppure risaltare il suo operato, ciò che ha fatto e e lo ha contraddistinto. Delle due opzioni, anche per via del blocco che sentivo e dalla voglia di esprimere ciò che sentivo il prima possibile, e, ripensando a come scrissi il testo n°15, ripresi titoli e concetti da lui pubblicati e divulgati nel corso della sua vita attraverso saggi, conferenze e romanzi, e questa scelta la si vede fin dal corsivo nel titolo sottostante.
Facendo sei passeggiate nei boschi narrativi,Tra storie di terre e luoghi leggendari,Guidati dalla misteriosa fiamma di una regina di nome LoanaChe illumina di immagini la nebbia della memoriaProveniente dall'isola del giorno prima,Noi, apocalittici e integrati, in cerca di segni,Tra le lapidi del cimitero di Praga,In ricordo di Baudolino,Osservando un pendolo che oscillaE che ci ricorda che il tempo passa e il mondo gira,Sentiamo tra gli ululati del vento, una voceNel mormorio di stelle & stellette della Via Lattea:Qualcuno lassù ci chiama:Un Eco nella parola scrittaNei segni di una lingua che evolveE che, nel suo modo di esprimersiCon una struttura assente,Riusciamo, in qualche modo,A scorgere il tuo eco,Che si rispecchia letteralmenteIn ogni opera apertaIn cui noi lettori facciamo parteE tramite essa possiamo arrivare a te, grande autoreE non essere piùUn semplice numero, zero,Ma parte integrante di quella raffinata arte.In cerca di una poetica che sia un risoE non solo un'aristotelica tragedia,In questo misto di ironia e forma incerta,Perché in questo cordoglioLa forma non può contenere il messaggioChe cerca di straripare dal linguaggio utilizzatoE dai segni in cui è dipinta,Questo testo nelle rete viaggiaIn forma di statoSu un social-mediaDa te tanto disprezzato.Addio grande pensatore,Grande filosofo,Grande scrittore,Uomo immerso nel nostro tempo,Ti porgo il mio salutoIn forma di scritturaDalla periferia dell'impero,Così che tu possa scorgereOgni convenzione che menteSulla mia intenzione,E nei limiti dell'interpretazione,Per giungere a passo di gamberoAl messaggio di questo testo.E ti chiedo scusa per questo pezzoDegno forse di apparire in un ipotetico compendioDella storia della bruttezza,E non nel mio diario minimo.Forse mi sono fatto prendere troppoDalla vertigine della lista,O dal semplice citazionismo;Forse mi sono persoTra i labirinti della parolaE la parodia del verso,Ma spero non ti portiA ulteriori riflessioni sul dolore,Ma attraverso la memoria vegetale,Da te decantata e inseguita,La bibliofilia e l'amore per la vita.
267 - Ero nella nuova casa da un po' ormai, e la scrittura non fluiva finché, andando a vedere un concerto all'hangar Bicocca con Chiara, assistemmo a due esecuzioni: un concerto di percussioni in cui il pubblico era al centro e i musicisti disposti sul cerchio di palchi a circondarci, mentre l'aria musicale ci colpiva da ogni lato; dopo una composizione che ci aveva immerso in una giungla ricreata, mentre sentivo la musica trapassarmi e far stridere le viscere e la mente (a seconda delle frequenze e dei suoi) scrissi questo testo, ritornando alla poesia grazie a una magia senza parole.
Cattedrali percussive echeggianoIn un falso hangarVibrano nell'aria che trema.Internamente risuonoAl ritmo di battiti asincroniOgni mio organo amplificaDinamiche tempestiveDi quella musica primordiale:Fononi di sincopi intonanoUn canto ritmo propriocettivoChe sento il bisogno di tramutare in parole;E tintinnii sommessi, che si alternanoA una cascata di legni che m'ipnotizza,Emergono e dialogano col silenzio;E fischi inquietanti annunciano un risveglio:Il gong dell'esagono che mi circondaMi desta, interrompendo l'ispirazionePer incantarmi in quegli edifici sonoriChe mi riportano alla vita,All'aria, all'espressivitàE l'ispirazione perduta da tempo:Il dipingere testualmente una foto emotivaD'un'esperienza sonora che si sostituisce ad un tramonto,La diversa quiete dopo il temporale e il cambiamento.
268 - Questo trittico scritto in tre momenti diversi cadono sotto un unico cappello di riflessioni su momenti diversi della vita, dalla violenza dell'infanzia, alle apocalissi d'amore adolescenziali, al sentire la mancanza di un sentire anche estremo che per antitesi mi faceva sentire vivo per il solo fatto di provare qualcosa di intenso (bruciante). Sono tre scintille unite, per ora (chissà che in futuro non ve ne saranno altre), scritte in tre momenti diversi, che precedono e seguono il primo lockdown per la pandemia di COVID-19 e il suicidio di Samantha. In fine, spero che i diversi giochi di parole contenuti nel titolo risultino abbastanza evidenti, perché spiegarli sminuirebbero il loro significato che ha senso solo se percepito immediatamente.
IMi manca la violenza dell'infanzia:Quel periodo lontano fatto di distruzione delle certezza,Di faida e alleanze, di scoperte e stupore,Di costruzione e distruzione di mondiE di idoli, viventi in un eterno presente,Che ammantava la sensazione di un passato sempre lontanoMi manca quel tempoDove il giorno si dilatavaE non sfuggiva, ansioso,senza acquisire significatoO dileguandosi come un'ombra,senza sviluppare una storiaNé dinamiche narrative o emozionali,simili a musiche sperimentali.Da adulti, la frenesia del vivere e del morireHa lasciato il posto a quella di un tempo che corre,Di una ricerca di pace invece che di avventure,Di giorni che svaniscono senza lasciare nulla,E una lotta continua contro la vertigine dell'inerziae l'entropia interiori che sfreccia verso la morte.Non cediamo più allo stupore,Ma al massimo ci concediamo qualche meravigliaPerché non accettiamo la passivitàNé il senso di inadeguatezza o sorpresa;Ma poi cediamo alla nostalgiaImmobilizzante e deprimente,Invece di una malinconia positivaChe nasconde la fame di vita,La febbre del sentire,L'ansia di esprimersiE di condividerePer creare un vocabolario comuneFatti di momenti e sensazioni,Per fare un altro passoE crescere insieme,Vivendo il frammento di un sognoO pensieri che ci rendevano speciali.“Prenditi il diritto di sorprenderti” [Kundera]“Arricchiamoci delle nostre reciproche differenze” [Valery]IIMi manca la purezza dell'amoreE degli affetti adolescenziali:Quando tutto era per sempreE ogni timore, ogni pauraCompensava e superavaDall'irrefrenabile euforia della scopertaAmplificato da quella sensazione che ogni attimoSarebbe rimasto immortalato e perpetuoTanto nella tristezza quanto nella felicità;Ogni dolore è cicatrice e ogni vittoria guinnes,E ogni amore, destino, e unico.Ma ora l'eternità è finitaNon amiamo più l'ignoto, le differenze,Ma per difesa, diffidiamo,E costruiamo mura per isolaciDentro cui ci sentiamo soli,E disperiamo per la comprensione,Per un abbraccio, un bacio,Una compagnia(anche solo per poche ore),Per colmare il vuoto che abbiamo usiamoPer allontanare chi vorremmo vicino;Stratifichiamo di simboli, tattiche,Messaggi impliciti, velati, contraddittoriCiò che vorremmo fosse spontaneo e sinceroDagli altri quanto da noi stessiPer poi rimanere feriti nell'incomprensione.Mi manca il tempo in cui l'amore era più semplice,Romantico, quasi caricaturale e grottesco,Fisico e profondo,Intenso come una fiamma, o un fulmine,Che compare e consuma improvvisamenteCon energia divampante e irrefrenabile;Quando non si aveva paura di cadere,E anche il vuoto poteva diventareUn vento che permette di volareO sentirsi liberi nella caduta,Incuranti del suono alla fine.Mi manca quel cedere alla vertigine,All'ebbrezza di debolezza del sentirsi esposti:Sono stanco di questa trincea dell'animo,Di questo embargo nella maturità,Di questi limiti imposti della paura sconfinataDi amare e sentirsi vulnerabili.Ridatemi l'euforia;Ridatemi la follia;Ridatemi la paura,Il brividoE l'inesprimibile;Ridatemi l'eterno,L'incertezza,L'irrefrenabile sentire o esprimere;Ridatemi l'incessante voracità del con dividere,Dell'amore puro,Senza sfumature o mezze tinte,Saturato e vivido di ogni colore possibileIIIMi manca sentire la solitudine abissale,La vertigine che brama il vuoto assoluto della caduta,Il freddo della morte tra le braccia che ti fa sentire la vita per antitesi,Le vene bruciare e lacerarsi,L'urlo di dolore pervadermi,E spine cingere un cuore che pulsa grondante di nero…Ora, la morte è un concetto,Dove bit spenti accendono sensi di colpa,Dove amori spirano nel silenzio lontano,E nella perdita che si diluisce in numeri e statisticheChe non fanno notizie in un mondo malato e psicotico;E neanche più ti fa percepire la vitaO il calore tramite una contrapposizione estrema.Mi manca sentirmi in guerraPer la sopravvivenza mia e di chi mi circonda,Quando la solitudine era una condizione necessariaAd un'altra vittoria momentaneaDavanti alla sconfitta definitiva,E la catarsi verbale che si esprimeva tramite quello sfogo su un foglio,Che catalizzava il sentire in parole da esprimere nel silenzio:Almeno ancora la mente non era argine al torrente di coscienzaChe per me era scrivere,Era sanguinare inchiostro,Disperdere pensieri tramite disseminazione di graffite…E questi versi di gioia infinita per riesserci,Per riuscire ad esternare di nuovo dopo tanto tempo,Sembrano anestetizzati in confronto all'estasi mistica del passato sentire.Che sia blocco della spirale distruttiva,L'ancoramento alla razionalità,All'affetto di amicizie che sento distanti empaticamenteSeppur presenti e fisicamente più vicine,Infine, ad avvicinarmi al grande nulla,All'oblio della decomposizione della materia?Ma come può un concetto uccidereSe non agisce esteriormente?Coerenti antitesi,Come silenzi assordanti,Irrompono quietiNella mia lucida confusione,Nell'irrequieta immobilitàDi una confortante ansiaChe opprime e liberaLa mente di un corpoProvato e pur privoDi un caleidoscopio di viaggi e di ricordiTipici di un vagabondo delle stelle,Che al termine di una quarantena esperienzialeSente iniziare la propria prigionia:Secondino, in primo luogo, di sé:Censore emozionaleIn tutela della propria libertà d'esistere,E rinascere dalla vecchia scintillanteAlla condanna dell'eterno divenire.
269 - Testo per ora forse incompleto, ma frutto dello spirito del momento, nato dall'amore per Bibi (la mia Didi terrena, capace di farmi percepire l'amore per la vita come nessuna altra persona è mai riuscita a fare, in modo semplice: arrivando all'empatia di un momento condiviso, durante una passeggiata, parlando di ricordi d'infanzia e dell'importanza dei sogni notturni. E dai sogni e l'imparare a vivere, l'associazione a Sandman e in particolare al personaggio Death e al primo momento in cui appare in quella serie; perché <>1
Avrei voluto che tu fossi stata la mia Morte:Capace di rodarmi la vitaE la passione per ogni istantePer valorizzare ogni respiroOgni gesto, e tramutarlo nella visione del tuo sorriso.Avrei voluto che fossi diventa la mia Morte:Colei in grado, tramite la sua vita,Uno scorcio sulla sua frenetica attività quotidiana,Di farmi riassaporare il brivido della sfida,Di avere un proprio scopo e un posto nel mondo,Di cercare e percepire l'emozione in ogni situazione.Avrei voluto che fossi diventata Morte,Eterna (Senza Fine)Che con la dolce durezza della tua travolgente empatiaAvessi risvegliato il Sogno che cè in me,Ispirato dal suono purpureo delle tue aliE ricordati dal Desiderio, che plagia l'amoreE che, per sua stessa natura,È crudele e gemello della Disperazione.Ma corpo e mente per me,Come Cartesio, rimangono scissiForse in continuo conflitto,E allora non cerco piaceriMa affinità ad essenze,Anime indivisibili e amori platonici.Non ricordo più comeLe sensazioni fisiche reciprocheDonate all'altro sono catalizzatoriDi fondamenta, priorità e legami.Ed ecco che l'amore diventa fraterno,E Morte sorella maggiore,E il desiderioSogno del bene incondizionato:Speranza che la sorte doni sempreLa capacità di lottare e costruire il proprio reame,Anche a partire dal suono di ali possenti,Ma come può l'amoreEssere svincolato da Desiderio?Tramutando il piacereIn condivisioneDi attimi e concettiPensieri e momentiPolivalentiChe completano ogni elementoCreando legameIn risonanzaE fondamenta che edificanoUn rapporto unico, significativo,Diverso, alternativo,Ma comunque spontaneoDegno di Oneiros:Senza fine, EternoNella sua natura ed essenza.
270 - Il fuoco ha sempre fatto parte della mia storia, ma mai come ora realizzo quanto, e così che questo lungo periodo della mia vita termina: con un rogo in cui bruciare la catene del passato, cioè le bozze dei testi che costituiscono questo come gli altri volumi. Anche per questo tutti e tre hanno rimando a questo nella loro conclusione. Ma anche un inizio, perchè il cerchio di fuoco del coma è il primo ricordo inconscio che ho, e da esso forse tutto è iniziato. E così come per la fenice, alla fine questo diventa: simbolo di morte, rinascita ed essenza.
Il fuoco èuna scintillache ha preso corpoe ora ha bisogno di danzareemergendo dalla combustione:È contenuto,comunicazioneche viene dall'ereticadistruzione,calore e cambiamentotra cenere e liberazionedi un nuovo respiroche ha fame di essere,di illuminaredare colorealla materia madredalla cui scaturisce;figliocheplasmal'unioneche fuggeeppur naturale(complementare)tra la scintilla padree la sostanza che arde(materna)da cui partorisce la vita,da cui viene la lucela fiamma stessapura essenzaIl fuoco mi ha battezzato mostrandosi come un cerchioforse un portale ignoto, forse come un occhio interiore;il Fuoco ha bruciatonelle vene per potassiotra i miei nervisovraccarichi di alti valori.Il fuoco di una vitache vuole arderesu una lama che l'accarezzao labbra che ti sfioranoo un abbraccio che riaccendele ceneri fredde della solitudinee riscaldano un cuore che si sentebastardo e vagabondoper un altro mondo.Nel fuocovoglio rinascere,nel fuocovoglio bruciarele catene del passatocon coloroche voglio salvaredall'incendioe traghettarlinel mio futuro;bruciare ogni cosache non mi permettedi andare oltre.Non una vana distruzioneo una banale transizione,Un funerale vichingoe dalle mie ceneriuna fiamma:Una rinascita,Un battesimo.
999 - Questa è la prima incompiuta bozza di un testo che vuole essere un testamento spirituale, un messaggio da trasmettere e lasciare a chi è rimasto verrà dopo di me; per questo l'ho chiamato Epitaffio. Anche per essere un ricordo di ciò che è stato. Il numero 999 scelto è completo, ma ha comunque già forma e sostanza, e mi sembra la degna conclusione del viaggio e quindi non lo volevo inserire insieme alle bonus track (cioè le bozze dei testi incompiuti). Infine è la fine del viaggio e l'inizio della fine: l'ultimo in forma compiuta, seppur incompleta, scritto nella casa della malinconia, sul balcone dei ricordi.
ricordati che seiSpazio e Tempo,e quindi Cambiamento,e Storia:Individuazione e che non vuole esserema aspira a Esser-ci.ricordati che seiMassa emersa dall'Energia:Inerzia costituita dai Legami:Pura Interazionea livello profondo,espressa in un dipinto quadrimensionalericordati che seiPolvere di Stelleresidua delle scintilledi una buia esplosionedi una muta espansione,di una comune origine.ricordati che tu,entià Non-lineare,sei la manifestazione caoticadella tua identità Non-locale,Indeterminata e Intrecciatacon la realtà che ti circonda.ricordati che seiun'insieme di Relazionia livello molecolareche necessita di Relazionia livello macroscopicoper diventare una Persona reale.ricordati che seiun Dettaglio in un disegno pluridimensionale,un Tassello di un quadro immenso nello spazio,una Tessera in Bilico di un domino temporaleche si muove in base ad ogni atto decisionale.ricorda Umanitàche tuo padre è il Cielo, e le Stelle tue parenti,che la Natura pulsa e vive in tedanzando follemente in questa flebile e preziosa Vita;che la Terra che ci nutre è una madre severa,e che la tua esistenza è una manifestazionedi un Universo che si è fatto Coscienzaper conoscere sé stesso.ricorda che non esiste la Vita senza Mutamentoe che l'esistenza è una continua Lotta contro l'Entropia,che vivere nel dubbio è l'unica saggezza che ci è concessa…ricordati chi seie diventerai ciò che sei sempre statoa cui, naturalmente (e forse inconsciamente)aspiri ad esseree con una coscienza e percezione maggioresarai un po' più padrone delle tuo mondo interioree consapevole delle tue azioni.
In questa sezione sono riportate tutte le fonti d'ispirazioni citate nelle introduzioni ai testi o nei versi stessi di quest'ultimi, nella speranza che aiutino voi lettori ad entrare meglio nell'atmosfera che li ha generati/ispirati, e in modo tale da rendere meno criptici alcuni riferimenti fatti in alcuni versi. Il primo dei due numeri è dato dal numero del testo a cui è associata tale canzone, mentre l'eventuale secondo numero è esplicitato in ordine di citazione (come per il testo 053 Nevertime Songs, di ascolto e di atmosfera che creano e crearono (come per il testo 021 Dance of Midnight), o semplicemente perchè in tale ordine risalta il motivo per cui sono legate ad un mio particolare testo.
Intro - Allen Ginsberg - Il sentimento e la poesia [dal film “Urlo”]
Intro - Blind Guardian - Wait for an Answer
Intro - Ozzy Osbourne - Diary Of A Madman
005 - Ungheretti legge “Fratelli”
015 - Blue "Oyster Cult - Astronomy
017 - 1 - John Lennon - Imagine
017 - 2 - Zucchero - Diamante
018 - Manowar - Spirit Horse Of The Cherokee
019 - 1 - Blind Guardian - A Past And Future Secret
019 - 2 - Domine - The Battle For the Great Silver Sword
021 - 1 - Lothlorien - Ghostwood
021 - 2 - Nightwish - Moondance
021 - 3 - Iron Maiden - Dance of Death
023 - Discorso di Griffith sui sogni e sul valore dell'amicizia [dall'anime “Berserk”]
028 - Jordan Hill - Remember Me This Way
029 - Slayer - Raining in Blood
030 - System of a Down - Boom!
032 - 1 - Blind Guardian - War of Wrath [LIVE version]
032 - 2 - Blind Guardian - Into the Storm [LIVE version]
254 - 2 - Cos'è il carattere [dal film “The Big Kahuna”]
254 - 3 - Kipling - Se
254 - 4 - The Who - Behind Blue Eyes
256 - 1 - Into Eternity - Surrounded by Night
256 - 2 - Jethro Tull - Moths
258 - Whitesnake - Still of the Night
261 - Pearl Jam - Garden
262 - 1.1 - Stratovarius - Will My Soul Ever Rest in Peace
262 - 1.2 - Sonata Arctica - Pain In Full
262 - 2 - Dire Straits - Telegraph Road
262 - 3.1 - John Lenon - Imagine
262 - 3.2 - Lothlorien - Ghostwood
262 - 4 - Crematory - Farewell Letter
262 - 5 - Iron Maiden - The Thin Line Between Love & Hate
264 - Rush - Between Sun & Moon
265 - Pearl Jam - Amongst The Waves
267 - Iannis Xenakis - Persephassa
268 - 1 - Beethoven - Sinfonia n° 9 [diretta da Karajan]
268 - 2 - Enigma - Invisible love
268 - 3 - Enigma - Message form Io
268 - 4 - Enigma - Hello And Welcome
268 - 5 - Extreme - Color Me Blind
268 - 6 - Jack Folla - La sindrome degli angeli caduti
270 - 1 - Faith No More - Ashes to Ashes
270 - 2 - Danzig - Devil Plaything
270 - 3 - W.A.S.P - Sleeping (In the Fire)
270 - 3 - W.A.S.P - Into the Fire)
270 - 4 - Virgin Steele - Through the Ring of Fire
270 - 5 - Virgin Steele - Birth Trought the Fire
270 - 6 - Annihilation - Phooenix Rising
999 - 1 - King Crimson - Epitaph
999 - 2 - Richard Feynman - Atom In Universe
999 - 3 - Neil deGresse Tyson - L'universo in noi
Outro - 1 - Sting - The Book of my Life
Outro - 2 - Marco Masini - Protagonista
Outro - 3 - Haken - Crystallised
Outro - 4 - Aerosmith - Kiss Your Past Goodbye
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Extra
Qui di seguito sono riportate alcune canzoni che hanno ispirato più di un testo, che sono state da stimolo per migliorare il mio modo di scrivere, o che in qualche modo hanno influenzato un intero periodo, un ciclo di testi, o semplicemente che sono state linee guida della mia ispirazione lungo un arco temporale più o meno lungo. Vi sono anche canzoni che hanno una stretta attinenza al testo ma che all'epoca non conoscevo, e quindi, per rispettare l'idea di diario e del ricreare tramite la musica le atmosfere che hanno mosso in me l'ispirazione, non le ho volute inserire nell'elenco generale riportato qui sopra, ma come tracce extra, riportando anche le motivazione per cui sono qui presenti. La notazione con cui sono segnate, è un po' diversa dalle altre, anche perché, essendo sempre circoscrivibili ad un solo testo, era impossibile utilizzare la numerazione precedente. Ho quindi preferito optare per una scrittura che mettesse in rilievo il titolo e la motivazione, lasciando tra parentesi graffe (poste dopo il titolo e l'eventuale versione quando differisce dall'originale) quali testi/periodo tale traccia ha ispirato/influenzato, o il motivo per cui sono qui presenti.
Dream Theater - A Change of Seasons
Questa suite è non mi ha ispirato direttamente i testi di Circle of Seasons, ma in qualche modo l'idea di chiudere il ciclo iniziato con i primi due testo discende da un idea di base simile a quella che vi sta dietro a questa canzone. Sono molte altre le canzoni che forse rispecchiano ed esprimo meglio il concetto (mi viene in mente Guccini), ma all'epoca non le conoscevo o non ero ancora pronto apprezzare la certe espressioni musicali, mentre i Dream Theater erano uno dei miei gruppi preferiti, e quindi la scelta non poteva che ricadere sulla loro “A Change of Seasons”.
Rage - Set This World On Fire
Come si può notare dal numero questa canzone si riferisce all'intero terza parte, perché è legata a colei che ha creato il cambiamento dietro quale ruota tutto quel periodo. Ogni volta che ascolto questa canzone mi viene tutt'ora in mente quella rosa cittadina, ma non solo per questo ho voluto aggiungerla: questa traccia simboleggia anche il fuoco di quell'ispirazione che sentivo rinnovata all'inizio, e che grazie a lei mi ha permesso di scrivere i migliori testi elaborati in quel periodo (quelli realmente ispirati e non vittima dell'inerzia creativa di cui alcuni di questi sono soggetti). Insomma, questa canzone dei Rage è stato il carburante senza la quale, probabilmente, la maggior parte dei testi compresi tra il n°56 e il n°82 non sarebbero mai giunti a compimento.
Bette Midler - The Rose
Questa canzone., scritta da Amanda McBroom e intepretata da Bette Midler, usano la rosa come metafora dell'amore, ma non quella dell'immaginario comune, delicate nonostante le spine, ma di una rosa come quella del testo n°57 (The Rose Opened through the City Asphalt, affrontando le intemperie, le diffoltà, che ha bisogna di crescere e resistere nonostante il gelo e le neve, e allora solo dopo sboccerà in tutta la sua delicatezza. La sintesi perfetta tra quello che volevo comunicare e il sentimento (in senso lato) che mi ha smosso l'ispirazione per scrivere quel testo.
Savatage - Miles Away
Questa canzone l'ho scoperta anni fa ascoltando l'album dei Savatage Edge of Thrones, ma l'ho riscoperta anni dopo, nel mentre editavo questa raccolta, risvegliandomi da un sogno in cui era in sottofondo, e riascoltandola dopo tanto, musica e parole andavano a dipingere un quadro che si sovrapponeva perfettamente alle lezioni di tenebra.
Queen - Who Wants To Live Forever
Cradle of Filth - Thank God for the Suffering
Questa canzone l'ho scoperta anni fa ascoltando l'album dei Savatage Edge of Thrones, ma l'ho riscoperta anni dopo, nel mentre editavo questa raccolta, risvegliandomi da un sogno in cui era in sottofondo, e riascoltandola dopo tanto, musica e parole andavano a dipingere un quadro che si sovrapponeva perfettamente alle lezioni di tenebra.
In Flames - Take This Life
Questa canzone l'ho scoperta anni fa ascoltando l'album dei Savatage Edge of Thrones, ma l'ho riscoperta anni dopo, nel mentre editavo questa raccolta, risvegliandomi da un sogno in cui era in sottofondo, e riascoltandola dopo tanto, musica e parole andavano a dipingere un quadro che si sovrapponeva perfettamente alle lezioni di tenebra.
Mika - Relax, Take it Easy
Mika scrisse questa canzone di ritorno dalla metro di Londra, quel 7 luglio, sopravvissuto a quegli attentati. Era tutto sospeso, e ora indelebile, e in quel momento buio, aveva solo bisogno di cantare, così scrisse il testo in venti minuti.
In questa sezione sono riportate tutte le fonti d'ipirazioni citate nelle introduzioni ai testi o nei versi stessi si questi, nella speranza che aiutino voi lettori ad entrare meglio nell'atmosfera che li ha generati/ispirati, e in modo tale da rendere meno criptici alcuni riferimenti fatti in alcuni versi. Il primo dei due numeri è dato dal numero del testo a cui è associata tale canzone, mentre l'eventuale secondo numero è esplicitato in ordine di citazione (come per il testo 053 Nevertime Songs, di ascolto e di atmosfera che creano e crearono (come per il testo 021 Dance of Midnight), o semplicemente perchè in tale ordine risalta il motivo per cui sono legate ad un mio particolare testo.
005 - Al di là dei sogni
017 - Star Trek: rotta verso la Terra
018 - Pocahotas
019 - Merlin
030 - System of a Down - Boom! (videoclip)
036 - Matrix
042 - Il Signore degli anelli
043 - Matrix: reloded
055 - Scream
060 - Underworld
061 - Dream Theater - Live at Budokan
073 - La metà oscura
083 - 1 - The day after tomorrow
083 - 2 - Terminetor 2: the judgement day
086 - 1 - Buffy 1x10 - Incubi
086 - 2 - Nughtmare on Elm Street
112 - Buffy 7x22 - La prescelta
144 - From Hell
238 - Avatar
248 - Beautiful Mind n° 14 - Giuseppe Bruzzaniti racconta “Enrico Fermi, l'atomo e la bomba atomica”
In questa sezione sono riportate tutte le fonti d'ispirazioni citate nelle introduzioni ai testi o nei versi stessi si questi, nella speranza che aiutino voi lettori ad entrare meglio nell'atmosfera che li ha generati/ispirati, e in modo tale da rendere meno criptici alcuni riferimenti fatti in alcuni versi. Il primo dei due numeri è dato dal numero del testo a cui è associata tale canzone, mentre l'eventuale secondo numero è esplicitato in ordine di citazione (come per il testo n°053 Nevertime Songs, di ascolto e di atmosfera che creano e crearono (come per il testo n°021 Dance of Midnight), o semplicemente perchè in tale ordine risalta il motivo per cui sono legate ad un mio particolare testo.